FEDERAZIONE PAGANA

PRESENTA:

LA TEORIA DELLA FILOSOFIA APERTA

In che cosa consiste un sentiero di Stregoneria? Questo sussurra l'Anticristo agli Esseri Umani.

[N.B. In data 21.10.2003 sono state inserite cinque pagine di commento ad altrettanti filosofi. Vedi il collegamento all'indice.]

LA TEORIA DELLA FILOSOFIA APERTA PARTE DAL PRESUPPOSTO CHE LA STRAGRANDE MAGGIORANZA DEGLI INDIVIDUI CHE IN QUESTO PAESE HANNO FREQUENTATO GLI STUDI CLASSICI, DI QUESTI STUDI, NON GLIENE IMPORTAVA NULLA. IN ALTRE PAROLE, GLI STUDI CLASSICI ERANO UN MEZZO PER OTTENERE DELLE COSE DIVERSE. L'AVVOCATO HA FATTO STUDI CLASSICI, MA A LUI INTERESSA SOLTANTO COME DERUBARE IL CLIENTE O COME ESSERE PIU' FURBO NELL'APPLICAZIONE DELLA LEGGE. A PARTE RELATIVAMENTE POCHE ECCEZIONI, CHIUNQUE HA FATTO STUDI CLASSICI IN QUESTO PAESE RICORDA AL MASSIMO QUATTRO CONCETTI IMPARATI A MEMORIA DAL BIGNAMI DI FILOSOFIA DELL'ULTIMO ANNO COL QUALE AFFRONTAVANO GLI ESAMI. CON QUESTI QUATTRO CONCETTI IMPARATI MALAMENTE VENGONO FATTE LE LEGGI, VENGONO STUPRATI BAMBINI, SI ORGANIZZA LA GALERA E LE RELAZIONI SOCIALI.

LA TEORIA DELLA FILOSOFIA APERTA PRENDE I CONCETTI DEL BIGNAMI DELL'ULTIMO ANNO, NE ANALIZZA I CONCETTI, METTENDO IN EVIDENZA ASPETTI DIVERSI E CONSIDERAZIONI DIVERSE DIMOSTRANDO COME L'USO DI QUEI CONCETTI ALTRO NON APPARTENGA CHE ALLA DISTRUZIONE DEL DIVENIRE UMANO. LA CRITICA NON E' RIVOLTA TANTO AL CONCETTO O AL PENSATORE MA ALLA RELAZIONE CHE IL CONCETTO SI PONE NELLA COSTRUZIONE O NELLA DISTRUZIONE DEL DIVENIRE UMANO.

PRESENTO SOLO BREVI ASPETTI DI LA TEORIA DELLA FILOSOFIA APERTA OLTRE ALLE NOTE INTRODUTTIVE CHE SONO EMERSE A MANO A MANO CHE IL LAVORO VENIVA SVOLTO:

CLAUDIO SIMEONI

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

LA TEORIA DELLA FILOSOFIA APERTA

PERCHE' COMMENTO AL BIGNAMI?

PERCHE' LA SCELTA AL COMMENTO DEI CONCETTI FILOSOFICI SINTETIZZATI NEL "COMPENDIO DI STORIA DELLA FILOSOFIA" AD USO DEI LICEI DI DE VECCHI E F. SACCHI PUBBLICATO DA BIGNAMI SRL?

PERCHE' QUANDO LA MASSA DI INFORMAZIONI VIENE A POCO A POCO DIMENTICATA DAGLI STUDENTI DEI LICEI, CIO' CHE RESTA E' IL "CONCETTO SINTETICO" ATTRAVERSO IL QUALE DARE LE RISPOSTE CHE LA VITA IMPONE LORO. CIO' CHE RIMANE NELL'UOMO, USCITO DAI LICEI, SONO I "CONCETTI SINTETICI" CHE HA IMPARATO A MEMORIA PER AFFRONTARE L'ESAME DI MATURITA'. NON HA IMPARATO A CREARE E COSTRUIRE IL NUOVO, MA HA IMPARATO AD ADEGUARSI.

QUEI CONCETTI SINTETICI SARANNO LA BASE SULLA QUALE COSTORO FONDERANNO IL LORO DIVENIRE COME ESSERI SOCIALI. ANCHE SE COSTORO IMBOCCHERANNO VIE RIVOLUZIONARIE, EVERSIVE, RIFORMISTE O CONSERVATRICI AGIRANNO SEMPRE IN CONFORMITA' A QUEI PRINCIPI.

QUEI PRINCIPI, A LORO VOLTA, TENDERANNO AD IMPRIGIONARE IL FARE E LE SCELTE DEGLI INDIVIDUI. COSI', ALLA FINE, NON SARANNO LE IDEE DI LIBERTA' A GUIDARE IL LORO FARE, MA IL CONCETTO DELL'ESSERE ASSOLUTAMENTE NECESSARIO CREATORE DEL MONDO AL QUALE PIEGHERANNO SIA IL LORO FARE CHE GLI ESSERI UMANI DEL LORO SISTEMA SOCIALE.

IL CONCETTO FONDAMENTALE DELLA FILOSOFIA APERTA E' QUELLO SECONDO CUI E' L'INDIVIDUO CHE MODIFICANDOSI DA' ORIGINE ALLE IDEE ATTRAVERSO LO SVILUPPO CONTINUO DELLA PROPRIA LIBERTA' NELLA PERCEZIONE DEL MONDO. LE IDEE SONO IL RIFLESSO DEL DIVENUTO DELL'INDIVIDUO E NON UNA GABBIA ENTRO LA QUALE IMPRIGIONARE L'INDIVIDUO. LA VERITA' E' UNA TRASFORMAZIONE CONTINUA COME RISULTATO DELLO SVILUPPO PROGRESSIVO DI LIBERTA' DELL'INDIVIDUO IL CUI SCOPO E' LA CONQUISTA DELLA POSSIBILITA' DI ETERNITA' IN ARMONIA COL CIRCOSTANTE.

N.B. Le frasi precedute da numero sono estratti sintetici del Bignami di filosofia 3° volumetto ad uso dei Licei Classici e Scientifici.



LA TEORIA DELLA FILOSOFIA APERTA

PREMESSA

ANALISI DEI CONCETTI FILOSOFICI UFFICIALI DEGLI ULTIMI SECOLI

La filosofia ufficiale e i suoi concetti sono stati il filo conduttore di ogni pensiero all'interno del Sistema Sociale. E' necessario quindi analizzare questi concetti alla luce della struttura di pensiero che si intende fondare. Molte filosofie sono state scartate e molte idee sono state cancellate dalla filosofia ufficiale e scolastica.

Noi prenderemo in esame solo quelle che storicamente sono state imposte all'attenzione del Comando Sociale e fatte proprie da questo.

Nell'esposizione dei concetti e nella loro affermazione o confutazione prenderemo come punto di vista il nostro. Ogni concetto assume valore diverso, e una diversa connotazione, qualora sia collocato in un diverso contesto. A noi non interessa l'analisi del contesto, interessa il concetto in sé e lo sviluppo e la confutazione di quel concetto in funzione dello sviluppo dei concetti filosofici inerenti al pensiero dell'Anticristo. A noi interessa lo sviluppo della libertà in funzione del divenire dell'Essere Umano all'interno dell'esistente. Ogni cosa che può bloccare questo, anche in un solo aspetto, è un concetto confutabile in quanto non è ammissibile, se non come forma tattica di sopravvivenza, l'accettazione di un concetto che possa servire di ostacolo allo sviluppo del Potere di Essere delle Coscienze di Sé.

Questo non significa che si voglia negare l'importanza dei vari pensatori. Ogni forma di pensiero, anche quella sulla quale getterò tutto il mio vomito, merita rispetto nella misura in cui il pensatore non è al servizio diretto dell'apparato repressivo del proprio Comando Sociale. Ogni forma di pensiero è un atto di alterazione della percezione, una forzatura dei limiti all'interno dei quali la ragione tende a bloccare il pensatore. Questi affronta l'oggettività da solo, con i mezzi di cui si è appropriato forzando il proprio Condizionamento educazionale. Un pensatore che viva la propria "forma mentis" merita onore e rispetto. La più grande forma di onore che si può conferire ad un filosofo, e ad un "pensatore" in generale, è quella di combattere la logica o l'angolazione nella quale il suo pensiero si articola e si sviluppa.

Non si rispetta ossequiando una forma di pensiero ma costruendo una contraddizione, opponendo a quella forma la propria giungendo a conclusioni, attraverso la soluzione della contraddizione, atte ad incidere sul fare e sul divenire degli Esseri Umani.

Un filosofo, un pensatore, un Essere Umano che, alterando la percezione, sfida lo sconosciuto e l'ignoto attraverso lo sviluppo della propria volontà, riceve il massimo omaggio nella confutazione e nella denigrazione del proprio pensiero. Questo perché per insultare e confutare un sistema di pensiero occorre sfidare l'ignoto alterando la percezione. Solo il Comando Sociale e i suoi servi meritano disprezzo: prendono dalla filosofia quanto serve loro per mettere in ginocchio gli Esseri Umani e distruggono libri, pensatori, documenti affinché gli schiavi non scoprano la loro truffa. Solo il Comando Sociale e i suoi cani da guardia usano la scenografia per nascondere la vuotezze e l'inconsistenza del proprio pensiero.

Io ringrazio ogni pensatore, di ogni tipo e di ogni epoca, nella speranza che qualcuno distruggerà il mio sistema di pensiero e, attraverso questo, darà un nuovo contributo allo sviluppo della libertà del fare per dilatare il Potere di Essere del Sistema Sociale umano all'interno, e in relazione, con la Natura.

1° appunto e considerazioni

Con i filosofi del passato spesso si fanno dei cammini assieme. Non è importante sapere quanto loro hanno compreso leggendo l'esistente, ma quale sviluppo ha avuto il loro sistema di pensiero e qual è la volontà da essi usata nel renderlo manifesto. E' importante sapere quali mediazioni hanno attivato col Sistema Sociale e col Comando Sociale. Infine è importante sapere quanto essi si sono trasformati in funzione della loro percezione e dello sviluppo del loro pensiero e quanto quello stesso pensiero invece era il loro arroccamento in quanto sconfitti davanti alla vita. Spesso i dotti giungono a sprazzi di illuminazione, ma è un'illuminazione che non ha trasformato il loro Essere. L'hanno raccolta lungo la linea della loro ricerca e sono stati tanto accorti da appropriarsene senza per questo essere da questa trasformati: hanno studiato ma non hanno fagocitato

2° appunto

Un sistema filosofico non deve essere giudicato per le premesse e per lo svolgimento, ma per le conclusioni che indica. Tutti i filosofi, almeno fino ad oggi, sono concordi nel dire che l'Essere Umano ha le gambe. Nessun filosofo metterebbe mai in discussione questo, almeno per la norma. Si tratta di valutare se le sue asserzioni conducono a considerare le gambe come strumento attraverso il quale l'Essere Umano cammina e si muove o lo strumento col quale l'Essere Umano prende a calci i suoi simili.

3° appunto

Il giudizio di necessità, come inteso, è il giudizio più misero possibile. Quel giudizio, da un sistema complesso in cui intercorrono migliaia di elementi viene costruito prendendone una minima parte. Chi elabora quel giudizio sa benissimo che quel giudizio è incompleto, ma lo usa in quanto quel giudizio è in grado di condurlo nella direzione voluta. E' la direzione, attraverso la sequenza di scelte dell'individuo, che determina il giudizio di necessità. Non è il giudizio di necessità che determina la direzione delle scelte dell'individuo.

Questa è la caratteristica del giudizio di necessità. Il giudizio di necessità è formato in funzione dell'obiettivo dell'individuo, il giudizio è formazione e direzione delle scelte dell'individuo. La sospensione del giudizio porta alla formazione del giudizio di necessità come asservito al fine dell'individuo. La non sospensione del giudizio porta alla formazione continua del giudizio come metodo attraverso il quale formulare le scelte.

4° appunto

Il Sapere e la Conoscenza sono tali in quanto hanno la capacità di trasformare l'individuo. Una Conoscenza e un Sapere ottenuto mediante lo studio e le nozioni, anche se usato in modo intelligente, non è un Sapere né una Conoscenza è solo nozionismo. L'individuo vive lo sviluppo del suo Sapere e della sua Conoscenza come una sfida attraverso la quale modificare sé stesso. Altrimenti è ripetizione e scopiazzamento del già detto.

GLI STUDI KANTIANI

KARL LEONHARD REINHOLD

1) la rappresentazione della Coscienza si riferisce sia al soggetto (rappresentante) che all'oggetto (rappresentato) ed è distinta da entrambi. Ciò che nella rappresentazione si riferisce al soggetto è la forma, ciò che si riferisce all'oggetto è la materia.

2) La cosa in sé non è in alcun modo rappresentabile, altrimenti non sarebbe in sé. Essa si riferisce ad una semplice negazione, ad una pura determinazione concettuale.

3) Tuttavia la sua esistenza "è altrettanto certa quanto l'esistenza della rappresentazione in generale", perché è quel "quid che deve stare alla base della semplice materia di una rappresentazione".

L'affermazione secondo cui la Coscienza si debba riferire sia al soggetto che all'oggetto, ed è diversa da entrambi, lascia perplessi sul reale valore dato al termine Coscienza.

In questo caso non si intende la rappresentazione dell'essere nell'oggettività, ma piuttosto una facoltà dell'essere attraverso la quale questi percepisce il circostante e modifica la percezione che comunque resta oggetto diverso dal soggetto.

Il soggetto non è Coscienza di Sé, ma ha Coscienza di Sé.

Una distinzione non da poco. Il possesso della Coscienza indica questa come appropriazione del soggetto, mentre il fatto che il soggetto sia Coscienza implica la dilatazione del soggetto nella percezione dell'oggettività.

Nel concetto di possesso della Coscienza questa diventa uno dei "tanti" fattori appartenenti all'essere di cui questo si serve per relazionarsi col mondo; l'essere Coscienza significa dilatare sé stessi all'interno del circostante e, le relazioni intraprese, sono relazioni fra sé e i sé del circostante.

Da qui l'incongruenza di Reinhold dell'impossibilità di rappresentare la cosa in sé. In quanto possessore di Coscienza il soggetto è oggetto del descritto della ragione e il suo essere Cosciente è delimitato da tale descritto. La relazione che egli instaura col circostante è all'interno del descritto, del quale la sua Coscienza è oggetto, e non è in grado dunque di descrivere nulla in sé, ma solo attraverso i fenomeni dell'oggetto. Al contrario, la Coscienza di Sé, come totalità dell'Essere percepente l'oggettività, può relazionarsi soltanto con l'oggetto in sé al di la dei fenomeni dell'oggetto stesso. Essere Coscienza di Sé è diverso dal possedere Coscienza di Sé. Il Cartesiano "Cogito ergo sum" è letto esclusivamente soltanto nell'ambito delle ristrettezze dei sensi della ragione. Soltanto la descrizione costruisce una relazione all'interno del pensato della ragione con l'oggetto descritto attraverso i suoi fenomeni. Soltanto quando la ragione comincia a dubitare della sua onnipotenza inizia a fondare il dubbio che i fenomeni nascondino qualcosa che lei definisce in sé pur senza essere in grado di descrivere quell'essere in sé.

A differenza della ragione, la Coscienza di Sé, come descrizione dell'individuo che tende allo sviluppo di sé stesso nel circostante, è in grado di descrivere l'oggetto in sé senza tuttavia riuscire a tradurre quella descrizione nel linguaggio proprio della ragione.

Il possesso della Coscienza all'interno del pensato della ragione si fonda sulla capacità dell'Essere di descrivere il quotidiano attraverso numeri e parole, l'Essere come Coscienza di Sé si fonda sulla capacità di compenetrare l'esistente attraverso la non descrizione e il non pensiero, ma attraverso il fare.

Per una ragione, il cui sviluppo è tale da saturare ogni angolo del pensato, appaiono evidenti, gli stretti vincoli del pensato stesso e determina il dubbio sull'esistenza di qualcosa oltre il pensato della ragione.

Esistono due soluzioni che troveremo spesso. La prima è la ricerca dell'oggetto in sé come risposta al superamento dei limiti della ragione, la seconda è il tentativo di costruire e di descrivere quella mitica figura che è dio di cui i filosofi si serviranno in modo massiccio onde occultare la loro pavidità nell'estensione del proprio pensiero.

CONTINUA CON GLI ALTRI FILOSOFI CITATI NELL'INDICE.



CONCLUDENDO

Il filosofo vive l'oggettività come elemento assoluto nel quale divenire e si rifiuta di cogliere le infinite sfaccettature dell'oggettività stessa. L'oggettività non è quanto circonda il filosofo, ma quanto il filosofo riesce a cogliere e descrivere dell'oggettività stessa.

L'oggettività, per il filosofo, non è oggetto in sé ma è spazio descritto all'interno del quale il filosofo muove la sua consapevolezza assoluta. Egli coglie lo spazio partendo da sé, dalla sua capacità di occuparlo, negando l'esistenza dello spazio che non è in grado di occupare. Il risultato è lo spazio non occupato dal filosofo è uno spazio che non esiste e non deve esistere in quanto il filosofo non lo controlla.

Ciò che non esiste è tale in quanto non è controllabile dal filosofo che compensa la propria limitatezza nella comprensione dell'esistente presupponendo l'esistenza di un qualche cosa capace di comprendere l'esistente stesso. Il filosofo proietta la sua non conoscenza dell'oggettività presumendo l'esistenza di un filosofo apriori capace di comprendere in modo assoluto l'oggettività a cui egli deve tendere.

L'oggettività viene letta dal filosofo come oggetto manipolabile e priva di coscienza, consapevolezza, volontà e determinazione nella quale il filosofo muove il proprio pensato come un dio padrone.

Il filosofo prende l'oggettività per come gli appare. Egli non pensa come quell'oggettività sia il risultato di un numero infinito di adattamenti, atti di volontà, determinazioni consapevoli il cui fine era quello di dilatare ogni singolo elemento dell'oggettività nell'oggettività stessa. Egli non pensa come quell'oggettività sia il prodotto di un numero infinito di adattamenti, atti di volontà, determinazioni consapevoli il cui fine era quello di limitare e contenere i tentativi di adattamento dei singoli elementi dell'oggettività nell'oggettività stessa.

Nella visione del proprio concetto di dio assoluto il filosofo si estranea dall'oggettività in cui è nato ed è venuto formandosi, la dichiara inutile e con voli pindarici della propria fantasia il divenuto viene descritto come creato e l'infinita varietà dell'oggettività descritta come il prodotto di un grande architetto dell'universo. Nel far questo il filosofo deve uccidere la propria capacità di percepire la realtà in cui è venuto formandosi. Deve uccidere la propria capacità di essere parte determinante delle contraddizioni fondanti il divenire dell'esistente, deve uccidere la propria capacità di vedere il futuro mentre gli viene incontro. In altre parole deve porre fine al proprio divenire. In quel momento descrive la propria filosofia, la propria concezione dell'universo aprendola con grande vitalità introduttiva e chiudendola con la giustificazione della propria sconfitta!

L'oggettività che fin dal giorno della sua nascita lo bombardò di volontà e determinazioni attraverso le quali egli è venuto formandosi agendo con la propria volontà e le proprie determinazioni ora è muta.

Davanti al filosofo, dio assoluto e creatore, l'oggettività tace sgomenta.

LA STRUTTURA FILOSOFICA

Ogni struttura filosofica segue il cammino del filosofo. A volte una struttura filosofica è in grado di costringere più filosofi a lavorare assieme arricchendosi per un certo periodo, ma finisce sempre per sgonfiarsi e perire. Questo perché all'origine della struttura filosofica non c'è il pensato ma il pensante.

La filosofia è specchio del filosofo che la produce e il filosofo è il prodotto delle proprie condizioni e del proprio tempo. Una volta che quelle condizioni e quel tempo vengono modificati, quella filosofia non ha più ragione di esistere; ogni volta che vengono modificati gli occhi che guardano l'oggettività, quella filosofia non ha più ragione di essere.

Esiste una sola struttura filosofica in grado di superare il filosofo e l'oggettività in cui è prodotta ed è quella che risponde ai bisogni umani. Ma i bisogni umani, sia nella loro percezione che nella loro soddisfazione, si sviluppano e si modificano (o vengono continuamente modificati) dunque, se il bisogno è in sé una costante, la relazione bisogno e oggettività è una variabile e come tale l'interpretazione filosofica deve essere costantemente variata in funzione della variazione della relazione oggettività-soggettività. La condizione per cui una struttura filosofica si espande nel tempo sono rappresentate dal rinnovamento delle relazioni fra i fondamenti della filosofia e l'oggettività in cui si espande.

Questo vale: esiste un solo tipo di struttura filosofica in grado di superare il filosofo e l'oggettività in cui si è prodotta, ed è quella che corrisponde ai bisogni coercitivi del Comando Sociale; ma i bisogni coercitivi del Comando Sociale, sia nella loro percezione che nella loro soddisfazione e sviluppo, si modificano (o vengono continuamente modificati) dunque, se il bisogno è in sé una costante la relazione bisogno e oggettività è una variabile e, come tale, l'interpretazione filosofica deve essere continuamente variata in funzione delle variazioni soggettività-oggettività.

Solo che il Comando Sociale dispone dei mezzi attraverso i quali favorire lo sviluppo di una struttura filosofica che rinnovi il suo controllo coercitivo nei confronti del Sistema Sociale e nello stesso tempo blocca ogni struttura filosofica il cui scopo è dilatare lo spazio di libertà del Sistema Sociale Umano. Nel suo insieme nei confronti sia dei singoli individui che del Sistema Sociale stesso.

La struttura filosofica supera il filosofo solo quando questo centra i bisogni umani e nello stesso tempo diventa stimolo di elaborazione in situazioni oggettive diverse.

In ogni altro caso la filosofia muore col filosofo.

Questo è il motivo per il quale molte strutture filosofiche aprono con la grancassa e chiudono con un disonorevole silenzio.

Il metro di misura di una struttura filosofica è la vita umana, la capacità del filosofo di incidere nella vita.

Una struttura filosofica è piena solo se la ricerca del filosofo nella pratica quotidiana è piena; una filosofia conduce nei mutamenti soltanto se il filosofo ha percorso i mutamenti ed è in grado di indicare un fare attraverso il quale percorre i mutamenti anziché elevarsi a dio padrone e signore del pensato umano!

Soltanto la filosofia è specchio della percezione dell'esistente da parte del filosofo, non necessariamente del suo adattamento all'oggettività in cui vive. La filosofia è il divenuto della sua percezione mentre le azioni soggettive nell'oggettività sono determinate dallo sviluppo e dal condizionamento dei suoi bisogni in relazione al suo divenuto. Egli soddisfa i suoi bisogni e questa soddisfazione è asse portante della propria filosofia, ma il condizionamento educazionale interviene sul filosofo e sulle sue capacità di sviluppo della relazione bisogni-soddisfazione intervenendo sul fare del filosofo all'interno del Sistema Sociale.

Il filosofo della Libertà percepisce la realtà ma in quanto trasferirla nel fare umano, è un altro discorso. Così il filosofo si adatta a vivere nell'esistente introducendovi le proprie variabili. Nel Sistema Sociale non rispecchia l'assoluto ma solo la mediazione fra l'attimo presente e la possibilità di variare la direzione dei mutamenti nel tempo mentre gli viene incontro.

L'intero testo di oltre un milione di caratteri non viene fornito in quanto rappresenta una traccia di lavoro in continua modificazione. Inoltre il testo ha lo scopo di mettere in luce come il percorso di LIBERTA' soggettiva sia al centro degli interessi umani in contrapposizione al concetto di VERITA' proprio delle religioni rivelate.

Per il Paganesimo Politeista e la Stregoneria VERITA' è quanto viene compreso da un soggetto nella ricerca dello sviluppo del suo sapere e della sua conoscenza. VERITA' non è elemento statico quale prodotto di un dio pazzo, ma è la descrizione della comprensione e del sapere soggettivamente raggiunto. Una comprensione che viene superata non appena l'individuo aggiunge nuovi fenomeni e nuovi dati al suo pensato.

La centralità dell'azione umana non sta nella ricerca della VERITA', ma nella pratica di LIBERTA'. LIBERTA' nell'abbeverarsi ad una fonte del sapere e della conoscenza che sgorga infinita fra le braccia delle Ninfe.

Costruire la Libertà di sapere, la Libertà del comprendere, la Libertà della propria percezione sottraendosi dalla sottomissione imposta dalle religioni rivelate il cui scopo è la distruzione degli Esseri Umani.

N.B. La numerazione che segue è relativa a stampa a carattere 10.

INDICE

PREMESSA

1° appunto e considerazioni p. 5

2° appunto p. 6

3° appunto p. 6

4° appunto p. 6

Carlo Leonardo Reinhold p. 6

Amedeo Ernesto Schulze p. 7

Salomone Maimon p. 9

Federico Enrico Jacobi p. 10

Federico Schlegel p. 10

Federico di Handerberg (Novalis) p. 11

Federico Schiller p. 11

Wolfango Goethe p. 12

Federico Schleiermacher p. 13

Guglielmo Di Humboldt p. 15

Giovanni Fichte p. 16

Federico Schelling p. 30

Giorgio Hegel p. 42

Giovanni Herbart p. 64

Arthur Schopenhauer p. 72

Soren Kierkegaard p. 89

Bernardo Bolzano p. 95

Giuseppe De Maistre p. 96

Luigi De Bonald p. 97

Il Liberalismo moderato p. 98

Felice de Lamennais p. 98

Il socialismo utopistico p. 99

Claudio Enrico di Saint Simon p. 99

I Sansimoniani p. 100

Carlo Fourier p. 101

Pietro Proudhon p. 103

Luigi Blanc p. 104

Pietro Cabanis p. 105

Destutt De Tracy p. 106

Maine De Biran p. 106

Il Positivismo p. 107

Il Positivismo e la Borghesia industriale p. 109

August Comte p. 109

Jeremy Bentham p. 116

Roberto Malthus p. 120

Ricardo p. 120

Roberto Owen p. 123

Guglielmo Hemilton p. 123

John Stuart Mill p. 124

Romagnosi p. 129

Pasquale Galluppi p. 129

Antonio Rosmini Serbati p. 131

Vincenzo Gioberti p. 139

Giuseppe Mazzini p. 145

Carlo Cattaneo p. 148

Giuseppe Ferrari p. 149

Carlo Darwin p. 150

Erberto Spencer p. 153

Carlo Vogt p. 161

Jacopo Moleschott p. 161

Luigi Buchner p. 161

Emilio Du Bois Reymond p. 161

Ernesto Haeckel p. 161

Ludovico Feuerbach p. 162

Davide Federico Strauss p. 167

Max Stirner (Giovanni Schmidt) p. 167

Carlo Marx p. 168

Federico Engels p. 171

Bernardo Spaventa p. 173

Francesco De Sanctis p. 173

Roberto Ardigò p. 175

Felice Ravaisson Mollien p. 179

Ermanno Lotze p. 180

Guglielmo Wundt p. 181

Edoardo Von Hartmann p. 182

Carlo Renouvier p. 184

Ermanno Cohen p. 185

Paolo Natorp p. 185

Ernesto Cassirer p. 186

Guglielmo Windelband p. 186

Enrico Rickert p. 186

Federico Nietzsche p. 188

Riccardo Avenarius p. 196

Ernesto Mach p. 198

Guglielmo Dilthey p. 198

Max Weber p. 201

Federico Meinecke p. 201

Osvaldo Spengler p. 202

Ernesto Troeltsch p. 202

Giorgio Simmel p. 203

Francesco Brentano p. 203

Edmondo Husserl p. 204

Tommaso Green p. 210

Giacomo Stirling p. 211

Francesco Bradley p. 211

Carlo Peirce p. 212

Guglielmo James p. 213

Emilio Boutroux p. 215

Enrico Poincarrè p. 219

Maurizio Blondel p. 220

Enrico Bergson p. 225

Giorgio Sorel p. 232

Antonio Labriola p. 234

Giovanni Vailati p. 235

Pietro Martinetti p. 235

Benedetto Croce p. 236

Giovanni Gentile p. 245

Ludovico Wittgenstein p. 249

Rodolfo Carnap p. 251

Martino Heidegger p. 252

Carlo Jaspers p. 255

Giovanni Dewey p. 256

LA FILOSOFIA APERTA p. 259

LA SOGGETTIVITA' p. 260

LA SOGGETTIVITA' CONDUCE LA SPECULAZIONE

FILOSOFICA p. 261

L'OGGETTIVITA' p. 262

LA STRUTTURA FILOSOFICA p. 262

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Piaz.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

tel.041933185

E-mail claudiosimeoni@libero.it

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