Imporre la fede ai bambini, terrore, stupro, miseria, manipolazione psichica.

Enciclica Lumen Fidei
nona parte

Joseph Ratzinger (Benedetto XVI) (1927 - -)

Mario Bergoglio (Francesco) (1936 - -)

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185815

Se a qualcuno interessa il libro in carta

lo può ordinare ad Amazon, IBS, ad ogni libreria o all'editore

 

Enciclica Lumen Fidei Ottava parte

Legittimazione della manipolazione mentale sull'infanzia

Ratzinger e Bergoglio, per diffondere la fede come effetto del delirio dell'individuo dipendente, devono ricorrere al Deuteronomio.

Scrivono Ratzinger e Bergoglio nella Lumen Fidei:

L'amore divino possiede i tratti del padre che porta suo figlio lungo il cammino (cfr Dt 1,31).

Non sono frasi fatte a caso, il padre è maschio, il figlio è "femmina del padre".

Questa visione fu elaborata dagli ebrei a Babilonia e risulta evidente dalle proibizioni delle relazioni sessuali imposte dal dio padrone agli ebrei. In tutte le condanne a morte comminate per relazioni sessuali "improprie" elencate nel Levitico 20, 9-21 non esiste nessuna condanna per il padre che violenta il figlio e la figlia. Esiste la condanna a morte per il figlio che si accoppia con la moglie di suo padre, ma non del padre sul figlio. Anche nel caso del figlio con la moglie del padre, il soggetto agente non è la moglie di suo padre, ma è il figlio che si fa maschio nei confronti di una proprietà del padre e, dunque, deve essere messo a morte (levitico 20, 11) per essersi fatto maschio nei confronti del padre.

Per approfondimenti vedi: http://www.stregoneriapagana.it/leviticofamiglia.html

Per Ratzinger e Bergoglio, dunque, l'amore divino possiede i tratti del padre che violenta i suoi figli come il dio padrone degli ebrei violenta il "popolo eletto" che si fa femmina nei suoi confronti e che si impegna a trasformare i propri figli in femmine del proprio dio padrone e in maschi carnefici di tutti i popoli per la gloria del proprio padre.

Il problema che fin da subito gli ebrei hanno dovuto affrontare a Babilonia. in cui scrissero il Pentateuco nel VI° a.c. era come tenere insieme il gregge che si era fatto femmina nei confronti del dio padrone. Gli ebrei, portati a Babilonia, non dovevano, secondo i loro padroni ebrei, mescolarsi con la popolazione babilonese. Dovevano rimanere separati dalle altre etnie giunte a Babilonia in quella forma "separazione sprezzante di razza" che avrebbe portato ad elaborare il razzismo e la discendenza di sangue che tanta distruzione ha portato nelle società umane. Dovevano rivendicare la superiorità di razza e lo fecero facendosi femmina del loro dio padrone che divenne unico maschio a cui il "popolo eletto" doveva obbedienza. Tutta l'attività del "popolo eletto", femmina del suo dio padrone, fu indirizzata verso l'odio sociale per gli uomini con una tale violenza che la separazione fra gli ebrei e gli altri popoli non fu determinata solo dalla circoncisione, ma dall'imposizione educazionale di un'opposta veicolazione della struttura emotiva. Gli ebrei iniziarono una vera e propria guerra contro la struttura emotiva di ogni altro popolo mediante l'imposizione del proprio dio padrone e della dipendenza da esso. Gli ebrei inventarono le guerre di religione come guerre di distruzione emotiva, culturale e psicologica dell'uomo.

Il problema quotidiano e immediato consisteva nel "fare femmine", cioè individui passivi, i loro figli affinché non si allontanassero dal controllo dei "padri". La strategia generale emotiva consisteva nel "fare femmine" gli altri popoli mentre essi si identificavano nel dio padrone e nella sua violenza che descrivevano nel loro libro sacro. Il controllo dei "padri" sui figli avveniva mediante la "fede" nell'illusione delirante del rapporto personale col dio padrone.

Si trattava di dare una forma psichica e una sostanza emotiva, appunto la fede, per giustificare il delirio nelle condizioni fattive di vita. Gli ebrei costruirono, per i loro figli, una gabbia fisica e psicologica dalla quale non potevano evadere. In quelle condizioni, per sopravvivere, i figli degli ebrei dovevano rimanere nell'ambito ebraico perché la separazione che gli ebrei avevano messo in atto contro gli altri popoli aveva sia una rappresentazione fisica senza ritorno, il prepuzio circonciso, sia emotiva, che consisteva nei modi psicologici specifici con cui affrontare i problemi sociali. Anziché assumendosi la responsabilità personale dei problemi sociali gli ebrei delegavano la loro soluzione all'intervento provvidenziale del loro dio padrone. Tale modalità porta gli ebrei a non controllare le nascite e, non controllando le nascite, gli ebrei generavano molti più bambini di quanto il sistema sociale poteva far vivere nelle condizioni di benessere medio che quel sistema sociale poteva garantire. Gli ebrei, per far piacere al loro dio padrone, inventarono la miseria sociale e il controllo della società mediante il controllo della miseria. Questo faceva infuriare non poco i popoli e le città in cui gli ebrei erano ospiti perché costringevano l'assistenza pubblica a versare molto denaro per mantenere i loro figli senza che loro dessero qualche cosa in cambio alla società ospitante.

La stessa strategia, nel corso della storia, è stata messa in atto dai cristiani e nell'epoca attuale viene "attualizzata" da Ratzinger e Bergoglio riprendendo le strategie di manipolazione mentale dell'infanzia del Deuteronomio, le strategie sociali per costruire la miseria, la depersonalizzazione delle persone affinché non riconoscano il loro status di cittadini e siano costrette nella fede del dio padrone per riconoscersi in un'identità.

Scrivono Ratzinger e Bergoglio nella Lumen Fidei:

12. La storia del popolo d'Israele, nel libro dell'Esodo, prosegue sulla scia della fede di Abramo. La fede nasce di nuovo da un dono originario: Israele si apre all'azione di Dio che vuole liberarlo dalla sua miseria. La fede è chiamata a un lungo cammino per poter adorare il Signore sul Sinai ed ereditare una terra promessa. L'amore divino possiede i tratti del padre che porta suo figlio lungo il cammino (cfr Dt 1,31). La confessione di fede di Israele si sviluppa come racconto dei benefici di Dio, del suo agire per liberare e guidare il popolo (cfr Dt 26,5-11), racconto che il popolo trasmette di generazione in generazione. La luce di Dio brilla per Israele attraverso la memoria dei fatti operati dal Signore, ricordati e confessati nel culto, trasmessi dai genitori ai figli. Impariamo così che la luce portata dalla fede è legata al racconto concreto della vita, al ricordo grato dei benefici di Dio e al compiersi progressivo delle sue promesse. L'architettura gotica l'ha espresso molto bene: nelle grandi Cattedrali la luce arriva dal cielo attraverso le vetrate dove si raffigura la storia sacra. La luce di Dio ci viene attraverso il racconto della sua rivelazione, e così è capace di illuminare il nostro cammino nel tempo, ricordando i benefici divini, mostrando come si compiono le sue promesse.

La contraddizione da cui parte Ratzinger e Bergoglio è:

La storia del popolo d'Israele, nel libro dell'Esodo, prosegue sulla scia della fede di Abramo. La fede nasce di nuovo da un dono originario: Israele si apre all'azione di Dio che vuole liberarlo dalla sua miseria.

Abbiamo visto che Abramo, quand'era ad Ur ,non era in miseria. Non esisteva un "popolo in miseria" fintanto che la follia delirante di Abramo non lo ha portato a separarsi dalla sua società in nome dell'unità delirante col proprio dio padrone contro la società in cui viveva.

Il costruttore della miseria, dichiarata da Ratzinger e Bergoglio, è il delirio del dio padrone messo in atto da Abramo nel suo desiderio di onnipotenza. Per soddisfare quel delirio Abramo circoncide, mediante la violenza, non solo i suoi familiari, ma anche tutti gli schiavi della sua casa. Diventano tutti sottomessi al dio padrone. La schiavitù dei suoi schiavi raddoppia: sono schiavi che lavorano e marchiati al punto tale da non poter più trovare altro lavoro senza essere considerati sempre dei marchiati dal dio padrone degli ebrei. Esattamente come i cristiani battezzavano gli schiavi al fine di fissare la proprietà sulla struttura emotiva dello schiavo e non solo sulla sua forza lavoro.

La miseria nasce dalla fede che è rinuncia da parte del fedele di farsi carico dei problemi sociali. Ratzinger e Bergoglio citano Deuteronomio 1, 31. Vale la pena di leggere l'orrore della legittimazione del genocidio rivendicata dal dio padrone, maschio di "figli" fatti femmina per il suo diletto:

"Il dio padrone, vostro dio padrone, che cammina davanti a voi, combatterà per voi, come avete visto fare in Egitto [genocidio gratuito, per semplice divertimento, dei bambini egiziani, Esodo 11, 4-10], ed anche nel deserto dove hai veduto che il dio padrone tuo, ti ha portato, come un padre porta il suo figlio [ebrei che ammazzano fratelli ed amici per ordine del dio padrone Esodo 32, 25-32], per tutto il cammino che avete percorso finché siete giunti in questo luogo."

Citazione da la bibbia, Deuteronomio 1, 30-31

Il figlio che ha fede nel padre che attua stermini e ordina il genocidio dei suoi stesi figli non appena questi si sottraggono dall'essere femmine davanti al dio padrone. Per ottenere questa fede serve una violenza feroce che applicata dal "padre" sul figlio costringa il figlio a rinunciare alla sua capacità di critica nella sua esistenza e ad accettare la propria situazione di "tifoso del suo dio padrone".

La violenza del padre sul figlio si articola a vari livelli: come quella del dio padrone che costruisce la miseria e poi chiede ai miserabili riconoscenza per averli aiutati nella miseria. Oppure, come quel padre che violenta i suoi figli dal punto di vista fisico affinché si facciano femmina per sé stessi e per il dio padrone di cui lui è femmina. O l'idea cristiana secondo cui i figli sono bestiame del dio padrone e la violenza nei loro confronti, da duemila anni, fino alla convenzione di Lanzarote è questa, che riporto dal giornale La Repubblica, in ogni popolo e in ogni nazione che abbia avuto cristiani e cattolici sulla propria terra:

I baby deportati di Sua Maestà

31 luglio 1998

THERESA Whitfield aveva solo otto anni quando partì per l'Australia, in cerca di una nuova vita. Era una dei "child migrants", emigranti bambini inviati nelle province dell'impero di Sua Maestà che dovevano essere rinvigorite di buon sangue anglo-sassone. Adesso è una donna adulta, e chiede un risarcimento per l'infanzia che le fu rubata. A Theresa, come a tanti altri bambini, era stato raccontato che partiva per una vacanza. E invece l' accoglienza nell' orfanotrofio di Neerkol, nel nord Queensland, in Australia, fu quella di un campo di concentramento: botte, sevizie, lavoro senza sosta. Theresa ricorda bene le sisters of Mercy, le "sorelle della Misericordia", a cui era stata affidata. Per loro la carità cristiana erano pezzi di pane duro, buttati per terra a scatenare le zuffe dei ragazzi affamati. Per Theresa, e per gli altri bambini, erano le "sorelle senza pietà", Sisters without Mercy. E per ricordare meglio, Theresa può contare sulla cicatrice che le sfigura la gamba, segno di una grave ustione con acqua bollente, quando era stata "disinfettata" il primo giorno fra le aguzzine. Ancora più sfortunato era chi cadeva in mano ai Christian Brothers, monaci cristiani che dell' amore fraterno avevano dimenticato anche le basi. Alcuni dei ragazzi finiti nelle loro grinfie raccontano di sfide all'ultimo stupro, di gare a chi superava le cento violenze. Le descrizioni di quest'orrore aggiungono un nuovo, ributtante capitolo alla storia della colonizzazione europea del mondo. A scoprirne in pubblico le vergogne, sottolineando cifre ed episodi è stata la commissione Sanità della camera dei Comuni, a Londra. E i child migrants, emigranti bambini, si sono così liberati dell'eufemismo con cui furono ribattezzati per diventare ufficialmente vittime di atrocità legalizzate, testimoni inquietanti della storia imperiale d' Inghilterra. Il meccanismo della deportazione era semplice: sin dal 1850 verso le colonie di Sua Maestà fu organizzato un traffico di bambini, trasfusione di sangue bianco in zone ancora non del tutto "civilizzate". In genere erano orfani, figli di ragazze madri o "ceduti" da genitori incapaci di mantenerli, ma anche bimbi "rapiti" senza il consenso della famiglia. Almeno 150 mila, in gran parte fra i sette e i dieci anni, ma anche con bimbi di tre anni, partirono dal Regno Unito, due terzi destinati al Canada, gli altri distribuiti fra Australia e Nuova Zelanda. E questa tratta di innocenti durò fino al 1967. Se le famiglie d'origine speravano che la partenza serbasse qualche possibilità di far fortuna, l' arrivo era senz'altro una disillusione per i ragazzi. Nella migliore delle ipotesi, li attendeva un regime di lavoro durissimo, quasi militarizzato, agli ordini di istituzioni "totali" cattoliche. Sudore e obbedienza in cambio del minimo per sopravvivere: pensare a tenerezza e affetto era davvero fuori luogo. E questo valeva per i fortunati: chi capitava male, subiva violenze sistematiche e senza via di scampo. "Le motivazioni per questa politica erano diverse", si legge nel rapporto della Commissione. "C' era il genuino desiderio di salvare i bimbi dalla povertà e dall'abbandono in Gran Bretagna, e spedirli verso una vita migliore nelle Colonie". Poi c' era l'esigenza di strappare i bimbi ad ambienti familiari "immorali" o insalubri, di consolidare la presenza britannica nei territori d'oltremare, ma anche di risparmiare sugli orfanotrofi di casa. Ma per i piccoli oggetti di queste attenzioni, l'espatrio fu l' inizio di un incubo. E ora il Regno Unito ha deciso di affrontare la vergogna, e fa autocritica. La commissione Sanità chiede che il governo presenti pubbliche scuse ai baby-deportati. Il Parlamento ha spedito due deputati in Australia per raccogliere documentazione, e nei giorni scorsi il ministro della Sanità Frank Dobson ha proposto che venga creato un archivio, in grado di rintracciare le famiglie per le persone ancora in vita. "Mi sembra incredibile pensare che mentre noi stavamo a guardare l'Inghilterra vincere la Coppa del Mondo", ha commentato il ministro, "dei bambini venivano rapiti e spediti in Australia".

di GIAMPAOLO CADALANU

Tratto da:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1998/07/31/baby-deportati-di-sua-maesta.html

E tutto perché gli ebrei si sono identificati in un dio padrone criminale che non ha doveri nei confronti delle persone. Gli ebrei hanno costruito un modello di padre il cui scopo era quello di trasformare i figli in femmine a sua disposizione. A disposizione del padre e femmine asservite al dio padrone che si facessero maschi nei confronti dei loro figli e li violentassero.

Afferma il dio padrone, che Ratzinger e Bergoglio citano nella Lumen Fidei nelle loro farneticazioni, negli ordini che impartisce ad ogni genitore affinché stupri in suo nome e per suo conto i suoi stessi figli:

Ascolta, Israele: Jahve è il nostro dio padrone, Jahve è uno solo. Amerai Jahve, tuo padrone, con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua forza. Le parole che oggi io ti ordino, restino nel tuo cuore. Le inculcherai ai tuoi sigli, ne parlerai con loro quando ti trovi in casa, e quando cammini per via, quando sei per andare a letto e quando ti sarai alzato; te le legherai alla mano qual segno e penderanno dalla fronte tra i tuoi occhi; le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle porte."

Citazione da la bibbia, Deuteronomio 6, 4-9

La manipolazione mentale inizia con la primissima infanzia, continua con la violenza e si conferma in età adulta per l'incapacità del figlio di affrontare in maniera coraggiosa e coerente le contraddizioni della vita perché il padre trionfa sul figlio rendendolo incapace e incompetente, pauroso e timoroso come nel racconto del Figliol Prodigo:

http://www.stregoneriapagana.it/figliuolprodigo.html

Così Ratzinger e Bergoglio possono esaltare un dio assassino che "guida" un popolo di assassini contro tutti gli altri popoli: "dio è con noi!".

Scrivono Ratzinger e Bergoglio nella Lumen Fidei:

La confessione di fede di Israele si sviluppa come racconto dei benefici di Dio, del suo agire per liberare e guidare il popolo (cfr Dt 26,5-11), racconto che il popolo trasmette di generazione in generazione.

"E tu al cospetto di Jahve, tuo padrone, continuerai a dire: - Mio padre era un Arameo errante che discese in Egitto, vi abitò come forestiero con poche persone, ma lì diventò una nazione grande, forte e numerosa. Gli egiziani intanto ci maltrattarono, ci oppressero e ci imposero una dura servitù. Ma noi chiamammo in soccorso Jahve, il padrone dei nostri padri, e Jahve ascoltò la nostra voce, vide la nostra miseria e travagliata condizione, il nostro stato di oppressione, e Jahve ci fece uscire dall'Egitto con la sua potenza e con la forza del suo braccio, spargendo un gran terrore e operando segni e prodigi. Ci ha fatto venire in questo luogo, ci ha dato questa terra, una terra dove scorre latte e miele. Ed ecco che ora ho portato le primizie della terra, che tu, Jahve mi hai dato. - La deporrai al cospetto di Jahve, tuo padrone, e ti prostrerai al cospetto di Jahve, tuo padrone."

Citazione da la bibbia, Deuteronomio 26, 5-11

Furono maltrattati? Lo dicano ad altri adoratori di Jahve, come Torquemada o Hitler.

"Jahve disse a Mosé: "Io farò venire ancora una piaga su Faraone e sull'Egitto. Dopo di questa egli vi farà partire da qui. Anzi non solo vi farà partire; ma vi caccerà definitivamente da qui. Parla dunque al popolo, perché ciascun uomo chieda al suo vicino e ciascuna donna alla sua vicina oggetti di argento e di oro."."

Citazione da la bibbia, Esodo 11, 1-2

Anche Hitler ha dato oggetti d'oro e di argento agli ebrei..., poi, con la schiavitù degli adoratori di Jahve il genocidio divenne il trionfo di Jahve:

"In quella stessa notte io attraverserò la terra d'Egitto e colpirò tutti i primogeniti nella terra d'Egitto, dall'uomo fino alla bestia; e farò giustizia di tutti gli Dèi d'Egitto: io Jahve. Il sangue sarà di contrassegno alle case dove voi siete [ebrei]; io vedrò il sangue e passerò oltre."

Citazione da la bibbia, Esodo 12, 12-13

"E avvenne che nella mezzanotte Jahve colpì tutti i primogeniti nella terra d'Egitto, dal primogenito di faraone, suo successore sul trono, fino al primogenito del prigioniero che era nel carcere sotterraneo e a tutti i primogeniti delle bestie."

Citazione da la bibbia, Esodo 12, 29

Il genocidio viene festeggiato con la pasqua ebraica: così gli egiziani impareranno a farsi femmine davanti al dio padrone e al popolo padrone. I figli vengono costretti a farsi femmine davanti al padre e a diventare paurosi e timorosi nell'affrontare la vita quando non sono in grado di praticare il genocidio che il delirio di onnipotenza prevedrebbe per la gloria del "padre" che identificano col loro dio padrone.

Ratzinger e Bergoglio intendono imporre la fede con l'ideologia espressa nella Lumen Fidei a tutti i bambini con gli stessi metodi che gli argentini di Videla hanno applicato ai bambini degli oppositori politici mentre Pio Laghi partecipava attivamente e Bergoglio si dice che si sia limitato a girarsi dall'altra parte per non infastidire il suo amico Vileda.

Ora non si è più in grado di discutere sull'origine del delirio religioso, ma la violenza è tale nella società che si è costretti a partire dal delirio, quasi fosse un dato di realtà, e sviluppare una logica sociale che giustifichi quel delirio. La pena è la morte. Per questo i cristiani hanno paura ad uscire dal delirio del dio padrone. Hanno paura non solo perché non sanno come fare, ma hanno paura perché facendolo la società mina il futuro dei loro figli. Il potere economico, militare e sociale delle società premiano i sottomessi al delirio del dio padrone e aggrediscono chi tenta di uscire dal delirio: da Giordano Bruno a Galileo, da Vallauri a Severino e mille e mille altre persone di oggi i cui nomi sono sconosciuti.

NOTA: le citazioni della bibbia sono tratte da:

La Sacra Bibbia tradotta dai testi originali a cura dei professori di sacra scrittura O.F.M sotto la direzione del Rev.Bonaventura Mariani delle università pontificie di Propaganda Fide e Lateranense. Ed Garzanti 1964.

vai indice del sito

La Religione Pagana

e la sua visione del mondo

si confronta con la religione cattolica

nella sua visione del mondo e della vita

Vai al commento enciclica Spe Salvi

Vai all'indice della Teoria della Filosofia Aperta

L'elenco delle pagine di commento all'enciclica
Lumen Fidei si trovano alla fine dell'elenco dei filosofi
nella pagina della
Teoria della Filosofia Aperta
considerando la Lumen Fidei
un testo di filosofia cattolica contemporanea

Marghera, 21 luglio 2013

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell’Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.