Antonio Rosmini Serbati (1797 - 1855)

Filosofia del Diritto:
legittimazione delle guerre della religione cristiana

Riflessioni sulle idee di Rosmini.

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185778 per chi vuole ordinare il libro

Indice Teoria della Filosofia Aperta

La filosofia della Religione Pagana.

L'ideologia di Antonio Rosmini

Settima parte

Nella Filosofia del Diritto Antonio Rosmini ci racconta di come il suo dio ha il diritto di macellare e di distruggere le persone a piacimento.

Il presupposto da cui parte il ragionamento giuridico di Rosmini è il seguente:

"Io sono buono e l'altro è malvagio. Dal momento che l'altro è malvagio, io devo tutelarmi ammazzandolo". Dice ancora Rosmini: "Io, in quanto buono, non sono tenuto a definire la mia bontà e di lui, in quanto malvagio, non sono tenuto a definire la malvagità" (vedi Matteo 12, 34). Una volta affermato che lui è malvagio, Antonio Rosmini si ritiene in diritto di ammazzarlo. Come Gesù.

Questo fondamento giuridico del modo di pensare di Antonio Rosmini è un modo di pensare del dio padrone della bibbia e del Gesù di Nazareth che incita all'odio sociale e all'aggressione razzista nei confronti dei farisei (vedi Matteo 12, 34).

Per Antonio Rosmini non esistono delle azioni per le quali definiamo un individuo buono o malvagio, ma esiste solo l'etichetta che Rosmini pone per definire malvagio chi intende sterminare.

Dedurre la bontà o la malvagità di un soggetto dalle sue azioni significa ergersi al di sopra delle parti in conflitto e giudicare in base a dei parametri che tendono all'oggettività (come indicato dalla nostra Costituzione). Se ciò fosse nelle intenzioni di Rosmini, non separerebbe il "padre" dal malvagio che insidia il figlio, ma partirebbe dalle azioni del "padre" sul figlio e dalle azioni dell'estraneo che interferisce sul figlio. La definizione di "buono" riguarderebbe le azioni e non il ruolo.

Rosmini ha necessità di definire il "buono" e il "cattivo" attraverso il ruolo, la collocazione sociale, perché altrimenti si scontrerebbe con la sua stessa bibbia che, al contrario, lui vuole legittimare in tutte le sue parti compreso quel diritto al genocidio che il suo dio si arroga e che, nonostante l'attività di genocidio e la sua malvagità, Rosmini continua a chiamarlo "buono" e ad indicarlo come modello.

Da dove nasce la violenza che necessita della guerra giusta secondo Rosmini?

La violenza nasce dallo schiavo che, anziché essere grato al proprio padrone, pretende la libertà o maggiori concessioni di diritti al padrone stesso. Che cos'è l'uomo che insidia la sua proprietà, suo figlio, con una diversa proposta religiosa se non l'espressione della libertà di pensiero che Rosmini chiama aprioristicamente malvagia in quanto non concepisce la malvagità della sua religione che incita alla strage e al genocidio in nome del suo dio padrone?

In Rosmini il concetto di violenza o di guerra giusta nasce da una pretesa arrogata di legittimare la messa in atto azioni di strage e repressione della libertà dell'uomo al fine di sancire il suo dominio sull'uomo. Un dominio mediante una violenza che Rosmini vuole legittimare attraverso la violenza dottrinale che spaccia come "filosofia" ma che è solo retorica volta a giustificare il genocidio in nome del dominio che non tollera argomentazioni contrarie.

Per questo motivo per Rosmini è legittimo usare la violenza contro chi mette in discussione il possesso del suo dio padrone, con cui identifica il padre, violentando e uccidendo chiunque ne metta in discussione l'autorità di possesso sul figlio.

Scrive Rosmini:

Diritto di repellere colla forza le occasioni prossime di peccare poste a' nostri simili dall'altrui malvagità - Guerre di religione

167. - Quello che dicesi de' diritti proprj, è a dirsi altresì della difesa de' diritti altrui.

Un padre potrà uccidere colui che insidia alla pudicizia, alla virtù ed alla religione de' suoi figliuoli, se questa insidia sia tale da addurli in pericolo prossimo di prevaricare, e se altro mezzo non gli si affaccia di liberarli dall'incessante potente insidiatore.

La proprietà privata del figlio, trasformato in oggetto di possesso, è il concetto che delle persone ha Rosmini. Per Rosmini gli individui non sono persone che riaffermano sé stesse e i propri diritti, ma oggetti posseduti passivi davanti al padrone che agisce e succubi dell'azione del mondo.

Ecco dunque che "l'insidiatore" diventa potente solo perché terrorizza il padre incutendogli il terrore di perdere il possesso e il controllo sul figlio. Così, il padrone ha paura di perdere il controllo del proprio bestiame umano. Così, la chiesa cattolica ha paura di perdere il controllo delle persone ridotte a pecore del gregge.

Rosmini non coglie la violenza dall'aver costretto le persone ad essere bestiame del gregge o oggetti di possesso, ma coglie solo l'atto di colui che vuole privare il possessore del controllo delle persone.

Rosmini non coglie la violenza di Gesù che trasforma le persone in schiavi, ma indica la violenza negli schiavi che anelano alla libertà uscendo dall'odio del padrone Gesù.

Tutta la violenza criminale della filosofia rosminiana si riduce a una legittimazione della violenza su individui trasformati in non persone.

I miei Dèi hanno diritti di sviluppare la loro dottrina al pari del tuo dio; il tuo dio non ha il diritto di legittimare il genocidio per imporre una dottrina che non è in grado di argomentare.

Scrive Rosmini:

168. - Ogni uomo che faccia il medesimo a favore d'un suo simile, posto il caso ne' termini accennati, esercita un atto illustre di umanità: è uno di que' casi, ne' quali il coraggio brilla della luce più pura, ne' quali è una verità il valore e la gloria.

Secondo Rosmini, ogni uomo che uccida l'aggressore, fa un favore al suo simile facendo un atto illustre all'umanità. Peccato che indios e africani non abbiano ammazzato i missionari cattolici facendo un favore all'umanità proteggendo le loro stesse famiglie.

Ciò che sfugge a Rosmini, o meglio, ciò che non vuole considerare Rosmini, è la reciprocità.

Nel sistema mentale di Rosmini non esistono due persone che si confrontano, ma esiste una persona che rappresenta il suo dio padrone con tutte le prerogative e con tutti i diritti assoluti, compresi quello del giudizio, del proprio dio padrone e "deve" esistere necessariamente l'aggressore che mette in discussione le prerogative del "padre" che identifica col suo dio padrone.

Per Rosmini non esiste la condizione per la quale l'aggressore è il dio padrone o chi, identificandosi in lui e nella sua morale, pratica la violenza in nome dei principi assolutistici del suo dio padrone.

Il dio padrone che massacra, o il suo rappresentante, per Rosmini sono "... brilla di luce più pura, nella quale è una verità il valore e la gloria". Che lo vada a dire agli ammazzati...

Scrive Rosmini:

169. - Secondo questo principio, si può anche dar sentenza di alcune guerre di religione.

Or poi l'esser queste così male, o più tosto così leggermente, giudicate ci obbliga d'aggiungere alcune parole su di esse; le quali parole io prego il lettore benigno di voler udire e considerare con quell'animo pacato e benevolo, col quale elle vengono proferite.

Antonio Rosmini è spudorato e violento nella sua logica criminale volendo capovolgere i termini della responsabilità della violenza che ha nella religione cristiana l'artefice più perverso. Il suo enunciato assolutista, che legittima il diritto all'omicidio e alla strage, non giustifica le guerre di religione, ma EGLI, vigliaccamente, giustifica le guerre di religione, il genocidio e lo sterminio in base a fantasticate aggressioni che, al contrario, sono messe in atto dal suo dio padrone e dalla violenza con cui la chiesa cattolica ha macellato popoli aggredendoli e sterminandoli.

Il lettore non può accettare la pretesa rosminiana di legittimare il genocidio, la strage, l'odio religioso, il disprezzo per l'umanità e la richiesta di benevolenza di Rosmini suona come un insulto agli uomini e alla società civile: una pretesa del peggior criminale assassino i cui piedi abbiano calpestato la terra.

Scrive Rosmini:

170. - Hannovi di quegli uomini apparentemente religiosi, i quali nella religione non cercano che il bene temporale.

Il politeismo di qualsivoglia specie non presentava all'uomo che de' beni temporali. Ed è da notarsi accuratamente, che temporali noi chiamiamo non già solo i beni esistenti su questa terra, ma tutti quelli che sono della natura di questi, eziandiochè s'immaginino e si sperino in una vita futura, come fanno, a ragion d'esempio, i maomettani, ripromettendosi, dopo questa vita, il godimento delle belle Uri.

Il bene di tali pretese religioni, e in generale un tal bene che cercano gli uomini da noi indicati in qualsiasi religione, non è l'oggetto del diritto formale puro, di cui noi parliamo; e però il diritto di usare la forza a propugnazione e mantenimento della personalità non può qui, per questa ragione, aver luogo.

Le intenzioni degli uomini "religiosi", riferiti ai cristiani e ai cattolici, sono le stesse pretese del Gesù di Nazareth: chiede agli uomini di essere riconosciuto come il loro padrone in quanto afferma di essere il figlio del dio padrone e padrone lui stesso. Questa pretesa criminale è la pretesa della chiesa cattolica di essere riconosciuta come la padrona degli uomini in quanto "sposa di Gesù" e rappresentante del dio padrone in terra giustificando con questo la sua attività di genocidio.

Il genocidio religioso di Rosmini non può essere giustificato con le idee religiose di religioni diverse dalla sua.

Il Politeismo presenta all'uomo non solo le trasformazioni nell'infinito dei mutamenti, ma anche i principi della giustizia sociale a cui anche gli Dèi debbono attenersi. Nelle religioni politeiste precristiane la giustizia era la giustizia comune a mortali e immortali mentre nel cristianesimo un dio assassino impone la propria criminale discrezione sulle possibilità di trasformazione e di divenire dell'uomo distruggendo la legge e la giustizia in nome di una morale e di una legge assolutista.

Che i Maomettani, secondo Rosmini, immaginano il loro "paradiso" fatto da belle Uri, è una questione che riguarda i musulmani, ciò non significa che i modelli simbolici del piacere nella vita quotidiana o nella morte siano oggetto di discriminazione da parte di una religione come il cristianesimo che fa dell'imposizione del dolore agli uomini e dell'uso del genocidio metodi per imporre la propria fede.

Il bene delle religioni non cristiane è il bene delle religioni non cristiane e i cristiani non hanno nessuna diritto di macellare i popoli o di trafficare in schiavi in nome del loro dio padrone: è un'offesa all'umanità che le società civili hanno dovuto fermare mediante la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo.

Scrive Rosmini:

171. - Ma vi sono degli uomini, i quali concepiscono la religione in un modo vero ed elevato, la considerano come una verità morale, cercano in essa veramente l'effettuazione della giustizia, e la conseguente felicità come eterna mercede di quella.

La bassezza e la volgarità con cui Rosmini concepisce la religione nelle cui finalità esiste SOLO la sottomissione al proprio dio padrone, è un'ingiuria e un insulto a tutto il genere umano.

La morale della chiesa cattolica, che fa della sottomissione e della violenza sull'infanzia il fondamento della propria dottrina, è un atto di violenza continua che priva l'uomo del suo infinito nei mutamenti. Una religione, come quella cristiana, che pretende di avere un dio padrone che "crea il mondo" privando delle forze germinatrici la materia di cui noi stessi siamo fatti, è un insulto all'intelligenza umana.

Che poi Rosmini, nella sua malattia che esprime mediante la fede, affermi che nella veicolazione dei suoi problemi patologici assolutistici tragga una felicità che lui pensa come eterna, appartiene all'insieme delle illusioni che formano il suo immaginario: è una malattia mentale pensare che la propria felicità si fondi sulla sofferenza degli uomini che la sua religione, il cristianesimo, ha costruito in nome dell'onnipotenza del proprio Gesù.

Scrive Rosmini:

172. - Questa giustizia e perfezione morale, e beatitudine conseguente, che l'uomo cerca in una religione morale può avere de' gradi almeno soggettivi, cioè relativi all'ignoranza e alla sapienza del soggetto.

Dov'è questa giustizia se non nella fantasia delirante di Rosmini?

Dov'è e in che cosa consiste questa "perfezione morale" di Rosmini se non nelle sue fantasie illusorie?

Concretamente, come si manifestano?

Tutti devono sottomettersi ad affermazioni vuote e senza senso di Rosmini. Affermazioni con cui Rosmini giustifica le proprie aberrazioni concettuali come il diritto al genocidio in nome di un'immaginata "beatitudine conseguente".

Rosmini si dimentica di dire che lui è ignorante. Le persone hanno gradi diversi di consapevolezza e di attenzione rispetto al mondo, specialmente nell'esprimere i propri bisogni di natura emotiva, ma l'ignoranza che si esprime mediante crimini e devastazione sociale è solo, in questo contesto, di Rosmini e del suo desiderio di regimi assolutistici.

Scrive Rosmini:

173. - Si può concepire un uomo vivuto nelle selve, o anche vivuto nel mezzo dell'antico paganesimo, il quale abbia aderito coll'animo suo quasi solamente a quel complesso di verità che presenta alla mente la religione e la legge naturale. La religione di costui sarebbe imperfetta, ma pure avrebbe in sè stessa della moralità, e l'affezione del cuore retto di un tale uomo si potrebbe recare direttamente ad un bene morale, termine della persona.

Si può concepire un uomo che, sia nell'età anteriore a Cristo, sia nell' età posteriore, trovandosi in luogo ove non pervenne il Vangelo, o non giunse almeno fino a' suoi orecchi, abbia alla religione ed alla legge naturale aggiunte alcune rivelazioni e tradizioni delle divine verità. illustranti e completanti la natural legge, benchè non tutta ancora la dottrina perfetta del cristianesimo. In questo stato si trovavano gli Ebrei prima della venuta di Cristo, ed altri sparsi fra le nazioni; e nella stessa condizione si trovano forse ancora alcuni popoli, e più generalmente, alcuni viventi fra gli uomini, cui Iddio conosce.

Fra i cristiani divisi dal corpo della Chiesa, perchè nati da genitori eretici, vi sono pure, assai probabilmente, delle persone di buona fede, le quali credono esplicitamente a molte verità cristiane, e aderiscono alle altre implicitamente; al che non nuoce se, per ignoranza invincibile, colle verità mescolano degli errori, non attenendosi a questi se non sull'autorità de' maestri loro, e in modo che quegli errori non tolgono la qualità morale contenuta nella loro fede generale.

Finalmente vi ha la Chiesa cristiana cattolica, "colonna e firmamento della verità", come s. Paolo la chiama; alla quale quelli che aderiscono nel debito modo, possedono in una maniera del tutto compita la giustizia sì naturale, come soprannaturale, e la via di aumentarla del continuo in sè stessi.

L'inganno, perché di inganno e malafede si deve parlare, di Rosmini consiste nel non mettere in discussione la propria ideologia stragista e schiavista anteponendola come il fondamento di ogni civile confronto. O tu sei uno schiavista e un assassino ad imitazione dello schiavismo di Gesù e dell'assassino, il dio dei cristiani, oppure sei un povero demente che "vissuto nell'antico paganesimo...." non praticavi il genocidio e lo stragismo in nome del dio padrone cristiano.

Dall'alto del diritto di macellare i popoli, Rosmini eleva la sua nobile arte della diffamazione e dell'insulto che sfocerà nelle guerre di religione vestite da colonialismo e delle guerre di religione vestite con le camicie nere e le camicie grigie del "dio lo vuole". E' Rosmini, il filosofo della legittimazione del genocidio dei popoli, in nome di una supremazia morale del cristianesimo che porterà morte e distruzione diffamando e offendendo ogni individuo di religione diversa dalla sua.

Non esistono verità cristiane che non siano legate al genocidio e allo stupro di bambini, alla violenza sulle donne e alla violenza in famiglia. Alla violenza sugli emarginati, alla legittimazione del razzismo in nome del dio padrone.

Il sessualmente impotente Paolo di Tarso fa della propria impotenza sessuale il modello di riferimento della religione cristiana che aggredendo la sessualità umana costruirà una torma di persone psicologicamente instabili ma pronte a sottomettersi al dio padrone. Il modello di perversione proposto da Paolo di Tarso e la sua violenza contro una sessualità che sentiva estranea sarà uno dei fattori di distruzione dell'umanità. Solo in questi giorni, giugno 2013, la Corte Suprema USA, contro l'odio religioso con cui Paolo di Tarso ha seminato la storia con l'aiuto di filosofi criminali come Rosmini, decreterà il diritto ai matrimoni fra persone dello stesso sesso.

Contro Rosmini si leva la Costituzione della Repubblica Italiana, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'uomo, il trattato di Nizza e di Lisbona e la Costituzione Europea che, negando i valori di morte e di genocidio del cristianesimo, condanna l'odio religioso di Rosmini e le sue calunnie all'immondizia della storia.

Questa pseudo benevolenza del padrone che fa "path, path..." sulla testa dello schiavo al quale Rosmini volge la sua magnanimità è tanto più offensiva e criminale quanto i crimini fisici commessi dai cristiani sotto qualunque bandiera li hanno commessi.

Scrive Rosmini:

174. - Rimane a vedere, qual diritto abbia ciascuno di costoro di difendere colI'uso della forza la propria religione contro quelli che l'assalissero in qualsivoglia maniera, sia colla seduzione, sia colla violenza, nè egli scorgesse altro modo di schermirsi del pericolo prossimo, che egli stesso, ovvero i suoi figliuoli, o i suoi simili vengano pervertiti, e abbandonino la religione assalita.

Si suppone in tal caso, come dicevamo, che tutti questi veggano e cerchino nella propria religione quel bene realmente morale, che essa loro presenta: senza di che, non potrebbe intervenire il diritto personale di cui parliamo, che solo si riferisce ad un bene morale.

Si parte di più dal dato, che la religione della prima classe di persone accennate proponga all'uomo il bene morale in un modo più imperfetto della religione della seconda classe: che la religione della seconda classe proponga meno di bene morale all'uomo, che non la religione della terza classe; e che la religione di questa proponga pure meno di bene morale, che non faccia la religione della quarta classe; e che quest'ultima religione finalmente contenga la pienezza della verità e del bene morale sì naturale, come soprannaturale. Di che avviene del pari che si ammetta per dato, che il quarto degli stati religiosi indicati contenga tutto il bene morale del terzo, il terzo tutto il bene morale del secondo, e il secondo tutto il bene morale del primo; e ciascuno lo contenga con vantaggio.

La violenza criminale di Rosmini consiste nel negare ad ogni uomo il diritto a difendere sé stesso, in quanto sé stesso, e a far dipendere una sorta di difesa di sé stessi dall'adesione ad un apparato religioso o morale voluto ed imposto da Rosmini.

Non è importante se quell'uomo, qualsiasi uomo o donna, percependo un pericolo dall'aggressione criminale del cristianesimo che intende appropriarsi della loro vita si vogliono o non si vogliono difendere. Per Rosmini, solo il cristiano ha il diritto di aggredire e di uccidere in nome della propria religione e della propria morale: gli altri sono inferiori. Bestie che si devono sottomettere al suo dio assassino e alla sua morale di morte e che, pertanto, secondo Rosmini, non si devono difendere dalle aggressioni.

Questo è il colonialismo e la criminalità dei missionari cristiani, il loro trafficare in schiavi, il loro imporre costumi che non appartenevano a quei popoli. Il loro odio per la vita e per la libertà dell'uomo che volevano e dovevano soffocare in nome del loro dio assassino e che Rosmini si preoccupa di dire, a quei popoli e a quegli uomini, che non devono difendersi dall'aggressione di eserciti sanguinari cristiani.

I cristiani non hanno nessun bene morale da proporre agli uomini, solo la violenza criminale del loro dio assassino che si compiace a sterminare i bambini egiziani solo per esaltare il suo delirio di terrore ( Esodo 11, 4-10) allo stesso modo con cui i missionari cristiani hanno sterminato (e sterminano) e ridotto alla miseria i bambini Africani e Americo Latini. Hanno sterminato i popoli europei per imporre il terrore cristiano e hanno sterminato i popoli africani perché avevano il solo torto di vivere la loro vita e la loro cultura.

Rosmini è solo un feroce assassino che maschera il sangue che gronda dai suoi denti da vampiro con una logica formale che il terrore della chiesa cattolica vuol far passare come un diritto giuridico allo sterminio e che filosofi pavidi e criminali non hanno mai avuto il coraggio di affermare il diritto sociale contro l'odio del dio padrone dei Rosmini.

Oggi la nostra Costituzione recita, contro l'odio assolutista di Rosmini:

"Tutti hanno diritto a professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitare in privato e in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume".

Il cristianesimo, religione crudele, inumana e vigliacca nelle azioni e nelle intenzioni di un dio criminale, non ha nessun diritto nella società civile in quanto è priva di tutti quei valori che la DEMOCRAZIA considera come socialmente necessari. Il cristianesimo, la monarchia assoluta e la dittatura assoluta di un dio sanguinario, viene esaltato da Rosmini per difendere un diritto al genocidio che le società europee oggi chiamano: delitti contro l'umanità.

Scrive Rosmini:

175. - Ammesse queste condizioni del caso, le quali riescono in- controvertibili, almeno per una ragguardevole parte dell'umanità, per tutti quelli, voglio dire, che professano il cattolicismo, e considerata la cosa semplicemente, si presentano tantosto alla mente come apparentemente vere le seguenti proposizioni:

Prima proposizione. - Se una persona, o più, di qualsiasi di queste quattro classi, vedessero pericolare la propria religione o quella de' loro correligionarj, per attentato di una o più persone che vuole o vogliono spogliarle della propria religione e sostituire alla medesima un'altra pretesa religione immorale, o l'ateismo, nè avessero altra via di difendere il loro diritto; esse potrebbero difendersene con una guerra religiosa giusta.

176. - Seconda proposizione. - Se la prima classe vedesse peri- colare la propria religione, o quella de' suoi correligionarj, per attentato di una o più persone tendenti a spogliarla della sua religione, per sostituire alla medesima una religione che conserva tutto il bene morale della sua, ma che è ancora più morale e perfetta, come si avvererebbe nel caso che si trattasse di sostituire alla prima la seconda, o la terza, o la quarta delle accennate religioni; in tal caso, non essendo messo in pericolo da tale attentato il bene morale, anzi conservato, rassicurato ed ampliato, non potrebbe mai dirsi, che il diritto personale puro autorizzasse quella classe di persone a difendere la propria religione colla forza; che anzi il dovere morale la obbligherebbe prima di tutto a prendere esatta cognizione della nuova religione che le si presenta, e, trovatala moralmente migliore, ad abbracciarla come un beneficio arrecatole.

177. - Terza proposizione. - Per la ragione stessa, se la seconda classe de' religionarj da noi descritti vedesse sì in pericolo la propria religione, ma mediante un attentato che cerca di sostituire ad essa la terza o la quarta moralmente migliori, essa farebbe una guerra ingiusta, se prendesse a difendere la propria.

178. - Quarta proposizione. - Sarebbe parimente ingiusta la guerra religiosa, se la terza classe prendesse a difendere la propria religione contro l'attentato che venisse fatto di sostituire ad essa la quarta.

179. - Quinta proposizione. - Viceversa, con una guerra religiosa giusta si difenderebbe la quarta religione contro le tre altre precedenti, la terza contro le due altre, la seconda contro la prima; perocchè in tali guerre si difenderebbe veramente un bene morale, personale, infinito.

Le giustificazioni alla guerra di religione, allo sterminio, al genocidio, alla violenza sessuale per imporre la fede cattolica è in Rosmini un'offesa all'umanità.

Quali religioni nella storia hanno messo in atto guerre di religioni dirette o indirette per imporre la fede nel loro dio?

Prima di tutto gli ebrei che hanno sterminato i sacerdoti di Baal e sterminato gli abitanti delle città che non adoravano il loro dio (Deuteronomio 7, 1-6). Di tanto si fa vanto il criminale dio degli ebrei nella bibbia e quel modello, fatto di sterminio e genocidio, è il modello che gli ebrei hanno praticato, quando ne hanno avuto possibilità, nel corso della storia. Se è vero che il delirio allo sterminio descritto nella bibbia era più un desiderio che non una realtà attuata, è altrettanto vero che lo sterminio degli abitanti di Cirene e Salamina, fatto da ebrei e cristiani nel I sec. d.c. rimane l'attuazione delle direttive del dio padrone della bibbia.

In secondo luogo arrivano i cristiani che impongono la sottomissione mediante la strage e la violenza fin dai primi tempi. Solo con le leggi inumane di Teodosio e altri, i cristiani impongono la loro fede assolutista distruggendo le antiche civiltà e costruendo povertà, miseria e degrado morale.

A questa violenza rispondono i musulmani, altri cristiani con un nome diverso, tutti figli del criminale Abramo pronto ad ammazzare suo figlio per ingraziarsi il suo dio padrone, che costruiscono quella condizione di violenza in conflitto permanente con i cristiani che serve, agli uni e agli altri, per impedire ogni altra forma religiosa capace di costruire libertà e giustizia nelle società umane.

Poi ci sono i buddhisti tibetani che massacrano quelli di una diversa religione per avere il dominio sul Tibet e trasformare la popolazione in schiavi.

La religione depravata dei cristiani ha distrutto tutta la bellezza religiosa delle civiltà antiche. Ha distrutto la giustizia. Ha costruito duemila anni di paura e di terrore fra gli uomini.

Quale sarebbe la guerra giusta?

Quella messa in atto durante la Rivoluzione Francese che tagliò la testa al dio padrone cristiano nelle vesti del re. Quella degli uomini che vollero liberarsi dal giogo cristiano. Quella che portò alla nascita della Dichiarazione universale dei Diritti dell'Uomo contro il dio padrone cristiano e il criminale Gesù. Quella che portò alla nascita della Costituzione italiana che, limitando l'assolutismo del dio padrone cristiano, recita:

"Tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge" art.8 comma 1

In ambito religioso non esiste una guerra "giusta". La guerra è sempre un atto di prevaricazione messo in atto dal dio padrone cristiano per imporre la patologia psichiatrica che i cristiani chiamano fede. La "guerra" contro il cristianesimo non può essere fatta in armi, ma con le idee anche se gli Stati preferiscono armare i cristiani per imporre che le idee di diverse religioni possano costringerli a modificare i loro assetti istituzionali.

Scrive Rosmini:

180. - Le quali proposizioni io dissi apparentemente vere; ma sono elle anche vere in fatto? Questo non si può decidere, se non dopo udite le obbiezioni degli avversarj: le quali vogliamo noi ora pesare con diligenza ed imparzialità.

Io sono colui che fa le obiezioni alle farneticazioni di Rosmini.

Fintanto che Rosmini e i suoi accoliti criminali continuano a minacciare di morte coloro che manifestano idee diverse dal cattolicesimo (vedi il cattolicesimo come religione di Stato che usa polizia e carabinieri contro i cittadini di diverso orientamento religioso), il loro dio è un assassino che deve rispondere di delitti contro l'umanità.

Io faccio le obiezioni all'immoralità e all'attività criminale dei cristiani.

Obiezioni che vengono fatte dall'infanzia violentata, dalle donne senza diritti, da minoranze derise e schiacciate da un razzismo che offende i sentimenti umani, dalla povertà costruita dai cristiani che sottraggono risorse alla società civile per finanziare organizzazioni di odio e di violenza che promettono miracoli ingannando i cittadini.

Tutto ciò che segue è inumano perché contiene presupposti inumani che tentano di giustificare un assolutismo che oggi la società civile ha espulso dal consesso sociale. Eppure, filosofi e teologi che non conoscono la teologia, continuano ad usare le idee criminali con cui Rosmini giustifica i genocidi nella storia come se le parole di Rosmini non grondassero il sangue di milioni di morti in nome del dio assassino di ebrei, cristiani e musulmani.

Ha ben ragione la nostra Costituzione ad obbiettare contro le idee da guerrafondaio di Rosmini:

"Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto di una associazione o istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività." art. 20

NOTA: Le citazioni di Rosmini sono tratte da "Filosofia del diritto" Vol 1 a cura di Rinaldo Orecchia Edizioni CEDAM Padova 1967

Tratto da:

Antonio Rosmini "Filosofia del diritto" Vol 1 a cura di Rinaldo Orecchia Edizioni CEDAM Padova 1967 pag. 219-223

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Marghera, 30 giugno 2013

Claudio Simeoni

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Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

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La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.