Johann Gottlieb Fichte (1762 - 1814)

L'idealismo etico (7^ parte)

Riflessioni sulle idee di Fichte.

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185778 per chi vuole ordinare il libro

Indice Teoria della Filosofia Aperta

La filosofia della Religione Pagana.

Scrive il Bignami di filosofia (ed.1984):

1) L'io si delimita ponendo il non io , per realizzare se stesso, e per realizzarsi come attività morale. Infatti lo sforzo continuo dell'io per superare il limite posto dal non io ha un carattere spiccatamente pratico. "Nell'incessante superamento del limite, l'io conquista la propria libertà"

2) L'io "è in modo assoluto, autonomo, immediato, la causa di se stesso. Originariamente, cioè senza il proprio operare, esso non è assolutamente nulla,: ciò che esso deve diventare, deve farselo esso stesso, con la propria attività". E l'attività diventa possibile solo nel momento in cui "ad essa viene contrapposto un ostacolo", che è il non io, la materia.

3) L'attività morale è, dunque, l'azione del soggetto sull'oggetto, e il mondo sensibile non è che lo strumento per l'inesplicarsi di essa.

4) Il fine dell'attività è l'affermarsi all'infinito delle libertà spirituale che, del resto, non potrà mai essere pienamente conseguita, in quanto il superamento dell'ostacolo non potrà mai essere compiutamente realizzato.

5) Lo sforzo incessante all'azione costituisce dunque la ragione ultima dell'io, sulla quale si fonda lo stesso conoscere: "il principio della moralità è il pensiero necessario dell'intelligenza"; il dovere è determinante per lo sviluppo dell'io.

6) Ne consegue che la legge morale consiste nell'agire "con meditazione e coscienza, non ciecamente e secondo meri impulsi", e mai contro la propria convinzione, cioè: "agisci sempre secondo la miglior condizione del tuo dovere; ovvero: agisci secondo la tua coscienza".

L'enunciato secondo cui l'incessante sforzo di migliorare e superare se tessi porta alla conquista della propria libertà è da sottoscrivere in toto. L'Essere sviluppa se stesso forzando i limiti entro i quali si condiziona il suo sviluppo. E' da sottolineare come la libertà non è un ente astratto, ma è il superamento del limite stesso in qualunque cosa questo limite è posto. Libertà è l'idealità cui il soggetto tende nella relazione fra sé e il mondo circostante, fra l'io e il non-io.

La libertà deve essere sempre presente nel fare dell'Essere della Natura e deve essere sempre l'obiettivo cui l'essere tende attraverso la sua azione. D'altro canto, la libertà non è un concetto astratto, ma rappresenta la rimozione degli ostacoli alla veicolazione dell proprie pulsioni emotive del soggetto al fine di costruire il proprio Potere di Essere: il proprio presentarsi nel mondo. Dunque, costruire libertà, ma libertà ora, adesso, per veicolare i bisogni soggettivi, ora!

Senza l’azione liberatrice messa in atto dal soggetto desiderante, l'io non progredisce. Non costruisce Coscienza, non dilata se stesso nell'oggettività. Dire che senza l’azione l'io è nulla è eccessivo, ma senza la trasformazione di sé e senza le relazioni con l'oggettività l'io si annulla in sé stesso. La dilatazione dell'io nell'oggettività si ha esclusivamente attraverso la relazione fra l'io e l'oggettività stessa. Il rinchiudersi su sé stesso dell'io; l'implosione delle proprie emozioni circoscritte in una morale che impone dovere, la rinuncia ad esercitare le proprie determinazioni nell'oggettività, porta all'annullamento dell'io stesso.

La sottomissione dell'io agli imperativi di io diversi da sé sono all'origine della negazione della necessità di sviluppo del sapere e della conoscenza. Sono le condizioni che portano all'annullamento dell'io finito.

Non è detto che l'attività sia tale solo nella misura in cui ad essa venga contrapposto un ostacolo. Non è detto che lo sviluppo dell'io venga determinato quando qualcuno o qualcosa intende bloccare lo sviluppo dell'io stesso. L'io si espande con i mezzi e le determinazioni proprie della relazione da lui instaurata col mondo circostante. Se la visione viene limitata all’azione degli Esseri Umani, in questo fare e nell'epoca moderna, appare abbastanza evidente come l'ostacolo e il superamento dello stesso porti effettivamente alla dilatazione dell'io in quanto la rimozione dell'ostacolo implica la concentrazione da parte dell'Essere di tutta la sua volontà e il suo volere per raggiungere l’obiettivo rimuovendo l'ostacolo stesso. L'io si compatta nell'azione, si modifica e si rafforza. Ma non esiste soltanto il sistema degli Esseri Umani nella relazione col mondo circostante. Tutti gli Esseri della Natura e i Pianeti stessi si relazionano in maniera diversa anche se la ricerca del soddisfacimento delle necessità può essere interpretata come un ostacolo in quanto le necessità non sono soddisfatte, dunque necessita la rimozione di un ostacolo onde giungere alla loro soddisfazione. E' necessario stabilire l'intendimento col termine ostacolo: esistono ostacoli come prodotto della volontà e determinazioni ed esistono ostacoli come costruzione in sé dell'oggettività e della relazione con essa. Forse meglio sospendere il giudizio, anche se l'affermazione secondo cui lo sviluppo dell'io necessita di ostacoli può suonare a giustificazione di chi pone ostacoli onde "aiutarti" a sviluppare l'io.

Inoltre, la materia non è un ostacolo, è un essere attraverso il quale fondiamo il nostro divenire di Esseri Umani. Soltanto la fantasia può portare alla concezione della superiorità del pensato della ragione sulla materia dal momento che è una struttura di materia (materia è energia al di là di come la percepiamo o di come è organizzata) che manifesta il pensiero e che solo un’immaginazione patologicamente malata può concepire un pensiero indipendente da un corpo.

Definiamo pure, l'attività del soggetto sull'oggetto, attività morale, ma come definiamo l'attività dell'oggetto sul soggetto? Per antonomasia chiunque esercita l'azione è soggetto e chi subisce l'azione è oggetto, in realtà ogni volta che un soggetto esegue un'azione sull'oggetto questo a sua volta agisce modificando sé stesso e il soggetto che agisce. Se noi focalizziamo l'attenzione sull'attività del soggetto perdiamo di vista la relazione. Non esiste un'azione fatta da un soggetto che al soggetto non ritorni come azione atta ad incidere sul soggetto stesso.

Vogliamo definire tutto questo col termine morale?

Il termine morale è un termine che definisce e ordina norme e leggi attraverso le quali il soggetto si relaziona con l'oggetto. La morale è un codice comportamentale e, come tutti i codici comportamentali, è controlla e limita l’azione del soggetto in relazione con l'oggetto in quanto questo fare non è stabilito dal soggetto all'impostarsi della relazione, ma è codificato ed imposto da un Comando Sociale che predetermina la relazione fra il soggetto e l'oggetto. Oltrettutto, essendo il Comando Sociale composto da individui ciechi i cui bisogni e necessità interferiscono con quelle del soggetto, non tengono in alcun conto della reazione subita dal soggetto da parte dell'oggetto. Non ha valenza giuridica!

La relazione è dunque deformata da un comportamento predeterminato chiamato “morale”.

Proviamo a gettare a mare il codice e affermiamo come: ogni relazione fra il soggetto e l'oggetto è, comunque, un'azione morale.

Perché il mondo sensibile è lo strumento attraverso il quale il soggetto agisce sull'oggetto e non è azione morale, quella dell'oggetto mentre agisce sul soggetto?

La non azione dell'oggetto, il concetto della sua assoluta passività è uno dei concetti attraverso il quale il Comando Sociale, identificandosi con il soggetto diventa amorale nella sua azione nei confronti dell’oggetto che è tenuto a conformarsi, accettandola, l’azione del Comando Sociale. Compreso il diluvio universale che l’oggetto dell’azione del soggetto “dio padrone” non può imputare come un delitto contro l’umanità: deve subire e adeguarsi. Il concetto di azione morale non può essere relativa all'attività attraverso la quale il soggetto agisce sull'oggetto; ma deve essere relativa anche sia alla relazione fra soggetto ed oggetto, in quanto l'oggetto ritorce al soggetto il valore della propria azione, sia come azione in sé, sia come reazione all'azione del soggetto che all'azione dell'oggettività sul soggetto.

La struttura morale non può usare metri di misura differenti fra l'io infinito e l'io finito. Non può usare misure differenti fra oggettività ed io. Questa obiezione, nella storia, sfocerà nell’articolo 3 della Costituzione Italiana secondo cui tutti sono uguali davanti alla legge: gli uomini sono parimenti responsabili come il dio dei cristiani dei propri atti! L’uguaglianza davanti alla legge è con il dio padrone.

Usare sistemi e metodi differenti nella struttura del sistema morale equivale ad impedire al soggetto l'azione mediante la quale soddisfare i propri bisogni all'interno dell'oggettività consentendo però a questa di condizionargli e violentargli le proprie necessità.

Il fine dell'attività dell'io è l'affermarsi all'infinito del proprio essere come io e la propria dilatazione all'interno dell'oggettività in cui vive. Il concetto di libertà non si può legare alla libertà spirituale. Questo legame è un ripiego. Quando l'Essere è circoscritto in condizioni di esistenza ai limiti della sopravvivenza, l'unica libertà che gli rimane da preservare è la libertà del proprio spirito e del proprio pensiero. La resistenza, come arroccamento della libertà, è l'ultima sua possibilità prima della capitolazione davanti all'oggettività costrittiva. Esaltare quest'aspetto della libertà equivale a non comprendere come la libertà sia l'assoluto dell'esistenza, la condizione sine qua non per la quale l'Essere esiste nell'oggettività. Dal momento che Libertà è l'essenza dell'azione dell'Essere, ogni azione fatta dall'essere, per lo sviluppo del proprio io, deve tendere alla libertà dell'Essere stesso nell'oggettività in cui questo vive.

La realizzazione conseguita dall'io non è la libertà assoluta, ma la sua dilatazione, il suo sviluppo nell'oggettività attraverso l'esercizio della libertà. Ciò ne consegue che non riuscirà mai a superare l'ultimo ostacolo per giungere alla libertà in quanto l'ultimo ostacolo non esiste. Attraverso il superamento degli ostacoli, sfida dopo sfida, l'Essere Umano giunge a diventare universo. Non è la ricerca della libertà nel contingente, l'obiettivo finale dell'Essere, ma attraverso la libertà nell’attimo presente alimenta la sua trasformazione in universo: Libertà Assoluta. La rinuncia della ricerca di Libertà è la rinuncia a continuare il proprio sviluppo nell'oggettività, la rinuncia a diventare uno con l'Universo. L'ultimo ostacolo alla libertà può essere inteso come morte del corpo fisico e morte del corpo luminoso in incubazione: come rinuncia. Una volta che si spegne l'ultimo pensiero, l’essere che ha rinunciato alla propria libertà per una qualche forma di dipendenza e sottomissione (sottomissione ad una verità), l'essere della natura cessa di esistere; dunque è libero nell'assoluto nulla di un inesistente divenire. Annulla la propria esistenza nel nirvana dei buddhisti sacrificato sull’altare come un Isacco dal padre Abramo.

Lo sforzo incessante dell'Essere della natura costituisce dunque la garanzia per lo sviluppo di se stesso nell'oggettività. Sfida dopo sfida, l'Essere della natura diventa uno con l'universo. Perché mettere l'accento ancora una volta sulla moralità? Perché legare la moralità all'intelligenza?

Perché l'azione del soggetto sull'oggettività è un atto morale. Ma Fichte esclude o non accenna che anche la reazione dell'oggettività sulla soggettività è un atto morale e ignora anche come l'azione dell'oggettività stessa sia in sé un atto morale. Ma, si contesta, ogni ente diventa soggetto nella misura in cui agisce. Certamente, ma la panoramica dalla quale osserviamo lo svolgersi dell'azione non varia passando da soggetto a soggetto, ma si dirama dal soggetto all'oggettività e mai viceversa. L'identificazione del pensatore con l'oggettività lo assolve da colpe morali egli, in quanto oggetto, non è responsabile di nessuna azione, l'azione viene fatta dal soggetto dunque, la morale come codificazione del comportamento va imposta al soggetto non all'oggettività in cui questo vive. Dunque, se il soggetto è intelligente deve attenersi alla morale imposta e non deve deviarne il corso. Legare il termine morale al termine intelligenza implica cercare un avvallo da parte di leggi naturali all'impostura morale.

Il passo successivo sembra quasi naturale: imposizione del DOVERE.

Eccolo il dovere pronto a saltar fuori da un costrutto filosofico. Non si è detto che la ricerca di Libertà è l'elemento attraverso il quale l'Essere espande se stesso nell'oggettività? Ebbene il dovere è la negazione di Libertà. E' la rinuncia a Libertà e alla dilatazione di se stessi nell'esistente.

Quali sono le leggi morali attraverso le quali imporre il dovere? C'è una sola forma di dovere che ha un fondamento nello sviluppo dell'Essere ed è l'autodisciplina intesa come capacità dell'Essere di compattare se stesso onde affrontare l'oggettività. Il dovere del soggetto di alimentare la propria libertà. Sottrarre la propria azione da ogni imposizione esterna al soggetto stesso.

Questo dover essere non ha nulla a che vedere col concetto di dovere. Come il concetto di morale, il concetto di dovere va riferito ad un qualche cosa esterno all'essere della natura e all'essere della natura, imposto. Il concetto stesso va respinto. L'azione del soggetto in funzione della propria struttura di pensiero non ha nulla a che vedere col concetto di dovere. Ha piuttosto a che vedere col concetto di piacere. Una morale che nega il piacere non è una morale funzionale allo sviluppo della vita. E’ piuttosto una morale funzionale alla costruzione di campi circondati dal filo spinato entro i quali chiudere le scelte dell’individuo. L'identità fra pensiero e azione permette al soggetto di non disperdere energie nella relazione con l'oggettività, non costituisce una condizione morale riprovevole. La condizione attraverso la quale l'oggettività, agendo sul soggetto, condiziona questi ad agire in funzione di intenti ed obbiettivi elementi propri dell'oggettività è attività altamente morale nel senso più spregevole che questo termine assume. La richiesta del Comando Sociale attraverso la quale questi impone il dovere agli Esseri del Sistema Sociale appare azione tanto più aberrante quanto più depravati sono gli Esseri Umani componenti o che fanno funzionare il Comando Sociale stesso. La richiesta di morale e di dovere è una proiezione di Esseri che, avendo rinunciato a sviluppare il proprio Potere di Essere, non rimane altro che la soddisfazione dei propri bisogni mediante il possesso di schiavi. Schiavi ai quali impongono la propria morale e il proprio dovere nei confronti di se stessi. La disciplina nei confronti di se stessi. L'abnegazione, nei confronti di se stessi. Facendo questo costruiscono sistemi filosofici attraverso i quali dimostrare, in modo assolutamente illogico, come l'ossequio alla morale e al dovere imposto sia atto altamente lodabile ed economicamente conveniente. Facendo questo tentano di strappare dagli Esseri Umani il loro anelito verso l'infinito dei mutamenti impedendo loro di aspirare a diventare eterni. Facendo questo tentano di strappare agli Esseri Umani la tensione verso la Libertà con la quale sviluppare il proprio Potere di Essere.

Il dovere non è determinante per lo sviluppo dell'io, il dovere è condizione attraverso la quale lo sviluppo dell'io può essere bloccato nel suo sviluppo soddisfacendo bisogni estranei all'io stesso.

Data la rinuncia a definire morale l'azione dell'oggetto sul soggetto ci si trova davanti un soggetto sul quale l'oggettività ha lavorato a lungo per adattarlo a se stessa. A questo soggetto si dice che la legge morale consiste nell'agire con meditazione e coscienza e non ciecamente e secondo meri impulsi.

Dove per anni ha agito l'oggettività? Sulla capacità meditativa del soggetto (e sugli elementi attraverso i quali il soggetto medita) e strutturando la coscienza del soggetto. Cosa dice Fichte? "agisci in conformità all'oggettività che ti ha forgiato". Non sta forse negando la ricerca della libertà del soggetto? Non sta forse negando la possibilità di sviluppo della libertà dell'io? La libertà dell'io consiste proprio nel rimuovere l'azione dell'oggettività nella strutturazione della propria moralità e della propria coscienza non nell'agire in conformità ad essa.

Cosi è esecrabile per Fichte? L'agire secondo "meri impulsi".

Nei "meri impulsi" l'oggettività non ha potuto nulla; non è riuscita a strutturarli in funzione di essa dunque, l'azione attraverso i "meri impulsi", è un atto di libertà. Probabilmente non è conveniente al soggetto l'azione in tal senso in quanto l'oggettività non si limita a condizionare il soggetto nelle sue scelte e nella sua attività, ma è pronta ad annientare il soggetto qualora questi non agisca in conformità al condizionamento ricevuto.

Le convinzioni nel soggetto sono una mediazione da questi fatta fra quanto di sé si è conservato come scelta nelle condizioni e quanto l'oggettività lo ha costretto a fagocitare sottomettendosi. Dopo di che, l'oggettività impone il dovere. Il dovere non è più imposto al soggetto, ma fatto proprio da questi che deve a sua volta imporlo agendo in conformità ad esso. L'oggettività ha strutturato la Coscienza del soggetto costui fa propria quella strutturazione ed agisce in conformità ad essa imponendola ad altri soggetti. E' ridicolo! E’ folle! Eppure E’!

Prima si dice che per sviluppare l'io è necessario forzare i limiti della ragione e poi si chiede all'Essere di agire in conformità alla propria ragione. Prima si chiede all'Essere di essere temerario nei confronti dell'oggettività superando gli ostacoli frapposti dal non io e poi gli si chiede l'azione morale nei confronti del non io. Per essere eterno un essere deve agire per la libertà e la libertà non può essere assoggettata al volere dell'oggettività. L'abbattimento delle condizioni poste dall'oggettività sull'essere spesso implica azioni assai "riprovevoli", ma queste azioni non possono essere addebitate all'essere che ricerca la propria libertà del fare per la costruzione del proprio Potere di Essere, ma devono essere imputate all'oggettività. Infatti, le azioni del soggetto nella ricerca di libertà sono risposte alla negazione della libertà messa in essere dal mondo, l’ambiente, in cui vive. Le azioni con cui il soggetto cerca la libertà del proprio fare, sono reazioni nei confronti della pratica di condizionamento fatta dall'oggettività nei confronti dell'essere e del tentativo del comando sociale di costruirgli addosso una morale e una coscienza funzionale alla soddisfazione dei propri bisogni a discapito di quelli dell'individuo.

Vivere dunque sviluppando la libertà del fare per la costruzione del proprio Potere di Essere non è esattamente quello a cui Fichte pensava.

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Nel 1995 (mese più, mese meno) mi sono posto questa domanda: se io dovessi confrontarmi con i filosofi e il pensiero degli ultimi secoli, quali obiezioni e quali argomenti porterei? Parlare dei filosofi degli ultimi secoli, significa prendere una mole di materiale immenso. Allora ho pensato: "Potrei prendere la sintesi delle loro principali idee, per come hanno argomentato e argomentare su come io mi porrei davanti a quelle idee." Presi il Bignami di filosofia per licei classici, il terzo volume, e mi passai filosofo per filosofo e idea per idea. Non è certo un lavoro accademico né ha pretese di confutazione filosofica, però mi ha permesso di sciacquare molte idee generate dalla percezione alterata nel fiume del pensiero umano.

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Marghera, 26 aprile 2012

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell’Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.