Ratzinger e Bergoglio mediatori del volere di Jahve

Enciclica Lumen Fidei
dodicesima parte

Joseph Ratzinger (Benedetto XVI) (1927 - -)

Mario Bergoglio (Francesco) (1936 - -)

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185815

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Enciclica Lumen Fidei dodicesima parte

I Mediatori come padroni della parola di Jahve

Nel quattordicesimo paragrafo Ratzinger e Bergoglio devono legittimare il loro status di padroni delle persone trasformate in oggetti di loro proprietà. Devono legittimare il loro ruolo di tramite fra il loro dio padrone e le pecore del loro gregge.

Ratzinger e Bergoglio prendono questo modello di dominio dalla bibbia di ebrei e cristiani. Una bibbia che descrive perfettamente l'incitamento alla sudditanza e l'odio per gli uomini che non si mettono in ginocchio. Ratzinger e Bergoglio, pronti a mettersi in ginocchio e supplicare il loro dio padrone, costringono le persone in ginocchio a supplicare loro che si identificano nel dio padrone.

Questo comportamento è proprio dell'azione di Mosè. Questo personaggio, inventato dai profeti ebrei deportati a Babilonia, diventa il modello comportamentale ideologico per ogni padrone che trasforma le persone in bestiame ubbidiente. Possiamo dire, senza tema di smentita, che il modello di padrone assoluto come noi oggi lo pensiamo, è quello rappresentato da Mosè descritto nella bibbia di ebrei e cristiani.

Scrivono Ratzinger e Bergoglio:

14. Nella fede di Israele emerge anche la figura di Mosè, il mediatore. Il popolo non può vedere il volto di Dio; è Mosè a parlare con YHWH sulla montagna e a riferire a tutti il volere del Signore. Con questa presenza del mediatore, Israele ha imparato a camminare unito.

Ciò che Ratzinger e Bergoglio invocano a fondamento della loro fede è l'esaltazione del padrone, del dio padrone, del capo in contatto col dio padrone, dell'imperatore, del re, che guida le persone ridotte a bestiame e private della loro capacità di critica nei confronti del loro padrone, re, imperatore, dio padrone o con quant'altro Ratzinger e Bergoglio intendono identificarsi.

Il dio padrone non esiste. Ratzinger e Bergoglio ne sono consapevoli. Nessuno deve poter verificare la sua inesistenza. La truffa del soggetto, identificato come Mosè, non deve essere verificata. Se non fosse una truffa, che senso ha impedirne la verifica?

Non si tratta di un "mediatore" come falsamente si ostinano ad affermare Ratzinger e Bergoglio, ma di un TRUFFATORE. Un truffatore la cui truffa non deve essere svelata perché, se ciò fosse, perderebbe il controllo sulle persone che in quel momento sta truffando.

Con questo ruolo di truffatore egli può affermare di essere un truffatore per volontà del suo dio padrone e di agire, fra il bestiame che chiama "popolo d dio", nelle vesti dell'unto del padrone. Cosa che fanno sia Ratzinger che Bergoglio in quanto unti dal loro padrone impongono, con la violenza, la sottomissione alle proprie pecore che non si devono permettere di verificare il loro inganno.

La mediazione diventa atto con cui legittimare e giustificare la truffa.

Con lo stesso dispendio di energia il dio padrone, yhwh, avrebbe potuto presentarsi sia a Mosè che a tutto il "popolo" di Mosè. Se la frase citata da Ratzinger e Bergoglio, anziché essere una mera frase strumentale con cui un padrone criminale e violento come Yhwh intendeva macellare persone indifese, fosse stata una frase reale, il dio padrone degli ebrei Yhwh, come ha agito con Mosè, così avrebbe agito con ogni singolo individuo del popolo che lui definisce "figlio primogenito".

Afferma il dio padrone degli ebrei in Esodo 4, 22:

"Dirai a Faraone: - così ha parlato yhwh: Israele è il mio figlio primogenito. - Io ti dico: - lascia andare mio figlio, affinché mi possa rendere un culto. Se tu rifiuti di lasciarlo andare, io ucciderò il tuo figlio primogenito.-"

Esodo 4, 22-23

La storia dell'Esodo ci racconta come il sanguinario dio padrone degli ebrei abbia impedito la partenza degli ebrei dall'Egitto proprio per divertirsi a macellare i bambini egiziani e questo divertimento nel macellare i bambini egiziani è quel divertimento che Ratzinger e Bergoglio rivendicano per sé stessi.

Mosè è colui che si diverte ad ammazzare le persone facendo coincidere il suo divertimento nel far ammazzare le persone col divertimento del suo dio padrone a far ammazzare le persone.

Se altre persone del popolo ebreo avessero avuto accesso alla relazione col dio padrone, la parola maligna e criminale di Mosè avrebbe potuto essere discussa da altre persone che, magari interpretando gli ordini in maniera diversa, non fossero stati altrettanto sanguinari e desiderosi di morte e di omicidio. Un uomo solo al comando affinché nessuno contesti il suo diritto a macellare altre persone.

Questa è la violenza che Rousseau contesta agli assassini cristiani in nome del loro dio padrone. Dice in sostanza Rousseau, io voglio parlare col vostro dio e voglio sapere se il vostro dio ha farneticato quanto voi andate in giro ad affermare che lui ha farneticato. Voi, afferma Rousseau, praticate l'assassinio e il genocidio in nome del vostro dio padrone. Affermate che il vostro dio padrone ha affermato quanto voi andate dicendo che abbia affermato, ma io sono perplesso. Sono perplesso, sostiene Rousseau, che voi giustifichiate le morti e il genocidio da voi fatti come espressione della volontà del vostro dio padrone. Or dunque, le cose sono due: o voi praticate il genocidio e gli assassinii e ne attribuite l'ordine al vostro dio padrone per sottrarvi da giudizio, o il vostro dio padrone è un criminale: voglio parlarci e verificare. In ogni caso, quello che fate in nome del vostro dio padrone, è un'attività criminale e in quanto tale va condannata. Va condannata nelle vostre azioni e va condannata in quanto voi l'attribuite al vostro dio padrone. Di conseguenza, comunque stiano le cose, la condanna del vostro dio padrone è totale e senza appello.

Scrivono Ratzinger e Bergoglio:

L'atto di fede del singolo si inserisce in una comunità, nel "noi" comune del popolo che, nella fede, è come un solo uomo, "il mio figlio primogenito", come Dio chiamerà l'intero Israele (cfr Es 4,22). La mediazione non diventa qui un ostacolo, ma un'apertura: nell'incontro con gli altri lo sguardo si apre verso una verità più grande di noi stessi. J. J. Rousseau si lamentava di non poter vedere Dio personalmente: « Quanti uomini tra Dio e me! »; « è così semplice e naturale che Dio sia andato da Mosè per parlare a Jean-Jacques Rousseau? ».

Non esiste un "noi" fra chi ritiene e usa la violenza affinché la propria parola sia la volontà del dio padrone, come Ratzinger, Bergoglio o Mosè, e chi è costretto, sotto minaccia di morte, ad accettare tale parola altrimenti viene ammazzato. Non esiste un principio di uguaglianza manifestato da Ratzinger e Bergoglio, ma solo un principio d'inganno per privare le persone della loro capacità critica. Rousseau, come detto, non si lamentava di non poter vedere dio perché lui desiderava vedere dio, ma si lamentava di non poter verificare le affermazioni criminali e truffaldine di Mosè e dei rappresentati di dio che facevano del terrore e dell'omicidio manifestazione della volontà del dio padrone.

"Quanti uomini" che macellano altri uomini identificano il loro macellare con la volontà del dio padrone: possibile che a tale volontà io, dice Rousseau, non riesca ad accedere?"

C'è solo da ridere in faccia a chi, tentando di legittimare il genocidio in nome del proprio dio padrone e usa la violenza per impedire ogni forma di critica, tenta di spacciare, come fosse una dose di eroina, la convinzione che il padrone abbia indotto (parlato) Mosè al genocidio per convincere Rousseau del diritto a praticare il genocidio in nome del dio padrone: Ratzinger e Bergoglio sono consapevoli della violenza che manifestano con le loro affermazioni farneticanti, ma i sottomessi cristiani, costretti a rinunciare alla loro capacità di critica in una realtà che vivono passivamente sotto il giogo di Ratzinger e Bergoglio pensano che questa affermazione abbia qualche scopo diverso dal privare le persone della loro capacità critica. Naturalmente, il Ratzinger e il Bergoglio di quel tempo si sono guardati bene dall'andare da Rousseau a farneticare del loro diritto al genocidio in nome del loro dio padrone: cosa avrebbe detto loro Rousseau?

Di questo terrore truffaldino contro la capacità critica delle persone, si gloriano sua Ratzinger che Bergoglio. In questo modo nessuno può scoprire i loro inganni e la loro truffa e migliaia di servi correranno ad aiutarli perché pensano che nessuno li tratti da truffatori quali sono.

Scrivono Ratzinger e Bergoglio:

A partire da una concezione individualista e limitata della conoscenza non si può capire il senso della mediazione, questa capacità di partecipare alla visione dell'altro, sapere condiviso che è il sapere proprio dell'amore. La fede è un dono gratuito di Dio che chiede l'umiltà e il coraggio di fidarsi e affidarsi, per vedere il luminoso cammino dell'incontro tra Dio e gli uomini, la storia della salvezza.

La pienezza della fede cristiana

Solo le persone depersonalizzate e omologate nel gregge del dio padrone possono sottomettersi e credere che il truffatore non sia un truffatore, ma sia un mediatore fra loro, che vanno al macello della vita, e il loro dio padrone che le sta macellando. Si illudono di partecipare all'amore del loro padrone attraverso un mediatore, vero soggetto che elabora le strategie del massacro attribuendole ad un dio padrone inesistente. E' la stessa illusione che sfruttano Mosè, Ratzinger e Bergoglio.

La fede è il risultato della violenza dei cristiani. L'imposizione della cessazione da parte dei "fedeli" della capacità di critica al presente affinché il singolo fedele penda dalle labbra di Ratzinger e di Bergoglio che si ergono a padroni delle persone che, trasformate in pecore, percorrono il sentiero che le porta al macello della vita. Se non c'è cessazione della capacità di critica del presente da parte delle persone, Ratzinger e Bergoglio, come Gesù e Mosè prima di loro, non potevano macellare i popoli e nutrirsi della loro sottomissione. La fede ha la capacità di impedire la critica dell'individuo ad una verità rivelata. La fede costringe l'individuo all'omologazione nella sottomissione al padrone e il sentiero luminoso del dio padrone dei cristiani è il sentiero che porta il cristiano alla distruzione della sua esistenza. Il luminoso incontro del cristiano col suo dio padrone, è il trionfo del dio padrone sull'uomo. Il dio padrone dei cristiani si ciba dell'energia della sottomissione del cristiano e si compiace di avergli impedito di cogliere dall'albero della vita di mangiarne e di vivere in eterno diventando, egli stesso, un dio capace di sviluppare critica al dio padrone.

Mosè è il prototipo del re assoluto che tanto dolore seminerà nella storia. Sottomesso ad un ipotetico dio padrone yhwh, è irresponsabile davanti alle persone e macellaio delle stesse qualora queste seguano i loro sentimenti e le loro predilezioni. Questa figura di Mosè, costruita sulla leggenda del ben più nobile Sargon e collocata dagli ebrei in Egitto, è il modello del re assassino che il cristianesimo imporrà agli uomini fino alla Rivoluzione Francese.

A Ratzinger e Bergoglio interessa identificarsi col mediatore: essere essi stessi i rappresentanti del dio in terra e, come tali, oggetto della fede delle pecore che conducono al macello della vita.

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Marghera, 04 agosto 2013

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell’Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.