Ludwig Büchner - 1824- 1899

La dignità della materia
in Forza e Materia

Il materialismo positivista

Riflessioni sulle idee di Büchner.

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185808 per il cartaceo della filosofia aperta

Indice Teoria della Filosofia Aperta

La filosofia della Religione Pagana.

Forza e materia, studi popolari di filosofia e storia naturale 1855

I materialisti meccanicisti e la loro relazione con la vita.
Capitolo 5, Dignità della materia

Nell'ideologia del materialismo meccanicista, la materia é materia al di là che questa materia costituisca un nucleo consapevole che noi chiamiamo vita o che sia materia inconsapevole. La materia é materia.

I materialisti meccanicisti hanno indubbiamente timore di essere considerati collusi con gli idealisti qualora accettino di considerare la materia consapevole diversa dalla materia inconsapevole. Sarebbero chiamati a definire che cosa distingue i due stati della materia.

Avendo assunto la "forza" come definizione che caratterizza la materia, non sono in grado di distinguere le varie forze e le varie energie soggettive che si esprimono nella materia.

Gli Orfici avevano individuato Eros come forza intrinseca della materia. Al di là di che cosa pensavano di Eros le persone che lo hanno individuato, Eros riassume in sé un numero infinito di qualità espresse del desiderio soggettivo che si adattano sia alla materia intesa come corpi viventi, sia alla materia intesa come inanimata. Da come la materia esprime Eros primordiale emerso dall'uovo luminoso nell'immensa Nera Notte, io osservo la materia consapevole, i corpi e la materia che, rispetto a me, Essere della Natura, é inconsapevole.

Quando Büchner deve parlare del rispetto, non si riferisce al rispetto della materia, ma al rispetto del corpo vivente.

Scrive Büchner:

Disprezzare la materia; vilipendere il proprio corpo perciò ch'esso fa parte della materia; considerare la natura e il mondo, non altrimenti che la polvere che bisogna scuotere; mortificare e torturare il corpo, tali sono le aberrazioni a cui non si può pervenire che per la via dell'ignoranza e del fanatismo. Ma chi nei suoi studi ha seguito la materia nelle sue mille occulte vie; chi internò lo sguardo nella segreta officina ov'essa si agita e ferve inesauribile e proteiforme nelle opere sue; chi ha riconosciuto che la materia non é subordinata allo spirito, ma ch'essa é suo eguale; chi, infine sa ch'essi necessariamente si suppongono e che la materia é la base d'ogni forza spirituale d'ogni umana e terrestre grandezza, dividerà forse l'entusiasmo d'uno dei più distinti pensatori per questa materia altre volte tanto e si ingiustamente disprezzata. Chi degrada la materia, degrada sé stesso e tutta la creazione; chi maltratta il suo corpo, maltratta anche il suo spirito e si espone ad una perdita certa invece dell'imaginario acquisto ch'egli sperava per la sua anima. Spesso s'intende applicare con disprezzo il nome di materialisti a coloro che non dividono questo sdegno aristocratico per la materia, e si sforzano di scoprire in essa e per essa le forze e le leggi dell'esistenza; che hanno riconosciuto non essere lo spirito per sé stesso creatore del mondo, ed essere quindi impossibile di poterlo conoscere senza studiare la materia e le sue leggi. Questo nome, in tal senso applicato non é oggi che un titolo d'onore. Grazie ai materialisti ed ai naturalisti materialisti, il genere umano si é sempre più elevato per e sulla materia conosciuta e domata, si é sciolto dalle leggi della gravità; e noi oramai ci libriamo sulle ali del vento, sulla superficie della terra e comunichiamo fra noi colla stessa celerità del pensiero. In presenza di tali fatti il disprezzo é ridotto al silenzio, ed il tempo é passato in cui gli uomini preferivano, al mondo della realtà, quello veduto nello specchio illusorio dell'imaginazione. Nel medio evo, dei sedicenti servi di Dio erano giunti a mostrare un disprezzo sistematico per la materia, ed a mettere alla gogna il loro proprio corpo, questa nobile opera della natura. Si crocifiggevano gli uni, gli altri si martirizzavano, e truppe di flagellanti percorrevano a schiere le provincie, mostrando i loro corpi lacerati per le stesse proprie mani.

Pag. 75 – 77

Büchner spinge a rispettare la materia, ma di fatto sottomette il corpo alla materia in quanto la materia, di cui chiede il rispetto, é il corpo che ottiene rispetto in quanto materia, non in quanto corpo pensante e vivente.

Innanzi tutto vediamo di quale corpo parla. Büchner parla del proprio corpo.

Io, dice Büchner, rispetto il mio corpo perché la materia ha la stessa dignità dello spirito.

E' come se Büchner dicesse: io macello il tuo corpo perché il mio corpo ha la stessa dignità dello spirito.

In Büchner non c'é la dignità dell'uomo, ma c'é la dignità della materia intesa come "la mia materia" esattamente come nei cristiani c'é la dignità dello spirito inteso come "lo spirito che appartiene a dio".

Secondo Büchner, la materia ha la stessa dignità dello spirito, ma qual é la dignità dello spirito in relazione alla materia? Perché separare spirito e materia anziché togliere più semplicemente allo spirito la sua condizione di alienato rispetto alla materia e considerare le caratteristiche dello spirito come espressioni della materia vivente?

Non si tratta di preservare il mio corpo come struttura di materia, ma come strumento col quale vivo. Per una buona vita devo avere un corpo efficiente. Per una buona vita devo avere un corpo desiderante. Per una buona vita devo veicolare i miei desideri e le mie pulsioni nel mondo. Per una buona vita gli uomini e le donne che mi circondano devono avere un corpo efficiente. Per una buona vita gli uomini e le donne che mi circondano devono avere corpi desideranti. Per una buona vita gli uomini e le donne devono veicolare i loro bisogni, i loro desideri e le loro pulsioni nel mondo.

Se il mio corpo é l'unico oggetto di cui parlo, nulla vieta che tutti gli altri corpi possano essere distrutti in quanto la materia di cui sono fatti é eterna esattamente come l'anima dei cristiani.

La materia é la base di ogni umana e terrestre grandezza. Non la materia in sé, ma la materia vivente. O la mia attenzione viene spostata sulla vita o nulla vieta che bruci vivi gli uomini sia perché tanto la loro materia é eterna, sia perché tanto la loro forza é eterna, sia perché tanto la loro anima é eterna.

I servi di dio non hanno sviluppato un disprezzo sistematico per la materia, ma hanno dimostrato un disprezzo sistematico per la vita. Per i corpi desideranti. Per gli uomini e le donne che abitano il mondo. Questi servi di dio, ieri come oggi, devono stuprare la vita. I corpi che distruggono sono i corpi delle persone che desiderano. Non sono i loro corpi. Che una persona scelga di distruggere il proprio corpo, a me non importa. Importa quando la distruzione del corpo viene elevata a manifestazione ideologia, a dottrina, a legge o ad elemento della promozione sociale. I servi di dio distruggono i propri corpi solo come attività di legittimazione della distruzione sistematica dei corpi nella società per costringere gli uomini alla schiavitù e al servaggio obbediente del loro dio padrone. Stuprano i bambini per distruggere i corpi desideranti dei bambini e poter, in questo modo, imporre la fede cristiana.

I coloni cristiani in Australia stuprano e distruggono gli aborigeni sia in nome del loro dio. Per loro gli aborigeni non erano uomini, ma materia da usare.

Scrive Büchner:

Si crocefiggevano gli uni, gli altri si martirizzavano, e truppe di flagellanti percorrevano a schiere le provincie, mostrando i loro corpi lacerati per le stesse proprie mani. Si tentava nei più raffinati modi di logorare la forza e la sanità per dare la preponderanza allo spirito, che si riguardava siccome cosa sovranaturale ed affatto Indipendente da quella materia, ch'é sentina di tutti i peccati. Feuerbach racconta che S. Bernardo, con un ascetismo esagerato, aveva perduto il gusto a tal punto da prendere il grascio per burro, 1'olio per l'acqua; e Rostan narra che i superiori dei conventi costumavano far salassare i loro monaci parecchie volte nell'anno, per soggiogare le loro passioni pronte ad infiammarsi e non bastantemente contenute dalla divozione. Narra eziandio per qual modo l'oltraggiata natura alcune volte si vendicava, e che le rivolte e le mìnaccie contro i superiori, l'impiego del veleno e del pugnale non erano rari in quelle sepolture viventi [vedi nota]. Dalle descrizioni dei viaggi si conosce abbastanza il tristo e rivoltante ascetìsmo a cui si sottomettono i miserabili popoli dell'India, pel quale ìl loro delizioso paese é divenuto preda d'un pugno di stranieri.

Per fortuna, tali follie oggimai fra noi non si annoverano che per rare eccezioni. Una migliore istruzione ci apprese ad aver maggior rispetto per la materia ch'é in noi e fuori di noi. Curiamo e sviluppiamo il nostro corpo non meno dello spirito né dimentichiamo che entrambi sono inseparabili e elle quanto si fa per l'uno, altrettanto giova all'altro! Mens sana in corpore sano. Però non obliamo essere noi una parte impercettibile, quantunque necessaria, del tutto nel quale tosto o tardi dobbiam ritornare. La materia nella sua totalità é la madre procreante al cui seno ritorna ogni cosa che esiste. Meglio dei Greci, nessun popolo sapeva onorare ciò che aveva in sé di puramente umano, né apprezzare la vita facendo contrasto colla morte.

pag. 76 – 78

Büchner afferma che proprio per la sottomissione ascetica l'India é diventata preda degli stranieri. Il corpo degli indiani e il corpo degli stranieri: l'ascetismo nega il corpo desiderante e il corpo non si espande nel mondo. Anche la malattia di dominio del cristianesimo attraversa un corpo desiderante che desidera il dominio del mondo a beneficio del suo padrone.

Si torturano e si macellano le persone per poterle dominare!

Per poter macellare le persone non si devono pensarle come persone, ma come materia o come schiavi del dio padrone. Il dio padrone macella gli uomini col diluvio universale dopo aver privato quegli uomini della dignità affermando che "erano malvagi". Un assassino assassina gli uomini e dice che loro, gli assassinati, sono i malvagi. Erano solo materia.

Si torturano e si macellano i popoli dell'India e poi si dice che é per il loro ascetismo che si sono fatti dominare dallo straniero.

I monaci venivano sottoposti dai loro superiori a salassi continui e a mortificazione del corpo: la stessa cosa di Hitler nei campi di sterminio.

Secondo Büchner la distruzione dei corpi porta la materia a ricongiungersi con il "tutto"; secondo i cristiani la violenza della distruzione dell'uomo libera la sua anima affinché si ricongiunga col loro dio.

Perché la materia dovrebbe diventare consapevole? Perché un corpo deve diventare un corpo desiderante? Perché il singolo uomo deve usare la sua volontà? Che cosa significa un corpo desiderante in una società?

Sono domande alle quali Büchner, fino ad ora, non ha risposto.

Se Büchner per dignità della materia intende la dignità che io debbo attribuire al mio corpo, non parliamo più di "dignità della materia", ma di dignità del mio corpo. E quale dignità attribuisce al mio corpo il poliziotto che mi tortura?

Solo se io penso al mio corpo come ad una struttura fisica e ad una struttura psichica posso parlare di "Mens sana in corpore sano", ma solo se la struttura psichica, lo spirito, é manifestazione di questo corpo che separo, con la sua consapevolezza, dal mondo dal quale sono circondato. Non posso parlare genericamente della materia, ma del mio corpo consapevole che qualora lo danneggiassi o rivoltassi la mia volontà contro di esso, danneggerei la mia struttura psichica, il mio spirito, disarmandolo davanti alla vita.

Il concetto di tutto in Burhner non é assolutamente precisato. Mentre nel platonismo le idee escono dall'Uno e ritornano nell'Uno dopo essere state modificate dall'esperienza (non si capisce bene perché l'Uno non viene modificato dalle idee che modificate rientrano nell'Uno), non si capisce il motivo per cui la materia del corpo rientra nel tutto e quale sia la relazione fra coscienza del corpo vivente e il tutto in cui rientrano gli atomi della materia.

Burchner ci dice di trattare bene il nostro corpo perché se il corpo é sano é sana anche la psiche.

Nelle note fatte all'ottava edizione, Büchner ci illustra che cosa lui ha presente mentre parla di "dignità della materia".

Annota Büchner:

[Nota di Burchner all'ottava edizione] Ecco quando un autore romano diceva all'epoca in cui l'impero, presso alla sua rovina, abbracciava il cristianesimo , "Tutta l'isola di Capraia é funestata dalla presenza d'uomini fuggenti la luce. Essi si nomano monaci od eremiti, perciocché vogliono viverr soli e senza testimoni delle loro azioni. A loro ripugnano i doni della fortuna poich'essi temono di perderli, e per non divenire infelici scelgono la miseria. Quanto non é assurdo il temere i mali della condiziono umana, senza saperne sopportare la felicità! Questa nera follia é il produtto di una malattia, nella quale il sentimento delle loro colpe spinge questi infelici ad infliggere ai loro corpi le torture di cui la giustizia si serve contro gli schiavi fuggiaschi." L'istorico Inglese Gibbon, nella sua Storia della decadenza e della caduta dell'impero romano, parlando dei monaci e dei chiostri,soggiunge: "La credulità e la sommissione annichilerebbero il libero pensiero, fonte d'ogni nobile e ragionevole convinzione; ed il monaco, adottando la vigliaccheria dello schiavo, si sommette ciecamente alla fede ed alle passioni dei suoi tiranni spirituali. Una truppa di fanatici. sprovvisti d'ogni tema, d 'ogni ragione, d'ogni sentimento umano, sovverte il riposo della Chiesa d'Oriente ed i soldati romani non ebbero onta di confessare ch' essi preferivano combattere i barbari più feroci che questi forsennati ."

Ed in un altro passo aggiunge: "Essi facevano ogni loro possa per ridursi ad uno stato di rozzezza e di avvilimento che cancella ogni differenza tra l'uomo e l'animale; e vi fu una specie numerosa di anacoreti che trassero il nome dall'abito di mangiare l'erba dei prati della Mesopotamia a lato degli armenti". Lo stesso storico cita anche un passo di Zosimo sul1a ricchezza dei conventi a quest'epoca. Secondo lui, i monaci cristiani avrebbero ridutto alla mendicità la più gran parte /lei genere umano, in profitto dei poveri.

Nella nota appare evidente l'intenzione di Büchner di contestare l'avvilimento delle persone messo in atto dalla chiesa cattolica e dai cristiani. L'aggressione al corpo per combattere il sistema pulsionale umano.

Questo motivo rimarrà ricorrente nel materialismo meccanicistico e nelle sue influenze sulla storia. I poveri, che vengono costruiti come poveri dalla chiesa cattolica attraverso la sua morale, diventano il modello a cui ridurre l'intera società. I poveri vengono usati dalla chiesa cattolica per ricattare l'intera società e una volta che la chiesa cattolica ha preso il controllo dei poveri e del loro uso nella società, é in grado di usare una massa di uomini privati del loro futuro per privare delle possibilità di futuro l'intera società.

A Büchner sfugge questa strategia militare messa in atto dalla chiesa cattolica. I fini sono importanti per cercare delle soluzioni al problema e la soluzione per impedire alla chiesa cattolica di costruire miseria per imporre il proprio dio. Capire i fini della chiesa cattolica per distruggere le sue ragioni con cui costruire la miseria sociale.

Büchner avrebbe dovuto uscire dalla logica della forza e materia. Avrebbe dovuto considerare l'individuo, il soggetto sociale, l'uomo che abita il mondo e non l'ammasso di materia al quale la logica di Büchner vuole ridurre l'uomo.

Quando parliamo di attività della chiesa cattolica, non siamo davanti al disprezzo della materia in funzione dello spirito, ma siamo davanti al disprezzo dei corpi che vivono il mondo in funzione della glorificazione della miseria esistenziale, sia fisica che emotiva, il cui scopo é costringere l'individuo all'indigenza affinché si faccia schiavo della chiesa cattolica.

Büchner non comprende che non stiamo parlando per discutere una diversa opinione sul corpo, sulla materia o sullo spirito. Stiamo assistendo a veri e propri atti di guerra, di terrorismo, messi in atto dalla chiesa cattolica contro le condizioni di vita delle persone.

Siamo in guerra.

La posta in gioco é fra il benessere in una società che guarda fiduciosa al proprio futuro o la miseria sociale, la distruzione esistenziale degli uomini, per costruire disperazione e mettere in moto una spirale di sottomissione e schiavitù all'idea del dio padrone della chiesa cattolica.

In questa guerra fu distrutto l'impero di Roma anche se la sua distruzione inizia con Silla e si concretizza con Cesare Augusto. Dopo di allora le porte furono aperte all'arrivo del cristianesimo e di un uomo dio della miseria, della schiavitù e della sottomissione.

Ha torto Büchner a parlare di dignità della materia. Dovrebbe parlare di dignità dei corpi in un'epoca in cui gli Stati iniziarono a imporre la pratica sportiva agli uomini e poi alle donne con la chiesa cattolica e i cristiani che osteggiavano, con mille motivazioni pretestuose, il benessere dei corpi perché in quel benessere vedevano il sottrarsi dell'uomo dall'idea criminale della provvidenza del loro dio padrone.

Per il lavoro, le citazioni sono tratte da:

Büchner Ludwig, Forza e materia, studi popolari di filosofia e storia naturale, tradotto da Stefanoni Luigi, 1868 ed.Gaetano Brigola
Citazioni dal capitolo secondo "L'immortalità della materia" da pag. 75 a pag. 79.

Ottenuto dal servizio Google

http://books.google.it/books/about/Forza_e_materia_studi_popolari_di_filoso.html?

Marghera, 23 maggio 2014

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

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La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.