Giuseppe Mazzini (1805 - 1872)

La legge del dovere

Le idee di Mazzini e le loro implicazioni

Riflessioni sulle idee di Mazzini.

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185778 per chi vuole ordinare il libro

Indice Teoria della Filosofia Aperta

La filosofia della Religione Pagana.

L'ideologia di Giuseppe Mazzini

Seconda parte de "I doveri dell'uomo"

Chi fa dei discorsi sui doveri deve, innanzi tutto indicare i soggetti che devono attenersi a quei doveri. Quando i doveri vengono imposti in campo sociale, lo si fa imponendo degli obblighi a delle persone.

Se possiamo dire che tutti hanno "gli stessi diritti" sotto una regola oggettiva, diciamo che tutti possono fare una certa azione; se diciamo che "tutti hanno gli stessi doveri" diciamo che tutti devono necessariamente compiere quelle azioni inerenti a quei doveri. Se chi beneficia dei diritti è l'insieme che chiamiamo tutti e i tutti possono scegliere, dobbiamo decidere qual è l'insieme che beneficia dei doveri a cui TUTTI devono attenersi.

Il sistema di uguaglianza non funziona allo stesso modo in un sistema dei diritti e in un sistema dei doveri, perché nel sistema dei doveri ci sono soggetti che beneficiano, cioè acquisiscono diritti, nei confronti di chi è sottoposto a doveri.

Il padrone detta i doveri ai suoi schiavi; gli schiavi rivendicano diritti all'interno dell'assolutismo del padrone rivendicando progressivamente spazi di libertà: quando TUTTI possono imporre i doveri al padrone, allora, e solo allora, si può superare il sistema dei diritti.

Giuseppe Mazzini impone i doveri agli uomini, allo stesso modo con cui il dio padrone cristiano, con i suoi comandamenti, impone obblighi e doveri agli uomini che sono suoi schiavi. Il sistema dei dieci comandamenti è un sistema con cui si fissa la schiavitù e col quale si sottrae agli obblighi il dio padrone. Tutti hanno doveri nei confronti del dio padrone; il dio padrone cristiano non ha doveri nei confronti di nessuno. Beneficia dei doveri dei suoi "fedeli", che in quella condizione sono suoi schiavi, senza dare nulla in cambio se non ulteriori obblighi a cui i suoi schiavi si devono attenere.

Il sistema dei doveri da imporre agli uomini ridotti alla schiavitù e privati di ogni diritto è il sistema ideologico proposto da Giuseppe Mazzini.

Chi riempie di contenuti il termine dovere? Chi determina se questo fare è un dovere o un non dovere?

Se si parte dal presupposto che l'umanità è ispirata da dio allora anche il dovere si risolve in dio. Il problema non è quello del termine in sé, ma dei contenuti con cui si definisce il termine dovere e all'oggetto a cui quel termine si riferisce: il beneficiario.

Mazzini sa perfettamente che le sue idee costruiscono una società di morte. Si guarda bene dall'esporlo e gioca sui conflitti sociali e il desiderio delle persone manipolato nei conflitti per occultare gli effetti del suo pensiero sociale lasciando libera l'interpretazione in cui spaziano le illusioni delle persone desideranti. la sua maggiore paura è quella che, una volta riempiti di contenuti il termine "dovere", non sia possibile interpretarlo a proprio uso e consumo. Non siano più possibili i fraintendimenti per cui qualcuno appoggiava il termine dovere senza sapere dove l'uso di quel termine portava.

E' come quando gli Esseri Umani parlano della storia o assistono ad una storia cinematografica dove l'identificazione dello spettatore è col protagonista vincente della storia ma non si considera come la storia includa la vicenda di milioni di individui e come lo spettatore tenda ad ignorare tali vicende attraverso la sua identificazione. Il gioco dell'estetica che sopprime le emozioni dei protagonisti.

Quando il termine dovere viene precisato al punto tale da capire dove porta il seguire quel dovere, allora l'uomo di conoscenza si distingue dal truffatore in quanto non solo indica i significati del termine, ma anche cosa egli intende con quei termini e dove porta l'uso di quei termini. C'è sempre possibilità di fraintendimenti e di usi distorti, ma almeno è chiaro!

Chi beneficia del dovere? Mazzini lo riferisce all'umanità, ma la fruizione dell'azione di chi è tenuto a compiere il dovere è nelle mani dei vari padroni, dei vari Comandi Sociali, che attraverso l'imposizione del significato del dovere alle persone in realtà impongono sé stessi e la soddisfazione dei loro bisogni.

Non c'è un dovere o una missione da compiere da parte di un popolo. Un popolo, inteso come insieme di individui, cercano la sopravvivenza e lo sviluppo, come ogni altro insieme dei viventi della natura. Il Comando Sociale impone a quel popolo un dovere per bloccare lo sviluppo del popolo stesso a proprio vantaggio. L'uso del termine "dovere supremo" poi, è quanto di più aberrante la storia abbia prodotto.

L'esaltazione del dovere sopra il diritto significa abrogare il diritto in funzione di un qualche cosa di soggettivo. Dal momento che l'unica soggettività che conta in un Sistema Sociale è la soggettività del Comando Sociale, il diritto viene abrogato in funzione della soggettività imposta dal Comando Sociale. I bisogni del Comando Sociale, come imposizione soggettiva ad ogni legge e ad ogni diritto.

Come per il dio padrone della bibbia che si ritiene in diritto di macellare l'umanità per i propri deliri di onnipotenza senza dover pagare il prezzo per i suoi atti criminali.

Le tesi di Mazzini sull'imposizione dei doveri è un feroce arretramento sociale nei confronti non solo della rivoluzione francese, ma di tutti i sistemi filosofici precedenti e contemporanei che invocavano una funzione dello Stato come mediatore fra le diverse classi sociali.

L'uso del termine popolo come insieme è un uso distorto in quanto si tende a far partecipi gli schiavi ai problemi degli schiavisti. Costringere gli schiavi a risolvere i problemi che hanno gli schiavisti facendoli partecipi al conflitto, ma non ai benefici.

La parola popolo suona insulto per chi si alza al mattino e finisce a lavorare la sera per consentire ad altri di rubargli il pane dalle mani.

Vediamo verso chi va rivolto il dovere secondo Mazzini: verso l'umanità. L'umanità intesa come insieme di Esseri Umani o l'Umanità intesa come insieme di relazioni? Se è l'umanità intesa come Esseri Umani allora il "dovere", che poi può essere solo un bisogno soggettivo dell'individuo, è quello di tendere alla libertà del proprio Potere di Essere e attraverso questo, liberare il proprio Sistema Sociale dalle costrizioni, o invece il dovere è riferito alle relazioni all'interno dell'umanità? Allora si tratta di vedere quale degli elementi concorrenti alle relazioni del dovere ha la forza di imporre la propria descrizione di dovere.

Dovere verso la famiglia: la famiglia è un'aberrazione umana. Un sistema attraverso il quale il Comando Sociale perpetua la sua schiavitù, il controllo sugli Esseri Umani. Un sistema attraverso il quale il Comando Sociale lega fra loro gli individui e li costringe a coesistere anche quando più nulla li unisce. Un Comando Sociale si basa sul controllo della famiglia in quanto ha maggiori difficoltà a basarsi sul controllo degli individui. La fedeltà alla famiglia è una conferma della volontà alla sottomissione degli individui.

Dovere verso sé stessi: cosa significa? Sé stessi è l'oggetto di ogni attività individuale. Ogni individuo agisce nell'oggettività in funzione di se stesso. Anche quando apparentemente lavora per "gli altri" in realtà lavora solo per se stesso. Anche quando un individuo si sacrifica socialmente lo fa per sé stesso. E' necessario individuare un dovere riferito a sé stessi soltanto quando in realtà il dovere è beneficiato da qualcun altro. Il dovere è in funzione di qualcun altro, ma siccome "tu ti devi identificare con qualcun altro" allora il dovere, cui devi soggiacere, è un dovere per te stesso. Solo in quest'ottica esiste un dovere per sé stessi. Solo come inganno!

Scrive Giuseppe Mazzini in "Dei doveri dell'uomo":

IV - DOVERI VERSO L'UMANITA'

I vostri primi doveri, primi non per tempo ma per importanza e perché senza intendere quelli non potete compiere se non imperfettamente gli altri, sono verso l'Umanità. Avete doveri di cittadini, di figli, di sposi, e di padri, doveri santi, inviolabili, dei quali vi parlerò a lungo tra poco: ma ciò che fa santi e inviolabili que' doveri, è la missione, il Dovere, che la vostra natura d'uomini vi comanda. Siete padri per educare uomini al culto e allo sviluppo della Legge di Dio. Siete cittadini, avete una Patria, per potere facilmente, in una sfera limitata, col concorso di gente già stretta a voi per lingua, per tendenze, per abitudini, operare a benefizio degli uomini quanti sono e saranno, ciò che mai potreste operare perduti, voi soli e deboli, nell'immenso numero dei vostri simili! Quei che v'insegnano morale, limitando la nozione dei vostri doveri alla famiglia o alla patria, v'insegnano, più o meno ristretto, l'egoismo, e vi conducono al male per gli altri e per voi medesimi. Patria e Famiglia sono come due circoli segnati dentro un circolo maggiore che li contiene; come due gradini d'una scala senza i quali non potreste salire più alto, ma sui quali non v'è permesso arrestarvi. Siete uomini: cioè creature ragionevoli, socievoli, e capaci, per mezzo unicamente dell'associazione, d'un progresso a cui nessuno può assegnar limiti; e questo è quel tanto che oggi sappiamo della Legge di vita data all'Umanità. Questi caratteri costituiscono la umana natura, che vi distingue dagli altri esseri che vi circondano e che è fidata a ciascuno di voi come un seme da far fruttare. Tutta la vostra vita deve tendere all'esercizio e allo sviluppo ordinato di queste facoltà fonda- mentali della vostra natura. Qualunque volta voi sopprimete o lasciate sopprimere in tutto o in parte, una di queste facoltà, voi scadete dal rango d'uomini fra gli animali inferiori e violate la legge della vostra vita, la Legge di Dio. Scadete fra i bruti' e violate la Legge di Dio qualunque volta voi sopprimete o lasciate sopprimere una delle facoltà che costituiscono l'umana natura in voi o in altri. Ciò che Dio vuole è non già che la sua Legge s'adempia in voi individui - se Dio non avesse voluto che questo, ei v'avrebbe creato soli - ma che s'adempia su tutta quanta la terra, fra tutti gli esseri ch'egli creava a immagine sua. Ciò ch'Egli vuole è che il Pensiero di perfezionamento e d'amore da lui posto nel mondo si riveli e splenda più sempre adorato e rappresentato. La vostra esistenza terrestre, individuale, limitatissima com'è per tempo e facoltà, non può rappresentarlo che imperfettissimo e a lampi. L'Umanità sola, continua' per generazioni e per intelletto che si nutre dell'intelletto di tutti i suoi membri, può svolgere via via quel divino pensiero e applicarlo e glorificarlo. La vita vi fu dunque data da Dio perché ne usiate a benefizio dell'Umanità, perché dirigiate le vostre facoltà individuali allo sviluppo delle facoltà dei vostri fratelli, perché aggiungiate coll'opera vostra un elemento qualunque all'opera collettiva di miglioramento e di scoperta del Vero che le generazioni lentamente, ma continuamente promovono. Dovete educarvi ed educare, perfezionarvi e perfezionare. Dio è in voi, non v'è dubbio; ma Dio è pure in tutti gli uomini che popolano con voi questa terra; Dio è nella vita di tutte le generazioni che furono, sono, e saranno, e hanno migliorato e miglioreranno progressiva- mente il concetto che l'Umanità si forma di Lui, della sua Legge, e dei nostri Doveri. Dovete adorarlo e glorificarlo per tutto ov'Egli è. L'Universo è il suo Tempio. Ed ogni profanazione non combattuta, non espiata, del Tempio di Dio, ricade su tutti quanti i credenti. Poco importa che voi possiate dirvi puri: quand'anche poteste, isolandovi, rimanervi tali, se avete a due passi la corruzione e non cercate combatterla, tradite i vostri doveri.

Il dovere verso l'Umanità è combattere una crociata per la gloria del dio padrone. Gli uomini dovrebbero, secondo Giuseppe Mazzini, vivere combattendo per la gloria del padrone. In Giuseppe Mazzini, l'umanità non è intesa come il soggetto composto dalla relazioni umane, ma l'oggetto posseduto dal suo dio padrone; che deve agire per la gloria del suo dio padrone.

Il terrorismo contro i cittadini di Giuseppe Mazzini ha questo suono:

"Dovete educarvi ed educare, perfezionarvi e perfezionare. Dio è in voi, non v'è dubbio; ma Dio è pure in tutti gli uomini che popolano con voi questa terra; Dio è nella vita di tutte le generazioni che furono, sono, e saranno, e hanno migliorato e miglioreranno progressiva- mente il concetto che l'Umanità si forma di Lui, della sua Legge, e dei nostri Doveri. Dovete adorarlo e glorificarlo per tutto ov'Egli è. L'Universo è il suo Tempio. Ed ogni profanazione non combattuta, non espiata, del Tempio di Dio, ricade su tutti quanti i credenti."

E' la guerra proclamata da Mazzini ad ogni libertà. Ad ogni diritto di opinione che non sia quella del suo dio padrone. Guerra proclamata da Mazzini contro ogni altro modo di vivere. Guerra santa contro chi non si mette in ginocchio davanti al suo dio padrone.

Il futuro degli uomini, il futuro dei figli, il futuro di ogni individuo, per Giuseppe Mazzini, deve essere il suo dio padrone nel quale ogni uomo deve risolvere la sua vita vivendo solo per la gloria del suo dio padrone. L'Unità d'Italia a Mazzini serve per dichiarare guerra a tutto il mondo in nome del suo dio padrone. Per combattere ogni profanazione e costringere il profanatore ad espiare. Ogni vendetta non portata a termine contro il profanatore, per Giuseppe Mazzini, ricade su ogni seguace del dio padrone.

L'umanità, per giuseppe Mazzini, è quanto di più sanguinario e inumano si possa immaginare: la famiglia, la patria, non sono relazioni sociali con cui gli uomini costruiscono il loro futuro, ma aggregazioni di eserciti che combattono contro tutti coloro che non si sono ancora messi in ginocchio davanti al dio padrone di Mazzini.

Dice Giuseppe Mazzini che il suo dio padrone non vuole che la sua legge si adempia in ogni uomo che sta ascoltando Giuseppe Mazzini, ma che si adempia su tutta la terra e ogni uomo, che sta ascoltando Giuseppe Mazzini, ha il dovere di imporre il dio padrone perché quella è la volontà del suo dio padrone.

Il concetto di solidarietà in Giuseppe Mazzini è quel concetto di solidarietà che oggi definiremo come MAFIOSO. La solidarietà della cosca mafiosa. La solidarietà del trafficante di droga che deve essere solidale con i suoi complici perché in quel modo favorisce i propri profitti. Così la solidarietà della banda che decide di compiere i doveri imposti dal dio padrone di Mazzini è la solidarietà di chi attenta alla società civile, di chi distrugge le condizioni di vita di una società in nome e per conto del dio padrone.

Per Giuseppe Mazzini la società è un campo di concentramento in cui gli uomini devono:

"Avete doveri di cittadini, di figli, di sposi, e di padri, doveri santi, inviolabili, dei quali vi parlerò a lungo tra poco: ma ciò che fa santi e inviolabili que' doveri, è la missione, il Dovere, che la vostra natura d'uomini vi comanda. Siete padri per educare uomini al culto e allo sviluppo della Legge di Dio.

Gli uomini non devono vivere. Non devono perseguire il benessere o la felicità. Devono stuprare i loro figli (educare) per costringerli a soggettivare i doveri inviolabili di dio. Dovete stuprare i vostri figli, dice Mazzini, come novelli Abramo, per educare al culto e alla legge del dio padrone.

Le parole di Giuseppe Mazzini, oggi ricordano i doveri dei musulmani che sono tenuti ad educare i loro figli nella legge della sharia. Se ieri non abbiamo condannato Giuseppe Mazzini per tale pretesa, con che diritto oggi condanniamo i musulmani che educano alla sharia contro le leggi civili di molti paesi?

Il fanatismo non nasce nei paesi musulmani, nasce dal fanatismo cattolico e cristiano in generale. Il fanatismo religioso è proprio dei cristiani che alimenta, nelle diverse religioni strategie di autodifesa dall'aggressione dei cattolici: aggressioni che sono ben presenti nell'ideologia di Giuseppe Mazzini mentre esprime il suo odio per l'umanità.

I doveri dell'uomo, imposti all'uomo da Giuseppe Mazzini, sono la negazione dell'umanità. Dell'essere uomini degli individui. E' la negazione della loro esistenza in funzione di una crociata continua contro ogni pensiero, ogni desiderio, ogni morale che non sia approvata dal suo dio padrone.

Scrive Giuseppe Mazzini:

v - DOVERI VERSO LA PATRIA

I primi vostri Doveri, primi almeno per importanza, sono, com'io vi dissi, verso l'Umanità. Siete uomini prima d'essere cittadini o padri. Se non abbracciaste del vostro amore tutta quanta l'umana famiglia - se non confessaste la fede nella sua unità, conseguenza dell'unità di Dio, e nell'affratellamento dei Popoli che devono ridurla a fatto' - se ovunque geme un vostro simile, ovunque la dignità della natura umana è violata dalla menzogna o dalla tirannide, voi non foste pronti, potendo, a soccorrere quel meschino o non vi sentiste chiamati, potendo, a combattere per risollevare gli ingannati o gli oppressi voi tradireste la vostra legge di vita e non intendereste la religione che benedirà l'avvenire. Ma che cosa può ciascuno di voi, colle sue forze isolate, fare pel miglioramento morale, pel progresso dell'Umanità? Voi potete esprimere, di tempo in tempo, sterilmente la vostra credenza; potete compiere, qualche rara volta, verso un fratello non appartenente alle vostre terre, un'opera di carità; ma non altro. Ora, la carità non è la parola della fede avvenire. La parola della fede avvenire è l'associazione, la cooperazione fraterna verso un intento comune, tanto superiore alla carità quanto l'opera di molti fra voi che s'uniscono a innalzare concordi un edifizio per abitarvi insieme è superiore a quella che compireste innalzando ciascuno una casupola separata e limitandovi a ricambiarvi gli uni cogli altri aiuto di pietre, di mattoni e di calce. Ma quest'opera comune voi, divisi di lingua, di tendenze, d'abitudini, di facoltà, non potete tentarla. L'individuo è troppo debole e l'Umanità troppo vasta. "Mio Dio, - prega, salpando, il marinaio della Brettagna - proteggetemi: il mio battello è si piccolo e il vostro Oceano casi grande!" E quella preghiera riassume la condizione di ciascun di voi, se non si trova un mezzo di moltiplicare indefinitamente le vostre forze, la vostra potenza d'azione. Questo mezzo, Dio lo trovava per voi, quando vi dava una Patria, quando, come un saggio direttore di lavori distribuisce le parti diverse a seconda della capacità, ripartiva in gruppi, in nuclei distinti, l'Umanità sulla faccia del nostro globo e cacciava' il germe delle Nazioni.

"siete uomini, prima di essere cittadini o padri" dice Mazzini. E nel dirlo dice alle persone "Siete bestiame del dio padrone prima di essere cittadini o padri dei vostri figli!". Il che significa che il dovere lo dovete al dio padrone prima che alla società in cui vivete o alla costruzione del futuro per i vostri figli.

La tirannide, per Giuseppe Mazzini, è mettere in discussione il "diritto" di essere una bestia in ginocchio davanti al proprio padrone. La tirannide è fatta dall'individuo che agisce per costruire un futuro di benessere sociale. La tirannide, per Giuseppe Mazzini, è la ricerca della libertà dell'uomo da ciò che rende faticosa la sua vita.

In Giuseppe Mazzini l'odio per l'uomo e per la società viene occultato dalla sua sottomissione al suo dio padrone che chiama "amore" e al quale costringe gli uomini alla sottomissione.

Per Giuseppe Mazzini l'inganno e l'oppressione è messa in atto da chi parla di libertà dell'uomo dal campo di sterminio del dio padrone. L'unica libertà che c'è nel delirio mistico di Mazzini è la libertà del suo dio padrone di massacrare l'umanità, di costruire campi di concentramento e di sterminio, di distruggere il futuro dei bambini per la sua gloria.

Giuseppe Mazzini intende l'associazione degli uomini come un'organizzazione che il suo dio padrone dà all'uomo affinché combatta in suo nome contro l'umanità.

In Giuseppe Mazzini non esiste un concetto di patria per l'uomo. In Mazzini il concetto di patria è inteso come strumento del suo dio padrone per dominare l'uomo. Costringerlo alla fede. Costringerlo a violentare i suoi figli affinché anch'essi, a loro volta, violentino i loro figli per costringerli nella fede del dio padrone.

Il fatalismo che si racchiude nella provvidenza del dio padrone. Il marinaio che prega il padrone affinché gli risparmi la vita. La paura del marinaio è la paura di Mazzini di non poter essere il padrone di uomini sottomessi pronti a sacrificare la loro vita per dimostrare la loro volontà di sottomissione. Non c'è in Mazzini una tensione che porti il marinaio ad affrontare con consapevolezza il proprio futuro. C'è solo l'abbandono alla volontà assassina di un dio che dispone arbitrariamente della sua vita. Questo arbitrio è possibile solo se il marinaio rinuncia a metter in atto le sue precauzioni, le sue strategie, la sua attenzione nei confronti del mondo in cui vive. L'arbitrio del dio padrone di Giuseppe Mazzini è possibile solo se l'uomo impone a sé stesso l'abbandono ad una fatalità per la quale ha rinunciato ad appropriarsi degli strumenti con cui conoscere e vivere nel mondo in cui è venuto in essere.

L'arbitrio del dio padrone è la scusa con cui Giuseppe Mazzini vuole distruggere la conoscenza dell'uomo: a che serve la conoscenza dell'uomo se il suo dio padrone "vede e provvede" quanto al dio padrone aggrada? E' il dio padrone di Giuseppe Mazzini il saggio direttore dei lavori che distribuisce le parti diverse a seconda delle capacità ripartendo in gruppi distinti l'umanità sulla faccia del globo e seminando il germe delle nazioni. Che servono, dunque, le fatiche che gli uomini hanno fatto in milioni e milioni d'anni d'esistenza se non per coltivare la fede nella provvidenza del dio padrone di Giuseppe Mazzini?

Ciò che Giuseppe Mazzini scrive è quanto di più vergognoso e infame si sia invocato in un'umanità che negli ultimi 2000 anni ha costruito faticosamente la sua libertà dagli orrori imposti dal dio padrone di Giuseppe Mazzini.

Scrive Giuseppe Mazzini:

VI - DOVERI VERSO LA FAMIGLIA

La Famiglia è la Patria del core. V'è un Angelo nella Famiglia che rende, con una misteriosa influenza di grazie, di dolcezza e d'amore, il compimento dei doveri meno arido, i dolori meno amari. Le sole gioie pure e non miste di tristezza che sia dato all'uomo di goder sulla terra, sono, mercé quell'Angiolo, le gioie della Famiglia. Chi non ha potuto, per fatalità di circostanze, vivere, sotto l'ali dell'Angiolo, la vita serena della famiglia, ha un'ombra di mestizia stesa sull'anima, un vuoto che nulla riempie nel care; ed io che scrivo per voi queste pagine, lo so. Benedite Iddio che creava quell' Angiolo, o voi che avete le gioie e le consolazioni della Famiglia. Non le tenete in poco conto, perché vi sembri di poter trovare altrove gioie più fervide o consolazioni più rapide ai vostri dolori. La Famiglia ha in sé un elemento di bene raro a trovarsi altrove, la durata. Gli affetti, in essa, vi si estendono intorno lenti, in avvertiti, ma tenaci e dure- voli siccome l'ellera intorno alla pianta: vi seguono d'ora in ora: si immedesimano taciti colla vostra vita. Voi spesso non li discernete, poiché fanno parte di voi; ma quando li perdete, sentite come se un non so che d'intimo, di necessario al vivere vi mancasse. Voi errate irrequieti e a disagio: potete ancora procacciarvi brevi gioie o conforti; non il conforto supremo, la calma dell'onda del lago, la calma del sonno della fiducia, del sonno che il bambino dorme sul seno materno. L'Angelo della Famiglia è la Donna. Madre, sposa, sorella, la Donna è la carezza della vita, la soavità dell'affetto diffusa sulle sue fatiche, un riflesso sull'individuo della Provvidenza amorevole che veglia sull'Umanità. Sono in essa tesori di dolcezza consolatrice che basta ad ammorzare qualunque dolore. Ed essa è inoltre per ciascun di noi l'iniziatrice dell'avvenire. Il primo bacio materno insegna al bambino l'amore. Il primo santo bacio d'amica insegna all'uomo la speranza, la fede nella vita; e l'amore e la fede creano il desiderio del meglio, la potenza di raggiungerlo a grado a grado, l'avvenire insomma, il cui simbolo vivente è il bambino, legame tra noi e le generazioni future. Per essa, la Famiglia, col suo Mistero divino di riproduzione, accenna all'eternità. Abbiate dunque, o miei fratelli, si come santa la Famiglia. Abbiatela come condizione inseparabile della vita, e respingete ogni assalto che potesse venirle mosso da uomini imbevuti di false e brutali filosofie o da incauti che, irritati in vederla sovente nido d'egoismo e di spirito di casta, credono, come il barbaro, che il rimedio al male sia di sopprimerla. La famiglia è concetto di Dio, non vostro. Potenza umana non può sopprimerla. Come la Patria, più assai che la Patria, la Famiglia è un elemento della vita.

Il concetto di Giuseppe Mazzini è quello della donna come bestia che lecca la mano del padrone consolando il padrone per la fatica che ha fatto bastonandola.

Per Giuseppe Mazzini la donna non è una persona. E' solo una bestia. Una bestia docile che viene elevata appena sopra a livello della vacca da riproduzione per essere confinata nel recinto "dell'angelo del focolare". Una bestia che non muggisce, ma che deve stare zitta attendendo ai propri ruoli di schiava intesi come madre, sposa, sorella. In Giuseppe Mazzini la donna come persona sparisce, non esiste. Per Giuseppe Mazzini la donna è solo la schiava che recita il "magnificat" del vangelo di Luca esaltando il padrone che l'ha scelta come schiava e fattrice.

Per Giuseppe Mazzini l'ideale di donna è sua madre, quella feroce Maria Drago, che si impose ad un figlio psicologicamente disturbato per costringerlo in ginocchio davanti al dio padrone. Questa figura è rimasta piantata nella testa di Giuseppe Mazzini con una tale forza da condizionarne la vita e portandolo ad auspicare la distruzione della vita delle donne in Italia fino all'avvento di Togliatti che estendendo il suffragio universale alle donne ha dato il via a quel cammino che ha portato le donne a riprendere il loro posto di cittadini nella società civile.

Se oggi come oggi registriamo tanta violenza in famiglia, specialmente contro le donne, questa è dovuta anche per effetto dell'azione di Giuseppe Mazzini che, relegando la donna a schiava dell'uomo, ha costretto l'uomo a veicolare il proprio sistema pulsionale tenendo conto che la donna è la schiava consolatrice. Quando la modificazione dei costumi sociali liberano la donna dal ruolo dell'angelo del focolare, il sistema pulsionale dell'uomo, che agiva tenendo conto della schiava consolatrice, si scatena con tutto il suo odio e tutta la sua violenza contro le pretese della donna di essere considerata una PERSONA.

Le mani di Giuseppe Mazzini grondano del sangue di ogni donna che ha subito violenza dal marito, dal padre, dal fratello nel tentativo di ripristinare su di essa il suo comando e il suo dominio.

Il filosofo, il pensatore, il politico, il sociologo, non sono responsabili di assassinio come il sistema giuridico intende l'assassino, come colui che materialmente uccide qualcuno. Essi sono responsabili delle condizioni che il loro pensare ha sulla realtà sociale. Esaltare la schiavitù in nome del dio padrone rende Giuseppe Mazzini responsabile di ogni genocidio fatto in nome dell'affermazione di quel dio padrone. Se il pensiero di Giuseppe Mazzini fosse un pensiero di libertà, si potrebbe valutare la libertà nelle condizioni culturali e sociali in cui tale pensiero si esprime. Con i suoi limiti e con le sue peculiarità. Ma il pensiero di Giuseppe Mazzini è un pensiero di schiavitù e in quanto tale non ha nessuna attenuante. Ai tempi di Giuseppe Mazzini la questione della libertà delle donne, del suffragio universale e dei pari diritti, era già rivendicata da oltre mezzo secolo. Il dibattito era in corso nelle nazioni. In questo dibattito Giuseppe Mazzini sceglie la sua parte: quello dello schiavista!

Quando noi osserviamo dei cristiani che si combattono, dobbiamo tener presente che non combattono per la libertà dell'uomo, ma per il loro diritto di violentare l'uomo sottomettendolo ai principi inumani del cristianesimo che hanno a fondamento l'arbitrio e l'assolutezza del dio padrone. La lotta fra cristiani è una lotta di dominio. Giuseppe Mazzini combatte sia i cattolici che i protestanti, ma non combatte il dio padrone nelle sue attività criminali né le attività criminali di Gesù che aggrediscono la società civile. In quelle lotte, qualunque siano le tesi cristiane in conflitto, i cristiani riaffermano i principi assolutistici del loro dio padrone del loro Gesù. Riaffermano il loro diritto a violentare e stuprare le donne e i bambini in nome del loro dio padrone. Rivendicano il diritto di violentare i bambini, qualche volta anche fisicamente, per costringerli alla fede nel loro dio padrone. Queste rivendicazioni criminali le fanno i cattolici, i protestanti e le fa Giuseppe Mazzini che vede nella fissazione nel ruolo di bestiame della donna uno dei principi fondanti la società civile. Mentre contro queste idee schiaviste combattevano le donne di vari popoli, dalla Rivoluzione Francese ai movimenti per il suffragio alle donne, Giuseppe Mazzini si incaricava di riprodurre l'odio contro le donne per costringerle nello stesso modello che aveva vissuto con la propria madre.

Considerare la donna, non in quanto persona soggetto di diritti nella società civile, ma in quanto oggetto di proprietà o di funzione, ha lo scopo di riaffermare la schiavitù della donna. Quando Giuseppe Mazzini dice: "Ed essa è inoltre per ciascuno di noi l'iniziatrice dell'avvenire" non sta chiedendo il rispetto per la donna in quanto persona, ma solo la considerazione di fattrice al pari della vacca che i contadini tengono nella stalla.

Combattono le donne contro il cristianesimo che le confina nel ruolo di sudditanza. Oggi noi pensiamo a celebrare la giornata della donna l'8 marzo. Ma quell'8 marzo costituisce un J'accuse contro Giuseppe Mazzini: il cristianesimo fu il soggetto contro il quale le donne combatterono per costruire i loro spazi di libertà. Il cristianesimo, evocato da Giuseppe Mazzini, era l'oggettività morale che legittimava lo schiavismo contro il quale milioni di persone, che non chiamiamo MARTIRI per non offenderne la memoria, hanno combattuto per l'uguaglianza e la parità sociale che vede uomini e donne parti indistinte del tessuto civile e sociale.

Scrive Giuseppe Mazzini:

VII - DOVERI VERSO SE STESSI

Io v'ho detto: voi avete vita; dunque avete una legge di vita .... Svilupparvi, agire, vivere secondo la legge di vita, è il primo, anzi l'unico vostro Dovere. Vi ho detto che per conoscere quale sia la legge della vostra vita, Dio v'ha dato due mezzi: la vostra coscienza e la coscienza dell'Umanità, il consenso dei vostri fratelli. V'ho detto che ogni qual volta, interrogando la vostra coscienza, troverete la sua voce in armonia colla grande voce del genere umano trasmessavi dalla storia, voi siete certi d'avere la verità eterna, immutabile, in pugno. Voi potete oggi difficilmente interrogare a dovere la grande voce che l'Umanità vi tramanda attraverso la Storia: vi mancano finora libri buoni davvero e popolarmente' scritti, e vi manca il tempo; ma gli uomini che per ingegno e coscienza meglio rappresentano, da oltre un mezzo secolo, gli studi storici e la scienza dell'Umanità, hanno raccolto da quella voce alcuni caratteri della nostra Legge di Vita; hanno raccolto che la natura umana è essenzialmente educabile, essenzialmente sociale; hanno raccolto che come non v'è né può esservi che un solo Dio, non v'è né può esservi che una sola Legge per l'uomo individuo e per l'Umanità collettiva; hanno raccolto che il carattere fondamentale, universale, di questa Legge è PROGRESSO. Da queste verità, oggimai innegabili perché confermate da tutti i rami dell'umano sapere, scendono tutti i vostri doveri verso voi stessi, e scendono pure tutti i vostri diritti i quali sommano in uno: il diritto di non essere menomamente inceppati e d'essere dentro certi limiti aiutati nel compimento dei vostri doveri. Voi siete e vi sentite liberi. Tutti i sofismi di una misera filosofia che vorrebbe sostituire una dottrina di non so quale fatalismo al grido della coscienza umana, non valgono a cancellare due testimonianze invincibili a favore della libertà: il rimorso e il Martirio. Da Socrate a Gesù, da Gesù fino agli uomini che muoiono a ogni tanto per la Patria, i Martiri di una Fede protestano contro quella servile dottrina, gridandovi: «noi amavamo la vita; amavamo esseri che ce la facevano cara e che ci supplicavano di cedere: tutti gl'impulsi del nostro core dicevano vivi! a ciascuno di noi: ma per la salute delle generazioni avvenire, scegliemmo morire ». Da Caino alla spia volgare dei nostri giorni, i traditori dei loro fratelli, gli uomini che si son messi sulla via del male, sen- tono nel fondo dell'anima una condanna, una irrequietezza, un rimprovero che dice a ciascun d'essi: «perché t'allontanasti dalle vie del bene? ». Voi siete liberi e quindi responsabili. Da questa libertà morale scende il vostro diritto alla libertà politica, il vostro diritto di conquistarvela e mantenerla inviolata, il dovere in altrui di non menomarla. Voi siete educabili. Esiste in ciascun di voi una somma di facoltà, di capacità intellettuali, di tendenze morali, alle quali l'educazione sola può dar moto e vita, e che, senza quella, giacerebbero sterili, inerti, non rivelandosi che a lampi, senza regolare sviluppo. L'educazione è il pane dell'anima. Come la vita fisica,organica, non può crescere e svolgersi senza alimenti, cosi la vita morale, intellettuale, ha bisogno, per ampliarsi, e manifestarsi, delle influenze esterne e d'assimilarsi parte almeno delle idee, degli affetti, delle altrui tendenze. La vita dell'individuo, s'innalza, come la pianta, varietà dotata d'esistenza propria e di caratteri speciali, sul terreno comune, si nutre degli elementi della vita comune. L'individuo è un rampollo dell'UMANITà e alimenta e rinnova le proprie forze nelle sue. Quest'opera alimentatrice, rinnovatrice, si compie coll'Educazione che trasmette, direttamente o indirettamente all'individuo i risultati dei progressi di tutto quanto il genere umano. è dunque non solamente come necessità della vostra vita, ma come una santa comunione con tutti i vostri fratelli, con tutte le generazioni che vissero, cioè pensarono ed operarono, prima della vostra, che voi dovete conquistarvi, nei limiti del possibile, educazione: educazione morale ed intellettuale, che abbracci e fecondi tutte le facoltà che Dio vi dava siccome deposito da far fruttare, e che istituisca e mantenga un legame tra la vostra vita individuale e quella dell'Umanità collettiva.

Lo schiavo emotivo, lo schiavo culturale, lo schiavo obbediente pronto a sacrificarsi sotto ogni bandiera, sotto ogni parola d'ordine di chi pretende di rappresentare il dio padrone: questo è il modello di individuo proposto da Giuseppe Mazzini.

Quando Giuseppe Mazzini dice:

"Voi potete oggi difficilmente interrogare a dovere la grande voce che l'Umanità vi tramanda attraverso la Storia: vi mancano finora libri buoni davvero e popolarmente' scritti, e vi manca il tempo; ma gli uomini che per ingegno e coscienza meglio rappresentano, da oltre un mezzo secolo, gli studi storici e la scienza dell'Umanità, hanno raccolto da quella voce alcuni caratteri della nostra Legge di Vita; hanno raccolto che la natura umana è essenzialmente educabile, essenzialmente sociale; hanno raccolto che come non v'è né può esservi che un solo Dio, non v'è né può esservi che una sola Legge per l'uomo individuo e per l'Umanità collettiva; hanno raccolto che il carattere fondamentale, universale, di questa Legge è PROGRESSO."

Voi non potete interrogare la voce dell'umanità, ma io lo posso fare. Io, dice Giuseppe Mazzini, e quelli come me sono quelli che interpretano la voce dell'umanità e voi, schiavi, dovete ascoltarci.

Sono stupidaggini offensive quelle affermate da Giuseppe Mazzini: la voce dell'umanità sta nel sistema pulsionale umano. Sta dentro ad ogni donna e uomo della società. Si esprime nei loro impulsi, nei loro bisogni, nei loro desideri di poter esistere come persone e non come schiavi di un dio padrone con cui Giuseppe Mazzini si identifica. Gli "studi" hanno raccontato a Giuseppe Mazzini che gli uomini sono bestiame da condizionare (educare) rendendoli schiavi di morali o di categorie di comportamento e pensiero inumano. Sono educabili come schiavi. Si può distruggere il loro sistema pulsionale mediante la violenza per trasformarli in schiavi sociali. Masse senza individualità: popolo. Non un insieme di individui con una loro personalità, ma una massa indistinta da condurre al macello della vita. Il re ha un nome, Gesù ha un nome, Giuseppe Mazzini ha un nome; gli altri sono massa. Bestiame. Popolo che deve accorrere al grido o allo sventolio di bandiere del messia di turno che promette loro un luminoso avvenire tanto criticato da Engels.

Masse indistinte circoscritte nella parola di "popolo" che contiene il principio di negazione dell'individualità di ogni singola persona, di ogni singolo uomo e di ogni singola donna. Come non c'è che un solo Giuseppe Mazzini, cos'ì non c'è che un solo dio padrone che può essere descritto da Giuseppe Mazzini in quanto Giuseppe Mazzini, come ogni singolo pensatore, filosofo, teologo cristiano, non può pensare al proprio ruolo nella società se non come dio o volontà di dio.

Così l'individuo viene annullato: conosciamo il nome del morto in quella battaglia, non consociamo i nomi delle migliaia di persone macellate dal cristiano. Erano solo numeri, bestie, carne da macello, massa senza identità. Giuseppe Mazzini esprime questa idea dell'individuo che deve trovare nel dio padrone la propria ragione di vita.

I modelli di Giuseppe Mazzini sono i criminali le cui azioni e le cui intenzioni erano rivolte a costruire l'assolutismo privando gli uomini della loro libertà. Socrate è il modello usato da Platone per imporre l'aristocrazia alla democrazia Ateniese. Da Gesù nasce la monarchia assoluta per volere di dio che per duemila anni insanguinerà la storia dell'Europa nel tentativo di imporsi sui bisogni di libertà dei suoi cittadini che la monarchia vuole trasformare in popolo; in non persone. Socrate Gesù non sono martiri, ma delinquenti. Criminali all'ennesima potenza perché il loro crimine non è rivolto al singolo individuo o ad un numero circoscritto di persone, ma incitano all'omicidio e al genocidio di ogni forma di civile connivenza in nome di un padrone. Che questo padrone si identifichi col demiurgo platonico o col dio padrone che Gesù chiama eufemisticamente padre per trasformare ogni padre in violentatore dei suoi figli, è poco importante. E' l'idea criminale, il comportamento criminale, che sta alla base dell'azione di Platone e di Gesù. Dove, chi si identifica con il criminale al solo scopo di reiterare i crimini chiede legittimazione in una sorta di santificazione di quei crimini.

La libertà evocata da Giuseppe Mazzini è la libertà di praticare odio e terrore nei confronti dei cittadini. Quando Giuseppe Mazzini afferma:

Voi siete e vi sentite liberi. Tutti i sofismi di una misera filosofia che vorrebbe sostituire una dottrina di non so quale fatalismo al grido della coscienza umana, non valgono a cancellare due testimonianze invincibili a favore della libertà: il rimorso e il Martirio.

Non dice: "Confutate ogni filosofia inumana", ma bolla come inumana, sofistica e miseria, ogni filosofia che liberi l'uomo dalla schiavitù del dio padrone. Un dio padrone che impone una morale comportamentale all'individuo che viene mantenuta dall'esecrazione di chi ha rinunciato a combattere il dio padrone e l'obbligo dell'individuo di aderire al suo martirio (leggi: autodistruzione o suicidio) in nome del dio padrone.

Io conosco gli uomini che hanno costruito un futuro: Giuseppe Mazzini ha distrutto ogni possibilità di futuro per gli Esseri Umani. Ha contribuito alla restaurazione del dio padrone in Italia distruggendo le possibilità di divenire di una nazione.

Che ne è della singola persona nel sistema dei doveri di Mazzini?

E' una persona violentata nella psiche al fine di fargli accettare l'dea del dio padrone; è una persona che vive nel terrore dello stato di polizia che gli ricorda i doveri di obbedienza verso l'autorità. E' una persona che vive in uno Stato che non sa dialogare con i cittadini e che espone il crocifisso per minacciare di morte o di ritorsioni ogni anelito di libertà del singolo cittadino.

Le persone educate in questa situazione vengono violentate nella psiche e produrranno due tipi di persone: colei che accetterà la violenza e la riprodurrà nella società perpetuando il terrore del dio padrone di Giuseppe Mazzini e la persona che si ribellerà e le cui azioni saranno tanto più violente quanto maggiore è la percezione emotiva della violenza subita da Giuseppe Mazzini per costringerla a sottomettersi al suo dio padrone. Ciò che emerge dall'azione di Giuseppe Mazzini è una società violenta e cattiva in cui le relazioni saranno solo quelle di violenza con cui imporre il dominio e di violenza per uscire da un dominio che pretende di calarsi nella psiche delle persone.

Vale la pena di chiudere questo viaggio nell'ideologia dei doveri di Giuseppe Mazzini con le stesse parole con cui Friedrich Engels chiuse l'Antiduhring pochi anni dopo il testo "Dei doveri dell'uomo" di Giuseppe Mazzini:

"Ci sia concesso di congedarci dal nostro argomento che certo è stato spesso arido e noioso, in forma conciliante e gaia. Sino a che abbiamo dovuto trattare i singoli punti controversi il nostro giudizio è stato legato ai fatti obbiettivi e incontestabili e conformemente a questi fatti ha dovuto essere spesso abbastanza tagliente e anche duro. Ora che ci siamo lasciati alle spalle filosofia, economia e socialità e che abbiamo davanti l'immagine complessiva dello scrittore che avevamo da giudicare nei particolari, ora possono venire in primo piano delle considerazioni umane; ora ci è concesso di ricondurre a cause personali errori scientifici e presunzioni altrimenti inconcepibili e sintetizzare il nostro giudizio sul sig. Duhring nelle seguenti parole: irresponsabilità dovuta a megalomania."

Friedrich Engels L'Antiduhring 1877 - tratto da L'Antiduhring Editori Riuniti 1971 p. 345-346

Si Giuseppe Mazzini era un megalomane irresponsabile che si pensava il padrone delle persone e dei popoli. Tuttavia, noi che non viviamo nell'epoca di Engels attribuiamo la megalomania di Giuseppe Ferrari ai suoi processi di adattamento soggettivo all'educazione cattolica che ha subito. Anziché scegliere di ribellarsi alla violenza subita, Giuseppe Mazzini ha scelto di estendere gli effetti di quella violenza ad ogni uomo dell'Italia. Questa sua scelta è la scelta che ci porta a disprezzare l'uomo Giuseppe Mazzini.

Una riflessione mi tormenta. Giuseppe Ferrari al Parlamento Italiano tenne un discorso di commemorazione elogiativa alla morte di Giuseppe Mazzini. Avrebbe Giuseppe Mazzini fatto altrettanto? Non credo, Mazzini pretendeva che le persone avessero dei "doveri" e Ferrari era una delle travi nell'occhio di Mazzini.

NOTA: le citazioni di Giuseppe Mazzini sono tratte da "Dei doveri dell'uomo - Fede e Avvenire" Edizioni Mursia 2003

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Marghera, 09 ottobre 2013

Claudio Simeoni

Meccanico

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La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.