Giandomenico Romagnosi (1761 - 1835)

La scienza delle Costituzioni.

Riflessioni sui problemi costituzionali e sociali

Riflessioni sulle idee di Romagnosi.

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185778 per chi vuole ordinare il libro

Indice Teoria della Filosofia Aperta

La filosofia della Religione Pagana.

Prima parte

Considerazioni generali su Costituzione e società

Per comprendere le idee di Giandomenico Romagnosi mi avvarrò dell'appendice al trattato "La scienza delle Costituzioni" pubblicato postumo nel 1849.

Ci sono molte particolarità del discorso di Romagnosi che a mio avviso sono state sottovalutate. Queste particolarità delineano il pensiero sociale di Romagnosi al di là delle mediazioni che il Romagnosi è stato costretto a fare per conciliare nella fattibilità esigenze di libertà sociale nelle condizioni storiche-culturali del suo tempo.

Scrive nell'introduzione all'Appendice della Teoria Speciale il Romagnosi:

Colle cose discorse nel tomo antecedente ho esposto i primi rudimenti del temperato governo. Essi somministrati mi furono considerando soltanto il fine di ottenere la politica moderazione. Si è fatto quindi astrazione se un dato popolo possa o non possa, voglia o non voglia introdurre e mantenere siffatto governo.

Questi rudimenti furono disegnati all'ingrosso e presentati isolati e però loro mancano ancora quelle forme, quelle attitudini e quelle connessioni dalle quali risultare dovrà il bramato effetto.

Ciò che fu detto essere necessario per moderare la monarchia, non è sol proprio di lei, ma di qualunque forma di umano governo. Se dunque noi parlammo della monarchia, ciò fu per presentare un esempio più famigliare e più parlante, e non per pronunziare o che questo governo sia il solo che abbisogni di ritegni, o che i principii moderatori debbano essere ricavati da lui ed applicati soltanto a lui. La ragione temperante degli umani imperii ha i suoi principii eminenti ricavati dalla forza delle cose e dalla natura degli uomini.

Vasto è il campo che ci rimane dunque ancora a percorrere prima di giungere alle leggi fondamentali positive del rappresentativo nazionale governo. Queste leggi non possono supporre indifferentemente un popolo grande o piccolo, incivilito o barbaro, ma figurarsi debbe un dato stato morale, economico e politico pel quale fondare e mantenere si debba il rappresentativo governo. E siccome non possiamo trattare di alcun paese particolare nè di una data epoca, così il popolo supposto da noi verrà figurato in quello stato ultimo di potenza morale, economica e territoriale al quale la natura sembra chiamare certe nazioni.

Se noi parliamo della monarchia, dice il Romagnosi, è perché troviamo la monarchia come regime e come governo. Non auspichiamo la monarchia, ma la monarchia è l'oggettività sociale nella quale agiamo. A Romagnosi non interessa affrontare o delegittimare il tipo di governo in atto, al Romagnosi interessa affermare un tipo di libertà dei popoli da conquistarsi indipendentemente da qualunque governo essi abbiano.

Parlare del regime in cui si vive permette al filosofo di far comprendere le condizioni che indica in quanto, chi vive in tale regime, ha presente immediatamente i problemi indicati in quanto tali problemi sono vissuti.

Noi, dice Romagnosi, parliamo di principi indipendentemente se un popolo è grande o piccolo, se vive in un regime dittatoriale o monarchico. Lunga è la strada attraverso la quale costruire la libertà dei popoli, ma solo se noi abbiamo i principi come faro guida, allora i popoli potranno tendere a quell'ideale che noi pensiamo come stadio di sviluppo a cui la Natura ci chiama.

Romagnosi non pone delle condizioni di razza o di superiorità dei popoli rispetto ad altri.

Romagnosi mette al centro del suo discorso la libertà del popolo rispetto ad ogni tipo di regime. Le ragioni che egli adotta per spingere ad adottare una Costituzione sono ragioni che partono dalle esigenze della gente, dei popoli e non dalle esigenze di questo o quel regime, di questo o quello Stato, di questo o di quel padrone. Romagnosi non sostituisce un regime ad un altro regime.

E' un presupposto fondamentale, altrimenti non si capisce dove il Romagnosi, con le sue esigenze Costituzionali, intende andare.

A Romagnosi interessa cambiare il punto di vista delle persone rispetto al potere. E' il potere statale, qualunque esso sia, che deve essere sottomesso alle regole, non la gente o il popolo che, sotto la monarchia assoluta, non detiene nessun diritto nei confronti dello Stato.

Questa contrapposizione fra popolo e Istituzioni Statali è uguale sia ai tempi di Romagnosi che al giorno d'oggi. Il tentativo dello Stato e delle sue Istituzioni di rapportarsi con i cittadini come se i cittadini dovessero essere sudditi ubbidienti è contenuta nelle azioni e nelle decisioni degli uomini delle Istituzioni anche quando la legge e le norme Costituzionali imporrebbero loro il rispetto di doveri nei confronti dei cittadini.

Riflette Romagnosi:

Se il modello proposto dalla ragione non sembrasse ai politici addirittura praticabile, pensino almeno che avremo avanti gli occhi l'ultimo termine a cui arrivare. Pensino ancora che la vera influenza delle pubbliche riforme non si rende manifesta nei primi anni, ma sol quando o è scemato il primo fervore, o sono state superate le prime resistenze. Col primo fervore si supplisce agli ordini imperfetti, e colle prime resistenze s'inceppano i perfetti. Cessato il primo fervore, se si è fabbricato male si retrocede. Superate le prime resistenze, se si è fabbricato bene, lo stato cammina spedito. Prima dunque di giudicare della stabilità di una data riforma politica è duopo sottoporla alla prova del tempo. Da questa regola non si possono eccettuare che le cose di pura giustizia. I nemici dell'equità esultano allorchè veggono mal posti i ritegni contro il potere arbitrario. Essi sperano sempre che o per impeto subitaneo o per lenta corrosione, gli ordini stabiliti siano rovesciati. Essi sanno che sottentra allora un'opinione che abbatte gli spiriti volgari, i quali dalla cattiva riuscita del passato deducono una mal'intesa impossibilità pel futuro. Il vero trionfo d'una riforma sta dunque nel fabbricare con solidità. Guai a chi fabbrica male! è cosa orrenda dopo una fallita riforma ricadere sotto il giogo primiero. La parte di uno scrittore si riduce tutta ad illuminare. Dalle battiture dei governi deriva il bisogno delle politiche riforme. Le nazioni si agitano finchè non l'abbiano soddisfatto. Felici se conoscono la più facile e la più sicura maniera di appagarlo. Allorchè matura è la scoperta della verità, l'ingegno umano può cogliere le vicine connessioni e trarre utili regole almeno per insegnare ai popoli ad evitare i mali di una cieca riforma alla quale furono provocati. Pare che l'epoca della maturità sia giunta fra noi. Ma siamo forse tanto potenti in cognizioni, quanto lo siamo in desideri? Dopo un ponderato esame, io debbo con altri confessare, che quanto noi siamo adulti nella scienza dell'eguaglianza, altrettanto siamo bambini in quella della libertà. Per la qual cosa sarò mio malgrado costretto a ripetere dall'alto alcuni principii, ad analizzare accuratamente alcune idee, a dedurre strettamente alcune illazioni, a mostrare energicamente alcuni motivi, a lumeggiare vivamente alcuni concetti, a combattere con forza alcuni errori, ad eccitare con calore alcuni sentimenti, ad invocare talvolta alcuni esempi ed a praticare insomma tutte quelle cautele le quali ad una scienza nuova agitata ed importante si convengono.

Il progetto di riforma costituzionale deve apparire, secondo il Romagnosi, razionalmente praticabile da parte dei politici. I politici si devono poter vendere il progetto di riforma come se questo fosse un prodotto di un qualunque venditore. Deve, da un lato portare profitto al politico, profitto inteso come capacità di imposizione politica e, dall'altro lato, deve essere coinvolgente come capacità di concentrare su di esso le aspettative delle persone affinché appoggino quei politici che lo propongono.

Nella riflessione di Romagnosi c'è il tempo di sedimentazione di una riforma sociale.

Una riforma sociale, una volta che è stata approvata, necessita di un tempo di sedimentazione. Deve fissarsi come principio indelebile nelle società. Se, una volta approvata, è soggetta a contraddizioni, a conflitti, e non viene fagocitata, una controriforma la spazzerà via. Passare dall'obbedienza ad una monarchia alla responsabilità del cittadino che non obbedisce a Istituzioni e che queste siano indotte a rispettare i cittadini, implica parecchi secoli di trasformazione sociale in cui, vari politici di turno, spingeranno ad un aumento della libertà sociale o al ripristino dell'assolutismo a seconda dei loro interessi.

Con i fervori sociali si creano le spinte al cambiamento verso la libertà delle persone. A mano a mano che il processo si inceppa, fra ostacoli oggettivi e ostacoli progettati da conservatori, incontrando persone che tendono ad incepparlo per difendere i propri specifici interessi, si tende a distruggere coloro che cercano di costruire la libertà sociale. Il primo ad essere sacrificato è colui che esprimeva i fervori di libertà sociale. I suoi nemici lo indicano come il "sovversivo", come il Mazzini o il Cattaneo, salvo riabilitarlo e metterlo sull'altare (e tutti gli altri in ginocchio) quando, passate quelle condizioni se ne presentano altre che costruiscono nuove libertà per la società civile.

Il fabbricare bene, indicato dal Romagnosi, implica un "fabbricare opportunamente".

Una riforma sociale deve sì aprire ad un futuro, ma nello stesso tempo non deve stridere eccessivamente col passato sociale da cui emerge e, nello stesso tempo, deve contenere in sé i germi per un ulteriore sviluppo. L'emergere di una riforma sociale che tende alla continua libertà deve essere presente in potenza ad ogni libertà conquistata. Se così non è la reazione, sfruttando le difficoltà incontrate nello sviluppo sociale, tenderà sempre a tornare indietro ripristinando il regime dal quale si è usciti. Come nel periodo della restaurazione monarchica fra il 1815 e il 1840: quello vissuto dal Romagnosi. Come per i processi di restaurazione assolutista messi in atto da De Gasperi, Andreotti, De Lorenzo, Fanfani, Scelba e Moro in Italia e i loro tentativi di ripristinare il regime fascista una volta approvata la Costituzione della Repubblica. E' stato sufficiente che costoro ignorassero i doveri imposti loro dalla Costituzione e facendo leva sull'educazione assolutista ricevuta dagli Italiani tentassero, in tutti i modi possibili e in tutte le forme opportune, mascherate con parole diverse, di ripristinare il fascismo.

Fa notare il Romagnosi che i nemici delle libertà sociali agiscono con la loro propaganda ogni volta che i parametri razionali, con cui si vuole costruire la libertà sociale, non sono posti con accuratezza. Quando un individuo, che intende costruire la libertà sociale, ha paura di qualche cosa e, per paura, non affronta degli argomenti o si fa scrupolo ad affrontare degli argomenti, i nemici del processo generale che ha in corso ne approfittano per fermarlo. Se vuoi combattere la chiesa cattolica perché non ne condividi i principi, ma hai paura di criticare il dio padrone cristiano o il Gesù della chiesa cattolica nella sua espressione dottrinale perché hai dei timori, la tua critica alla chiesa cattolica è già fallita. Hai già posto le basi per ripristinare il potere clericale. Così avvenne quando agì il Romagnosi che, nonostante l'anticlericalismo dei movimenti sociali e filosofici, la chiesa cattolica mise in atto le azioni dell'apparizione della madonna impedendo ai non cattolici di parlare di truffa e di inganno.

Un modo con cui si fermano le riforme sociali è quello di ventilare i pericoli in un futuro imminente. Evocare pericoli prendendo spunto da fallimenti passati si impedisce alle perone di costruire il futuro perché, secondo i detrattori, i risultati sono fallimentari o catastrofici come quelli del passato. Ai giorni nostri è come quando si afferma che "tutti i politici sono ladri". In sostanza, si aggrediscono quei politici che vogliono costruire qualche cosa di onesto e positivo affermando che "sono come tutti gli altri". Nei giorni nostri si equiparano i miliardi di Silvio Berlusconi alle poche migliaia di euro del sindaco di Bologna. Non si criticano i miliardi di Silvio Berlusconi, ma si criticano le ingenuità superficiali dell'avversario politico che vorrebbe costruire un po' di libertà sociale. In questo modo si compromette un futuro perché chi lo danneggia è autorizzato, politicamente parlano, a rubare soldi pubblici mentre, chi costruisce libertà sociale, viene aggredito "anche per i calzini celesti".

Diverso è quando le riforme sociali sono fatte in un contesto in cui non possono rientrare. Come la recente modifica legislativa che modificava i contenuti del reato di violenza sessuale. Nonostante i detrattori della chiesa cattolica caldeggiassero la conservazione del reato di violenza sessuale come reato contro la morale (che equivale ad un reato contro il loro dio padrone) e che per 50 anni, proprio per volontà di Aldo Moro, Andreotti, Fanfani e quant'altri fu conservato come tale, il reato di violenza sessuale fu cambiato in "reato contro la persona". Dopo una decina d'anni da questa importante riforma giuridica, in linea con la Costituzione, poche persone oserebbero proporre di tornare alla versione precedente né, tale ipotesi, al momento, potrebbe essere tollerata.

La riflessione del Romagnosi è a dir poco rivoluzionaria nel contesto della filosofia sociale "tanto noi siamo adulti nella cultura dell'uguaglianza, tanto più siamo bambini nella cultura della libertà".

Giorgio Napolitano, firmando il Lodo Alfano, ha dimostrato il suo infantilismo nei confronti dell'uguaglianza e ha dimostrato il disprezzo che prova nei confronti dei cittadini italiani. Non ha saputo (anche se è più logico affermare che non ha voluto per i suoi intendimenti eversivi) distinguere nel provvedimento che firmava, gli elementi della monarchia assoluta in aperto contrasto con la Costituzione della Repubblica. Un infantilismo della libertà che porta a distruggere la Costituzione della Repubblica attribuendo a sé stesso le libertà Costituzionali, ma privando delle medesime i cittadini. Le condizioni non sono cambiate dal Romagnosi ad oggi e vedremo, in seguito, come le condizioni che Romagnosi individua sono le condizioni che ancor oggi agitano le tensioni di libertà nella società civile.

Fine della prima parte

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Nota: Le citazioni di Giandomenico Romagnosi sono tratte da "Della Costituzione di una monarchia nazionale rappresentativa" (La scienza delle costituzioni) edito dalla Reale Accademia d'Italia tomo II 1937. Il brano commentato è l'appendice chiamata "Teoria Speciale", da pag. 859 a pagina 974.

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I problemi sociali della restaurazione monarchica del 1830 e i problemi della restaurazione monarchica 2013.

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Marghera, 12 gennaio 2013

Claudio Simeoni

Meccanico

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La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.