Giuseppe Ferrari (1811 - 1876)

La rivelazione cristiana e i limiti di atei e anticlericali

Prima parte di: Filosofia della Rivoluzione

Riflessioni sulle idee di Ferrari.

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185778 per chi vuole ordinare il libro

Indice Teoria della Filosofia Aperta

La filosofia della Religione Pagana.

Giuseppe Ferrari e la rivelazione cristiana

Che cos'è o cosa vuole il pensatore filosofico-politico Ferrari?

Uomo che pensa la sua realtà all'inizio dell'unità d'Italia e acerrimo nemico di Mazzini del quale, comunque, confezionerà l'elogio pronunciato alla camera dei deputati alla quale fu eletto.

Si dice Ferrari allievo di Giandomenico Romagnosi e studioso di Rosmini. I due nemici che si contendevano la primogenitura del diritto nel nuovo Stato nato dall'unità d'Italia. Ferrari si allontana da Romagnosi avvicinandosi a Saint-Simon. Vede nel sansimonismo una "nuova religione". Da qui i limiti della sua critica al cristianesimo.

Nessuno riuscirà a definire in maniera non contraddittoria la collocazione del pensiero di Ferrari che oscilla fra positivismo e rivendicazione di un nuovo ordine sociale in Italia. Probabilmente il pensiero di Ferrari si colloca come esigenza di dare voce ad un futuro che si presentava nella società in modo impellente e immanente. Un futuro, che come ogni futuro che si può pensare e progettare, ha il suo peggior nemico nell'assolutismo religioso e sociale della chiesa cattolica. Ogni trasformazione del presente suscita terrore e timore nella chiesa cattolica perché, ogni trasformazione mette in pericolo la sua capacità di controllare gli individui nel loro presente. Ogni costruzione di futuro implica una trasformazione e la trasformazione impone una rimodulazione della capacità di controllo degli uomini da parte della chiesa cattolica.

La presa di Porta Pia il XX settembre 1870 costituisce, simbolicamente, un cannoneggiamento del potere assoluto Vaticano ed è preceduta da pensatori sociali che hanno costruito le condizioni emotive (o hanno descritto la trasformazione delle condizioni emotive sociali) che hanno permesso, dopo la restaurazione della monarchia assoluta seguita come reazione al periodo napoleonico, di trasformare lo Stato Pontificio in un soggetto da conquistare senza sollevare opposizione militare fra i cattolici.

Diventa pertanto interessante conoscere il pensiero di Ferrari relativo alla religione cristiana e capire quali siano state le idee che hanno permesso di disarticolare lo Stato Pontificio. I limiti di tali idee e le "pecche", che purtroppo riscontriamo ancoro oggi fra gli atei e gli anticlericali, ultima resistenza di un cattolicesimo che agisce per distruggere l'attuale società per impedirle di sottrargli il diritto di manipolare l'infanzia.

Scrive Giuseppe Ferrari in Teoria della Rivoluzione:

Capitolo quarto

LA RIVELAZIONE CRISTIANA

Il cristianesimo presenta tutti i vizi della rivelazione soprannaturale. L'elevazione del dogma, la grandezza della dottrina non vi sopprimono l'idolatria, il miracolo, la favola, l'autorità, la dominazione, ché anzi quanto più esso è perfetto, tanto più raggiunge la perfezione del vizio. Il Dio cristiano non trasporta più la vita all'origine delle cose, ma vi trasporta la ragione; non divinizza più il vivere, ma divinizza il pensare, e invece di servirsi del maschio e della femmina per generare il cielo e la terra si serve della forza dell'intelligenza, e surroga l'ordine delle idee all'ordine dei sessi e degli istinti. Il cristianesimo ha depurato i dogmi orientali, il suo verbo ha rigenerato la Trimurti vitale dell'India, la sua trinità ha riassunto il lavoro filosofico della Grecia, ha iniziato il mondo ai misteri della scienza; ma alla fine il suo Dio si rivela; e nel momento della rivelazione è un idolo; parla ad Adamo colle passioni di un uomo, lo punisce coll'odio di un demonio; dirige da despota il popolo eletto, governa la chiesa da re ed essendo una persona infinita, degrada la natura all'infinito. Perciò il paradiso e l'inferno riducono la terra a un accidente, la vita ad un sogno: la vita stessa s'intero verte, e il cristiano trasporta nella morte l'intero suo destino.

Ferrari constata!

Lo studioso Ferrari discute con chi promuove il dio cristiano, ma non oppone il proprio diritto alla vita alle pretese di dominio del dio dei cristiani.

Davanti ad una realtà dottrinale per cui Ferrari rileva che:

Il Dio cristiano non trasporta più la vita all'origine delle cose, ma vi trasporta la ragione; non divinizza più il vivere, ma divinizza il pensare, e invece di servirsi del maschio e della femmina per generare il cielo e la terra si serve della forza dell'intelligenza, e surroga l'ordine delle idee all'ordine dei sessi e degli istinti.

Ferrari discute con gli adoratori del dio dei cristiani quasi si fosse attorno ad un tavolo da osteria con un fiasco di vino in mano. Fra amici si espongono varie tesi su quest'essere immanente e trascendente al quale la discussione si deve adeguare.

Giuseppe Ferrari non rileva l'atto di violenza operato dal dio dei cristiani con cui sostituisce la ragione alla vita. Non lo vive come un atto di terrorismo eversivo, ma come quasi fosse "un errore di interpretazione". Una cosa da discutere e non una violenza subita dagli uomini, dalla società e dalla vita tutta. Da tale atto di violenza Ferrari non coglie gli effetti sull'infanzia, sulla determinazione delle leggi, la formazione dell'interpretazione della vita. Coglie solo il fatto che questo criminale, che chiama dio cristiano, ha violentato la vita per sottometterla ai parametri della ragione.

Per Giuseppe Ferrari non è un'offesa viscerale, un atto di terrorismo aver stuprato la vita privandola dell'aspetto divino per sottomettere la vita al pensare la vita come la vita deve essere.

Giuseppe Ferrari non percepisce come un'offesa che il dio dei cristiani, e con esso i cristiani, abbia soppiantato la sessualità degli uomini con idee moralistiche antitetiche al divenire della vita.

Noi, dunque, stiamo vivendo in un paradosso dottrinale: mentre i cristiani hanno dichiarato guerra agli uomini sostituendo una pretesa ragione alla vita, hanno espropriato della qualità divina oggetti e persone, hanno sostituito le categorie della sessualità con le categorie morali di repressione e coercizione; Giuseppe Ferrari subisce passivamente questa violenza (che poi si manifesta in forma di leggi, dogmi morali, coercizione dell'infanzia ecc.) senza opporre principio a principio, esigenza ad esigenza. In altre parole, mentre i cristiani hanno fatto e fanno guerra alla società umana imponendo principi inumani, Ferrari si limita a rilevare una condizione non desiderabile.

In questa condizione non si oppone al cristianesimo, ma rileva come le affermazioni cristiane siano incongruenti. Che le affermazioni dei cristiani attorno al loro dio siano illogiche e incongruenti, ai cristiani non può fregar di meno. Loro violentano l'infanzia per fargli accettare la fede. Che frega ai cristiani che qualcuno rilevi l'incongruenza delle loro affermazioni se poi loro continuano nella pratica della violenza sull'infanzia partendo da affermazioni religiose violente e criminali?

A differenza di quanto dice Giuseppe Ferrari il cristianesimo non ha riecheggiato la Trimurti dell'India, ma al Concilio di Nicea il non cristiano Costantino, per sedare le contestazioni dottrinali, ha imposto una soluzione religiosa ad imitazioni delle Triadi romane (Giove-Marte-Quirino oppure Giove-Giunone-Minerva oppure Cerere-Liber-Libero). Il cristianesimo non è derivazione di culti precedenti, ma è una grecizzazione platonica dell'ebraismo. Un ebraismo che ha trovato nel Timeo di Platone la "dignità" teologica che manca ai vangeli e alla bibbia.

Affermare che il cristianesimo riprende le religioni orientali significa affermare che il fine delle religioni orientali era lo schiavismo mentre il fine del cristianesimo, come del resto del platonismo, è lo schiavismo. Poco importa che il cristianesimo abbia assunto la forma di Mitra per descrivere alcuni aspetti del suo Gesù. Non è questo che lo pone in continuità con le religioni orientali. Semmai lo pone in continuità con la descrizione del divino, ma non della religione. Il cristianesimo riprende dall'ebraismo il nocciolo della religione che consiste nella fissazione dello schiavismo e del genocidio come metodo. Il fatto stesso che Ferrari riconosca al cristianesimo una continuità con le religioni orientali, di fatto, concede all'idea schiavista del cristianesimo una dignità che non ha.

Della Grecia, il cristianesimo ha preso Platone fin dai suoi esordi dal momento che Filone d'Alessandria aveva giù usato il Timeo per interpretare l'ebraismo prima della "nascita" di Gesù.

Il cristianesimo non ha aperto a nessuna scienza, semmai è stato il distruttore della scienza in nome del suo dio padrone. La distruzione della scienza di Roma, dalla medicina alla meccanica, dall'architettura all'urbanistica. La distruzione del presente è stato il capolavori dei cristiani. Il fatto che Ferrari affermi che il cristianesimo introduca alla scienza, significa concedere al cristianesimo una funzione nella società umana che non ha mai avuto: ogni scoperta scientifica è avvenuta in contrasto con il cristianesimo e la chiesa cattolica. Poi, è vero, i cristiani hanno usato ogni scoperta scientifica per fissare e alimentare il loro potere e il loro dominio. Ma i cristiani non hanno dato nulla all'umanità se non odio, stragi e genocidio.

Hanno dato i regimi a monarchia assoluta per volontà del loro dio padrone e hanno violentato i popoli che non si sottomettevano alla volontà del loro dio padrone.

Questa è la debolezza del positivismo ideologico di Ferrari e il motivo per cui Ferrari è tato fagocitato dal potere perché "servo utile".

Scrive Giuseppe Ferrari in Teoria della Rivoluzione:

Un Dio, pura intelligenza, rivelandosi, combatte tutti gli istinti. La Bibbia è avara di miracoli; non imita le religioni dell'Oriente, non isconvolge la natura coi prodigi; si direbbe che prevede, che teme lo sguardo delle scienze positive. Cristo non discende sulla terra per combattere contro le catastrofi cosmiche; il gran prodigio della redenzione, si compie nel mondo degli spiriti; le conseguenze rimangono circoscritte nella sfera della moralità e dell'inspirazione. Quando si dimandano prodigi a Cristo, egli si sdegna, vuoI fede, dispensa la grazia, non il miracolo. Pure essendo egli una persona, deve lasciarsi piegare dall'orazione; interessarsi all'uomo, lottare contro la natura, accordare i miracoli che reclama il principio stesso di una rivelazione soprannaturale. Di là tutti i miracoli della Bibbia, i mille miracoli del vangelo, le leggende dei santi, in cui si accordano le prove disprezzate dalla fede, i piaceri vilipesi dall'ascetismo, e benché ristretto a dispensare i prodigi della grazia, Cristo li unisce agli incanti materiali dei sacramenti; e la sua redenzione si ferma là dove più non s'intende la vibrazione meccanica della sua parola. Le regioni non visitate dagli apostoli non sono redente, quelle in cui gli apostoli si stabiliscono seguendo i casi del commercio e della guerra, trovansi rigenerate dall'accidente della loro presenza, ed il miracolo alternativamente rifiutato ed accordato, temuto e ammesso dal cristianesimo, finisce coll'essere il più assurdo tra gli incanti. Non è visto, e bisogna accettarlo; non è verificato, e bisogna riconoscerIo: il battesimo non ci muta, eppure dobbiam crederci rigenerati dalle sue acque; l'eucaristia lascia il pane e il vino quali sono, ma il credente deve ammirare il prodigio invisibile della carne e del sangue, deve, vederlo. La chiesa non si cura delle cose del mondo, più non ferma il corso del sole; eppure le nostre azioni dipendono dalle sue operazioni invisibili e dobbiamo attribuirle le nostre vittorie, le nostre sconfitte; ogni evento esprime la volontà divina. Il mondo finisce per divenir magico, benché Cristo abbia rinunciato alla magia .

Il dio "di intelligenza" dei cristiani è stato sottratto a Platone, agli Stoici e ai Neoplatonici. Il dio cristiano è il dio della bibbia, un assassino amorale (morale intesa secondo la nostra Costituzione) che alimenta fedeli amorali imponendo loro di pensare agli "altri" come nemici da calunniare e distruggere.

Ferrari vuole sottolineare come tutta l'attività religiosa della chiesa si conchiude nell'immaginazione. Come nell'immaginazione si conchiudono i miracoli di Gesù.

Ciò che Ferrari non capisce è la relazione dell'interferenza nella reciprocità del gesto compiuto ed imposto dalla chiesa cattolica. Per Ferrari l'uomo, come sostiene la chiesa cattolica, è creato ad immagine e somiglianza del dio padrone della chiesa cattolica e dunque, secondo Ferrari, i singoli gesti come battesimo, eucarestia e la credenza, non mutano la creazione del dio padrone della chiesa cattolica. Il discorso di Ferrari è all'interno del cattolicesimo. Assume le categorie di pensiero del cattolicesimo tendendo a sminuire i gesti con cui la chiesa cattolica attua il controllo emotivo delle persone.

In fondo, che cos'è un po' di acqua sulla testa?

Certo, dice la chiesa cattolica, tu pensa all'acqua, a noi interessa appropriarci del bambino. Il battesimo è l'atto con cui il genitore rinuncia alla patria potestà e consegna il bambino come proprietà alla chiesa cattolica. Dopo averlo marchiato col battesimo, la chiesa cattolica riconsegna il bambino al genitore perché lo addestri all'obbedienza e alla fede. Questo meccanismo che ancora all'epoca di Ferrari consentiva alla chiesa cattolica di sottrarre i minori ai "genitori indegni" o sottrarre i bambini alle famiglie ebree quando venivano battezzati di nascosto, viene ignorato da Ferrari la cui attenzione è concentrata solo su "un po' di acqua".

Lo stesso vale per l'eucarestia. Che cosa vuoi che sia un pezzo di pane? Si ignora la posizione di chi prende quel pezzo di pane. La sua sottomissione, il suo atto di contrizione mediante la confessione, la soggettivazione dei suoi sensi di colpa.

La chiesa cattolica non ferma il corso del Sole, ma convince i bambini che con la magia della fede nel suo padrone le montagne possono essere buttate a mare e priva i bambini degli strumenti con cui affrontare la loro vita perché costretti a pregare attendendo la provvidenza divina: poi, qualcuno a quei bambini dà loro degli idioti perché non sanno agire opportunamente nella società.

Il Gesù dei cristiani non ha mai rinunciato alla magia: il figlio del dio padrone pratica "l'abracadabra" mediante l'imposizione del delirio del "padre nostro" con cui ottenere qualunque cosa per magia (o rubandola a chi ha lavorato).

Il creazionista Giuseppe Ferrari non coglie la trasformazione indotta in ogni singolo individuo da parte della chiesa cattolica. Questo è l'errore di atei e anticlericali che non sanno distinguere il diverso divenire dell'uomo quando cresce sottomesso alla chiesa cattolica e quando cresce sottratto all'odio del possesso del Gesù dei cristiani.

Scrive Giuseppe Ferrari in Teoria della Rivoluzione:

Il miracolo genera la favola. Malgrado il rispetto del cristianesimo per i fatti, si sviluppa coi miracoli visibili o invisibili, dunque deve coordinarli, collocarli nella storia, e quanto più la storia è rispettata, tanto più il miracolo infinito di Cristo la falsa in ogni punto. La chiesa condanna l'antichità ad inchinarsi dinanzi i fasti ignorati di un'orda di barbari; la chiesa disprezza il corso dell'incivilimento, e segue, a dispetto della storia, il corso della grazia attraverso alcune tribù di pastori. Essa sottopone tutto il mondo moderno alla propria storia. Il carattere degli uomini, gli accidenti della natura, le invenzioni, le scoperte, tutto deve cedere al suo regno. Secondo la Bibbia, il sole non si leva se non per illuminare la tentazione di Eva e la nascita del Redentore; l'universo rientrerà nel nulla il giorno in cui il dramma sarà compiuto coll'ultima scena del giudizio universale. Quindi la favola cristiana mente più audace della favola indiana: vede le virtù della Grecia e di Roma, e le dichiara splendidi vizi! vede le scienze, le arti, e le fa calpestare da dodici pescatori; vede, studia le relazioni che ha plagiate, e le accusa di plagio. Dappertutto il fatto è riconosciuto e negato; lo spirito distrugge la materia, il pensiero uccide la vita.

Ferrari, per difendere la propria ideologia creazionista non solo inverte i termini, ma dà una patente di legittimità alla storia scritta da Orosio.

Le invenzioni dei cristiani vengono spacciate come verità storiche. Nessun miracolo se non nel desiderio del disperato che sogna "mari de tocio e montagne di polenta" o, se preferite, la moltiplicazione dei pani e dei pesci o del poco denaro che desidera avere.

I cristiani giocano sul desiderio delle persone. Un desiderio che alimentano costruendo la miseria, la schiavitù, la sottomissione nella società. Ferrari finge di non vedere l'attività di distruzione delle condizioni di vita delle persone e non vuole collegare le condizioni di povertà all'azione della chiesa cattolica e dei cristiani per il controllo militare della nazione.

Tutta la società deve essere distrutta in funzione del cristianesimo e questo non indigna Ferrari. Giuseppe Ferrari non dice alla chiesa cattolica di smetterla dichiarandola NEMICA DELL'UMANITA', ma pensa di continuare a discutere con chi lo sta deridendo perché, lui parla mentre i preti cattolici e cristiani violentano i bambini: mentre lui disquisisce decine di migliaia di bambini vengono deportati dall'Inghilterra in Australia per la gloria del dio padrone dei cristiani.

La materia, privata delle qualità che attribuiamo a spirito, è ridotta a schiava; pensare la vita implica l'imposizione alla vita di condizioni morali entro le quali manifestarsi e finalità che se non individuate e perseguite penalmente dalla società, portano i cristiani a distruggere la vita stessa: gli uomini devono vivere per il loro dio padrone, non per sé stessi.

E questo non indigna Giuseppe Ferrari.

Scrive Giuseppe Ferrari in Teoria della Rivoluzione:

La favola fonda l'autorità, e noi troviamo nell'autorità cristiana tutti i caratteri del miracolo cristiano. Il sacerdote cristiano non promette prodigi, non è signore della creazione come i pontefici del paganesimo, non dispone degli elementi come i capi degli Incas; la Bibbia non è un amuleto, né una panacea, né un palladio. Pure è un'autorità; non s'inganna: la sua parola è infallibile, non permette il dubbio. Ne nasce che l'autorità cristiana distingue il bene dal male, regola i rapporti dell'uomo colla persona di Dio, amministra, dispensa la giustizia coi sacramenti ed esorcizza di continuo la natura, disponendo dell'anima dell'uomo, né solo tiene in mano le chiavi del cielo e dell'inferno, ma fa' pesare sulla menoma tra le nostre azioni un'eternità di pene e di ricompense. Che importa la libertà del corpo, se voi mi tenete cattivo lo spirito? che importano, dice il Vangelo, tutti i beni del mondo, se l'anima è perduta? Anche nella politica non è forse col cercare il regno de' cieli che tutti i beni ci sono largiti per soprappiu? La chiesa non è indifferente in nessuna cosa, in nessun atto, in nessuna guerra; interviene sempre a nome della sua fede, e la sua fede la fa autrice di miracoli continui, le dà una pretensione infinita, un'autorità senza limite. In presenza degli infedeli, degli eretici, dell'immensa maggioranza del genere umano, dell'intero avvenire, la chiesa non può ammetter dubbio nella sua vittoria; attenuate quanto volete il suo miracolo, esso signoreggia l'eternità avvenire, e rende invincibile il potere de' suoi rappresentanti. Qui il battesimo è più che l'acqua dello Stige, che rendeva Achille invulnerabile; l'immortalità spirituale e materiale si estende all'intera cristianità, e dipende dal sacerdote, dalla Bibbia, dall'autorità. Casi l'autorità cristiana è come il miracolo cristiano; tenue, senza alcun potere sulle cose, senza alcun diritto positivo sugli uomini, ma ingente, assoluta, universale. Collo spirito pretende signoreggiare ogni evento, benché spiegato dalla scienza, benché assolutamente terrestre e mondano.

Il controllo del cristianesimo sui suoi fedeli passa attraverso i miracoli: i miracoli di guarigione, i miracoli economici, i miracoli per ogni forma di problema. Da Lourdes, Fatima, da Medjugorje, alla Madonna Nera, da Teresa di Calcutta a Padre Pio, a quel don Bosco le cui maledizioni lanciate contro la casa Savoia, in quell'anno che alcuni individui della casa Savoia moriranno per le febbri, faranno fallire il progetto di una società Italiana svincolata dal controllo della chiesa cattolica.

Ha mentito Ferrari; e mentre Ferrari non si avvedeva che la chiesa cattolica stava mettendo in atto nuove e diverse strategie di guerra, lui, ingenuamente, come gli atei e gli anticlericali, continuano a pensare che la "parola" riveli l'inganno e si dimenticano della vita che la chiesa cattolica violenta.

Il prete cristiano promette atti di magia, come quello dell'eucarestia. Promette solo magie come padrone dell'intervento del dio padrone nelle faccende umane.

I Pontefici dell'Antica Roma non erano i "padroni" di nulla, erano i guardiani dell'armonia fra le azioni umane e un mondo pieno di Dèi le cui volontà interagivano con la volontà degli uomini.

E' il papa cattolico che si attribuisce il potere magico di modificare l'universo: fa il limbo; distrugge il limbo!

Giuseppe Ferrari pensa alla chiesa cattolica come la chiesa cattolica vuole che gli atei e gli anticlericali pensino la chiesa cattolica. L'importante, per la chiesa cattolica è che atei e anticlericali non si leghino alla vita, ma siano alleati alla chiesa cattolica nel condannare le pretese della vita di riaffermare sé stessa contro ogni controllo, ogni dominio e ogni padrone.

La bibbia dei cristiani non è solo un "amuleto", ma la panacea che i cristiani sventolano come la parola immutabile del loro dio padrone. Dal momento che Ferrari non condanna la bibbia come inumana, la bibbia spiegherà alle persone come praticare il razzismo e l'odio contro coloro che non si mettono in ginocchio davanti a quel dio.

E' vero. Il cristianesimo distingue il bene dal male. Solo che il male, il MALE ASSOLUTO, è rappresentato dal suo Gesù e dal suo dio padrone che dispensa ingiustizia, terrorismo e strage nei confronti di chi non si vuole sottomettere. All'epoca di Ferrari erano in corso le stragi effettuate dai missionari cristiani in Africa per distruggere quelle culture e sottometterle al dio padrone della chiesa cattolica.

La chiesa cattolica tiene in mano le chiavi del terrore gestendo la promessa del paradiso o la minaccia dell'inferno nei confronti di persone fragili ed indifese delle quali, a Ferrari, non importa nulla: per un ateo o un anticlericale, costoro sono pecore del gregge del dio padrone della chiesa cattolica create pecore del gregge dal dio padrone della chiesa cattolica.

Ferrari non si indigna per la pretesa della chiesa cattolica di controllare gli uomini prendendo di controllare le qualità umane che attribuisce allo spirito o all'anima. Controllare la psiche degli individui significa controllare gli individui stessi. Che importano i soldi del ricco se quando il ricco è sul letto di morte io lo minaccio con le pene dell'inferno o lo induco a lasciarmi le sue ricchezze con la promessa del paradiso?

Controllare la struttura psicologica e morale delle perone significa costringere quelle persone a desiderare un regime, una qualità sociale, anche contro i loro interessi. Come quella "città di dio", città del dio padrone, che altro non è che un campo di concentramento in cui organizzare il sistema sociale che troppo spesso nella storia si è trasformato in un campo di sterminio per chi non si metteva in ginocchio davanti al dio padrone della chiesa cattolica.

La chiesa cattolica è responsabile DI OGNI GUERRA E DI OGNI MASSACRO, perché, per massacrare e per sterminare è necessario controllare la struttura psicologica di ogni massacratore e di ogni sterminatore. Solo gli individui la cui psiche è controllata dall'educazione della chiesa cattolica (e dei cristiani in generale) possono fare le stragi colonialiste e massacrare i popoli da Agostino fino ad oggi.

Ogni libero pensiero è un pensiero eretico. Dal momento che la chiesa cattolica non è in grado di confrontarsi con nessun uomo perché il suo dio padrone è ingiustificabile, può solo torturare e uccidere gli eretici che pretendono di evadere dal campo di concentramento della città del suo dio padrone.

Ferrari pronuncia una bestemmia assimilando il battesimo all'immersione di Achille nelle acque dello Stige.

Non si indigna Ferrari per le pretese della chiesa cattolica di spacciare l'inferno e il paradiso per i suoi personali interessi.

Scrive Giuseppe Ferrari in Teoria della Rivoluzione:

Ci rimane a dimostrare che l'autorità cristiana conduce alla dominazione dell'uomo sull'uomo. Chi può dubitarne? L'autorità cristiana discende dal cielo imposta dal più iperbolico miracolo, promette ai credenti il più gran prodigio: una redenzione infinita. Il movimento della chiesa parte dall'alto, è Cristo che dà la missione agli apostoli di predicare, sono gli apostoli che consacrano i loro successori; il sacerdote è ordinato dal sacerdote. Chi è egli adunque? Un'eccezione nel mondo, un miracolo vivo, un uomo divino predestinato a riscattare gli abitanti della terra. Egli deve essere intollerante; questo è il più sacro de' suoi doveri, questo è il principio della sua dominazione. Per sé, egli non regna, non può regnare, non promette miracoli, non è mago, non è di questo mondo, aborre dalla signoria, aborre dal sangue; non governa la vita, è il re della morte. Ma ministro di un Dio infinito, ministro del Dio di morte, veglia sui fedeli che un pensiero può perdere; per lui il fedele è Adamo, che vuol usurpare il regno di Dio, è la vita che resiste alla morte, è la terra che si ribella contro il cielo: quindi egli è militante e sostiene una guerra disperata contro l'azione, il pensiero, l'intenzione, la natura d'ogni uomo. Inerme, egli è pago di consigliare, ma il suo consiglio accende i roghi; disarmato, si limita ad additare lo scandalo, ma la sua delazione è una sentenza di morte; egli non porta la spada, ma consegna al braccio secolare le sue vittime; egli rifugge dal sangue, ma spinge i re alla crociata: egli non combatte, ma il cristianesimo è una guerra continua contro gli ariani, contro gli ebrei, contro gli eretici: il mondo pagano è vinto dal ferro e dal fuoco; il mondo idolatra dell'America è trucidato in nome di Cristo. La chiesa non è di questo mondo; ma consiglia la fede, e ogni guerra è una guerra della chiesa: la chiesa lascia a Cesare ciò che è di Cesare, ma Cesare deve essere cristiano ed è Cesare ogni condottiere, ogni barbaro che serve gli interessi della fede, e spetta al papato il distribuire le corone dei re. Così il Dio cristiano è il più ragionevole e il più malefico tra gli Dei: il miracolo cristiano è il più umile e il più temerario tra i miracoli: la favola cristiana è la più moderata e la più audace tra la favole: l'autorità che fonda è la più mite e la più spietata: la dominazione che consacra è la più dolce e la più terribile, perché si estende al pensiero.

Non basta dimostrare che l'autorità cristiana conduce alla dominazione dell'uomo sull'uomo, è necessario indignarsi, individuare i meccanismi di questa dominazione ed agire costruendo dei progetti esistenziali che liberino l'uomo dalle atrocità della chiesa cattolica, dalle atrocità del suo dio padrone e del suo Gesù padrone.

L'autorità cristiana non promette ai credenti la redenzione, ma impone ai credenti un'autoflagellazione fisica-psico-emotiva e colpe degne della peggiore farneticazione criminale. Dopo aver violentato i credenti, allora, la chiesa cattolica, baratta l'angoscia che li costringe alla sottomissione con una "carota" di uscita dall'angoscia esistenziale che chiama "redenzione" o "salvezza". Ma è la chiesa cattolica l'aguzzina dei suoi credenti. Ferrari dovrebbe indignarsi per la violenza con cui la chiesa cattolica impone l'angoscia esistenziale e dovrebbe dichiarare quest'attività: un DELITTO CONTRO L'UMANITA'. Non averlo fatto significa consentire alla chiesa cattolica di continuare al sua attività delittuosa: come la storia ha dimostrato.

L'intolleranza del prete cattolico è espressione del suo odio sociale. Della guerra che la chiesa cattolica ha intrapreso contro i cittadini per sottometterli al suo dio padrone. Il prete cattolico è un individuo spietato. La spietatezza comprende, indifferentemente, il suo ruolo nel soccorrere le sue stesse vittime, i poveri, o nel gettare dagli aerei gli oppositori politici o benedire le baionette di Hitler e i suoi campi di sterminio.

Il prete cattolico è spietato come il dio nella bibbia. Piagnucoloso e supplice quando la società civile rivendica i diritti dei suoi cittadini, come accade in Cina, e violento e spietato quando la società civile concede al prete cattolico la polizia torturatrice per affermare la sua fede e il suo diritto a stuprare i bambini (qualche volta anche fisicamente) come in Italia.

Il nemico del prete cattolico è la vita che combatte contro la spietatezza del dio padrone e Giuseppe Ferrari si guarda bene dall'indicare il dio padrone quale mandante di tanta ferocia. Mentre Giuseppe Ferrari sta scrivendo nel 1851, decine di migliaia di Africani vengono macellati dai cristiani e dai cattolici e decine di culture annientate per la gloria del dio padrone cristiano.

Un prete cattolico uccide, massacra, tortura, come il suo dio padrone gli ha imposto di fare: quando mai i seguaci di Baal hanno ucciso i seguaci del criminale Jahve? Senza i crimini e la violenza sui bambini il prete cattolico appare per ciò che è: un criminale assetato di sangue che deve essere paragonato a coloro che, obbedendo agli ordini della soluzione finale hitleriana, hanno girato i rubinetti delle camere a gas contro gli oppositori.

A differenza di quanto afferma Ferrari, il prete cattolico si compiace del sangue versato. Si compiace della sua capacità di sterminare gli oppositori. Stermini che ascrive alla gloria del suo dio; il suo padrone. Il cristianesimo ha introdotto nella storia dell'umanità, seguendo gli insegnamenti degli ebrei, le guerre di religione. Gli stermini per imporre la fede e questo non indigna Ferrari che, seguendo le indicazioni della chiesa cattolica, pensa agli sterminati come dei malvagi che hanno ricevuto il loro "castigo". Ma questo modo di ragionare, che annulla una realtà, è proprio dell'ideologia religiosa cristiana a cui Giuseppe Ferrari ha aderito.

La chiesa cattolica è il dio padrone della bibbia nel mondo. Il braccio armato del dio padrone che impone la fede e la sottomissione. Ogni strage è una strage della chiesa cattolica. Che cosa aspetta Ferrari a denunciare e a proclamare la chiesa cattolica NEMICA DELL'UMANITA'? Non è la chiesa che "lascia a Cesare quel che è di Cesare", ma è la chiesa cattolica che si fa Cesare e dio derubando gli uomini della vita materiale e della vita psichica.

La chiesa cattolica si ritiene la padrona delle persone e disprezza, uccide e calunnia ogni persona che si sottrae al suo controllo. La chiesa cattolica, in nome del dio padrone, si ritiene la padrona di ogni regime, di ogni re e di ogni democrazia che, con la sua violenza, trasforma, mediante l'interpretazione a proprio favore delle norme sociali, in MONARCHIA ASSOLUTA.

Giuseppe Ferrari sta aiutando l'assolutismo della chiesa cattolica asserendo che "il dio dei cristiani è il più ragionevole e il più malefico fra gli Dèi". Il dio dei cristiani è al di fuori della descrizione degli Dèi degli antichi e dell'attuale Paganesimo. Il dio dei cristiani è un'aberrazione della struttura psicologica tesa al dominio del mondo di individui incapaci di vivere uomini fra uomini.

Non esiste una favola cristiana se non nell'immaginario di Giuseppe Ferrari. Esiste la giustificazione dell'odio per la società degli uomini che Ferrari chiama "favola", ma è una giustificazione ideologica dell'odio per gli uomini in funzione del potere assoluto del dio padrone e, per conseguenza, del potere assoluto della chiesa cattolica. Non condannando la chiesa cattolica per delitto contro l'umanità, di fatto, Giuseppe Ferrari diventa complice e collaboratore dei delitti della chiesa cattolica contro la società civile.

NOTA: Le citazioni di Giuseppe Ferrari sono tratte da Filosofia della Rivoluzione (1851) Marzorati Editore Milano 1970 da pag. 392 a pag. 395

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Lusiana, 15 agosto 2013

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.