Vincenzo Gioberti (1801 - 1852)

In Gioberti l'idea è dio stesso: le implicazioni sociali

Riflessioni sulle idee di Gioberti.

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185778 per chi vuole ordinare il libro

Indice Teoria della Filosofia Aperta

La filosofia della Religione Pagana.

L'ideologia di Vincenzo Gioberti

Quarta parte

Gioberti nasce nel 1801 a Torino e muore nel 1852 ed è un contemporaneo di Antonio Rosmini Serbati nato a Rovereto TN nel 1797 muore a Stresa (Novara) nel 1855. Entrambi preti cattolici; entrambi difensori della pederastia di Gesù nei confronti dei bambini. Entrambi pensavano all'uomo come oggetto di possesso del loro dio padrone e non come un soggetto di diritto a cui lo Stato doveva servizio e deferenza.

Perché è importante sottolineare la contemporaneità fra i due? Perché rappresenteranno le due facce della stessa medaglia. Mentre Antonio Rosmini è l'ultimo dei filosofi assolutisti cattolici di stampo medioevale, Vincenzo Gioberti inizia a rendersi conto della necessità di veicolare in maniera diversa il cattolicesimo per costringere gli uomini alla sottomissione.

Gioberti tende a trasformare in cattolicesimo parte del platonismo e del neoplatonismo mentre Rosmini rivendica la tradizione medioevale assolutistica cattolica.

Questa contrapposizione viene ad esprimersi nel momento storico in cui avviene l'unità d'Italia e porta la cultura a schierarsi fra i due, con il coinvolgimento di Mazzini, Cattaneo e Ferrari, in maniera tanto "violenta" da non consentire alla filosofia italiana di costruire un'alternativa a quella del dio padrone.

Proprio la contrapposizione fra Rosmini e Gioberti farà dell'Italia un paese ideologicamente menomato in cui le rivendicazioni sociali e i movimenti di sviluppo economico saranno sempre circoscritti nell'ambito dell'ideologia religiosa espressa nei vangeli. Un'ideologia religiosa che dividerà gli uomini in padrone e schiavi e che imporrà doveri agli schiavi e legittimerà la violenza dei "padroni" ad imitazione delle direttive ideologiche del dio della bibbia e del Gesù nei vangeli. La violenza criminale di Gesù, espressa da ogni autorità, verrà legittimata per legge mentre ogni respiro di libertà degli schiavi sarà etichettata come violenza. L'idea medioevale secondo cui il padrone è tale per volontà di dio, mediante la contrapposizione fra Rosmini e Gioberti, verrà trasferita nell'Italia moderna e non solo sarà supportata da Mussolini durante l'era fascista, ma sarà affermata dalla Democrazia Cristiana mediante De Gasperi, Andreotti, Moro, Fanfani, Scelba e altri fino ad incancrenirsi nella società mediante l'ideologia berlusconiana che eleverà le relazioni mafiose, e la relativa impunità, a manifestazione del dio padrone dei cattolici con l'imposizione del crocifisso nelle aule scolastiche, nei tribunali e nei luoghi pubblici per sostituire i principi criminali del dio padrone ai principi della Costituzione della Repubblica Italiana.

L'Idea è "dio stesso", afferma Gioberti. Che tradotto nella pratica significa: "Il padrone, ogni padrone, è dio stesso!".

Scrive della contrapposizione Rosmini-Gioberti Eugenio Garin in Storia della Filosofia Italiana:

Gioberti indicava, assieme alla difficoltà, quella che, a parer suo, era la via d'uscita del rosminianismo: la dottrina del sentimento fondamentale, in cui sarebbe stato adombrato l'intuito dell'essere reale. E veramente nella realtà del soggetto Rosmini, nella Teosofia, ricercherà la base reale dell'intelligibile. "Un essere non può dirsi intelligibile, se nulla ci fosse che lo potesse intendere ... Ma se oltre l'intelligibile c'è chi lo può intendere, dunque, oltre l'essere ideale, c'è l'essere reale, perché chi può intendere è un subbietto intelligente, e l'essere subbiettivo è reale, per la stessa definizione. Dunque la forma ideale dell'essere esige la forma reale". Nella dottrina delle forme dell'essere e in quella del sentimento fondamentale, Rosmini tentava finalmente di rispondere al suo maggiore avversario. Con la unità-distinzione delle forme dell'essere - ideale, reale, morale - Rosmini articolava gli aspetti della realtà, sostenendo la distinzione del pensato (oggetto, idea) dal soggetto (reale), ma insieme battendo sulla loro necessaria connessione. Con la teoria del sentimento voleva indicare nell'uomo soggetto autocosciente l'unità di sensibile e intelligibile, di anima e corpo. L'estensione della dottrina del sentimento doveva aprirgli la via alla visione del reale in sé e in relazione a Dio.

A differenza di Rosmini, Gioberti considera l'Idea oggetto in sé in quanto manifestazione del dio padrone che si esprime come intuito nell'uomo. L'uomo non è, in Gioberti, l'uomo pensante, ma è il soggetto che riceve il pensiero da dio e lo riproduce sotto forma di intuizione.

Mentre in Rosmini la via che apre il sentiero al dio padrone è il sentimento, in Gioberti dio è un'idea intrinseca dell'uomo in quanto dio si manifesta nell'uomo mediante le idee che sono sollecitazioni di dio nell'uomo. L'uomo, come lo schiavo, è oggetto d'uso di dio. Una vera e propria merda usata da dio per concimare il suo campo cosmico a seconda dei suoi progetti (con questo linguaggio si rende molto bene il concetto di Gioberti relativo all'uomo).

Scrive della contrapposizione Rosmini-Gioberti, parlando di Rosmini, Eugenio Garin in Storia della Filosofia Italiana:

L'essere reale pone col suo stesso essere la necessità della sua ragione o intelligibilità (ideale), che, a sua volta, presuppone il soggetto reale, mentre da entrambi scaturisce l'esigenza (dover essere) e l'attuazione (moralità, valore). è qui appunto il sintesismo dell'Essere, il suo aspetto trinitario, implicante sempre la reciproca insidenza dei modi, che Campanella avrebbe chiamato primalità. Ecco come, secondo l'ultimo Rosmini, cesserebbe di essere assurda quella equazione di sensibile e intelligibile contro cui si scagliava Gioberti, altro essa non essendo che il necessario rapporto di reale e ideale. Il reale (sentimento), intuito immediatamente, sentito, viene oggettivato nella luce del pensiero attraverso l'essere ideale. La percezione intellettiva presuppone quindi l'unità-distinzione delle forme dell'essere concretata nell'uomo che, insieme, è intelligibile e sensibile per l'immancabile insidenza reciproca delle forme stesse. Abbiamo qui, appunto, il sintesismo dell'essere, e cioè l'immancabile solidarietà delle forme propria dell'essenza stessa dell'essere. Il sentimento fondamentale è l'intimo, originario seno tirsi vivere, come senso primitivo della vita corporea e dei suoi limiti, di una forza espansiva determinata. Senso, dunque, di realtà; sensus sui, come di un'attività limitata; di attività, cioè, e di passività; di forza e di estensione (spazio); di alcunché di soggettivo e di qualcosa estraneo (extrasoggettivo). "Propriamente parlando - esclama il Rosmini nell'Antropologia - non vi ha un mondo esteriore all'anima, perché la relazione tra l'anima e la materia non si può esprimere coi vocaboli di dentro e di fuori, o con quelli di interiore e di esteriore, ma solo con quelli di entità diverse".

Rosmini e Gioberti, giocando col dio padrone, ingabbiano il divenire del pensiero umano in Italia. Rosmini parla di "anima" e di "materia" come di entità diverse come sono diverse il pensiero inteso come oggetto in sé e il pensante che, nel caso di Rosmini, manifesta il pensiero. In Gioberti il pensiero non è manifestazione di un corpo pensante, ma è un oggetto in sé che si esprime nell'individuo. Proprio perché il pensiero, come oggetto in sé si esprime nell'individuo, allora Gioberti può dire che quell'individuo è un individuo pensante.

Gioberti, le cui idee furono elaborate e fatte proprie anche da Giuseppe Mazzini, non è in grado di pensare agli uomini senza un padrone. Non è in grado di pensare al "mondo" senza il suo padrone immaginato come "l'essere puro". In polemica con i panteisti non ammette il mondo come espressione dell'assoluto, ma solo come oggetto di proprietà dell'assoluto.

Scrive Eugenio Garin in Storia della Filosofia Italiana 1989 p. 207 ed. CDE

Nella Teorica del '38 il Gioberti intendeva fermare le sue prime conclusioni affermando e giustificando il soprannaturale e, quindi, giustificando razionalmente la religione rivelata e, insieme col suo valore teoretico, la sua funzione storica: la sua "convenienza colla mente umana e col progresso civile delle nazioni". A tal fine conveniva innanzitutto oltrepassare la posizione del panteismo, chiarendo insieme la distinzione e il legame fra natura e sopranatura, fra umano e divino o, per dirla con Vico, fra la divina provvidenza e questo umano mondo delle nazioni. Gioberti sentiva quanto il panteismo ha di vero e di profondo, "che ha contribuito a sedurre molti nobili intelletti, e a rinnovare un errore casi mostruoso in ogni età della filosofia". Questo è "la compenetrazione psicologica e ontologica di Dio coll'universo, appartenente da un lato all'essenza intrinseca delle cose, e dall'altro alla natura della mente umana". Non solo non può sussistere il finito senza l'assoluto, ma non è pensabile il determinato senza l'implicito riferimento all'Essere che lo condiziona. "Noi non possiamo pensare le esistenze, cioè il mondo, senza pensare simultaneamente l'essere puro, cioè Dio, e conosciamo che l'impotenza mentale di disgiungere le due rappresentazioni proviene dall'impossibilità reale di separare i due oggetti". L'errore del panteismo è di concepire questa relazione come una identificazione, risolvendo, o cercando di risolvere integralmente l'un termine nell'altro. Cercando, perché anche i più rigorosi panteisti furono poi sempre costretti a reintrodurre la distinzione sotto altra forma, come antitesi di apparenza e realtà, di modo e sostanza, di realtà e idealità.

Le posizioni di Rosmini e di Gioberti sono espressione di quel cattolicesimo che cerca di imporre il dio padrone cercando di aggredire ogni forma di pensiero che, in un modo o nell'altro, possa sottrarre l'uomo al dio padrone imposto.

Senza il dio padrone imposto, per Gioberti e per Rosmini, l'uomo non ha né futuro, né libertà. Solo il padrone determina la realtà dell'uomo che, in quanto condizionato, non può esistere senza l'essere condizionante: il padrone. E' come dire che la libertà dello schiavo consiste nell'essere oggetto di proprietà del proprio padrone.

Le difficoltà di Gioberti di individuare una realtà del suo dio senza "rivelare" che il suo dio è il dio padrone dell'esistente, costituisce uno sforzo non indifferente rivelato dalle citazioni di Gioberti usate da Eugenio Garin nella sua Storia della Filosofia Italiana quando cita Gioberti:

"La sovrintelligenza sta come di mezzo fra quelle due fonti di conoscimento, movendo dalla ragione, e guidando la mente dell'uomo fino al vestibolo della rivelazione. Conseguentemente la rivelazione è il supplimento e complemento della sovrintelligenza, svelandoci in parte l'oggetto di cui questa facoltà apprende l'esistenza in modo generico e istintivo."

Il padrone è dio. Il dio padrone. Il padrone che con la sua sovrintelligenza svela all'"imbecille" ragione dell'uomo l'oggetto che la sua malattia mentale gli indica in modo generico e istintivo.

Dire che l'Idea è dio stesso significa affermare che il padrone è dio stesso.

In questo modo il concetto secondo cui "l'autorità proviene da dio" di Paolo di Tarso viene veicolata da Gioberti nascondendola sotto l'immagine dell'Idea che sarebbe dio stesso o il padrone stesso.

Tutto proviene dal padrone e nulla di quanto fa lo schiavo giunge al padrone. In quest'ottica la filosofia è l'idea di dio e l'uomo la continua.

Dice a questo proposito Gioberti nell'Introduzione allo studio della filosofia:

"L'oggetto primario e principale della filosofia è l'Idea, termine immediato dell'intuito mentale. Con questo vocabolo, legittimato da Platone alla lingua filosofica di tutti i paesi civili d'Europa, e da me preso in senso analogo al platonico, voglio significare non già un concetto nostro, né altra cosa o proprietà creata, ma il vero assoluto ed eterno in quanto si affaccia all'intimo dell'uomo."

Mentre in Platone le Idee sono gli Dèi che si staccano per attività demiurgica, in Gioberti le Idee sono esclusivamente le intuizioni dell'uomo inviategli dal dio padrone.

Dice Gioberti nell'Introduzione allo studio della filosofia:

"La filosofia, prima di essere opera umana, è una creazione divina."

Ne deriva che tutto ciò che fa l'uomo è ispirato da dio. Tutto ciò che fa lo Stato è ispirato dal Re che è Re perché voluto da dio e tutto ciò che fa il Presidente della Repubblica è voluto da dio in quanto dio lo ha voluto presidente.

Scrive Gioberti in "Rinnovamento civile dell'Italia":

"Il genio cristiano e il genio italiano hanno un'intima parentela radicata nell'idea e virtù creatrice che è loro comune. La nazione risponde alla religione: ambedue si uniscono, si compenetrano, si mescolano insieme; e il consorzio è tanto più indissolubile in quanto è avvalorato e ribadito da un'usanza di tanti secoli"

Il sistema dell'idea di dio in Gioberti non è altro che un trucco retorico dietro il quale nascondere il suo bisogno di un padrone onnipotente del quale diventare messaggero e profeta.

Con questo bisogno malato, Gioberti inquinerà tutto il divenire sociale italiano criminalizzando ogni idea diversa dal cristianesimo che diventava, in questo modo, idea eversiva fino all'avvento della Costituzione della Repubblica Italiana.

Nonostante la Costituzione della Repubblica, i fanatici educati nel cristianesimo sotto il fascismo e dai fascisti sotto la Democrazia Cristiana e il berlusconismo, aggirarono i principi democratici della Costituzione sull'uguaglianza di ogni religione, con atti criminali di eversione dell'ordine democratico impedendo e perseguitando, direttamente o indirettamente, ogni fede diversa dalla cristiana. Lo stesso attuale presidente della Repubblica Italiana, nell'epoca in cui era Ministro degli Interni, per fini di odio religioso e sociale, emanò un "rapporto sulle sétte" che costituì la base per la persecuzione e la criminalizzazione di chi non era cattolico.

L'unità d'Italia, sotto il giogo del pensiero di criminali come Rosmini, Mazzini, Cattaneo e Gioberti, nasce all'insegna dell'esaltazione del padrone, del dio padrone. La società italiana fu organizzata in padroni e schiavi di una gerarchia di padroni e non di cittadini che, soggetti di diritto Costituzionale, si organizzavano in Nazione.

Scrive il Bignami di filosofia del 1984:

1) Ogni conoscenza deve fondarsi sull'idea "termine immediato dell'intuito mentale". Ma per Gioberti l'idea è Dio stesso: essa è "non già un concetto nostro, né altra cosa o proprietà creata, ma il vero e assoluto eterno (cioè Dio) in quanto si affaccia all'intuito dell'uomo".

Da qui il concetto sociale secondo cui il padrone, il dio padrone, si affaccia alla mente dell'uomo mediante il suo intuito. Violentati in quest'ottica, i bambini, una volta adulti, sul banco degli imputati davanti a magistrati che li minacciano di morte mediante l'esposizione del crocifisso, non si processa il dio padrone che si è affacciato mediante l'intuito alla loro mente inducendoli al delitto, ma si processano loro, quei bambini violentati e resi incapaci di gestirsi in una società criminale, perché "hanno scelto" di delinquere. Ma non si processano per delitto i magistrati che hanno permesso, venendo meno ai loro doveri d'ufficio, alla chiesa cattolica di imporre ai ragazzi l'idea che "quanto sorge dalla loro mente è la volontà del dio padrone". Poi, quando gli schizofrenici ammazzano avendo sentito le voci del dio padrone, eufemisticamente, i magistrati affermano che "sono matti".

In questa fogna filosofica è nata l'Unità d'Italia!

NOTA: citazioni da

1) Storia della Filosofia Italiana di Eugenio Garin

2) Il Problema Pedagogico di Vincenzo Gioberti a cura di Vincenzo Portale

3) Bignami di Filosofia III 1984 ad uso del Licei.

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Marghera, 27 dicembre 2013

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.