Teoria della prassi: quarta parte

La formazione della conoscenza, dal teorico al dotto

Mao Tse Tung (1893 - 1976)

Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185808 per il cartaceo della filosofia aperta

Indice Teoria della Filosofia Aperta

Quarta parte: la formazione della conoscenza in Mao Tse Tung
dal teorico al dotto

Nel trattato sulla Pratica, quando parla della formazione della conoscenza, Mao Tse Tung si identifica con l'individuo e ritiene che l'individuo sociale maturo, padrone della logica razionale, sia l'individuo che ha maturato la fase "più alta" della conoscenza umana.

Nelle esigenze della lotta rivoluzionaria in Cina, in cui questo piccolo trattato di filosofia si inserisce, la conoscenza della logica dello scontro razionale è l'oggetto su cui si pone l'attenzione. L'attenzione del rivoluzionario Mao Tse Tung è legata alla necessità di agire in quel momento storico e di risolvere le contraddizioni di quella situazione in quel tempo. Un tempo e una situazione che è venuta formandosi in un processo storico.

Scrive nel trattato Sulla Pratica Mao Tse Tung:

Prima del marxismo nessuno aveva mai elaborato una teoria dialettico-materialistica del processo di sviluppo della conoscenza, teoria basata sulla pratica e che procede dal superficiale al profondo. Il materialismo marxista ha risolto per la prima volta in modo corretto il problema, mettendo in evidenza materialisticamente e dialetticamente il movimento di approfondimento della conoscenza, movimento attraverso il quale nella società gli uomini passano dalla conoscenza percettiva alla conoscenza logica nel corso della pratica complessa, che si ripete costantemente, della produzione e della lotta di classe. Lenin dice: "Le astrazioni di materia, legge naturale, valore, ecc., in breve, tutte le astrazioni scientifiche (giuste, serie, non arbitrarie) riflettono la natura più profondamente, più veracemente, più completamente". Il marxismo-leninismo ritiene che le caratteristiche specifiche delle due fasi del processo della conoscenza consistano nel fatto che nella fase inferiore la conoscenza si manifesta come conoscenza percettiva, mentre nella fase superiore come conoscenza logica; però ciascuna di queste due fasi è uno stadio dell'unico processo della conoscenza.

Il meccanismo di sviluppo della conoscenza procede attraverso l'attività pratica del soggetto nel mondo.

La conoscenza è un processo di trasformazione dell'individuo che lo stesso individuo ottiene mediante il suo agire nel mondo. Pur essendo, il discorso sulla Pratica, legato alle condizioni storiche contingenti in cui Mao Tse Tung agiva, il fatto stesso che la conoscenza fosse pensata come un processo di costruzione dell'individuo nella sua attività dell'abitare il mondo, stava ad indicare che la qualità dell'abitare il mondo dell'individuo, la sua Pratica, determinava la qualità della sua conoscenza.

A Mao Tse Tung sfugge l'attività pratica del mondo sull'individuo con cui il mondo forgia la propria conoscenza e pone le questioni della sua attività e la qualità dell'attività pratica all'individuo con cui indirizzare la formazione della sua conoscenza.

Questo aspetto della dialettica nelle reciprocità dei rapporti col mondo, almeno in questa fase del discorso sulla Pratica, sembra non emergere.

In queste condizioni Mao Tse Tung coglie l'aspetto di una conoscenza che si "approfondisce" passando da una conoscenza percettiva ad una conoscenza logica e non coglie l'aspetto di strumenti, percezione e logica, che il soggetto usa, nella pratica, per sviluppare la sua conoscenza.

Il mondo della produzione e della lotta di classe diventano pratiche complesse che forgiano la conoscenza dell'uomo. Solo che sia Lenin che Mao Tse Tung ignorano che la conoscenza dell'uomo è il prodotto dei soggetti di un ambiente che hanno messo in atto un'attività attraverso la quale forgiare la conoscenza dell'uomo ed indirizzarla in quella e solo in quella direzione.

L'uomo stesso, il singolo individuo, nella sua coscienza, nella sua conoscenza, nei suoi processi percettivi, è il prodotto di una "lotta di classe" che i soggetti dell'ambiente, che formano l'ambiente agente, hanno messo in atto nei suoi confronti.

Se questa riflessione non appare importante nel momento storico in cui il tratto sulla Pratica è scritto, diventa importante quando, superato il momento storico, le condizioni oggettive che vengono modificate dalle condizioni della rivoluzione cinese inferiranno sulle necessità dei soggetti di adattarsi alle nuove condizioni e di aprirsi, in quelle condizioni, un futuro personale, soggettivo e collettivo.

Portare, tuttavia, la formazione della conoscenza dell'uomo, dall'idealizzazione di un "dono del padrone", di una "concessione dell'autorità", di una manifestazione nei confronti del soggetto di un "dio padrone" all'attività pratica del vissuto delle relazioni fra l'uomo e il mondo, significa aprire all'uomo ogni porta della conoscenza che un "dio padrone" teneva sbarrata nei suoi confronti per fondare il proprio dominio sull'uomo.

Scrive nel trattato Sulla Pratica Mao Tse Tung:

La conoscenza percettiva e la conoscenza razionale differiscono qualitativamente, tuttavia non sono separate l'una dall'altra, ma sono unite sulla base della pratica. La nostra pratica dimostra che le cose percepite non possono essere immediatamente comprese e che soltanto le cose comprese possono essere ancor più profondamente percepite. La percezione non può risolvere che il problema dell'aspetto fenomenico; solo la teoria può risolvere il problema dell'essenza. Non è possibile trovare una soluzione a questi problemi al di fuori della pratica. Chiunque voglia conoscere una cosa, non ha altro mezzo che venire a contatto con essa, ossia vivere (operare) nel suo ambiente. Al tempo della società feudale, non era possibile conoscere in antecedenza le leggi della società capitalistica perché, non essendo ancora apparso il capitalismo, mancava la pratica a esso corrispondente. Il marxismo poteva essere soltanto un prodotto della società capitalistica. Al tempo del capitalismo premonopolistico, Marx non poteva conoscere in antecedenza e in concreto certe leggi specifiche proprie dell'epoca dell'imperialismo, poiché l'imperialismo, fase suprema del capitalismo, non era ancora apparso e mancava la pratica a esso corrispondente; soltanto Lenin e Stalin furono in grado di assumersi questo compito. Marx, Engels, Lenin e Stalin poterono formulare le loro teorie non solo per la loro genialità ma, soprattutto, perché parteciparono personalmente alla pratica della lotta di classe e della sperimentazione scientifica del loro tempo; se fosse mancata questa condizione, nessun genio avrebbe potuto riuscirvi.

La differenza che fa Mao Tse Tung sulla conoscenza percettiva e la conoscenza razionale deve essere, a mio avviso, pensata a due livelli. Sia come conoscenza "istintiva" dei processi di adattamento del soggetto nel mondo in relazione alla conoscenza razionale in cui il soggetto descrive ed elabora la propria conoscenza del mondo in nodo da riprodurre in situazioni diverse soluzioni già sperimentate o mediante nuove sperimentazioni; e come conoscenza fra la capacità dell'uomo di percepire le condizioni e le contraddizioni dell'ambiente e la sua capacità di agire praticamente nell'ambiente e in quelle condizioni.

"L'operaio" che agisce nelle contraddizioni risolvendole o immettendo nelle contraddizioni le proprie azioni che diventano variabili dell'insieme della contraddizione è diverso da chi percepisce la contraddizione, ma non agisce in essa per modificarne a proprio vantaggio le trasformazioni che in quel contesto di relazioni, contraddizioni, viene modificato il presente vissuto.

In quest'ambito, l'azione pratica dell'operaio, colui che opera nelle contraddizioni, modifica la composizione delle contraddizioni in essere modificando sé stesso attraverso la manifestazione della propria volontà espressa nelle proprie azioni.

Non si tratta di risolvere una contraddirne nell'aspetto immaginario, o negli aspetti desiderati. Una contraddizione non si risolve negli aspetti pensati, ma negli aspetti pratici, negli effetti che ha sulla vita quotidiana delle persone. L'immaginazione può portare a definire in maniera diversa gli aspetti della contraddizione che diventano, in questo caso, effetti apparenti in cui si articolano i desideri delle persone, ma solo l'azione pratica solleva il velo dell'illusione soggettiva del reale aspetto degli aspetti che compongono la contraddizione in quanto, l'azione pratica, non coinvolge solo l'immaginario delle persone, ma tutto il corpo che ha la necessità di esprimere i propri bisogni in una realtà che soddisfa o non soddisfa il bisogno in quella o in un'altra direzione.

Per costruire la conoscenza relativa alla propria vita, altro non resta alle persone che operare nel proprio ambiente per la propria vita. L'operatività, l'azione, trasporta l'idea astratta nella pratica e la trasforma in conoscenza che modifica il soggetto che agisce al fine di "tararlo" in funzione di una migliore operatività nell'ambiente pratico del proprio vissuto.

Da qui l'esempio usato da Mao Tse Tung relativo all'ambiente feudale. L'individuo che vive nell'ambiente feudale ed educato nei criteri del vissuto feudale non è in grado di operare nell'ambiente industrializzato in quanto non ne conosce l'attuazione pratica né ha messo in atto azioni di adattamento soggettivo a tale ambiente.

Se noi osserviamo lo sviluppo e le trasformazioni della società, il passaggio da un ambiente feudale ad un ambiente industriale ha comportato, in un primo momento, il trasferimento nell'ambiente industriale di tutti gli elementi del controllo psico-emotivo dell'uomo dell'ambiente feudale. L'ambiente industriale ha privato l'uomo feudale delle compensazioni esistenziali a norme sociali e lavorative restrittive e ha trasferito le categorie di controllo dell'uomo, operate nel feudalesimo, in un ambiente ristretto qual era l'ambiente di lavoro industriale. Fu la pratica del lavoro e le necessità dell'industria di protrarre lo sfruttamento nel tempo all'interno di condizioni di produzione e di consumo a modificare i rapporti di lavoro e i rapporti sociali, al di là dei meriti che qualcuno si vuole attribuire.

L'individuo, che Mao Tse Tung identifica con Marx, Engels, Lenin e Stalin, può leggere i processi di trasformazione delle società ed operare per costruire un futuro possibile soltanto se opera all'interno delle società in funzione di un futuro possibile. Soltanto se si fa carico dei problemi sociali. E' il suo vissuto e la sua pratica che porta l'individuo a modificare la società, compresa la pratica della restaurazione del dominio sull'uomo che Mao Tse Tung, nella formulazione della teoria sulla Pratica, scartava aprioristicamente.

Scrive nel trattato Sulla Pratica Mao Tse Tung:

L'espressione "Il dotto, anche se non varca la soglia di casa, conosce tutto ciò che avviene sotto il sole" era una frase vuota nei tempi antichi quando la tecnica non era sviluppata. Anche se nella nostra epoca, tecnicamente progredita, ciò è realizzabile, in tutto il mondo sono soltanto gli uomini impegnati nell'attività pratica che possono veramente pervenire, con l'esperienza personale, a valide conoscenze; e solo quando gli uomini con la loro pratica avranno acquisito il "sapere" e questo "sapere", attraverso gli scritti e la tecnica, arriverà al nostro "dotto", questi potrà conoscere indirettamente "tutto ciò che avviene sotto il sole". Per conoscere direttamente una cosa o un certo insieme di cose, occorre partecipare di persona alla lotta pratica che modifica la realtà, che modifica quella cosa o quell'insieme di cose; solo così è possibile prendere contatto con i loro aspetti fenomenici e scoprirne l'essenza e comprenderle.

Col termine "dotto" Mao Tse Tung indica l'individuo che separato dalla pratica dell'esistenza si appropria delle deduzioni e delle trasformazione nell'astratto delle teorie di chi pratica l'esistenza e le usa a proprio vantaggio.

Il "dotto" non mette a repentaglio le sue certezze affrontando praticamente le condizioni dell'esistenza. Si limita ad affermare quanto, altri, hanno trasformato in teoria mettendo a repentaglio la loro esistenza.

Nella storia delle esperienze umane noi non possiamo considerare un'esperienza umana come un assoluto in quanto l'uomo non è un soggetto creato da un altro soggetto e definito come tale mediante la creazione. Noi possiamo pensare alle esperienze fatte da altri uomini partendo dai loro intenti nella relazione esistente fra i loro bisogni e le condizioni sociali nelle quali questi uomini hanno agito.

E' proprio del "dotto" o del "saccente" voler trasformare le esperienze soggettive degli uomini in esperienze oggettive da riprodurre in condizioni diverse mentre, l'individuo che vive nella pratica le proprie esperienze, sia tale pratica la scienza fisica, la scienza sociale, le condizioni familiari, le condizioni di lavoro, le condizioni religiose, ecc. mette continuamente in discussione i propri principi nell'attività pratica verificando continuamente la loro attendibilità e la loro inattendibilità nelle risposte che riceve nel mondo in cui costui vive.

Chi fa un lavoro pratico considera i risultati di tale lavoro come delle conquiste di conoscenza soggettiva ed è aperto alle esperienze di altre soggettività; il "dotto" o il "saccente" che parteggiano per un'esperienza, trasformano tale esperienza in un dato oggettivo e chiedono agli uomini di conformarsi a tale esperienza come se quell'esperienza non fosse il prodotto di situazioni specifiche e di condizioni particolari.

Possiamo dire che il "dotto" o il "saccente" manifestano una verità a cui chiedono sottomissione, l'individuo che sviluppa la sua teoria nella pratica quotidiana manifesta una libertà continua come necessità di analisi e di modificazione delle sue deduzioni teoriche del proprio vissuto.

Nota: Le citazioni di Mao Tse Tung sono tratte dal trattato “Sulla Pratica” del 1937 pubblicato nelle Opere Scelte Vol. 1 di Mao Tse Tung a cura della Casa Editrice in lingue estere di Pechino nel 1969 da pag 313 a pag. 327.

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Marghera, 30 luglio 2013

Claudio Simeoni

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La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.