Giuseppe Mazzini (1805 - 1872)

Dio e il popolo

Le idee di Mazzini e i doveri dell'uomo

Riflessioni sulle idee di Mazzini.

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185778 per chi vuole ordinare il libro

Indice Teoria della Filosofia Aperta

La filosofia della Religione Pagana.

L'ideologia di Giuseppe Mazzini

Terza parte de "I doveri dell'uomo"

Giuseppe Mazzini è il nuovo apostolo del dio padrone la cui azione ha un solo fine: impedire la libertà delle persone e riaffermare la sottomissione delle persone, trasformate in schiavi, al suo dio padrone. E' il dio padrone il soggetto a cui Giuseppe Mazzini indirizza la sua attenzione. Le persone, i cittadini, ridotti a "popolo" (leggi "gregge"), depauperate del loro nome e cognome, devono esistere soltanto in nome del dio padrone in una crociata perenne di sterminio degli infedeli.

Non c'è da stupirsi se la visione del mondo di Giuseppe Mazzini costituisce prologo all'avvento del fascismo e del nazismo. Entrambe le ideologie, come il cattolicesimo, il protestantesimo, in generale il cristianesimo veicolate dal clericalismo e dalle gerarchie, mettono al centro della società il dio padrone che diventa papa cattolico, dittatore, monarca, Stato padrone, ecc. a seconda delle condizioni storiche. Il cittadino, che oggi lo pensiamo in quanto soggetto a cui si riferisce il diritto Costituzionale e la legittimità dello Stato, nel cristianesimo, nel clericalismo, nel fascismo, nel liberalismo e nel nazismo, viene trasformato in oggetto di possesso. Questo oggetto di possesso assume vari nomi, ma tutti questi nomi tendono a dissolvere l'individualità dei singoli individui in una massa indistinta. Solo il dio padrone è "persona", solo il monarca è "persona", solo il papa cattolico è "persona", solo Giuseppe Mazzini è "persona", gli altri sono pecore del gregge al di là che il gregge sia chiamato "popolo" o "razza". Nel cristianesimo, nel clericalismo, nel liberalismo, nel fascismo e nel nazismo l'individuo diventa "popolo", "volk", "nazione", "classe", "gregge", "fedeli", "seguaci", "credenti", non sono mai persone con i loro bisogni soggettivi.

Scrive Giuseppe Mazzini:

Agli altri che vi parlano del Cielo, scompagnandolo dalla Terra, voi direte che cielo e terra sono, come la via e il termine della via, una cosa sola. Non dite che la terra è fango: la terra è di Dio. Dio la creava perché per essa salissimo a Lui. La terra non è un soggiorno d'espiazione o di tentazione: è il luogo del nostro lavoro per un fine di miglioramento," del nostro sviluppo verso un grado d'esistenza superiore. Dio ci creava non per la contemplazione, ma per l'azione: ci creava a immagine sua, ed egli è Pensiero ed Azione," anzi non v'è in lui pensiero che non si traduca in azione. Noi dobbiamo, dite, sprezzare tutte cose mondane, e calpestare la vita terrena, per occuparci della celeste; ma cos'è mai la vita terrena, se non un preludio della celeste, un avviamento a raggiungerla? Non v'avvedete che voi, benedicendo all'ultimo gradino" della scala per la quale noi tutti dobbiamo salire, e maledicendo al primo," ci troncate la via? La vita d'un'anima è sacra, in ogni suo periodo: nel periodo terreno come negli altri che seguiranno; bensì, ogni periodo dev'esser preparazione all'altro, ogni sviluppo temporaneo deve giovare allo sviluppo continuo ascendente della vita immortale che Dio trasfuse in ciascuno di noi e nella Umanità complessiva che cresce coll'opera di ciascuno di noi. Or Dio v'ha messo quaggiù sulla terra: v'ha messo intorno milioni di esseri simili a voi, il cui pensiero si alimenta col vostro pensiero, il cui miglioramento progredisce col vostro, la cui vita si feconda della vostra vita; v'ha dato, a salvarvi dai pericoli dell'isolamento, bisogni che non potete soddisfar soli, e istinti predominanti sociali che dormono nei bruti e che vi distinguono da essi: v'ha steso intorno quel mondo che voi chiamate Materia, magnifico di bellezza, pregno di vita, d'una vita, che, non dovete dimenticarlo, si mostra per ogni dove tanto che vi si vegga il segno di Dio, ma aspetta nondimeno l'opera vostra, dipende nelle sue manifestazioni da voi, e si moltiplica di potenza quanto più la vostra attività si moltiplica: v'ha posto dentro simpatie inestinguibili, la pietà per chi geme, la gioia per chi sorride, l'ira contro a chi opprime la creatura, il desiderio incessante del Vero, l'ammirazione pel Genio che scopre più parte di vero, l'entusiasmo per chi lo traduce in azione giovevole a tutti, la venerazione religiosa per chi, non potendo farlo trionfare, more martire, portando col proprio sangue testimonianza per esso e voi negate, sprezzate questi indizi della vostra missione, che Dio v'ha profuso d'intorno, anzi cacciate l'anatema sui segni suoi, chiamandoci a concentrare tutte le nostre forze in un'opera di purificazione interna, imperfetta, impossibile quando è solitaria! Or Dio non punisce chi lo tenta cosi?

Il dominio del dio padrone viene sottolineato da Giuseppe Mazzini:

"Non dite che la terra è fango: la terra è di Dio. Dio la creava perché per essa salissimo a Lui."

Per Giuseppe Mazzini, il suo dio padrone è padrone della terra e, attraverso il possesso della terra, finalizza la vita umana in funzione del suo dio padrone. Perché stupirsi se seguendo questo filo di sviluppo del pensiero Hitler finalizza la missione della Germania fino alla costruzione dei campi di sterminio?

Si tratta dello sviluppo logico del pensiero di Giuseppe Mazzini che, esaltando il padrone sull'uomo, impedisce all'uomo di ergersi a protagonista della propria vita conchiudendone le scelte in un gregge che inevitabilmente lo porta al macello della vita.

Il portare gli uomini al macello della vita è un intento ben presente in Giuseppe Mazzini:

"La terra non è un soggiorno d'espiazione o di tentazione: è il luogo del nostro lavoro per un fine di miglioramento," del nostro sviluppo verso un grado d'esistenza superiore. Dio ci creava non per la contemplazione, ma per l'azione: ci creava a immagine sua, ed egli è Pensiero ed Azione," anzi non v'è in lui pensiero che non si traduca in azione."

Giuseppe Mazzini stabilisce l'ordine del dio padrone agli uomini: l'azione come imitazione di dio. Il dio padrone "ci creava" per un intento che sta solo nella testa di Mazzini. Mazzini, identificandosi col dio padrone, dice agli uomini il motivo per il quale gli uomini furono "creati" e la missione che gli uomini devono adempiere per volontà del dio creatore.

Giuseppe Mazzini è il dio creatore. La bocca del dio creatore che smentisce altre bocche del dio creatore che affermavano che la terra fosse un luogo di espiazione (dell'anima) o altre bocche del dio creatore che affermavano che la terra fosse un luogo di tentazione (per mettere alla prova l'anima).

Queste bocche che parlano in nome del dio creatore, non si stanno rendendo conto che stanno offendendo ed ingiuriando gli Esseri Umani ponendo su di essi dei marchi di proprietà del dio creatore che sono, di volta in volta, il marchio, impresso a fuoco, di questo o quell'individuo che parla in nome di un dio creatore che dovrebbe, invece, essere condannato per infamia contro l'umanità.

Su un aspetto Mazzini si contrappone alla chiesa cattolica. Quando Mazzini dice:

"Noi dobbiamo, dite, sprezzare tutte cose mondane, e calpestare la vita terrena, per occuparci della celeste: ma cos'è mai la vita terrena, se non un preludio della celeste, un avviamento a raggiungerla? Non v'avvedete che voi, benedicendo all'ultimo gradino della scala per la quale noi tutti dobbiamo salire, e maledicendo al primo, ci troncate la via? La vita d'un'anima è sacra, in ogni suo periodo: nel periodo terreno come negli altri che seguiranno; bensì, ogni periodo dev'esser preparazione all'altro, ogni sviluppo temporaneo" deve giovare allo sviluppo continuo ascendente della vita immortale che Dio trasfuse in ciascuno di noi e nella Umanità complessiva" che cresce coll'opera di ciascuno di noi."

In questo Giuseppe Mazzini rievoca nell'immaginario delle persone il meccanismo di maledizione di Gesù ai Farisei quando li accusa di bloccare le porte del cielo (Matteo 23, 12).

Giuseppe Mazzini si contrappone alla chiesa cattolica condannando un tipo di gregge in funzione di un altro tipo di gregge. Staccando il "gregge del dio padrone" dal controllo mafioso del cattolicesimo, Mazzini indica un'attività del singolo individuo affinché rifondi il suo rapporto col dio padrone.

L'obbedienza al dio padrone, per Giuseppe Mazzini, non passa per la sottomissione e l'obbedienza alla gerarchia cattolica, ma attraverso un rapporto personale di interpretazione soggettiva della "parola" del dio padrone. L'interpretazione personale, propria del protestantesimo, costringe la persona a rendersi protagonista, anche in campo razionale e sociale, delle sue scelte in relazione alla sua interpretazione alla parola del dio padrone. Diventa un "servo attivo" della parola del dio padrone in contrapposizione al cattolico che, al contrario, è un servo passivo perché la parola del dio padrone passa dalla bocca del prete cattolico, del vescovo cattolico, del cardinale cattolico, del papa cattolico. Nel cattolicesimo l'interpretazione della parola del dio padrone è prerogativa della gerarchia e alle pecore del gregge non resta che obbedire all'interpretazione data dalla gerarchia. Nel protestantesimo e nelle intenzioni di Giuseppe Mazzini, al contrario, è considerata un'azione positiva del singolo individuo interpretare soggettivamente la parola del dio padrone. Va da sé che la qualità dell'interpretazione della parola del dio padrone passa attraverso i bisogni specifici del singolo individuo pertanto, il dio padrone in quanto dio padrone, è tale solo per chi deve controllare le pecore del gregge mentre diventa parola eversiva e rivoluzionaria là dove i bisogni delle persone sono bisogni di cambiamento della situazione nella quale devono vivere.

Dal momento che i bisogni soggettivi di Giuseppe Mazzini erano quelli di contrapporsi alla mafia cattolica, anche la sua interpretazione della parola del dio padrone era conseguente. In questi termini si può parlare di Giuseppe Mazzini anticlericale. Egli non disprezza i beni terreni e nemmeno la chiesa cattolica disprezza i beni terreni. Entrambi si contendono il possesso e il controllo dei beni terreni. L'idea di Giuseppe Mazzini di appropriarsi dei beni terreni lo porta ad imporre ai suoi schiavi, alle pecore del suo gregge, di rinunciare ai beni terreni in funzione della sua ricchezza con cui costruire e imporre il suo dominio. Perché come anticlericale Giuseppe Mazzini avrebbe dovuto condannare i beni e le ricchezze materiali dal momento che la chiesa cattolica è ricca solo con i beni e le ricchezze materiali?

Da qui proviene un'interpretazione mazziniana della relazione anima e corpo che, pur non negando tale relazione e lasciando aperta la porta dell'interpretazione sull'uso della distinzione anima e corpo, costruisce una correlazione a favore del benessere del corpo che la chiesa cattolica nega e condanna al fine di salvaguardare il proprio dominio sull'uomo esaltando la priorità dell'anima.

Per Mazzini, seguendo la logica della filosofia positivista dell'evoluzionismo creativista, se noi viviamo nel benessere è perché il progetto del suo dio padrone era quello che noi vivessimo nel benessere e cercare il benessere è la volontà del dio padrone che si esprime in questa strategia di evoluzione sociale.

Un'altra cosa che infastidisce la chiesa cattolica è il passaggio in Mazzini dall'"amore per cristo o dio" ad una forma di empatia sociale in cui, apparentemente, Mazzini legge l'opera di dio. In questo la chiesa cattolica coglie chiaramente l'allontanamento di Giuseppe Mazzini dal suo dominio sull'uomo mediante la gestione del dio padrone e dominatore che assorbe in assoluto il fedele separandolo, se necessario, dalla società a lei ostile.

Quando Mazzini dice:

"v'ha posto dentro" simpatie inestinguibili, la pietà per chi geme, la gioia per chi sorride, l'ira contro a chi opprime la creatura, il desiderio incessante del Vero, l'ammirazione pel Genio che scopre più parte di vero, l'entusiasmo per chi lo traduce in azione giovevole a tutti, la venerazione religiosa per chi, non potendo farlo trionfare, more martire...."

Da un lato Mazzini dice "queste sono le attività del dio padrone", dall'altro la chiesa cattolica coglie lo stridere contraddittorio con l'efficacia del suo dominio. Le attività del dio padrone elencate da Giuseppe Mazzini ricadono sotto i sensi e, dunque, si possono verificare nelle attività e nelle scelte degli uomini. Che questo sia attribuibile alla volontà del suo dio padrone è solo un'illazione soggettiva con cui Mazzini motiva il perché ci sono quelle azioni. Ma ciò che è soggettivo, interpretato, da una soggettività non è oggettivo. Non è interpretabile allo stesso modo da soggettività differenti. Pertanto, rimane il dato oggettivo della percezione che induce alla con-partecipazione degli individui, mentre sparisce il dato soggettivo che attribuisce questo al dio padrone. Cogliere questa contraddizione è proprio della teologia cattolica che non può permettere la separazione dell'uomo dal suo dio padrone. Un'unità del singolo individuo, nei suoi rapporti intimi e personali col dio padrone, che non deve lasciare margine al dubbio perché l'amore per il dio padrone, che equivale per il prete, il vescovo, il papa cattolico, deve essere fatta con tutto il cuore e con tutta l'anima disprezzando le cose del mondo in nome del rapporto assoluto col dio padrone (Matteo 10, 34-38). Per disprezzare le cose del mondo significa disprezzare ogni uomo e ogni rapporto con altri uomini: "Chi ama suo padre e sua madre, suo figlio o sua moglie, più di me non è degno di me!" dice il pazzo di Nazareth (Matteo 10, 37)! Ed è questa la forma mazziniana che rende i cattolici furiosi con Mazzini.

Per aggredire il dominio dei cattolici Giuseppe Mazzini lancia l'anatema nei loro confronti. Se voi, dice Giuseppe Mazzini, non siete in grado di riconoscere i segni del dio padrone, non state tentando il dio padrone stesso? E il dio padrone non punisce chi lo tenta in questo modo?

Scrive Giuseppe Mazzini:

Non degrada egli lo schiavo? Non sommerge egli negli appetiti sensuali, negli istinti ciechi di quella che voi chiamate materia, metà dell'anima del povero giornaliero costretto a consumare, senza lume di educazione, in una serie d'atti fisici, la vita divina? Trovate fede religiosa più viva nel servo Russo che non nel Polacco combattente le battaglie della patria e della libertà? Trovate amore più fervente di Dio nel suddito avvilito d'un Papa e d'un Re tiranno che non nel repubblicano Lombardo del dodicesimo secolo e nel repubblicano Fiorentino del decimoquarto? Dov'è lo spirito di Dio ivi è la libertà, ha detto uno de' più potenti Apostoli che noi conosciamo; e la religione ch'ei predicava decretò l'abolizione della schiavitù: chi può intendere e adorare convenientemente Dio strisciandosi a' piedi della sua creatura? La vostra non è religione, è setta d'uomini che hanno dimenticato la loro origine, le battaglie che i loro padri sostennero contro una società incadaverita, e le vittorie che riportarono trasformando quel mondo terrestre che oggi voi, o contemplatori, sprezzate. Qualunque forte credenza sorga fra le rovine delle vecchie esaurite trasformerà l'ordinamento sociale esistente perché ogni forte credenza cerca applicarsi a tutti i rami dell'attività umana; perché la terra ha cercato sempre, in ogni epoca, conformarsi al cielo in ch'essa credeva; perché tutta intera la storia dell'Umanità ripete, sotto forme diverse e a gradi diversi secondo i tempi, la parola registrata nella Orazione Dominicale" del Cristianesimo: Venga il tuo regno sulla terra, o Signore, siccome è nel cielo. Venga il regno di Dio sulla terra, siccome è nel cielo: sia questa, o fratelli miei, meglio intesa e applicata che non fu per l'addietro, la vostra parola di fede, la vostra preghiera: ripetetela e operate perché si verifichi. Lasciate ch'altri tenti persuadervi la rassegnazione passiva, l'indifferenza alle cose terrene, la sommersione ad ogni potere temporale anche l'ingiusto, replicandovi, male intesa, quell'altra parola: "Rendete a Cesare ciò ch'è di Cesare e ciò ch'è di Dio a Dio". Possono dirvi cosa che non sia di Dio? Nulla è di Cesare se non in quanto è conforme alla Legge Divina. Cesare, ossia il potere temporale, il governo civile, non è che il mandatario, l'esecutore, quanto le sue forze e i tempi concedono, del disegno di Dio: dove tradisce il mandato, è vostro, non diremo diritto, ma dovere, mutarlo.

Il dio padrone non degrada lo schiavo?

Non degrada l'uomo?

Mazzini si trova nella condizione di contestare la chiesa cattolica nella sua interpretazione del dio padrone e nello stesso tempo non può condannare il dio padrone per le sue atrocità né la forma della sua struttura educazionale.

Giuseppe Mazzini deve farsi interpretazione della parola del suo dio padrone e nell'interpretarla deve farsi a sua volta "chiesa cattolica" che si oppone, nell'interpretazione, alla "chiesa cattolica" per salvaguardare il ruolo del dio padrone quale padrone dell'umanità.

In quest'ottica illusoria, l'interpretazione dei testi sacri cristiani è assolutamente fantasiosa e irreale. Che Paolo di Tarso abbia decretato l'abolizione della schiavitù appartiene alle farneticazioni propagandiste di Giuseppe Mazzini. Il passo citato da Mazzini, in nota al testo, è di Paolo di Tarso nella seconda lettera ai Corinti 3, 17 che dice:

"Orbene, il signore è lo spirito, e dove è lo spirito del signore quivi è libertà."

Paolo di Tarso 2 Corinti 3, 17

Dove non si parla di libertà sociale, ma si parla di "libertà per sottomettersi al suo dio padrone", al suo padrone Gesù. La libertà, citata da Giuseppe Mazzini, è la libertà di essere schiavi. Questa schiavitù della schiavitù, schiavitù assoluta, è ben descritta nelle intenzioni di Paolo di Tarso e vigliaccamente, per i propri scopi, Giuseppe Mazzini finge di non leggerla nei due versetti appena sopra a quello citato. Infatti, il versetto citato da Giuseppe Mazzini conclude un discorso che dice:

"Avendo, dunque, tale speranza, agiamo con molta franchezza e non facciamo come Mosè che si metteva un velo sul viso, perché i figli d'Israele non fissassero lo sguardo sul finire di quello splendore transitorio. Così le loro menti sono rimaste ottuse; fino al giorno d'oggi infatti lo stesso velo rimane non rimosso, durante la lettura dell'antico testamento, perché esso si annulla soltanto in cristo. Anzi fino a oggi quando si legge Mosè, un velo rimane disteso sopra il loro cuore, ma non appena [Israele] si rivolgerà al padrone, il velo sarà tolto. Orbene il padrone è lo spirito e dove è lo spirito del padrone quivi è libertà."

Paolo di Tarso 2 Corinti 3, 12-17

Non si parla di libertà dalla schiavitù, ma si parla di essere liberi di essere schiavi: la schiavitù di tutte le schiavitù.

La schiavitù sociale è voluta dal cristianesimo che, per la prima volta nella storia, la eleva da relazione economica fra uomini a relazione emotivo-religiosa trasformandola da situazione sociale, pertanto modificabile con la modifica della società, a volontà assoluta del suo dio padrone che identifica il padrone sociale con la volontà del dio padrone alla quale lo schiavo si deve sottomettere in eterno e senza possibilità di modificare la propria situazione.

E' il cristianesimo che costruisce la schiavitù per razza.

"Schiavi, obbedite in ogni cosa ai vostri padroni secondo la carne, non solo quando vi vedono, come per piacere agli uomini, ma con sincerità di cuore, per timore del signore. Tutto quello che fate, fatelo di cuore, come per il signore e non per gli uomini, sapendo che riceverete in ricompensa l'eredità dalle mani stesse di dio. E' a cristo signore che voi servite. Chiunque, invece, commette ingiustizia, commetterà secondo l'ingiustizia commessa: non vi sarà accettazione di persone."

Paolo di Tarso, lettera ai Colossesi 3, 22-25

"Servi siate sottomessi con ogni rispetto ai vostri padroni, non solo a quelli che sono buoni o ragionevoli, ma anche a quelli di carattere intrattabile. Poiché piace a dio che si sopportino afflizioni per riguardo verso di lui, quando si soffre ingiustamente. Infatti che gloria vi è nel sopportare di essere battuti, quando si ha mancato? Ma se voi, pur avendo agito rettamente, sopportate sofferenze, questo è gradito davanti a dio. Anzi è appunto a questo che voi siete stati chiamati, perché Cristo pure ha sofferto per voi lasciandovi un esempio affinché ne seguiate le orme."

Lettera I Pietro 2, 18-21

Mente Giuseppe Mazzini quando attribuisce l'abolizione della schiavitù al cristianesimo: mente sapendo di mentire. Non solo nel suo secolo la questione era all'ordine del giorno, ma l'abolizione del traffico di schiavi fu il pretesto "morale" usato dai cristiani per legittimare l'espansione coloniale: da una schiavitù ad un'altra schiavitù.

Per Giuseppe Mazzini tutto deve essere sottoposto al dio padrone e, dunque, la contesa sociale di Giuseppe Mazzini altro non è che la contesa sull'interpretazione della parola del dio padrone in una guerra per il potere.

Quando i bambini, manipolati mentalmente dalla chiesa cattolica e costretti a far dipendere le loro emozioni dal dio padrone non saranno in grado di prendere il controllo del dio padrone sottraendolo alla chiesa cattolica, allora si elaborerà il concetto di "libera chiesa in libero Stato" che per le persone dello Stato consisterà nella presenza di due padroni assoluti ai quali dovranno obbedire: la chiesa manipola la loro struttura emotiva e lo Stato sfrutta tale manipolazione per legittimarsi socialmente e imporre la schiavitù economica.

E' questo il senso dell'affermazione di Giuseppe Mazzini secondo cui nulla appartiene a Cesare se non quando Cesare fa la volontà di dio perché tutto, Cesare compreso, appartiene al dio padrone. Giuseppe Mazzini non fa altro che riprodurre il principio secondo cui "Il papa è l'unico uomo a cui gli imperatori baciano i piedi!". Per Giuseppe Mazzini si tratta di prendere il controllo del dio padrone per farsi baciare i piedi dagli schiavi che devono essere lasciati liberi di desiderare di baciargli i piedi.

Scrive Giuseppe Mazzini:

A che siete quaggiù se non per affaticarvi a sviluppare coi vostri mezzi e nella vostra sfera il concetto di Dio? A che professare di credere nell'unità del genere umano, conseguenza inevitabile dell'Unità di Dio, se non lavorate a verificarla, combattendo le divisioni arbitrarie, le inimicizie che separano tuttavia le diverse tribù formanti l'Umanità? A che credere nella libertà umana, base della umana responsabilità: se non ci adoperiamo a distruggere tutti gli ostacoli che impediscono la prima e viziano la seconda? A che parlare di Fratellanza pur concedendo che i nostri fratelli siano ogni dì conculcati [oppressi], avviliti, sprezzati? La terra è la nostra lavoreria [luogo di lavoro]: non bisogna maledirla; bisogna santificarla. Le forze materiali che ci troviamo d'intorno sono i nostri strumenti di lavoro, non bisogna ripudiarli, bisogna dirigerli al bene. Ma questo, voi, senza Dio, nol potete. V'ho parlato di Doveri; v'ho insegnato che la sola conoscenza dei vostri diritti non basta a guidarvi durevolmente sulle vie del bene; non basta a darvi quel miglioramento progressivo, continuo, nella vostra condizione, che voi cercate: or, senza Dio, d'onde il Dovere? senza Dio, voi, a qualunque sistema civile vogliate appigliarvi, non potete trovare altra base che la Forza cieca, brutale, tirannica. Di qui non s'esce. O lo sviluppo delle cose umane dipende da una legge di Provvidenza che noi tutti siamo incaricati di scoprire e d'applicare, o è fidato al caso, alle circostanze del momento, all'uomo che sa meglio valersene. O dobbiamo obbedire a Dio, o servire ad uomini, uno o più non importa. Se non regna una Mente suprema su tutte le menti umane, chi può salvarci dall'arbitrio dei nostri simili, quando si trovino più potenti di noi? Se non esiste una Legge santa inviolabile, non creata dagli uomini, qual norma avremo per giudicare se un atto è giusto o non è? In nome di chi, in nome di che protesteremo contro l'oppressione e l'ineguaglianza? Senza Dio, non v'è altro dominatore che il Fatto: il Fatto davanti al quale i materialisti s'inchinano sempre, abbia nome Rivoluzione o Bonaparte; il Fatto del quale i materialisti anch'oggi, in Italia ed altrove, si fanno scudo per giustificare l'inerzia, anche dove concordano teoricamente coi nostri principii. Or comanderemo noi loro il sacrificio, il martirio in nome delle nostre opinioni individuali? Cangeremo, in virtù solamente de' nostri interessi, la teorica in pratica, il principio astratto in azione? Disingannatevi. Finché parleremo individui, in nome di quanto il nostro intelletto individuale ci suggerisce, avremo quel ch'oggi abbiamo: adesione a parole, non opere. Il grido che suonò in tutte le grandi rivoluzioni, il grido Dio lo vuole, Dio lo vuole delle Crociate, può solo convertire gli inerti in attivi, dar animo ai paurosi, entusiasmo di sacrificio ai calcolatori, fede a chi respinge col dubbio ogni umano concetto. Provate agli uomini che l'opera d'emancipazione e di sviluppo progressivo alla quale voi li chiamate, sta nel disegno di Dio; nessuno si ribellerà. Provate loro che l'opera terrestre da compirsi quaggiù è essenzialmente connessa colla loro vita immortale: tutti i calcoli del momento spariranno davanti all'importanza dell'avvenire. Senza Dio, voi potete imporre, non persuadere: potete essere tiranni alla volta vostra, non educatori ed Apostoli.

Il gregge, il popolo, di Giuseppe Mazzini non è il gregge passivo dei Wojtyla, di Ratzinger e di Bergoglio, è un gregge fatto di pecore attive nei confronti di altri greggi e nei confronti del proprio padrone, pastore, tanto da pretendere che il proprio padrone, pastore, sia coerente nella gestione del gregge.

Un gregge che legge e interpreta la bibbia secondo i propri bisogni di rassicurazione di pecore del gregge, attivo nel mondo, pronto a piegare le verità a sé stesso. Un'interpretazione del proprio essere gregge più legato a forme di protestantesimo che non alla passività cattolica. Dove l'altro è oggetto di conquista al gregge e non soggetto concorrente al consesso umano.

La terra è il luogo da stuprare mediante il lavoro e non il luogo in cui l'uomo abita.

Pensare la Terra come luogo di lavoro, significa pensare la terra come una proprietà da sfruttare; pensare la terra come un luogo da abitare significa pensare alla terra come un luogo in cui vivere e costruire delle relazioni fra viventi. L'idea della Terra di Mazzini è l'idea della bibbia (Genesi 1, 26) in cui l'uomo saccheggia il mondo perché il suo dio padrone lo ha creato dominatore a sua immagine e somiglianza.

Avete doveri! Tuona Mazzini alle pecore del gregge: doveri da compiere non diritti da rivendicare. Nei confronti del dio padrone avete dei doveri da compiere; non diritti da rivendicare. Nei confronti di chi non si mette in ginocchio davanti al vostro dio padrone avete dei doveri di dominio e di distruzione da compiere; non potete permettere loro di rivendicare diritti nei vostri confronti di dominatori del mondo ad immagine del dio padrone dominatore del mondo.

Il gregge cattolico diventa il popolo eletto in dio di Giuseppe Mazzini. Il popolo eletto, la razza superiore come popolo di dio o immagine del dio padrone.

Le forze della libertà dal dio padrone che si sviluppano nella società vengono derise da Giuseppe Mazzini. La società non è un gregge di pecore asservite ad un dio padrone; è un insieme di volontà il cui scopo è quello di vivere per sé stesse in cui ogni individuo corre verso la propria morte del corpo fisico. Il tempo di vita appartiene al singolo individuo. La volontà di vita appartiene al singolo individuo. Quando un individuo ha accettato (o è stato costretto ad accettare) di essere la pecora del gregge del cattolicesimo o il popolo eletto del protestantesimo, ha rinunciato a sé stesso. Non vive in relazione all'oggettività, non ha soggettivato l'oggettività armonizzando tensioni e bisogni, ma è stato fagocitato da un'oggettività che gli impedisce di vivere se non in funzione di un asservimento ad un'oggettività sociale e morale imposta. L'individuo, che Giuseppe Mazzini vuole far funzionare in nome di dio rappresentato dal popolo obbediente, è un individuo a cui è stata violentata la struttura psico-emotiva. E' un individuo che non è più in grado di vivere nella società se non in funzione della gloria della società nella quale ha investito il proprio tempo di vita rinunciando alle proprie pulsioni individuali. Questo individuo è in un esercito, inquadrato e compatto, in cui ogni individualità è annullata; ogni personalità cancellata in funzione degli ordini del dio padrone.

In questa visione allucinatoria di Giuseppe Mazzini, appare il fatto.

Gli uomini si ribellano. La natura umana si ribella alla città del dio padrone; si ribella all'omologazione nel gregge; si ribella alla dimensione del "popolo eletto". Si ribella perché questa condizione "sa di fregatura". "Hai detto che io appartengo al Popolo Eletto, alla razza ariana, ma ciò di cui tu ti sei appropriato è del mio tempo, della mia vita: io del popolo eletto, della razza ariana, sono la tua preda... sono colui che hai aggredito!"

La pulsione di libertà negli uomini costretti nel gregge del dio padrone, qualunque sia la tipologia del gregge, è ben viva e quando diventa molto forte deve riversarsi su un obbiettivo angosciante da rimuovere o abbattere. Può essere la Rivoluzione Francese che taglia la testa al dio padrone; o può essere Napoleone che istituisce la proprietà privata e il codice civile; può essere un pastore, un padrone, di turno da sostituire con un altro. Oppure, può essere più semplicemente l'inedia, l'indifferenza, il distacco delle persone dai conflitti che, anche se li coinvolgono, trovano strategie di sopravvivenza comunque e nonostante.

Non ci sono principii da concordare con chi mette a fondamento del proprio pensiero il dio padrone. Una mente suprema. Una morale al di fuori degli uomini.

Da un lato c'è il dio padrone. Da un lato c'è il padrone che si identifica nel dio padrone ed è padrone perché si identifica nel dio padrone. Da un lato c'è Giuseppe Mazzini che si identifica col dio padrone. Da un lato c'è la gerarchia cattolica che si identifica nel dio padrone. Da un lato c'è la super razza, il popolo eletto, la razza ariana, la razza superiore che si identifica col dio padrone. Da un lato c'è il dominatore che legittima il suo dominio col dio padrone che domina. Da un lato c'è un'istituzione padrona in nome del dio padrone.

Dall'altro lato c'è l'uomo!

La preda del dio padrone!

La preda di ogni padrone che si identifica col dio padrone!

La preda di Giuseppe Mazzini che deve farla funzionare in nome dei doveri che lui impone all'uomo.

La preda della super razza, del popolo eletto, della razza ariana.

Dall'altra parte c'è l'uomo che ha un nemico: il dio padrone.

Dall'altra parte c'è l'uomo che ha un nemico: il dio padrone che gli ordina di dominare sui pesci, gli uccelli e gli animali!

Dall'altra parte c'è l'uomo che ha un nemico: uno Stato che lo costringe a rinunciare alla propria personalità, al proprio tempo, costringendolo in ginocchio davanti ad un crocifisso e obbligandolo in doveri che rappresentano un insulto alle sue pulsioni di vita.

Ogni volta che uomini imbelli accorsero macellando i popoli e macchiandosi di delitti contro l'umanità, come Giuseppe Mazzini incita a fare, alzarono il grido "Dio lo vuole!". Milioni di uomini furono scannati, sgozzati, macellati affinché la loro vita costituisse un sacrificio umano al dio padrone.

Il "dio lo vuole!" non portò mai a migliori condizioni di vita dell'uomo, ma solo a macellare chi anelava a migliori condizioni di vita. Il "dio lo vuole" è il grido di un padrone umiliato e offeso dalle richieste di libertà da parte di pecore del proprio gregge che vuole riaffermare il proprio potere in nome del dio padrone che ritiene di rappresentare meglio di altri padroni.

Scrive Giuseppe Mazzini:

Dio lo vuole, Dio lo vuole! è grido di popolo, o fratelli; è grido del vostro popolo, grido nazionale Italiano. Non vi lasciate ingannare, o voi che lavorate con sincerità d'amore per la vostra Nazione, da chi vi dirà forse che la tendenza Italiana non è che tendenza politica, e che lo spirito religioso s'è dipartito da essa. Lo spirito religioso non si diparti mai dall'Italia, finché l'Italia, comunque divisa, fu grande ed attiva; si diparti, quando nel secolo decimosesto, caduta Firenze, caduta sotto le armi straniere di Carlo V, e sotto i raggiri dei Papi ogni libertà di vita Italiana, noi cominciammo a perdere tendenze nazionali e a vivere spagnuoli, tedeschi, e francesi. Allora i nostri letterati incominciarono a far da buffoni di principi e ad accarezzare la svogliatezza dei padroni, ridendo di tutti e di tutto. Allora i nostri preti vedendo impossibile ogni applicazione di verità religiosa
cominciarono a far bottega del culto, e a pensare a se stessi, non al popolo che essi dovevano illuminare e proteggere. E allora, il popolo, sprezzato dai letterati, tradito e spolpato dai preti, esiliato da ogni influenza nelle cose pubbliche, cominciò a vendicarsi ridendo dei letterati, diffidando dei preti, ribellandosi da tutte credenze, poi che vedeva corrotta l'antica e non poteva presentire più in là. Da quel tempo in poi noi ci trasciniamo tra le superstizioni comandate dall'abitudine o dai governi e la incredulità, abbietti e impotenti. Ma noi vogliamo risorgere grandi e onorati. E ricorderemo la tradizione Nazionale. Ricorderemo che col nome di Dio sulla bocca e colle insegne della loro fede nel centro della battaglia, i nostri fratelli lombardi vincevano, nel dodicesimo secolo, gl'invasori tedeschi, e riconquistavano le loro libertà manomesse. Ricorderemo che i repubblicani delle città toscane si radunavano a parlamento nei templi. Ricorderemo gli Artigiani Fiorentini che, respingendo il partito di sottomettere all'impero della famiglia Medici la loro libertà democratica, elessero, per voto solenne, Cristo capo della Repubblica - e il frate Savonarola predicante a un tempo il dogma di Dio e quello del Popolo - e i Genovesi del 1746 liberatori, a furia di sassate, - e nel nome di Maria protettrice, della loro città dall'esercito tedesco che la occupava - e una catena d'altri fatti simili a questi ne' quali il pensiero religioso protesse e fecondò il pensiero popolare Italiano. E il pensiero religioso dorme, aspettando sviluppo, nel nostro popolo: chi saprà suscitarlo, avrà più fatto per la Nazione che non con venti sètte politiche. Forse all'assenza di questo pensiero negli imitatori delle costituzioni e tattiche monarchiche forestiere che condussero i tentativi passati d'insurrezione in Italia tanto quanto all'assenza d'uno scopo apertamente popolare è dovuta la freddezza con che il popolo guardò finora a que' tentativi. Predicate dunque, o fratelli, in nome di Dio. Chi ha care Italiano, vi seguirà. Predicate in nome di Dio. I letterati sorrideranno: dimandate ai letterati che cosa hanno fatto per la loro patria. I preti vi scomunicheranno: dite ai preti che voi conoscete Dio più ch'essi tutti non fanno, e che tra Dio, e la sua Legge, voi non avete bisogno d'intermediarii. Il popolo v'intenderà e ripeterà con voi: Crediamo in Dio Padre, Intelletto ed Amore, Creatore ed Educatore dell'Umanità. E in quella parola, voi e il Popolo vincerete.

Per Giuseppe Mazzini dio è l'immagine del popolo italiano. Peccato che l'immagine del popolo italiano venga costretta nella definizione di dio: un popolo schiavo di un padrone dopo averne depersonalizzato le individualità.

"Dio lo vuole!" macelliamo, sterminiamo, uccidiamo gli infedeli con i gas, con i campi di sterminio. Ma in questa attività di "dio lo vuole", fatta di aggregazione per intenti militareschi, se da un lato i depersonalizzati in nome di dio diventano una banda di psicopatici che macellano indifferentemente l'umanità, dall'altra parte la preda razziata dal dio padrone è l'empatia sociale alla quale l'esercito del dio padrone ha rinunciato in ogni sua singola individualità.

La sottomissione al padrone, dice Giuseppe Mazzini, non se ne è mai andata dall'Italia e un nazionalismo militaresco e assolutista in nome del dio padrone diventa in Giuseppe Mazzini il fondamento di ogni ragionamento.

Un padrone combatte l'altro. Ogni padrone è tale in nome del dio padrone. Savonarola o Lutero combattono chi pretende di essere un dio padrone e lo combattono in nome del loro rappresentare il dio padrone. In questa lotta gli uomini sono oggetti del contendere. Depersonalizzati e privati della loro volontà soggettiva seguono, come una mandria, priva di una meta propria, il dio padrone vincente di turno. Il dio padrone trionfa nel trionfatore e il perdente è colui che il dio padrone ha condannato.

I rappresentanti del dio padrone, i preti cattolici, spolpano il popolo e il popolo obbediente, anziché accusare il dio padrone di iniquità, codardia e i crimini commessi dai preti cattolici, cercano un altro padrone che rappresenti il loro dio padrone. Per questo Giuseppe Mazzini elogia gli artigiani fiorentini che hanno eletto, contro i preti cattolici, il cristo a capo della repubblica. Oppure, Mazzini esalta le insegne lombarde del dio padrone contro le insegne del dio padrone tedesco. O esalta il padrone Savonarola contro i padroni preti cattolici. O il popolo della vagina vergine di Maria di Genova contro i tedeschi.

In questa visione di Giuseppe Mazzini mancano gli uomini. Gli uomini e le donne con i loro desideri, i loro bisogni i loro intenti scagliati nella loro breve vita.

Questa è l'idea della vita e della nazione di Giuseppe Mazzini: una nazione fatta di pecore di un gregge che il rappresentante del dio padrone porta al macello della vita illudendo quelle pecore di essere l'immagine del dio padrone della vita.

Le pecore del gregge riconosceranno il "buon pastore" distinguendolo dal ladro e dal falso pastore. Al buon pastore le pecore diranno: crediamo nel dio padrone creatore e proprietario dell'umanità!

Poi, un giorno succede che qualche pecora si ricordi di essere stata un uomo o una donna con passioni e desideri propri. Succede che qualche pecora si trasformi in uomo e donna e prenda nelle proprie mani il proprio futuro. A volte succede!

Succede che i DOVERI siano imposti al dio padrone!

Succede che qualcuno scriva una Costituzione che determini i doveri della Repubblica. Succede che si scacci il macellaio di Sodoma e Gomorra o il criminale in croce, che al grido "dio lo vuole!" ordina di scannare chi non si mette in ginocchio davanti a lui, dal consesso umano.

Succede che il "popolo eletto" o la "razza ariana" decida di non essere più l'immagine del dio padrone, ma solo un insieme di uomini e donne. Un insieme di uomini e donne che chiamiamo UMANITA'.

Succede che gli uomini che prendono in mano la loro vita condannino le idee di Giuseppe Mazzini come vigliaccheria, infamia, codardia e criminalità allo stesso modo in cui condannano il dio padrone all'immondizia della storia recente dell'uomo.

NOTA: le citazioni di Giuseppe Mazzini sono tratte da "Dei doveri dell'uomo - Fede e Avvenire" Edizioni Mursia 2003 Da pag.37 a pag. 42

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Marghera, 15 ottobre 2013

Claudio Simeoni

Meccanico

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La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.