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Nel 1995 (mese più, mese meno) mi sono posto questa domanda: se io dovessi confrontarmi con i filosofi e il pensiero degli ultimi secoli, quali obiezioni e quali argomenti porterei? Parlare dei filosofi degli ultimi secoli, significa prendere una mole di materiale immenso. Allora ho pensato: "Potrei prendere la sintesi delle loro principali idee, per come hanno argomentato e argomentare su come io mi porrei davanti a quelle idee." Presi il Bignami di filosofia per licei classici, il terzo volume, e mi passai filosofo per filosofo e idea per idea. Non è certo un lavoro accademico né ha pretese di confutazione filosofica, però mi ha permesso di sciacquare molte idee generate dalla percezione alterata nel fiume del pensiero umano.

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La filosofia e il delirio di onnipotenza del filosofo

La filosofia della Religione Pagana.

Il filosofo vive l'oggettività come elemento assoluto nel quale divenire e si rifiuta di cogliere le infinite sfaccettature dell'oggettività stessa. L'oggettività non è quanto circonda il filosofo, ma quanto il filosofo riesce a cogliere e descrivere dell'oggettività in cui vive.

L'oggettività, per il filosofo, non è oggetto in sé ma è spazio descritto all'interno del quale il filosofo muove la sua consapevolezza assoluta. Egli coglie lo spazio partendo da sé, dalla sua capacità di occuparlo, negando l'esistenza dello spazio che non è in grado di occupare. Il risultato è che lo spazio non occupato dal filosofo è uno spazio che non esiste e non deve esistere in quanto il filosofo non lo controlla.

Ciò che non esiste è tale in quanto non è controllabile dal filosofo che compensa la propria limitatezza nella comprensione dell'esistente presupponendo l'esistenza di un qualche cosa capace di comprendere l'esistente stesso. Il filosofo proietta la sua non conoscenza dell'oggettività presumendo l'esistenza di un filosofo apriori capace di comprendere in modo assoluto l'oggettività a cui egli deve tendere.

L'oggettività viene letta dal filosofo come oggetto manipolabile e priva di coscienza, consapevolezza, volontà e determinazione nella quale il filosofo muove il proprio pensato come un dio padrone.

Il filosofo prende l'oggettività per come gli appare. Egli non pensa come quell'oggettività sia il risultato di un numero infinito di adattamenti, atti di volontà, determinazioni consapevoli il cui fine era quello di dilatare ogni singolo elemento dell'oggettività nell'oggettività stessa. Egli non pensa come quell'oggettività sia il prodotto di un numero infinito di adattamenti, atti di volontà, determinazioni consapevoli il cui fine era quello di limitare e contenere i tentativi di adattamento dei singoli elementi dell'oggettività nell'oggettività stessa.

Nella visione del proprio concetto di dio assoluto il filosofo si estranea dall'oggettività in cui è nato ed è venuto formandosi, la dichiara inutile e con voli pindarici della propria fantasia il divenuto viene descritto come creato e l'infinita varietà dell'oggettività descritta come il prodotto di un grande architetto dell'universo. Nel far questo il filosofo deve uccidere la propria capacità di percepire la realtà in cui è venuto formandosi. Deve uccidere la propria capacità di essere parte determinante delle contraddizioni fondanti il divenire dell'esistente, deve uccidere la propria capacità di vedere il futuro mentre gli viene incontro. In altre parole deve porre fine al proprio divenire. In quel momento descrive la propria filosofia, la propria concezione dell'universo aprendola con grande vitalità introduttiva e chiudendola con la giustificazione della propria sconfitta!

Queste categorie mentali hanno diretto la filosofia da Platone (427 a.c. – 347 a.c.) a Alfred North Whitehead (1861 d. c. – 1947 d.c.) nulla di diverso nella filosofia ufficiale.

L'oggettività che fin dal giorno della sua nascita lo bombardò di volontà e determinazioni attraverso le quali egli è venuto formandosi agendo con la propria volontà e le proprie determinazioni ora è muta.

Davanti al filosofo, dio assoluto e creatore, l'oggettività tace sgomenta.

Marghera, 25 aprile 2012

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell’Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.