Carlo Cattaneo (1801 - 1869)

Significato della filosofia e della scienza
in Carlo Cattaneo

Riflessioni sulle idee di Cattaneo.

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185778 per chi vuole ordinare il libro

Indice Teoria della Filosofia Aperta

La filosofia della Religione Pagana.

L'ideologia di Carlo Cattaneo

Qual è lo scopo della filosofia?

La filosofia disquisisce interpretando soggettivamente la realtà percepita. Non determina la realtà, non descrive la realtà, ma descrive l'interpretazione della realtà di un soggetto che, in questo caso, si definisce filosofo.

Carlo Cattaneo non si discosta dalle tesi filosofiche degli idealisti: la scienza si sostituisce al dio dei cristiani nel determinare la vita dell'uomo. L'uomo è creato da dio e la storia dell'uomo, nata dalla creazione di dio, attraversa fasi di evoluzione dal primitivismo della creazione alla perfezione del suo tempo grazie alla provvidenza e all'intelligenza del dio creatore. In Cattaneo la scienza si sostituisce a dio nel dire all'uomo ciò che il mondo è e pretendendo che l'uomo si adegui a ciò che dice la scienza.

Tutta la filosofia di Carlo Cattaneo è la riproduzione di questo schema che allo studioso ingenuo fa scambiare la guerra in cui contendersi il dominio degli uomini, in una guerra contro il dominio della chiesa cristiana sull'uomo. In sostanza, la filosofia di Cattaneo è concorrenziale a quella di Rosmini, non antagonista.

La filosofia ci dice che cosa pensa il filosofo della realtà che percepisce e, di conseguenza, ci dice come il filosofo percepisce la realtà vissuta.

Quando Carlo Cattaneo giustifica la realtà sociale che vive con il metodo dei corsi e dei ricorsi storici di Vico, non sta facendo un'indagine sulla realtà e sulla storia, ma sta proiettando sulla realtà e sulla storia la sua illusione che nasce e si giustifica nella fantasia dell'esistenza di immaginari corsi e ricorsi storici pensando di vederli realizzati nella nascita e nel tramonto di civiltà.

Io mi vergognerei ad usare la teoria dei corsi e dei ricorsi storici per spiegare il nascere e il tramontare delle civiltà come descritte dall'ideologia religiosa cristiana. Che i padroni abbiano i mezzi per distruggere e conquistare rapinando ricchezze al proprio popolo e ad altri popoli, è un dato di fatto. Che i padroni usino un metodo di accumulo delle ricchezze e che poi, adagiandosi su tale metodo, diventando tale metodo obsoleto, venga spodestato da altri metodi con cui altri padroni accumulano le ricchezze a loro discapito, mi sembra del tutto normale senza ricorrere all'ideologia di corsi e ricorsi storici che appartiene più all'idea del dio padrone della bibbia che non ai risultati di un'indagine storica.

Il centro della storia umana è l'uomo, non il dio padrone o di chi si identifica nel dio padrone spacciandosi per padrone a sua volta.

Scrive Carlo Cattaneo in "Considerazioni sul principio di filosofia" 1844:

Le operazioni dell'intelletto non cominciano né colla sensazione, né col giudicio, né con altra separata sezione delle umane facoltà, ma, con tutto il loro complesso, e in modo prima oscuro e debole, che coll'esercizio si va rischiarando, fino al completo sviluppo della ragione. I vantati progressi della recente filosofia ci sembrano così poco veri, che quanto sappiamo di codesto argomento non oltrepassa quanto ne fu detto due secoli addietro, quando spuntava appena la scienza esperimentale. "Egli è evidente che solo per gradi insensibili acquistano i fanciulli le idee delli obietti che loro son più familiari; e se in appresso non si ricordano del tempo in cui le hanno ricevute la prima volta,egli è perché subito dopo la loro nascita, circondati da tanti obietti che su loro operano continuamente e in tante diverse maniere, sìffatte idee s'aprono un passaggio entro di loro senza loro saputa. (Locke compend. da Winne, L. II, O. I). Perloché quando si afferma che il vecchio Locke comincia l'istoria della mente umana, avec la sensation nette et claire et complète, gli si attribuisce una dottrina immaginaria, per diletto di confutarla; poiché una facoltà che si svolge per gradi insensibili, confusamente, e inconsciamente, non è molto nitida né molto chiara, né molto completa.

P. 167 op. citata

Per Cattaneo la realtà è quella che si presenta ai suoi sensi e dal momento che ai sensi si presentano dati di realtà diversi, diverse sono le opinioni che si formano sulla realtà stessa.

Cattaneo non si pone il problema che davanti a noi si presentano "Tutti" i dati di realtà, ma che noi, sia come specie che come divenuto del singolo individuo, selezioniamo quei dati di realtà per costruire la descrizione di una nostra realtà che proiettiamo sul mondo sotto forma di opinioni e idee.

Il genio non è oggetto in sé stesso, ma è il risultato degli adattamenti soggettivi data una realtà alla quale il soggetto si è adattato. Ogni soggetto, ogni individuo, è un genio nel mondo in cui vive. Semmai è il mondo che ha preselezionato i fenomeni che giungevano al soggetto o che ha agito nei confronti del soggetto affinché ignorasse dei fenomeni e considerasse altri fenomeni interpretandoli come l'oggettività voleva che il soggetto li interpretasse. L'adattamento della coscienza e della conoscenza del soggetto non è relativo al fenomeno che si presenta al soggetto come oggetto in sé, ma è relativo all'idea del fenomeno che ne hanno altri individui. Costoro pretendono che l'idea del fenomeno sia considerata da un soggetto terzo, fenomeno in sé. Pretendono, mediante la violenza, che tale soggetto terzo adatti sé stesso e la propria percezione del fenomeno alla loro idea del fenomeno. Pretendono che il soggetto terzo metta in atto delle strategie psico-emotive nei confronti di sé stesso affinché diriga i propri mutamenti, le proprie scelte, i propri adattamenti in funzione dell'interpretazione del fenomeno imposto. Costoro impongono al soggetto terzo, al bambino, un marchio nella sua struttura psico-fisica che certifichi l'omologazione psichica della sua interpretazione dei fenomeni.

L'idea dei fenomeni del mondo che mio padre mi presenta, non sono i fenomeni del mondo, ma sono l'idea che lui si è fatto dei fenomeni del mondo.

Come si fa a separare l'idea di sostanza dalle qualità che determinano la sostanza? Una sostanza, ogni sostanza, è tale perché noi la individuiamo mediante le sue qualità. Senza le qualità non c'è nemmeno sostanza in quanto, per il fatto stesso che definiamo, quanto percepiamo come sostanza, è perché ha la qualità di sostanza che si presenta alla nostra percezione mediante le sue qualità.

E' comprensibile come la costruzione della sensibilità nei bambini avvenga attraverso relazioni col mondo che modificano la sensibilità agendo sull'inconscio dell'individuo. La scienza di Cattaneo non è in grado di ammettere la trasformazione in uno sconosciuto da cui lei è bandita. Pertanto, non ammette i processi di formazione della percezione infantile perché, se lo facesse, Cattaneo stesso sarebbe responsabile di aver costruito quella sensibilità nel bambino che, diventato adulto, crea disagio sociale. Infantile, in queste riflessioni, è Cattaneo, non Locke.

Scrive Carlo Cattaneo in "Considerazioni sul principio di filosofia" 1844:

Si vuole che la nozione di qualità implichi quella di sustanza e perciò la sensazione che non dà la nozione di sustanza, non possa dar nemmeno quella di qualità. Noi sentiamo quasi ripugnanza a riprodurre ai nostri giorni fra tanta sollecitudine di nuove scienze, queste scioperatezze scolastiche. Pure, costretti a farlo, diremo che l'idea di sustanza astratta da tutte le qualità: riesce logicamente posteriore alle qualità stesse, e meramente negativa. E inoltre una sustanza spogliata dalle sue qualità è identica a qualunque altra sustanza; e il pirronista potrebbe dire che essendo identica e altra, è assurda e contradittoria. E noi, per non pirroneggiare, diremo alla buona, che, rimosse tutte le forme e tutti i colori, restano le tenebre; e che concepire le sustanze è una frase assurda come quella di vedere le tenebre.

Non si tratta di pirronismo in quanto, se si trattasse di pirronismo non discuteremo della sostanza percepita ma della capacità del soggetto di percepire la sostanza e la capacità del soggetto di descrivere la sostanza nel mondo in cui la sostanza si manifesta. Il pirronismo non mette in discussione la realtà, ma mette in discussione la qualità della percezione della realtà e censura l'uso assoluto di una percezione relativa in un ordinamento che è necessariamente relativo e privo di ogni carattere di assolutezza.

La qualità determina la sostanza come le qualità psichiche determinano l'esistenza di un corpo che, senza tali qualità psichiche, sarebbe un cadavere definito come sostanza da qualità diverse. Affermare ciò che una sostanza è e non ciò che una sostanza appare, significa negare valore ad ogni ricerca scientifica e consegnare la percezione umana nelle mani di un assolutismo che non è solo la continuazione, in forma diversa, dell'idea della realtà imposta da un dio padrone. Affermare che, rimossi i colori e le forme rimangono le tenebre, significa affermare che tutta la realtà è percepibile solo nella forma e nei colori. Come percepisci la vita? Qual è la sua forma o i suoi colori? Come se una relazione emotiva potesse essere conchiusa nel colore o nella forma o fosse conseguente al colore o alla forma.

Carlo Cattaneo, creazionista del mondo come logos e forma, non è in grado di pensare il mondo come insieme di intelligenze: per questo non comprende Pirrone se non nella forma denigratoria in cui l'hanno circoscritto i creazionisti cristiani.

Scrive Carlo Cattaneo in "Considerazioni sul principio di filosofia" 1844:

Col sussidio di siffatta dottrina intendono provare che il giudicio è atto necessario e infallibile, e la diversità dei giudici dipende solo dalla diversità dei dati che si affacciano alla mente e la cotringono. Ma se l'altezza delle idee dipendesse dalla qualità dei dati, il genio verrebbe confondersi coll'erudizione. Questa importuna dottrina dell'ente nega dunque il genio, sopprime ogni gradazione delli intelletti, e per poco non nega l'attività e libertà dell'anima. Se poi l'istoria dipende dalle idee che inspirano li uomini, e le idee dipendono dai dati, le ragioni prime dell'istoria stanno nella material catena dei fatti; ossia il principio dell'istoria sarebbe l'istoria medesima. E quindi si dovrebbe negare affatto l'azione di tutti quei principi morali, che, serpeggiando fra le nazioni dall'una all'altra estremità del globo, ebbero tanta parte nei loro destini.

La nozione di genio, adottata da Carlo Cattaneo, è una nozione propria dello "stupore" creazionista. Il creazionista, il cristiano, appiattisce l'intera realtà al modello che pensa creato da suo dio padrone. Il "genio", a differenza di quanto affermato da Cattaneo è solo colui che rompe gli schemi educazionalmente imposti. I modelli in cui l'educazione costringere il giudizio che costringono l'individuo a considerare quei e solo quei dati. Un matematico dimostrò, matematicamente, che il più pesante dell'aria non poteva volare: il più pesante dell'aria volò. Gli schemi di dati imposti a quel matematico furono spezzati e nuovi e diversi schemi di dati vennero elaborati dopo che il più pesante dell'aria riuscì a volare.

Il genio, nell'eccezione di Carlo Cattaneo, è colui che sa spostare la concentrazione della sua psiche dalla cultura (erudizione) al meccanismo psichico con cui egli affronta la cultura (l'erudizione). Dal momento che tale spostamento consiste in una rottura degli schemi culturali educazionalmente imposti, il genio è colui che negando la legittimità dell'azione educatrice e manipolatrice nei suoi confronti affronta nuovi e diversi contesti culturali che l'educazione stessa negava.

Le idee della storia dipendono dal divenuto del soggetto che quelle idee esprime. La storia della Specie Umana può essere fatta risalire ad un ipotetico Essere Unicellulare che nuotava in un ipotetico brodo primordiale e tutta la storia del divenuto dell'uomo, dei suoi processi di trasformazione e adattamento, è tradotta dentro di noi come possibilità da usare in base ai nostri problemi nel momento presente.

Le idee della storia dipendono dalle necessità del singolo individuo i cui occhi guardano alla storia. Se così non fosse, perché Carlo Cattaneo parla di creazione. Perché mette la creazione biblica a fondamento del suo pensiero? Quali sono i "dati scientifici" da cui egli parte per affermare l'esistenza della creazione come fatto storico? E se non la pensa come un fatto storico, perché la ribadisce in contrapposizione alle idee degli Antichi secondo cui ogni oggetto del mondo era intelligente?

Il creazionista che guarda alla storia piega la storia a ciò che egli vuole che la storia sia per legittimare ciò che egli afferma. Per un creazionista non esiste lo sconosciuto che lo circonda in quanto egli pensa che il mondo sia quello descritto dalla scienza o dalla verità del suo dio padrone.

Il creazionista, in quanto creazionista, può attribuire l'intelligenza esclusivamente al soggetto, il dio, a cui egli attribuisce la creazione del mondo. L'atto manifesta l'intelligenza. Ma questo non è "scienza", è metafisica creazionista anteposta alla ricerca del vero.

Per Carlo Cattaneo la scienza non è "ricerca del vero". Per Carlo Cattaneo la scienza è l'assoluto che determina la realtà oggettiva che come tale deve essere percepita dal soggetto. Ma la cosa non è diversa dall'idea cristiana secondo cui la realtà percepita dal soggetto è come il dio padrone l'ha creata e solo il dio padrone manifesta quella realtà per come viene percepita e che, pertanto, non può essere diversa da ciò che viene percepito. Né a Cattaneo né ai cristiani, la realtà è diversa da quanto dichiarato. Sia che questa realtà sia dichiarata dal dio padrone o dalla scienza padrona.

Per Carlo Cattaneo la scienza non è mezzo di ricerca dei meccanismi della vita o del mondo. La scienza determina i meccanismi del mondo e della vita esattamente come per il cristiano il dio padrone determina la vita e le condizioni della vita.

Nel mondo di Carlo Cattaneo tutto è statico e creazionisticamente determinato tanto che lo stesso si chiede come "può l'intelligenza emanciparsi dai dati, ossia, dal sistema che la circonda...". Il che equivale a chiedersi: come può l'intelligenza emanciparsi da sé stessa?

Scrive Carlo Cattaneo in "Considerazioni sul principio di filosofia" 1844:

Ma se l'intelligenza non può emanciparsi da' suoi dati, ossia dal sistema che la circonda, come avviene che tante volte la ragione individuale combatte colle opinioni della moltitudine? Se la mente non ha modo di verificare le sue operazioni, né di resistere ai grandi errori in seno ai quali vivono quasi "sonnambule le nazioni", non si può chiamarla infallibile, se non si scambia la verità colla credenza, ossi a la verità coll'errore. Bacone non depresse l'intelligenza umana quando la fece risponsabile de' suoi errori; né le diede una fallace scorta quando la invitò a correggere coll'esperienza esterna li arbitri dell'imaginazione. Chi crede la, natura ordinata da un pensiero, non negherà umiliarsi inanzi al testimonio che il creato rende all'ordine universale; chi lo nega, mostra di credere che la natura sia l'opera del caso. Era lecito parlare del caso delle sensazioni, finché la poesia primitiva popolava i fiumi e li astri di spiriti liberi e bizzarri; ma noi eletti a vivere dopoché la scienza ebbe intesa la ragione e la misura dei moti celesti e le proporzioni numeriche e le regolari sostituzioni che informano tutte le cose, dobbiamo umilmente rientrare nel seno della creazione, come in un tempio tutto perfuso dallo spirito che vi risiede; e nell'esercitare la libertà del nostro principio interno, dobbiamo accettar saggiamente la scorta di quel lume, che l'ordine universale diffonde attorno a noi.

L'intelligenza non è un oggetto in sé, ma è il mezzo con cui gli Esseri della Natura affrontano i problemi nel mondo. Davanti agli Esseri della Natura che risolvono i problemi noi diciamo: "sono intelligenti".

La "moltitudine" non è "moltitudine" perché ha scelto di essere "moltitudine" e nemmeno perché un dio creatore ha creato una "moltitudine". Esistono cause che hanno determinato i processi di trasformazione delle situazioni in essere che noi, che discutiamo, parliamo di "moltitudine". Oppure, se si preferisce, cause che hanno portato alla "massificazione" degli individui. Solo che dire "moltitudine" implica la presa d'atto di uno stato in essere, mentre parlare di "massificazione" implica un processo di trasformazione dei soggetti fino a costruire una condizione di "massa" sufficientemente omogenea nell'approcciare i problemi che, davanti allo spettatore esterno, può rappresentarsi come "moltitudine".

Nella storia nessuno ha mai combattuto le "opinioni" o le "idee" della "moltitudine".

Questo, da parte di Carlo Cattaneo, è un errore di prospettiva. Galileo non ha combattuto la "moltitudine". Gli innovatori, gli scopritori, Voltaire stesso, non ha mai combattuto contro la "moltitudine". Hanno combattuto, piuttosto, con chi ha interesse a gestire la "moltitudine". Hanno combattuto contro i "pastori di moltitudine". Hanno combattuto contro il "Buon Pastore" che si faceva forza della "sua" "moltitudine" per spingerla al linciaggio di chi tentava di privarlo del privilegio di essere il "Buon Pastore".

Chi costruisce gli individui per trasformarli in "moltitudine", costringe sempre le persone nella credenza. Chi viene costretto a diventare cieco davanti ai fenomeni, ai dati di realtà, alimenta la credenza che chi agisce su dati di realtà, a lui sconosciuti, operi mediante una fede o una credenza. Solo nella credenza c'è l'errore di credere. Nell'analisi scientifica possono esserci degli errori nell'elaborazione di dati, ma si chiama analisi scientifica perché l'oggetto dell'analisi è circoscritto nei dati della sua realtà che sono stati desunti dalla percezione soggettiva.

Bacone ha introdotto il sistema induttivo di analisi della realtà. Tale sistema, per l'individuo, diventa scienza. Bacone non ha discusso il divenuto dell'uomo che tratta il sistema di analisi induttivo della realtà in cui vive.

Non si corregge con l'esperienza gli arbitri dell'immaginazione, ma con l'esperienza si modificano idee preconcette esclusivamente in relazione all'esperienza e solo se le idee corrette non modificano l'insieme fideistico vissuto dall'individuo. Lo dimostra Carlo Cattaneo quando, per affermare il suo creazionismo, afferma che chi nega che la creazione testimonia il suo creatore, vuole necessariamente affermare di credere che la natura sia opera del caso.

Carlo Cattaneo mette in atto un atto di fede nel creazionismo e vuole imporre tale fede al suo interlocutore in un assoluto atto di violenza. Per questo, afferma che il suo interlocutore, non condividendo le sue asserzioni aprioristico-fideistiche, deve necessariamente mettere in atto un atto di fede imputando la Natura al caso.

Si tratta di due atti di fede propri del pensiero creazionista di Carlo Cattaneo.

Carlo Cattaneo non solo riproduce gli schemi dello scientismo positivista secondo cui la realtà è tale solo se la scienza determina come tale la realtà, ma estende anche questo modo di sostituire la scienza al dio padrone, nella formazione del giudizio sul come gli antichi, che definisce primitivi partendo dalla sua idea creazionista, pensavano le intelligenze che abitano il mondo.

Gli antichi, dice Carlo Cattaneo, erano degli stupidi, non come noi che siamo degli eletti e che viviamo in un'epoca in cui la scienza ha inteso la ragione, la misura dei moti celesti e le proporzioni numeriche. Noi, dice Carlo Cattaneo, dobbiamo rientrare, umili e sottomessi, in seno alla creazione del dio padrone come in un tempio infuso dello spirito del dio padrone.

Per Carlo Cattaneo la scienza non è un mezzo di cui l'uomo si serve per indagare la realtà razionale in cui vive, ma è l'oggetto, il soggetto, che indica all'uomo la realtà in cui deve vivere. Come un dio padrone. I positivisti sostituiscono al dio padrone la scienza padrona dell'uomo. E' una delle differenze sostanziali fra la filosofia positivista e la filosofia materialistico-dialettica. Fra i positivisti la scienza determina l'idea dell'uomo sul mondo, fra i materialisti la scienza è un mezzo per capire il mondo e farsi delle idee.

Cosa direbbe Carlo Cattaneo se vedesse la scienza di oggi? Sarebbe un creazionista che si identifica nel dio padrone con un maggior numero di mezzi.

Questa idea creazionista a fondamento del pensiero di Carlo Cattaneo determina il fallimento filosofico di Carlo Cattaneo. Quando il pensiero del filosofo non è in grado di superare il momento storico contingente da lui vissuto, si chiude su sé stesso finendo per essere un pensiero che rassicura l'individuo pensante nel suo presente e lo protegge dall'angoscia di un futuro possibile davanti al quale la sua psiche è disarmata.

Scrive Carlo Cattaneo in "Considerazioni sul principio di filosofia" 1844:

Le occasioni esterne allora si combinano coi principi morali a svelarci le ragioni dell'Istoria; in seno alla quale vediamo l'intelligenza svolgere la infinita varietà delle leggi, delle istituzioni, delle lingue, delle scienze, delle arti, delle opinioni. E nel vasto loro complesso ella può contemplare le forme e i limiti della propria interna potenza, che Indarno tenterebbe esplorare nel germe chiuso dell'infante o del selvaggio o nelle malsicure induzioni della coscienza intellettiva. Allora la filosofia sarà il nesso commune di tutte le scienze, l'espressione più generale di tutte le varietà, la lente che adunando li sparsi raggi illumina ad un tempo l'uomo e l'universo. Ma pur troppo qual'è ora la filosofia, discorde da tutto il sapere umano, sprezzatrice delle scienze positive, e corrisposta da ogni operosa mente con eguale disprezzo, tutta carica di ricerche insolubili, di dubi assurdi e di più assurde dimostrazioni, sarebbe un vanissìmo perditempo per la gioventù, anche quando non le inspirasse funesta presunzione, e stolto odio per quelle discipline esperimentali che fanno la potenza e la gloria delle moderne nazioni, e sole dividono dall'evo medio il moderno, e dall'India e dalla China stanziali e assopite la vigile e solerte Europa.

Per Carlo Cattaneo la storia non è storia dell'uomo e dei suoi sforzi per costruire il proprio futuro, ma è storia dell'intelligenza del dio padrone, della provvidenza divina.

In Carlo Cattaneo si manifesta l'odio per l'altro, proprio del cristianesimo. L'altro è il primitivo, il selvaggio, il non uomo evoluto nella scienza come Carlo Cattaneo pensa alla scienza. La filosofia è intesa da Cattaneo come un mezzo per collegare tutte le scienze. Come se le scienze fossero un oggetto in sé definito. La filosofia può definire l'idea dell'uomo, del soggetto, nella realtà in cui vive. Può definire la sua idea di realtà e può essere modificata modificando la percezione che della realtà ne ha l'individuo. La scienza, diversamente dalla filosofia, è uno strumento, un oggetto d'uso, un mezzo con cui l'uomo descrive una realtà vissuta. La filosofia è sintesi fra l'uomo che percepisce e la sua idea del mondo, al di là della frammentarietà e dell'illusione dell'idea dell'uomo del mondo, ma la scienza è mezzo. Un mezzo che può essere usato o non essere usato; non per questo l'uomo cessa di vivere. Che cos'è la teoria della conoscenza introdotta da Pirrone nell'Accademia di Atene per modificare la capacità dell'uomo di percepire il mondo? E' una scienza che aveva Pirrone e Carneade e che il pensiero di sottomissione e di possesso cristiano ha perso, oppure è allo stesso tempo scienza e filosofia dell'abitare il mondo?

Chi vive il mondo come creato da un dio onnipotente, come Carlo Cattaneo, ignora l'immenso sconosciuto che lo circonda e che viene faticosamente penetrato dall'uomo. L'uomo che Cattaneo chiama "primitivo" o "selvaggio" è l'uomo che ha penetrato parte dello sconosciuto che Cattaneo, creazionista in ginocchio davanti al suo dio padrone, non sarà mai in grado di penetrare. Cattaneo non potrà mai comprendere le idee del primitivo perché lui è cieco, come tutta la filosofia positivista, davanti alle trasformazioni dell'uomo e della vita. Cattaneo ha messo al centro del suo pensiero il suo desiderio di essere un "padrone di uomini" e pensa alla storia, ai suoi corsi e ricorsi, come un gioco di padroni di uomini che si susseguono e che i vari popoli soggettivano seguendoli come greggi di pecore votati al macello della vita.

Al contrario, quello che Cattaneo chiama "selvaggio" o "primitivo" è l'uomo che vive, che abita il mondo e che risolve tutti i problemi legati alla sua esistenza mediante un'analisi continua del mondo in cui vive. Cattaneo proietta sul mondo la sua idea creazionista con la provvidenza del suo dio padrone; il "selvaggio" pratica il metodo indicato da Francesco Bacone di costruzione della conoscenza mediante l'induzione. Carlo Cattaneo legge Bacone; il "selvaggio" lo pratica da sempre: chi è il primitivo "troglodita"?

Ed eccolo il dio padrone Carlo Cattaneo che vive nella "vigile e solerte Europa" e che guarda con disprezzo i vinti e i "medioevali" India e Cina.

Sì, è vero, grandi sforzi fanno gli uomini per uscire dal fango in cui il dio padrone di Carlo Cattaneo li ha cacciati. Sia che si parli del dio padrone della bibbia usato da Rosmini sia che si tratti della scienza e dell'intelligenza del dio padrone usato da Carlo Cattaneo.

E' di questi giorni il lancio della nave spaziale della Cina in una missione per raccogliere rocce sulla Luna; è di questi giorni il lancio di una nave spaziale dell'India in rotta verso Marte.

Non si tratta di corsi e ricorsi della storia, come il creazionista Vico andava farneticando, si tratta di uomini che guardano e costruiscono il loro futuro pur nelle condizioni di miseria in cui il cristianesimo, il dio padrone di Rosmini e di Cattaneo, hanno costruito in quei popoli a maggior gloria del loro dio padrone.

NOTA: Le citazioni sono tratte da: Carlo Cattaneo "Scritti Filosofici" A cura di Norberto Bobbio, Volume 1 editore Felice Le Monnier Firenze 1960. Capitolo relativo a "Considerazioni sul principio di filosofia" pubblicato in Politecnico, VII, 1844. da pag. 167 a pag. 170

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Marghera, 28 dicembre 2013

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

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e-mail: claudiosimeoni@libero.it

La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.