Joseph Ratzinger (Benedetto XVI) (1927 - -) e Mario Bergoglio (Francesco) (1936 - -)

Enciclica Lumen Fidei
la fede come mezzo di salvezza

di Claudio Simeoni

 

Cod. ISBN 9788891185815

 

Pagine Lumen Fidei di Bergoglio nella Teoria della Filosofia Aperta - indice

Il progetto di Bergoglio e di Ratzinger, come del resto quello del cristianesimo, è la distruzione dell'uomo, del suo divenire in quanto coscienza in sé, attraverso la depersonalizzazione e la sottomissione dell'uomo al Dio padrone, al padrone Gesù, alla chiesa cattolica come padrona degli uomini. Senza la depersonalizzazione dell'uomo, l'uomo che rinuncia a sé stesso e alle proprie determinazioni nella sua esistenza, per Ratzinger e Bergoglio non si può essere cristiani.

Nel cristianesimo la dignità dell'uomo viene calpestata e distrutta mediante un'umiliazione continua il cui scopo è quello di imporre all'uomo la dignità del suo Dio a prescindere da quanto le azioni che millanta siano malvagie e di quanto le affermazioni con cui qualifica sé stesso siano bugiarde nelle intenzioni e negli scopi.

Il cristiano umiliato diventa speranzoso in una salvezza dall'umiliazione subita dal suo Dio, dal suo Gesù, dalla vagina vergine della madonna e dalla chiesa cattolica. Mentre il singolo cristiano desidera uscire dall'umiliazione mediante il desiderio di un Dio diverso da quello descritto dalle sue sacre scritture, Ratzinger e Bergoglio nell'enciclica Lumen Fidei riaffermano il diritto del Dio padrone alle azioni malvagie volte ad umiliare il fedele cristiano affinché confidi in una salvezza dalle loro stesse umiliazioni.

Scrivono Ratzinger e Bergoglio nell'enciclica Lumen Fidei:

19. A partire da questa partecipazione al modo di vedere di Gesù, l'Apostolo Paolo, nei suoi scritti, ci ha lasciato una descrizione dell'esistenza credente. Colui che crede, nell'accettare il dono della fede, è trasformato in una creatura nuova, riceve un nuovo essere, un essere filiale, diventa figlio nel Figlio. "Abbà, Padre" è la parola più caratteristica dell'esperienza di Gesù, che diventa centro dell'esperienza cristiana (cfr Rm 8,15). La vita nella fede, in quanto esistenza filiale, è riconoscere il dono originario e radicale che sta alla base dell'esistenza dell'uomo, e può riassumersi nella frase di san Paolo ai Corinzi: "Che cosa possiedi che tu non l'abbia ricevuto?" (1 Cor 4,7). Proprio qui si colloca il cuore della polemica di san Paolo con i farisei, la discussione sulla salvezza mediante la fede o mediante le opere della legge. Ciò che san Paolo rifiuta è l'atteggiamento di chi vuole giustificare se stesso davanti a Dio tramite il proprio operare. Costui, anche quando obbedisce ai comandamenti, anche quando compie opere buone, mette al centro se stesso, e non riconosce che l'origine della bontà è Dio. Chi opera così, chi vuole essere fonte della propria giustizia, la vede presto esaurirsi e scopre di non potersi neppure mantenere nella fedeltà alla legge. Si rinchiude, isolandosi dal Signore e dagli altri, e per questo la sua vita si rende vana, le sue opere sterili, come albero lontano dall'acqua. Sant'Agostino così si esprime nel suo linguaggio conciso ed efficace: "Ab eo qui fecit te noli deficere nec ad te", "Da colui che ha fatto te, non allontanarti neppure per andare verso di te".Quando l'uomo pensa che allontanandosi da Dio troverà se stesso, la sua esistenza fallisce (cfr Lc 15,11-24). L'inizio della salvezza è l'apertura a qualcosa che precede, a un dono originario che afferma la vita e custodisce nell'esistenza. Solo nell'aprirci a quest'origine e nel riconoscerla è possibile essere trasformati, lasciando che la salvezza operi in noi e renda la vita feconda, piena di frutti buoni. La salvezza attraverso la fede consiste nel riconoscere il primato del dono di Dio, come riassume san Paolo: "Per grazia infatti siete stati salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio" (Ef 2,8).

Ci fu un tempo in cui la chiesa cattolica imprigionava e uccideva le persone che non rinunciavano a sé stesse in nome del suo Dio padrone. Per chiesa cattolica non intendo solo la chiesa cattolica in quanto struttura, ma tutta la società dominata dai cattolici compreso gli amministratori dello Stato che ammazzavano i loro concittadini per favorire le brame di dominio della chiesa cattolica. Quel braccio secolare che oggi possiamo identificare in molti settori della Polizia di Stato, specialmente fra i Prefetti e i Questori, e la stragrande maggioranza dei Magistrati della Repubblica che con troppa facilità sostituiscono all'interpretazione della legge imposta dalla Costituzione l'interpretazione della legge propria del Dio padrone o del padrone Gesù.

Dopo l'avvento della Rivoluzione Francese e Napoleone la chiesa cattolica ha progressivamente perso il controllo del dominio sull'uomo e ora si trova nelle condizioni di dover convincere le persone ad essere schiave obbedienti al suo Dio padrone e a rinunciare ad essere persone che agiscono nella società padrone della loro vita.

Ratzinger e Bergoglio usano Paolo di Tarso come modello di distruzione dell'uomo. Paolo di Tarso ha lasciato una "descrizione dell'esistenza del credente". Il padre, inteso come padrone, è l'oggetto a cui il cristiano si deve sottomettere. Il cristiano, in quanto figlio sottomesso, non chiede al padre di sottostare alle leggi, ma l'azione del padre è legge per il figlio: si tratta della distruzione della capacità d'azione dell'uomo nel mondo. L'azione dell'uomo, in quanto figlio, viene fermata dal padre che deve usare il figlio come un oggetto di obbedienza. Il cristiano, in quanto figlio obbediente, non può chiedere al padrone, al Dio padrone, alla chiesa padrona, di rispettare le leggi in quanto l'arbitrio del padrone, del Dio padrone, di Gesù padrone, della chiesa cattolica padrona è legge per il figlio che fa dell'obbedienza l'espressione della sua fede.

La distruzione della capacità di indipendenza del figlio dai genitori è la bandiera che Ratzinger e Bergoglio sventolano per dimostrare la bontà del loro Dio mentre distrugge l'autodeterminazione delle persone. L'individuo che diventa schiavo è trasformato in una "creatura nuova". La schiavitù costringe l'individuo a rinunciare alla fatica di rivendicare continuamente la propria libertà e i propri diritti di cittadino.

Abracadabra è la relazione che esiste fra Gesù e il padre che viene trasferita dalla chiesa cattolica in un magismo e misteriosismo con cui affascinare i suoi fedeli.

La relazione pederastica padre-figlio è l'unica relazione sessuale che non viene vietata dalla bibbia (Levitico 18, 1-30). Perché è quella relazione che permette al padre di violentare le possibilità del figlio di costruire un proprio futuro impedendogli una normale veicolazione della struttura emotiva. La violenza del padre sul figlio è glorificata dalla parabola evangelica del "Figliuol prodigo" in cui la distruzione della possibilità di indipendenza del figlio viene celebrata dal padre sacrificando il vitello grasso. "T'ho fottuto!" dice il padre al "Figliol prodigo" (Luca 19, 22-24)

Questa necessità di violentare il figlio, sempre dal punto di vista psico-emotivo, ma qualche volta anche fisicamente, è il senso dell'esperienza con cui il cristianesimo manifesta la sua fede. Cosa del resto confermata dalla citazione fatta da Ratzinger e Bergoglio di Paolo di Tarso nella lettera ai Romani:

"Difatti non riceveste lo spirito di servitù per essere di nuovo nel timore, ma riceveste lo spirito di adorazione per cui possiamo gridare: Abba! Padre!"

Paolo di Tarso, Lettera ai Romani 8,15

Dove procurare il divertimento al padre, attraverso la propria sofferenza, rende uguali a cristo stuprato dal padre sulla croce (vedi: Romani 8, 16). Il ragionamento di Ratzinger e Bergoglio non fa una grinza.

E' un ragionamento che tende a criminalizzare l'uomo saccheggiando il suo divenuto là dove Ratzinger e Bergoglio, in maniera vigliacca ed infame, affermano citando Paolo di Tarso:

"E chi infatti ti dà superiorità? E poi che cos'hai tu che non hai ricevuto? E se l'hai ricevuto, perché te ne glori come se non l'avessi ricevuto?"

Paolo di Tarso 1 Corinti 4, 7.

Innanzi tutto la vita è superiorità di me stesso e in me stesso. Un criminale, trafficante di schiavi, può pensare di essere sopra me stesso. Fu in seguito a questa dichiarazione criminale ( e dalle azioni che da essa scaturirono) che nella nostra Costituzione vige l'articolo 3 che prevede l'uguaglianza dei soggetti. Io non ho ricevuto nulla in quanto tutto quanto riguarda me stesso l'ho costruito io! Solo un ladro come Paolo di Tarso (e per estensione Ratzinger e Bergoglio) che pretende di essere un padrone d'uomini come Gesù può pretendere, mediante l'inganno, di appropriarsi di ciò che io ho costruito come me stesso nelle tempeste della mia esistenza. Io mi glorio del come ho costruito me stesso e per farlo non ho macellato gli abitanti di Sodoma e Gomorra né ho mai ordinato di scannare chi non si metteva in ginocchio davanti a me come il criminale Gesù (Luca 19, 27).

I patti si rispettano: gli Dèi o il Dio che non rispetta il patto fatto con l'uomo va condannato all'oblio e all'infamia.

Avevano ragione i farisei nei confronti di Paolo di Tarso in quanto citato da Ratzinger e Bergoglio. Il loro Dio padrone ha fissato delle regole? I farisei che rispettavano quelle regole avevano diritto di ricordare al loro Dio il rispetto delle regole. Il rispetto della legge.

A Paolo di Tarso interessa imporre leggi indegne e squallide alle persone che non si possono difendere mentre lui si ritiene al di fuori e al di sopra della legge (Romani 8, 1-3). Come il suo Dio padrone che si ritiene in diritto di macellare l'umanità senza subire condanne. Mentre si è pronti a criminalizzare l'individuo che pretende dignità quando affronta le tempeste della sua esistenza.

Questa è la fonte della malvagità!

Questa è la fonte del male assoluto. Questa è la fonte dell'infamia a cui va condannato il Dio dei cristiani e il loro Gesù.

Agostino d'Ippona è un "somaro". Come si permette di affermare che il suo Dio padrone ha fatto me se non porta prove della sua attività? Agostino d'Ippona è un criminale quando spaccia la certezza di una creazione, che lui vorrebbe gestire, per ridurre gli uomini alla sottomissione e alla schiavitù.

Nel padrone non esiste "salvezza", ma esiste la gloria del padrone che si realizza nei processi di autodistruzione delle persone sottoposte a schiavitù.

"Sei una merda d'uomo!" dice Paolo di Tarso alle persone quando afferma:

"...noi tutti vivevamo nella concupiscenza (facevamo all'amore) della nostra carne, attuando le voglie della carne e dei pensieri..."

Paolo di Tarso lettera agli Efesini 2, 3.

E, siccome "Sei una merda d'uomo", il tuo padrone, il Dio padrone, ti ha fatto la grazia e ti ha salvato mediante la malattia mentale della fede affinché tu non "faccia più l'amore" né tu possa soddisfare i tuoi "pensieri lascivi" né i tuoi desideri.

Ratzinger e Bergoglio dicono all'uomo che deve cessare di desiderare. Deve cessare di vivere. Deve distruggere sé stesso per la gloria del loro padrone di cui loro sono i gestori.

Scrivono Ratzinger e Bergoglio nell'enciclica Lumen Fidei:

20. La nuova logica della fede è centrata su Cristo. La fede in Cristo ci salva perché è in Lui che la vita si apre radicalmente a un Amore che ci precede e ci trasforma dall'interno, che agisce in noi e con noi. Ciò appare con chiarezza nell'esegesi che l'Apostolo delle genti fa di un testo del Deuteronomio, esegesi che si inserisce nella dinamica più profonda dell'Antico Testamento. Mosè dice al popolo che il comando di Dio non è troppo alto né troppo lontano dall'uomo. Non si deve dire: "Chi salirà in cielo per prendercelo?" o "Chi attraverserà per noi il mare per prendercelo?" (cfr Dt 30,11-14). Questa vicinanza della Parola di Dio viene interpretata da san Paolo come riferita alla presenza di Cristo nel cristiano: "Non dire nel tuo cuore: Chi salirà al cielo? - per farne cioè discendere Cristo -; oppure: Chi scenderà nell'abisso? - per fare cioè risalire Cristo dai morti" (Rm 10,6-7). Cristo è disceso sulla terra ed è risuscitato dai morti; con la sua Incarnazione e Risurrezione, il Figlio di Dio ha abbracciato l'intero cammino dell'uomo e dimora nei nostri cuori attraverso lo Spirito Santo. La fede sa che Dio si è fatto molto vicino a noi, che Cristo ci è stato dato come grande dono che ci trasforma interiormente, che abita in noi, e così ci dona la luce che illumina l'origine e la fine della vita, l'intero arco del cammino umano.

La fede è una malattia di dipendenza dell'uomo che rinuncia alle proprie responsabilità nell'azione nel mondo. Dipendenza da un Dio padrone. Dipendenza dall'eroina. Dipendenza dalla vagina vergine della madonna, dipendenza da un padrone Gesù che scendendo dalle nuvole con grande potenza, distrugge il mondo e toglie l'angoscia che ha imposto al suo schiavo sottomesso.

La logica del controllo sull'uomo si costruisce costringendo l'uomo a desiderare l'arrivo del padrone sulle nubi con grande potenza in modo da "salvarlo" dall'angoscia esistenziale che la costruzione della dipendenza ha costruito in lui.

La centralità della "fede in Gesù" è l'arma di distruzione di massa con cui si annienta il divenire dell'uomo. Affinché tale arma funzioni, è necessario elevare Gesù al ruolo di padrone onnipotente. E' il padrone onnipotente che soffre che alimenta la con-passione del povero, del torturato, dell'emarginato che fa di quella con-passione giustificazione psicologica della propria condizione. Una condizione che, accettata in nome della sofferenza del suo padrone Gesù, gli permette di continuare a diffondere la sofferenza affinché altri condividano la sua condizione.

Una condizione sofferente e angosciante che Ratzinger e Bergoglio, con la furbizia del criminale retorico che deve truffare il poveraccio, alimentano nella menzogna e nella calunnia. Citano Paolo di Tarso:

"La giustizia che viene dalla fede, invece, dice così: "Non dire in cuor tuo: Chi salirà in cielo? cioè: per condurre giù cristo. Oppure: Chi scenderà nell'abisso? cioè per condurre su cristo dai morti."

Paolo di Tarso, lettera ai Romani 10, 6-7

Che fa il verso al Deuteronomio in cui si dice:

"Questa legge infatti che oggi io ti prescrivo non è troppo difficile per te né troppo distante. Essa non è nei cieli perché tu dica: - chi salirà per noi nei cieli per prendercela e farcela ascoltare affinché la mettiamo in pratica? - Essa non è al di là del mare perché tu dica: - Chi passerà per noi al di là del mare per prendercela e farcela ascoltare, affinché la mettiamo in pratica? Ti è molto vicina, infatti, la parola; è nella tua bocca e nel tuo cuore, affinché tu la metta in pratica."

Deuteronomio 30, 11-14

Nel XIV paragrafo dell'enciclica Lumen Fidei, Bergoglio e Ratzinger avevano scritto:

Nella fede di Israele emerge anche la figura di Mosè, il mediatore. Il popolo non può vedere il volto di Dio; è Mosè a parlare con YHWH sulla montagna e a riferire a tutti il volere del Signore. Con questa presenza del mediatore, Israele ha imparato a camminare unito.

Appare evidente come, invece, in questo paragrafo Ratzinger e Bergoglio vogliono distruggere la figura del "mediatore" di cui essi, per i cattolici, sono i rappresentanti del loro Dio in terra. Si presentano come degli irresponsabili davanti alla società civile che imputa loro la responsabilità dei crimini messi in atto in nome del loro Dio padrone.

Gli interessi di Paolo di Tarso non sono gli stessi interessi di Ratzinger e Bergoglio. Mentre Paolo di Tarso doveva distruggere la concorrenza che pretendeva di rappresentare il Dio padrone che lui stesso manifestava, Ratzinger e Bergoglio devono togliersi di dosso la responsabilità dei delitti e dei crimini messi in atto in nome di Gesù.

Per contro, la citazione del Deuteronomio non è funzionale a nessuna delle due strategie di potere, di Paolo di Tarso o di Ratzinger e Bergoglio, ma è funzionale a costruire la schiavitù fideistica al Dio padrone a prescindere dal potere o dalla società. Quella schiavitù per la quale lo schiavo è schiavo e il padrone è padrone a prescindere dall'ideologia o dalla nazionalità del padrone e dello schiavo.

Questo principio è molto chiaro nelle applicazioni strategiche con cui i missionari cristiani organizzarono il genocidio di interi popoli.

Scrivono Ratzinger e Bergoglio nell'enciclica Lumen Fidei:

21. Possiamo così capire la novità alla quale la fede ci porta. Il credente è trasformato dall'Amore, a cui si è aperto nella fede, e nel suo aprirsi a questo Amore che gli è offerto, la sua esistenza si dilata oltre sé. San Paolo può affermare: "Non vivo più io, ma Cristo vive in me" (Gal 2,20), ed esortare: "Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori" (Ef 3,17). Nella fede, l'"io" del credente si espande per essere abitato da un Altro, per vivere in un Altro, e così la sua vita si allarga nell'Amore. Qui si situa l'azione propria dello Spirito Santo. Il cristiano può avere gli occhi di Gesù, i suoi sentimenti, la sua disposizione filiale, perché viene reso partecipe del suo Amore, che è lo Spirito. è in questo Amore che si riceve in qualche modo la visione propria di Gesù. Fuori da questa conformazione nell'Amore, fuori della presenza dello Spirito che lo infonde nei nostri cuori (cfr Rm 5,5), è impossibile confessare Gesù come Signore (cfr 1 Cor 12,3).

La malattia mentale, i cui sintomi possono essere veicolati nella società dall'individuo malato, è la novità portata dalla fede cristiana. Il malato, lo schizofrenico, il paranoico, il nevrotico ammalati di dipendenza dall'idea del Dio padrone o del Gesù padrone, anziché vivere la loro angoscia nella solitaria sofferenza, possono veicolare la loro angoscia e provare soddisfazione nella condivisione della loro angoscia. L'angoscia, prodotta dal dolore psichico, non è più elemento che separa l'individuo dalla società, ma è l'elemento coagulante della nuova società: la società cristiana. Il mondo nuovo cristiano ha la sua realizzazione nella sofferenza. Il comunista cristiano non divide il proprio pane con la società, ma divide la sua sofferenza affinché tutti ne siano partecipi.

Il cristiano che costruisce e diffonde la sofferenza nella società afferma: "Tanto più soffri, tanto più ti avvicini a Gesù!" Era il piacere che provava la Teresa di Calcutta nel diffondere la propria angoscia esistenziale. Solo facendo provare sofferenza ai poveri dell'India poteva soddisfare la propria angoscia.

L'angoscia esistenziale fa dire a Paolo di Tarso, quell'individuo che affermava che lui non sarebbe morto, ma che sarebbe stato assunto in cielo con tutto il corpo, "chi mi libererà da questo corpo?" paolo di Tarso accusava i cristiani del suo gruppo di essere dei peccatori e per questo morivano anziché attendere di essere assunti in celo con tutto il corpo. Nelle parole di Paolo di Tarso, l'angoscia esistenziale e la disperazione del fallimento è evidente, come citano Ratzinger e Bergoglio:

"Vivo, ma non più io, bensì è cristo che vive in me. Che se adesso vivo nella carne, vivo però nella fede del figlio di Dio che mi ha amato e per me ha donato sé stesso. Io non rigetto come cosa vana la grazia di dio: se infatti la giustizia si ottiene mediante la legge, allora cristo è morto invano."

Paolo di Tarso, lettera ai Galati 2, 20-21

Ed è la speranza del disperato che fa dire a Paolo di Tarso (in una sorta di preghiera del disperato e del fallito):

"Per questa ragione io piego le ginocchia davanti al padre..[...] perché vi conceda di essere fortificati... [...] di abitare il cristo nei vostri cuori a causa della fede..."

Paolo di Tarso Lettera agli Efesini 3, 14-17

Un fallimento esistenziale riprodotto da Ratzinger e Bergoglio che intendono dissetare la loro angoscia e la loro disperazione costruendo una società di angosciati e di disperati.

Disperati che anelano all'onnipotenza di un'attesa chimerica di realizzazione di un inesistente del quale hanno costruito la premessa nella diffusione dell'angoscia sociale.

Ratzinger e Bergoglio nella chimerica illusione di una trasformazione gloriosa della loro disperazione, in questo presente vagheggiano come vagheggiava Paolo di Tarso:

"La speranza poi, non fa arrossire, perché la carità di Dio è riversata nei nostri cuori per mezzo dello spirito santo che a noi fu dato."

Paolo di Tarso, Lettera ai Romani 5,5

E ancora:

"Perciò vi dichiaro che nessuno che parli nello spirito di Dio , dice: "Anatema a Gesù". E nessuno può dire: "signore Gesù" se non per lo spirito santo.

Paolo di Tarso, Prima lettera ai Corinti 12, 3

I sacrifici umani messi in atto dal cristianesimo per distruggere il divenire dell'uomo, Ratzinger e Bergoglio li chiamano "salvezza". Questo perché salvando il loro potere possono continuare a praticare il genocidio degli Esseri Umani.

 

Marghera, 02 ottobre 2013

 

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