Messianesimo, millenarismo, apocalittismo
come progetto religioso di Ratzinger e Bergoglio

Enciclica Lumen Fidei
quarta parte

Joseph Ratzinger (Benedetto XVI) (1927 - -)

Mario Bergoglio (Francesco) (1936 - -)

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185815

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Enciclica Lumen Fidei
quarta parte

Messianesimo, millenarismo, apocalittismo
come progetto religioso di Ratzinger e Bergoglio

Pietro Micca ha barattato la sua vita per la libertà della SUA società: Ratzinger e Bergoglio vogliono barattare, col loro dio padrone, la promessa della vita eterna con la distruzione del benessere delle società umane. C'è forse un comportamento più infame dal punto di vista sociale?

Che cosa è urgente per Ratzinger e Bergoglio, prima che la loro vita finisca?

Leggiamo cosa dicono Ratzinger e Bergoglio nell'enciclica Lumen Fidei:

4. è urgente perciò recuperare il carattere di luce proprio della fede, perché quando la sua fiamma si spegne anche tutte le altre luci finiscono per perdere il loro vigore. La luce della fede possiede, infatti, un carattere singolare, essendo capace di illuminare tutta l'esistenza dell'uomo. Perché una luce sia così potente, non può procedere da noi stessi, deve venire da una fonte più originaria, deve venire, in definitiva, da Dio. La fede nasce nell'incontro con il Dio vivente, che ci chiama e ci svela il suo amore, un amore che ci precede e su cui possiamo poggiare per essere saldi e costruire la vita. Trasformati da questo amore riceviamo occhi nuovi, sperimentiamo che in esso c'è una grande promessa di pienezza e si apre a noi lo sguardo del futuro. La fede, che riceviamo da Dio come dono soprannaturale, appare come luce per la strada, luce che orienta il nostro cammino nel tempo. Da una parte, essa procede dal passato, è la luce di una memoria fondante, quella della vita di Gesù, dove si è manifestato il suo amore pienamente affidabile, capace di vincere la morte. Allo stesso tempo, però, poiché Cristo è risorto e ci attira oltre la morte, la fede è luce che viene dal futuro, che schiude davanti a noi orizzonti grandi, e ci porta al di là del nostro "io" isolato verso l'ampiezza della comunione. Comprendiamo allora che la fede non abita nel buio; che essa è una luce per le nostre tenebre. Dante, nella Divina Commedia, dopo aver confessato la sua fede davanti a san Pietro, la descrive come una "favilla, / che si dilata in fiamma poi vivace / e come stella in cielo in me scintilla". Proprio di questa luce della fede vorrei parlare, perché cresca per illuminare il presente fino a diventare stella che mostra gli orizzonti del nostro cammino, in un tempo in cui l'uomo è particolarmente bisognoso di luce.

Il buio del divenire umano imposto mediante la fede in un dio padrone che, come un vampiro, si nutre della volontà degli uomini. Questo è quanto Ratzinger e Bergoglio vogliono rinnovare in una società civile che sta sfuggendo al loro controllo.

La fede si impossessa delle persone, le separa da una società che guarda orgogliosa la possibilità di costruire un futuro, e le riporta nella società con tutta la violenza possibile allo scopo di riprodurre la fede stessa ed evitare al fedele il dolore dell'inadeguatezza in un mondo dinamico che alla sua psiche appare estraneo. Lui, separatosi dal mondo mediante la fede, deve ricomporre la frattura fra sé e il mondo costringendo il mondo alla sottomissione alla sua stessa fede di cui egli è, qualunque sia il suo ruolo, l'artefice e il padrone. Cosa toglie al fedele cattolico il fatto che i gay si sposano o che le donne abbiano il diritto-dovere di abortire? Nulla viene tolto al fedele cattolico, ma la fede del cattolico non tollera le persone che decidono liberamente della propria vita e agisce contro di loro con odio feroce: l'odio della fede del suo dio padrone che non si vede riconosciuta da persone che anelano alla libertà personale.

Questa necessità patologica è ben espressa nelle prime frasi di questa quarta parte dell'introduzione all'enciclica Lumen Fidei.

Allontanata la fede dal consesso sociale, dalla formazione delle strutture sociali, i gestori della fede, sofferenti nella fede che vive il dolore di non essere più il centro delle società, devono cercare un metodo attraverso il quale riprendere il controllo della società mediante la diffusione della fede.

La fede nasce dalla malattia dell'uomo che lo separa dai processi del divenire dell'uomo. L'uomo, ritraendosi dal mondo e dalla partecipazione alla vita nella società del mondo, proietta sul mondo il proprio delirio immaginando un mondo dal quale egli è separato solo perché è onnipotente, superiore, in relazione con dio stesso, suo strumento operativo. La malattia che porta l'uomo a proiettare la propria particolare relazione col dio padrone ritorna a lui nella dualità specchiata della sua mente che produce un inarrestabile dialogo interno investendolo di una missione divina. Questo è quanto il fedele cristiano chiama "l'amore di dio". E' ciò che è successo a Ratzinger e a Bergoglio.

La missione consiste nel diffondere la fede: distruggere la società pur di diffondere la fede. Diffondendo la fede il fedele si sente soddisfatto, finalmente qualcuno lo accompagna nel baratro dell'autodistruzione.

Finalmente Gesù attira il fedele oltre la morte e la fede conduce il fedele all'autodistruzione angosciante alimentata dalla speranza di una resurrezione promessa da Gesù in cambio della distruzione della società civile in cui vive.

Ogni fedele è convinto di essere chiamato dal "dio vivente", ma in realtà è sé stesso che chiama sé stesso pensandosi un dio padrone come nelle patologie nevrotiche, nelle schizofrenie e nelle varie malattie psichiatriche che la medicina d'oggi ha individuato.

Ratzinger chiama Ratzinger rivelandogli l'amore di Ratzinger per Ratzinger.

Bergoglio chiama Bergoglio rivelandogli l'amore di Bergoglio per Bergoglio.

L'amore del dio padrone altro non è che l'amore di sé stessi per sé stessi proiettato in sé stessi in un'illusione pensata come esterna dell'uomo che viene chiamata dio in un rapporto intimo in cui il delirante si è rinchiuso separandosi dal mondo in cui vive: vive il rapporto col dio padrone, non con la società.

Gesù chiama oltre la morte esattamente come il "ricco" o il "capo" vogliono ottenere il benefizio della chiamata. Gesù offre loro la vita eterna, la resurrezione, in cambio pretende la distruzione della loro ricchezza: della loro società. Questo principio del cristianesimo che anche qui viene ribadito da Ratzinger e Bergoglio, lo dobbiamo tener ben presente perché è il gioco con cui il cristiano si conquista il paradiso: tanto più danneggia la società degli uomini in nome e per conto del dio padrone, tanto più quel cristiano avrà un tesoro in cielo.

Questa necessità della chiesa cattolica è la necessità espressa nei vangeli da Gesù.

Chi vive il rapporto con la società, non può aver fede. Chi costruisce il benessere della società è un ricco che deve distruggere il benessere della società per poter avere un tesoro nei cieli che gli garantisca la vita eterna.

L'invito di Gesù, nella parabola del giovane ricco, è l'invito a distruggere il benessere della società in cambio della promessa della vita eterna. Afferma Gesù:

Matteo 19, 16-22

Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse: «Maestro, che debbo fare di buono per avere la vita eterna?» Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è Buono. Ma se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli dice: «Quali?» E Gesù rispose: «Questi: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non fare falsa testimonianza; Onora il padre e la madre, e ama il tuo prossimo come te stesso». Gli dice il giovane: «Tutte queste cose io le ho osservate; ma che cosa mi resta ancora?» 21 Gli dice Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi i tuoi beni e fanne dono ai poveri, e avrai un tesoro nei cieli. Poi, vieni e seguimi». 22 Il giovane però, udito questo discorso, se ne andò rattristato, perché aveva molte ricchezze .

Marco 10, 17-22

Mentre usciva per la via, un tale gli corse incontro, e inginocchiatosi davanti a lui, lo interrogava: "Buon maestro, che dovrei fare per avere parte della vita eterna?" E Gesù gli disse: "Perché mi dici buono? Nessuno è buono, se non uno, dio. Tu conosci i comandamenti: "Non ucciderai; non commetterai adulterio; non ruberai; non dirai falsa testimonianza, non froderai nessuno; onora tuo padre e la madre". Ma egli diceva: "Maestro, tutte queste cose le ho osservate dalla mia giovinezza". Allora Gesù fissatolo con lo sguardo, l'amò e gli disse: "Una cosa tiresta. Va', vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo, e poi, vieni, seguimi". Ma egli, rattristatosi a questo discorso, si allontanò afflitto. Gesù, girando in giro lo sguardo, disse ai suoi discepoli: "Quanto difficilmente coloro che hanno delle ricchezze entreranno nel regno di dio!» E i discepoli si stupirono di queste sue parole. E Gesù replicò loro: "Figlioli, quanto è difficile per quelli che confidano nelle ricchezze entrare nel regno di dio! è più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di dio». Ma essi si stupirono oltre misura, dicendo l'un l'altro: "E chi può salvarsi?"Fissato lo sguardo su di essi, Gesù disse: «Agli uomini è impossibile, ma non a dio; perché ogni cosa è possibile a dio».

Luca 18, 18-27

Un capo dei loro lo interrogò dicendo: "Maestro buono, che devo fare per ottenere la vita eterna?" Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e tua madre». Quegli disse: "Ho osservato tutte queste cose fin dalla mia giovinezza". 22 Ciò udito, Gesù gli disse: «Ti resta ancora una cosa: va', vendi tutto quello che hai, e distribuiscilo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi». 23 Ma quegli, ciò udito, si rattristò, perché era molto ricco. Allora Gesù, guardandolo, disse: «Quanto difficilmente entrano nel regno di dio quelli che hanno le ricchezze! E' più facile che un cammello penetri per la cruna di un ago piuttosto che un ricco entri nel regno di dio". Allora coloro che l'ascoltavano, dissero: «Chi mai può salvarsi?" Ma Gesù disse: «Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a dio".

I vangeli sono tratti da: "sacra bibbia" tradotta sotto la direzione di Bonaventura Mariani delle università Pontificie di propaganda Fide e Lateranense Edizione Garzanti 1964

Mentre la vita eterna è una promessa che l'individuo accetta in modo acritico, la distruzione della ricchezza e della società è un dato di fatto che ricade sotto i sensi e della cui responsabilità la vita, ti chiama a risponderne.

In queste tre versioni della medesima parabola c'è il senso del cristo che attira verso la morte.

Morte del singolo individuo, come distruttore della società e morte della società in funzione della gloria della luce "che viene dal futuro".

Al ricco o al capo non gli si chiede di essere obbediente alle leggi, ma di rinunciare alla sanità pubblica, alla scuola pubblica, ai trasporti pubblici, al servizio delle pensioni, alle comunicazioni, ai commerci, alla sicurezza sociale, ecc. Gli si chiede di rinunciare a tutto ciò che costruisce il benessere e la ricchezza della società. Questo perché, fintanto che agirà per costruire quella ricchezza non sarà mai sufficientemente disperato per costruire la fede nella provvidenza e anelare alla vita eterna.

La distruzione della società in funzione della promessa della vita eterna del dio padrone è quello che Ratzinger e Bergoglio stimolano affermando:

Trasformati da questo amore riceviamo occhi nuovi, sperimentiamo che in esso c'è una grande promessa di pienezza e si apre a noi lo sguardo del futuro. La fede, che riceviamo da Dio come dono soprannaturale, appare come luce per la strada, luce che orienta il nostro cammino nel tempo.

E allora parliamone degli effetti di questa pienezza cristiana che si mostra come messianesimo, millenarismo e apocalittici.

Osserviamo come questa "pienezza cristiana" ha agito su persone fragili, bisognose, che venivano obbligate dai missionari cattolici ad anelare ad un luminoso avvenire mentre Gesù veniva con grande potenza sulle nubi.

Il caso di "padre cicero" che nel nord-est brasiliano si innesta su movimenti messianici come promesso dai missionari cristiani e il caso di Tata Dios come esempi di tutti i disastri compiuti dalle organizzazioni criminali dei missionari cristiani, da quelli del santo Francesco, i cappuccini, a tutti gli altri.

Juàzeiro del Padre Cicero

Nella provincia di Cearà, terra natale di Antonio Conselheiro, Cicero Romào Batista, padre Cicero, un prete cattolico, conobbe nello stesso periodo una celebrità straordinaria. Il suo zelo apostolico, la sua eccezionale abnegazione e le sue virtù avevano cominciato a commuovere la frazione di Juàzeiro, suscitandogli attorno una fama di santo e di taumaturgo; rapidamente, però, tutta la zona del « Nordeste » brasiliano fini col rispettare la sua dedizione verso tutti coloro che potevano aver bisogno di un aiuto religioso, morale e materiale. Venivano da molto lontano per chiedergli consiglio e un gran numero di pellegrini si stabilirono definitivamente a Juàzeiro, che si trasformò rapidamente in una città industriale e mercantile. Nel 1934, quando padre Cicero mori, all'età di novant'anni, quel centro contava quasi quarantamila abitanti.

In seguito a contrasti con le autorità ecclesiastiche provocati dai miracoli che gli si attribuivano, egli venne sospeso dalle sue mansioni religiose. Continuò tuttavia a restare fedele alla Chiesa e, poiché il suo prestigio e la sua influenza aumentavano, venne eletto deputato federale e vicepresidente dello Stato di Cearà. «Padim Ciço», deformazione di «Padrinho Cicero», non pretendeva assolutamente di essere un personaggio divino o un messia, come credevano gli abitanti della sua città o le migliaia di umili pellegrini che si recavano presso di lui. Ma non smentiva neppure la fama di taumaturgo che gli si attribuiva; sinceramente convinto di avere la missione di fondare la nuova Gerusalemme, città di Dio, imprimeva a volte un tono profetico alle sue prediche. Il popolo, comunque, lo identificava con uno dei tre personaggi della santissima Trinità e, considerandolo un dio, sosteneva che la sua nascita non era quella di un essere umano.

Dopo la sua morte, un vero e proprio culto verso la sua memoria cristallizzò l'enorme potenziale mistico delle popolazioni contadine della zona, estremamente impressionabili. La statua che venne eretta in suo onore e la sua tomba accolsero tutti gli anni migliaia di pellegrini. La devozione per questa figura ha assunto ormai un carattere messianico particolarmente accentuato. Padre Cicero tornerà un giorno sulla terra per sollevare dalla miseria i suoi fedeli, le cui ardenti preghiere cercano di accelerare i tempi del ritorno del messia. Ogni tanto, qua e là nel sertào, si assiste al sorgere di profeti, la cui voce si innalza ad annunciare il prossimo ritorno del salvatore. Possiamo perciò stabilire un nesso tra il messia di Juàzeiro e le antiche aspirazioni del sebastianismo. Padre Cicero sostituisce oggi per una parte della popolazione del «Nordeste» la figura leggendaria di Don Sebastiào e il mito sopravvive nella credenza popolare, trovando un terreno particolarmente favorevole nelle precarie condizioni di vita della regione, soggetta a periodi ciclici di siccità che determinano miseria e fame.

Tratto da: Storia delle religioni a cura di Henri-Charles Puech le religioni all'età del colonialismo e del neocolonialismo

"Messianesimo in America Meridionale" di Egon Schaden Editore Laterza 1990. Pag. 119-120

Il messianesimo, il millenarismo, l'apocalittica diffuse da Gesù nei vangeli come terrore per imporre l'aspettativa nella promessa della vita eterna, allontana le persone dalla società civile. Una società civile che seguendo l'esempio del Buon Samaritano viene ridotta nella miseria affinché possa essere soccorsa "dall'amore di dio". Come per gli esempi di messianesimo che ho presentato. Proprio perché Bergoglio e Ratzinger costruiscono il buio sulla specie umana, alimentano l'illusione nel messianesimo devastante e nel millenarismo dell'avvento del lodo dio padrone. Proprio perché i Ratzinger e i Bergoglio nella storia del cristianesimo hanno portato le società nella miseria, distruggendo la ricchezza delle società precirstiane, hanno potuto indurre nelle persone l'attesa dell'evento per l'apocalisse e la fine del mondo che altro non è intesa dai poveracci che l'attesa per la fine della loro miseria.

Riporto gli effetti "dell'amore di dio" predicato da Ratzinger e Bergoglio:

Tala Dios, messia dei « gauchos » argentini.

Anche l'America spagnola ha conosciuto l'esplosione di movimenti messianici nelle campagne, meno numerosi del Brasile, sicuramente, e purtroppo molto poco studiati. Si conosce comunque il caso di un taumaturgo, Solares, la cui fama si sparse durante il secolo scorso fra i gauchos della Pampa argentina. Probabilmente originario della Bolivia, egli si era stabilito nella città di Tandil, a sud di Buenos Aires, dedicandosi all'esercizio delle guarigioni magiche. Poco dopo, si proclamò Redentore dell'Umanità ed Inviato di Dio. I suoi numerosi discepoli lo chiamavano Tata Dios, e cioè « Padre Dio »; si inginocchiavano dinnanzi a lui e lo adoravano. In seguito, costretto a lasciare la città, Solares trovò rifugio in una estiincia. La sua fama di taumaturgo (resuscitava i morti e faceva venire la pioggia) ·si diffuse ulteriormente, attirandogli intorno un numero sempre crescente di fedeli. Egli trattava ostilmente gli immigrati italiani, considerandoli degli intrusi installati si nelle terre tradizionali dei gauchos, e predicava lo sterminio dei massoni e l'espulsione dei funzionari governativi. Solo a questa condizione la sua profezia si sarebbe realizzata e la terra si sarebbe dischiusa provocando il sorgere di una città incantata. Prima del combattimento, i suoi guerrieri ricevevano l'unzione di oli santi, che si credeva rendessero i corpi invulnerabili alle pallottole. Alla fine, nel 1872, il messia intraprese l'assalto di Tandil. I suoi uomini massacrarono tutti gli stranieri che vi trovarono, non risparmiando neanche le donne e i fanciulli; ma un gruppo di abitanti della città li mise in rotta valorosamente e il profeta miracoloso, fatto prigioniero, venne linciato.

Ma il culto riservato a Tata Dios durò per molti anni fra i gauchos, che ne attendevano la resurrezione prossima e ogni giorno sellavano un cavallo da mettere a sua disposizione.

Tratto da: Storia delle religioni a cura di Henri-Charles Puech le religioni all'età del colonialismo e del neocolonialismo

"Messianesimo in America Meridionale" di Egon Schaden Editore Laterza 1990. pag.121-122

Ciò che dicono Ratzinger e Bergoglio, non è nuovo. Sono le solite "manfrine" che spingono alla distruzione le persone. I tempi e le condizioni culturali sono cambiati, tuttavia Bergoglio e Ratzinger ci provano.

Dopo la Rivoluzione francese l'occidente è molto più attento, ma quanti morti prima di renderci conto dell'inganno della chiesa cattolica. Un po' meno le popolazioni sottoposte al colonialismo ad opera del terrorismo dei missionari. Dall'america latina (e il nord america), all'Africa, all'Asia e all'Oceania, gli effetti delle farneticazioni di Bergoglio e Ratzinger sono stati devastanti.

Il caso delle crociate dei bambini, 1212, e la crociata dei pastorelli, 1251, evocano molto bene quella tipologia di fanatismo messianico che ha devastato l'Europa medioevale e spinto per la ricerca degli Dèi delle Antiche religioni.

Riporto il messianesimo delle crociate dei bambini di cui sono in possesso per far comprendere come Ratzinger e Bergoglio stiano spingendo in questa direzione:

La cosiddetta crociata degli -straccioni- che nel 1095- 96 precedette la vera crociata dei signori, concludendosi in una catastrofe, rappresenta bene l'aspetto fanatico ed esaltato dello spirito di crociata. Più di un secolo dopo, nel 1212, il moto dell'esaltazione collettiva ricomparve nelle due cosiddette crociate dei bambini, promosse in Germania e in Francia (indipendentemente l'una dall'altra) da due capi carismatici,entrambi ragazzi, Stefano e Nicola. I primi tre testi che seguono si riferiscono alla crociata di Stefano, mentre il quarto riporta la canzone che veniva cantata dai seguaci di Nicola. Va notato che questi movimenti spontanei provocarono un netto contrasto di opinioni fra laici e clero. Negli Annales Marbacenses leggiamo: «Dato che noi siamo generalmente molto creduli per simili novità, molti credettero che ciò [la crociata dei bambini] non avvenisse per leggerezza d'animo ma per devozione e ispirazione divina. Li aiutavano quindi a loro spese e gli fornivano nutrimento e tutto ciò che era necessario. Ma gli ecclesiastici e alcuni altri, il cui spirito era più sano, trovando questo viaggio vano e inutile, si dichiaravano contro. Al che i laici reagivano con violenza dicendo che la loro incredulità e opposizione erano causate dall'avarizia piuttosto che dalla verità e dalla giustizia».

Le crociate dei bambini.

Nel mese di giugno del medesimo anno 1212 [ ... ] un bambino, un pastore di nome Stefano, originario del villaggio chiamato Cloies, vicino al castello di Vend6me, diceva che il Signore gli era apparso sotto le spoglie di un povero pellegrino. Dopo aver accettato da lui del pane, gli aveva dato delle lettere indirizzate al re di Francia. Siccome egli [Stefano] si recava dal re insieme con altri pastori della sua età, intorno a lui si raccolse, da diver- se zone della Francia, una grande folla di circa trentamila persone.

Anonimo di Laon, Chronicon universale anonymi laudunensis, in P. Alphandéry e A. Dupront, La cristianità e l'idea di crociata, trad. it. B. Foschi Martini, Il Mulino, Bologna 1974, p. 315.

Per opera del nemico del genere umano, un certo bambino, che era bambino per l'età ma di costumi perversi, percorrendo città e castelli nel regno di Francia, quasi fosse inviato da Dio, cantava alla maniera francese: «Signore Gesù Cristo, restituisci la Santa Croce» aggiungendo poi molte altre invocazioni. E un numero infinito di altri suoi coetanei, dopo averlo visto e udito, lo seguivano. 1 quali, come infatua ti da un flusso diabolico, abbandonati i padri e le madri, le nutrici e tutti gli amici, andavano cantando allo stesso modo del loro pedagogo. Né, cosa mirabile a dirsi, potevano trattenerli le serrature, né la persuasione dei genitori poteva farli tornare indietro, ma seguendo il loro maestro si dirigevano in processione, cantando in gruppi, verso il Mediterraneo quasi volessero passare sull'altra sponda. Nessuna città, data la loro moltitudine, poteva contenerli.

Matthieu Paris, Chronica Maiora,

in C. Pallenberg, La crociata dei bambini, A. Mondadori, Milano 1983, p. 12.

Giunsero a Marsiglia essendo circa trentamila con l'intenzione di traversare il mare contro i saraceni. Alcuni ribaldi e uomini malvagi che si erano uniti a essi distrussero l'intero esercito in quanto alcuni dei bambini morirono in mare, altri vennero venduti e solo pochi di una così grande moltitudine tornarono a casa. A tutti quelli che si salvarono il papa ordinò che, non appena avessero raggiunto la maggiore età, andassero oltremare come crociati. I traditori di questi bambini si dice siano stati Ugo Ferro e Guglielmo Porco (Hugo Ferreus et Guillerrnus Porcus), mercanti di Marsiglia, i quali, essendo armatori, promisero loro di portarli oltremare gratis per la causa di Dio. Riempirono con essi sette grandi navi. Dopo due giorni di navigazione due delle navi vennero colte da una tempesta e naufragarono presso l'isola di San Pietro sullo scoglio del Recluso e tutti i bambini a bordo annegarono [ ... l. I traditori condussero le rimanenti cinque navi a Bugia e ad Alessandria e colà vendettero tutti i bambini ai principi dei saraceni e ai mercanti.

Alberico delle Tre Fontane, Chronica, in C. Pallenberg, op. cit., pp. 133.

Nycolaus, servo di Cristo, traverserà il mare
E insieme agli innocenti entrerà a Gerusalemme.
Con sicurezza camminerà sul mare a piedi asciutti,
E unirà castamente in matrimonio giovani e vergini.
In onore del Signore compirà cose così grandi
Che risuoneranno le grida di: "Pace, giubilo, lode
al Signore!-
Battezzerà i pagani e tutti i malvagi,
E tutti a Gerusalemme canteranno questa canzone:
"La pace è ora giunta per i Cristiani, Cristo
si avvicinerà,
E glorificherà coloro che si riscattano con il sangue,
e incoronerà tutti i bambini di Nycolaus».

Anonymi Chronicon Rhytmicum Austriacum , in C. Pallenberg, op. cit., p. 13.

Tratto da: L'operazione storica - Il medioevo a cura di Alberto De Bernardi e Scipione Guarracino Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori - 1991 pag. 538 - 540

L'Europa, e con essa l'umanità ha già sperimentato l'urgenza della luce della fede che ha portato alla distruzione delle società.

Costruire una società è un atto di assoluto impegno, mentre i cristiani, creati ad immagine e somiglianza di un dio padrone collocati in una società che richiede molto impegno e molta consapevolezza pensano che la provvidenza del loro padrona possa risolvere ogni problema.

Per Ratzinger e Bergoglio "La fede, che riceviamo da Dio come dono soprannaturale, appare come luce per la strada, luce che orienta il nostro cammino nel tempo.". Come per Tata Dios o come per tutti i millenaristi che, dai Ratzinger e Bergoglio crociati, ai Ratzinger e Bergoglio come vari personaggi prodotti dai loro missionari che ritenevano che la luce della loro fede procedesse da "un passato", da "una memoria fondante" che era costituita dal personaggio immaginario che chiamano "Gesù" e la descrizione della sua vita, una vita da vigliacco, che millanta allo stesso modo dei maghi da televisione che vendono la cinquina al lotto (lui millanta di vincere la morte, il che è peggio!). Baal è risorto, Dioniso è risorto, Adone è risorto, Tammuz è risorto, ma il loro risorgere è libertà dell'uomo, quella di Gesù è schiavitù che stupra l'uomo affinché si stupisca di tanto potere.

Questo stupro di Gesù sull'uomo attiva quanto di più violento la storia abbia assistito: il messianesimo, l'apocalittismo, il millenarismo che portano strage e morte nelle società umane.

E la strada del messianesimo, dell'apocalittismo, del millenarismo, è la strada indicata da Ratzinger e Bergoglio che completa il quadro introduttivo della Lumen Fidei che necessita di una società nazista per costruire la miseria sociale.

Citare Dante Alighieri, non è certo più dignitoso che citare Herry Potter o Dan Brown, non fa più "dotto", fa più "schifo" dal momento che il Bergoglio e il Ratzinger di quel tempo non andavano molto d'accordo con Dante Alighieri che è solo un letterato che ha messo in opera un'apocalisse di Paolo che la chiesa cattolica chiama "apogrifa".

Un romanziere per giustificare la teologia: si può cadere più in basso?

Erano gli Antichi Greci che dicevano che degli Dèi ne possono parlare solo i poeti perché gli Dèi sono emozioni e i poeti parlano alle emozioni dell'uomo. Ma il dio dei cristiani non è emozioni, è verbo, logos. Un verbo, un logos, che incitano a sterminare chiunque non si metti in ginocchio davanti a lui: come nei movimenti messianici!

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Marghera, 10 luglio 2013

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell’Anticristo

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La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.