L'inversione dei valori nell'Anticristo

Nietzsche identifica sé stesso in un Gesù immaginario

Friedrich Nietzsche - 1844- 1900

di Claudio Simeoni

Il quinto volume della Teoria della filosofia aperta è in preparazione

Indice Teoria della Filosofia Aperta

L'inversione dei valori in Nietzsche

Nietzsche si identifica con Gesù

Nietzsche nasce a Lipsia, il 15 ottobre 1844. Appartiene a una famiglia di pastori protestanti da molte generazioni. Figlio di Carl Ludwig, un fanatico monarchico, pastore protestante e precettore alla corte di Altenburg. Sua madre Franziska Oehler è figlia anche lei di un pastore protestante.

Tutta la vita di Nietzsche è costellata da relazioni con teologi come Franz Camille Overbeck che lo farà ricoverare in un ospedale psichiatrico di Basilea in Svizzera dopo una crisi psicologica.

Quando Nietzsche scrive L’Anticristiano siamo nel 1888, alla vigilia di quel crollo psichico che lo porterà alla morte. L'Anticristiano sarà pubblicato col titolo accativante de L'Anticristo. Si pensa che il primo episodio di crollo mentale in pubblico sia datato il 3 gennaio 1889, ma deve essere stato preceduto da altre situazioni che sono chiare nell’Anticristiano come delirio di onnipotenza in cui Nietzsche si identifica con Gesù correggendo tutte le interpretazioni dottrinali partendo da una concezione che nasce da una sorta di fantasia erotica e dalla manifestazione del delirio di onnipotenza.

Nell’Anticristiano Nietzsche è Gesù che attacca le chiese cristiane. Nel suo delirio sembra identificarsi con Gesù che scaccia i mercanti dal tempio. Per Nietzsche Gesù è l’eroe, l’Anticristiano, Nietzsche stesso. Nietzsche non studia Gesù su testi, non analizza i vangeli; a volte sembra che non conosca i vangeli, ma elabora un’immagine nella propria psiche che proietta su Gesù sostituendola all’immagine di Gesù descritto dai vangeli.

La fonte di Gesù, in Nietzsche è la sua struttura psicologica in una sorta di identificazione col super-eroe che nega l’analisi all’unico oggetto storico su cui si basa la figura di Gesù: i Vangeli. I quattro vangeli.

Dal 1892 inizierà a perdere anche la memoria e si spegnerà lentamente il 25 agosto del 1900.

Questi filosofi cristiani immaginano sé stessi come se fossero dei Gesù, dei Socrate, il dio padrone e dall’alto del mondo guardano la vita degli uomini come se la vita degli uomini fosse una loro proprietà.

Capire Nietzsche è un po’ complesso non tanto perché il personaggio è complesso, ma per le diverse dimensioni in cui ha stratificato la sua ricerca e l’ha descritta nei suoi scritti.

La prima dimensione di Nietzsche che dobbiamo analizzare per comprendere la sua "inversione dei valori" è data dagli effetti della sua educazione cristiana: che cosa Nietzsche ha capito, ha introiettato e veicola dell’educazione cristiana che ha ricevuto.

Scrive Nietzsche nell’Anticristo:

In tutta quanta la psicologia del "Vangelo" manca la nozione di colpa e di castigo; come pure quella di ricompensa. Il "peccato", qualsiasi rapporto di distanza tra Dio e l'uomo è eliminato - precisamente questa è la "buona novella". La beatitudine non viene promessa, non è associata a condizioni: essa è la sola realtà - il resto è segno per poter parlare di essa ... La conseguenza di un tale stato si proietta in una nuova pratica di vita; la pratica propriamente evangelica. Non è una "fede" a distinguere il cristiano: il cristiano agisce, si distingue mediante un agire diverso. Nel senso cioè che egli non oppone alcuna resistenza né a parole e neppure nel suo cuore a colui che è malvagio verso di lui. Non fa differenza tra gli stranieri e la sua gente, tra Ebrei e non Ebrei ("il prossimo" è propriamente il compagno di fede, l'Ebreo). Non va in collera contro nessuno, non tiene in dispregio nessuno. Non si fa vedere nei tribunali, né si lascia chiamare in giudizio ("non giurare"). In nessun modo, neppure nel caso di una provata infedeltà della sua donna, si separa dalla sua donna. - Tutto ciò è in fondo un solo principio, discende da un solo istinto. La vita del redentore non è stata nient'altro che questa pratica - anche la sua morte non fu null'altro ... Egli non aveva più bisogno di nessuna formula e di nessun rito per il suo commercio con Dio - e neppure della preghiera. Egli ha chiuso i conti con l'intera dottrina ebraica della penitenza e della conciliazione; egli sa che soltanto con la pratica della vita ci si può sentire "divini", "beati", "evangelici", "figli di Dio" in qualsiasi momento. Non la "penitenza", non la "preghiera per il perdono" sono le vie che conducono a Dio: soltanto la pratica evangelica porta a Dio, essa appunto è "Dio"! - Ciò che fu liquidato con l'Evangelo, fu l'ebraismo delle nozioni di "peccato", "remissione dei peccati", "fede", "redenzione mediante la fede" - l'intera dottrina ecclesiastica ebraica era negata nella "buona novella". Il profondo istinto del modo come si deve vivere per sentirsi "in cielo", per sentirsi "eterni", mentre comportandosi in un qualsiasi altro modo non ci si sente per nulla "in cielo": questa soltanto è la realtà psicologica della "redenzione". - Una nuova regola di vita, non una nuova fede ...

Questo è quanto dobbiamo analizzare per capire che cosa intendeva Nietzsche con Gesù e che cosa di Gesù viene imposto agli uomini.

In Nietzsche il desiderio di opporre il pazzo di Nazareth alla chiesa cristiana, ai preti cristiani e cattolici, è talmente forte da annebbiargli la vista. Proprio partendo da questo annebbiamento noi possiamo affrontare la nozione di inversione dei valori che la filosofia di Nietzsche tenta di elaborare penetrandone il senso e capendone il significato.

Scrive Nietzsche:

In tutta quanta la psicologia del "Vangelo" manca la nozione di colpa e di castigo; come pure quella di ricompensa. Il "peccato", qualsiasi rapporto di distanza tra Dio e l'uomo è eliminato - precisamente questa è la "buona novella". La beatitudine non viene pro- messa, non è associata a condizioni: essa è la sola realtà - il resto è segno per poter parlare di essa ...

La colpa, per la quale Gesù condanna le persone indifese al pianto e allo stridor di denti, che nella società civile equivale ad una condanna a morte, alla tortura e al genocidio, è ben descritto nei vangeli.

La nozione di colpa è ben presente nei vangeli e la condanna è senza appello. E’ vero che Gesù non ha sensi di colpa, ma lui è il padrone e descrive un padrone che si considera "la verità".

Il senso di colpa è imposto da Gesù a chi non solo non fa quello che vuole lui, ma la persona, per non essere condannata a morte e criminalizzata, deve fare ciò che vuole Gesù col massimo impegno. Come se fare ciò che vuole Gesù sia il suo ideale esistenziale.

Nel vangelo di Matteo 13, 42 c’è la condanna a morte di tutti coloro che hanno commesso iniquità. Dal momento che l’iniquità è una valutazione soggettiva, sia in quanto quantità e qualità, significa che tutti devono tremare per i sensi di colpa perché tutti possono essere messi a bruciare. Lui, Gesù, "…manderà gli angeli che toglieranno dal regno tutti coloro che hanno commesso iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove è pianto e stridor di denti." Gesù lascia alle persone immaginare che cosa sia, per loro, l’iniquità, guardandosi bene dal dire che cosa sia l’iniquità perché, se lo precisasse, non potrebbe condannare chi vuole per iniquità, ma solo chi non rientra nei parametri della sua definizione. E’ il passaggio dalla soggettività del padrone, alla legge.

Gesù, che ha commesso l’iniquità, verrà messo nella fornace dove è pianto e stridor di denti?

Nel vangelo di Matteo 25, 30

"E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre, dove sarà pianto e stridor di denti."

La colpa di quel servo? Non aver aiutato Gesù a rubare: "… tu sapevi che mieto dove non ho seminato e che raccolgo dove non ho sparso…"

Nel vangelo di Matteo 22, 13 Gesù ordina:

"Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nel buio; ivi sarà pianto e stridor di denti."

La colpa di quel malcapitato? Non essersi inghirlandato per il padrone che lo ha costretto ad andare al suo pranzo di nozze mentre se ne stava a chiedere l’elemosina ai crocicchi delle strade.

Nel vangelo di Matteo 8, 12

"… ma i figli del regno saranno gettati nelle tenebre esteriori, ove sarà pianto e stridor di denti."

Qual è la colpa che genera una tale minaccia? La gente non si mette in ginocchio davanti a Gesù e Gesù la minaccia di condannarla a morte: poi Hitler lo farà!

Nietzsche non vede nei vangeli né la colpa né il castigo e nemmeno il delirio di onnipotenza di Gesù. Perché? Perché come ogni cristiano si identifica in Gesù. Come nella Nascita della Tragedia si identificava in Apollo, nell’Anticristiano o Anticristo, Nietzsche si identifica con Gesù al punto tale da non vedere il concetto di colpa e di castigo nei vangeli in quanto egli, identificatosi con Gesù, non è soggetto a colpa né a castigo.

E non è vero, come afferma Nietzsche che la beatitudine promessa da Gesù non è associata a nulla: è associata all’obbedienza. La beatitudine è associata alla negazione dell’uomo come soggetto propositivo della propria società per diventare colui che si annulla in Gesù. Nel discorso delle beatitudini, ciò che porta alla beatitudine è la miseria morale, sociale, economica. E’ l’annullamento dell’individuo nella miseria. Non è Gesù che vive la miseria morale, civile ed economica, ma le persone devono essere in miseria morale, sociale e economica per essere beate in Gesù. Non devono essere persone della società civile. Devono non solo vivere nella miseria, ma costruire la miseria economica, sociale e morale nella propria società.

Vangelo di Matteo e vangelo di Luca:

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati gli afflitti, perché saranno consolati.

Beati i miti, perché erediteranno la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.

Vangelo di Matteo 5, 3-12

E ancora:

Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio.

Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati.

Beati voi che ora piangete, perché riderete.

Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v'insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti.

Vangelo di Luca 6, 20-23

La beatitudine ha come condizione la distruzione dell’uomo come soggetto vivente. Come cittadino. Questo sfugge a Nietzsche solo perché, identificandosi con Gesù, la miseria non la impone a sé stesso, ma a quelle persone che disprezza perché vivono e abitano il mondo.

Scrive Nietzsche:

La conseguenza di un tale stato si proietta in una nuova pratica di vita; la pratica propriamente evangelica. Non è una "fede" a distinguere il cristiano: il cristiano agisce, si distingue mediante un agire diverso. Nel senso cioè che egli non oppone alcuna resistenza né a parole e neppure nel suo cuore a colui che è malvagio verso di lui.

Nietzsche vede sé stesso come il Gesù in Giovanni, nell’Ecco l’Uomo di Pilato dimenticando che Gesù sta recitando il suo delirio di onnipotenza in quanto padrone delle persone come figlio del dio padrone. Nietzsche si sente Gesù per cui Pilato dice:

Pilato, uscito di nuovo fuori disse loro: "Ecco, ve lo conduco fuori affinché sappiate che io non trovo in lui nessuna colpa."

Vangelo di Giovanni 19, 4

Ma Gesù era responsabile di eversione dell’ordinamento sociale. Era responsabile di tentare l’eversione sociale non per costruire libertà per gli uomini, ma per condannarli alla schiavitù a sé stesso.

Che dice Gesù a Pilato in Giovanni?:

"Dunque tu sei re?" Gli domandò ancora Pilato. Gesù rispose: "Tu l’hai detto, io sono re. Per questo sono nato e per questo e per questo sono venuto nel mondo, a rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce". Gli domandò Pilato: "Che cosa è la verità?"

Vangelo di Giovanni 18, 37 – 38

Gesù non dice a Pilato che cos’è la verità perché si vergogna.

Vangelo di Matteo 26, 62-65

Allora il sommo sacerdote si alzò e gli disse: "Non rispondi nulla? Che cos’è che questi depongono contro di te?" Ma Gesù taceva. E il sommo sacerdote riprese: "Ti scongiuro per il dio vivente, di dirci se tu sei il cristo, il figlio di dio". Gesù gli rispose: "Tu l’hai detto; anzi io vi dico: d’ora in avanti vedrete il figlio dell’uomo assiso alla destra dell’onnipotente e venire sulle nubi del cielo."

Che cos’è dunque la verità? Un povero pazzo che delira, o le persone che non si mettono in ginocchio davanti al padrone?

Questa è l’immagine che Nietzsche proietta affermando che questa è "… tale stato si proietta in una nuova pratica di vita; la pratica propriamente evangelica."

Nietzsche afferma che dalla pratica di Gesù "il cristiano agisce, si distingue mediante un agire diverso. Nel senso cioè che egli non oppone alcuna resistenza né a parole e neppure nel suo cuore a colui che è malvagio verso di lui." Sarebbe interessante che Nietzsche ci spiegasse da dove ha dedotto questo dai vangeli. C’è tutto un odio religioso che Gesù manifesta contro i Farisei, i pii di una diversa religione. Un odio che si inquadra nell’attività degli zeloti, quelli che pugnalavano alle spalle le persone di altra religione, contro i conservatori della tradizione ebraica.

Gesù non ha nulla di ribelle nel senso di ribellarsi ad un presente oppressivo per aumentare la libertà dell’uomo, anzi, la sua azione è quella di annientare la libertà dell’uomo, come nel suo tentativo di appropriarsi del tempio per il quale, secondo il vangelo di Giovanni, Gesù frusta le persone:

Egli trovò nel tempio venditori di buoi, di pecore e di colombe, e cambiamonete seduti. Fece una sferza di cordicelle e li cacciò tutti dal tempio, con le pecore e i buoi; sparpagliò il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i tavoli; poi disse ai venditori di colombe: "Portate via di qua queste cose; e non fate della casa del padre mio una casa di mercato".

Vangelo di Giovanni 2, 14 – 16

Oppure l’ordine di Gesù di scannare chi non si mette in ginocchio davanti a lui in Luca:

"Intanto conducete qui i miei nemici, quelli che non volevano che io regnassi sopra di loro, e sgozzateli in mia presenza "

Vangelo di Luca 19, 27

Perché Nietzsche, davanti a questo e altri episodi sparsi nei vangeli in cui Gesù impone agli uomini di sottomettersi a lui, vede il cristiano "Nel senso cioè che egli non oppone alcuna resistenza né a parole e neppure nel suo cuore a colui che è malvagio verso di lui." Mentre il cristianesimo, proprio seguendo gli insegnamenti di Gesù ha insanguinato la storia macellando popoli che non si mettevano in ginocchio?

Perché Nietzsche si identifica con Gesù! Nietzsche ritiene di essere l’unica persona capace di interpretare il simbolismo dei vangeli e, come tale, legittima Gesù nella sua attività criminale contro gli uomini.

Scrive Nietzsche:

47 - Soltanto noi, noi spiriti divenuti liberi, abbiamo i presupposti per comprendere qualcosa che diciannove secoli hanno frainteso - quell'onestà divenuta istinto e passione che fa guerra alla "santa menzogna" ancor più che ad ogni altra menzogna ...

Egli non è colui che abita il mondo, ma è il padrone del mondo e, come tale, si ritiene in diritto di macellare tutti. In quest’ottica psico-emotiva, macellare le persone è "Non oppone nessuna resistenza né a parole e neppure nel suo cuore a colui che è malvagio contro di lui". In sostanza, secondo Nietzsche Gesù non è malvagio quando ordina di macellare le persone o le frusta.

Scrive Nietzsche:

Non fa differenza tra gli stranieri e la sua gente, tra Ebrei e non Ebrei (<

Gesù incita all’odio razzista contro i Farisei. Gesù appartiene agli Zeloti, non solo è descritto come un zelotista, ma esalta Zaccaria Ben Baracchia che fu uno dei maggiori assassini a sangue freddo di romani inermi.

In Gesù non esiste la gente. Nei vangeli Gesù considera tutte le persone sue nemiche perché non parla e non discute con le persone, ma pretende che queste si mettano in ginocchio davanti a lui.

Tutte le persone sono oggetto di disprezzo, compresa sua madre e i suoi fratelli. Tutti coloro che non si mettono in ginocchio davanti a Gesù, riconoscendo in Gesù il loro padrone, sono indicati a disprezzo e se ne avesse avuto i mezzi li avrebbe ammazzati tutti. Infatti, dopo, i cristiani lo fecero.

Perché Nietzsche non vede l’odio in Gesù mentre aggredisce i Farisei? Perché Nietzsche non concepisce la debolezza del dominatore: i deboli sono i dominati, gli schiavi, coloro che tirano il carretto della quotidianità. Gesù, l’onnipotente, è buono con gli schiavi fintanto che rimangono schiavi e sono felici della loro condizione di schiavi. E’ il meccanismo della bontà cristiana che auspica tanti bastonatori e torturatori per permettere al buon samaritano di ricevere la gratitudine per le briciole in un sistema sociale che va sfasciato per permettere ai buoni samaritani di averne il dominio.

Scrive Nietzsche:

Non si fa vedere nei tribunali, né si lascia chiamare in giudizio (<

Il padrone non si chiama in giudizio come imputato in quanto afferma, come nel vangelo di Marco:

Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò: "Sei tu il padrone figlio del padrone?". Gesù gli rispose: Io lo sono e voi vedrete il figlio del vostro padrone assiso alla destra del vostro padrone e venire sulle nubi nel cielo".

Vangelo di Marco 14, 61-62

Nemmeno Hitler si è fatto processare nei tribunali, ha preferito ammazzarsi: che eroismo c’è nel distruggere la vita degli uomini, tanto per distruggerla, e poi dimostrare di non aver argomenti né motivazioni per le quali la si è distrutta? Che valori dimostra chi delira di onnipotenza?

Gesù accusa in modo immotivato ed ingiusto usando i tribunali che diventeranno il terrore dell’inquisizione, come in Matteo:

Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario, mentre sei in cammino con lui, affinché egli non ti consegni al giudice e il giudice alle guardie e tu non sia messo in prigione. In verità ti dico: non ne uscirai finché non avrai pagato l’ultimo centesimo.

Vangelo di Matteo 5, 25 – 26

Lo fece Lauredana Marsiglia amica dei magistrati di Belluno e amica degli avvocati di Belluno che dopo aver scritto un articolo ingiurioso e insultante al fine di tentare di legittimare la violenza sui bambini, tentò di trascinarmi in giudizio perché ho censurato il suo articolo che mi fece indignare. Il giudice del giudizio tentò di rinviare il più possibile il giudizio mantenendo la minaccia della condanna. E cosa avrei dovuto fare? Accettare e legittimare la violenza sui bambini ad opera di Lauredana Marsiglia? O affrontare il giudizio con un magistrato che non voleva che io esponessi le mie ragioni? Si tratta delle tecniche con cui i magistrati cristiani usano le loro cariche pubbliche come arma con cui spargere terrore fra i cittadini ignari della legge. Solo i criminali si accordano con l’accusatore per diminuire la loro pena: come gli imitatori di Gesù che commettono crimini partendo dalla loro onnipotenza, pretendendo di non essere giudicati e pretendendo legittimità per la propria di onnipotenza.

Perché Nietzsche non vede questo aspetto? Perché Nietzsche ha fatto proprio il delirio che si trasforma in comportamento eroico pretendendo l’impunità mentre frusta i cittadini al tempio e per le pratiche di pederastia come fece Gesù.

Perché il cristiano non divorzia? Perché la donna è un oggetto di sua proprietà… poi si istituì il divorzio e la donna come oggetto di proprietà divenne persona con i diritti sociali e i cristiani non furono più in grado di gestire le relazioni interpersonali. Questo è il motivo per cui iniziarono a proliferare i crimini in famiglia per imporre la sottomissione e l’obbedienza alla donna. Per costringere la donna a non esercitare i propri diritti sociali.

Gesù obbedisce ad un solo istinto, quello del padrone che possiede e pretende di continuare a possedere persone che devono essere contente di essere possedute dal padrone.

Scrive Nietzsche:

La vita del redentore non è stata nient'altro che questa pratica - anche la sua morte non fu null'altro ... Egli non aveva più bisogno di nessuna formula e di nessun rito per il suo commercio con Dio - e neppure della preghiera.

Lui no! Lui era il figlio del padrone e tutto era dovuto a lui in quanto figlio del padrone. La vita nei vangeli di Gesù è stata la pratica per riaffermare di essere il figlio del dio padrone e padrone lui stesso degli uomini. Lui non lavora, non partecipa alla società in cui vive, ma si estranea da essa e pretende che le persone si separino dalla società per poter distruggere meglio la società prima e le singole persone poi:

Scrive Matteo nel suo vangelo:

Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli. Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa. Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.

Vangelo di Matteo 10, 32 – 39

La stessa cosa la troviamo in Luca:

Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D'ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera".

Vangelo di Luca 12, 49 – 53

Per il suo commercio col dio padrone, Gesù aveva bisogno di distruggere le società civili. Solo con la distruzione poteva costruire la disperazione fra gli uomini che li avrebbe sottomessi alla sua provvidenza.

La vita di Gesù è stata una costante riaffermazione del suo delirio di onnipotenza per trasformare in nulla le società civili e costringerle a supplicare l’intervento del padrone.

Scrive Nietzsche:

Egli ha chiuso i conti con l'intera dottrina ebraica della penitenza e della conciliazione; egli sa che soltanto con la pratica della vita ci si può sentire "divini", "beati", "evangelici", "figli di Dio" in qualsiasi momento. Non la "penitenza", non la "preghiera per il perdono" sono le vie che conducono a Dio: soltanto la pratica evangelica porta a Dio, essa appunto è "Dio"! –

Il figlio del padrone, qualunque cosa faccia, è senza colpa, anche quando ordina di scannare le persone. Il concetto di peccato è un concetto ambiguo e viene interpretato sia come reato che come colpa morale: Gesù ritiene di non avere colpe morali. Sono gli altri che hanno colpe morali, specialmente i suoi nemici che sono dei peccatori. La preghiera per il perdono è un atto di sottomissione al giudice; è un atto di penitenza. Il peccatore riconosce il proprio peccato e modifica il suo comportamento sottomettendosi alla volontà del padrone. Gesù usa l’accusa di peccato per aggredire le persone oneste e diffamarle.

Scrive nel vangelo Luca:

Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: "Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato".

Vangelo di Luca 18, 9 – 14

Se una persona è consapevole di aver agito in maniera corretta, non è possibile criminalizzarla. Per farlo è necessario introdurre nelle persone il sospetto che quella persona onesta, in realtà, commette crimini senza farsi sorprendere. Una volta che Gesù riesce ad introdurre l’accettazione della sua diffamazione può criminalizzare le persone oneste.

In questo brano del Vangelo di Luca Nietzsche non si avvede che Gesù sta introducendo nella dottrina cristiana la diffamazione delle persone come metodo di controllo da parte di dio delle persone. Il "metodo Boffo" inventato da Gesù e praticato dai cristiani ancor oggi.

Il Pubblicano prega il suo padrone e proprio perché prega il suo padrone, secondo Gesù è stato "giustificato". Umiliarsi al padrone è l’atto che Gesù chiede per l’assoluzione dei peccati. Ma, oltre a questo, introduce il concetto che al padrone tu non devi chiedere nulla da pari a pari. Devi essere umile e sottomesso. Il fatto che una persona abbia rispettato tutte le regole non ha il "diritto" di essere contento di ciò e di aspettarsi benevolenza: non è la pratica evangelica che porta a dio, ma l’umiliazione di sé stessi e della società in cui si vive. Non è il rispetto delle regole, ma la distruzione, attraverso l’annientamento della dignità umana, dell’uomo che porta alla benevolenza del dio padrone cristiano.

Infatti, Gesù introduce la predestinazione come volontà del padrone per il suo delirio assolutista. Nei vangeli Gesù introduce il concetto di predestinazione: qualunque cosa faranno gli uomini, non cambia la volontà e i programmi che per loro ha il dio padrone.

Scrive Matteo nel suo vangelo;

Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: "Che cosa vuoi?". Gli rispose: "Di' che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno". Rispose Gesù: "Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?". Gli dicono: "Lo possiamo". Ed egli soggiunse: "Il mio calice lo berrete; però non sta a me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra, ma è per coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio".

Vangelo di Matteo 20, 20 – 23

E scrive Marco nel suo vangelo

E gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: "Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo". Egli disse loro: "Cosa volete che io faccia per voi?". Gli risposero: "Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra". Gesù disse loro: "Voi non sapete ciò che domandate. Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?". Gli risposero: "Lo possiamo". E Gesù disse: "Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato".

Vangelo di Marco 10, 35 – 40

E ancora nel vangelo di Matteo:

Gesù allora disse ai suoi discepoli: "In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli". A queste parole i discepoli rimasero costernati e chiesero: "Chi si potrà dunque salvare?". E Gesù, fissando su di loro lo sguardo, disse: "Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile".

Vangelo di Matteo 19, 23 – 26

Introducendo la predestinazione, così in cielo e così in terra, non è importante che cosa una persona faccia, quanti delitti commette, nel regno ci entra solo su decisione soggettiva del padrone: ci entra se è utile al padrone.

Seguendo questo principio, davanti al padrone, uccidere una persona può essere un peccato o un merito che innalza agli altari. E’ sufficiente che si uccida per la gloria del dio padrone. Ed è attraverso questi vangeli che Nietzsche si sente un predestinato come in un eterno ritorno.

Scrive Nietzsche:

Ciò che fu liquidato con l'Evangelo, fu l'ebraismo delle nozioni di "peccato", "remissione dei peccati", "fede", "redenzione mediante la fede" - l'intera dottrina ecclesiastica ebraica era negata nella "buona novella". Il profondo istinto del modo come si deve vivere per sentirsi "in cielo", per sentirsi "eterni", mentre comportandosi in un qualsiasi altro modo non ci si sente per nulla "in cielo": questa soltanto è la realtà psicologica della "redenzione". - Una nuova regola di vita, non una nuova fede ...

La nozione di peccato, a differenza di quanto afferma Nietzsche, non è stata liquidata da un Gesù che non tocca nemmeno uno iota.

"In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà".

Vangelo di Matteo 5, 18

La nozione di peccato diventa un mezzo per criminalizzare le persone. La remissione dei peccati, come capacità di controllo dell’individuo che è sempre un peccatore, con Gesù diventa attività di controllo fisico delle persone: "Chi non ha peccato scagli la prima pietra" (io so che è un falso medioevale, ma Nietzsche non lo sapeva).

Fede e redenzione mediante la fede diventa nel cristianesimo un sistema di controllo militare delle persone anche e soprattutto come controllo del loro corpo fisico.

Scrive nel suo vangelo Matteo:

Ed ecco una donna, che soffriva d'emorragia da dodici anni, gli si accostò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Pensava infatti: "Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita". Gesù, voltatosi, la vide e disse: "Coraggio, figliola, la tua fede ti ha guarita". E in quell'istante la donna guarì.

Vangelo di Matteo 9, 20 – 22

Scrive nel suo vangelo Marco:

Or una donna, che da dodici anni era affetta da emorragia e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla, alle sue spalle, e gli toccò il mantello. Diceva infatti: "Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita". E subito le si fermò il flusso di sangue, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male. Ma subito Gesù, avvertita la potenza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: "Chi mi ha toccato il mantello?". I discepoli gli dissero: "Tu vedi la folla che ti si stringe attorno e dici: Chi mi ha toccato?". Egli intanto guardava intorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Gesù rispose: "Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va' in pace e sii guarita dal tuo male".

Vangelo di Marco 5, 25 – 34

Scrive nel suo vangelo Luca:

Una donna che soffriva di emorragia da dodici anni, e che nessuno era riuscito a guarire, gli si avvicinò alle spalle e gli toccò il lembo del mantello e subito il flusso di sangue si arrestò. Gesù disse: "Chi mi ha toccato?". Mentre tutti negavano, Pietro disse: "Maestro, la folla ti stringe da ogni parte e ti schiaccia". Ma Gesù disse: "Qualcuno mi ha toccato. Ho sentito che una forza è uscita da me". Allora la donna, vedendo che non poteva rimanere nascosta, si fece avanti tremando e, gettatasi ai suoi piedi, dichiarò davanti a tutto il popolo il motivo per cui l'aveva toccato, e come era stata subito guarita. Egli le disse: "Figlia, la tua fede ti ha salvata, va' in pace!".

Vangelo di Luca 8, 43 – 48

La buona novella non è altro che un campo di concentramento che si trasformerà in un campo di sterminio per centinaia di milioni di individui. Gesù trasformerà le società in prigioni e lager a maggior gloria sua e di suo padre.

Come si deve vivere, secondo Nietzsche, per sentirsi in cielo? Come Gesù, il padrone degli uomini che vanno scannati se non si mettono in ginocchio davanti a lui. In qualsiasi altro modo ti comporti, in qualsiasi altro modo ti comporti fra gli uomini anziché considerarti il loro padrone, non ti sentirai in cielo.

Per Nietzsche la realtà psicologica della redenzione è considerarsi i padroni degli uomini. Non è importante se davanti agli uomini si è dei piccoli o grandi tiranni. La redenzione consiste nel pensarsi dei tiranni e nel tiranneggiare gli uomini, specialmente i più deboli, che devono essere grati alla benevolenza del tiranno.

Così il tiranno si sente in cielo elargendo le briciole a quei miserabili che soddisfano la sua psiche tendendo la mano e supplicando la sua benevolenza. Ma è una supplica inutile. Gesù, il modello di tiranno per eccellenza, padrone in quanto figlio del dio padrone, elargisce a chi vuole, per come vuole, per il suo piacere di compiacersi nel volere.

Con questi principi che Nietzsche esalta in Gesù e che ostenta contro i cristiani tanto da chiamare il suo libro L’Anticristiano, e non, come tradotto, L’Anticristo, non premette nessuna inversione di valori ma, ingannando i lettori, ritrasmette il messaggio di sottomissione sostituendosi alla figura di Gesù.

Poteva essere diverso l’insieme da cui parte il pensiero di Nietzsche? Lui, figlio di preti protestanti, addestrato a diventare un prete protestante, non fa altro che ciò che fanno i preti protestanti anche se in Nietzsche c’è una ribellione alla gerarchia dei preti che mette in atto identificandosi con Gesù.

Nietzsche è profondamente cristiano, addestrato ad essere cristiano e cieco, davanti alla vita, come lo è un cristiano. Cocaina e oppio non faranno altro che esaltare e estremizzare questo suo aspetto psicologico.

Su queste considerazioni che riguardano la capacità di Nietzsche di guardare ai principi cristiani, possiamo iniziare la discussione sull’inversione dei valori proposta di Nietzsche.

Marghera, 28 novembre 2014

Nota: Le citazioni di Nietzsche sono tratte da: L'Anticristo ed. Adelphi 1977

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Claudio Simeoni

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La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.