Pierre-Joseph Proudhon (1809 – 1865)

L'anarchia

Riflessioni sulle sue idee

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185778 per chi vuole ordinare il libro

Indice Teoria della Filosofia Aperta

La filosofia della Religione Pagana.

Scrive il Bignami di filosofia (ed.1984):

1) alla base del suo pensiero sta il concetto che un individuo ha diritto alla massima libertà, il cui unico limite è rappresentato dalla giustizia, la quale implica "reciprocità", nei riguardi della libertà degli altri: "la repubblica ideale è un'Anarchia positiva...è libertà reciproca, non libertà limitata; e la libertà è madre dell'ordine, non figlia".

2) L'unico valore della nuova società, a carattere socialistico-individualistico, è il lavoro; perciò la proprietà può essere giustificata soltanto come "possesso", inteso come "frutto del lavoro" del singolo.

3) "la proprietà è un furto", invece, quando essa rappresenta uno sfruttamento sull'uomo da parte dell'uomo, cioè quando dà un "reddito senza lavoro".

4) In questa prospettiva cade anche la necessità di uno stato, inteso come governo di uomini su altri uomini.

5) La nuova società sarà composta di una sola classe di lavoratori, in quanto scomparirà il rapporto fra imprenditori e salariati, perché tutti gli uomini potranno usufruire di capitali messi a disposizione da una banca di scambio.

6) Fra i lavoratori vi sarà un rapporto mutualistico, basato sullo scambio reciproco di prodotti occorrenti alla vita, a prezzo di costo.

La Rivoluzione Francese è passata e la ricostruzione della coscienza degli Esseri Umani ha iniziato un nuovo e diverso percorso.

La discussione sociale si sposta sulle relazioni fra gli uomini nelle società. Relazioni che oscillano fra relazioni economiche, politiche, sociali, filosofiche e religiose.

Per la prima volta ci si chiede: che cos'è la proprietà privata?

Fino ad ieri la chiesa cattolica era la padrona per mandato del dio padrone che istituiva la monarchia e le altre gerarchie sociali. Non ci si chiedeva come si forma la proprietà privata, ma solo su chi gestisce la proprietà privata. Chi demandava dio a gestire la SUA proprietà privata.

Merito di Proudhon è quello di formulare la domanda e di dare la relativa risposta sociale, religiosa, filosofica e naturalistica: la proprietà è un furto!

Non esiste altro modo di formare la propria proprietà privata se non delimitando quanto qualcuno vuole che gli appartenga distinguendolo da quanto non gli appartiene. Dove, quanto gli appartiene è quanto può difendere dal furto di altri che vogliono estendere o formare la loro proprietà privata.

Dal punto di vista filosofico, antropologico, etnologico e più in generale nella natura, il meccanismo che sta alla base della formazione di una proprietà privata è il furto e i rapporti di forza che legittimano quel furto e che lo difendono da altri tentativi di furto.

Il dio padrone della bibbia è il grande ladro e il grande delinquente che dopo aver derubato gli uomini, come un cane piscia per delimitare i popoli in suo possesso ordinando, col suo pisciare, di macellare tutti quei popoli che osano adorare altri Dèi.

Il problema sociale di cui non si avvede Proudhon è che il grande ladro, il dio della bibbia e Gesù, dopo aver derubato gli uomini della loro vita, impongono agli uomini di non rubare al dio padrone o Gesù. Impongono agli uomini di non rubare ai ladri. Impongono agli uomini di non riprendersi quanto gli è stato loro rubato.

Anche la proprietà privata che si forma mediante il lavoro, sia nella terra che nelle fabbriche, è una proprietà privata che ha alla sua base il furto: ci si appropria della terra che poi si lavora o ci si appropria dei mezzi con cui far funzionare un'officina. Lo sa il dio padrone e lo sanno i banchieri. Lo sanno i missionari cristiani, i colonizzatori, i colonialisti, i trafficanti di schiavi.

La questione è quella di stabilire il concetto sociale e giuridico di proprietà. Il concetto giuridico di proprietà interviene sul concetto filosofico e religioso della proprietà definendo mezzi, modi, intenti, uso e funzione della proprietà la quale, quando entra in campo il sistema giuridico, è sottratta all'arbitrarietà religiosa del dio padrone, al quale la chiesa cattolica vuole attribuirla, per diventare oggetto di ricchezza sociale con cui definire il benessere della società.

I limiti dell'Anarchia di Proudhon stanno proprio nelle relazioni che l'Anarchia stabilisce con la chiesa cattolica, il suo dio padrone e Gesù.

Scrive Proudhon in Contraddizioni Economiche a proposito del dio cristiano:

"Affermo che dio, se un dio esiste, non somiglia in nulla alle immagini che ce ne hanno dato i filosofi e i sacerdoti; che non pensa né agisce secondo le leggi dell'analisi, della preveggenza e del progresso, che è la caratteristica distintiva dell'uomo; che al contrario sembra seguire una strada inversa e retrograda; che intelligenza, libertà personalità in dio sono costituite diversamente che in noi; e che questa originalità di natura… fa di dio un essere profondamente anticivile, antiliberale, antiumano."

Proudhoun conclude che dio è il male.

E ancora afferma che:

"Dio e l'uomo: l'uno non è più dell'altro. Sono due realtà incomplete che non hanno alcuna pienezza d'esistenza."

Dio, il cristianesimo e la chiesa cattolica, sono i limiti della critica sociale di Proudhon.

Proudhon non scorge nel dio padrone dei cristiani e in Gesù i fondamenti religiosi della formazione della proprietà privata in funzione della proprietà dell'uomo, di ogni singolo individuo.

Quando si sintetizza il pensiero sociale di Proudhon in:

"la proprietà è un furto", invece, quando essa rappresenta uno sfruttamento sull'uomo da parte dell'uomo, cioè quando dà un "reddito senza lavoro".

Si dimostra come Proudhon escluda il ruolo del dio padrone cristiano e di Gesù nella formazione e nella fissazione della proprietà privata in funzione inumana: di appropriazione dell'uomo prima ancora che di sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

Agli anarchici è sempre sfuggito che lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo è possibile solo perché Gesù e il dio dei cristiani hanno trasformato l'uomo in un oggetto di possesso in maniera emotivamente tanto profonda che diventa socialmente normale sfruttare l'uomo. Sembra normale ragionare pensando che l'uomo "sfruttato", in quanto produce ricchezza che altri accumulano, sia un costo per gli sfruttatori.

Il dio padrone della chiesa cattolica è il soggetto che porta al fallimento dell'idea dell'Anarchia prima ancora che l'anarchia si misuri sul piano sociale, economico e politico.

Sono i limiti del pensiero ottocentesco in cui si presumeva che il cristianesimo, nella storia, fosse all'interno di un processo storico che andando dalla società dell'Antica Roma si era evoluto fino ad una sorta di società moderna. Non era possibile concepire nell'ottocento che il cristianesimo, in realtà, aveva operato una vera e propria cesura nella storia dell'umanità sostituendo nella centralità della società l'uomo con il suo dio padrone. Il cristianesimo ha sostituito il sistema giuridico con le farneticazioni deliranti da onnipotenza di Gesù.

Il cristianesimo sostituisce il diritto dell'uomo come cittadino con il diritto del dio padrone di possedere l'uomo.

La proprietà privata, pensata e descritta nella società cristiana, non è la stessa proprietà privata formata e costruita in epoca romana precristiana o nelle varie comunità antiche precristiane. Non obbedisce alle stesse leggi o alle stesse dinamiche sociali. Nel cristianesimo, chi possiede il mondo è dio e per suo mandato, la chiesa cattolica e i cristiani. A loro si oppongono i musulami che, come i cristiani, possiedono gli uomini e il mondo per mandato del loro dio padrone. Un possesso che viene legittimato imponendo la morale cristiana, anche se inumana, agli uomini.

Non esiste la possibilità di eliminare il furto e la rapina, come metodo di comportamento sociale, se non si processa il dio padrone di ebrei, cristiani e musulmani di rapina nei confronti degli Esseri Umani. Basti pensare alla formazione del patrimonio della chiesa cattolica mediante il "lascito di Costantino" per avere un'idea di come la chiesa cattolica ha formato la sua ricchezza sottraendola ai cittadini, vedi Lorenzo Valla e siamo a tre secoli prima di Proudhon. Proudhon non è un filosofo da cattedra e non aver accusato il dio padrone dei cristiani, il Gesù e la chiesa cattolica (come rappresentante del dio padrone) di furto e di rapina rappresenta, nella logica della formazione del suo pensiero, un "errore" imperdonabile.

Anche se l'anarchia affermerà che la proprietà è un furto, non arriverà mai ad affermare che il furto è operato dal dio padrone dei cristiani e dal loro Gesù. Non coglieranno nell'intimazione di Gesù al "giovane ricco" di spogliarsi delle sue proprietà, il tentativo di Gesù di appropriarsi del "giovane ricco" e dell'intera società. Anzi, in questo gesto non vedranno un tentativo di distruzione della società, ma quasi una riaffermazione dei principi dell'anarchia.

Così, mentre l'anarchico, che non ha proprietà personale, andrà a proclamare che la "proprietà è un furto" senza condannare chi ha operato il furto, il ricco sarà ossessionato dall'essere privato della proprietà dall'anarchico e la chiesa cattolica, mediante l'imposizione del suo dio padrone e del suo Gesù, convinceranno i bambini e le future generazioni che il suo dio e Gesù sono i padroni che legittimano la chiesa cattolica come padrona e che, a sua volta, investe di diritti divini altri padroni.

Proudhon ha paura davanti al dio padrone. Non lo condanna per delitto. Non ne condanna le attività. Fa come lo struzzo cacciando la testa sotto la terra: dio, il dio padrone, sicuramente non è come ci raccontano preti e filosofi. Ma il dio padrone che raccontano preti e filosofi si impone sui nuovi nati, generazione dopo generazione, ne manipola le emozioni in modo tale che i nuovi nati non possano vivere senza il padrone. Mentre sono giovani sono pronti alla rivoluzione armata come un Gesù che scaccia i mercanti dal tempio, ma, una volta passata l'energia della gioventù, ritornano fra le braccia "consolatorie" del loro padrone, madre chiesa che con tanto "amore" ha castrato le loro emozioni.

Il pensiero sociale di Proudhon riprende lo schema che hanno insegnato i preti cattolici per castrare gli uomini che cercano la liberazione dalle condizioni angoscianti e ossessive in cui vivono: descrivono un mondo fatto da montagne di polenta e mari di "tocio".

Per Proudhon le "montagne de polenta e i mari de tocio" sono rappresentati da uno schema sociale in cui scomparirà la distinzione fra salariati e imprenditori e tutti gli uomini disporranno di capitali e di crediti (vedi la crisi finanziaria dal 2008 al 2013). Inoltre, secondo Proudhon, fra i "lavoratori", in quella società, regnerà il "volemose bene" rappresentato da un rapporto mutualistico basato sullo scambio di prodotti a prezzo di costo.

In questa illusione di una verità o di una provvidenza a venire, sta il fallimento dell'anarchia. Il cristianesimo ha dettato agli anarchici le categorie entro le quali dovevano conchiudere il loro pensiero e la loro idea sociale e gli anarchici hanno risposto, "si buana" al dio padrone dei cristiani.

Nel corso della storia gli anarchici combatteranno contro le ingiustizie alzando la bandiera per una società più giusta, ma nel farlo coinvolgeranno in battaglie fallimentari gli individui empaticamente più sensibili delle società civili europee finendo per privare le società delle forze di progresso contro l'oscurantismo dei cristiani, la loro pratica di schiavitù e la trasformazione dell'uomo in uomo-merce dei liberali.

NOTA: citazioni di Proudhon tolte da L'Anarchia di George Woodcock ed Feltrinelli maggio 1980

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Nel 1995 (mese più, mese meno) mi sono posto questa domanda: se io dovessi confrontarmi con i filosofi e il pensiero degli ultimi secoli, quali obiezioni e quali argomenti porterei? Parlare dei filosofi degli ultimi secoli, significa prendere una mole di materiale immenso. Allora ho pensato: "Potrei prendere la sintesi delle loro principali idee, per come hanno argomentato e argomentare su come io mi porrei davanti a quelle idee." Presi il Bignami di filosofia per licei classici, il terzo volume, e mi passai filosofo per filosofo e idea per idea. Non è certo un lavoro accademico né ha pretese di confutazione filosofica, però mi ha permesso di sciacquare molte idee generate dalla percezione alterata nel fiume del pensiero umano.

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Marghera, 21 agosto 2012

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.