Il Positivismo e la borghesia industriale e finanziaria

Positivismo: 5^ parte

Riflessioni sulle idee del positivismo.

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185778 per chi vuole ordinare il libro

Indice Teoria della Filosofia Aperta

La filosofia della Religione Pagana.

Scrive il Bignami di filosofia (ed.1984):

1) Il positivismo si diffonde in tutta Europa nel trentennio fra il 1850 e il 1880, parallelamente allo sviluppo dell'industria e all'affermazione della borghesia industriale.

2) Esso riflette infatti la mentalità e le speranze di questa nuova classe dirigente, il suo pragmatismo e la sua fiducia nella scienza e nella tecnica, come fattori determinanti per il progresso dell'umanità.

3) Come tutti i grandi movimenti di pensiero, il positivismo non rimase limitato al campo strettamente filosofico e scientifico, ma si allargò alla letteratura, delle arti plastiche e figurative, alla storiografia.

Fra il 1850 e il 1880 l'industrializzazione inizia ad imporsi massicciamente e il positivismo diventa la filosofia-religione dei grandi industriali. Come la Massoneria nel 1600 era diventata il centro del progresso ideologico dei "liberi muratori" in antitesi ad un feudalesimo che stava morendo.

Costruire centri sociali che avessero a fondamento una filosofia e dei dogmi così da costituire gruppi omogenei con cui influire nella società, dopo la Rivoluzione Francese, era diventata una pratica costante. L'importante era che la filosofia supportasse logicamente gli intenti del gruppo sociale che intendeva usarla.

Il positivismo di Comte, col Catechismo degli Industriali di Saint Simon, grazie all'idea pragmatica secondo cui i fatti sono svincolati dall'insieme in cui i fatti si producono e dagli effetti che i fatti provocano, era un'ideologia perfettamente funzionale attorno alla quale organizzare gli interessi degli industriali e dei banchieri del tempo.

Il fatto è il profitto. Il profitto è accumulo di capitale e potere sociale.

Il resto "sono congetture".

Nell'analisi che fa Marx della circolazione del denaro nei "Lineamenti fondamentali di critica all'economia politica (Grundrisse ) sottolinea molto bene le esigenze del capitalismo della sua epoca nel far circolare il denaro e come le idee di Mill siano perfettamente coerenti con le esigenze del capitalismo e della borghesia finanziaria:

Sotto Giorgio III (1774) l'argento aveva corso legale soltanto fino a 25 sterline. Per legge la banca stessa ormai pagava esclusivamente in oro (Morrison). Lord Liverpool (inizio del XIX secolo) trasformò l'argento e il rame in monete puramente rappresentative (loc. cit.), Effetto dissolutore del denaro. Il denaro è un mezzo di frantumazione della proprietà.

Le sciocche affermazioni di Urquhart sullo standard del denaro: "Il valore dell'oro dev'essere misurato dall' oro stesso; ma come può una qualsiasi sostanza essere la misura del proprio valore in altri oggetti? Il valore dell'oro dev'essere stabilito in base al suo stesso peso, ma sotto una falsa denominazione di tale peso e un' oncia deve valere tot libbre e frazioni di libbra. Questo significa falsificare una misura, non fissare uno standard!" (Familiar Words).

Adam Smith chiama il lavoro misura reale e il denaro misura nominale del valore; rappresenta il primo come misura originaria.

Valore del denaro. J. St. Mill. «Data una quantità dei beni venduti e dato il numero delle vendite e delle rivendite di tali beni, il valore del denaro dipende dalla sua quantità, oltre che dal numero di volte che ogni pezzo di denaro cambia mano nel corso di questo processo». «La quantità del denaro in circolazione = al valore in denaro di tutte le merci vendute, diviso per il numero che esprime la velocità della circolazione». «Dato l'ammontare delle merci e delle transazioni, il valore del denaro è inversamente proporzionale alla sua quantità, moltiplicata per la velocità della sua circolazione». Ma tutte queste proposizioni vanno intese solo nel senso« che ciò di cui si parla è soltanto la quantità di denaro che circola realmente e viene effettivamente scambiata con merci». «La quantità di denaro occorrente è determinata in parte dai suoi costi di produzione, in parte dalla velocità della sua circolazione. Data la velocità di circolazione, i costi di produzione sono determinanti; dati i costi di produzione, la quantità del denaro dipende dalla velocità della circolazione» .

Il denaro non ha altro equivalente che se stesso o ciò che è merce. Di conseguenza degrada tutto. All'inizio del XV secolo in Francia venivano impegnati presso gli ebrei perfino i vasi consacrati delle chiese (calici d'altare) ecc. (Augier).

Il denaro non è oggetto diretto di consumo: il denaro contante non diventa mai oggetto di consumo, rimane sempre merce, non diventa mai derrata. Un valore intrinseco diretto esso lo ha soltanto per la società; per ogni individuo ha un valore scambiabile. La sua materia deve quindi aver valore, ma fondato su un bisogno fittizio, e non deve essere indispensabile all'esistenza dell'uomo; giacché tutta la quantità che ne è impiegata come denaro contante, non può esserlo individualmente; deve circolare sempre. (Storch). John Gray: «The Social System. A treatise on the principle of Exchange». Edinburgh I831.

«Il vendere per denaro dev'esser reso in ogni momento altrettanto facile quanto il comprare con denaro; in tal caso la produzione diverrebbe la causa uniforme e immancabile della domanda». L'attuale limite della produzione è costituito dalla quantità che può esser venduta con profitto, non dalla quantità che può esser prodotta (59).

Tratto da Grundrisse, Karl Marx ed. Einaudi 1976 p. 908-909

Le osservazioni di Marx sul capitale e sulla necessità della circolazione del denaro, sono le medesime ragioni che spingono i capitalisti e la borghesia a far propria l'ideologia positivista in vista dell'approvazioni di leggi e norme che favoriscano i loro interessi.

Un altro elemento che spinge gli industriali a sposare il positivismo è il carattere etico-religioso che Comte impone all'ideologia positivista. Sganciarsi dalla morale e dall'assolutismo cristiano dettato dalla bibbia e fatto proprio da cattolici, anglicani e luterani, permette agli industriali di uscire agli schemi imposti dal dio padrone ed essere essi stessi i padroni.

Passare dalla sottomissione ad una morale ad essere coloro che determinano la loro morale, è un passo essenziale per l'emancipazione etica del capitalista.

J. St. Mill stesso, del resto, pur non aderendo appieno al sistema religioso elaborato da Comte, professava una "religione dell'umanità" che si ispirava alle idee positiviste.

Come il capitalismo non poteva accettare una società in cui lo schiavismo fosse legittimato giuridicamente, così il capitalismo doveva agire per emancipare la donna e poter usarla come manodopera per i suoi progetti di circolazione del denaro. J. St. Mill, contro l'ideologia cristiana, cattolica e anglicana, fece numerosi interventi per l'emancipazione della donna nel parlamento inglese e scrisse "La servitù della donna" nel 1869.

Il capitalismo e la borghesia, per i loro progetti, dovevano liberare tutte quelle forze sociali che l'ideologia assolutista del dio padrone cristiano teneva prigioniere dei doveri morali imposti dalla bibbia.

Anche la stessa ideologia del dolore, con cui la chiesa cattolica alimentava la manipolazione mentale che attuava nei confronti dei bambini, fu osteggiata dal positivismo.

Bentham ha sviluppato una dottrina utilitaristica per "La più grande felicità del maggior numero di persone" in cui il piacere è un bene e il dolore il male.

In questo modo si garantiva la circolazione del denaro, la necessità che un numero maggiore di merci diventassero prodotti, si favoriva la mobilità delle persone e lo sviluppo economico a favore delle banche, dell'industria e del capitalismo in generale.

L'utilitarismo positivista, in cui il fatto è l'elemento che forma l'idea, consente alla borghesia di superare il feudalesimo cattolico sostituendo alla proprietà dell'uomo servo, il controllo sociale mediante il capitale. Non si legano gli uomini con le norme della servitù feudale o con le norme della schiavitù colonialista, ma si legano le persone mediante il controllo del capitale.

Il positivismo è contrario ad ogni forma di conservatorismo antiborghese che si esprimeva nei rapporti feudali imposti dalla chiesa cattolica ed è contro ogni forma "rivoluzionaria" di tipo socialista che mette in discussione il proprio potere. Tutte le modificazioni sociali, per il positivismo, devono avvenire come una condizione di evoluzione che tende ad una sorta di perfezione che, mediante la scienza, garantisca il "potere del profitto" mediante la tecnologia, l'industrializzazione, il monopolio, il colonialismo, l'imperialismo.

Poi, arrivò la prima guerra mondiale e fu un'altra storia.

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Nel 1995 (mese più, mese meno) mi sono posto questa domanda: se io dovessi confrontarmi con i filosofi e il pensiero degli ultimi secoli, quali obiezioni e quali argomenti porterei? Parlare dei filosofi degli ultimi secoli, significa prendere una mole di materiale immenso. Allora ho pensato: "Potrei prendere la sintesi delle loro principali idee, per come hanno argomentato e argomentare su come io mi porrei davanti a quelle idee." Presi il Bignami di filosofia per licei classici, il terzo volume, e mi passai filosofo per filosofo e idea per idea. Non è certo un lavoro accademico né ha pretese di confutazione filosofica, però mi ha permesso di sciacquare molte idee generate dalla percezione alterata nel fiume del pensiero umano.

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Marghera, 03 settembre 2012

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.