Johann Friedrich Herbart (1776 - 1841)

La psicologia come facoltà dell'anima (3^ parte)

Riflessioni sulle idee di Herbart.

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185778 per chi vuole ordinare il libro

Indice Teoria della Filosofia Aperta

La filosofia della Religione Pagana.

Scrive il Bignami di filosofia (ed.1984):

1) LA PSICOLOGIA - Anche l'anima è un reale, semplice, immutabile, immateriale ("l'immortalità dell'anima - scrive Herbart - viene di conseguenza, perché il reale è intemporale") che reagisce ai perturbamenti degli altri reali con atti di autoconservazione: questi sono le rappresentazioni.

2) nell'anima, che è unica, le molteplici rappresentazioni "si compenetrano vicendevolmente", respingendosi, attraendosi e urtandosi, in conseguenza di un preciso meccanismo per cui le diverse associazioni possono venir studiate con formule matematiche.

3) il dinamismo interno produce diverse tendenze a rappresentare, e queste sono le varie facoltà dell'anima, quali l'intelligenza, la volontà ecc.

4) Esse sono modi di associarsi e organizzarsi delle rappresentazioni in masse più o meno consolidate. Le rappresentazioni nuove si associano e si assimilano a quelle vecchie mediante il processo dell'appercezione.

5) Solo una piccola parte delle rappresentazioni è presente in ogni momento nella Coscienza", mentre tutte le altre , meno forti, cadono sotto la soglia della coscienza stessa.

I concetti introdotti da Herbart sono concetti soggettivi prodotti dalla sua necessità di giustificare il cristianesimo che è stato costretto a fagocitare. Non potendo liberarsi dalla coercizione cristiana, la veicola dando delle spiegazioni che non spiegano, ma calmano la sete di libertà che lo attanaglia. Affermando che l'anima è un reale, antepone tale affermazione ad ogni possibile analisi. Antepone il condizionamento educazionale ricevuto nell’infanzia all’analisi della realtà in cui vive. Piega la descrizione della realtà al condizionamento educazionale ricevuto. Non si può discutere davanti alle convinzioni radicate. Si può solo entrare nel merito affermando che intelligenza, volontà sentimento, passione e quant’altro sono attributi di un corpo vivente e non di un oggetto diverso e separato dal corpo che chiama “anima”. L'anima è immutabile e immateriale in quanto immutabile, immateriale e eterno è il concetto del dio padrone a cui Herbart si ispira. Se egli, per un solo attimo, prendesse in considerazione una struttura di “anima in divenire”, in continua modificazione fino a diventare, diciamo (tanto per esemplificare), perfetta, tutto il suo castello filosofico crollerebbe. Soltanto con un'anima immutabile, volta alla conservazione di immutabilità, Herbart può costruire lo schema secondo cui tutte le diverse forme fenomenologiche possono essere studiate matematicamente.

Perché un qualche cosa venga studiato matematicamente è necessario che sia inserito in uno schema chiuso e funzionale nel quale i fattori si possono sostituire con numeri e valori corrispondenti ad ogni fattore del sistema stesso. Se invece si parte dal presupposto che all'inizio si ha una determinata situazione, con un valore ipotetico attraverso il quale “l'anima guarda il mondo” e dal quale “l'anima parte alla conquista del mondo”, i valori da determinare sono le variazioni ottenute dall'anima ad ogni relazione. Ipotizzando un numero infinito di relazioni; ipotizzando l'impossibilità soggettiva di determinare il valore di quanto esiste nell'universo ipotizzando di determinare il valore di ogni relazione avvenuta fra gli oggetti presenti nell'universo dal momento stesso in cui l'universo si è messo in moto; ipotizzando come l'universo, dal suo insieme alla più piccola molecola, cambierà attraverso le relazioni; ipotizzando che qualunque cosa, nell'universo, in qualsiasi momento, nel tempo, può influenzare e modificare lo sviluppo dell'anima, calcolate le variazioni dell'anima, da qui alla morte del corpo fisico dell'individuo dato.

E' semplicemente assurdo. La pretesa di ridurre tutto ad un'equazione matematica non è per comprendere cosa influirà sull'anima, ma al contrario. Herbart ha la necessità di stabilire a priori cosa debba o non debba influenzare l'anima per poter garantirsi un controllo dell'anima stessa. Il fatto stesso che Herbart definisce facoltà dell'anima cose come l'intelligenza e la volontà chiarisce immediatamente il fine di Herbart. A Herbart non interessa l'anima, ma l'individuo. A Herbart interessa il controllo dell'individuo, così le sue formule matematiche vengono applicate all'individuo onde controllare la sua intelligenza e la sua volontà. A Herbart non viene in mente che l'individuo sia un individuo in continua espansione: per lui l'anima tende all'autoconservazione. Questo è vero soltanto quando l'oggettività è tale da impedire l'espansione dell'individuo all'interno dell'oggettività stessa. Piuttosto che essere annientato, mi difendo aspettando il momento migliore per espandermi. Non è solo il comportamento degli Esseri Umani è il comportamento di tutti gli Esseri della Natura nel loro insieme. Il seme nel deserto aspetta la pioggia per fiorire, intanto tende a conservarsi nell’attesa. Osservare il comportamento riduttivo di un individuo mentre tenta di difendersi dalla violenza all'interno del Comando Sociale e affermare che quello è il comportamento dell'individuo stesso, equivale ad affermare che il comportamento del Comando Sociale è quello e non può essere modificabile. Il Comando Sociale applica un metodo di conservazione di sé stesso. Il metodo di autoconservazione Herbart lo desume dai vangeli cristiani. E’ il metodo usato da Giovanni nel suo vangelo per indicare, nella descrizione che lui fa censurando i comportamenti dei Farisei, il comportamento che i cristiani devono tenere nei confronti di chi pratica fedi o credi diversi: comportarsi come egli afferma che i Farisei facciano.

Le rappresentazioni nuove formulate dall'individuo mediante la sua esperienza si strutturano, si sedimentano, diventando parte dell'individuo stesso. Diventano patrimonio dell'individuo e, con quel patrimonio, l’individuo della natura, di ogni specie della natura, affronta l'esistente. A Herbart piace un Comando Sociale che annienti il nuovo così che l'individuo non possa assimilare variabili atte a modificare l'esistente. Ma non è possibile, afferma Herbart, l'anima è immutabile, dunque anche l'individuo è immutabile all'interno di un Sistema Sociale immutabile. Ogni modificazione del presente, in questo contesto, assume i connotati di malvagità.

Le rappresentazione che sono presenti come costanti in un individuo sono quelle attraverso le quali l'individuo affronta l'esistente. Non sono le rappresentazioni ad imporsi all'individuo, ma è lo stato di necessità dell'individuo che seleziona, alimenta, costruisce le sue rappresentazioni del mondo mediante un adattamento continuo alle sollecitazioni della vita e da questo patrimonio che l’individuo ha costruito pesca le sue soluzioni da questa e da quella rappresentazione per meglio affrontare l'oggettività. Ora ci vuole intelligenza, ora è necessaria volontà. Non che intelligenza e volontà siano qualità in sé ma sono espresse dall'individuo come strumenti attraverso i quali affrontare l’oggettività. Con l’esperienza affronta la vita; affrontando la vita modifica l’esperienza. Un fare che deve essere sempre continuamente sviluppato dall'individuo in quanto l'intelligenza non è mai abbastanza e la volontà spesso non è sufficiente. L'individuo modifica dunque sé stesso, se mai ha cessato per un attimo di modificarsi dal giorno in cui è uscito dalla vagina della propria madre. Questo Herbart non lo vede: egli vede l'essere assoluto immutabile creato da un dio assoluto e immutabile.

vai indice del sito

Nel 1995 (mese più, mese meno) mi sono posto questa domanda: se io dovessi confrontarmi con i filosofi e il pensiero degli ultimi secoli, quali obiezioni e quali argomenti porterei? Parlare dei filosofi degli ultimi secoli, significa prendere una mole di materiale immenso. Allora ho pensato: "Potrei prendere la sintesi delle loro principali idee, per come hanno argomentato e argomentare su come io mi porrei davanti a quelle idee." Presi il Bignami di filosofia per licei classici, il terzo volume, e mi passai filosofo per filosofo e idea per idea. Non è certo un lavoro accademico né ha pretese di confutazione filosofica, però mi ha permesso di sciacquare molte idee generate dalla percezione alterata nel fiume del pensiero umano.

Vai all'indice della Filosofia Aperta

Marghera, 18 maggio 2012

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell’Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.