Ludwig Büchner - 1824- 1899

Esistenza personale dopo la morte
in Forza e Materia

Il materialismo positivista

Riflessioni sulle idee di Büchner.

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185808 per il cartaceo della filosofia aperta

Indice Teoria della Filosofia Aperta

La filosofia della Religione Pagana

Forza e materia, studi popolari di filosofia e storia naturale 1855

I materialisti meccanicisti e la loro relazione con la vita.
Capitolo 17: Esistenza personale dopo la morte

I materialisti di Büchner si interrogano sull'esistenza personale dopo la morte.

Esiste una vita oltre la morte del corpo fisico?

Cosa comporta l'esistenza o meno di una vita dopo la morte del corpo fisico?

Qual è la relazione fra l'idea della morte o del dopo morte e l'organizzazione della vita nella società?

Sia Büchner che Vogt e Moleschott considerano l'anima alla stessa stregua dei cristiani. L'anima è l'oggetto che rappresenta l'intelligenza il pensiero e col pensiero parlato, la coscienza dell'uomo. La differenza fra i cristiani e i materialisti non è sulla relazione di quello che chiamano anima e il corpo, ma sul fatto che i cristiani ritengono che questa sia creata da dio e immessa nell'uomo mentre i materialisti affermano che questa cresce col cervello dell'uomo e non può essere separata dal suo corpo fisico. I materialisti meccanicisti, come fanno una gerarchia di cervelli, di razze, di superiorità di cui l'uomo e la razza bianca sono il vertice di una catena evolutiva che va verso il cielo del potere della natura, così fanno una gerarchia di anime di cui quella umana è la rappresentante della perfezione nella natura: in sostanza assumono, per altra via, il concetto cristiano di creata ad immagine e somiglianza del dio padrone.

I materialisti meccanicisti accettano la miseria della descrizione cristiana dell'uomo e in quella miseria discutono se esiste o non esiste una sopravvivenza personale dopo la morte. Sia ai materialisti meccanicisti che ai cristiani sfugge l'elemento dialettico: dal come si concepisce la morte, così si organizza la vita; dal come si organizza la vita, così si pensa la morte. Per cui, ciò che io penso della morte può rientrare nella mia sfera personale e le mie argomentazioni possono essere esclusivamente di natura soggettiva, ma come io vivo la vita, scelgo ed agisco, diventa un elemento oggettivo che realizza l'idea soggettiva della morte e del dopo morte.

Esiste una possibilità dopo la morte del corpo fisico, ma perché parlare della possibilità dopo la morte del corpo fisico anziché parlare del come vivere ora? Perché la promessa di un premio uccide la vita nel presente sottoponendola alle condizioni di quel premio e una volta che nell'individuo è imposta quell'idea, l'individuo vive in funzione del premio anche quando non ha il premio come obbiettivo. Diventa una vita distruttiva in funzione di un premio e continua ad essere una vita distruttiva per l'uomo anche se non pensa a quel premio perché la vita distruttiva è l'unico modo con cui quell'uomo può pensare alla vita.

Ci si riduce a discutere sugli elementi della distruttività anziché uscire dalle categorie predeterminate della distruttività finendo per danneggiare la propria vita e impedire le possibilità di vita oltre la morte del corpo fisico. Materialisti meccanicisti, cristiani, ebrei, musulmani e buddhisti perseguono lo stesso fine: distruggere la vita dell'uomo sottoponendola a condizioni che impediscono all'uomo di trasformare la morte del corpo fisico in nascita del suo corpo luminoso.

Scrive Büchner:

Dopo la morte il corpo e l'anima non hanno sensazioni, come non ne avevano prima della nascita.

Plinio

Il sonno è il miglior riposo. Spesso tu t'invochi e tremi davanti alla morte che nulla è più del sonno.

Berzog, nel misura per misura.

In un capitolo precedente noi abbiamo dimostrato, con fatti irrecusabili, l'intima ed inseparabile unione dello spirito e del corpo, dell'anima e del cervello, e la dipendenza assoluta dell'anima in tutte le manifestazioni del suo organo materiale; sicchè quella vedemmo nascere, crescere, deperire e cader malata con questo. Se il conoscere per qual modo tale unione si effettua è superiore ai limiti delle nostre attuali cognizioni, i fatti che noi abbiamo citati ci autorizzano però a dichiarare che una separazione durevole è cosa impossibile. Come non può esistere pensiero senza cervello, così non può esservi cervello di forma e grandezza normale senza pensiero; e questa legge ci riconduce all'assioma che noi abbiam citato in capo a questi studi: non esservi forza senza materia, né materia senza forza. "E' impossibile, dice Moleschott, che un cervello perfetto non pensi, come non è altrimenti possibile che il pensiero provenga da sustanza diversa da quella del cervello che lo genera." E' tanto inconcepibile lo spirito senza corpo, quanto il magnetismo o l'elettricità senza metallo o senza quelle materie in cui queste forze si manifestano e si rendono sensibili ai nostri occhi. Coerenti a questa opinione, noi dimostrammo che l'anima animale non viene al mondo con idee innate, ch'essa in sè stessa non è un ente, ma il solo produtto delle influenze delle cose esterne, senza cui non avrebbe mai raggiunta l'esistenza. Davanti al complesso di tali fatti, il naturalista imparziale non esiterà ad energicamente protestare contro l'idea di una immortalità individuale o d'una esistenza personale dopo la morte. Col deperimento e la perdita dell'organo materiale, e sortendo da questo ambiente per cui lo spirito, che noi abbiamo veduto crescere sopra questo doppio terreno, perviene all'individualità ed alla coscienza di sè stesso, bisogna ch'esso cessi d'esistere.

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Il corpo materiale e l'anima hanno, secondo Büchner, il medesimo destino di nascere, crescere finir malata e decadere. E' inconcepibile, dice Büchner, uno spirito senza un corpo.

Pensare senza cervello: la presenza e quantità di cervello determina, secondo Büchner, la qualità del pensiero, dell'anima e dell'intelligenza.

La qualità dell'intelligenza e gli adattamenti messi in atto dai soggetti è inconcepibile senza le azioni del mondo e le relazioni che il soggetto costruisce nel mondo.

Scrive Büchner:

Se tutte le conoscenze acquisite da questo essere si riferiscono a cose terrestri, e in queste cose egli ebbe origine, con queste e per queste ebbe coscienza propria, la propria individualità; s'egli non è divenuto una persona che per una opposizione ad altre individualità limitate e terrestri, come potrebbe ammettersi ch'egli possa serbare la sua coscienza e la sua individualità oltre il limite di queste condizioni, che songli necessarie come l'aria vitale? Non la riflessione, nè lo studio della natura, ma la volontà arbitraria; non la scienza, ma la fede sola possono sostenere l'ipotesi di una esistenza dopo la morte. "La fisiologia, dice Vogt, si pronuncia perentoriamente e in modo categorico contro l'immortalità individuale, come pure in generale contro tutte le concezioni che riflettono l'esistenza speciale di un' anima. L'anima non entra nel feto, come il demone dell'ossesso; essa è il produtto del semplice sviluppo del cervello, come l'attività dei muscoli è il produtto dello sviluppo dei muscoli; la secrezione, il produtto dello sviluppo delle glande. Dacchè le sustanze che compongono il cervello ricadono nella stessa forma, riproducono anche le stesse funzioni."

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E' interessante questa discussione fra due feti che discutono della vita oltre la morte del feto. Quando lasceranno il mondo in cui sono nati e hanno vissuto.

Uno dei due feti pensa che si presenterà al giudizio divino e l'altro feto pensa che non ci sia vita oltre la morte perché, e lo dimostra, senza l'alimentazione della madre, in cui è contenuto non può continuare a vivere.

Tutto ciò che io conosco e che posso pensare razionalmente sono tutti oggetti che io ho acquisito nella vita razionale mediante i cinque sensi usati dal mio corpo. Su questo punto Büchner e i materialisti meccanicisti hanno ragione, solo che l'uomo ha una vita, una coscienza e una capacità d'azione e di adattamento soggettivo ben prima che la ragione avesse un pensiero pensato che descrive un mondo di conoscenze acquisite mediante l'esperienza. L'acquisizione mediante l'esperienza è un'acquisizione indipendente dalla ragione che descrive ed elenca la forma del mondo.

I materialisti meccanicisti hanno scisso il corpo che vive e il cervello che pensa. Come se il cervello non fosse parte del corpo e il pensare uno strumento con cui il corpo abita il mondo. Uno strumento, non lo strumento. E nemmeno lo strumento come descritto dai materialisti meccanicisti la cui quantità genera la qualità del pensiero che loro interpretano in una forma gerarchica all'interno della natura rispondendo alla bibbia secondo cui, essendo il dio cristiano il logos, la parola, i materialisti meccanicisti elevano la parola a certificazione della superiorità dell'uomo.

In queste condizioni ci troviamo in presenza di due feti, il cristiano e il materialista meccanicista, che discutono sulla vita oltre la morte del feto.

Büchner afferma, riprendendo la citazione da Vogt, che l'anima non entra nel feto come invece fa un demone con gli ossessi, essa è il prodotto del semplice sviluppo del cervello.

In questa sua affermazione "cazzuta", Büchner non è reso conto che lui ha legittimato la presenza di un demone che entra nel corpo dell'ossesso, ed è soggetto diverso dal corpo dell'individuo posseduto! Inoltre ha confermato l'esistenza di una volontà incorporea. Dove "diavolo" sta il suo materialismo dal momento che legittima una figura fantastica diversa dal corpo e propria della fede cristiana?

Una volta che Büchner ha avallato l'esistenza di un soggetto che progetta (pensante?) indipendentemente dal cervello, come può più reggere il suo discorso sull'anima come oggetto del pensiero prodotta da un cervello?

Ammettere un aspetto della visione cristiana della realtà, significa accettare, ammettere e confermare tutte le conseguenze che ha quell'ammissione.

Appunto: due feti che discutono sul dopo morte!

Una lesione al cervello mina l'attività intellettuale in corso, le sue pratiche, ma constatiamo che l'attività intellettuale continua per altre vie, per altri contenuti, per altre realtà esistenziali. La lesione fa cessare un tipo di attività intellettuale, non tutta: solo la morte porta al cessare dell'attività intellettuale di ciò che appartiene al corpo.

Scrive Büchner:

La scuola filosofica della natura ha tentato di dedurre l'immortalità dell'anima dalla immortalità della materia. Siccome però non avviene annientamento assoluto, non puossi concepire come l'anima umana dopo esser esistita possa annichilarsi, producendo un fenomeno che ripugna insieme e alla ragione e alle leggi di natura. Ma a questo ragionamento si oppone, che una tale analogia non esista fra la materia e l'anima per riguardo alla loro indistruttibilità. Mentre infatti la materia visibile e palpabile prova la sua indistruttibilità in una maniera sensibile, gli è impossibile il dire lo stesso dello spirito e dell'anima, la quale non è materia in sé stessa, ma il semplice produtto ideale di una certa combinazione di materie dotate di forze.

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L'adesione al modello della vita cristiano in cui la ragione, limitata nel logos del dio padrone, è il modello di materia e anima, comporta impossibilità di conciliazione fra realtà immaginata, quella del dio padrone, e realtà in essere in cui si muove l'uomo e nella quale l'uomo manifesta i suoi bisogni e le sue necessità.

Indubbiamente la materia ricade sotto il sensibile, indubbiamente "spirito" e "anima" sono oggetti dell'immaginazione cristiana per conciliare il proprio dio padrone con le necessità di controllo e di dominio della vita.

Rimane il problema della realtà oggettiva di ciò che non è visibile. L'infinitamente piccolo, dice Büchner, è visto nel microscopio: prima che fosse visto al microscopio, esisteva o non esisteva? Posso anche affermare che nella mia organizzazione intellettuale, non esisteva e non veniva compreso. Tuttavia, nella mia organizzazione intellettuale e nella mia vita erano compresi i fenomeni che l'infinitamente piccolo produceva. Quando mi prendevo una polmonite, al di là di colui a cui attribuivo questo effetto, oggi posso dire che l'infinitamente piccolo, che non rientrava fra la materia sensibile, metteva in atto azioni i cui fenomeni giungevano alla mia attenzione.

L'attenzione va centrata sul fatto che " alcuni fenomeni giungono alla mia attenzione..." e quei fenomeni i cristiani li attribuiscono all'anima come volontà di dio e i materialisti li attribuiscono all'anima che però è il prodotto del cervello umano. A quali fenomeni ci riferiamo? I cristiani e i materialisti meccanicisti attribuiscono all'anima la facoltà di pensare mediante parole, di parlare, l'intelligenza della cultura parlata sia perché questa è la parola creatrice del dio padrone sia perché secondo i materialisti, è la parola della scienza che descrive intellettualmente il mondo. Per loro solo questo costituisce coscienza e anima. Ne segue che tutta la struttura emotiva e pulsionale dell'uomo, tutte le forze del venir in essere della vita, sono escluse dalla coscienza, dall'intelligenza e, conseguentemente, dall'anima.

All'interno di questa logica, che definisce l'anima nell'uomo, i cristiani e i materialisti meccanicisti hanno la medesima visione esistenziale.

Scrive Büchner:

Il sonno è tale stato che può fornirci una prova diretta ed empirica dell'annientamento possibile dell'anima individuale, giacché nel sonno la funzione dell'organo del pensiero resta temporaneamente sospesa con un parziale annichilimento dell'anima. Nel sonno infatti lo spirito s'invola, e il corpo vegeta in uno stato identico a quello degli animali a cui Flourens toglieva l'emisfero del cervello. Allo svegliarsi l'anima si trova al preciso punto in cui addormentandosi era rimasta; per essa il lungo intervallo del sonno equivale a periodo di non esistenza: dormendo, essa si trova in uno stato di morte intellettuale. Tant'è singulare e saliente questa circostanza, che in ogni tempo il sonno fu paragonato alla morte, e quello chiamato fratello di questa.

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Il sonno disgrega la coscienza vigile, la coscienza vigile, per Büchner è l'anima individuale. Pertanto, secondo Büchner, dal momento che l'attività del pensiero resta temporaneamente sospesa, l'anima è annientata. Secondo Büchner il sonno è uguale allo stato vegetativo ottenuto da Flourens negli animali togliendo loro l'emisfero del cervello.

Ha provato Flourens a rimettere il cervello nell'animale? E per quanto tempo l'animale stava in uno stato vegetativo?

Io ho lo stomaco pieno, dopo aver mangiato, e ho lo stomaco vuoto dopo aver digerito e defecato. Lo spazio che sta fra il mangiare e il defecare è lo spazio della mia crescita del corpo fisico. Il corpo fagocita l'esperienza, sotto forma di cibo, si adatta al nutrimento, trasforma sé stesso e poi rigetta il nutrimento defecando e ripulendo l'intestino per un nuovo cibo.

La mia struttura emotiva si nutre di tensioni e di passioni nelle azioni quotidiane, fagocita il cibo, che in questo caso è la somma delle esperienze, addormentando le altre funzioni del corpo, si adatta alle nuove esperienze trasformando sé stessa pronta a nuove esperienze e poi defeca l'esperienza razionale cancellandola dalla memoria ripulendo la stessa per nuove esperienze.

Come si può dire che ad ogni crescita l'individuo precedente muore per presentarsi ogni giorno in maniera diversa sulla scena della vita, cos'ì la struttura emotiva dell'individuo si presenta sempre nuova ad ogni risveglio.

Come nella digestione tutto il corpo partecipa in quanto interessato alla trasformazione, così nel sonno tutto il corpo partecipa perché interessato alle trasformazioni.

Quella che Büchner chiama "morte intellettuale" è la cessazione del controllo della ragione sul corpo, ma non è la cessazione dell'attività psico-emotiva dell'individuo che nel sonno, in realtà, capitalizza l'esperienza.

E' lo stesso Büchner che, ricordando i figli di Nera Notte, conferma che il sonno è la rinascita della coscienza dell'individuo. Una nuova coscienza ad ogni risveglio: dal primo giorno di vita alla morte del corpo fisico. Ogni risveglio ha portato ad una capitalizzazione dell'esperienza che si è sedimentata nella struttura emotiva dell'individuo e ha ripulito la struttura razionale selezionando i ricordi fra il piccolissimo numero da ricordare e il grande numero da cancellare.

Ed è questa rinascita, come risveglio dal sonno, che sfugge all'analisi di Büchner. Per lui il sonno è la morte dell'anima. Un'anima che ritorna esattamente come prima al momento del risveglio. E' l'idea cristiana dell'immutabilità dell'anima. Poi, Büchner dice anche che l'anima cresce col crescere del cervello e delle facoltà intellettuali. Eppure, non coglie i processi di questa crescita. Per crescere è necessario sedimentare qualche cosa su una struttura precedente: ma dal momento che l'anima, come l'intelletto ha la forma statica della dimensione del cervello, solo la massa fisica del cervello è determinante nella condizione esistenziale dell'individuo.

Scrive Büchner:

Dobbiamo poi egualmente respingere l'opinione di coloro che, rinunciando all'anima personale, credono dover ammettere una materia spirituale sparsa in tutto l'universo; una specie d'anima universale da cui esce ed a cui ritorna ogni principio animatore degli individui. L'ammissione di una materia spirituale, nonchè essere affatto ipotetica e vana, contiene inoltre un potente controsenso, equivalendo alla ammissione di due cose che reciprocamente si escludono. "La materia imponderabile, dice Burmeister, implica_contradizione." La luce non è materia, Come altre volte si credeva, ma la semplice manifestazione di uno de' suoi caratteri o della vibrazione delle sue più piccole molecole. Noi quindi respingiamo l'idea di una materia spirituale, o di una sustanza intellettuale, siccome una chimera contradetta dalla logica e dall'esperienza. D'altronde, gli stessi partigiani della immortalità individuale nulla acquisterebbero per l' ammissione di una tale ipotesi, la quale, supponendo il ritorno dell'anima ad uno spirito universale, implica l'idea dell'annientamento d'ogni personalità, l'oblio d'ogni cognizione concreta; stato che non differirebbe dal vero nulla, sendo ad ognuno indifferente che la sustanza pretesa spirituale partecipi o no alla ricostruzione di altre anime. Recentemente si è anche tentato di servirsi della materia spirituale o della sustanza dell'anima, per provare resistenza personale dopo la morte. Rodolfo Wagner ha parlato di una sustanza immateriale ed individuale dell'anima, la quale, combinata con altri corpi durante la vita, poteva dopo il suo deperimento trascorrere, come la luce, in altri mondi e da quelli ritornare al nostro. L'inanità di una tal teoria, l'ignoranza delle leggi fisiche, che suppone una certa identità fra l'etere della luce e la pretesa sustanza dell'anima, agevolarono il compito di Vogt che la relegava fra le teorie inventate nell'intento di propugnare l'esistenza personale dopo la morte. Nè ha maggior fondamento l'altra credenza che l'anima umana non possa essere separata dalla materia dopo la morte del corpo, passando essa in altri corpi più delicati e perfetti.

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Büchner rigetta anche il concetto di anima o "anima mundi" dei platonici e dei neoplatonici che tanto di moda andava (e purtroppo anche oggi spesso viene usato) ai suoi tempi. Rifiuta quella idea secondo cui dall'anima universale si distacca l'anima personale che poi torna all'anima universale.

Dal come viene rigettata l'idea dell'anima universale, si gettano le basi per un futuro sviluppo del modo di pensare la vita. Quando Büchner, citando Burmeister, afferma che la luce non è materia, ma la semplice manifestazione di uno dei suoi caratteri, la scienza scoprirà che la luce ha una sua struttura fatta di fotoni. Pertanto, chi credeva che la luce fosse materia, o comunque un aspetto della materia-energia identificabile, aveva ragione. La luce è una materia che si presenta in un modo specifico (sia proprietà di materia che proprietà di onda pur non avendo massa) che ricade sotto i nostri sensi. Lasciamo alla scienza definire la sua descrizione, ciò che a noi interessa è la realtà oggettiva dell'oggetto in sé che non può essere negato.

Büchner afferma che "supponendo il ritorno dell'anima ad uno spirito universale, implica l'annientamento di ogni possibilità; l'oblio di ogni cognizione concreta; stato che non differirebbe dal vero nulla, essendo ad ognuno indifferente che la sostanza pretesa spirituale partecipi o no alla ricostruzione di altre anime." Che significa, dal momento che io non ricordo ciò che è stata la mia individualità nella vita fisica, non mi frega assolutamente nulla. Büchner dimostra che tutto il discorso verte sull'egocentralità della razionalità rispetto all'uomo nella sua interezza. E' come dire che al feto non interessa crescere e trasformarsi perché quando morirà perderà la sua personalità di feto. Büchner non ammette coscienza del feto, perché il feto non ha l'anima che, essendo legata alla ragione, all'intelletto e al cervello, non è presente nel feto. Büchner non vede la continuità dell'uomo che diviene e si costruisce. Vede solo l'uomo finito, il Büchner che sta scrivendo, con un cervello pensante che si erge a modello del pensatore che pensa mediante l'anima che si manifesta nel suo cervello.

Come Platone si è inventato la reincarnazione, così i cristiani si sono inventati la resurrezione della carne e il paradiso, i buddhisti il loro karma e i neoplatonici il ritorno dell'anima all'Uno. Sposando questa o quella causa e lavorando di fantasia in un desiderio di immortalità della ragione, si possono enfatizzare meccanismi di immortalità e di persistenza della propria personalità oltre la morte del corpo fisico in un delirio razionale di immortalità.

Scrive Büchner:

I filosofi che appartengono a questa scuola non sentono quanto sia poco fondata la dottrina dell'immortalità dell'anima; ma siccome è loro intento di conciliare la filosofia con la fede, così stringendo un'alleanza che sta contro la natura, non temono di sbizzarrirsi in singolari e poco filosofiche ipotesi. "La nostra istintiva aspirazione, dice Carrière, la tendenza irresistibile di conoscere la soluzione di tanti enimmi, domanda l' immortalità; e i molti mali della terra farebbero strana discordanza nell'armonia del mondo, se essa non trovasse la sua soluzione in un' armonia superiore, per la quale questi stessi mali servono alla purificazione ed ai progressi dell'individuo. Questa ed altre consimili considerazioni, danno, a creder nostro, la certezza subiettiva, la convinzione del cuore all'immortalità dell'anima. "Gli è ben vero che a tutti è lecito aver delle convinzioni del cuore, ma altro è l'averle, altro è preferirle quali dimostrazioni scientifiche. Una cosa è vera solo in quanto sia conforme alla ragione ed all'esperienza; quand'essa ripugni all'una e all'altra non può, nè deve trovar posto in un sìstema di filosofia. Se noi siamo circondati da molti misteri, - cosa che può spiacere ad alcuni filosofi tedeschi, - se sia a desiderarsi che nel cielo, come succede nell'ultimo atto di un dramma commovente, lo scioglimento dell' intreccio avesse a finire con un'armonia melanconica o con una gioia generale, non è cosa che spetti alla scienza il decidere; essa non deve qui occuparsi di ciò che dovrebbe essere, ma di ciò che in realtà è; e se afferma che 1'esistenza dell' uomo è temporaria, lo fa con prove molte e numerose esperienze, a cui vanamente si vuol contrapporre la molla del sentimento.

[...]

Tuttavia, come il sopranumerario preferisce un impiego provvisorio a nulla, così molte migliaia d'uomini di limitato acume si avvinghiano stoltamente alla prospettiva incerta e problematica d'una esistenza eterna o temporaria. Rincresce il dire che molti filosofi, quando si tratti dell' immortalità dell'anima, non esitano ad abbandonare tutti i principii che in altre occasioni si compiacciono ostentare, per appellarsi ad un vuoto e non meno vago sovranaturalismo.

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L'idea dell'anima e della sua immortalità è un'idea finalizzata al dominio delle persone. Ci sono sempre persone pronte a vendersi spacciando per vero il frutto delle loro fantasie o della loro malattia da delirio di onnipotenza in un'eterna immortalità della loro psiche. Il desiderio della ragione di essere immortale ed eterna padrona di un corpo eterno, si estrinseca in un grande numero di azioni fantastiche che nulla hanno di reale se non la volontà di allontanare le persone dalla loro vita reale costringendole ad aderire a quelle fantasie mediante una fede.

Non è lecito averle come "dimostrazione del cuore", non perché ciò sia proibito, ma perché averle significa aver subito violenza affinché quei desideri diventassero parte della vita e delle aspirazioni umane.

Noi siamo circondati dall'immenso, un immenso che ci avvolge e il nostro coraggio, la nostra volontà, il nostro essere individui della Natura, ci spinge ad esplorare quell'immenso sconosciuto con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione. Da duemilaseicento anni gli uomini sono sottoposti a violenza psico-emotiva che uccide il coraggio dentro di loro e li costringe a sperare nell'assurdo come ultima possibilità di un'esistenza violentata e di un futuro negato.

La questione rimane questa: una volta fagocitata, durante il sonno, l'esperienza con cui ho agito durante il giorno, che ne è, al mio risveglio, ciò che io, ieri, ero? Si è svegliato un altro Io diverso da ciò che ero ieri e senza molta memoria del vissuto di ieri. Quanti sforzi ho fatto ieri? In quanta volontà e quanta emozione ho coinvolto la mia azione? Tanta, poco; quanta? Non lo so! Quanto ho fatto è riassunto tutto dentro di me, in ciò che sono oggi. Ogni giorno plasmo me stesso! Avevo gli strumenti adeguati per plasmarmi al meglio? Non avevo gli strumenti adeguati? Comunque sono cambiato! Sono diverso. Sto procedendo lungo un cammino di trasformazioni. Se questo cammino dilata me stesso e mi arricchisce rendendomi ogni giorno in maniera più adeguata ad affrontare un nuovo giorno, oppure, se le condizioni mi costringono ad imboccare cammini che per la mia struttura psico-emotiva possono essere svantaggiosi o condurmi in malattie o in scelte autodistruttive, questo è un altro discorso: io oggi non sono più quello di ieri!

Questa è la condizione della vita che sfugge ai filosofi cristiani e ai filosofi materialisti meccanicisti.

Che un feto sano abbia un futuro dopo la nascita, oppure che un feto malato abortisca, si tratta di condizioni e di scelte soggettive: che cosa sarà la nostra morte? Un parto o un aborto? Dal come ho vissuto, così ho la prospettiva della morte. Quando nell'esistenza l'uomo ha rinunciato a prendersi nelle proprie mani la propria vita, giorno dopo giorno, preferendo confidare in un principio superiore allora, davanti alla morte che mette fine alla sua ragione e al suo cervello, è preso dalla disperazione e confida nel "principio superiore" al quale ha sacrificato la propria vita sottomettendosi. Questo confidare si trasforma in un anelare speranzoso che si conchiude in un'ideologia fantastica di eternità.

Scrive Büchner:

Sotto questo aspetto si troverà che Fichte non aveva torto di pretendere che si rinunciasse alla ragione ed alla percezione dei sensi per concepire l'esistenza personale dopo la morte. Le invenzioni di qualche filosofo naturalista che si sforzarono con pure ipotesi di dare una base apparentemente scientifica alla dottrina dell'immortalità dell' anima, non hanno maggior valore degli oracoli filosofici. Per citarne uno, il signor Drossbach ha scoperto che ciascun corpo conteneva un numero determinato di monadi capaci di avere la coscienza di sè stesse, le quali a poco a poco pervengono a sviluppare quella dell' individuo, ritornando dopo la morte alla loro origine. Le monadi si riuniscono di nuovo o in tempi lontanissimi o in altri globi, e formano un nuovo uomo colla rimembranza della sua vita anteriore [Platone reincrnazione]. Queste, monadi sono però troppo poco palpabili, perchè al lettore e a noi stessi possa arridere l'idea di occuparsene. Siaci però concesso, a proposito dell'immortalità dell'anima, di fare un'osservazione essenzialissima. E' nostro esclusivo intento di mostrare la molta impossibilità e i moltissimi ostacoli esteriori che presenterebbe l'ammissione di un'esistenza eterna e la riunione dell'infinito numero di anime umane che vissero sulla terra e la cui coltura intellettuale è tanto divergente. La vita eterna deve essere, sempre secondo il parere abbastanza unanimemente espresso sopra questo argomento, un perfezionamento ed uno sviluppo della terrestre; e secondo questo dato sarebbe necessario che ogni anima in questa vita raggiungesse almeno un certo grado di coltura, che servir potesse di punto di partenza a gradi più elevati. Ora, se si pensa alle anime dei fanciulli morti in tenera età, od a quelle dei popoli selvaggi, od anche soltanto all'anima delle ìnfìme classi della società europea, nascerà spontanea la domanda: L'istruzione viziosa del popolo, o 1'educazìone dei fanciulli, dovrà nell'altra vita essere continuata sopra una scala più estesa? "lo sono lasso di trascinare la mia vita sopra i banchi della scuola." diceva Danton, nella. Morte di Danton per Giorgio Büchner. Che mai faranno, chiediam noi, le anime degli anìmalì? L'orgoglio di cui l'uomo è tutto pieno non gli concesse di pensare a dar la loro parte agli animali; ma proverem noi in altro capitolo come le scienze naturali non faccian essenziale e marcata differenza fra l'uno e gli altri: di questo come di tutti gli altri punti di natura, non essendovi separazione netta, ma semplici e insensibili transizioni, per le quali si dimostra che l'anima animale e l'umana sono sustanzialmente le stesse.

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La necessità di alcuni filosofi (la maggior parte) di dimostrare le prerogative dell'anima è un atteggiamento reverenziale davanti ad un padrone, in questo caso Platone, che dopo aver violentato la filosofa e stuprato il mito, attraverso interpretazioni del tutto offensive, pretende di spiegare l'esistenza umana con le catene della schiavitù che chiama anima.

Sia l'idea di Fichte, citata da Büchner, che l'idea di Drossbach sono soluzioni che nulla spiegano, ma giustificano la schiavitù dell'uomo a idee e principi posti aprioristicamente al suo pensiero. Principi che ingabbiano il pensiero in categorie irreali in cui l'uomo imprigionato viene sacrificato con tutta la sua vita negandogli, di fatto, il diritto all'esistenza. La reincarnazione di Platone viene spiegata da Drossbach. Anziché ridere delle farneticazioni assolutiste di Platone, Drossbach se ne serve per elaborare nuove soluzioni con cui diffondere l'assurdo.

Quando Büchner afferma che un'anima, per giungere all'elevazione spirituale dovrebbe giungere ad almeno un certo grado di cultura, anche se il ragionamento viene usato per dimostrare l'inconsistenza del pensiero sulla vita oltre la morte, di fatto promuove le categorie di pensiero cristiano. Infatti, i cristiani non dicono che serve cultura, ma che serve fede salvo, dire subito dopo, che decide comunque il loro dio padrone in base alle proprie preferenze. Concedendo, sia pure come ipotesi la vita dell'anima oltre la morte, Büchner concede dignità e possibilità alle idee cristiane.

Büchner si chiede se dopo la morte i fanciulli continueranno a sviluppare la cultura perché in questo modo egli vede lo sviluppo dell'anima, e il cristiano gli risponde che "è una questione di fede, non di sapienza: "vedete come fra voi non ci sono né dotti né sapienti perché dio ha voluto usar gli ignoranti per confondere i forti e i sapienti" (citazione a memoria da Paolo di Tarso).".

A questo punto non resta che discutere dell'anima degli animali che, secondo l'affermazione di Büchner, poco differisce dall'anima umana. Dal momento che l'anima è l'organo del pensiero parlato, della scienza e dell'intelletto, sarebbe un grande passo da parte di Büchner riconosce che gli animali hanno scienza, intelletto e pensiero. Di questo ne parlerò quando commenterò il capitolo specifico in Forza e Materia.

Scrive Büchner:

Il popolo greco, per molti aspetti superiore al nostro infatuato secolo, non conosceva altro che l' impero delle ombre, ed è noto che in tutta l'antichità romana il domma dell' immortalità non trovò che deboli radici e rari partigiani. I viaggiatori citano poi un gran numero di popoli, che o ignorano affatto la dottrina dell'esistenza individuale dopo lo morte, o l' hanno si vaga e indefinita da non aver alcun valore. Il dottor J. G. Helfer narra che i Seelongs nell'India credono bensì che i buoni e cattivi spiriti reggano il movimento delle cose naturali, ma non hanno alcuna idea di una vita eterna; e per solito, a domande fatte sopra simile questione, rispondono: - Noi non vi pensiamo. Giova infine ascoltare le parole tanto belle quanto vere del filosofo italiano Pomponazio, che viveva nel principio del sedicesimo secolo: "Se si vuol ammettere l'immortalità dell' anima, devesi prima d'ogni altra cosa provare per qual modo l'anima possa vivere senza aver bisogno del corpo, che pure è subietto ed obietto della sua attività. Senza le percezioni noi non potremmo pensare, ma le percezioni dipendono dal corpo e da' suoi organi. In sé stesso il pensiero è eterno ed immateriale, ma è legato ai sensi, né può afferrar l'astratto senza il concreto, nè esistere senza la percezione, o senza subordinazione al tempo, dacchè le idee ne vengono l'una dopo l'altra. Ma se dopo la morte non ci resta né coscienza né rimembranza, è dunque certo che l'anima nostra è mortale." Aggiunge poi che "quella virtù la qual si pratica per sè stessa, è più pura di quella che fondasi sull'aspettativa di una ricompensa. Tuttavia, noi non sapremmo biasimare gli uomini politici che fanno insegnare l'immortalità dell' anima in vista t del bene pubblico ed affinché i deboli e i tristi, vuoi pel timore, vuoi per la speranza, percorrano quella via che i cuori nobili e liberi scelgono per predilezione. è però grossolana calunnia il dire che la sola feccia degli eruditi hanno negata l'immortalità che tutti i saggi stimabili ammisero. Omero, Plinio, Simonide e Seneca non erano tristi pel non aver avuto questa speranza, ma piuttosto uomini liberi da ogni spirito mercenario."

Pag. 283 285

Conoscere il mondo oltre la morte sotto forma di ombre è un atto di estrema onestà intellettuale. Da un lato il mondo quotidiano è separato dal mondo delle ombre e dall'altro lato non si trasferisce sul mondo oltre la morte le condizioni o il mondo quotidiano. C'è una separazione netta fra ciò che viviamo e ciò che "pensiamo che sia" senza che "ciò che pensiamo che sia" possa interferire o condizionare il mondo quotidiano.

Il vero problema dei cristiani è che aspirano all'immortalità della loro ragione, della loro memoria quotidiana, dei beni che hanno accumulato, della fama che hanno ammassato uccidendo le persone.

Ai cristiani non interessa partorire il corpo luminoso alla morte del corpo fisico dopo aver vissuto con onore, partecipazione e volontà soggettiva. Ciò che vogliono che sia il dopo morte, altro non è che la riproduzione di un presente che deve esistere eternamente sia che si tratti del palazzo o del piccolo potere del missionario che stupra bambini; sia che si tratta del delinquente di strada o del magistrato che insulta le Istituzioni anteponendo la propria soggettività alla giustizia della legge; sia che si tratti del poliziotto torturatore o del Presidente della Repubblica che vuole vivere rinnovando il proprio potere per il proprio potere in disprezzo a tutti gli uomini che ha derubato e dai quali pretende deferenza.

Per aver vissuto con dignità e partecipazione attiva, il feto partorisce un corpo sano che affronta il mondo; per aver vissuto con impegno e partecipazione attiva in una vita fra le braccia di Zeus e della società civile, la morte del corpo fisico sarà il momento della nascita del corpo luminoso. Un corpo luminoso che l'immaginazione razionale può immaginare solo come un'ombra ma che si muove in un mondo che la ragione non può descrivere. Avrò memoria della vita fisica? Come un corpo ha memoria della sua vita fetale: la vita fetale lo ha costruito, ma la memoria razionale non gli serve nulla.

La morte del corpo fisico è la morte della ragione!

La morte del corpo fisico è la morte della razionalità, dei ricordi materiali e quotidiani. Una sola cosa portiamo con noi: gli sforzi che abbiamo fatto per vivere che si sommano nella struttura emotiva e che plasmano la nostra "energia vitale", il corpo che plasmiamo giorno dopo giorno, che costruiamo azione dopo azione, scelta dopo scelta, passione dopo passione, sonno dopo sonno e risveglio dopo risveglio modificando sé stesso in un continuo processo di disgregazione e riaggregazione della nostra coscienza.

Del mondo razionale non rimarrà nulla. Delle relazioni personali non rimarrà nulla. Delle vigliaccate e dei gesti di gloria non rimarrà nulla.

La domanda che l'uomo deve farsi è questa: ho vissuto con intensità emotiva, con azioni appassionate, con scelte soggettive sufficientemente coinvolgenti da aver plasmato un futuro che si realizza con la morte del corpo fisico? Oppure mi sono arreso (o sono stato costretto ad arrendermi), mi sono lasciato sottomettere, ho preferito scegliere di usare schiavi e servi per le mie necessità quotidiane rinunciando a plasmare la mia energia trovandomi ora disarmato davanti alla morte?

Nulla ci si porta oltre la morte se non il corpo luminoso che si è plasmato per trasformare, se ci si riesce, la morte del corpo fisico in un nuovo giorno della vita.

Ha ragione Pomponazzi. Per il cristiano non c'è vita oltre la morte del corpo fisico, ma nemmeno per l'ebreo, il cristiano o il buddista. Noi siamo come esseri unicellulari che si muovono in un brodo primordiale da cui tentiamo di uscire attraverso la porta della morte del corpo fisico: felicità o disperazione al momento della morte dipendono SOLO da come abbiamo vissuto!

30 agosto 2014

Per il lavoro, le citazioni sono tratte da:

Büchner Ludwig, Forza e materia, studi popolari di filosofia e storia naturale, tradotto da Stefanoni Luigi, 1868 ed.Gaetano Brigola
Citazioni dal capitolo diciasettesimo "Esistenza personale dopo la morte" da pag. 265 a pag. 285.

Ottenuto da Google

http://books.google.it/books/about/Forza_e_materia_studi_popolari_di_filoso.html?

Marghera, 30 agosto 2014

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Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.