Thomas Carlyle 1795-1881

L'eroe che veicola la volontà di dio distruggendo le società

I fondamenti filosofici dell'idealismo
anglo-americano

di Claudio Simeoni

Il quinto volume della Teoria della filosofia aperta è in preparazione

Indice Teoria della Filosofia Aperta

La filosofia della Religione Pagana.

L'eroe che veicola la volontà di dio distruggendo le società
in Thomas Carlyle

Mentre Emerson vuole dare una nuova veste al dio padrone della bibbia giustificandone e rivestendo le azioni in una diversa forma, Carlyle trasforma la figura del buon pastore, che porta le pecore al macello della vita propria dei vangeli cristiani, in ideologia filosofica indicando nei pastori di greggi il metodo per interpretare la realtà della storia.

La storia è fatta da pastori di greggi che, attraversati dalla volontà e dai progetti del dio padrone, modificano, mediante le distruzioni, la realtà vissuta.

Il buon pastore, Gesù, è l'eroe che agisce nella storia per volontà del dio padrone. Fa la volontà del dio padrone. Gli uomini non sono persone, sono massa, schiavi, servi obbedienti, appunto pecore, che il buon pastore, l'eroe, porta al macello della vita.

Dal momento che la realtà è creata da dio, ogni buon pastore non può essere imputato di genocidio perché il genocidio appartiene ad un tempo passato che non influisce nel tempo presente. Solo la volontà del dio padrone, incarnata nell'idea dell'eroe di Charlyle, mette in atto l'eterno ritorno del genocidio per il genocidio al quale l'eroe provvede.

Gli eroi di Carlyle sono altrettanti Gesù, altrettanti Mosè che attuano il destino voluto da dio.

Carlyle non esalta le azioni delle persone che considera "eroi", ma la persona dell'eroe che con la sua azione "cambia il destino delle nazioni". In sostanza, indica come eroe colui che con le sue azioni impone tanto danno alle società da costringere i sopravvissuti a riformulare la loro esistenza per adattarsi all'azione atroce subita e costruire un nuovo corso esistenziale.

Facciamo un po' di nomi di questi "eroi".

Lutero, Shakespeare, Maometto, Dante, Burns, Napoleone, Federico il grande, Cromwell.

La stessa lettura della rivoluzione francese e dell'illuminismo non è fatta attraverso i fatti e le condizioni degli uomini che hanno portato alla rivoluzione o le azioni che la rivoluzione ha prodotto, ma solo attraverso quelli che lui definisce "gli eroi" illuministi. Non è un popolo che ha modificato il proprio stato in base ai propri bisogni producendo persone che hanno gestito il cambiamento, ma sono degli eroi, i gestori del cambiamento, i protagonisti della rivoluzione francese.

Questa ottica di vedere il ruolo delle persone nella storia è cristiano, l'idea del buon pastore, ed è un'idea antistorica e criminale.

Antistorica, perché sono le persone che manifestano una qualità di funzioni data la quantità dei bisogni espressi e della volontà con cui vengono espressi. Criminale, perché il "buon pastore", qualunque sia la direzione nella quale conduce deve sempre ridurre le persone a pecore e la riduzione delle persone a pecore è il tema centrale del pensiero filosofico di Carlyle

.

L'idealismo di Carlyle si riduce alla farneticazione dell'uomo della provvidenza. Di quel Gesù che arrivando con grande potenza dalle nubi costringe le società umane a modificarsi. L'eroe di Carlyle non è altro che l'Hitler della soluzione finale, il Gesù che ordina di scannare chi non si mette in Ginocchio, il Mosé che ammazza tutti coloro che non adorano il suo dio padrone.

Nella filosofia di Carlyle non c'è costruzione del futuro. Afferma che la pretesa della scienza di spiegare tutto, di possedere le chiavi della natura è illusoria. Solo che l'analisi scientifica gode dei risultati raggiunti, ma si prepara ad indagare per ottenere nuovi risultati. Non possiede la verità come pretende di possederla Carlyle il quale afferma che l'universo è il tempio mistico dello spirito. Affermazione puramente delirante. L'universo è materia ed energia, questo è un dato di fatto. Attribuirgli uno spirito con una volontà e un'intelligenza pensante senza argomentarlo in funzione della materialità dell'universo significa che Carlyle immagina sé stesso, il suo pensiero, la sua illusione desiderante, come manifestazione di questo spirito dell'universo: lui è la misura di questo spirito dell'universo che abiterebbe il vestito della materia.

Carlyle influisce sul pensiero americano ben di più di quanto si voglia far comprendere. Il suo eroe è come il dio padrone, Gesù e Mosè, un eroe della distruzione. E' la distruzione del presente che caratterizza l'eroe di Carlyne. Il dio padrone della bibbia sula quale ha studiato, si compiace della distruzione, ci gode e se ne fa vanto. Gesù stesso millanta di ritornare con grande potenza sulle nubi dopo che le stelle saranno cadute sulla terra e le società degli Esseri umane devastate. Mosé viene descritto come l'uomo che si ciba della distruzione glorificando un dio padrone che non esita a macellare i bambini egiziani per puro divertimento.

Da questi eroi che popolano l'infanzia di Carlyle si passa ad eroi della distruzione più vicini, da Topolino a Superman, da Mandrake a Batman, ad eroi polizieschi, di spionaggio e quant'altro che nella cinematografia interpreta il protagonista che trionfa distruggendo mezza città.

Tutta la cultura americana è imbevuta dell'umo del destino, dell'eroe. La cinematografia americana usa l'eroe distruttore in ogni rappresentazione. L'eroe, dice la sceneggiatura, va a salvare le persone indifese. Però, le sue azioni dimostrano che il suo scopo è quello di portare distruzione.

Tutta la distruzione del Viet-Nam, gli stermini in Iraq, la guerra dell'Afghanistan, sono condotte all'insegna dell'eroe che macella come fa il dio padrone con gli abitanti delle città non ebree.

E' il dio padrone che agisce nella storia attraverso l'eroe. Non c'è nessun eroe che costruisce una società, che porti il cemento sulle spalle o che, come il contadino, tolga le erbacce. Nessun eroe si alza alle cinque del mattino per lavorare in fonderia o che porti mattoni sulle spalle.

Per costruire una società servono secoli: i bombardieri degli eroi USA in pochi giorni annientano la formazione delle società come quella del Viet-Nam, dell'Iraq, della Jugoslavia, della Libia o della Siria.

L'eroe di Carlyle è il John Wayne della cinematografia americana. L'eroe è colui che si fa attraversare dal furore del dio padrone e manifesta la sua volontà nella società in cui vive.

Non c'è il costruttore in Carlyle. Ogni costruttore, ogni persona che agisce per costruire il futuro, appare come il male. Un nemico del dio padrone che deve essere oppresso dall'eroe inteso come "superman" o il superuomo nazista che distrugge il mondo. L'eroe di Carlyle è Gesù che venendo con grande potenza sulle nubi distrugge la vita sul pianeta rinchiudendo nell'immagine della distruzione l'angoscia costruita nella vita degli uomini.

Mi sembra superfluo ricordare che Carlyle fu un fautore di società assolutiste, dittatoriali e naziste. Come Platone, come i cristiani e tutti coloro che in filosofia si pensano gli ispirati dal loro dio padrone e pretendono che le persone si mettano in ginocchio davanti a loro amando il loro delirio di onnipotenza. Vedremo come questo delirio idealista verrà fatto proprio da personaggi, apparentemente diversi, come Benedetto Croce e Giovanni Gentile.

Marghera, 25 settembre 2015

NOTA. per le riflessioni si è usato:

Nicola Abbagnano, Storia della Filosofia vol. VI° editore TEA 1995

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.