Ernst Bloch 1885 – 1977

Il concetto di sesso e pulsione
nella sinistra sociale europea

Il principio speranza fra Freud, Jung e Adler

di Claudio Simeoni

Il quinto volume della Teoria della filosofia aperta è in preparazione

Indice Teoria della Filosofia Aperta

Ernst Bloch
Il principio speranza e la dimensione pulsionale dell'uomo

Nella concezione del corpo che abita il mondo, è importante affrontare le affermazioni di Bloch in relazione alla psicoanalisi. Bloch è considerato un filosofo marxista che agisce in un mondo in cui i conflitti filosofici tendono a far sparire la dimensione dell'uomo dall'orizzonte esistenziale, per considerare l'uomo solo un'appendice dell'azione del dio padrone nel mondo.

Nel frattempo, un'altra branca delle scienze umane sta prendendo piede. Mentre la filosofia tende a dimenticare la dimensione dell'uomo, la psicologia, la psicanalisi e la psichiatria tendono a definire il modello uomo nel mondo.

L'unità del pensiero relativo all'esistenza umana si sgretola. Gli interessi della filosofia, della psicanalisi e della psichiatria tendono a differenziarsi come se ci fosse una divisione del lavoro umanistico in cui la filosofia si occupa del ruolo del dio padrone nell'esistenza umana e la psicoanalisi, la psicologia e la psichiatria, si occupassero dell'uomo e della sua ricondotta nel modello creazionista definito dal dio padrone.

L'uomo, come soggetto che abita il mondo, è scomparso dall'orizzonte della filosofia. Le contraddizioni che l'uomo vive non riguardano le sue relazioni col dio padrone. Non sono oggetto di analisi filosofica. La filosofia, dall'idealismo al positivismo, dallo strutturalismo all'esistenzialismo, si separa dall'uomo ed entra in gioco la psicanalisi, la psicologia e la psichiatria: l'uomo deve essere ricondotto al modello della creazione del dio padrone.

Ernst Bloch commentando la libido di Freud afferma:

Ma il corpo deve aspirare in prima linea e in maniera particolare a qualcosa. Qual è in ogni caso la molla istintuale fondamentale dei nostri pensieri e dei nostri tentativi attualmente presenti? Freud, come è noto, pone l'impulso sessuale come primo e più forte. Secondo tale teoria la libido regge la vita, essa è fondamentale sia in senso temporale sia nel senso del contenuto. Già del poppare del poppante si dice che è collegato con un piacere sessuale e che in gran parte avviene per tale piacere. Anche la fame, sostiene Freud, è subordinata all'impulso sessuale, la sazietà diventa appagamento sessuale. Il rapporto col proprio corpo e successivamente con gli oggetti esterni, e quanto mai con le persone dell'ambiente, appare dovunque e in primo luogo sessuale. Solo che la libido non è restata in Freud l'unico impulso, o almeno non la libido nel senso del piacere positivo. Il Freud tardo sottolineò accanto ad essa un'aspirazione al piacere negativo, cioè la pulsione di morte. La volontà del vivente è dunque coordinata con la morte che le incombe, e non soltanto con l'accoppiamento. Come gli esseri pluricellulari fin dall'inizio sono orientati verso la morte e il degrado letale si instaura già nella gioventù, per esempio nel restringersi dei vasi, così anche un impulso specifico va incontro al procedimento del morire, del raffreddarsi. è la pulsione distruttiva e aggressiva; Freud volle indicarlo nelle brame sadistiche come istinto a se stante, anche se sempre tinto di libido. Il rumore della vita, che procede dall'amore, secondo lui viene fatto riammutolire o distrutto dalla medesima libido. Il desiderio di distruzione, sostiene, si estrinseca, nei confronti del proprio corpo, nella gioia per un'educazione parca, nelle molteplici inclinazioni ascetiche. Rispetto a corpi e oggetti altrui l'istinto di morte si manifesterebbe come crudeltà, come inebriamento innegabile per l'annientamento che ora colpisce altri. Ma sulla natura anch'essa libidica dell'istinto di morte deve gettar luce il costante collegamento di crudeltà e piacere sessuale, e innanzitutto il sentimento della morte per amore. Il nocciolo comunque è e resta qui sessuale, l'uomo freudiano viene mosso da questo.

Solo in un secondo momento si aggiunge una forza diversa e più limitata. Naturalmente questa limitazione, questa nettezza anche, è importante nell'uomo; perché si tratta del suo lo. Freud ricorda continuamente, non senza ritirate, che egli, oltre all'impulso sessuale e a quello affine di morte, ha evidenziato anche un impulso puramente umano. Perché se ci fosse soltanto la libido e nient'altro, in noi non potrebbero nascere né conflitti né nevrosi. Accanto all' «Es oscuro» del corpo e dei suoi impulsi secondo Freud c'è l'Io. Alle forze sessuali si contrappongono le pulsioni dell'Io; anzi tutta quanta la psicoanalisi, dice Freud, «si è fondata sulla netta distinzione tra le pulsioni sessuali e quelle dell'Io». L'Io afferma, nega e censura gli impulsi; da esso dipende la coscienza, esso è la forza che rende coesiva la nostra vita psichica. Esso è la forza «che di notte va a dormire e che anche allora esercita la censura onirica». L'impulso dell'Io rimuove quello che negli impulsi sessuali e nei loro contenuti non rientra nella sua linea (di cui tra poco). Perciò la nostra vita psichica è dualistica, nonostante la libido che qui ha dato inizio a tutto; essa si muove «fra l'Io coerente e il rimosso che se ne è distaccato». Appunto questa tensione, quando conduce alla contrapposizione, conduce al conflitto patogeno, in quanto conflitto fra le pulsioni dell'Io e gli impulsi sessuali. Dall'Io procedono «le rimozioni mediante le quali alcune tendenze psichiche non soltanto rimangono escluse dalla coscienza, ma anche dagli altri modi di agire e di farsi valere. Ciò che viene rimosso si contrappone all'Io durante l'analisi, e compito dell'analisi è eliminare le resistenze che l'Io manifesta a occuparsi del rimosso». L'Io si incarica dell'accantonamento dei sentimenti spiacevoli mediante l'appagamento degli impulsi ma esso provvede a questo appagamento a modo suo, cioè censurando, moralizzando, e soprattutto avendo riguardi per il conseguibile, per la «realtà». Questo moralizzare, cioè a dire questo adattamento alle usanze dell'ambiente borghese di Freud, secondo Freud è la linea che l'impulso dell'Io ha conquistato. Per tal via nasce addirittura una lacerazione della libido, dunque del principio del piacere, che altrimenti determina tutti i processi pulsionali; l'adulto, o meglio, l'individuo borghese, da Freud borghesemente visto, si rompe le corna dionisiache contro la «realtà», che è il nome dato da Freud al suo ambiente borghese (al mondo delle merci e alla sua ideologia). «L'Io così educato è diventato "ragionevole", non si lascia più dominare dal principio di piacere, ma obbedisce al principio di realtà, che in fondo vuole anch'esso ottenere piacere, ma un piacere il quale, pur essendo rinviato nel tempo e più limitato, è garantito dal rispetto della realtà». Eppure l'Io e perfino la «realtà» ovvero il mondo borghese esterno non basterebbero ancora ad esercitare la censura né a sublimare gli impulsi libidici se accanto e al di sopra non ci fosse inoltre il «Super-io» o «Ideale dell'Io», Il Super-io è l'altro contenuto dell'Io; secondo Freud esso rappresenta il nostro rapporto con i genitori; esso crea tutte le formazioni sostitutive della pietà. L'Io rappresenta i diritti del mondo esterno, e il Super-io è l'«avvocato del mondo interiore", l'«origine della coscienza e del senso di colpa» (quali tensioni fra le esigenze della coscienza e le prestazioni dell'Io); esso è il «germe dal quale si sono sviluppate tutte le religioni». Mentre il Super-io rappresenta padre e madre, osserva, minaccia e guida l'Io come prima i genitori hanno fatto col bimbo; così esso dà all'Io un'immagine guida ed è la fonte della formazione di ideali. Ma appunto a causa della persistente efficacia dell'istanza parentale è facile che nel Super-io sopravviva una minaccia; la coscienza è severa, il sentimento del dovere è cupo, e il Super-io, da parte dei genitori, conserva assai spesso le tradizioni e gli ideali del passato. Cionondimeno, aggirando l'Io desto, esso traccia un arco in direzione della libido, intesa quale oscurità comune, e quale Es del mondo interiore unificato nell'oscurità. Tutto questo si aggiunge alla libido originaria, almeno nel Freud più tardo; così viene fuori una straordinaria sovrastruttura di impulsi. Certo si tratta di una sovrastruttura che mediante l'analisi deve essere in gran parte smontata e che, per quanto riguarda i contenuti del Super-io (fra i quali rientrano non soltanto la religione ma per esempio anche postulati del mutamento del mondo), pare consistere, in riferimento al mondo esteriore, esclusivamente di «illusioni». Quanto al mondo interiore che trova il suo avvocato nel Super-io, resta, buon ultimo ma sempre, il mondo della libido o degli istinti rimossi, dell'«Es inconscio» nell'uomo. L'Es di questa libido è e resta, secondo Freud, il mondo degli impulsi che riempie il corpo, che ci circonda tutto intorno e che è inconscio, tanto per il suo lato animalesco quanto per quello del Super-io. Il risultato è «che noi veniamo "vissuti" da forze ignote e incontrollabili» (cioè a dire: dalla potenza estranea del modo di produzione capitalistico, che Freud trasforma nello Es della libido). La psicoanalisi invece è «uno strumento inteso a rendere possibile la conquista progressiva dell'Es da parte dell'Io». In tal modo naturalmente si libera soltanto il fondamentale istinto libidico, cioè questo né è diminuito nelle rimozioni né è superato dai vincoli dell'ideale dell'Io. Freud per la verità vuole portare razionalmente alla luce il rimosso e l'inconscio che vi è contenuto, dunque diminuire la muffa ipocrita e anche nevrotizzante. Ma quel che poi deve sorgere è unicamente un giorno all'interno della libido privata e del «disagio» di una civiltà alla quale a quanto pare non manca altro che una brezza psicoanalitica.

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Un corpo "deve" aspirare a qualcosa?

Un corpo deve innanzi tutto vivere, agire nel suo mondo veicolando i propri desideri. Un corpo è tale non perché è un oggetto, ma perché è un "corpo desiderante" che col desiderio afferma sé stesso nel mondo.

Affermare un dovere, un fine, uno scopo, da applicare ad un corpo significa voler possedere, gestire, circoscrivere, quel corpo in condizioni ed interessi che non appartengono al corpo, ma il cui scopo è rendere quel corpo oggetto di possesso. La prima discriminazione che fa la filosofia della Religione Pagana rispetto a tutte le altre filosofie è quella di rimuovere scopi e fini imposti dallo spettatore a corpi desideranti che abitano il loro mondo.

La Natura non è lo scopo della terra, ma è il corpo desiderante della terra che contribuisce alle condizioni affinché possa esistere la Natura. Le specie della Natura non sono lo scopo della Natura, né viceversa: sono corpi desideranti che abitano il mondo.

La distruzione dell'uomo, come di ogni altro corpo, si ottiene aggredendo il desiderio di quel corpo. La prima aggressione che un corpo umano subisce è l'annientamento del desiderio di vita mediante la coercizione della sua struttura desiderante attraverso una morale, al di là della violenza fisica o psicologica con cui viene imposta, che determina le condizioni e le possibilità del desiderare.

L'errore è un errore moralistico, sia in Freud che in Bloch. Quella che Freud chiama "libido" o il motore per il quale il corpo può aspirare a qualcosa, è solo l'energia vitale, l'energia sessuale che si esprime in un corpo. Qualunque corpo vivente. Ciò che differenzia un corpo, che può diventare vivente mettendo in atto azioni nel mondo, da un cadavere che come tale subisce passivamente l'azione nel mondo è l'energia vitale o energia sessuale.

Il fondamento della vita è l'energia sessuale. L'energia sessuale genera la vita, al di là di come le singole Coscienze di Sé la veicolano nel mondo o, se preferite, la gestiscono attraverso il proprio corpo.

Come Pagani usiamo il termine generico di "energia vitale" perché distinguiamo un corpo che agisce nel mondo e un corpo che non agisce nel mondo. Il corpo che agisce nel mondo è animato da un'"energia vitale" che non solo lo porta in essere, ma lo spinge a trasformarsi: questa trasformazione è manifestazione della propria sessualità. Della propria energia sessuale, anche quando, Essere Unicellulare, si riproduce per divisione.

L'impulso sessuale è l'impulso della vita.

Il sesso è vita e la vita si esprime esclusivamente mediante l'energia sessuale anche quando l'individuo mette in atto azioni fisiche, pratica la divisione del lavoro, mette in atto impegno intellettuale.

Negare l'esercizio della sessualità significa negare la vita. Il controllo esistenziale degli uomini avviene controllando la veicolazione della loro sessualità specialmente attraverso l'emarginazione della donna, la pratica della pedofilia e della pederastia come pratica di possesso dell'individuo socialmente emarginato.

Per comprendere l'azione dell'energia sessuale di un corpo, basti pensare che tutta la Natura, come noi la conosciamo che si espande sulla Terra, nasce dalla veicolazione della libido dell'Essere Terra.

Dobbiamo distinguere fra il ruolo che ha l'energia sessuale, l'energia vitale, negli Esseri Viventi, negli Esseri Umani nel nostro caso, dall'idea culturale della sessualità come derivazione dalla proibizione sessuale imposta con la violenza dall'assolutismo cristiano. Dalla proibizione cristiana, prodotto dalle necessità di quel dio padrone, sorge un'idea morale di sessualità che è inumana perché finalizzata alla repressione dei comportamenti dell'uomo per favorire un padrone, un comando sociale, che stupra gli uomini per sottometterli al suo dominio.

La sessualità, intesa come Energia Sessuale o Energia Vitale, è l'Energia della Vita. Questo principio era conosciuto dagli Orfici perché, dall'uovo luminoso dal quale emerge l'universo, viene alla luce l'Eros Primordiale, Fanes, colui che mostra. L'Eros primordiale permea l'universo ed è l'Intento che spinge alla vita ogni Coscienza. Spingere alla vita significa spingerla ad abitare il mondo mediante la ricerca permanente della soddisfazione dei propri desideri e dei propri bisogni.

Questa energia, Freud la chiama energia libidica.

Il fatto che Freud scopra l'Energia Libidica come Energia Vitale che si manifesta in ogni azione del soggetto, non significa che Freud non fosse un individuo del suo tempo, educato nella religione ebraica e portatore di tutti i problemi che la manipolazione della sua psiche infantile ha imposto sul suo corpo e nelle sue emozioni. Il fatto che gli uomini scoprano dei meccanismi della vita e interpretino le loro sensazioni, non consente al filosofo a pensare che la scoperta di quel meccanismo implichi la trasformazione dell'individuo nel meccanismo che ha scoperto.

Bloch commenta Freud, ma non avanza nessuna affermazione alternativa a quanto Freud, secondo l'interpretazione di Bloch, avrebbe affermato. Succede spesso, quando non si cita letteralmente una fonte che si commenta, ma la si cita attraverso una memoria interpretativa che pur individuando una definizione che ha colpito il filosofo porta questi ad interpretare tale affermazioni fuori dal contesto teorico soggettivo dell'individuo citato.

Nel nostro corpo abbiamo una serie di sistemi, di meccanismi, che fungono da "segnali guida" affinché noi possiamo agire nella vita espandendo noi stessi nel mondo in cui viviamo. Non è solo il Feto che cresce nella pancia della madre, ma è anche il bambino che cresce e che mette a fuoco le sue predilezioni (e le sue debolezze) in un mondo nel quale deve scegliere che cosa migliora o che cosa danneggi la sua esistenza.

Questo permette al bambino, pur inconsapevole, di regolare, per quanto gli è possibile, la percezione dei fenomeni del mondo, interpretarli, adattarsi ed agire di conseguenza. Questo è il meccanismo della crescita. Un meccanismo che non coinvolge solo lo sviluppo cellulare, ma soprattutto lo sviluppo psico-emotivo e lo sviluppo intellettuale che si adatta ad un contesto culturale e sociale che agisce sul bambino mediante fenomeni che, visti da uno spettatore esterno, appaiono come "agenti regolatori" del sistema di veicolazione della libido del bambino prima e dell'adulto poi.

Noi, come Esseri Umani, tendenzialmente, abbiamo tre sistemi generali attraverso i quali esprimere la nostra libido nel mondo: l'attività fisica, l'attività sessuale e l'attività intellettuale o del pensiero astratto.

Quando riduciamo la nostra espressione della libido nel mondo ad un'affermazione semplice, affermiamo che la libido agisce nell'essere umano affinché l'essere umano cresca e si espanda nel mondo. L'espandersi provoca piacere e il piacere sollecita la sua riproduzione spingendo l'individuo a ricreare quella sensazione espandendosi nel mondo.

Secondo Bloch, Freud ad un certo punto accanto alla libido scopre l'esistenza della pulsione di morte, una sorte di autodistruzione.

Quando Bloch afferma

"E' la pulsione distruttiva e aggressiva; Freud volle indicarlo nelle brame sadistiche come istinto a se stante, anche se sempre tinto di libido. Il rumore della vita, che procede dall'amore, secondo lui viene fatto riammutolire o distrutto dalla medesima libido. Il desiderio di distruzione, sostiene, si estrinseca, nei confronti del proprio corpo, nella gioia per un'educazione parca, nelle molteplici inclinazioni ascetiche."

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Non si sta rendendo conto che sta sovrapponendo due pulsioni: una relativa alla vita e una prodotta dalla cultura sociale che vuole piegare a sé la vita. Sovrapporre le due condizioni non spiega la vita, ma contribuisce a stuprarla.

La libido è la manifestazione della vita. La libido si esprime anche quando il corpo fisico, in età avanzata o per malattie, sta morendo. La libido è la continua ricerca del piacere e la ricerca del piacere non viene limitata dallo stato del corpo vivente, ma viene limitata dalla violenza sociale che ne limita o ne condiziona l'espressione. Il bambino che a scuola non vuole studiare o ha comportamenti da bullo violento, sta esprimendo la sua libido in risposta alla violenza subita dall'ambiente sociale. Suo padre e sua madre, sono mai stati con un libro in mano? Avevano il piacere della lettura e dell'interpretazione di quanto leggevano? Avevano il piacere della ricerca? O piuttosto erano abituati ad essere furbi, ad armeggiare di sottobanco compiacendosi di mettersi in ginocchio davanti ad un crocifisso? Come reagivano emotivamente alle sollecitazioni del mondo?

Cosa trasmettevano al bambino? Come il bambino interpretava a un mese di vita, a due anni di vita, a due anni e mezzo di vita, a cinque anni di vita, a sette anni di vita, a dieci anni di vita la relazione fra il suo sviluppo emozionale in cui si esprimeva la sua libido e le risposte che il mondo, dal micro mondo familiare al mondo sociale che abitava, gli chiedeva?

Quali erano le sue difficoltà, le sue sofferenze, le sue inadeguatezze a cui il mondo non sapeva rispondere? Come vivevano i bambini mancini in un mondo che legava loro le mani o ricevevano azioni violente quando si masturbavano? Quali adattamenti metteva in atto il bambino dislessico, leggermente dislessico, quando per qualche difficoltà di apprendimento veniva aggredito?

La pulsione di morte non è una pulsione naturale dell'uomo, ma è prodotta dall'ambiente sociale che violenta e stupra l'energia libidica di una persona a cui viene impedita l'espansione nel mondo.

Noi abbiamo una sola energia, l'energia vitale, l'energia sessuale, l'energia della vita che ci porta a crescere, ad espanderci, a correre verso il mare della nostra morte fisica e che si esprime anche nel momento in cui moriamo.

La pulsione di morte, l'elemento di autodistruzione o di distruzione dell'uomo è prodotta dall'azione sociale, ambientale, che manipolando l'energia libidica ne impedisce l'espressione e ne condiziona la veicolazione nel mondo costringendo l'individuo ad adattarsi a sollecitazioni che lo costringono a rispondere sotto minaccia e ricatto.

Siamo orientati verso la morte del corpo fisico, ma non siamo orientati verso la distruzione del nostro abitare il mondo. Il feto muore, ma non è orientato all'annientamento della sua esistenza. L'energia libidica che si esprime nel feto, si esprime anche nel bambino. Semmai c'è un cambio di coscienza, un diverso apporto della conoscenza con diverse relazioni fra sé e il mondo. Un mondo che non è più determinato dall'utero (Semele), ma è determinato dall'atmosfera (la gamba di Zeus). Tuttavia, sia nel feto che nel bambino, agisce l'energia sessuale, l'energia libidica, che ci spinge ad espanderci nel mondo.

La morte del corpo fisico e la pulsione di morte, sono due cose distinte che vengono unificate solo dall'immaginario cristiano che, legittimando la violenza del suo dio padrone, in particolare sull'infanzia, giustifica la pulsione di morte imposta alla struttura libidica mediante la violenza con l'esistenza della morte del corpo fisico.

La morte del corpo fisico è un piacere!

E' il piacere di tutti i piaceri.

Questo modo di pensare la morte è un concetto espresso anche da Epicuro che diceva, vado a memoria, che al massimo possiamo aver paura del modo in cui moriamo, della sofferenza fisica che precede il morire, ma non della morte.

Quando ogni piacere nella vita fisica è negato e la disperazione e l'angoscia assale l'individuo, questi si libera dell'angoscia e della disperazione con il suicidio. Il suicidio è l'unico piacere che la violenza sociale non gli ha sottratto. La morte diventa il piacere realizzato che pone fine all'angoscia esistenziale.

La pulsione di morte non ha nulla a che vedere con la morte del corpo fisico. Non c'è una relazione fra la degenerazione del corpo fisico e la pulsione sadica o perversa che porta l'uomo all'autodistruzione.

Quando Freud elaborava il suo concetto di pulsione di vita e pulsione di morte, era un tempo "culturale" in cui dominava la fisionomica di Lombroso e l'eugenetica cristiana secondo cui, ciò che deriva dal dio padrone, è bello e sano (nel modello di sano pensato da una perfezione immaginata ed attribuita al dio padrone), mentre, ciò che era brutto o ripugnante, rappresentava anche il male psichico, psicologico, e la tendenza al male come voluto e richiesto dal dio padrone. Fisionomica ed eugenetica, agivano in quella direzione per tentare di definire l'uomo in quella magia simbiotica imposta da Gesù che affermava che ciò che usciva dall'uomo era quanto danneggiava l'uomo.

Questa idea ebraico-cristiana era un'idea fatta propria da Freud secondo cui il suo dio padrone "creava" la vita ed equiparando la morte al male e alla perversione di una sessualità che egli riteneva normale, santa e sacra.

Che cos'è la pulsione di morte?

La pulsione di morte non è altro che la condizione della libido quando si rinchiude su sé stessa e, anziché agire per far crescere l'individuo e veicolare le sue pulsioni nel mondo, lo rinchiude su sé stesso perché l'individuo è stato asservito ad un soggetto esterno a lui del quale ha fagocitato la morale. Il comportamento di quell'individuo, in risposta a quella morale opprime la sua libido e la sua psiche mettendo questo individuo al suo servizio.

La libido comunque agisce e spinge il sistema desiderante dell'individuo affinché l'individuo la esprima nel mondo. L'individuo adatta l'espressione della sua libido all'interno dell'ideologia del possesso. Come lui è posseduto da un soggetto esterno a lui, così agisce per veicolare la sua libido possedendo altri individui, più deboli, in modo da poterli sottomettere e renderli obbedienti alla sua volontà.

Freud aveva a che fare con la magia simpatica che costituiva, di fatto, l'ambiente culturale in cui viveva e dalla quale partiva affermando una libido che stava fra eugenetica e fisionomica in cui il modello filosofico era "il bello" quale prodotto della creazione divina e "il brutto", "il ripugnante", come manifestazione del demonio nemico del suo dio padrone. In questa condizione Freud valutò la libido come espressione della sessualità e la perversione, nell'espressione della libido, come manifestazione del male che portava alla morte. Questo rispondeva all'idea cristiana, fatta propria da Freud e da Molescott, secondo cui il peccato imbruttiva le persone e le malformazioni dei bambini erano l'effetto del peccato dei genitori secondo il detto biblico che le colpe dei padri ricadono sui figli.

La pulsione di morte si ha quando la libido diventa prigioniera dell'idea di possesso. L'individuo si ritiene oggetto posseduto da un potere esterno, il dio padrone, al quale ritiene di dover obbedienza e, nello stesso tempo, veicola la sua libido su soggetti più deboli che "possiede" ad imitazione del dio padrone che lo possiede.

Sia che l'individuo espanda sé stesso o che l'individuo rattrappisca sé stesso in un delirio di possesso, vanno entrambi verso la distruzione dell'esistenza. Non coglieranno dall'albero della vita per mangiarne e vivere in eterno.

La vita procede da Eros. Eros non è amore, ma è godimento mediante l'atto sessuale che non necessariamente genera vita in quanto l'atto sessuale, come piacere e godimento, è soggetto in sé che si esprime in quel tipo di relazioni. Quel tipo di relazioni costruisce le condizioni per generare la vita, ma la vita generata non è il fine, né scopo, del godimento che chiamiamo Eros. Eros è godimento e, per estensione, è la continua ricerca di felicità dei soggetti della Natura, di qualunque specie, che abitano il mondo. Eros è espansione del soggetto nel mondo.

La pulsione di morte, come pulsione di possesso, riguarda solo gli Esseri Umani che, sottomessi al loro dio padrone, con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima, in quella relazione privata conchiudono l'espressione della loro pulsione vitale.

La volontà di legare la crudeltà alla sessualità, è un carattere tipicamente cristiano che condannando il sesso può criminalizzare l'Essere Umano e imporgli dolore e sofferenza affinché gli uomini e le donne non provino piacere nel fare sesso.

Mentre la ricerca del piacere appartiene alla qualità dell'impulso della vita, la pulsione di morte, come manifestazione del possesso dell'uomo, è un carattere imposto dalla violenza del cristianesimo sull'infanzia. Il cittadino bambino, l'infante, è fatto dai cristiani oggetto di possesso. Il figlio è oggetto di possesso dei genitori prima e poi delle Istituzioni. L'infanzia, privata del suo diritto di essere considerata dei cittadini tutelati dalla legge, diventa puro oggetto di possesso. L'infanzia viene violentata, stuprandone, la struttura psico-emotiva affinché quei bambini non siano mai in grado di diventare adulti psicologicamente autonomi e consapevoli. Devono diventare degli adulti che vivono riproducendo il loro timore nel dio padrone e che praticano la violenza con i bambini perché anche loro provino terrore nei riguardi del padrone.

La pulsione di morte è imposta alla struttura libidica dell'individuo dall'azione sociale che violenta le emozioni: questo genera conflitto intimo che trasforma l'Energia Vitale della persona in Energia Vitale Stagnata come espressione della pulsione di morte imposta.

Il conflitto manifesta ciò che un soggetto è: non esiste, come dice Bloch, un "uomo" diverso e separato dalla propria libido. Solo nell'idea cristiana dove il corpo è solo un cadavere abitato dall'anima, l'anima è cosa diversa dal cadavere; ma questo appartiene all'ideologia di possesso generata dal dio padrone che, padrone dell'anima, deve ridurre l'uomo ad un cadavere obbediente.

Io sono la mia libido che si è adattata alle sollecitazioni e alle violenze che ha subito da un insieme sociale che con la violenza voleva adattarmi a sé stesso.

Questa è l'essenza del conflitto che l'ideologia nazista di Bloch, non ha colto per il disprezzo che aveva per l'uomo. Io non mi ritiro dai miei impulsi sessuali o dalla manifestazione della mia libido. Io devo essere in grado di risolvere il conflitto fra le necessità della mia libido, la violenza sociale che vuole controllare l'espressione della mia libido e la possibilità di cogliere le condizioni nelle quali la società in cui vivo mi consente di esprimere la mia libido senza entrare in conflitto.

Non esiste un impulso umano, se non chiamiamo umano la sottomissione dell'uomo e l'elaborazione di un'ideologia del possesso, come il cristianesimo, che, cercando di legittimare il possesso degli uomini con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima, costringe l'uomo ad alienarsi dalla natura e a diventare un estraneo ad essa.

Tutta la psicanalisi, da Freud ad oggi, ha lanciato una feroce guerra contro la struttura pulsionale dell'uomo al punto che qualche anno fa Hillman ebbe a dire: "Oltre cento anni di psicanalisi e ci sono solo un mucchio di macerie!". Fallimenti dopo fallimenti. Teorizzazioni che si sono rivelate vuote fantasie la cui sperimentazione ha distrutto la vita a milioni di uomini.

Alle forze sessuali che si esprimono negli uomini, si contrappongono le forze del possesso che intendono ridurre l'uomo a macchina da lavoro, da guerra e da consumo per accumulare ricchezza.

Scrive Ernst Bloch:

Alle forze sessuali si contrappongono le pulsioni dell'Io; anzi tutta quanta la psicoanalisi, dice Freud, «si è fondata sulla netta distinzione tra le pulsioni sessuali e quelle dell'Io». L'Io afferma, nega e censura gli impulsi; da esso dipende la coscienza, esso è la forza che rende coesiva la nostra vita psichica. Esso è la forza «che di notte va a dormire e che anche allora esercita la censura onirica». L'impulso dell'Io rimuove quello che negli impulsi sessuali e nei loro contenuti non rientra nella sua linea (di cui tra poco). Perciò la nostra vita psichica è dualistica, nonostante la libido che qui ha dato inizio a tutto; essa si muove «fra l'Io coerente e il rimosso che se ne è distaccato».

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Bloch altro non fa che reiterare la categorie di bene e male cristiane dove la sessualità, l'impulso sessuale (che ha portato la specie umana fuori dal brodo primordiale alimentando tutto il processo di diversificazione delle specie) è il male mentre l'Io, come atto di dominio e di possesso che ferma la forza della vita, è il bene.

In sostanza, Bloch si allinea con i detrattori delle pratiche sessuali per alimentare la repressione sessuale nonostante, un suo contemporaneo, Reich, metterà in atto una delle più grandi rivoluzioni della storia: la rivoluzione sessuale.

Il conflitto fra la ragione, l'Io, e la pulsione che spingendo il soggetto a soddisfarla, modifica sia il soggetto che l'ambiente, è fatto proprio da Bloch che confonde razionalità con la vita.

Il conflitto patogeno, di cui parla Bloch, non è dato dalle pulsioni dell'Io che si contrappongono agli impulsi sessuali, ma dagli ostacoli che l'Io pone alla sessualità e, più in generale, alla veicolazione dell'energia sessuale nel mondo che funge da ostacolo non solo alla pratica sessuale, ma anche alla veicolazione dell'attività fisica e dell'attività intellettuale dell'individuo bloccandolo in condizioni sociali che lo costringono ad aderire a modelli di sottomissione e di negazione pulsionale. Siamo in una società che, per imporre sottomissione e deferenza, nega all'uomo la veicolazione della propria struttura emotiva. L'uomo non agisce per sé stesso, ma agisce in funzione di un modello sociale di sottomissione e di appropriazione.

Questo aspetto qualifica l'ideologia filosofica di Bloch all'interno dell'ideologia nazista che ha come modello sociale la centralità di uno Stato assoluto, libero di sottomettere l'uomo a sé stesso, come il dio padrone cristiano si ritiene libero di sottomettere l'uomo a sé stesso.

Cosa procede dall'Io dell'uomo? Alcune tendenze psichiche che vengono escluse dalla coscienza.

Quali tendenze psichiche sono escluse dalla coscienza? Quelle di natura sessuale?

Una è la pulsione sessuale, due sono i modi di veicolarla, tre sono i sistemi con cui la vita umana la impiega, molte sono le forme con cui gli Esseri Umani cecano l'orgasmo.

La pulsione sessuale è la forza con cui l'organismo si dilata nel mondo in cui è nato, si sviluppa e cresce per moltiplicazione e sedimentazione.

La pulsione sessuale può esprimersi sia spingendo il soggetto a dilatarsi in un mondo di relazioni in cui i soggetti si dilatano, sia nel possesso in cui la relazione consiste nell'annientamento di una parte che concorre alla relazione.

La vita umana impiega l'energia sessuale per dilatare il corpo fisico (crescere) nel mondo fisico e, conseguentemente riproducendosi cercando la relazione orgasmica, sviluppando la vita intellettuale, il pensiero astratto e il pensiero emotivo che abitano sia lo spazio che il mutamento.

Il rimosso, come contenuto dell'inconscio, è un concetto monoteista che considerando la parola come elemento centrale dell'esistenza, non concepisce nessuna esperienza della vita umana se non quella materialmente vissuta. L'inconscio di Freud è un luogo abitato da un vissuto dimenticato che, tuttavia, agisce sulla struttura psichica dell'uomo.

L'esperienza dell'uomo è alimentata da numerosi strumenti che la specie ha costruito nel corso del suo divenuto per analizzare la realtà e molte delle analisi della realtà usano percezioni del reale ignote all'Io, alla ragione. Queste elaborazioni, che formano altri stadi e altri livelli di percezione e analisi del reale, premono sulla coscienza razionale, l'Io, per farsi riconoscere e considerare.

L'Io allontana quelle percezioni, quelle elaborazioni, allontana le idee che emergono dal suo profondo selezionandole in un insieme che appare "logico e razionale" solo nella sua personale descrizione del mondo che si forma alienandosi dall'intero mondo in cui l'individuo vive.

Un intero mondo dentro di noi viene negato dall'Io. La ragione invade tutta la coscienza dell'uomo, ma la coscienza dell'uomo che la ragione controlla non è la Coscienza di Sé, la coscienza con cui l'uomo è divenuto, ma è solo la coscienza con cui l'uomo, quel specifico individuo, si presenta nel mondo della forma e della quantità alla quale la ragione ha conchiuso la sua percezione.

Solo che le emozioni, che si manifestano solo nella veicolazione della sessualità, in qualunque forma si veicolino nel mondo, non hanno né forma né quantità, come non ha forma e quantità il mutamento che trasforma un presente che sfugge alla coscienza razionale, all'Io, che si trova continuamente a rimodulare e ristrutturare la sua descrizione del presente che vuole controllare, ma che sempre gli sfugge.

Il problema per la ragione non è il rimosso vissuto, ma è la percezione e l'elaborazione di una realtà che, negata alla coscienza, crea conflitto fra la necessità di impossessarsi dell'uomo imposta dalla coscienza razionale e la necessità di liberare la percezione del mondo che la coscienza razionale, nega.

L'Io razionale fissa il divenuto dell'individuo in un presente immobile e il presente immobile si fissa nella verità che viene immaginata come divina e imposta all'uomo affinché nulla si modifichi e i rapporti di forza e di potere sociale diventino assoluti, fissati, immobili,

Mentre la sessualità, l'energia sessuale, spinge al cambiamento dell'uomo nel presente, nelle relazioni esterne e interne, la ragione, l'Io, costringe l'uomo a rinunciare alla proprie pulsioni per fermarsi in un presente descritto che non deve essere modificato. Le usanze, l'ambiente "borghese", dichiarato come realtà assoluta dell'uomo, non ha orizzonti se non il presente che deve essere conservato e riprodotto continuamente.

Bloch afferma che l'Io, l'Io razionale, provvede a censurare e a moralizzare tutta l'energia della vita che così ingabbiata porta l'Essere Umano alla distruzione. Una distruzione totale, assoluta, che non solo lacera la libido, ma aggredisce il principio del piacere, che dovrebbe condurre la vita dell'uomo, per renderlo uno schiavo sociale sottomesso al principio del dovere nei confronti del padrone. In questo modo, una storia lunga oltre un miliardo di anni che ha condotto l'uomo alla perenne ricerca del piacere portando le specie della Natura a diversificarsi ora, con il terrore imposto dalla religione ebraica e dalla religione cristiana, il principio del dovere, che è il principio del piacere che il servo prova a negare sé stesso per conto del padrone, viene spacciata da Freud e da Bloch come una condizione di civiltà ignorando che, tutte le perversioni che Freud immagina siano bloccate dal principio del dovere, nascono proprio dalla violenza con cui il principio del dovere violenta e stupra la struttura libidica delle persone per ridurle ad oggetti di possesso dello Stato padrone: dell'ideologia nazista, che altro non è che veicolazione sociale dell'assolutismo cristiano.

Secondo Bloch, l'Io, così stuprato, è diventato ragionevole. Sta impedendo all'uomo di percorrere la via dei mutamenti tracciati dalla specie e, non lasciandosi dominare dal principio del piacere, è diventato rispettoso dell'autorità, del dio padrone, dell'attività criminale di chi lo domina privandolo del suo essere un soggetto di diritto sociale.

Per Bloch il Super-Io è il modello, l'ideale dell'Io: il dio padrone modello dell'uomo ridotto a schiavo. Per Freud, secondo Bloch, il Super-Io rappresenta il rapporto con i genitori, coloro che trasformano il figlio in un oggetto di possesso anteponendo le loro necessità a quelle del figlio.

Il Super-Io è il modello dei diritti del padrone sul figlio che deve compiacersi che il suo padrone eserciti la violenza su di lui e sulla sua struttura pulsionale.

Anche Bloch, come Freud, nonostante si dichiari "ateo", ritiene l'uomo creato ad immagine e somiglianza di un dio padrone e quel dio padrone è il modello di Super-Io a cui l'Io tende dopo che la struttura pulsionale, sessuale, dell'individuo è stata stuprata per imporgli il principio del dovere. I genitori che violentano i figli e che chiedono ai loro figli di legittimare quella violenza, sono il dio padrone dei cristiani e degli ebrei che chiede ai macellati di legittimare il suo diritto di distruggere l'umanità mediante il diluvio universale, macellare gli abitanti di Sodoma e Gomorra che non vollero sottomettersi a quel modello del Super-Io, e che costringe l'uomo a riconoscere nel suo modello ideale il suo padrone con la donna costretta a recitare il magnificat nei confronti del padrone, dio assoluto che è il modello dell'uomo padrone della donna e dei suoi figli.

Bloch, nel suo nazismo, arriva a manifestare un'altra aberrazione in cui l'Io rappresenterebbe i diritti del mondo esterno sull'uomo e il Super-Io, l'insieme dei sensi di colpa che costringono l'uomo all'obbedienza del padrone affinché sia sottomesso e tremi davanti all'idea di violare il modello impostogli dall'Io.

Scrive Bloch:

Così l'impulso sessuale, se non resta l'Uno assoluto, resta comunque fondamentale. La fanciulla per bene semplicemente non vuole prenderne atto, l'Io pudico reprime il sesso. Ma in tal modo esso sì che ribolle e spinge, esso non può sfogarsi nella vita presente o consentita. Il sesso e i suoi desideri vengono avvolti, dai borghesi quali Freud li trovò, in uno spesso tessuto di silenzio, ipocrisia e menzogna. E infatti nell'individuo stesso, e non solo nella società ipocrita, la libido soggiace a una censura moralizzatrice che non permette alla nostra vera natura di oltrepassare la soglia della coscienza. Questa censura fa da chiavistello, essa rimuove l'impulso sessuale, lo rinnega non appena la rimozione non riesce del tutto, chiude gli occhi di fronte alla sua conoscenza.

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Se dunque riuscisse a scendere con la coscienza nella cantina del rimosso, e a rendere coscienti le condizioni inconsce dei sintomi nevrotici, il nevrotico sarebbe guarito, cioè il suo lo prenderebbe il sopravvento sul suo Es. Colui che conosce la causa dei suoi complessi si guarirebbe da sé; ovviamente soltanto la psicoanalisi potrebbe aiutarlo a conquistare questo sapere. Un faticoso scavo in profondità, una attenzione alle istanze apparentemente secondarie, particolarmente a quelle rese secondarie, ma anche alla diffidenza nei confronti di ideologie che suonano fin troppo belle (come «santità» della maternità e cose simili), tutta questa arte poliziesca sarebbe necessaria per riconoscere il contenuto del sintomo nevrotico e per richiamarlo alla coscienza del paziente. La via maestra per giungere a ciò, anzi la via regia, sarebbe, come è noto, l'interpretazione dei sogni e precisamente l'interpretazione dei sogni notturni quali sogni in cui l'Io censorio dorme e il duro mondo esterno è diventato non percepibile. Per Freud ogni sogno è l'appagamento di una fantasia di desiderio inconscia; occorre decifrare analiticamente ciò che si annuncia come desiderio ricavandolo dal simbolismo di cui si veste nel sogno. Il nevrotico contrappone dovunque a questa decifrazione una caratteristica resistenza: l'obliato vuol restare obliato e il suo sintomo mascherato. Ma già qui è importante notare: la resistenza al divenire conscio si trova, secondo Freud, unicamente nella volontà del paziente, e non magari nel materiale dell'inconscio stesso, cioè di quell'inconscio che Freud statuisce e che - a parte il grottesco dei suoi contenuti, che nella sostanza sono soltanto libidinosi - è essenzialmente un prodotto o almeno un luogo di rifugio della rimozione. La rimozione stessa è in questo senso un procedimento «per il quale un atto capace di diventare cosciente, un atto quindi che appartiene al sistema preconscio, viene reso inconscio, ossia respinto nel sistema inconscio.

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A Bloch, nel suo commento alla psicanalisi, sfugge che l'impulso sessuale è l'impulso della vita. Non è uno dei tanti impulsi, è l'impulso che, una volta costretto a negarsi nelle relazioni sessuali, costringe l'intero corpo a ristrutturare le possibilità di manifestazione della libido sessuale in un numero infinito di pratiche che la società tollera purché rimangano segrete. Il sesso è ciò che distingue un corpo da un cadavere. Questo al di là di come il singolo soggetto intende veicolare la sua libido nelle attività della sua esistenza.

Combattere l'uomo, la sua vita, i suoi diritti come cittadino, è possibile solo dichiarando guerra alla sua sessualità, al suo diritto di veicolare la sua sessualità nelle relazioni col mondo.

Non è "l'Io pudico" della fanciulla che reprime il sesso, ma è la violenza che la fanciulla ha subito che la costringe a reprimere il sesso. E' la violenza sociale che ha reso la fanciulla schiava di una morale comportamentale utile a renderla sottomessa che la costringe a reprimere la sua sessualità.

La fanciulla non è pudica: la fanciulla è stata violentata!

Cosa che Bloch individua quando dice: "Il sesso e i suoi desideri vengono avvolti, dai borghesi quali Freud li trovò, in uno spesso tessuto di silenzio, ipocrisia e menzogna. E infatti nell'individuo stesso, e non solo nella società ipocrita, la libido soggiace a una censura moralizzatrice che non permette alla nostra vera natura di oltrepassare la soglia della coscienza." Individua esattamente una situazione in essere, ma non come quella situazione di negazione pulsionale è stata imposta alla persona.

La sessualità è l'unica forza che rappresenti la vita. Quanto viene rilevato dell'Io, da parte di Bloch, è la funzione repressiva. Una funzione che non costruisce, non agisce in funzione dell'individuo, ma in funzione della negazione dell'individuo per favorire comportamenti avversi agli interessi dell'individuo. La società violenta l'individuo per impedirgli di essere sé stesso, di usare la propria libido per trasformarsi nelle relazioni col mondo.

La società, che in questo caso è la religione cristiana e, più in generale, la religione monoteista con tutti i disastri morali che ha imposto al mondo mediante la violenza, violenta l'individuo imponendogli doveri morali fin dalla primissima infanzia, ma Bloch, per nascondere questa attività di violenza sociale prende atto di una situazione in essere e non come la situazione in essere si è formata. Ciò che un individuo esprime come pulsione dopo che è stato violentato dalla chiesa cattolica, per Bloch, non è ciò che la chiesa cattolica ha imposto, ma ciò che egli è assolvendo la chiesa cattolica dai delitti contro l'umanità.

E' la società cristiana, borghese in quanto cristiana o ipocrita in quanto cristiana, che aggredisce l'individuo fin dal primo giorno di vita aggredendo la sua libido. Pensare, come fa Bloch, che l'individuo sia creato ad immagine e somiglianza di un dio padrone e che naturalmente inibisce la sua libido, è un atto di vigliaccheria sociale. Anche quando Bloch si proclama ateo.

L'imposizione della negazione della propria libido avviene mediante atti precisi. Come si legavano le mani ai mancini affinché non usassero la "mano del diavolo", inveendo contro i loro, urlando ai bambini indifesi, picchiandoli, criminalizzandoli, accusandoli; così lo si faceva nei confronti dei bambini e delle bambine che si masturbavano, che manifestavano tensioni erotiche. Si faceva loro violenza fra urli, botte fino alla violenza sessuale.

In questo contesto, le loro pulsioni libidiche, tendevano a mascherarsi, a proteggersi, ad inibirsi fino alla produzione di malattie mentali e di idee di repressione e violenza nelle quali, comunque, veicolare la loro libido.

Il rimosso è la violenza che l'individuo ha subito fino a considerare, quanto psicologicamente emerge da quella violenza, il proprio modo di guardare e vivere il mondo come una condizione naturale.

La cantina del "rimosso" di Freud è piena di immondizia, l'immondizia delle azioni sociali sull'infanzia per adattare l'infanzia ai suoi modelli di potere e di dominio.

Quando Bloch cita Freud che dice "Colui che conosce la causa dei suoi complessi si guarirebbe da sé", appare evidente che Freud sta citando Platone nel suo "conosci te stesso" attribuito all'entrata del tempio di Apollo. A questa citazione Bloch si fa ironico dicendo "ovviamente soltanto la psicoanalisi potrebbe aiutarlo a conquistare questo sapere".

Appare evidente come la frase "conosci te stesso" è una frase creazionista: l'uomo, creato dal dio padrone, cerca di conoscere quanto il suo padrone ha creato anziché conoscere come ha costruito sé stesso, come ha adattato sé stesso e partire dagli adattamenti del presente per costruire nuovi e diversi adattamenti di sé stesso.

Bloch continua ironizzando sulle soluzioni della psicanalisi anziché contraddire gli elementi ideologici e filosofici dai quali Freud partiva per costruire il suo pensiero.

Deride l'interpretazione dei sogni, ma non oppone un'idea perché il sogno non sarebbe, come afferma Freud, una condizione rivelatrice del rimosso. Il sogno non è solo il momento in cui il desiderato represso si presenta alla coscienza, ma è il momento in cui, attraverso il dormire, la coscienza si destruttura per ristrutturarsi al risveglio e fagocitare tutta l'esperienza quotidiana che trasforma l'individuo.

L'individuo si trasforma e cresce attraverso un processo continuo di disgregazione della sua coscienza e una successiva riaggregazione al risveglio. Questo processo costruisce l'uomo, lo porta a fagocitare l'esperienza quotidiana e favorisce l'arrivo alla coscienza di idee e intuizioni che altrimenti sarebbero separate da questa. A Freud e alla psicanalisi non interessava la funzione del sogno e del dormire, a lui interessava trovare una chiave con la quale leggere e individuare la creazione del suo dio padrone. Trovare l'anima che si esprimeva nel sogno.

Interpretare il sogno significava trovare il desiderio rimosso, ma il desiderio "rimosso" o negato dall'educazione cristiana aveva trasformato l'individuo in una struttura che si è adattata in modo diverso se quel desiderio fosse stato veicolato. Cambia tutto l'individuo, non il singolo elemento. E il tutto che cambia manifesta desideri diversi in funzione di un futuro, di una trasformazione futura che è intuita, ma non ancora realizzata.

Ne segue che la psicanalisi non può separare un aspetto dell'individuo dall'individuo nella sua totalità perché, rimuovendo quell'elemento che costituisce l'individuo, l'intero corpo procede a riassestarsi, a ristrutturarsi, a modificarsi integrando l'elemento mancante e deviando nel cammino della trasformazione non tenendo presente ciò che è venuto a mancare.

Quando qualcosa scompare, la sua scomparsa si manifesta con una ristrutturazione del corpo. Quando qualche cosa si presenta alla percezione e viene fagocitata, tutto il corpo si trasforma. Ogni volta che abbiamo una relazione, tutto il corpo cambia in base a quella relazione.

Bloch osserva che, secondo Freud, il materiale rimosso resta nascosto nell'inconscio per volontà soggettiva del paziente. Bloch nota come, secondo Freud, dall'inconscio non emerge nulla alla coscienza, ma è la coscienza che caccia parte dell'esperienza nell'inconscio e usa la propria volontà per relegare qualcosa, che non vuole ricordare, nell'inconscio.

Scrive Bloch:

E, parimenti, parliamo di rimozione quando l'atto psichico inconscio non viene ammesso nemmeno nel vicino sistema preconscio, ma viene rimandato indietro dalla censura quando perviene alla soglia di esso». La libido resa conscia dunque non mostra alcuna altra porta se non quella che conduce a ripercorrere e revisionare un lontano passato. La psicoanalisi vuole essere ab avo ricordo subcorticale, solitario, decapsulato e, come essa stessa dice, sotterraneo, acherontico. Perciò in Freud l'inconscio è tale che verso di esso si può unicamente respingere qualcosa. Oppure, nei casi migliori, è un Es che circonda la coscienza come un anello chiuso: un'eredità storico-ancestrale tutt'intorno all'uomo conscio. «Con l'aiuto del Super-io l'Io assimila, in una maniera che ci è ancora oscura, le esperienze dei tempi remoti accumulate nell'Es», L'inconscio della psicoanalisi dunque, come si può vedere, non è mai un non-ancora-conscio, un elemento di progressioni; esso, piuttosto, consiste di regressioni.

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L'uomo, secondo l'interpretazione che fa Bloch di Freud, non fa altro che respingere il ricordo, il ricordo delle pulsioni negate, verso l'inconscio, ma dall'inconscio la psicanalisi non trae il nuovo dell'uomo che costruisce il futuro, ma solo legge l'origine del presente che l'uomo ha rimosso.

La questione su cui si dibatte è se l'Es freudiano contiene un ché di atavico come oggetto in sé, come esperienze dei tempi passati, o se l'Es è un magazzino di strumenti con cui l'uomo affronta la vita.

L'Es freudiano, interpretato da Bloch, è un magazzino di esperienze ataviche rimosse e allontanate dalla coscienza, oppure, come diversamente interpretato, è l'insieme dell'interpretazione del vissuto attuale che si rinnova continuamente e che può essere richiamato alla coscienza sia come diversa interpretazione della realtà vissuta, sia come intuizione per penetrare oltre la forma e la quantità nelle relazioni che l'individuo intrattiene col mondo?

L'aspetto che sottolinea Bloch, secondo cui l'inconscio della psicanalisi non è mai "un ancora conscio", un elemento di progresso della coscienza, una sua dilatazione nel mondo, è solo regressioni che l'analista porta alla coscienza dell'individuo senza modificare la sua coscienza in quanto questa è già stata modificata nel momento in cui l'individuo ha operato la rimozione.

La memoria di specie, che si è forgiata in un miliardo (circa) di anni e in milioni di generazioni, non è una memoria razionale che si presenta alla ragione con descrizioni, ma è una memoria emotiva, una memoria di possibilità, separata dalla coscienza razionale che è venuta formandosi fin dal primo giorno della nascita, selezionata fra le infinite possibilità dall'individuo, per adattarsi e adattare al meglio sia la sua percezione che le proprie risposte alle sollecitazioni del mondo e continuare a vivere e svilupparsi.

Tutte le altre possibili interpretazioni del mondo sono tutte dentro di noi ed emergono nell'azione, nell'affluire dell'intuizione alla nostra coscienza quando mettiamo in atto delle azioni per vivere nel mondo.

Il magazzino dell'Es, come chiamato da Freud, il magazzino del rimosso, il magazzino delle possibilità diverse da quelle che noi abbiamo preso in considerazione per formare la nostra coscienza, sono tutti dentro di noi.

Si tratta solo di chiarire su che cosa noi vogliamo centrare la nostra attenzione, che cosa noi vogliamo considerare quando parliamo e soprattutto come noi pensiamo il mondo in cui viviamo. Noi siamo individui di una specie della Natura e dentro di noi c'è tutto quello che la nostra specie ha costruito in un miliardo di anni. Ma noi siamo anche individui sociali e dentro di noi ci sono tutte le sollecitazioni che la società ha fatto nei confronti della nostra psiche per adattarci ad essa. Noi siamo un insieme emotivo e le nostre emozioni si sono mosse, come un serpente nelle nebbie della vita, acquisendo ogni cosa che ritenevano utile costruendo quella coscienza e scartando un immenso che ha relegato nel rumore di fondo della nostra esistenza.

Cosa siamo noi? Siamo corpi viventi, corpi sessuali, che hanno adattato sé stessi usando un bagaglio emotivo, che si esprime mediante un corpo, nel mondo e che, crescendo in quel mondo, hanno selezionato il baglio emotivo che soggettivamente valutavamo migliore per la nostra sopravvivenza. Ogni scelta non era solo ciò che noi costruivamo di noi stessi, ma era anche ciò che noi volevamo negare. Ogni scelta apre un percorso, ma ne nega altri.

Scrive Bloch:

Analogamente anche il divenir conscio di questo inconscio rende riconoscibile solo il già stato; cioè: nell'inconscio freudiano non c'è niente di nuovo. Ciò fu ancora più chiaro quando C.G. Jung, il fascista psicoanalitico, ridusse la libido e i suoi contenuti inconsapevoli totalmente a elementi primordiali. Nell'inconscio, secondo lui, risiedono esclusivamente primigeni ricordi storico-ancestrali, ovvero fantasie primigenie, erroneamente chiamate «archetipi»; anche tutte le immagini di desiderio ripiombano in questa notte, e significano unicamente preistoria. Jung addirittura ritiene che la notte sia tanto variopinta che la coscienza impallidisce di fronte a essa; egli svaluta la coscienza in quanto odia la luce. Freud, di contro, mantiene bensì il valore rischiaratore della coscienza, però conserva appunto una coscienza tale da essere essa stessa circondata dall' anello dell'Es, dal rigido inconscio di una fissa libido. Anche le formazioni artistiche, per quanto produttive, non fanno uscire da questa fissità; esse sono semplicemente sublimazioni della libido in sé chiusa: la fantasia è il surrogato dell'appagamento dell'impulso. «Allora il compito da risolve- re», dice Freud, «è di dislocare tali mete istintuali, in maniera che non possano essere intaccate dal rifiuto del mondo esteriore». L'impulso sessuale può venir raffinato a caritas, a dedizione al bene del prossimo, e in ultima analisi dell'umanità. Una libido sublimata in senso superiore fa la gioia dell'artista per la sua opera, ma è anche costitutiva del godimento e del soddisfacimento (sostitutivo) che il non artista prova per l'opera d'arte.

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Bloch non coglie l'unità e la diversità fra Freud e Jung e non coglie le contraddizioni fondamentali opponendo argomentazioni diverse.

Nell'inconscio freudiano non c'è niente di nuovo perché l'inconscio freudiano è il magazzino del rimosso dal conscio. Per Freud, il dio padrone ha creato l'uomo e l'uomo si è limitato a rinchiudere nel suo inconscio ciò che ha voluto rimuovere dalla sua coscienza.

Però esiste un magazzino del vissuto in cui si è rinchiuso il ridondante del vissuto di ogni singolo individuo.

Nell'idea di archetipo junghiano, è indiscutibile, al di là delle interpretazioni di Jung, che nelle specie della Natura alcuni modelli persistono anche in specie differenti. Come persistono dei caratteri comuni delle sollecitazioni sociali ai nuovi nati affinché si adeguino ai modelli sociali imposti.

In sostanza, possiamo incontrare dei minimi comuni denominatori sia fra le specie della natura, sia nei modi di veicolare la libido date quelle sollecitazioni che la società impone ai nuovi nati affinché si adeguino a quei modelli.

Se questi minimo comune denominatori li chiamiamo "archetipi" anziché qualità soggettive come risposte ed adattamenti a modelli "obbligatori" imposti o dal divenuto della specie o dalle esigenze della società, non riconosciamo né la loro dinamicità, né le trasformazioni che hanno subito, né la loro specificità in cui si esprimono. Anziché riconoscere la loro dinamicità e la loro modificabilità, data la modificazione delle sollecitazioni della società o la diversificazione delle specie in natura, fissiamo il divenuto dell'uomo in una dimensione creazionista in cui gli archetipi altro non sono che i modelli con cui il dio padrone ha creato l'uomo. Perché: chi ha creato l'archetipo? Chi, se non il dio padrone che Jung voleva veicolare in un diverso modo garantendogli il dominio sull'uomo mediante la creazione dell'uomo attraverso degli archetipi?

Bloch non scorge che il problema a monte del discorso di Freud e di Jung non è quello di capire l'uomo mediante la psicanalisi, ma è quello di imprigionare il divenuto dell'uomo mediante l'interpretazione psicoanalitica.

Come l'uomo viene imprigionato dall'archetipo che determina la sua morale, il suo modo di essere e giustifica il dominio dell'uomo sull'uomo, così in Freud il problema non è quello di liberare la sessualità, la libido dell'uomo e della donna, ma è quella di imprigionarla, dominarla, stuprarla conducendola verso manifestazioni che la morale del dominio indica come immorali, per poterla condannare. Sarà Reich a porre rimedio a questa distorsione freudiana.

L'odio per l'uomo di Jung e all'odio per la sessualità di Freud, avranno dei forti oppositori. Gli archetipi di Jung saranno sostituiti dagli Dèi di Hillman e alla coercizione sessuale di Freud si opporrà Reich.

Secondo Bloch, Jung rinchiude tutte le immagini di desiderio come frutto di un passato di primitivi urlanti e belanti, da cui emergono quelli che vengono, con troppo superficialità, definiti istinti preistorici, come se fosse mai esistita una preistoria umana se non nell'immaginario cristiano. Per contro Freud, secondo Bloch, fa circondare la coscienza da un Es, uno sconosciuto.

Solo che Freud non fa nascere l'Es dall'Io, ma l'Io è una modificazione dell'Es. Freud afferma che dall'immenso che sta dentro l'uomo, una parte di quell'immenso, chiamato Es, si modifica e produce l'Io. L'Io, nell'agire nel mondo, rimuove l'esperienza ridondante o negative che, secondo Freud, viene immagazzinata in una parte dell'Es.

[p. 37 L'Io e l'Es di Freud editore Boringhieri 1982]

L'immenso che sta dentro di noi può produrre Io diversi. L'immenso dentro di noi può intervenire sull'Io mediante diverse descrizioni del mondo che non siano razionali.

Tuttavia l'Es è manifestazione della libido, della sessualità che pretende di essere veicolata nel mondo. Questa veicolazione viene controllata dall'Io e dalla società per avere il controllo dell'individuo.

Veicolare la sessualità, la libido, dell'individuo nell'arte o nell'attività di dominio dell'uomo sull'uomo (la caritas) distrugge la società mediante la distruzione della possibilità di veicolare la sessualità. Questo è lo scopo della psicanalisi di Freud.

La carità è l'uso perverso del dominio dell'uomo sull'uomo. Un uso perverso in cui il dominatore si compiace nell'elargire le sue briciole o la sua violenza per soddisfare il proprio piacere sadico costruendo miseria sociale ed emarginazione. La carità è l'atto mediante il quale il dio padrone cristiano e i servi che si identificano nella sua dottrina, saccheggiano le società umane per compiacersi della miseria che hanno diffuso. La carità pretende che il miserabile, che ha avuto briciole, ami il suo padrone con tutto il suo cuore e tutta la sua anima. In sostanza, la carità è un atto di violenza, cattivo e criminale, nei confronti di persone che il cristianesimo ha emarginato dalla società.

Freud ha sempre avuto un disprezzo assoluto per le persone che vivevano nella miseria e nell'emarginazione E' sempre scappato dai loro problemi perché preferiva ergersi a dio padrone piuttosto che essere un soggetto della società civile.

Spesso l'arte è rappresentazione della libido repressa. Del desiderio sessuale negato. Rappresentazione di individui alienati dalla vita.

Scrive Bloch:

Quanto è lontano Freud, e con quanto meccanicismo, dalla concezione di Pavlov secondo la quale proprio i processi psichici superiori, con l'influsso durevole dei mutamenti del mondo circostante, da loro colti, agiscono sui processi affettivi e organici; essi non sono affatto soltanto cose dipendenti o addirittura processi sostitutivi di per sé inessenziali. Ma in Freud restano unicamente la libido sessuale, il suo conflitto con gli impulsi dell'Io e con tutta quanta la cantina della coscienza, da cui salgono poi le illusioni.

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Bloch avrebbe dovuto chiedersi: quali sono i processi psichici superiori che si manifestano in assenza di un corpo desiderante, di una libido attiva? Ogni meccanismo psicologico è un meccanismo espresso dall'energia sessuale di un corpo desiderante che vive il mutamento, si adatta e si trasforma in base alle condizioni che incontra.

Scrive Bloch:

Ma anche in un corpo concepito in maniera tanto opaca, l'impulso sessuale non vive sempre e non da solo. Perciò Freud, dopo che ebbe preso quella via, venne, com'è noto, contraddetto da alcuni suoi allievi. Questi allievi si affrettarono o a evidenziare una forza istintuale completamente diversa o a bronzare la libido. La prima cosa la tentò Alfred Adler, il fondatore della cosiddetta psicologia individuale, la seconda (con una patina mitica) C.G. Jung. Così, come Freud obietta a entrambi, « il problema della sessualità, che grava su tutti, viene messo da canto d'un colpo». In ogni caso esso apparve accantonabile, nel sistema di altre molle istintuali esso non è propriamente l'Uno assoluto. Adler, in maniera puramente e semplicemente capitalistica, pone su una base bisessuale la volontà di potenza come impulso umano fondamentale: l'uomo vuole in prima istanza dominare e sopraffare.

Pag. 69

Scrive ancora Bloch:

La lotta della concorrenza, che non lascia tempo per le preoccupazioni sessuali, sottolinea l'ambizione invece della lussuria; il giorno ribollente dell'uomo d'affari oscura così la calda notte dell'uomo di vita e della sua libido. Ma anche questa soluzione non tenne, poiché erano sempre meno gli uomini attirati dal giorno diventato inospitale. Sempre più forte cresceva nel piccolo borghese il desiderio di distendersi, tornando all'indietro, in una oscurità irresponsabile, ma anche più o meno selvaggia.

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L'impulso sessuale vive sempre!

Vive sempre al di là di come la persona lo veicola. Se l'impulso sessuale non vive, non esiste un corpo, ma solo un cadavere.

L'impulso sessuale, la necessità di praticare sesso, vive anche a 90 anni. Anche se l'attività fisica e intellettuale assorbono la libido, la necessità sessuale è sempre presente.

E' la pulsione che si presenta in mille modi alla coscienza. Un desiderare che si manifesta in milioni di desideri e di necessità.

Contraddire Freud è un conto, ma negare la vita e le condizioni con cui la vita agisce, è un'altra cosa.

L'uomo non vuole, in prima istanza, sopraffare e dominare. Una società che vuole sopraffare e dominare in nome del dio padrone cristiano (e per estensione nel mondo), agisce con la violenza sull'infanzia in modo che il bambino adegui la sua psiche all'interno della relazione dominato e dominatore che diventa, dominato o dominatore, in nome del dio padrone. La libido, l'espressione della sessualità della persona viene costretta entro questa dimensione che entra in conflitto col bisogno della libido di non essere costretta imponendo all'individuo una serie di malattie psicosomatiche o psichiche.

Adler non fa altro che trattare come naturale ciò che è educazionalmente imposto, cercando di legittimare la violenza sull'infanzia.

Il dio di ebrei e cristiani vuole dominare e sopraffare.

La società cristiana si colloca in una dimensione di sopraffazione violenta in nome del dio padrone o del padrone Gesù. Questa dimensione diventa il modello in cui costringere la libido degli uomini e delle donne fin dalla primissima infanzia.

Mentre Freud, con tutti i suoi limiti, individua nella libido la forza con cui la vita tenta di liberarsi, Adler fa della sopraffazione condizione naturale delle pulsioni dell'uomo. Adler trasforma la violenza impositiva del dominio sociale, imposta all'infanzia, come se fosse una pulsione che nasce nell'individuo, nell'infanzia.

Cambiare la prospettiva di giudizio fra individuo e ambiente non viene fatto perché Adler ha delle idee diverse da Freud, ma perché Adler vuole imporre una visione criminale dell'esistenza che permetta di criminalizzare il singolo individuo mantenendo costanti le dinamiche sociali che costringono l'individuo ad adattarsi.

La volontà di potenza, la volontà di dominio, sia nel pessimismo di Schopenhauer, sia nella psicologia di Jung o di Adler, o nella filosofia del tardo Nietzsche, altro non è che la libido di Freud che anziché trovare la sua veicolazione nell'espansione dell'individuo viene stuprata, impedita, offesa e costretta ad essere veicolata nella volontà di dominio e di possesso dell'ideologia del macellaio di Sodoma e Gomorra e del pederasta in croce che il genitore ostenta nei confronti del bambino prospettandogli onnipotenza e impunità in quanto identificazione col dio padrone.

Nella ricerca di questa onnipotenza e impunità, il bambino riversa la conflittualità emotiva che vive nel mondo nel tentativo di garantirsi la sopravvivenza e acquisisce, nella propria psiche, il modello del macellaio di Sodoma e Gomorra e del pederasta in croce riservandosi il diritto di non osservare nessuna regola e nessuna norma. La sessualità repressa diventa sessualità per fissare il dominio sull'altro. Il prete cattolico che fissa il suo dominio sul bambino sottoponendolo alle proprie pratiche sessuali. Di solito i genitori non capiscono che cosa sta succedendo ai loro figli di tre, cinque, otto, dodici anni. Si limitano a chiamare l'interiorizzazione del modello del macellaio di Sodoma e Gomorra o del pederasta in croce che tutti domina e davanti a cui tutti devono prostrarsi, nei loro figli: capricci.

Sono capricci le loro resistenze alla manipolazione della loro struttura emotiva. Dopo, imparano ad usare i capricci come forma di ricatto nei confronti dei genitori: mi hai imposto il modello del macellaio di Sodoma e Gomorra e ora, caro genitore, godetene gli effetti. Spesso la libido infantile, se non viene incanalata nello sviluppo della conoscenza e del sapere, costringe il bambino a manifestarla in forme di bullismo criminale o di disperazione sociale che sfociano nella droga e nelle discoteche.

La volontà di potenza, identificando l'individuo col macellaio di Sodoma e Gomorra, lo porta a trasformare ogni attività in un'attività criminale. La società è altro da sé. La società è la preda delle sue azioni.

Scrive Bloch:

Egli vuole salire dal basso in alto, vuole stare in alto, vuole passare dalla linea femminea che è in lui alla linea virile, sentirsi individualmente confermato come vincitore. Vanità, orgoglio, «protesta virile» sono dunque gli affetti in cui tale istinto fondamentale si manifesta nella maniera più evidente; la vanità ferita, l'orgoglio frustrato sono la fonte della maggior parte delle nevrosi. Il sesso stesso è solo un mezzo per arrivare alla mèta finale, che è la conquista del potere: «La libido, l'impulso sessuale, le inclinazioni perverse, di qualsiasi provenienza esse siano, sono subordinate alla stessa idea direttrice» (Adler, Der nervose Charakter, 1922, p. 5). All'inizio dello sviluppo che conduce alla nevrosi si colloca minacciosamente la sensazione di incertezza e di inferiorità; l'istinto di potere inappagato genera il complesso di inferiorità. Ma come su una ferita si ispessisce la pelle, quasi come procedimento protettivo nei confronti di danni futuri, e come al venir meno di un rene la funzione dell'altro si rafforza, così anche inferiorità psichiche vengono ipercompensate dall'Io. In parte attraverso maschere e finzioni: la volontà di potenza diventa allora volontà di apparenza; ma in parte anche attraverso prestazioni potenziate: la volontà di potenza in tal modo si mantiene innocua, eventualmente in un mondo bello, in un mondo di fantasia. Veramente non si vede da dove essa possa attingere il suo materiale; perché la volontà di potenza, di per sé necessariamente nuda, non può ovviamente essere sublimata nel suo contenuto.

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Nell'infanzia sono capricci e bullismo criminale, nell'età adulta sono politici assolutisti che seminano la schiavitù sociale in nome di una qualche forma di supremazia.

La volontà di potenza non è altro che libido costretta nel modello del macellaio di Sodoma e Gomorra e del pederasta in croce, imposta nell'infanzia.

L'uso dell'atto sessuale con cui marchiare la vittima è un atto proprio del macellaio di Sodoma e Gomorra che, per il suo popolo eletto, che si fa femmina nei suoi confronti, impone la circoncisione e per il "popolo di dio" cristiano, che si fa femmina davanti al suo dio padrone, impone il battesimo. Marchiare le vittime sottoponendole a violenza sessuale è il modo dei cristiani, esteso ai monoteisti, di marchiare la vittima. L'atto sessuale non come espressione della libido, ma la libido come strumento di dominio.

L'incertezza e l'inferiorità è imposta dai padri ai figli. Padri che si identificano nel macellaio di Sodoma e Gomorra o nel pederasta in croce e che costringono i figli all'obbedienza e alla sottomissione anche a frustate. Ne segue che al figlio non resta che scalare la gerarchia di possesso per frustare a sua volta i propri figli mentre manterrà una sorta di debito rendendosi impotente davanti ad un padre che ne ha violentato la struttura psichica.

Essere impotente davanti alla violenza sociale crea frustrazione. Una frustrazione tanto più grande quanto minori sono gli strumenti che si hanno a disposizione per affrontare i problemi posti. Togliere ai figli gli strumenti con cui affrontare le contraddizioni sociali, è sempre stato lo scopo dei genitori cristiani che ai figli offrivano sé stessi, come modelli del proprio divenuto, pretendevano dai figli l'adesione a quel modello. Violentavano i loro figli affinché "il discepolo non sia superiore al maestro". E, dopo averlo fatto, macellavano il vitello grasso per celebrare la vittoria del padre sul figlio.

La violenza subita nell'infanzia non viene compensata dall'Io, ma viene veicolata dall'Io, date le condizioni dell'esistenza, riproducendo quella violenza. In questo modo l'operaio frustrato, cresciuto nella violenza del padre ed umiliato in fabbrica, metteva in atto violenza contro moglie e figli perché in quella diversa situazione poteva essere il padrone che veicolava il delirio di onnipotenza in una illusoria volontà di potenza che gli consentiva di accettare le umiliazioni in fabbrica.

Scrive Bloch:

Così l'uomo - in questa psicologia individuale non si ha a che fare con altri che col singolo - forma il suo carattere: «Per non deviare dal cammino che deve condurlo verso l'alto, per rendere più perfetta possibile la sua sicurezza, egli usa i suoi tratti di carattere per imporre linee direttive attraverso i campi estesi e caotici del suo dominio psichico». Così in Adler viene reso fondamentale, fin dal principio, tutto ciò che è personale, e viene educato attraverso una volontà finalizzata, che per la verità è in ampia misura inconscia ma per nulla affatto ingenua. Così dominerebbe fondamentalmente la causa finalis, che subordinerebbe il momento biologico alla meta capitalisticamente interessata, orientata alla sicurezza della personalità e all'innalzamento del senso della personalità. Mentre Adler in tal modo espunge dalla libido il sesso e instaura la potenza-individuale, la sua definizione degli istinti percorre la via, sempre più determinata in senso capitalistico, da Schopenhauer a Nietzsche e riflette questa via sul piano ideologico-psicoanalitico. Il concetto freudiano di libido era affine alla «volontà di vivere» della filosofia di Schopenhauer; Schopenhauer aveva appunto identificato gli organi genitali come i «punti focali della volontà». La «volontà di potenza» di Adler invece coincide per la denominazione, in parte anche per il contenuto, con la determinazione dell'istinto fondamentale dell'ultimo periodo di Nietzsche; in tal misura qui Nietzsche ha vinto nella psicoanalisi su Schopenhauer, cioè il pugno imperialistico ha vinto sul corpo piacere- dispiacere da rentier.

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Il "carattere" si forma nelle relazioni col mondo. Nel mondo familiare e nel mondo sociale. Azioni che si ricevono e risposte che necessitano di azioni ai quali il soggetto si adatta scegliendo i propri mutamenti e i propri adattamenti che diventano regole comportamentali soggettive tali da definire un bagaglio generalizzato di risposte soggettive ad un bagaglio generalizzato di sollecitazioni del mondo sociale che si presentano al soggetto.

Secondo Adler, dice Bloch, il delirio di onnipotenza che spinge l'individuo a scalare una sorta di montagna gerarchica avvicinandosi al potere del dio padrone, sarebbe la causa finale, l'impulso che subordinerebbe la pulsione biologica indirizzandola verso il dominio degli Esseri Umani.

La patologia delirante diventa, in Bloch, la via al capitalismo. La definizione sociale di potere e di dominio annulla l'individuo, le sue trasformazioni come soggetto sociale.

Col suo pessimismo, Schopenhauer nega all'uomo una possibilità di modificare sé stesso e di trasformarsi nella propria vita. La volontà, in Schopenhauer, è la volontà di annientamento di sé stessi, dei propri desideri, della propria trasformazione nei processi del proprio abitare il mondo. Per Schopenhauer la vita è quel processo ideologico buddista che distrugge il desiderio dell'uomo rinchiudendolo nel nulla, in quel nirvana in cui le contraddizioni dell'universo e della vita scompaiono annullandosi.

Per contro, la volontà di Nietzsche non esiste. Per Nietzsche il superuomo realizza l'eterno ritorno, in una reincarnazione continua che lo condanna a ripetere sempre le medesime azioni, le medesime scelte. Nietzsche veicola idee da eroinomane che giustificano la sua assunzione di droghe perché l'eroina gli assicura una ripetizione delle medesime azioni in un delirio di onnipotenza in cui l'eroinomane, al di sopra delle condizioni della vita, come un eterno Diogene, cerca il sé stesso in un nulla assoluto. La volontà in Nietzsche è la volontà del delirio dove la potenza è l'assenza di sé stesso dall'esistenza.

Il concetto freudiano di vivere è il concetto della vita che si esprime nel suo eterno corso dal brodo primordiale fino ad oggi. La libido che veicolata mediante il desiderio, espressa dalla volontà d'esistenza viene condotta nel vissuto quotidiano dall'intelligenza dell'individuo mentre costruisce il proprio futuro.

La volontà di potenza di Adler coincide con la manipolazione dell'infanzia messa in atto dalla società che distrugge le possibilità dell'individuo di veicolare la propria libido nel proprio desiderio. L'individuo viene stuprato affinché non sia in grado di usare la propria volontà per vivere nel mondo o la sua intelligenza per guidare sé stesso.

Scrive Bloch:

Soprattutto la via verso la cosiddetta altezza perdeva di interesse e prospettiva nella stessa misura in cui nel capitalismo monopolistico diminuivano i liberi imprenditori. Diventava più attraente la via nel cosiddetto profondo, in un profondo in cui gli occhi si chiudono invece di mirare a una mèta. C.G. Jung, lo psicoanalista che spumeggiava di fascismo, al posto dell'istinto di potenza pose di conseguenza l'impulso all'ebbrezza. Come il sesso è solo una parte di questa libido dionisiacamente universale, così lo è anche la volontà di potenza, anzi quest'ultima appunto viene completamente trasformata in ebbrezza di battaglia, in accecamento che mira a uno scopo per nulla individuale. Così in Jung la libido diventa una unità originaria arcaicamente non scissa di tutti gli istinti o semplicemente «eros». Essa si estende dal pranzo alla cena, dal coito alla unione mystica, dalla bocca spumeggiante dello sciamano, anzi dello stregone, fino all'estasi del Beato Angelico. Anche qui, fra l'altro, Nietzsche vince su Schopenhauer, però vince come affermazione di un Dioniso alla mescalina sulla negazione della volontà di vivere. Di conseguenza anche l'inconscio contenuto in questa libido mistificata non viene combattuto, né si cerca di risolverlo nella coscienza odierna, come in Freud. Invece la nevrosi, particolarmente quella degli uomini moderni, troppo civilizzati e consapevoli, secondo Jung deriva proprio dal fatto che gli uomini si sono allontanati troppo da ciò che cresceva inconsciamente, dal mondo dell'«originario pensiero istintivo».

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L'ebbrezza della battaglia.

Bloch rileva la relazione fra l'ideologia della potenza e l'eros. Non li scinde, non cerca la fonte di entrambi e dove entrambi vivono la relazione.

La volontà di dominio, il delirio di onnipotenza, si riempie di una libido insoddisfatta davanti ad un sesso negato. Ciò che continua a sfuggire a Bloch è la negazione sessuale che costringe l'individuo a veicolare il suo delirio di onnipotenza in un "machismo" di facciata che rivela una sessualità disturbata.

Fare sesso. Veicolare la propria sessualità nelle relazioni sessuali è il fondamento dell'esistenza dell'individuo adulto. Anziché prendere atto delle azioni che hanno provocato i disturbi, si preferisce prendere la condizione disturbata ed elevarla a modello, ad espressione naturale della sessualità.

La libido si esprime solo mediante l'atto sessuale che è l'atto di relazione del soggetto col mondo in cui vive sia quando si tratta di crescita intellettuale, fisica o emotiva.

L'atto sessuale è l'atto con cui la cellula genera sé stessa per scissione. Tutto ciò che concerne il processo di scissione cellulare, che si presenta nei pluricellulari come moltiplicazione delle cellule e crescita, si presenta come tensione sessuale che modifica il soggetto in funzione di un futuro. Il sesso può essere indicato come la pulsione che spinge nel futuro, attraverso la trasformazione del soggetto nelle relazioni nel mondo.

Il dominio cambia la direzione in cui la libido si esprime. Anziché spingersi all'esterno dell'individuo e veicolarsi nelle relazioni che l'individuo intrattiene nel mondo, la libido dell'individuo si rivolge all'interno dell'individuo e, alimentando le fantasie dell'educazione, produce il delirio di onnipotenza. La veicolazione della libido verso l'esterno viene bloccata dall'ideologia del dominio o della volontà di potenza. La libido bloccata si trasforma in desiderio di possesso, dominio o desiderio di sottomissione. In queste condizioni è il futuro che viene negato all'individuo in funzione di un presente da cui viene dominato.

La libido bloccata si trasforma nell'Apollo interpretato cristianamente che Nietzsche oppone ad un Dioniso interpretato cristianamente. I due modelli, l'Apollo del dominio e il Dioniso del peccato, equivalgono alla visione del pessimismo di Schopenhauer in cui la volontà d'annientamento assume la forma dell'uomo che rinuncia alla vita rifugiandosi in quella patologia psichiatrica delirante che caratterizzò tutta la vita di Nietzsche.

E' nella stessa ottica l'idea di un "un originario pensiero istintivo" di Jung che ignora come l'unico pensiero fondamentale della vita sia il sesso la cui spinta costringe la cellula a manifestare la sua volontà veicolandone l'impulso nella scissione cellulare.

Negare questo orinario pensiero istintivo, porta al fallimento di ogni idea sociale, etica, morale, psicologica e psichiatrica.

A queste logiche di distruzione dell'uomo e delle sue relazioni del mondo: che cosa Bloch oppone?

La logica di "borghesi" e "non-borghesi", "capitalisti" e "non-capitalisti", arretrando sul fronte della vita e del suo divenire. Dove ciò che viene a perdersi in questa divisione è proprio l'uomo e la sua pulsione fondamentale: il sesso che viene negato per essere messo al servizio della contrapposizione sociale.

Scrive Bloch:

Sorge, molto dietro la singola esperienza individuale, quando non dietro i resti arcaici di un mero ricordo umano, un inconscio impersonale anzi inumano. Ricordi primigeni dovrebbero dunque essere viventi fin dall'epoca dei nostri antenati animaleschi, dunque ancora molto prima del diluvio; a tale scopo Jung accoglie il concetto di «engramma», introdotto da Semon nella biologia, concetto di una memoria della materia organica nel suo complesso e delle sue tracce nella memoria. Nella libido queste sono incise come piano dell'animale originario, ma esse trattengono anche l'inconscio di per sé in ciò che è originariamente avvenuto.

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Bloch afferma che ricordi primigeni dovrebbero essere presenti fin dai nostri antenati animaleschi. Il problema è che non sono ricordi, ma impulsi che si attivano quando si presenta un segnale dal mondo. Solo in quel momento si "crea" un ricordo esperienziale. Le pulsioni emotive sono legate ai soggetti del mondo e sono divenute in modo da rispondere, nella massima parte, automaticamente, in presenza di segnali che le attivano.

La pulsione è unica: necessità di espansione che si riassume nella necessità di sesso.

La sopravvivenza è un impulso legato al sesso.

La crescita è un impulso legato al sesso.

L'intelligenza è una manifestazione del sesso.

Il mangiare è un impulso legato al sesso.

Il bere è un impulso legato al sesso.

Il dormire è un impulso legato al sesso.

Il bisogno di conoscere è legato al sesso.

La necessità d'azione è legata al sesso.

Ecc.

Tutto è libido e tutto è sesso. La stessa morte del corpo fisico è legata alla sessualità: un corpo desiderante che si espande nel mondo e che dopo aver esaurito la quantità della propria espansione mette in atto un salto qualitativo della propria esistenza.

Solo il bisogno di possesso di corpi desideranti, è quell'ideologia del dominio che viene imposta nell'infanzia per bloccare la veicolazione sessuale.

Si ritorce all'interno dell'individuo e l'individuo diventa il dio padrone. Una sessualità che non si esprime nel mondo, ma solo nell'individuo che in questo modo inizia a delirare. Il delirio è la forma di sopravvivenza messa in atto dall'individuo malato che attende solo la morte del corpo fisico. Una forma di sopravvivenza dove l'unica relazione possibile è dell'individuo con sé stesso. Egli è il dio padrone, egli è l'onnipotente in sé stesso, egli agogna al dominio degli uomini che sono tutti come lui: pavidi e sottomessi al suo stesso delirio. La volontà di potenza è la volontà dell'autoannientamento che quando si esprime nel mondo manifesta la distruzione della vita, la riproduzione di quel diluvio universale che spazza la vita dalla terra e che rende il delirante: unico.

L'affermazione di Klages G. Benn usata come una condizione poetica da Bloch, pur con tutti i suoi limiti, va presa con ben altro spirito che non il disprezzo di Bloch.

«Noi portiamo nella nostra anima i popoli primitivi e quando la tarda ratio si allenta, nel sogno e nell'ebbrezza, essi montano con i loro riti, il loro spirito prelogico, e ci concedono un'ora di partecipazione mistica. Se la sovrastruttura logica si scioglie, e la corteccia, stanca degli assalti dei reperti prelunari, apre i confini eternamente contesi della coscienza, allora appare ciò che è antico e inconscio nella magica trasformazione dell'io e nella magica identificazione, nella primitiva esperienza di essere dovunque ed eternamente"

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Non esiste un'anima, ma esiste un corpo che è formato effettivamente col bagaglio di tutte le generazioni che ci hanno preceduto. Iniziamo ad eliminare la distinzione anima-corpo e diciamo che il nostro corpo è la ragione finale di tutto il processo di trasformazione e di diversificazione delle specie (almeno per quanto riguarda l'Essere Umano e gli Esseri della Natura) in questo momento.

Non esistono i popoli primitivi in quanto non esiste un "primitivismo dell'umanità". Dal momento che nessuno ha creato l'uomo, non è mai esistito un uomo primitivo o popoli primitivi che possiamo prendere in considerazione. Quelli che al giorno d'oggi, e fino a pochi anni orsono, venivano chiamati primitivi o selvaggi, altro non sono che uomini adattati in un ambiente culturale parallelo a quello occidentale senza l'interferenza del terrore cristiano e il bisogno di dominare altri popoli. Per questo i cristiani li hanno macellati.

Nel sogno, nel sonno e in particolari momenti, si fa affluire alla coscienza la percezione emotiva che abbiamo del mondo. Le relazioni emotive che intratteniamo col mondo e il mutamento. La ragione ignora le relazioni emotive e il mutamento, ma nel momento in cui sospendiamo il controllo della ragione sull'uomo, questi modi di percepire, vivere e relazionarsi col mondo emergono alla coscienza come emergono alla coscienza le infinite personalità che stanno dentro di noi e che la coscienza seleziona e separa.

Se vengono aperti i confini fra la parte profonda del cervello, la struttura emotiva dell'uomo e la coscienza razionale, alla coscienza affluiscono le intuizioni e i significati di un vivere che quotidianamente è ignorato. Solo che i meccanismi mentali che concorrono a produrre allucinazioni e adattamenti neuro-vegetativi in quella situazione, sono gli stessi meccanismi che vengono attivati da numerose forme di malattia mentale, sia debilitanti che no, o in presenza di febbri e di altre condizioni del corpo.

Non appare ciò che è antico o inconscio, ma appaiono nuove e diverse descrizioni del mondo nel quale abbiamo vissuto, viviamo e pratichiamo. La malattia mentale, quando si appropria di quei meccanismi, costruisce allucinazioni di significato che proietta sul mondo e nel mondo. Le stesse proiezioni allucinatorie si hanno anche quando si ingurgitano droghe allucinogene. Sia nella malattia mentale, sia nell'uso di droghe, è sempre l'individuo che si rinchiude su sé stesso, si allontana dal mondo e nel mondo proietta un sé stesso delirante.

Scrive Bloch:

Jung ha spinto sempre più fortemente la libido a queste connessioni arcaiche; al tempo stesso ha concepito questi primordi in maniera così nebulosa e generica che tutta quanta la irratio di una volta, a prescindere da quel che dice, trova un suo permutabile posto. Qui si ha veramente la notte in cui tutte le vacche sono nere, la notte di quella libido smisuratamente ampliata, collettivizzata fino a farne ventre della natura, che ora si chiama anche anima del mondo. Eros, Platone, teosofia indiana, immagini alchimistiche e astrologiche, Plotino o quel che C.G. Jung intende per tale, turbinano in maniera confusa, tutti unificati nella libido «di tempi prelunari»: «Per quel che concerne l'aspetto psicologico di questo concetto, voglio ricordare il significato cosmogonico di Eros in Platone e in Esiodo, e anche la figura orfica di Fanete, il "luminoso", il primo a essere creato, il padre di Eros [ ... ] Il significato orfico di Fanete equivale a quello dell'indiano Kàma, dio dell'amore e in pari tempo principio cosmogonico » (Wan- dlungen und Symbole der Libido, 1925, p. 127).1 Saltando abissi, e come se fosse la stessa cosa solo perché suona tanto cosmico, si aggiunge quanto segue: «Nel neo platonico Plotino l'anima del mondo è l'energia dell' intelletto». In tal modo la libido di Jung si apre come un intero sacco di misteri atavici non digeriti, o meglio di abracadabra, anzi questo sacco, secondo le stesse parole di Jung, trascina «dietro di sé una invisibile coda di sauro; cautamente separata, diventa il serpente di salvezza del mistero» (Uber die Archetypen des kollektiven Bewufltseins, 1935, p. 227).1 Infatti il diluvio resta conseguentemente la cosa più vicina all'eros che ha dato inizio a tutto, e a esso l'eros tende a ritornare, seguendo linee prelogiche e allontanandosi dalla coscienza.

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Tutto è nebuloso, tutto è generico, ma noi dobbiamo chiedersi se funziona o se non funziona, ma soprattutto, la sua concezione, dove conduce?

La libido come ventre della natura. La natura come il dio padrone che "crea le specie". La natura, secondo l'interpretazione che fa Bloch di Jung, come coacervo libidico dal quale le specie germinano. Alle affermazioni junghiane, Bloch sa beffeggiare, ma non risponde.

Eppure la risposta era facile, anche con la cultura del suo tempo.

Quando guardiamo al divenire del mondo, non è la Natura che crea le specie, ma sono le specie che costituiscono la Natura.

Quando nel Brodo Primordiale la prima forma divenuta cosciente iniziò a sommare, alla propria coscienza la sua volontà d'esistenza, la Natura non era. Fu solo con la seconda coscienza che emerse, entrata in relazione con la prima coscienza, iniziarono a formare il primo nucleo di quella che oggi chiamiamo Natura. La Natura non è solo soggetto regolatore e armonizzatore della vita fra gli Esseri al suo interno, ma è figlia di ogni Essere che in essa si genera e diviene.

Il ventre della natura, la libido dell'esistenza, che Bloch definisce anche come "anima del mondo" in quella visione panteistica nella quale Bloch appiattisce tutto.

"Eros, Platone, teosofia indiana, immagini alchimistiche e astrologiche, Plotino o quel che C.G. Jung intende per tale, turbinano in maniera confusa, tutti unificati nella libido «di tempi prelunari»:" dove tutto appare uguale, appiattito, in una non conoscenza della quale Bloch non riesce a distinguerne i confini.

L'Eros primordiale di Esiodo, Fanes, colui che mostra, l'intento dell'esistenza che attraverso la sua volontà si manifesta, sono condizioni del venir in essere della vita che, sottratte ad un dio padrone e creatore, dispiegano le qualità della materia trasformandola in coscienza senza che ci sia un dio creatore o un'energia creatrice al di fuori della materia stessa.

Fanes non è "creato", Fanes è la qualità che emerge nella materia, dall'uovo luminoso, nel momento stesso in cui la materia inizia ad espandersi e ad occupare l'universo. L'Eros di Esiodo o degli Orfici non ha nulla a che vedere con l'Eros di Platone: Platone inventa una volontà fuori dell'esistenza, il demiurgo, gli Orfici no! E nemmeno Esiodo. Ma a Bloch interessa pensare che tutto sia uguale solo perché non è in grado di discriminare fra le diverse concezioni filosofiche. Eppure, dare un significato, o darne un altro, non è lo stesso, si danno il via a sistemi logici diversi.

Non è solo in Plotino che l'anima del mondo è energia dell'intelletto dell'Uno, anche nel cattolicesimo il dio padrone crea continuamente le anime degli uomini che manifestano negli uomini l'intelletto del dio padrone.

Che Jung affermi che esistono misteri atavici, è un suo punto di vista; che Bloch neghi l'esistenza di misteri atavici, è un altro punto di vista; in mezzo c'è l'uomo e la sua vita con la selezione della sua capacità di percepire e di pensare il mondo che con la sua violenza la società seleziona nel bambino.

Sono misteri atavici, quanto è stato negato al bambino di percepire?

No, ma sta di fatto che il negato esiste e preme alla coscienza del futuro adulto affinché costui accetti di farlo affluire alla coscienza. Non si può partecipare al gioco di "mistero o non mistero" quando la vita di tutti i giorni ci costringe a fare delle scelte. Le cose ci sono o non ci sono utili.

Il grande genocidio dell'umanità immaginato da ebrei e dai cristiani dal quale è riemersa la civiltà, il genocidio del loro dio padrone, il diluvio universale, non ha nulla a che vedere con l'Eros che emergendo dal brodo primordiale agisce anche negli Esseri della Natura, li spinge a crescere e a dilatarsi, modificarsi, riprodursi. In altre parole, ad esistere.

Scrive Bloch:

Il luogo anatomico di questa libido è l'antichissimo simpatico, non il sistema cerebrospinale; il suo Organon, che già le è semi-insufficiente, troppo illuminato, resta la mitologia. Il legame materno per esempio secondo Jung non ci lega a una madre individuale ma a una generale, antichissima immagine materna. Esso è il legame con Gea o Cibele, con quella natura arcaica (già-stata), che deve essere alla base anche di Astarte, di Iside, di Maria. Così l'investimento libidico diventa qui ulteriormente senz'altro «immagine primordiale», attraverso ogni singola madre appaiono e vincono gli «archetipi della madre terra». Archetipo in generale, la "représentation collective" di Lévy-Bruhl, è la parola d'ordine con cui la libido di Jung chiama il suo inconscio collettivo. L'inconscio, e solo questo, viene di conseguenza totalmente popolato da archetipi: serpente, cucina, fuoco, pentola sul fuoco, profondità acquatica, madre terra, vecchio mago sono alcuni dei loro esempi. Proprio nell'uomo moderno, in quanto uomo del mescolamento mitico, questo elemento di immagine primordiale deve essere altamente infiammabile: chi parla in archetipi parla con mille lingue e ciò, secondo Jung, solo perché la creatura intellettiva media se stessa con la vita di immagini istintuali propria dell'animale umano primigenio, con la gigantesca risonanza di sangue e terra.

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Quando Bloch, commentando Jung, afferma: "Il legame materno per esempio secondo Jung, non ci lega a una madre individuale ma a una generale, antichissima immagine materna" non si rende conto che l'aberrazione non è l'archetipo di Jung sulla madre, ma è essenzialmente sul "ci lega", sulla costruzione di una dipendenza. Sulla persistenza di un cordone ombelicale che ogni madre avrebbe il dovere di tagliare e che, invece, persiste nella struttura emotiva delle persone tanto da trasformarlo in un "modello naturale" che viene elevato ad archetipo, elemento fondante e costituente, un individuo. Quella che è la violenza di una madre che non taglia il cordone ombelicale con il figlio rendendolo indipendente, viene elevato dalla chiesa cattolica, dal cristianesimo e da Jung a un modello "naturale di esistenza", ad archetipo.

Questa madre, che Bachofen ha iniziato a veicolare, è la puttana dei cristiani; la Maria che reciterebbe il magnificat, elevata a potenza femminile fondante il sistema religioso in un immaginario matriarcato e di un immaginario archetipo del divenire umano.

Il terrore della madre viene mascherato con le immagini delle Antiche divinità femminili che, al contrario della Maria che viene imposta mediante la violenza, erano innanzitutto donne appassionate che rivendicavano i loro diritti nella vita prima che madri, serve o schiave del focolaio.

La Terra è madre/padre dei viventi nella Natura, tuttavia, a differenza di una madre cristiana, non impone obblighi di obbedienza e di sottomissione ad ogni nato sulla sua superficie.

E allora dobbiamo decidere che termini usare dal punto di vista della filosofia. Se chiamiamo madre la Terra, dobbiamo chiamare madre ogni condizione oggettiva che permette la nostra esistenza. Il termine madre non lo possiamo applicare alla nostra "madre biologica" quando impone sottomissione al nuovo nato per non dover tagliare il cordone ombelicale con cui rende dipendente il figlio. Questa "madre", la dobbiamo chiamare "puttana" o "schiavista" perché, attraverso la costruzione della dipendenza nel figlio si assicura il pagamento delle sue prestazioni emotive e impone alla società il concetto di schiavitù e di sottomissione.

C'è un inconscio collettivo o il collettivo, che presenta una struttura culturale abbastanza omogenea, viene pensato come presenza di un inconscio collettivo?

Sono i soggetti che vivono nell'insieme collettivo che alimentano la cultura comune, la trasmettono ai figli con le opportune variazioni, o esiste un inconscio collettivo che si impone sui figli come fosse il loro personale inconscio?

C'è un padrone che determina un inconscio collettivo o sono gli uomini che costruiscono i caratteri culturali omogenei?

Questa continua volontà di porre qualche cosa fuori dall'uomo e che domina l'uomo e al quale l'uomo si deve sottomettere, non è solo ideologicamente fastidiosa, ma fisicamente offensiva perché da un lato toglie le responsabilità agli aguzzini sociali e dall'altro lato impedisce agli uomini il diritto-dovere di affrontare con coraggio e dignità la loro vita.

L'inconscio di Jung, dice Bloch, si popola di archetipi, oggetti, immagini, condizioni psichiche. Bloch non si avvede come dentro di noi ci sia un immenso, non di archetipi, ma di tensioni attraverso le quali veicolare il corpo desiderante in relazione col mondo composto da corpi desideranti. Un potere emotivo esce dall'uomo e si relaziona con ogni potere emotivo che appartiene al mondo che ci circonda. Hillman dirà che quelle forze archetipe sono gli Dèi della Grecia e di Roma che da dentro di noi spingono per essere presi in considerazione ed esprimersi nel mondo.

I modelli junghiani come suolo, popolo, sangue, terra, sono gli elementi che costituiscono il volk che calato nell'inconscio da Jung diventa archetipo della vita quotidiana. In questi modelli junghiani ci sono cavalieri e generali, imperatori e nobili, sognati da ogni pezzente, non ci sono coloro che spalano il letame, né coloro che zappano la terra sognati da ogni "nobile", da ogni miliardario, da ogni vescovo cattolico o da ogni banchiere.

Nell'inconscio junghiano, i servi sono servi e i padroni sono padroni in una condizione che non permette di modificare la realtà vissuta.

Scrive Bloch:

Conseguentemente Jung ha generalizzato e arcaicizzato su tutta la linea l'inconscio di Freud; non se ne vuole la risoluzione razionalistica. Né qui ha luogo alcuna sublimazione (sotto specie della quale comunque, secondo Freud, si arriva alla cultura); Jung, allievo di Freud, realizzata la congiuntura, si proclamò libero anche su questo punto dalla «psicologia ebraica». Invece della sublimazione c'è la «santa oscura notte primigenia», piena in quanto tale di bagliori di sangue e di orge di immagini; questa forza è essa stessa già in ordine, anzi l'unica cosa che viva in ordine. Certo qui Jung, come si vedrà, si imbatté in un patrimonio fantastico non privo di importanza, quello degli archetipi. Però, come egli ne ricavò il concetto dal Romanticismo, così non lo ha mai tirato fuori dall'inarticolato dilettantismo romantico. Per la cosiddetta psicosintesi è utilizzabile unicamente, e tutta in blocco, la mania di formare immagini primitive, e la ciarlataneria magica (comandata dal capitale monopolistico) le torna utile. Il rapporto di questa libido panica col fascismo tedesco è manifesto; qui la coscienza dei sonnambuli alla C.G. Jung non è affatto sospesa. Anche per il fascismo l'odio dell'intelligenza è, come Jung dice letteralmente, «l'unico mezzo per compensare i guasti dell'odierna società». Anche il fascismo ha bisogno del culto funereo di un'epoca primigenia imbellettata, per nascondere il futuro, per fondare la barbarie e bloccare la rivoluzione. L'impulso fondamentale, con tutto ciò, diventa un impulso verso quel fondamento in cui Dioniso vuole chiamarsi soltanto Moloch. Un fondamento regressivo è celebrato sia come medicina sia come morale cui tutto ciò che è umano è ridivenuto estraneo. Così, come si è detto, Freud, che voleva pur sempre fare opera di chiarificazione liberale, e Jung, il fascista mistificante, costituiscono in ampia misura dei contrari nella comune «psicologia del profondo» (come essa modestamente si chiama): il liberale vuol rendere consapevole ciò che è rimosso, il reazionario vuole tornare a legare il conscio con il rimosso, anzi respingerlo sempre più profondamente nell'inconscio.

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In linea col volk, secondo Bloch, Jung volle liberarsi della "psicologia ebraica". Freud è ebreo, ma anziché accusare Freud di aver, magari, saccheggiato Nietzsche e aver trasformato l'inconscio nel dionisiaco e la coscienza razionale in apollinea, preferisce attribuire i caratteri della psicologia di Freud alla razza, al sangue.

Per contro, Jung pesca gli archetipi coniugando l'archè della tradizione greca (i fondamenti dell'esistenza, come l'acqua, il fuoco, ecc.), con la discendenza di sangue propria dell'ebraismo e il romanticismo tedesco. Un'oscura notte fatta di ideologia ebraica, ideologia cristiana e delirio di onnipotenza di razza, sangue, popoli superiori e inferiori, razza ariana, popolo eletto e popolo di dio. Tutto questo viene innestato come forme, comportamentali, morali ed etiche che trasformano le sollecitazioni di adattamento che il mondo culturale rivolge al bambino, in forme dominanti dell'inconscio umano.

Lo scontro fra illuminismo e oscurantismo cristiano, porta l'illuminismo ad imporre il diritto del cittadino contro la sottomissione del suddito, ma non scopre la centralità della vita, delle sue emozioni, in un mondo ideologico, quello dell'oscurantismo cristiano, che imprigiona la psiche umana nella sottomissione e nell'appartenenza dell'uomo al gregge, alla casata, di un dio padrone che, eleggendolo a schiavo eletto, lo separa dal consesso umano.

Ed ecco lo schiavo, un uomo libero di rivendicare il diritto assoluto del proprio padrone contro sé stesso e i suoi figli, vivere la condizione di una "libido panatica" che si dibatte fra necessità di veicolarsi e terrore di non essere abbastanza deferente e obbediente al padrone.

L'intelligenza che manca al cristiano non è la capacità di comprendere la cultura, ma è l'incapacità di cogliere gli effetti delle sue azioni, delle sue affermazioni, del suo delirio in un mondo che, a differenza del suo modo di pensare, è proiettato in un continuo mutamento, in una trasformazione che lo spinge verso un futuro i cui caratteri sono diversi dal presente proclamato attraverso la sua immutabile verità.

E così, l'epoca primitiva immaginata dal cristiano, altro non è che un presente privato di storia, di cultura e di conoscenza. Il primitivismo del cristiano è la sua ignoranza nell'abitare il mondo che viene pensata e proiettata alle estreme conseguenze. Esattamente come il dio dei cristiani è la loro immaginazione proiettata in un assoluto dominio del mondo.

Freud, che piaccia o meno, ha iniziato il percorso per liberare la sessualità umana dalle coercizioni imposte dal cristianesimo, Jung ha tentato di imbrigliare il divenuto dell'uomo all'interno della sottomissione ad archetipi che lo costringono a vivere la conflittualità fra il dovere imposto e la necessità di veicolare la libido repressa fantasticando un passato che chiede di essere ripristinato.

Scrive Bloch:

In Freud l'inconscio viene combattuto e, nella misura in cui esso è una acquisizione individuale, mantenuto nell'ambito dell'individuo. In Jung si dà il benvenuto all'inconscio e lo si colloca completamente nell'arcaico collettivo, considerandolo per di più con illimitata tolleranza verso tutto ciò che vi è sospeso intorno sotto forma di nebbia, nume o tabù. Ma ancora una volta: nel punto principale il maestro Freud sta sullo stesso piano del suo allievo pervertito; entrambi considerano l'inconscio unicamente come un qualcosa di passato nello sviluppo storico, come qualcosa di sprofondato in cantina e presente solo lì. Entrambi, anche se in maniera estremamente diversa e con diversissima estensione della regressione, conoscono soltanto un inconscio rivolto all'indietro o al di sotto della coscienza già presente; non conoscono il preconscio del nuovo. E per quel che riguarda la dottrina degli impulsi di cui stiamo discorrendo, tutta quanta la scuola psicoanalitica è unita dal fatto che essa sottolinea meri impulsi pepati, separandoli in modo mitico- concettuale dal corpo vivente. In questo modo nasce un idolo che si chiama libido o volontà di potenza o Dioniso primigenio e soprattutto una assolutizzazione di questi idoli. E come ciò che viene assolutizzato viene staccato dal corpo vivente, che invece vuole conservare solo se stesso e nient'altro, così in Freud come in Adler, e soprattutto poi in Jung, esso non viene affatto discusso come variabile di condizioni economico-sociali. Ma se occorre in generale evidenziare gli impulsi fondamentali, essi saranno nell'uomo continuamente variati materialmente a seconda delle singole classi ed epoche, di conseguenza anche intenzionalmente ovvero come direzione dell'impulso. E la cosa più importante è che gli impulsi fondamentali di volta in volta accentuati nella psicoanalisi non sono affatto tali in senso stretto, essi sono troppo parziali. Essi non si impongono affatto in maniera così univoca come per esempio la fame, che la psicoanalisi trascura ovunque; essi non sono ultima istanza tanto quanto il mero impulso a conservarsi in vita. Questo impulso è l'impulso di autoconservazione, esso soltanto dovrebbe essere così fondamentale - nonostante tutti i suoi mutamenti - da porre in generale in movimento gli altri impulsi.

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Secondo Bloch, l'inconscio, l'Es, viene combattuto da Freud in funzione di un Io che tende al suo modello assoluto, il super-Io. Il super-Io non è un modello mantenuto nell'ambito dell'individuo, ma è un modello sociale imposto dalla società al bambino per finalizzare le sue azioni.

L'Io infantile viene plasmato affinché tenda al modello del super-Io socialmente imposto. Dal momento che il super-Io è un modello generale sociale che in questi 2000 anni si identifica con gli aggettivi assolutistici mediante i quali viene identificato il dio padrone cristiano, ne segue che l'Io di ogni singolo individuo viene criminalizzato ogni volta che esce dalla sottomissione al modello, il dio padrone cristiano, a cui l'Io dovrebbe tendere.

Jung, prende il modello a cui l'Io dovrebbe tendere secondo l'imposizione della società al bambino e, secondo Bloch, lo trasforma nell'arcaico collettivo. Per Jung ciò che circonda l'Io che tende verso il suo modello, l'arcaico collettivo, è nebbia, indistinto, terrore del divino e tabù. Per Freud l'Es è pulsione incontrollata capace di destrutturare le condizioni dell'Io.

Sia Freud che Jung, per proprio conto e con le proprie peculiarità, temono l'indistinto sconosciuto che circonda l'Io. Ne segue che, anziché fornire al bambino gli strumenti per padroneggiare lo sconosciuto, sia Freud che Jung agiscono affinché l'Io non possa accedere allo sconosciuto. Alimentano la separazione fra l'Io razionale e l'immenso irrazionali che lo circonda e costringono l'Io a delirare verso un modello assoluto partorito dall'immaginazione di un Io sconfitto nella sua esistenza.

In questo modo, secondo Bloch, sia Freud che Jung non considerano l'inconscio il soggetto dal quale la coscienza è emersa e dal quale altri strumenti per vivere possono emergere, ma lo considerano come un magazzino dell'immondizia esistenziale dalla quale l'individuo si vuole separare senza riuscire mai a completare la separazione.

L'inconscio non rappresenta le possibilità costruite nel divenuto della specie per fondare il presente del soggetto e il futuro possibile per la specie, ma, dice Bloch, un sistema di controllo del presente rivolto all'indietro. Non conoscono il preconscio del nuovo che si forma nella coscienza.

Gli stessi impulsi, le stesse pulsioni, dice Bloch, tutta la scuola psicoanalitica concorda nel separarli in modo "mitico-concettuale" dal corpo vivente. Il corpo vivente, secondo la psicoanalisi, è altro rispetto a tutte quelle pulsioni che lo rendono attivo nella sua quotidianità e che gli idealisti e gli esistenzialisti hanno individuato come "movimento dell'anima", contenuta in un corpo che ha cessato di divenire e di trasformarsi.

In questo modo, l'anima cristiana diventa un "idolo", il Dioniso di Nietzsche che nascosto sotto la razionalità di Apollo, altro non fa che rinnovare la dicotomia platonica di anima-corpo.

Il corpo viene privato delle sue pulsioni, del suo desiderio, del suo abitare il mondo, della sua sessualità. Non è il corpo che desidera. Non è il corpo che pulsa tentando di espandersi nel mondo, non è il corpo che riproduce sé espandendosi di generazione in generazione, ma è il Dioniso, ridotto alla dimensione dell'anima cristiana, che vuole rompere ogni limitazione imposta dal corpo. Un corpo che né Freud, né Jung, interpretano come soggetto attivo della psicanalisi, ma lo scartano, lo condannano ad espressione di un Io astratto prigioniero dell'ideale assolutista del super-Io quale modello del dio padrone imposto dalla società ad ogni nuovo nato.

La psicanalisi annulla l'abitare il mondo del corpo. Ignora le sue categorie sociali, ignora che un corpo mangia, beve, manipola la materia, trasforma il suo tempo in un valore di scambio e nel farlo vive le contraddizioni esistenziali nelle quali impegna la sua volontà, la sua passione, le sue pulsioni che vengono di volta in volta incanalate nell'agire del corpo e, proprio perché sono incanalate nell'agire del corpo, la psicoanalisi le può riconoscere, separare dal corpo, analizzarle. Solo che poi, quest'analisi, andrebbe ricondotta all'agire del corpo nella vita sociale e, invece, la psicanalisi annulla il corpo vivente per subordinarlo all'anima platonica che chiama pulsione, Dioniso, archetipi.

Le pulsioni sono manifestazioni di un corpo vivente che vive il conflitto fra pulsione e veicolazione della pulsione. La qualità della vita sociale di un corpo determina la qualità della capacità di veicolazione delle pulsioni nella vita quotidiana. Non solo la singola persona, non solo l'ambiente culturale e sociale, ma tutti i corpi viventi vivono di relazioni pulsionali determinate dalla qualità della vita del corpo vivente.

L'adattamento soggettivo alle variabili oggettive che un corpo è costretto a mettere in atto, determina una volontà soggettiva di veicolare i propri desideri in una specifica cultura, in una specifica società e in specifiche condizioni di esistenza nelle quali quel corpo deve mettere in atto le sue strategie d'esistenza.

Tutte le difficoltà di un corpo di espandersi nel mondo in cui è venuto in essere (fame, sete, malattia, benessere, sonno, fatica, ecc.) determinano le condizioni nelle quali il corpo veicola le proprie pulsioni. Pulsioni al plurale che sono aspetti di un'unica pulsione: il sesso.

La pulsione sessuale è la pulsione che costringe il corpo a crescere, ad adattarsi, a modificarsi alimentando in questa direzione ogni pulsione psichica, ogni condizione emotiva, la nascita delle idee sociali e la loro qualità. Una pulsione sessuale che inizia a manifestarsi nel corpo sollecitando la scissione cellulare, la crescita del corpo e continua a manifestarsi non solo nella necessità dei rapporti sessuali, ma nella crescita sia fisica che intellettuale, nella formazione della coscienza e nella formazione della conoscenza.

E' il corpo che fa sgorgare la pulsione e l'inconscio è un magazzino di possibilità per armare la propria coscienza, per costruire il proprio futuro anche se, spesso, angosciose esperienze, spesso subite nell'infanzia, si frappongono fra ciò che possiamo fare e ciò che avremmo potuto fare nella nostra esistenza.

NOTA: Le citazioni sono tratte da Ernst Bloch, Il principio speranza, Garzanti editore edizione 1994 (pagina citata)

Marghera, 11 aprile 2016

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Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.