La forma ecclesiale della fede

Diciasettesimo commento all'Enciclica Lumen Fidei

Joseph Ratzinger (Benedetto XVI) (1927 - -)

Mario Bergoglio (Francesco) (1936 - -)

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185815

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Enciclica Lumen Fidei diciasettesima parte

La forma ecclesiale della fede: dichiarare guerra alla società civile!

Le nuove necessità che si presentano alla chiesa cattolica, dopo la fine della contrapposizione fra i blocchi occidentali e orientali, costringono Ratzinger e Bergoglio a tralasciare parte dei principi fondamentali della chiesa cattolica per assumere a modello, comportamenti propri del protestantesimo e, come abbiamo visto all'interno dell'analisi della Teoria della Filosofia Aperta, propri dell'elaborazione mazziniana dell'eresia giansenista. I giansenisti procedevano praticando il proselitismo all'interno del cattolicesimo. Ora che il cattolicesimo è schiacciato come minoranza religiosa (maggioranza solo per il peso economico che esercita nella società con cui ricatta i cittadini) fa propri i deliri mazziniani per mettere in atto il massimo sforzo di intervento ideologico per fare proselitismo fra atei, indifferenti, non cristiani e laici oppositori della chiesa cattolica.

Come Giuseppe Mazzini diceva:

Ma questo, voi, senza Dio, nol potete. V'ho parlato di Doveri; v'ho insegnato che la sola conoscenza dei vostri diritti non basta a guidarvi durevolmente sulle vie del bene; non basta a darvi quel miglioramento progressivo, continuo, nella vostra condizione, che voi cercate: or, senza Dio, d'onde il Dovere? senza Dio, voi, a qualunque sistema civile vogliate appigliarvi, non potete trovare altra base che la Forza cieca, brutale, tirannica. Di qui non s'esce. O lo sviluppo delle cose umane dipende da una legge di Provvidenza che noi tutti siamo incaricati di scoprire e d'applicare, o è fidato al caso, alle circostanze del momento, all'uomo che sa meglio valersene. O dobbiamo obbedire a Dio, o servire ad uomini, uno o più non importa. Se non regna una Mente suprema su tutte le menti umane, chi può salvarci dall'arbitrio dei nostri simili, quando si trovino più potenti di noi?

tratto da:

Dei doveri dell'uomo - fede e avvenire di Giuseppe Mazzini editore Mursia 2003

Lo stesso sistema è adottato da Ratzinger e Bergoglio. Una vera e propria chiamata alle armi delle pecore del gregge affinché mettano le zanne da lupo e rivendichino il "diritto" di essere pecore del gregge estendendo il gregge attraverso l'aggregazione, il proselitismo coatto, di altri individui ridotti a pecore.

Scrivono Ratzinger e Bergoglio:

La forma ecclesiale della fede

22. In questo modo l'esistenza credente diventa esistenza ecclesiale. Quando san Paolo parla ai cristiani di Roma di quell'unico corpo che tutti i credenti sono in Cristo, li esorta a non vantarsi; ognuno deve valutarsi invece « secondo la misura di fede che Dio gli ha dato » (Rm 12,3). Il credente impara a vedere se stesso a partire dalla fede che professa: la figura di Cristo è lo specchio in cui scopre la propria immagine realizzata. E come Cristo abbraccia in sé tutti i credenti, che formano il suo corpo, il cristiano comprende se stesso in questo corpo, in relazione originaria a Cristo e ai fratelli nella fede. L'immagine del corpo non vuole ridurre il credente a semplice parte di un tutto anonimo, a mero elemento di un grande ingranaggio, ma sottolinea piuttosto l'unione vitale di Cristo con i credenti e di tutti i credenti tra loro (cfr Rm 12,4-5). I cristiani sono "uno" (cfr Gal 3,28), senza perdere la loro individualità, e nel servizio agli altri ognuno guadagna fino in fondo il proprio essere. Si capisce allora perché fuori da questo corpo, da questa unità della Chiesa in Cristo, da questa Chiesa che - secondo le parole di Romano Guardini - « è la portatrice storica dello sguardo plenario di Cristo sul mondo »,[16] la fede perde la sua "misura", non trova più il suo equilibrio, lo spazio necessario per sorreggersi. La fede ha una forma necessariamente ecclesiale, si confessa dall'interno del corpo di Cristo, come comunione concreta dei credenti. è da questo luogo ecclesiale che essa apre il singolo cristiano verso tutti gli uomini. La parola di Cristo, una volta ascoltata e per il suo stesso dinamismo, si trasforma nel cristiano in risposta, e diventa essa stessa parola pronunciata, confessione di fede. San Paolo afferma: « Con il cuore infatti si crede […], e con la bocca si fa la professione di fede… » (Rm 10,10). La fede non è un fatto privato, una concezione individualistica, un'opinione soggettiva, ma nasce da un ascolto ed è destinata a pronunciarsi e a diventare annuncio. Infatti, « come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci? » (Rm 10,14). La fede si fa allora operante nel cristiano a partire dal dono ricevuto, dall'Amore che attira verso Cristo (cfr Gal 5,6) e rende partecipi del cammino della Chiesa, pellegrina nella storia verso il compimento. Per chi è stato trasformato in questo modo, si apre un nuovo modo di vedere, la fede diventa luce per i suoi occhi.

Il padrone dei fedeli cristiani, Ratzinger e Bergoglio, dice alle pecore del loro gregge che non devono vantarsi. Non devono vantarsi, ma nei confronti di chi? Del loro dio padrone che è rappresentato da Ratzinger e Bergoglio. Guarda caso, la citazione dei libri sacri con cui Ratzinger e Bergoglio vogliono portare le tensioni verso l'esterno della chiesa cattolica ed evitare conflitti dottrinali all'interno (il vantarsi è colui che dice a Ratzinger e Bergoglio "avete sbagliato ad interpretare questo o quell'ordine del dio padrone" come fece Mazzini.) è la stessa citazione adottata da Giuseppe Mazzini con cui dare autorità al suo disprezzo per la società civile. Vedi Dei doveri dell'uomo - fede e avvenire di Giuseppe Mazzini ed. Mursia 2003 pag. 56, oppure vedi:

http://www.stregoneriapagana.it/mazzini_giuseppe_popolo_immagine_dio.html

Ratzinger e Bergoglio, come Mazzini, citano Paolo di Tarso nella lettera ai Romani:

"Per la grazia che mi è stata data, dico a ciascuno di voi di non stimarsi più di quanto si deve, ma di stimarsi secondo ragione, ciascuno secondo la misura della fede che dio gli ha impartito. Infatti, come in un sol corpo abbiamo molte membra e non tutte le membra hanno la medesima funzione, così noi che siamo molti, siamo un sol corpo in cristo e individualmente membra gli uni degli altri. Avendo, perciò, carismi differenti secondo la grazia che ci è stata data, chi ha il dono della profezia la eserciti in armonia con la fede, chi ha il dono del ministero, lo eserciti nel ministero; chi ha il dono dell'insegnare, lo eserciti nell'insegnamento; chi ha il dono di esortare, lo eserciti nell'esortazione; chi dona, lo faccia con semplicità; chi presiede, con sollecitudine; e chi fa opere di misericordia, con gaiezza."

Paolo di tarso, lettera ai Romani 12, 3-8

Che si completa con: chi ha il dono di ammazzare chi non si mette in ginocchio, lo faccia con determinazione; chi ha il dono di rubare, lo faccia con destrezza; chi ha il dono di corrompere, lo faccia con passione; ecc.

Però, che nessuno si vanti davanti al capo, a Ratzinger e Bergoglio che hanno avuto il dono di rappresentare il dio padrone in terra.

L'immagine realizzata del fedele viene da questi scoperta, secondo Ratzinger e Bergoglio, nelle sofferenze che in nome del suo cristo riesce ad imporre nella società civile.

E come il cristo impone sofferenza e disperazione a tutti i credenti affinché si sottomettano alla promessa della provvidenza, così i fedeli di Ratzinger e Bergoglio devono imporre sofferenza nella società.

L'immagine del corpo, dice Ratzinger e Bergoglio, non vuole ridurre il credente a semplice parte di un tutto anonimo, ma parte di una macchia da guerra il cui nemico è la società civile e tutti coloro che non piegano il loro ginocchio a cristo.

A questo proposito, Ratzinger e Bergoglio citano ancora Paolo di Tarso, il già sottolineato della lettera ai Romani 12, 4-5 in cui il prete che ha il dono di violentare bambini per imporre la fede, lo faccia con gioia. Questo è il suo ruolo nella grande macchina da guerra di cristo per la riduzione della società alla sottomissione a cristo.

I cristiani, secondo Ratzinger e Bergoglio, devono sentirsi uno, in quanto parte della meravigliosa macchina da guerra chiamata cristo e mobilitata contro la società. Può il cristiano dichiarare guerra a Ratzinger e a Bergoglio perché loro, con l'inganno, si sono appropriati di un ruolo che Scola ritiene appartenga a lui?

Ratzinger e Bergoglio citano la lettera ai Galati di Paolo di Tarso:

"Non c'è più giudeo, né greco, non c'è più schiavo né libero, non c'è più maschio né femmina: perché voi tutti siete uno solo in cristo Gesù".

Paolo di Tarso, lettera ai Galati 3, 28

Quest'uguaglianza nella fede non modifica le condizioni sociali degli schiavi cattolici. Essi, socialmente, rimangono schiavi al contrario di Ratzinger e Bergoglio che ne sono i padroni: "Servi dei servi..." cioè servi del dio padrone e padroni di tutti gli altri servi. La distinzione uomo e donna c'è nel "corpo di cristo"; dite a una donna di diventare vescovo o cardinale cattolico. Per Ratzinger e Bergoglio è importante che i loro adepti si sentano parte di un esercito che va a scatenare una guerra nella società civile contro chi ha altre fedi o nega le argomentazioni di fede dei cattolici.

Il cristiano non perde la propria individualità di cristiano nell'essere servo. Servo e padrone sono le categorie che permangono fra i cristiani in quanto sono categorie volute dal loro dio padrone. I cristiani sono uguali "in santità" nella distruzione della propria vita e di quella dei loro figli per la gloria di Ratzinger, del loro dio padrone e per distruggere chi non è cristiano al fine di sottometterlo al loro dio padrone. In questo i cristiani sono nell'uguaglianza: sono nell'uguaglianza solo quando devono commettere crimini o discriminare chi non si sottomette a loro.

Ratzinger e Bergoglio confermano questa interpretazione quando dicono che:

Si capisce allora perché fuori da questo corpo, da questa unità della Chiesa in Cristo, da questa Chiesa che - secondo le parole di Romano Guardini - « è la portatrice storica dello sguardo plenario di Cristo sul mondo »,[16] la fede perde la sua "misura", non trova più il suo equilibrio, lo spazio necessario per sorreggersi. La fede ha una forma necessariamente ecclesiale, si confessa dall'interno del corpo di Cristo, come comunione concreta dei credenti.

Nel compattare questo esercito che usa la fede come un'arma di distruzione di massa, Ratzinger e Bergoglio dicono che la fede ha come sbocco l'attività militare del cristiano verso tutti gli uomini.

Il terrorismo che Ratzinger e Bergoglio stanno organizzando è ben descritto nelle loro parole quando dicono:

La parola di Cristo, una volta ascoltata e per il suo stesso dinamismo, si trasforma nel cristiano in risposta, e diventa essa stessa parola pronunciata, confessione di fede.

La parola del pazzo di Nazareth è ingiuriosa ed offensiva nelle sue pretese di essere il padrone del mondo in quanto figlio del dio padrone. Il bisogno del padrone viene imposto dai cattolici mediante la violenza sull'infanzia. Una volta che i cattolici hanno violentato la struttura psichica dell'infanzia e reso il bambino incapace e impotente nell'affrontare i problemi della società, ecco quel bambino alla ricerca angosciosa di un'ancora di salvezza. Un sostegno psicologico con cui affrontare la quotidianità: il pazzo di Nazareth che verrà sulle nubi con grande potenza e soccorrerà lui, si proprio lui, il derelitto che una società incapace di difendere i propri figli ha sbattuto con tutta la violenza possibile nei marosi della vita.

Genitori criminali che anziché insegnare al figlio a nuotare nel mare dell'esistenza mostrandogli i propri errori e le proprie debolezze, hanno mostrato al loro figlio la maschera della loro onnipotenza deridendo e schernendo il figlio quando faticosamente tentava di crescere e di adeguarsi alle richieste della società. Lo hanno ricacciato sistematicamente. Il bambino veniva offeso in ogni tentativo che faceva per andare loro incontro e le offese sistematiche costrinsero il bambino a chiudere le sue emozioni in un mondo immaginario popolato di fantasmi su cui il dio padrone cristiano troneggiava. Ma i cristiani, il loro criminale Gesù, il loro dio padrone sono i primi responsabili di quel dolore, come sono responsabili della miseria che hanno costruito addestrando i ladroni che hanno bastonato i viandanti nella loro vita.

Ha ragione Paolo di Tarso: la credenza, come fede, è un prodotto della malattia mentale. Il cuore con cui si crede e nel quale si riversano le emozioni prigioniere del delirio di onnipotenza imposto ai bambini dalla chiesa cattolica è un cuore malato incapace di ristrutturare un corpo fisico adattandolo all'insorgenza dell'emozione per capitalizzare la trasformazione nella conoscenza. Le parole, con cui il credente giustifica le sue ansie fideistiche, sono parole deliranti piene del proprio desiderio di onnipotenza e di disprezzo per la società umana e per gli sforzi degli uomini di aprirsi una via verso l'infinito.

Quando Ratzinger e Bergoglio affermano:

La fede non è un fatto privato, una concezione individualistica, un'opinione soggettiva, ma nasce da un ascolto ed è destinata a pronunciarsi e a diventare annuncio.

Infatti, Ratzinger e Bergoglio con la loro organizzazione criminale bastonano l'infanzia e costringono l'infanzia ad ascoltarli mentre con le azioni distribuiscono terrore ed angoscia. E' col terrore e l'angoscia, imposta all'infanzia da genitori che hanno rinunciato ad essere tali perché hanno vigliaccamente consegnato i loro figli alla chiesa cattolica battezzandoli e costringendoli ad un ascolto in cui veicolare la loro angoscia, che si impone la fede come rinuncia dell'individuo ad usare in modo appropriato gli strumenti nella società ed essere un individuo attivo.

Questa è l'attività criminale a cui si accinge Ratzinger e Bergoglio contro i cittadini italiani.

Ratzinger e Bergoglio citano Paolo di Tarso:

"Difatti col cuore si crede per la giustizia, e con la bocca si fa confessione per la salvezza..."

Paolo di Tarso letta ai Romani 10, 10

Il soggetto è: l'aspettativa nella giustizia per i torti subiti dal dio padrone e da Ratzinger e Bergoglio. Non è la fede nel dio padrone. Dal momento che la fede, come abbandono acritico, fa dell'ingiustizia metodo per creare angoscia, paura e disperazione. La bocca confessa la necessità d'aiuto contro il terrore del dio padrone.

Ratzinger e Bergoglio citano Paolo di Tarso in Lettera ai Romani 10, 14 affermando che nell'enciclica Lumen Fidei:

"come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci?

Mentre il discorso di Paolo di Tarso in Lettera ai Romani 10, 14 dice:

"Orbene, come invocheranno colui nel quale non hanno ancora creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? E come ne sentiranno parlare se non vi è chi lo predichi? E come predicare se non si è andati?"

La fede, secondo Ratzinger e Bergoglio, è espressione della malattia metanale delirante che ha nel delirio di onnipotenza l'emozione che "ama sé stessa". L'emozione a cui viene impedito di dispiegarsi nel mondo, che si riversa nella psiche delirante che l'ha prodotta. Questo delirio di onnipotenza che la chiesa cattolica che ha seminato in 2000 anni di morte, di genocidio e di orrore in nome del criminale Gesù costringe ora la chiesa cattolica a chiamare alle armi i suoi adepti facendosi "pellegrina" in una società che ne ha relegato le sue idee di sottomissione nella spazzatura della storia.

Ratzinger e Bergoglio chiamano a raccolta i disperati che veicolano la loro impotenza esistenziale nella patologia psichiatrica chiamata "fede". Ratzinger e Bergoglio chiamano i disperati e come novelli Giuseppe Mazzini che lanciano i disperati contro la società al grido di "dio lo vuole". In questo stato di esaltazione psichica i disperatisi dovrebbero sentire bruciare l'amore del loro padrone Gesù mentre si lanciano nell'ultima crociata per distruggere la società italiana: e le Istituzioni civili stanno a guardare.

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considerando la Lumen Fidei
un testo di filosofia cattolica contemporanea

Marghera, 17 ottobre 2013

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell’Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.