Karl Heinrich Marx (1818- 1883)

Marx e la coscienza di classe

di Claudio Simeoni

 

Cod. ISBN 9788892610729

 

Teoria della Filosofia Aperta - Volume cinque

 

La coscienza sociale.

 

Un concetto che ha attraversato tutto il XX° secolo è stato il concetto di Coscienza di Classe. Il concetto, sviluppato in ambito sociale a partire da Marx, non ha mai anteposto i meccanismi attraverso i quali si formava e si poteva definire tale condizione (coscienza) per un certo numero di individui. Si parla della coscienza, della coscienza collettiva, ma non si sono analizzati i meccanismi né le condizioni in cui tale coscienza si manifesta se non quando, diventato adulti l'individuo, la coscienza viene espressa da un segmento sociale.

Un certo numero di individui, secondo alcune teorie filosofiche, vivendo in un certo ambito e manifestando degli interessi comuni, sviluppavano una coscienza collettiva mettendo al servizio del collettivo la propria intelligenza, i propri progetti e la propria disponibilità economica.

Un certo numero di persone costrette alla coabitazione sviluppano tratti culturali comuni in cui interessi, bisogni e desideri si veicolano in meccanismi simili perché tali meccanismi sono approvati all'insieme che tende ad emarginare comportamenti non massificati. La difesa di quel complesso coabitativo diventa prioritario per la sopravvivenza dei soggetti che lo compongono che sviluppano meccanismi psicologici di relazioni che tendono a proteggerli dall'azione di un ambiente esterno.

Questo meccanismo relazionale si mette in moto ogni volta che più persone vivono insieme e condividono interessi ed obbiettivi comuni. Lega le persone in maniera tanto più forte quanto maggiore è la minaccia proveniente dal mondo esterno o tanto più gli interessi di queste persone vedono nel mondo esterno un nemico. Tanto minore è la minaccia del mondo esterno e tanto minore è la coesione che questo meccanismo produce fra le persone.

Questo meccanismo psicologico funzionale alla sopravvivenza dell'uomo, messosi in atto fra i produttori, gli operai, della prima industrializzazione, venne individuato da Marx in una forma di "Coscienza di Classe".

Ciò che non fu considerato da Marx era che i produttori, popolazione delimitata dalle mansioni obbligatorie nella fabbrica, non erano il prodotto della fabbrica, ma erano il prodotto di un insieme sociale dal quale si staccavano, o tendevano a separarsi, nel momento stesso in cui entravano come lavoratori in fabbrica.

Il lavoratore era il prodotto della società. La sua coscienza, il suo essere un soggetto sociale, era il risultato dell'azione della società fin dal momento in cui era nato. La fabbrica o il lavoro dei campi apportavano delle variabili sulla sua "coscienza di fondo", ma non la costruivano né la determinavano.

Nell'uomo e nella donna esiste una coscienza di fondo, costruita nel singolo individuo fin dalla pancia della madre e nella prima infanzia, capace di determinare tutte le scelte dell'individuo, il suo modo di pensare, di percepire e di guardare il mondo, dalla quale l'individuo non saprà più sottrarsi per tutta la vita se non attraversando situazioni drammatiche che spesso lo faranno sprofondare in forme definibili come malattie psichiatriche.

Ci sono varie forme di coscienza che si formano nel corso della storia, la prima fra tutte è la coscienza clericale, la coscienza della chiesa cattolica, attraverso la quale un insieme strutturato in maniera gerarchica di un vivere assieme, combatte le società civili come nemici da dominare.

La coscienza cristiana e la coscienza ecclesiastica è il primo modello di coscienza di classe che si forma nell'era moderna. Prima della formazione della coscienza ecclesiastica, non esisteva la coscienza di classe, ma solo la coscienza di nazione al di là del ruolo sociale che le persone occupavano. Un individuo era cittadino romano o non era cittadino romano. La divisione non era di razza o di religione, ma era una divisione di cittadinanza o di formazione culturale.

Con l'arrivo del cristianesimo la coscienza diventa coscienza di religione e coscienza di razza. Si forma un nuovo modo di pensare sé stessi e il proprio collettivo finendo per fissare la società in alcune forme preesistenti, come "patrizi e plebei", "liberi e schiavi", in forme dogmatiche che ne esasperavano le differenze e fissavano la coscienza di appartenenza sia attraverso i privilegi di censo sia attraverso l'esercizio della violenza sui censi sottomessi.

Con la nascita del cristianesimo nasce la coscienza moderna che si fonda sulla fissazione di privilegi e la negazione dei diritti dell'altro. Lo schiavismo praticato dai cristiani e il feudalesimo sono manifestazione della coscienza dei cristiani per preservare i loro privilegi contro tutti gli uomini.

In Francia e in tutti i paesi d'Europa la popolazione è divisa in coscienza dei nobili e in coscienza del clero. Non si parla mai di coscienza dei contadini e delle classi povere salvo quando si verificano situazione violente di rivolta come per i comuni o per alcune rivolte contadine. Si tratta di condizioni di consapevolezza del proprio stato di miseria, ma non di coscienza del proprio esistere come soggetti nel mondo. In Francia la popolazione è divisa in stati: nobili, clero, borghesi e piccolo borghesi e il quarto stato, i diseredati. Ogni classe ha la coscienza dei propri privilegi che esercita contro la classe socialmente più debole.

La rivoluzione francese e il processo storico che dalla rivoluzione francese si diffonde in Europa nasce dal fatto che il terzo stato, la borghesia, inizia a prendere coscienza della propria forza e ad emancipare i propri privilegi rispetto al clero e ai nobili. Per farlo, la borghesia usa sì la sua forza economica, ma usa soprattutto la massa diseredata del quarto stato che manda all'assalto della Bastiglia e a farsi ammazzare sulle baionette dell'esercito o dei prussiani.

Scrive Marx in Miseria della filosofia:

Nella borghesia, dobbiamo distinguere due fasi: quella durante la quale si costituì in classe sotto il regime del feudalesimo e della monarchia assoluta, e quella in cui, già costituita in classe, rovesciò il feudalesimo e la monarchia per fare della società una società borghese. La prima di queste fasi fu la più lunga e richiese i maggiori sforzi. Anch'essa aveva cominciato con coalizioni parziali contro i signori feudali. Si sono fatte molte ricerche per delineare le diverse fasi storiche che la borghesia ha percorso dal comune sino al suo costituirsi in classe. Ma quando si tratta di rendersi esattamente conto degli scioperi, delle coalizioni e delle altre forme con cui i proletari realizzano dinnanzi ai nostri occhi la loro organizzazione come classe, gli uni sono presi da un ti- more reale, gli altri affettano un disprezzo trascendentale.

Se è vero che la borghesia prende coscienza della sua forza rispetto ai nobili e al clero, è altrettanto vero che l'imposizione della coscienza borghese nella società avviene con gli stessi meccanismi con cui l'educazione cristiana ha imposto sugli individui fin dall'infanzia la "speranza-desiderante". I diseredati, il quarto stato, va all'assalto dei nobili e difende la rivoluzione perché in tale azione vede la speranza di una modificazione del presente per sé stesso. La coscienza di classe borghese non porta la borghesia ad esporsi in prima persona contro i nobili e il clero, ma usa i miserabili contro i nobili e il clero. Una volta che la borghesia riesce ad avere il potere ripristina i sistemi di controllo dei nobili ed il clero soffocando il quarto stato che, nella sua coscienza, da un lato è un oggetto d'uso e dall'altro lato il nemico da combattere una volta tolto il potere al clero e alla nobiltà. La nobiltà, come il clero, diventano oggetti d'uso della borghesia che ingloba sia il clero che i nobili riciclando i possidenti con i loro possedimenti. Di fatto, la coscienza del dominio della borghesia costruisce un sistema di relazioni che consentono alla borghesia di rafforzarsi rispetto ad un nemico comune qual è il quarto stato.

La coscienza di classe non è determinata dalla classe sociale in una società, ma da una classe di interessi che agisce in quella società al di là della sua organizzazione interna. Gli ebrei, hanno costituito una coscienza di classe in quanto ebrei, al di là del ruolo economico che hanno nella società in cui agiscono. La coscienza degli ebrei consiste "nell'agire in" quella società distinguendosi da quella società.

Karl Marx nella miseria della filosofia constata che la nascita dell'industria costruisce degli interessi comuni fra individui del quarto stato circoscritti, tanto da far nascere una coscienza comune CONTRO i padroni.

Scrive Marx in "miseria della filosofia":

Sotto forma di coalizioni hanno sempre avuto luogo primi tentativi dei lavoratori per associarsi tra loro. La grande industria agglomera in una località una massa di persone che non si conoscono. La concorrenza le divide nei loro interessi. Ma il mantenimento del salario, interesse comune che hanno contro il padrone, le unisce nella stessa idea di resistenza-coalizione. Così la coalizione ha sempre un duplice scopo, quello di far cessare la concorrenza tra di loro, per poter fare una Concorrenza generale al capitalista. Se il primo scopo della resistenza non è stato che il mantenimento dei salari, via via che i capitalisti si uniscono a loro volta con intenti di repressione, le coalizioni, sulle prime isolate, si costituiscono in gruppi, e, di fronte al capitale sempre unito, il mantenimento dell'associazione diventa per loro ancor più necessario di quello del salario. Ciò è a tal punto vero che gli economisti inglesi sono assai stupiti di vedere gli operai sacrificare una buona parte del salario a favore di associazioni che, agli occhi degli economisti, non sono costituite che a favore del salario. In questa lotta - vera e propria guerra civile - si uniscono e si sviluppano tutti gli elementi necessari di una battaglia futura. Una volta giunta a questo punto, l'associazione assume un carattere politico. Le condizioni economiche avevano innanzi tutto trasformato la massa del paese in lavoratori. La dominazione del capitale ha creato per questa massa una situazione comune, interessi comuni. Così questa massa è già una classe di fronte al capitale, ma non ancora per sé. Nella lotta, di cui non abbiamo segnalato che qualche fase, questa massa si unisce, si costituisce in classe per sé. Gli interessi che difende divengono interessi di classe. Ma la lotta di una classe contro un'altra è lotta politica.

[…]

Una classe oppressa è la condizione vitale d'ogni società fondata sull'antagonismo di classe. L'affrancamento della classe oppressa implica dunque necessariamente la creazione di una società nuova. Perché la classe oppressa possa affrancarsi, bisogna che i potenziali produttivi già acquisiti e i rapporti sociali esistenti non possano più esistere gli uni accanto agli altri. Tra tutti gli strumenti di produzione, il maggiore potenziale produttivo è la classe rivoluzionaria stessa. L'organizzazione degli elementi rivoluzionari come classe presuppone l'esistenza di tutte le forze produttive che potevano generarsi in seno alla vecchia società.

Questi passi della Miseria della filosofia di Marx hanno fatto nascere nella società l'idea della formazione di una coscienza di classe come di un oggetto in sé e non come la consapevolezza di un insieme di bisogni che potevano essere soddisfatti da un gruppo di persone in una situazione fisico-ideologica definita.

Lo stupore con cui il movimento sociale ha accolto l'apparire di questa coscienza non ha permesso di analizzare la sua provenienza né le dinamiche della sua formazione.

Prima che si sviluppasse questa coscienza di classe operaria, c'era una coscienza? Marx parla della formazione della coscienza della borghesia. Ma la coscienza della borghesia si forma dalla coscienza feudale e la coscienza feudale, da che cosa emerge?

Marx si limita a prendere atto che la costruzione di un agglomerato di individui circoscritti da condizioni di vita comuni genera la produzione di rivendicazioni per il miglioramento delle condizioni che, supportandosi a vicenda, fanno apparire all'osservatore esterno la nascita di una coscienza collettiva nella quale SEMBRANO sparire le esigenze individuali. Questo però appare solo all'osservatore esterno che generalizza, massificando, comportamenti per intenti ed interessi comuni. Dal momento che la massa di individui si vede circoscritta la possibilità di soddisfare i propri bisogni mediante il salario; il salario diventa la rivendicazione individuale. Dal momento che la rivendicazione individuale non è proponibile in una massa che lavora alla catena di montaggio (ma può avvenire in situazioni manageriali), il beneficio del singolo individuo si ottiene soltanto mediante l'azione della massa che agisce rispetto alla controparte: i padroni o i gestori della massa.

Allo spettatore eterno appare come la nascita della coscienza, ma questa coscienza è circoscritta al fatto che: "solo assieme possiamo migliorare le nostre condizioni di vita". Poi, il singolo individuo esce dal lavoro dopo aver lottato collettivamente contro il padrone della fabbrica e va in chiesa a pregare l'intervento divino e provvidenziale di un altro padrone. La sua lotta, la sua coscienza come consapevolezza della sua esistenza si chiude sulla sua persona, è relegata alla fabbrica e agli interessi che esprime nella fabbrica e la sua persona manifesta intendimenti diversi a seconda del collettivo in cui agisce e dello spazio di libertà personale di scelte sociali.

Questa condizione è precisata da Marx secondo cui la coscienza come classe proletaria c'è nella misura in cui c'è la classe proletaria. Ma la classe proletaria non è una condizione naturale d'esistenza, ma una condizione economica nella quale i singoli individui riversano le loro emozioni in funzione della soddisfazione del loro bisogni.

Ne segue che quando la classe proletaria modifica la propria condizione, non tanto di classe quanto dei singoli individui all'interno della classe, la classe proletaria tende a sparire perché gli individui non si identificano nella classe perché sono creati da dio o perché anelano "per le proprie caratteristiche" ad appartenere a tale classe, sono costretti a condividere le condizioni della classe, ma quando possono migliorare, scelgono di migliorare. Anche quando questo implica il peggioramento delle condizioni di altri individui appartenenti alla stessa classe (vedi operai e precari oggi).

La classe intesa come classe proletaria o classe subordinata, è una condizione costrittiva in cui viene identificata una certa fetta di popolazione che, in quanto classe, non è formata da cittadini.

Il proletario, l'operaio, non è un cittadino.

In quanto proletario e in quanto operaio o contadino, non fruisce dei ritti del cittadino. Nella misura in cui entra in fabbrica o viene arruolato per il lavoro di bracciante, questo individuo rinuncia a dei diritti sociali.

L'operaio, il mezzadro, il bracciante, non sono dei cittadini. Nel loro lavoro non si applica il diritto Costituzionale: sono classi separate dall'essere dei cittadini.

Se un individuo butta giù il primo ministro dal sesto piano di un palazzo, si chiama attentato o omicidio; se il datore di lavoro costruisce le condizioni, in pratica butta, l'operaio edile dal sesto piano, non si chiama attentato o omicidio. Questo perché l'operaio, in quanto operaio, non è un cittadino fruitore dei medesimi diritti in quanto persona, ma diventando operaio si è separato dalla società e accetta che gli attentati nei suoi confronti siano considerati degli "incidenti", delle "fatalità", delle condizioni naturali della sua esistenza.

L'uscita da questa separazione consente all'individuo che è stato separato dalla società, in quanto classe proletaria, di tornare ad essere un cittadino anche quando svolge mansioni alla catena di montaggio.

Questo è il senso che dice Marx negando la possibilità di una dittatura proletaria: se il proletario diventasse una classe dominante, sparisce la classe proletaria. Lo sparire della classe proletaria imponendo gli stessi diritti e doveri in ogni ambiente lavorativo e in ogni contesto sociale, porta a sparire la classe proletaria, ma anche la società divisa in classi. Se sparisce la classe dei diseredati, le altri classi cessano di esercitare i privilegi nei suoi confronti o devono trovarsi un altro nemico contro il quale esercitare i propri privilegi.

Scrive Marx nella Miseria della Filosofia:

Vuol dire forse che dopo la caduta della vecchia società ci sarà una nuova dominazione di classe, che si sintetizzerà in un nuovo potere politico? No. Condizione per l'affrancamento della classe lavoratrice è l'abolizione di qualsiasi classe, come condizione di affrancamento del terzo stato, dell'ordine borghese, fu l'abolizione di tutti gli stati e di tutti gli ordini. La classe lavoratrice, nel corso del suo sviluppo, sostituirà alla vecchia società civile un'associazione che escluderà le classi e il loro antagonismo, e non ci sarà più un potere politico propriamente detto, poiché il potere politico è precisamente l'espressione ufficiale dell'antagonismo nella società civile. Nel frattempo, l'antagonismo tra proletariato e borghesia è lotta di una classe contro un'altra; una lotta che, portata alla sua più alta espressione, è una rivoluzione totale. D'altronde, c'è forse da stupirsi che una società, fondata sulla contrapposizione tra le classi, porti alla contraddizione brutale, a uno scontro corpo a corpo come sbocco ultimo?

Non dite che il movimento sociale esclude il movimento politico. Non c'è mai movimento politico che non sia sociale allo stesso tempo. Solo in un ordine di cose in cui non ci siano più classi né antagonismi di classe, le evoluzioni sociali cesseranno di essere rivoluzioni politiche. Sino allora, alla vigilia di ogni mutamento generale della società, l'ultima parola della scienza sociale sarà sempre:

«La battaglia o la morte; la lotta sanguinosa o il nulla. E' così che la questione si pone inesorabilmente». (George Sand)

In cosa consiste la lotta del proletario per Marx? Consiste nella distruzione della classe proletaria, non nella dittatura proletaria. Altrimenti, non si capirebbe bene su che cosa il proletario eserciterebbe la sua dittatura. A questa tensione il cristianesimo ha spacciato un'altra interpretazione: la dittatura del proletariato consisteva nelle pecore che pretendono di imporre la propria legge a Gesù: il buon pastore. I borghesi, i padroni, la cui coscienza si identifica con Gesù e pensano ai loro "sottoposti" come a tante pecore del gregge temono questa condizione che li possa costringere a prendere il posto delle loro pecore nel gregge. Per il borghese, o si è padroni, come Gesù, o si è pecore de gregge. Per il borghese, per il padrone, si è sempre in un regime a monarchia assoluta perché tale regime definisce la sua coscienza e il suo essere nel mondo.

La coscienza che le persone devono assumere è la coscienza di sé stesse nel mondo e nella vita. La coscienza per sé, sia come singoli individui che come insieme di un insieme. La coscienza, che deve diventare patrimonio sociale, per cui si è cittadini sempre.

La classe lavoratrice, nel corso del suo sviluppo, sostituirà la contraddizione borghesia e proletariato proprio quando il proletariato cesserà di essere una classe concentrata nelle grandi fabbriche. La distruzione delle grandi fabbriche e la parcellizzazione del lavoratore nella società porterà alla distruzione del proletariato spostando la rivendicazione e la coscienza dal soggetto che cerca un miglioramento delle proprie condizioni nella fabbrica alla coscienza del soggetto come cittadino che abita la società in cui vive. E' difficile immaginare oggi i momenti aggreganti di quella coscienza collettiva.

Il marxismo non si identifica col proletariato, ma con la società nel suo insieme in cui l'individuo, la persona, diventa un soggetto dei medesimi diritti e dei medesimi doveri al di là della condizione sociale o economica che occupa.

Da una coscienza che l'individuo si forma fin da quando è nella pancia della madre, l'individuo manifesta una diversa coscienza adattando il proprio divenuto alle condizioni oggettive incontrate. Se le conduzioni oggettive incontrate sono quelle della fabbrica del XX secolo, la sua coscienza esprimerà la necessità della soddisfazione dei suoi bisogni in quelle condizioni. Ma quelle condizioni non forgiano la coscienza dell'individuo, costituiscono condizioni oggettive nelle quali la coscienza dell'individuo si adatta. Ne consegue che la formazione della coscienza dell'individuo, come capacità dell'individuo di vivere la propria vita, è forgiata dalle condizioni che incontra nascendo.

Sono quelle condizioni che forgiano la sua coscienza. Il controllo militare sul singolo individuo esercitato dal cristianesimo, di fatto, forgia la coscienza dell'individuo che si manifesta come rinuncia all'azione nell'attesa della provvidenza del dio padrone; dipendenza dal padre e dal padrone come relazione emotiva; rinuncia dell'individuo alla sua capacità critica perché costretto a pregare e supplicare. La coscienza dell'individuo attraverso l'imposizione del cristianesimo assume una serie di caratteristiche che si esprimeranno in ogni adattamento soggettivo per rispondere a condizioni oggettive nelle quali tenterà di soddisfare i suoi bisogni spinto dalle sue necessità.

Tutte le persone educate nell'infanzia alla dipendenza dal dio padrone, anche quando le condizioni sociali li costringeranno a prendere delle decisioni, decideranno sempre in relazione ad un dio padrone e se le condizioni in cui saranno costretti a decidere saranno drammatiche, come avviene in caso di guerra, l'individuo sì agirà, ma sarà talmente scosso da distruggere i suoi equilibri compensatori della dipendenza. E' il caso della violenta educazione cristiana cui sono sottoposti i bambini negli USA che, una volta adulti e mandati a macellare individui in giro per il mondo, ritornano con sindromi psichiatriche da stress in cui l'equilibrio fra la dipendenza dal loro dio padrone e la necessità d'azione ha spezzato la loro capacità di osservare il mondo come persone identificandosi col dio padrone che distrugge un mondo nella necessità di difendersi da distruttori del mondo che come fantasmi si materializzano nella loro struttura emotiva.

Marghera, 14 dicembre 2014

Nota: Le citazioni di Karl Marx sono tratte da: Miseria della filosofia (Risposta a La Filosofia della Miseria di Proudhon) 1847 Editore Samonà e Savelli 1970 Da pag. 214 a pag. 216

 

Teoria della Filosofia Aperta - Volume cinque

 

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Marghera, 14 dicembre 2014

Claudio Simeoni

Meccanico

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La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.