Il positivismo e la sociologia

Positivismo: 4^ parte

Riflessioni sulle idee del positivismo.

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185778 per chi vuole ordinare il libro

Indice Teoria della Filosofia Aperta

La filosofia della Religione Pagana.

Inizialmente la chiamarono "fisica sociale". Solo in un secondo tempo, per distinguere l'attività da altre discipline che usavano lo stesso nome, Comte coniò il nome di "Sociologia".

Montesquieu aveva già posto il problema, ma non aveva voluto vedere da dove il problema nasceva. Nella formazione delle idee sociali, aveva dimenticato di considerare le decine di migliaia di parrocchie e il controllo capillare della chiesa cattolica sull'infanzia che, costruendo adulti inadeguati, costringeva le persone a praticare soluzioni incomprensibili a problemi che sfuggivano ad ogni logica razionale. I problemi di ordine esistenziale vengono affrontati dagli schiavi, educati dal cattolicesimo e dal cristianesimo in generale, mediante l'insorgenza delle Erinni dentro sé stessi. Al di là del tipo di schiavitù vissuta da un individuo, l'insorgenza delle Erinni dentro di lui obbedisce alla necessità di "spezzare le catene". Quali catene? Quelle che la percezione di quell'individuo, o gruppi di individui, percepiscono in quel momento in quella società. L'insorgenza delle Erinni dentro un gruppo sociale, per quanto limitato, della società e l'insorgenza delle Erinni alle quali gruppi diversi di individui della medesima società forniscono veicolazioni espressive diverse, non possono rientrare in nessuna analisi sociologica.

Per contro, un esaminatore esterno che, come Comte o come Durkheim, si ponesse ad osservare i fatti, non cogliendo né le Erinni che insorgono, né le cause spaziali e temporali che hanno spinto all'insorgenza delle Erinni, né le peculiarità culturali dei singoli individui dei singoli sotto-gruppi sociali che all'insorgenza delle Erinni risolvono con veicolazioni diverse la tensione, non sono in grado di comprendere il fenomeno se non riducendolo, con la violenza, alla loro dimensione concettuale.

Facciamo un esempio.

Io mi aggiro per il supermercato con l'intento di fare acquisti per la spesa di casa (cibo e oggetti) settimanale. Tutte le settimane, faccio la stessa cosa. Nel farlo sono attraversato da tensioni psichiche che concernano la necessità di risparmiare soldi, la rabbia per l'aumento dei prezzi, l'organizzazione della spesa in modo da ottenere il massimo profitto di merci con la minima spesa, attenzione a coloro che si aggirano con i carrelli e alle merci che acquistano per controllare se mi sfugge qualche cosa. Questo aggirarmi nel supermercato è carico di tensione, intento, attenzione e scopo. Quest'insieme di pulsioni non esce dalla mia bocca mediante le mie parole, ma si esprime attraverso la postura del mio corpo, le azioni con le quali prendo i vari prodotti e li controllo, come dispongo i prodotti nel carrello, la pulsione psichica che trasmetto nell'ambiente mentre prendo un prodotto, scarico la tensione dopo aver scelto, e pongo l'oggetto scelto nel carrello. In sostanza, nel fare la spesa al supermercato, nell'ambiente trasmetto comunicazione mediante la pulsione psichica veicolata dalle azioni che faccio.

Altre persone stanno facendo la spesa nel supermercato. Altre persone che stanno, almeno in parte, misurando i loro soldi, pensando come spenderli al meglio, controllando i prodotti. Queste persone invadono il supermercato con le loro tensioni psichiche e le loro pulsioni. Uno spettatore esterno come Comte o Durkheim non vede nulla. Vede solo delle persone che tentano di fare acquisti meditati. Non vede la struttura empatica che si sta formando in quel momento in quell'ambiente. Una struttura empatica che si forma perché le persone di quell'ambiente hanno intenti simili, struttura psichica finalizzata a scopi simili, attenzione che lavora, più o meno, allo stesso modo.

Si chiama empatia e fissa i comportamenti fra individui simili, in ambienti simili, per scopi simili.

Questa forza spinge a comportamenti simili, date condizioni simili, mediante l'attivazioni di elementi pulsionali portanti interessi comuni, fra gli individui, sia come percezione ed elaborare la realtà del mondo sia come veicolazione della percezione nel modo di soddisfare i propri bisogni.

Accade che le mie (o di tizio) ripetute azioni nella scelta e nella ricerca dei prodotti, alimentata dalla pulsione che mi spinge, si sommi a tutte le pulsioni simili, le attenzioni simili, gli intenti simili e porta a comportamenti paralleli: il supermercato può avere aumenti di vendite, crollo di vendite, modificazione di vendite in alcuni prodotti. Questo perché le pulsioni dei clienti si sono allineate. Sincronizzate. Armonizzate. Fuse. Questa azione può avvenire, anche se raramente, nell'immediato, può accumularsi per esprimersi nei dati statistici di vendita a media scadenza, oppure può imboccare un processo di accumulo e di coinvolgimento progressivo delle pulsioni di tutti coloro che acquistano. Gli effetti non sono a breve scadenza, ma a media o lunga scadenza.

Non è una forza razionale. Non esistono parole per descrivere l'empatia. Si possono solo osservare azioni che, per uno spettatore come Comte o Durkheim, si possono esprimere solo in seguito ad accordi o ad un medesimo disegno.

Questo meccanismo che ho descritto, sia pur superficialmente, nel supermercato è il meccanismo che ha fatto scaturire la Rivoluzione Francese.

Saint Simon era un nobile che ha comandato un contingente durante la rivoluzione americana e si è chiesto: che cosa ha scatenato la Rivoluzione Francese? La stessa cosa l'ha fatta Comte e ha dato una risposta: un fatto sociale.

Per quel che mi riguarda, potevano anche dire che la Rivoluzione Francese l'ha scatenata il dio padrone. Dal momento che la Rivoluzione Francese è una rivoluzione contro il dio padrone, hanno cercato le risposte nella formazione sociale delle opinioni presupponendo l'esistenza di leggi razionali capaci di spiegare gli eventi.

I positivisti hanno fallito perché hanno tentato di diventare i padroni della società mediante la scoperta delle leggi razionali che nella società esistono solo come "giudizio di necessità". Ovvero, opinioni che lasciano, di volta in volta, il tempo che trovano non potendo mai superare il momento presente perché legate ad un singolo individuo, sia che sia attore che spettatore di eventi, e alla sua personale opinione rispetto ai fatti.

L'ossessione nella ricerca di queste "leggi razionali" ha portato la sociologia positivista al fallimento. Un fallimento annunciato dallo stesso Comte nel suo "Corso di Filosofia positiva" quando scrive:

Questa profonda perturbazione, tanto più dannosa in quanto corrompe direttamente la prima forma mentale del rinnovamento umano, si è spontaneamente dissipata per la preponderanza filosofica dello spirito sociologico. Il tipo fondamentale dell'evoluzione umana, sia individuale sia collettiva, è in effetti scientificamente rappresentato come sempre consistente nell'influenza crescente della nostra umanità sulla nostra animalità, in séguito alla duplice supremazia dell'intelligenza sulle inclinazioni e dell'istinto di relazione su quello personale. Così risalta direttamente, dal complesso stesso del vero sviluppo speculativo, l'universale dominio della morale, per quanto almeno lo comporta la nostra imperfetta natura. Sarebbe sicuramente superfluo sottolineare maggiormente l'attitudine morale di una filosofia che sviluppa sistematicamente, al più alto grado possibile, la coscienza fonda- mentale della solidarietà e della continuità sociali, contemporaneamente alla nozione generale dell'ordine spontaneo che l'economia totale del mondo reale erige, sotto tutti gli aspetti, a base necessaria della nostra condotta, sia privata che pubblica. Per terminare di caratterizzare questa nuova filosofia generale, non ci resta più infine, dopo aver sufficientemente considerato la sua costituzione, scientifica e logica, che indicare, nel capitolo seguente, la natura della sua azione ulteriore, prima mentale, poi sociale, almeno tanto che tale determinazione possa oggi poggiare su una base veramente razionale, secondo la nostra teoria dell'evoluzione umana, spinta così fino alla sua ultima applicazione attuale.

Tratto da:

Corso di filosofia positiva di Augusto Comte ed. Meridiani Mondadori 2009

La supremazia dell'intelligenza della "nostra" umanità non vive senza la nostra struttura emotiva, la nostra "animalità".

Comte si è illuso che il dio padrone, con qualunque nome lo chiami attribuendogli elementi razionali come il "verbo" o "logos", non prevarranno mai su Afrodite che è la furia, l'Erinne, che ha alimentato la coscienza, la consapevolezza della vita, là dove non c'era coscienza e dominava l'inconsapevolezza.

Oggi la chiamiamo "empatia" quel fiume emotivo che dal singolo individuo attraversa la società e, con gradi di diversa intensità, l'intera Specie Umana. Un fiume emotivo che dall'intera specie umana tenta di condizionare, quando gli è possibile superare la manipolazione mentale sociale dell'infanzia, ogni singolo nato affinché partecipi alla vita. L'empatia non lega solo i singoli individui delle singole specie della Natura, ma a vari livelli lega ogni specie della Natura alla Natura e la Natura ad ogni singolo soggetto di ogni specie.

C'è un momento in cui degli individui sottomessi al servaggio, pecore di un gregge, si ergono a leoni quando si sentono CITTADINI. Ma non si tratta di una legge razionalizzabile o rintracciabile, si tratta di un moto emotivo a cui la ragione è estranea e del quale il Comando Sociale non può beneficiare.

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Nel 1995 (mese più, mese meno) mi sono posto questa domanda: se io dovessi confrontarmi con i filosofi e il pensiero degli ultimi secoli, quali obiezioni e quali argomenti porterei? Parlare dei filosofi degli ultimi secoli, significa prendere una mole di materiale immenso. Allora ho pensato: "Potrei prendere la sintesi delle loro principali idee, per come hanno argomentato e argomentare su come io mi porrei davanti a quelle idee." Presi il Bignami di filosofia per licei classici, il terzo volume, e mi passai filosofo per filosofo e idea per idea. Non è certo un lavoro accademico né ha pretese di confutazione filosofica, però mi ha permesso di sciacquare molte idee generate dalla percezione alterata nel fiume del pensiero umano.

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Marghera, 03 settembre 2012

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.