Friedrich Engels (1820 - 1895)

La religione e la società nell'Antidühring

di Claudio Simeoni

 

Cod. ISBN 9788892610729

 

Teoria della Filosofia Aperta - Volume cinque

 

Engels, società e religione nell'Antidühring

 

Engels, nella polemica con Dühring, definisce alcune idee proprie del marxismo in relazione alla religione.

Scrive Engels nell'Antidühring

Ma ciò che possiamo volere è qui indifferente. Quello che importa è che cosa vuole il sig. Dühring. E costui si distingue da Federico II per il fatto che nel Dühringiano Stato dell'avvenire non avviene affatto che ognuno possa divenire beato alla sua maniera. Nella Costituzione di questo Stato dell'avvenire si legge:

Nella società libera non ci sarà' nessun culto; infatti ognuno dei suoi membri supera la fanciullesca fantasia primitiva secondo cui al di là o al di sopra della natura ci sarebbero degli esseri sui quali si possa influire mediante sacrifici o preghiere. Un sistema socialitario rettamente inteso deve perciò... abolire tutte le apparecchiature della magia ecclesiastica e conseguentemente tutti gli elementi essenziali del culto.

La religione è proibita.

La prima critica a Dühring che consideriamo è la critica alla volontà di Dühring di abolire la religione per decreto.

Affermare che "ognuno dei suoi membri supera la fanciullesca fantasia primitiva..." equivale comunque ad affermare la religione che ha definito quel primitivismo post creazione divina. Ciò in cui Dühring ed Engels concordano nei fatti, anche se Engels conosce alcune teorie evolutive di Darwin, è l'esistenza, in un passato determinato, di "uomini primitivi" che implica pensare ad un periodo storico di ignoranza dell'uomo cacciato dal paradiso terrestre o sopravvissuto al diluvio universale.

A differenza di Dühring, Engels si rende conto che non è possibile abolire una religione e che dire "tutto sarà superato" è un discorso semplicistico che non tiene conto della storia e del ruolo che la religione ha nei processi di trasformazione umani.

E' proprio partendo dalla comune idea di "primitivismo creazionista", nella quale concordano sia Dühring che Engels, che viene giocata l'interpretazione del ruolo della religione nei contesti umani.

Si tratta di stabilire: che cos'è la religione per l'uomo?

Scrive Engels nell'Antidühring

Ma ogni religione non è altro che il fantastico riflesso nella testa degli uomini di quelle potenze esterne che dominano la sua esistenza quotidiana, riflesso nel quale le potenze terrene assumono la forma di potenze sovraterrene. Agli inizi della storia sono anzitutto le potenze della natura quelle che subiscono questo riflesso e che nello sviluppo ulteriore passano nei vari popoli per le più svariate e variopinte personificazioni, Questo primo processo è stato seguito, almeno per i popoli indoeuropei, dalla mitologia comparata, risalendo sino alla sua origine nei Veda' indiani, e mostrato in particolare nel suo sviluppo presso gli indiani, i persiani, i greci, i romani, i germani e, nella misura in cui il materiale è sufficiente, anche presso i celti, i lituani e gli slavi. Ma presto, accanto alle forze naturali, entrano in azione anche forze sociali, forze che si ergono di fronte agli uomini altrettanto estranee e, all'inizio, altrettanto inspiegabili, e li dominano con la medesima necessità naturale delle s'tesse forze della natura. Le forme fantastiche nelle quali in principio si riflettevano solo le misteriose forze della natura, acquisiscono di conseguenza attributi sociali e diventano rappresentanti di forze storiche [vedi nota di Engels]. Ad un grado di sviluppo ancora posteriore tutti gli attributi naturali e sociali dei molti dèi vengono trasferiti ad un solo dio onnipotente che a sua volta è, esso stesso, solo il riflesso del- l'uomo astratto Così sorse il monoteismo, che fu storicamente l'ultimo prodotto della tarda filosofia volgare greca e trovò la sua incarnazione in Jahvé dio esclusivamente nazionale degli . ebrei.

[Nota di Engels] Questo ulteriore duplice carattere delle forme delle divinità, è un fatto trascurato dalla mitologia comparata che si è fermata unilateralmente al loro ca- rattere di riflessi delle forze naturali, fatto che più tardi ha generato confusione tra le mitologie. Cosi in alcune tribù germaniche il dio della guerra era chiamatein antico nordico Tyr, nell'antico alto tedesco Zio, ciò che corrisponde al greco Zeus, al latino [upiter per Diupiter; in altre tribù Er, Eor, che corrisponde al greco Ares, latino Mars (Nota di Engels).

Engels, cristiano educato in un ambiente cristiano, con una mentalità cristiana forgiata nella storia di Orosio e poco più, dopo l'avvento dell'illuminismo, considera la religione "un fantastico riflesso nella testa degli uomini di quelle potenze esterne che dominano la sua esistenza quotidiana".

E' fuori discussione che all'epoca di Engels gli studi sulla religione degli Antichi avevano fatto dei notevoli progressi, ma non lo aveva fatto l'uomo nella sua capacità di interpretare gli antichi in quanto quell'uomo era sempre legato all'interpretazione cristiana degli antichi e a quella sorta di evoluzionismo religioso elaborato dai positivisti secondo cui i "primitivi", impauriti dalle forze della natura, le esorcizzavano mediante forme religiose di animismo, totemismo, naturismo, politeismo ed infine il monoteismo.

L'idea che la religione fosse qualche cosa di diverso dalla struttura di potere in cui Engels viveva e che regolava la vita degli uomini, non lo sfiorava minimamente. I sacerdoti della religione cristiana, per Engels, erano uguali ai sacerdoti delle religioni politeiste ed erano uguali agli stregoni o santoni nei culti "totemici", animisti o quant'altro.

Il meccanismo della religione, per Engels, era ciò che lui viveva nel suo presente e che proiettava nel passato come una brutta copia del presente che viveva. Questa è l'idea cristiana della religione e ad Engels non serviva metterla in discussione perché i suoi progetti non prevedevano la possibilità di un uomo diverso da quanto il presente cristiano gli presentava.

Quando Engels usa il termine "all'inizio della storia" pensa all'uomo come quell'uomo viene pensato dal cristianesimo. L'uomo, cacciato dal paradiso terrestre o dopo il diluvio universale, non conosce la natura. E' agli inizi della sua conoscenza. Ora sappiamo che non può essere così perché esiste una sedimentazione della conoscenza nelle specie che, al di là della veicolazione del singolo individuo della singola specie nel suo presente, un potenziale di conoscenza accumulata porta i soggetti ad adattarsi nel mondo. Oggi sappiamo che solo l'educazione cristiana (fin da quando il bambino è nella pancia della madre) annienta quella coscienza per costruire nel bambino lo smarrimento nel mondo generando paura, insicurezza e inadeguatezza. Ma queste tensioni non appartengono all'uomo, sono indotte dall'educazione cristiana sia diretta che indiretta.

Pertanto, l'affermazione di Engels non è falsa solo nell'aspetto in cui origina l'uomo da un "inizio della storia", ma è falsa perché pretende di azzerare la conoscenza dell'uomo, del suo divenuto in miliardi di anni, collocando ignoranza del mondo e smarrimento soggettivo come apriori pulsionali all'inizio della storia. Il cristiano è ignorante, in quanto la sottomissione alla verità gli ha tarpato le ali emotive della relazione col mondo in cui vive in funzione della relazione col dio padrone. Diventa un atto di arbitrio di Engels proiettare questo cristiano, ignorante e smarrito che attende il soccorso del padrone, come il modello di riferimento dell'uomo. Il cristiano è una depravazione della struttura psico-emotiva-conoscitiva dell'uomo, non il modello dell'uomo. Il cristianesimo è una malattia degenerativa dell'uomo, non l'uomo. Che poi Engels consideri che, dal momento che l'uomo è oggi l'uomo cristiano e anche, sia pur degenerato nei processi di divenire dell'uomo, comunque un futuro lo si costruisce partendo da questo modello di uomo-cristiano, è una necessità pragmatica del costruttore del futuro, una condizione contingente. Pensare però che una volta modificate le condizioni coercitive assolute nelle quali l'uomo è costretto a crescere, specialmente nella condizione dell'infanzia, può venir meno il ruolo della religione cristiana nella sua attività coercitiva dell'uomo, rivela tutti i limiti degli apriori egeliani che da spinta motrice del cambiamento sociale diventano elementi di conservazione di un presente che si difende da ulteriori modifiche.

Engels afferma che dopo la fase primitivistica è seguito il periodo della "mitologia comparata" stabilendone l'origine nei Veda e dichiarando un sostrato comune per i popoli indoeuropei. Secondo Engels, tutto sarebbe iniziato dall'India e tali idee sarebbero passate attraverso i persiani, i greci, i romani, i germani, i celti, i lituani e gli slavi. Engels riesce, con la sua immaginazione, a pensare la nascita di una mitologia cosmologica senza una società presente e attribuisce dati di antichità a chi non li aveva. I Veda, ad esempio, sono testi recenti che la fantasia ottocentesca attribuiva ad un'antichità remota, inimmaginabile per quei tempi. I Sumeri, molto più antichi, erano ancora sconosciuti. Sconosciuti erano gli Ittiti e la lingua egiziana era da poco interpretata.

Engels non si rende conto che gli Dèi e le trasformazioni cosmologiche altro non erano che la descrizione delle forze della vita stessa e della loro attività intelligente. Ciò che per gli antichi aveva una voce, per i cristiani era solo un mutismo assordante. Le forme fantastiche erano la mediazione fra la ragione e la percezione emotiva nel mondo delle emozioni dei soggetti del mondo. L'uomo, con la filosofia, il verbo, la ragione che descrive la forma degli oggetti ritagliandoli dall'immenso in cui è nato, uccide la percezione dei meccanismi e delle presenze nel mondo. Solo che quelle non sono forze misteriose per l'uomo, sono forze misteriose per il dio dei cristiani e per i cristiani che si sono separati dal mondo. Forze misteriose come un tempo era la gravità terrestre.

Cosa immagina ancora il cristiano Engels?

Immagina che dopo il primitivismo dell'uomo ci sia stato un grado di sviluppo per cui tutti gli attributi degli Dèi vengono trasferiti in un unico dio onnipotente che, dice Engels, diventa "esso stesso la proiezione, il riflesso, dell'uomo astratto che immagina sé stesso".

Un gruppo di criminali ebrei, affinché i deportati a Babilonia nel VI sec. a.c. non si integrassero con la popolazione Babilonese, presero un po' di miti Babilonesi e Sumeri e con la violenza e la manipolazione mentale sull'infanzia costruirono un ideale patologico di natura psichiatrica che oggi individuiamo come un delirio di onnipotenza che tanti danni, distruzione, stragi ha provocato nell'umanità.

Mi ripeto: Engels ha tutto il diritto di prendere atto che, dal momento che la storia è andata in questo modo, da questo deve partire per costruire una diversa storia. Ma nessuno ha il diritto di prendere le lacune culturali di Engels e di usarle per legittimare storie diverse pensando Engels come un "soggetto di verità" e non come un soggetto che, agendo sulla cultura del suo tempo, tentava di costruire un diverso futuro per gli uomini.

Engels non sapeva che la filosofia greca era una rottura esistenziale con la cultura del mito, ma non pensava nemmeno che le pulsioni del primo essere che si muoveva nel brodo primordiale fossero il sostrato della conoscenza di ogni essere della Natura.

Jahvé era una divinità minore delle varie religioni mediorientali, ma gli ebrei si appropriarono del nome, non della sostanza numinosa. Quel nome lo riempirono di tutto il delirio di "padroni del mondo" e portatori di "genocidio" di cui furono capaci. All'inizio si trattava solo di veicolare un desiderio onnipotente represso capace di costringere il gruppo di ebrei a sperare, anelare, desiderare il dominio in una condizione di esiliati, ma poi divenne il modello del loro abitare il mondo e per la prima volta l'odiato razzismo abitò sulla terra fra gli uomini. Cose simili le fece Platone col suo desiderio di annientare la democrazia e cose simili le fece Aristotele che fu il precettore di uno degli uomini più deliranti della storia: Alessandro Magno.

Nella storia i progetti di desideri di dominio del mondo si fusero dando vita ad un corpo dottrinale capace di autoriprodursi e conservarsi nella struttura psico-emotiva dell'uomo: la malattia mentale divenne corpo dottrinale che produceva la fede sottomettendo gli uomini ad una provvidenza, a delle aspettative che, sospese come una spada di Damocle sopra la loro testa, li rendevano timorosi e insicuri nella loro attività quotidiana; violenti nella loro necessità di riaffermare, contro gli altri uomini, il dominio dell'onnipotenza. La struttura fu chiamata "religione" e fu l'arma più efficace per dominare i popoli mantenendoli sottomessi e dipendenti dall'idea di un dio padrone, di un padrone, di un padre, di un'autorità che, agendo per loro, consentiva loro di assistere allo spettacolo della veicolazione dell'onnipotenza alla quale, psicologicamente, si sentivano compartecipi anche se spesso erano le vittime di tale onnipotenza.

Ed è a questo che si riferisce Engels quando parla di "religione".

Scrive Engels nell'Antidühring

In questa forma comoda, palpabile, adattabile a tutto, la religione può continuare a sussistere come forma immediata, cioè sensibile, del rapporto degli uomini alle forze naturali e sociali estranee che li dominano sino a quando gli uomini sono sotto il dominio di tali forze. Ma noi abbiamo visto ripetutamente che nella società borghese attuale gli uomini sono dominati, come da forza estranea, dai rapporti economici creati da loro stessi e dai mezzi di produzione da loro stessi prodotti. La base reale dell'azione riflessa della religione continua dunque a sussistere e con essa lo stesso riflesso religioso. E anche se la economia borghese dà adito ad una certa conoscenza del nesso causale di questo dominio estraneo, ciò in sostanza non cambia niente. L'economia borghese non può né in genere impedire le cri si , né garantire il singolo capitalista da perdite, cattivi debitori e fallimenti e neppure garantire il singolo operaio dalla disoccupazione e dalla miseria. Si dice sempre: l'uomo propone e dio (cioè ,il dominio estraneo del modo di produzione capitalistico) dispone. La semplice conoscenza, anche se va molto più lontano e molto più a fondo di quella dell'economia borghese, non basta per sottomettere le forze sociali al dominio della società.

"in questa forma.." la religione coercisce la struttura emotiva delle persone e si adatta alle variazioni culturali sussistendo come forma immediata del rapporto fra gli uomini con le forze naturali e sociali. Detto questo da Engels ci si aspetterebbe che per modificare i rapporti sociali modificasse la forma della religione. Ma Engels non può fare questo. La forma religiosa è calata dentro di lui e lui non coglie il ruolo della religione come elemento fondante i rapporti economici, che sono rapporti fra gli uomini e che, proprio perché sono rapporti fra gli uomini, sono fondati e determinati dalla morale e dall'etica religiosa cristiana calata nella profondità emotiva e comportamentale dell'uomo fin dall'infanzia e che sarà, poi, l'uomo che determinerà i futuri rapporti economici all'interno della società.

Engels non è in grado di dare l'assalto al fortino morale-religioso che da dentro di lui determina la sua visione del mondo, ma è solo in grado di aggredire la sovrastruttura della veicolazione nel mondo del proprio essere persona religiosa che si esprime nell'economia e nei rapporti sociali. E' però cosciente che la forma religiosa di possesso e di dominio attraverso la "fede" sull'uomo persiste come forma immediata al cambiamento di ogni struttura politico-sociale. Non può vedere come il cambiamento della struttura politico-sociale sia un'esigenza dell'uomo che viene delusa e annichilita dalla persistenza della religione come fede e dominio sull'uomo: ogni struttura sociale di benessere viene SEMPRE impedita dal persistere della fede religiosa nel dio padrone e la fede religiosa nel dio padrone, costruita dagli ebrei quand'erano deportati a Babilonia, si adatta distruggendo ogni struttura sociale di benessere che tenderebbe, comunque, ad allontanare l'uomo dalla miseria sociale capace di mitigare il dominio della fede religiosa.

Dopo un periodo "rivoluzionario" di trasformazione sociale in funzione della libertà dell'uomo, segue il periodo "reazionario" o di "restaurazione" del dominio sull'uomo attraverso l'uso della fede religiosa cristiana, ebrea, musulmana o buddhista, del dominio e del possesso che assume vari e diversi aspetti veicolati dalle specifiche entità religiose monoteiste.

Quando Engels afferma:

"Ma noi abbiamo visto ripetutamente che nella società borghese attuale gli uomini sono dominati, come da forza estranea, dai rapporti economici creati da loro stessi e dai mezzi di produzione da loro stessi prodotti."

Non distingue fra struttura, l'uomo, e sovrastrutture, i mezzi.

Non distingue fra le forze che dominano l'uomo, che costruiscono l'uomo fin dalla primissima infanzia, dai mezzi che l'uomo o le società, comunque gestite da Stati e istituzioni, si dotano per vivere attraverso la produzione e la distribuzione di prodotti.

Si tratta della visione creazionista cristiana che domina il pensiero engeliano.

Per Engels l'uomo non è divenuto adattandosi alla struttura di dominio fin da quando era nella pancia di sua madre, ma è stato creato, così com'è, da un dio padrone. Come creato, non ha possibilità di essere libero in quanto "dominato da una forza estranea..." che, al contrario dell'idea di Engels, ha agito strutturando la sua struttura psico-emotiva stuprandolo nella sottomissione fin da quando era in pancia della madre, fin dalla primissima infanzia.

Per questo Engels parla di "azione riflessa" della religione cristiana e, invece, è l'azione fondamentale che plasma l'uomo che costruirà i mezzi di produzione. I mezzi di produzione non saranno quelli che l'uomo riterrà utili per sé, ma saranno quelli che soddisferanno la strutturazione delle sue psico-emozioni stuprate nell'infanzia. Da qui si struttura un tipo di borghesia di dominio e di comando che sia in grado di soddisfare i deliri di onnipotenza imposti nell'infanzia. Da qui un'organizzazione sociale gerarchica capace di soddisfare i deliri di onnipotenza imposti nell'infanzia. Da qui un'organizzazione familiare basata sui ruoli capace di soddisfare i deliri di onnipotenza imposti nell'infanzia. Da qui un esercito gerarchico capace di soddisfare i deliri di onnipotenza imposti nell'infanzia. Da qui un'organizzazione industriale capace di soddisfare i deliri di onnipotenza imposti nell'infanzia. Da qui una gerarchia di bande criminali e mafiose capaci di soddisfare i deliri di onnipotenza imposti nell'infanzia ecc. ecc.

Modificare la situazione sociale significa modificare anche la capacità della religione, intesa come struttura ideologico dottrinale al servizio della coercizione e della capacità di controllo di uno Stato padrone sugli individui, ma significa anche permettere alla religione, intesa sempre come struttura di controllo delle persone, di manipolare la coscienza dell'infanzia in modo da preparare individui, non appena le condizioni economiche e sociali, distruggendo il benessere, che consentiranno a quella religione, sia cattolica che protestante, islamica, buddhista o ebrea, di riprendere il controllo della società per ricondurre i cittadini nel gregge della sottomissione.

Scrive Engels nell'Antidühring

Per questo occorre anzitutto un'azione sociale. E quando questa azione sarà compiuta, quando La società, mediante la presa di possesso e l'uso pianificato di tutti i mezzi di produzione, avrà liberato se stessa e tutti i suoi membri dall'asservimento in cui essi sono mantenuti al presente da questi mezzi di produzione prodotti da loro stessi, ma che si ergono di fronte a loro come una prepotente forza estranea, quando dunque l'uomo non più semplicemente proporrà, ma anche disporrà, allora soltanto sparirà l'ultima forza estranea che oggi ha ancora il suo riflesso nella religione e conseguentemente sparirà 'anche lo stesso riflesso religioso, per la semplice ragione che non ci sarà più niente da rispecchiare. Il sig. Dühring non può aspettare che la religione muoia di questa sua morte naturale. Egli procede più radicalmente. Fa il Bismarck più di Bismarck; decreta leggi di maggio inasprite non solo contro il cattolicesimo, ma contro tutta la religione in generale; aizza i suoi gendarmi dell'avvenire contro la religione e cosi l'aiuta ad acquistarsi il martirio e un prolungamento di esistenza. Dovunque giriamo lo sguardo troviamo socialismo tipicamente prussiano

L'idea creazionista spinge Engels a spostare lo sguardo dalla religione alla struttura materiale della società. Engels non è in grado di affrontare la religione cattolica, protestante, ortodossa, islamica o buddhista, può affrontare solo le sovrastrutture economiche e sociali, là dove Engels, nella critica a Feurbach scrive:

"La rottura colla filosofia hegeliana si produsse anche qui attraverso il ritorno alla concezione materialistica. Ciò vuol dire che ci si decise a concepire il mondo reale, - natura e storia - nel modo come esso si presenta a chiunque vi si accosti senza ubbìe idealistiche preconcette; ci si decise a sacrificare senza pietà ogni ubbìa idealistica che non si potesse conciliare con i fatti concepiti nel loro proprio nesso e non in un nesso fantastico. E il materialismo non vuol dire nient'altro che questo. Soltanto che per la prima volta la concezione materialistica del mondo veniva presa qui veramente sul serio, veniva applicata in modo conseguente, almeno nelle sue grandi linee, a tutti i campi del sapere che si dovevano prendere in considerazione."

Friedrich Engels in "Ludwig Feuerbach" p. 56 Editori Riuniti 1972.

In sostanza, la religione era solo "ubbìe idealistiche" che calate nell'uomo ne condizionavano le decisioni materialistiche. Il controllo dell'uomo non passa attraverso la politica e l'economia, ma attraverso la religione che determina le relazioni politiche ed economiche. Che poi il tutto abbia una relazione dialettica per cui le relazioni politiche e le relazioni economiche, costringendo l'individuo a mettere in atto uno sforzo psichico di conciliazione fra la sua struttura psico-emotiva manipolata dal cristianesimo e le esigenze della vita nel mondo, lo costringono a riadattare le proprie dipendenze psico-emotive religiose alle esigenze della quotidianità, nulla impedisce alla religione cristiana di operare ulteriori stupri psico-emotivi per sottomettere nuovamente l'uomo, generazione dopo generazione, annullando le spinte di libertà che le modifiche della struttura politica e economica della società ha impresso. Certamente non è mai, per una società che ha rotto una gabbia psico-emotiva imposta dalla religione cristiana, un ritorno alle origini del controllo religioso dell'uomo, ma è comunque una modificazione della qualità del controllo che si assesta in un diverso equilibrio socio-economico, una sconfitta delle spinte di libertà dell'uomo che vengono ignorate da Engels e che nella storia determineranno molti dei fallimenti nei processi di libertà sociale che, al contrario, la sua lettura della società aveva auspicato e in alcuni casi realizzato.

La sconfitta dell'URSS non riporta la società allo zarismo, ma è sempre una sconfitta per le istanze sociali della rivoluzione bolscevica e un ritorno della società sotto il controllo della chiesa ortodossa russa. Così la sconfitta nell'applicazione delle norme della Costituzione della Repubblica Italiana non riporta al fascismo, pur tuttavia riporta ad un controllo massiccio del cristianesimo sulla Costituzione e uno stupro dei principi Costituzionali Democratici in funzione dei principi della Monarchia Assoluta.

Engels, polemizzando con Dühring, afferma che Dühring non vuole aspettare di modificare le condizioni economiche e sociali in modo che il ruolo della religione si esaurisca. Ma il ruolo della religione non si esaurisce, va affrontato nell'espressione delle contraddizioni che la religione di controllo e di dominio manifesta nella società. Per contro, l'azione proposta da Dühring trasforma la religione cristiana e le religioni di dominio in "martiri" dal cui seno scaturiranno un infinito numero di "ideologie" che spingeranno per la rinascita di regimi totalitari in nome del dio padrone imposto dagli ortodossi, dai cattolici, dai protestanti, dagli islamici, dagli ebrei e dai buddhisti. L'obbiettivo delle religioni assolutiste è quello di riprendere il controllo degli Esseri Umani trasformati in bestiame che pretendeva, attraverso la modifica dei sistemi di produzione della distribuzione del valore, di sfuggire al controllo del dio padrone.

Le religioni monoteiste, a differenza di quanto credeva nella sua idea creazionista Engels e Marx non sono delle sovrastrutture sociali, ma sono il fondamento di controllo degli uomini nella società: la negazione della loro democrazia in nome del dio padrone. Manipolano la struttura psichica dell'infanzia e ogni produttore, ogni consumatore, ogni politico, non potrà mai superare la sua condizione psico-emotiva di manipolato.

Infine c'è da notare che noi abbiamo assistito ad una storia in cui ogni nazista che apriva i rubinetti del gas dei campi di concentramento lo faceva imitando la volontà del dio padrone della bibbia i cui modelli aveva interiorizzato fin da bambino sia in ambito protestante che in ambito cattolico. Ogni comunista, a parte i piccoli gruppi di intellettuali, pensava il comunismo nei termini in cui aveva appreso dai preti cattolici dei vangeli e della bibbia: come un processo sociale per appropriarsi delle ricchezze come preteso da Gesù. Ogni comunista al potere, da Stalin ai Khmer rossi hanno praticato l'ideologia di gestione del potere, a volte con lo sterminio, come indicato dalla bibbia cristiana. Una bibbia che aveva manipolato la loro struttura psico-emotiva che loro riproducevano nell'ideologia politica.

Possiamo capire come Engels non avesse avuto gli strumenti per comprendere questo, ma la questione religiosa relativa al dominio e al potere del dio padrone era ed è la questione centrale di una società che senza una diversa religione non ha nessun futuro sociale o economico.

NOTA: Le citazioni di Engels sono prese da:

Friedrich Engels Antidühring Editori Riuniti 1971 da pag. 336 a pag. 338

 

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Marghera, 06 luglio 2015

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

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La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.