Fede e verità: se non crederete non comprenderete (Isaia)

Diciottesimo commento ai principi dell'Enciclica Lumen Fidei

Joseph Ratzinger (Benedetto XVI) (1927 - -)

Mario Bergoglio (Francesco) (1936 - -)

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185815

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Enciclica Lumen Fidei diciottesima parte

Non crederete non comprenderete? Non credete non persisterete!

La comprensione emotiva generata dalla complicità del soggetto con un ente esterno, porta l'individuo ad allinearsi sulle scelte pragmatiche dell'ente esterno fintanto che tale complicità, solidarietà emotiva con l'ente esterno, soddisfa il suo bisogno di dominio. Credere è consegnare alla vita le dimissioni da ogni ricerca di verità in quanto il credere non è più frutto della ricerca dell'individuo, ma è imposizione all'individuo, ad opera di un ente esterno, di una verità rivelata che impedisce all'individuo l'ulteriore ricerca del vero. L'individuo ricerca ciò che potrebbe essere ma che ancora non si è svelato alla sua coscienza, in quanto, la verità imposta dall'ente esterno gli impone di adeguarsi a sé stessa spacciandosi per verità insuperabile dal soggetto. Qualora il soggetto superasse la verità dell'ente, il dio dei cristiani che la rivela, il soggetto, l'individuo, l'uomo e la donna, supererebbero il dio padrone dei cristiani perché la loro verità supererebbe la verità rivelata dal dio padrone andando oltre o aggiungendo qualche cosa che il dio padrone ha dimostrato di non conoscere. Quell'uomo e quella donna sarebbero superiori al dio padrone dei cristiani: per questo fu condannato Galileo. Da qui la necessità di Ratzinger e di Bergoglio di imporre la fede come verità attraverso la quale impedire il divenire dell'uomo. L'imposizione della fede come strumento per impedire all'uomo e alla donna di cogliere dall'albero della vita per mangiarne e vivere in eterno (Genesi 3, 22).

Quando un individuo afferma che "dio esiste", l'unico oggetto che appartiene al vero è il fatto che lui ha dichiarato che "dio esiste". Ora, se un individuo assume tale affermazione, con tutta la struttura ideologica che implica come apriori della propria analisi del mondo, nulla potrà affermare, pensare o dichiarare se non in relazione alla sua fede nel fatto indimostrato e appartenente all'assurdo dell'immaginazione che "dio esista".

Chi afferma che "dio esiste", manifestando un atto di fede acritico, senza dimostrarne l'esistenza, pretende che il suo interlocutore non metta in discussione l'esistenza di dio. Dio, una volta fatta l'affermazione, non è più oggetto di analisi, ma è oggetto dal quale quella persona deve far derivare ogni ragionamento sulla realtà che non può, per il soggetto, prescindere da dio.

In sostanza, vengono poste delle sbarre nel cervello delle persone per cui le persone che "credono che dio esista" non possono fare nessun ragionamento se non in funzione della riaffermazione, nel loro ragionamento, dell'esistenza del loro dio.

Su questa imposizione, che è manifestazione di fede, dalle quale le persone non possono liberarsi, se non dopo grande sforzo di trasformazione emotiva, che Ratzinger e Bergoglio giocano per indurre le persone a persistere nella fede privandole degli strumenti con cui essere soggetti che agiscono nel mondo.

CAPITOLO SECONDO

SE NON CREDERETE, NON COMPRENDERETE

(cfr Is 7,9)

Fede e verità

23. Se non crederete, non comprenderete (cfr Is 7,9). La versione greca della Bibbia ebraica, la traduzione dei Settanta realizzata in Alessandria d'Egitto, traduceva così le parole del profeta Isaia al re Acaz. In questo modo la questione della conoscenza della verità veniva messa al centro della fede. Nel testo ebraico, tuttavia, leggiamo diversamente. In esso il profeta dice al re: "Se non crederete, non resterete saldi". C'è qui un gioco di parole con due forme del verbo 'amàn: "crederete" (ta'aminu), e "resterete saldi" (te'amenu). Impaurito dalla potenza dei suoi nemici, il re cerca la sicurezza che gli può dare un'alleanza con il grande impero di Assiria. Il profeta, allora, lo invita ad affidarsi soltanto alla vera roccia che non vacilla, il Dio di Israele. Poiché Dio è affidabile, è ragionevole avere fede in Lui, costruire la propria sicurezza sulla sua Parola. è questo il Dio che Isaia più avanti chiamerà, per due volte, "il Dio-Amen" (cfr Is 65,16), fondamento incrollabile di fedeltà all'alleanza. Si potrebbe pensare che la versione greca della Bibbia, nel tradurre "essere saldo" con "comprendere", abbia operato un cambiamento profondo del testo, passando dalla nozione biblica di affidamento a Dio a quella greca della comprensione. Tuttavia, questa traduzione, che accettava certamente il dialogo con la cultura ellenistica, non è estranea alla dinamica profonda del testo ebraico. La saldezza che Isaia promette al re passa, infatti, per la comprensione dell'agire di Dio e dell'unità che Egli dà alla vita dell'uomo e alla storia del popolo. Il profeta esorta a comprendere le vie del Signore, trovando nella fedeltà di Dio il piano di saggezza che governa i secoli. Sant'Agostino ha espresso la sintesi del "comprendere" e dell'"essere saldo" nelle sue Confessioni, quando parla della verità, cui ci si può affidare per poter restare in piedi: « Sarò saldo e mi consoliderò in te, […] nella tua verità ». Dal contesto sappiamo che sant'Agostino vuole mostrare il modo in cui questa verità affidabile di Dio è, come emerge nella Bibbia, la sua presenza fedele lungo la storia, la sua capacità di tenere insieme i tempi, raccogliendo la dispersione dei giorni dell'uomo.

Innanzi tutto la traduzione cattolica della bibbia tradotta dai testi originali a cura dei professori di sacra scrittura O. F. M. sotto la direzione del reverendo Bonaventura Mariani delle università pontificie di Propaganda Fide e Lateranense edizione 1964 Isaia 7, 9 è tradotto come:

"Se non credete non persisterete."

Il credere è persistenza nel credere, non nel comprendere.

Cosa interessa all'ebreo o al cristiano comprendere la realtà in cui vive. Oppure, comprendere la realtà del suo dio. Oppure, comprendere l'oggettività reale dei suoi dati di fede.

La fede fa rimanere saldi nella fede perché la fede, in quanto espressione di malattia mentale, non permette a nessuno di rimuovere la fede nell'individuo se non rimuovendo gli apriori imposti all'individuo che hanno suscitato la malattia mentale dentro di lui costringendolo alla fede per difendersi dall'angoscia di abbandono.

La fede è baluardo a difesa della malattia mentale che si esprime nel delirio di onnipotenza che ha nel dio padrone la sua rappresentazione. In questo delirio c'è un fantasticare sull'essere saldi come roccia affinché nessuno rimuova gli elementi psichici che hanno portato l'individuo alla malattia. Sia essa schizofrenia, paranoia, nevrosi che si esprime nei deliri della fede.

Ratzinger e Bergoglio nella Lumen Fidei violano tutti i loro principi teologici. Dal loro punto di vista, per le affermazioni che fanno, andrebbero bruciati per eresia se Ratzinger e Bergoglio non fossero autorizzati a sparare qualunque sciocchezza dottrinale facendo proprie, per i loro fini anche quelle per le quali hanno fatto bruciare vivi gli eretici.

Davanti alla necessità di mettere in atto strategie di sopravvivenza politica mediante un sistema di alleanze, Ratzinger e Bergoglio trovano del tutto logico esaltare l'autodistruzione dei sudditi di Acaz per le scelte deliranti suggerite da Isaia.

Solo per il delirante nella fede l'oggetto a cui la sua fede si riferisce è la roccia che difende la sua patologia dal dolore che la rimozione provocherebbe.

Davanti all'incongruenza, che significa inganno per gli adepti cattolici, dell'uso improprio del termine e della citazione fatta da Ratzinger e Bergoglio, nel pieno rispetto della tradizione cattolica che fa dell'inganno trappola per i suoi adepti, si preferisce invocare l'errore o l'imprecisione dottrinale della bibbia anziché usare in maniera appropriata le citazioni.

Da un lato ratzinger e Bergoglio minacciano i loro adepti affermando che la bibbia va intesa letteralmente in quanto tutta la bibbia è parola del loro dio padrone e scritta per ispirazione dello spirito santo, dall'altro lato affermano l'esistenza di: "Tuttavia, questa traduzione, che accettava certamente il dialogo con la cultura ellenistica, non è estranea alla dinamica profonda del testo ebraico.". Certo che se Ratzinger e Bergoglio iniziano a dire che la loro bibbia è fatta di compromessi e di falsi, significa chiaramente che sono usciti dall'ambito della fede per accedere all'ambito degli scettici nei confronti della loro stessa bibbia. Che dire allora delle falsificazioni medioevali? Il pezzo secondo cui "chi non ha peccato, scagli la prima pietra" è un falso medioevale aggiunto da un copista. E che dire di tutta quella parte del vangelo di Marco che segue la morte di Gesù se non che è un'aggiunta "falsificata" in epoca medioevale?

Torme di studiosi stanno analizzando la bibbia: la più grande truffa della storia dell'umanità. Una truffa che si regge solo per le condizioni di malattia mentale che i cattolici impongono alle persone affinché siano "saldi nella fede".

Dal punto di vista teologico-cristano (e ebreo), come può Acaz o Isaia comprendere il dio creatore dell'universo? Semmai è il dio creatore dell'universo che comprende Acaz e Isaia. Acaz e Isaia possono delirare fantasticando sull'onnipotenza del dio quale realtà della loro proiezione psichica sul mondo. Dire che Acaz o Isaia comprendono dio è come dire che Acaz e Isaia hanno creato dio. Ma dal momento che io sostengo che il dio di ebrei e cristiani è solo una proiezione desiderante di un delirio di onnipotenza di soggetti malati, devo riconoscere che Ratzinger e Bergoglio, affermando che sia possibile conoscere il loro dio padrone e creatore dell'universo ammettono che la comprensione dell'agire di dio è dovuta al fatto che l'agire di dio è proiezione delirante di Isaia e Acaz.

Io possono conoscere Zeus! Perché riconosco che il mio agire è possibile solo perché io mi faccio Zeus; quando scelgo, mi faccio Zeus; quando prendo una decisione, mi faccio Zeus; quando analizzo la realtà del mondo, mi faccio Zeus; quando emetto un giudizio, io mi faccio Zeus. Solo che Zeus non è un oggetto di fede, ma è la pulsione che io alimento nel mio vivere e abitare il mondo. Conosco la pulsione che dentro di me si fa Zeus, in questo senso conosco gli Dèi e la direzione del loro agire perché questo agire si manifesta anche attraverso il mio agire. Ma io sono parte degli Dèi. Sono della stessa struttura pulsionale di cui è composta la Natura e l'universo: gli Dèi stessi. Un cristiano si pensa immagine di dio, non della stessa natura di dio.

L'apoteosi del delirio di Ratzinger e Bergoglio sta nel pezzo in cui è contenuta la citazione di Isaia 65, 16 citata nella Lumen Fidei a sostegno dell'idea secondo cui un uomo può comprendere il disegno del dio padrone dei cattolici.

Dice il dio padrone dei cristiani:

Perciò, così parla il signore Jahve:
"Ebbene i miei servi mangeranno, ma voi avrete fame;
Ebbene i miei servi berranno, ma voi avrete sete;
Ebbene i miei servi godranno, ma voi sarete confusi;
Ebbene i miei servi canteranno con la gioia in cuore, ma voi vi lamenterete con la pena nel cuore e nella costernazione dello spirito urlerete.
E lascerete ai miei eletti il vostro nome in esecrazione:
- Che il padrone Jahve ti faccia così morire! –
Ma ai miei servi sarà dato un altro nome.
Chiunque vorrà essere benedetto sulla terra, sarà benedetto per dio verace;
e chiunque giurerà sulla terra, giurerà per il dio verace;
Perché saranno date all'oblio le passate angustie si da essere nascoste anche ai miei occhi.
Ecco infatti che io creo cieli nuovi e terra nuova, e non saranno ricordate le cose passate, che neppure saliranno alla mente.
Ma vi sarà giubilo ed esultanza in perpetuo per ciò che io sto per fare;
Perché, infatti, io creerò Gerusalemme per esultanza, e il suo popolo per gaudio."

Isaia 65, 13-18

Ed è ciò che ha fatto Agostino d'Ippona inventando e stuprando la storia dell'umanità per i suoi squallidi giochi di violenza con cui imporre la fede. Squallidi giochi messi in atto con Orosio che, scrivendo la "Storia contro i Pagani", ha dimostrato la volgarità e la menzogna della realtà del suo dio padrone. In nome di quel dio padrone, per mettere in atto la violenza con cui imporre la malattia mentale espressa mediante la fede, ha imposto una storia che era un falso degno del peggior criminale i cui piedi abbiano toccato la polvere della terra.

"Sono saldo e confiderò in te..." e Agostino d'Ippona ha fatto della menzogna, dell'inganno e della violenza criminale il suo modus operandi con cui imporre la fede nel suo padrone a persone indifese sottoposte alla sua violenza.

Questa violenza viene obliata e occultata da Ratzinger e Bergoglio in modo che i delitti contro l'umanità non vengano perseguiti a norma di legge e poter beneficiare degli effetti della violenza che le società, in particolar modo nei confronti dei bambini, hanno subito da cristiani ed ebrei e poter reiterare tale violenza criminale in nome della fede che quella violenza richiede per poter essere perpetrate nella società contro gli uomini.

Scrivono Ratzinger e Bergoglio nella Lumen Fidei:

24. Il testo di Isaia, letto in questa luce, porta a una conclusione: l'uomo ha bisogno di conoscenza, ha bisogno di verità, perché senza di essa non si sostiene, non va avanti. La fede, senza verità, non salva, non rende sicuri i nostri passi. Resta una bella fiaba, la proiezione dei nostri desideri di felicità, qualcosa che ci accontenta solo nella misura in cui vogliamo illuderci. Oppure si riduce a un bel sentimento, che consola e riscalda, ma resta soggetto al mutarsi del nostro animo, alla variabilità dei tempi, incapace di sorreggere un cammino costante nella vita. Se la fede fosse così, il re Acaz avrebbe ragione a non giocare la sua vita e la sicurezza del suo regno su di un'emozione. Ma proprio per il suo nesso intrinseco con la verità, la fede è capace di offrire una luce nuova, superiore ai calcoli del re, perché essa vede più lontano, perché comprende l'agire di Dio, che è fedele alla sua alleanza e alle sue promesse.

Il testo di Isaia porta ad una conclusione: Isaia semina odio e morte.

Scrive Isaia in 7, 7-9

Così dice il padrone Jahve: "Non verrà questo, non avverrà: poiché capitale di Aram è Damasco, e capo di Damasco è Rasin, e fra sessantacinque anni Efraim cesserà di essere un popolo; e capitale di Efraim è Samaria, e il capo di Samaria è il figlio Romelia. Se non credete non persisterete."

Cosa dice il testo di Isaia se non che Ratzinger e Bergoglio hanno bisogno di strage e distruzione ad imitazione della strage e distruzione con cui il loro dio padrone ha condannato il popolo di Efraim? Persistere nel genocidio e credere che il genocidio sia possibile: è il messaggio di Ratzinger e di Bergoglio attraverso l'enciclica Lumen Fidei.

La fede nel genocidio di Ratzinger e di Bergoglio, senza la verità della realizzazione del genocidio, non porta alla salvezza di Ratzinger e di Bergoglio. Non rende sicuri i loro passi contro l'umanità.

Il genocidio è la fiaba in cui proiettare i desideri di dominatori del mondo. Senza il genocidio, dice Ratzinger e Bergoglio, ci si illude di essere i dominatori del mondo. Solo il genocidio, per Ratzinger e Bergoglio, è uscita dall'illusione di onnipotenza creata dal desiderio. Acaz avrebbe fatto bene a non giocare con la vita e col delirio di onnipotenza. Hitler lo fece e le camere a gas fecero strage. Questo è l'agire della fede come dimostrato dalla storia. L'agire di dio che è fedele alle sue alleanze pretende la fedeltà dell'agire degli uomini che realizzano le sue promesse. La fede, come fedeltà dell'uomo al dio padrone, porta al genocidio dei popoli sacrificati per la sua gloria: come il popolo di Efraim macellato per la gloria del dio padrone di Ratzinger e di Bergoglio. I delitti contro l'umanità non cadono mai in prescrizione.

Scrivono Ratzinger e Bergoglio nella Lumen Fidei:

25. Richiamare la connessione della fede con la verità è oggi più che mai necessario, proprio per la crisi di verità in cui viviamo. Nella cultura contemporanea si tende spesso ad accettare come verità solo quella della tecnologia: è vero ciò che l'uomo riesce a costruire e misurare con la sua scienza, vero perché funziona, e così rende più comoda e agevole la vita. Questa sembra oggi l'unica verità certa, l'unica condivisibile con altri, l'unica su cui si può discutere e impegnarsi insieme. Dall'altra parte vi sarebbero poi le verità del singolo, che consistono nell'essere autentici davanti a quello che ognuno sente nel suo interno, valide solo per l'individuo e che non possono essere proposte agli altri con la pretesa di servire il bene comune. La verità grande, la verità che spiega l'insieme della vita personale e sociale, è guardata con sospetto. Non è stata forse questa — ci si domanda — la verità pretesa dai grandi totalitarismi del secolo scorso, una verità che imponeva la propria concezione globale per schiacciare la storia concreta del singolo? Rimane allora solo un relativismo in cui la domanda sulla verità di tutto, che è in fondo anche la domanda su Dio, non interessa più. è logico, in questa prospettiva, che si voglia togliere la connessione della religione con la verità, perché questo nesso sarebbe alla radice del fanatismo, che vuole sopraffare chi non condivide la propria credenza. Possiamo parlare, a questo riguardo, di un grande oblio nel nostro mondo contemporaneo. La domanda sulla verità è, infatti, una questione di memoria, di memoria profonda, perché si rivolge a qualcosa che ci precede e, in questo modo, può riuscire a unirci oltre il nostro "io" piccolo e limitato. è una domanda sull'origine di tutto, alla cui luce si può vedere la meta e così anche il senso della strada comune.

La fede, come effetto della patologia psichiatrica che ha separato l'uomo dal mondo, dalla società, si nutre di certezza di sé stessa in sé stessa. La malattia psichiatrica ha la capacità di avvolgere l'intero individuo nella sua patologia e le forme che fissano tale patologia sono forme di "verità". La verità dell'ammalato psichiatrico è una verità senza dubbio e senza aperture al mondo. E' una verità che si nutre di allucinazioni e illusioni in accadimenti desiderati ma mai realizzati. Accadimenti sospesi sulla sua testa dell'adepto cristiano ed ebreo come una spada di Damocle: la fine del mondo, l'avvento del messia, l'arrivo della provvidenza, ecc. L'uomo non necessita del "dubbio" rispetto alle verità di fede, ma il "dubbio" sospende la verità di fede rivelata dal padrone entro la quale l'individuo vive prigioniero. Solo il cristiano e l'ebreo hanno bisogno del dubbio come ancora di salvezza dall'assolutismo del padrone. Hanno bisogno del relativismo per sopravvivere nella gabbia di morte psichica della loro fede. Non perché il dubbio è necessario, ma la malattia non permette al soggetto né di ascoltare esposizioni diverse dalla sua malattia, né di discutere sostenendo il punto di vista della sua malattia che esprime mediante la fede.

La società non vive una crisi di verità come affermano Ratzinger re Bergoglio. La società vive un momento in cui sente più libertà nel chiedere al fedele, che pretende di imporre la fede, di spiegare la sua fede secondo le regole della cultura e della società. Di giustificarla e di motivarla al di là della credenza acritica che vorrebbe imporre a tutta la società.

La società respinge la pretesa della fede di "mettetevi in ginocchio davanti a me!" Non c'è la crisi di verità, Galileo o le donne che vogliono abortire, divorziare, i bambini che chiedono giustizia dai preti pederasti e pedofili, ecc. non dimostrano la crisi della verità, ma piuttosto la crisi della pretesa della fede di imporsi come verità all'uomo e di costringerlo alla malattia psichiatrica che lo separa dalla società in cui è nato.

E' vero ciò che l'uomo può esprimere mediante l'azione nel suo abitare il mondo senza che criminali agiscano sui bambini per stuprarne le ali della percezione e privarli degli strumenti emotivi e civili con cui essere protagonisti della propria esistenza come fanno Ratzinger e Bergoglio.

La verità del singolo è quello di vivere le relazioni col mondo.

Non si è "autentici" davanti a quello che sentiamo perché quello che sentiamo è il frutto delle nostre scelte nell'orrore e nel terrore del dio padrone cristiano, dei preti cattolici, del criminale in croce che ha violentato il nostro essere nel mondo e al quale abbiamo risposto forgiando il nostro sentire. Non siamo ciò che avremmo desiderato essere perché l'odio del dio padrone cristiano, di Ratzinger, di Bergoglio e del criminale in croce hanno costruito condizioni sociali atroci alle quali siamo stati costretti a rispondere, adattando il nostro sentire e le nostre emozioni, per sopravvivere in tanto orrore. Ed ogni volta che invocavamo giustizia, da criminali cattolici in veste civile come Polizia di Stato, Magistrati fino al Presidente della Repubblica, ricevevamo insulti, calunnie, derisioni e diffamazione volte a riaffermare il delirio di onnipotenza con cui ci veniva imposta, mediante la violenza, la sottomissione al dio padrone di Ratzinger e di Bergoglio.

Io sono!

Questa è la verità grande che spiega la mia vita d'insieme.

Il dio padrone di Ratzinger e Bergoglio è frutto di una fantasia malata che pretende di "scannare chi non si mette in ginocchio" (vangelo Luca 19, 27). Non esiste come oggetto, ma solo come fenomeno della malattia mentale. Questa è la verità grande che angoscia Ratzinger e Bergoglio!

Io sono! E' la concezione globale della verità che Ratzinger e Bergoglio vogliono negare per rubare la vita di ogni uomo che davanti al mondo afferma: IO SONO! E' la concezione globale dell'uomo che davanti al dio padrone di Ratzinger e Bergoglio afferma: IO SONO, tu non esisti!

Qual è la domanda dei totalitarismi del secolo scorso che schiacciava la storia del singolo?

"Io sono Jahve, tuo dio padrone, che ti ha fatto uscire dalla terra d'Egitto dalla casa della schiavitù. Non avrai altro padrone che me.

Esodo 20, 2-3

"Io sono Hitler, il tuo padrone, che ha fatto uscire la Germania dalla crisi economica e dal predominio capitalista inglese. Non avrai altro padrone che Hitler."

"Io sono Mussolini, il tuo padrone, che ha imposto il fascismo all'Italia. Non avrai altro padrone che Mussolini."

Sei tu il cristo figlio del dio padrone? Gesù gli rispose: "Io lo sono e voi vedrete il figlio dell'uomo assiso alla destra del dio padrone e venire con le nubi dal cielo". (Vangelo Marco 14, 62)

E voi vedrete la grande Germania trionfare sul pericolo bolscevico ed ebreo: diceva Hitler.

Combattenti di terra, di mare e dell'aria! Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Uomini e donne d'Italia, dell'impero e del regno d'Albania! Ascolate!

Discorso Mussolini 10 giugno 1940, che è la normale logica del discorso:

"voi vedrete il figlio dell'uomo assiso alla destra del dio padrone e venire con le nubi dal cielo" in Marco 14, 62

Con tutti i regimi che proclamavano il possesso dell'uomo, come lo proclama la chiesa cattolica, la chiesa cattolica ha sempre collaborato per costruire la schiavitù e lo sterminio dei popoli. I tedeschi che facevano funzionare le camere a gas dei campi di sterminio erano tutti battezzati cristiani. Erano tutti nella fede in cristo. Comprendevano solo l'ideologia del possesso e della sottomissione come imposta loro, fin da ragazzi, dalla bibbia cristiana.

Esiste il relativismo dell'esistenza umana. Un relativismo che è somma della faticosa ricerca di libertà dell'uomo dall'orrore cristiano. Le mille vie che i singoli individui percorrono sono tutti ugualmente piene d'onore perché unica è la pulsione che spinge gli uomini alla libertà dalla schiavitù della fede.

L'assolutismo del dio padrone è odio, sterminio, morte, disprezzo per chi non si mette in ginocchio. Il fanatismo ha la sua radice nella pretesa del dio padrone, della chiesa cattolica, di rappresentare una verità oggettiva per l'uomo. Per imporre tale verità la chiesa cattolica stupra le persone. Lancia guerre di religione. Fomenta l'odio sociale contro le leggi civili. Tutto l'odio della chiesa cattolica ha un fine: "che ogni ginocchio si pieghi al criminale Gesù che è la verità che la chiesa cattolica pretende di imporre al mondo." (Paolo di Tarso, lettera ai Filippesi 2, 10).

L'uomo, ogni singolo uomo e ogni singola donna, non sono piccoli né limitati. Conducono battaglie gigantesche contro l'odio della chiesa cattolica che li vorrebbe rinchiudere entro una gabbia morale che strappi loro ogni piuma di libertà. Che uccida in loro ogni desiderio e ogni passione. Conosciamo la nostra origine. Questa è nel mondo che i nostri occhi abbracciano. Ed è questo mondo che la chiesa cattolica vuole rubare agli uomini imponendo con la violenza una fede nel truffatore che pretende di rubare agli uomini e alle donne la loro vita.

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Marghera, 26 ottobre 2013

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell’Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.