Gli intenti e i fini della guerra
Della Guerra

Karl von Clausewitz 1780 - 1831

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185808 per il cartaceo della filosofia aperta

Indice Teoria della Filosofia Aperta

Riflessioni sociali sui pensieri sulla guerra del Della Guerra

Capitolo 2
Gli intenti e i fini della guerra in Clausewitz.

La guerra è un atto di forza con cui una persona o un gruppo di persone raggiungono l'obbiettivo preventivamente determinato. L'obiettivo dei contendenti di una guerra può essere diverso e, dunque, diversa è la conduzione della guerra fra i contendenti la cui condotta va analizzata in base agli obiettivi fissati. Per Clausewitz l'obiettivo della guerra è sempre un obbiettivo di sottomissione: sottomissione dell'altro alla propria volontà.

Secondo Clausewitz se l'altro non si sottomette alla volontà, scatta una forma di "diritto di annientamento" del più forte sul più debole che non si sottomette a quella volontà.

Secondo Clausewitz la guerra, la sua condotta e i suoi obbiettivi, sono quelli che il dio padrone fissa nella bibbia ebrea e cristiana dove il diritto-dovere al genocidio, finalizzato al genocidio, è l'unica motivazione legittima della guerra.

Spostare questi concetti di Clausewitz nell'ambito delle attività della vita che si esprime come "guerra" o come "contraddizione" o come "soluzione di relazioni", implica osservare le strategie di esistenza della vita sia nel tentativo di dispiegarsi nel mondo che nel tentativo di aprirsi spazi dove altre vite hanno già occupato tali spazi.

Nel concetto di guerra di Clausewitz entra una variabile che non appartiene alla vita, ma che tuttavia agisce sulla vita: il dio padrone. Nella vita il conflitto è adattamento, mai annientamento; nell'ideologia ebrea e cristiana il conflitto è sempre genocidio. Il concetto di dio padrone cristiano agisce sulla vita senza avere apparentemente interessi diretti sulle modificazioni che apporta alla vita.

L'impegno della forza nella soluzione della contraddizione, nei processi di divenire della vita, non è mai fine a sé stesso se non quando gli intenti per i quali la forza è esercitata sono esterni alla vita di chi esercita la forza.

Scrive Clausewitz:

L'impiego della forza

Ora gli animi filantropici possono facilmente pensare che ci sia un modo perfezionato di disarmare ed abbattere il nemico senza causargli troppe ferite e che questa appunto sia la vera meta dell' arte della guerra. Per quanto ciò faccia un bell' effetto, bisogna distruggere questo errore, perché in cose rischiose come la guerra, gli errori che provengono dal buon cuore sono proprio i peggiori. Poiché la collaborazione dell'intelligenza non esclude in alcun modo l'impiego della forza fisica - anche in tutta la sua estensione - chi si vale della forza senza riguardo, senza risparmio di sangue, deve ottenere il sopravvento se l'avversario non fa altrettanto. Egli impone in tal modo all'altro la sua legge e ambedue si spingono fino agli estremi senza incontrare altre barriere all'infuori di quelle costituite dal reciproco contrappeso.

Così bisogna vedere la cosa, ed è uno sforzo inutile, anzi dannoso, non volerla prendere in considerazione per ripugnanza verso la natura elementare di essa.

Se le guerre dei popoli civili sono molto meno crudeli e devastatrici di quelle dei barbari, questo dipende dalla situazione della società, tanto nella vita interna degli stati quanto nei loro rapporti. Da questa situazione la guerra sorge, ne viene condizionata, limitata, moderata: ma tali cose non le appartengono, non sono per essa che un dato; non si potrebbe introdurre nella filosofia stessa della guerra un principio di moderazione senza commettere una assurdità.

L'intenzione di agire per abbattere il nemico senza causargli molte ferite viene attribuita da Clausewitz ad animi filantropici. Clausewitz afferma che tale intento fa un bell'effetto, ma non è funzionale in quanto, tale magnanimità di intenti provoca disastri limitando gli effetti dell'impiego della forza.

Clausewitz giustifica la sua asserzione affermando che l'uso della forza fisica non contraddice l'intelligenza perché chi usa la forza fisica deve avere il sopravvento in quanto, secondo Clausewitz, l'avversario vuole, certamente, fare altrettanto. I due avversari, nell'idea di Clausewitz, si spingono all'estremo senza incontrare barriere se non quelle che uno pone all'altro.

Siamo in una condizione in cui il concetto di guerra è "definalizzato". Definalizzare il concetto di guerra o di soluzione di una contraddizione è proprio dell'ideologia ebrea e cristiana. L'oggetto della guerra fine a sé stesso che fa del genocidio il fine della guerra è un concetto introdotto dalla bibbia di ebrei e cristiani che giustificano la guerra del loro dio contro tutti i popoli immaginando il loro dio padrone invincibile.

Qual è lo scopo della guerra?

Perché vado in guerra?

Perché il mio nemico ha tentato di attaccarmi?

La prima condizione della guerra è che la guerra distrugge tutti gli equilibri della vita delle persone. Nulla è più come prima. Non importa se sono io ad attaccare il nemico o se è il nemico ad attaccare me: la mia vita e quella del mio nemico non sarà mai più la stessa.

Quando si scatena una guerra, chi la scatena per i motivi per cui la scatena, immagina un risultato della guerra mantenendo costante tutti gli elementi dell'oggettività che ritiene non siano toccati dalla guerra.

Quando io ti do un pugno, anche se mi preparo ad una tua reazione, mi aspetto che nulla si muova al di fuori di te. Non penso che quel pugno, comunque tu reagisca, abbia delle conseguenze fra 10 anni.

Il problema della guerra, e più in generale delle contraddizioni che si affrontano, è che la loro soluzione non modifica soltanto i soggetti che entrano in relazione, ma l'ambiente che i soggetti vivono che non sono solo gli ambienti fisici o gli ambienti sociali, ma sono sopratutto ambienti emotivi e ambienti ideologici che occupano varie dimensioni di variazione moltiplicate per un'incognita che può essere più intuita che non razionalizzata. Ci sono le dimensioni spaziali rappresentate dagli individui che entrano in relazione moltiplicati per i sistemi sociali in cui quegli individui vivono. Ci sono le dimensioni temporali in cui la contraddizione avviene; ci sono le condizioni ideologiche rappresentate dall'astrazione che attraversano lo spazio e il tempo della contraddizione e ci sono le condizioni emotive che modificano l'intero ambiente.

La guerra interrompe il divenuto temporale di una società. Tutto il passato, considerato dal momento in cui quello stato, quella società, quel regime politico si è formato, viene interrotto dalla guerra. La società che emerge da una guerra non è più la società precedente anche quando quella società ha vinto la guerra.

La guerra al genocidio considerata da Clausewitz è la guerra del dio della bibbia che non avendo interessi nella società degli Essere Umani agisce per distruggere gli Esseri Umani, tenerli in miseria e distruggere ogni loro divenire in un futuro possibile.

E' necessario che noi iniziamo a pensare ad una guerra per obbiettivi circoscritti. Non possiamo più pensare alle guerre bibliche alla Clausewitz. Quelle guerre, condotte con armi nucleari, sono guerre che non permettono di essere economicamente e socialmente vantaggiose.

Non si tratta di essere filantropi, si tratta di essere pragmatici: la guerra è sempre un'azione che ha limiti e i limiti della guerra sono dati dagli obbiettivi che la guerra si prefigge di ottenere.

Solo nel cristianesimo e nell'ebraismo il dio padrone dichiara guerra agli uomini e la sua azione non ha limiti. Il dio padrone della bibbia è estraneo alla vita dell'uomo e l'uomo, per il dio padrone degli ebrei e della bibbia, è solo bestiame da allevamento, oggetto di macello, oggetto di possesso, che può distruggere ed annientare senza modificare il suo stesso mondo. Questa visione è propria del dio padrone ebreo e cristiano. E' propria dei deliri di onnipotenza prodotti dalla malattia mentale di individui educati ad identificarsi nel cristianesimo. Costoro sono dei distruttori per il bisogno di distruggere: muoia Sansone con tutti i Filistei. Mettono in atto il principio della propria distruzione con la distruzione del mondo. A questa categoria vanno ascritte le guerre per imporre il dio padrone. Le guerre dell'annientamento per l'annientamento in cui l'uomo cessa di avere una propria dimensione nella guerra e questa viene assunta dal dio padrone oppure, in alternativa, dalle macchine che annientano senza avere un interesse soggettivo nell'annientamento. La bomba è come il dio padrone, agisce nella guerra senza avere un interesse soggettivo, non trae vantaggio dalla propria azione, modifica il mondo ma la modificazione del mondo non comprende un suo possibile futuro.

Scrive Clausewitz:

L'intento ostile

La lotta tra uomini consta essenzialmente di due elementi diversi: del sentimento di ostilità e dell'intento ostile. Noi abbiamo prescelto come contrassegno della nostra definizione il secondo dei due, perché, come più generale, comprende l'altro. La brutale passione dell'odio, confinante con il puro istinto, non si può pensarla priva di intenti ostili, mentre vi sono molti disegni ostili non accompagnati da nessun sentimento ostile, o - almeno - dove questo non è il sentimento preponderante. Nei popoli primitivi predominano i moti dell'animo, nei popoli civili quelli della ragione: questa differenza non riposa sulla natura stessa della barbarie o della civiltà ma sulle circostanze, sulle istituzioni, ecc. che l'accompagnano: non si presenta dunque come necessaria in ogni caso singolo, ma domina nella maggioranza dei casi; in una parola anche i popoli civili possono ardere d'odio l'uno per l'altro. Donde si vede come sarebbe nel falso chi volesse ridurre la guerra tra i popoli civili a un puro atto razionale dei governi, e vederla sempre più pura da ogni passionalità fino al punto da non aver più bisogno realmente delle masse fisiche delle forze combattenti, ma solo dei loro rapporti; quasi algebra dell'azione.

La teoria già cominciava a muoversi in questa direzione, quando le risultanze dell'ultima guerra gliene indicarono una migliore. La guerra, che è atto di forza, è di necessità anche faccenda dell'animo. Se non vi ha direttamente origine, vi ritorna più o meno, e questo più o meno non dipende dal grado di civiltà, ma dall'importanza e dalla durata dell'intento ostile.

Se dunque vediamo che i popoli civili non mettono a morte i prigionieri, non distruggono città e campi, gli è perché nella loro condotta di guerra l'intelligenza entra in grado maggiore, dando loro metodi per l'impiego della forza più efficaci di quelle manifestazioni dell'istinto.

La scoperta della polvere, il sempre maggiore perfezionamento delle armi da fuoco, mostrano già a sufficienza che la tendenza all'annientamento del nemico, insita nel concetto di guerra, non è stata in alcun modo turbata o deviata dal crescere della civiltà.

Ripetiamo dunque la nostra definizione: La guerra è un atto di forza e non c'è nessun limite nell'uso di questa: l'una parte impone la propria legge all'altra, ne sorge una reciprocità d'azione che, logicamente deve condurre all'estremo limite. Questa è la prima reciprocità e il primo limite in cui ci imbattiamo.

La lotta tra uomini, quella che Clausewitz chiama guerra, comprende intento e sentimento ostile.

La visione cristiana di Clausewitz non può astrarsi dalla considerazione che l'altro sia un insieme di corpo-anima in cui i sentimenti dell'anima o gli intenti dell'anima sono il motore che spinge alla guerra.

Clausewitz parla della "lotta tra gli uomini". Qual è il fine da raggiungere nella lotta fra gli uomini? Quali sono i bisogni che inducono alla lotta fra gli uomini? Quali sono le soluzioni che possono essere messe in campo per risolvere i bisogni fra gli uomini in lotta che non siano l'annientamento? Se la lotta non ha come fine l'annientamento per l'annientamento, quali sono i suoi fini che agiscono sulla struttura emotiva facendo nascere il sentimento di ostilità o l'intento ostile? Quando possiamo individuare un sentimento di ostilità o un intento ostile in assenza di comportamenti fisici ostili?

La presenza del "sentimento di odio" esiste solo nel nostro immaginario. O meglio, esiste solo nell'immaginario con cui la propaganda cristiana dipinge il nemico, qualunque nemico, evitando di definire i bisogni che spingono il nemico stesso per evitare di discutere su quei bisogni preferendo alimentare sentimenti d'odio distruttivi che non risolvere i problemi. C'era un tale, Federico II a cui un papa cattolico aveva imposto di andare a combattere gli infedeli islamici per aprire ai pellegrini cristiani la strada per Gerusalemme. Federico II andò a parlare col sultano e gli disse "C'è questo povero pazzo di papa cattolico che vuole che ci macelliamo a vicenda con la scusa di aprire la strada ai pellegrini cristiani per Gerusalemme, che ne dici se li lasci passare, magari disarmati, e noi evitiamo di macellarci a vicenda?" La sesta crociata fatta da Federico II fra il 1228 e il 1229 fu una crociata che non sparse sangue: l'obbiettivo fu raggiunto senza il genocidio auspicato dal sanguinario Gregorio IX, il Bergoglio di allora.

E' il generale che incita i suoi soldati all'odio per evitare che i suoi soldati iniziano a pensare che ci sono altri mezzi e altri sistemi con cui risolvere la guerra mentre il loro generale ritiene che macellare le persone sia un modo per ottenere un po' di gloria dato il mestiere che fa.

Non esiste la passione dell'odio confinante nel puro istinto, Questa è un'idea illusoria che gli individui incapaci proiettano sull'altro. E' un'idea illusoria che viene spacciata come vera per truffare la struttura emotiva di chi deve pensare all'altro come un individuo che odia e col quale non si può discutere o mediare: solo il dio padrone cristiano è odio con cui non si può discutere o non si possono mediare i bisogni. L'identificazione dell'individuo col dio padrone cristiano e le sue pretese di essere il padrone degli uomini portano questo individuo a sviluppare sentimenti di odio per chi non si sottomette a lui: i pezzenti vanni trattati con benevolenza fintanto che accettano il loro ruolo di pezzenti, ma vanno macellati quando i pezzenti chiedono una qualche forma di diritto. Si tratta della relazione fra il dio padrone cristiano e le pecore del gregge delle quali si ritiene il padrone, non degli uomini.

Se io ho bisogno di denaro e vado a rapinare una banca, non ho sentimenti di ostilità rispetto alla banca, ho bisogno di denaro. Metto in atto tutte le azioni per averlo, ma non per questo odio la banca. Affermare che "la banca mi ha portato via la casa e dunque odio la banca!" è un sentimento indotto dall'educazione non è un sentimento reale. E' sufficiente che mi sia dato il denaro perché il mio sentimento sia soddisfatto. Sono le condizioni di vita che mi inducono ad agire in contraddizioni conflittuali e se sposto l'attenzione su ciò che induce al conflitto, anziché sulle condizioni della conduzione del conflitto, sposto anche i termini del conflitto stesso.

Diventa quasi ridicolo Clausewitz quando parla dei "popoli primitivi" che agiscono per sentimento emotivo che diventa barbarie. Non si chiede quali siano i bisogni di quei popoli né mai ha parlato con i popoli che definisce primitivi. Nella sua idea di essere un individuo "civile" pensa agli altri come a degli "incivili" proiettando sugli altri le malvagità e le inciviltà che egli pensa avrebbe fatto se egli, anziché essere un individuo "civile" fosse un individuo che pensa se stesso come "primitivo". Siamo di fronte al gioco degli inganni dove Clausewitz "se la fa e se la conta". Clausewitz nel suo desiderio di combattere una "battaglia d'odio" propria dell'ideale cristiano che farebbe "grande" il generale cristiano avvicinandolo al dio padrone della bibbia, pensa di ardere di divino furore contro l'odio di un nemico immaginato.

Le masse fisiche sono coinvolte nella guerra per il solo fatto che il dio padrone usa le masse fisiche per costruire una ricchezza fittizia che deve essere distrutta. Le persone, le masse, costruiscono la ricchezza mediante il lavoro, la distribuzione e il consumo che qualcuno accumula e che, ad un certo punto dell'accumulazione, deve essere distrutta per permettere una produzione di ricchezza, una distribuzione e un riaccumulo. L'azione di produzione, distribuzione e consumo è un atto di guerra al quale partecipano le masse e le masse vengono chiamate, da chi accumula la ricchezza per il lavoro di distruzione della ricchezza, a continuare a produrre la ricchezza. Il controllo delle masse, uomini ridotti a pecore del gregge, è la ragione della guerra che porta al genocidio. Sono le ragioni del dio ebreo e cristiano che legittimano il genocidio.

Quando parliamo della guerra non siamo davanti ad atti razionali o ad atti irrazionali. Se l'aumento della popolazione è eccessivo e la miseria supera una soglia sociale o si sterminano le persone o si distribuiscono preservativi. La società del dio padrone cristiano opta per il genocidio di cui Clausewitz si fa paladino. Fra la distribuzione dei preservativi e la diffusione dell'AIDS la chiesa cattolica ha optato per la diffusione dell'AIDS così ha dei bambini malati a disposizione da usare nella propaganda e farsi sovvenzionare le missioni che, inducendo a non usare i preservativi, possono diffondere AIDS in Africa e aver bambini malati da presentare nella propaganda di raccolta fondi e.... Per la chiesa cattolica, diffondere AIDS in Africa è un progetto di guerra del tutto razionale.

C'è ostilità o odio nei missionari cristiani nel voler diffondere l'AIDS? C'è ostilità o odio negli africani nel ribellarsi alle imposizioni criminali dei missionari cristiani di diffondere l'AIDS?

Entrambi vivono la guerra in corso con un intento ostile e con sentimenti ostili. Gli Africani vengono privati della loro vita, della qualità della loro esistenza, i missionari cristiani privano i popoli africani della loro vita, della loro esistenza senza mettere in gioco nulla della loro vita. Come il dio padrone cristiano che macella gli indifesi senza mettere in gioco sé stesso nella guerra di distruzione del genere umano.

L'annientamento del nemico, a discapito degli obbiettivi della guerra, sono un prodotto cristiano dell'ideologia dell'annientamento per l'annientamento. Prima del cristianesimo, l'annientamento per l'annientamento, non era mai avvenuto perché economicamente svantaggioso nell'economia della guerra.

Qual è stata la condotta dei popoli "civili" nelle americhe? Hanno operato l'annientamento per l'annientamento di centinaia di milioni di persone. E così il colonialismo in Africa.

L'annientamento totale non è il prodotto dell'istinto, come piace pensare a Clausewitz, ma è il prodotto dell'ideologia religiosa cristiana che attraverso l'educazione si veicola ne bambini che da adulti conoscono solo il delirio dell'annientamento per l'annientamento. L'annientamento, la distruzione in funzione della miseria, è proprio del cristianesimo. Questa pratica dell'annientamento viene giustificata in vari modi. Non si tratta di "motivazioni della guerra", ma di semplici giustificazioni per perpetrare il genocidio per il genocidio in nome del dio padrone. Gli USA hanno scatenato una guerra di distruzione dell'Iraq affermando che l'Iraq disponeva di armi di distruzione di massa. Sapevano che non esistevano, ma il loro progetto era una guerra di annientamento per il piacere dell'annientamento. Non aveva nemmeno fini economici o ideologici. Affermavano di combattere al-Qaida e, invece, come nei loro programmi, finanziarono al-Qaida e la portarono a dominare in Iraq.

Non si annienta per istinto, si annienta per calcolo razionale e il calcolo razionale dell'annientamento per l'annientamento può farlo solo l'ebreo, il cristiano, il musulmano o il buddhista. Serve una religione di annientamento che si sia calata nella struttura psichica delle persone fin dalla primissima infanzia per condurre una guerra d'annientamento. Gli stessi campi di sterminio nazisti erano campi di sterminio cristiani: tutti gli esecutori dello sterminio erano battezzati cristiani!

La guerra per lo sterminio e l'annientamento non dipende dai mezzi usati, ma dall'educazione a cui le persone sono state sottoposte e al grado di capacità di relazione col mondo che hanno queste persone: il cristiano non ha nessuna capacità di relazione col mondo perché l'unica cosa che ha in testa è il dominio in nome del suo dio padrone.

Il dio padrone cristiano considera la guerra come un'attività di annientamento per l'annientamento. Il dio padrone cristiano e i suoi seguaci non hanno nessun limite, determinato da un fine utilitaristico da raggiungere, all'uso della forza. Il dio padrone non si limita ad imporre la legge agli uomini, ma deve imporla mediante il genocidio perché il genocidio, secondo la logica del dio padrone, è garanzia di obbedienza alla legge che impone. Se le persone dicessero "obbediamo", il dio padrone cristiano le macellerebbe lo stesso in gran quantità per impedire ai sopravvissuti di poter pensare di disobbedire a tale legge.

Scrive Clausewitz:

Disarmare il nemico

Abbiamo detto: disarmare il nemico essere lo scopo all'azione bellica; vogliamo ora mostrare che ciò è necessario, almeno nella rappresentazione teoretica.

Perché il nemico sia indotto a fare la nostra volontà, dobbiamo ridurlo in una condizione più svantaggiosa del sacrificio che da lui richiediamo; gli svantaggi di questa situazione non possono essere transitori - almeno secondo l'apparenza - ché altrimenti l'avversario non s'arrenderebbe in attesa di un momento migliore. Ogni mutamento della situazione, derivante dalla prosecuzione della belligeranza, non dovrebbe portare che ad una situazione ancor più svantaggiosa, almeno secondo le previsioni. La situazione peggiore a cui può giungere un belligerante è di esser ridotto assolutamente inerme. Perché dunque l'avversario venga ad essere ridotto al nostro volere, mediante le armi, noi dobbiamo, o disarmarlo realmente, oppure ridurlo in uno stato in cui egli ne sia - secondo verosimiglianza - minacciato. Ne consegue che lo scopo dell'attività guerresca debba essere sempre quello di disarmare o abbattere il nemico.

Ora la guerra non è l'azione di una forza vivente su una massa morta ma è sempre - una assoluta passività non essendo affatto un guerreggiare - l'urto di due forze viventi, l'una contro l'altra; e quanto abbiamo detto dello scopo ultimo dell' attività bellica, deve essere applicato ad ambedue le parti. Ecco dunque una seconda reciprocità. Fintanto che non ho abbattuto il nemico devo temere che egli abbatta me, quindi non sono più padrone delle mie azioni, ma egli impone a me la legge come io la impongo a lui. Questa è la seconda reciprocità, che conduce al secondo limite.

L'azione bellica cristiana non consiste nel disarmare il nemico, ma annientare il nemico. Il nemico è l'oggetto a cui il comandante imputa l'odio e incita i suoi soldati a "combattere l'odio" affinché i suoi soldati siano convinti di essere odiati da un nemico pazzo e selvaggio che devono annientare se vogliono sopravvivere. Così i soldati macellano chi affermano avesse le intenzioni di fare altrettanto: ma chi lo ha fatto? L'azione dimostra le intenzioni.

Lo scopo di un'azione bellica come soluzione di una contraddizione è sempre raggiungere un obbiettivo. L'individuo che entra armato in banca non ha come obbiettivo disarmare il banchiere, ma appropriarsi del denaro del banchiere. Se per farlo deve affrontare la guardia giurata e disarmarla, è una condizione del percorso, ma non è l'obiettivo del rapinatore che potrebbe uccidere la guardia giurata qualora questa tentasse di impedire il raggiungimento del suo obbiettivo.

Per disarmare le guardie giurate davanti alla banca serve la politica che imponga una legge che impedisca alle guardie giurate davanti alle banche di essere armate. In quel caso, il disarmo della guardia giurata non avverrebbe per opera del rapinatore, ma per opera della politica. Anche se l'esempio può apparire come un paradosso, la politica recentemente in Italia ha depenalizzato il falso in bilancio per consentire l'impunità delle aziende nel commettere il reato di falso in bilancio. In sostanza, il rapinatore che rapinava la società con i falsi in bilancio, ha visto disarmare la guardia giurata a guardia della sua attività criminale vedendo il proprio lavoro facilitato. L'azione bellica del rapinatore è stata facilitata da un atto politico.

L'azione bellica come intesa da Clausewitz ha un solo scopo: l'annientamento. Anche se Clausewitz, furbescamente, parla della guerra come di un "duello allargato", si sta riferendo al genocidio per il genocidio in funzione della distruzione della vita.

Il dio padrone cristiano per indurre gli uomini a fare la sua volontà deve ridurre l'uomo nella condizione più svantaggiosa possibile e tali svantaggi devono essere permanenti in modo che l'uomo, vivendo ne terrore, non possa sottrarsi al terrore che gli impone obbedienza. E' il metodo di guerra contro le società insegnato da Gesù dove invita il "giovane ricco" a rinunciare alle proprie difese per "seguirlo" e trasformarsi in vittima a sua disposizione. E' il metodo adottato dagli ebrei Israeliani contro i Palestinesi. Non solo li costringono a vivere nella miseria e nel terrore, ma distruggono ogni possibilità con cui i palestinesi possono sopravvivere in un campo di sterminio alla cui guardia ci sono le bombe atomiche israeliane finanziate dalle comunità ebraiche sparse nei vari paesi del mondo.

La guerra come intesa da Clausewitz è la guerra dei cristiani: il genocidio dei popoli per il genocidio dei popoli. Fintanto che i popoli non abbatteranno il dio padrone cristiano, chi usa i metodi del dio padrone cristiano, abbatterà i popoli e i popoli che abbatterà saranno quelli che si alleeranno col dio padrone cristiano per abbattere altri popoli.

La concezione della guerra di Clausewitz, applicata nel diciannovesimo e nel ventesimo secolo, ha oggi i limiti nelle condizioni economiche in cui viene condotto la guerra. Nonostante le condizioni economiche presentino le norme entro le quali va condotta una guerra, la guerra di religione monoteista che pratica il genocidio mascherato con vari volti dalla propaganda, è il metodo d'annientamento che agisce come una minaccia costante pronta a negare ogni futuro possibile.

In sostanza, per combattere in maniera efficace una guerra è necessario che i popoli che sono coinvolti in una guerra abbiano ben chiaro che loro, in quanto popolo, stanno combattendo una guerra contro il dio padrone cristiano e se non abbatteranno il dio padrone cristiano il genocidio si abbatterà su di loro.

Ogni individuo che affronta una contraddizione fra uomini può individuare l'oggetto del contendere, ma quando un individuo affronta il dio padrone cristiano o i suoi emissari deve sapere che l'oggetto della contesa è lui stesso: il suo cuore e la sua anima. Loro praticheranno il genocidio al solo scopo di disarmare il "cuore e l'anima" dalla visione di un futuro diverso da quello determinato dal dio padrone: i cristiani fecero la guerra in Iraq per imporre l'islam integralista di al-Qaida! Questo era lo scopo e nascosero lo scopo con un falso scopo: la ricerca delle armi di distruzione di massa. Lo scopo del cristiano era solo il genocidio per il genocidio e la costruzione della miseria.

All'università di Ratisbona, Ratzinger aveva detto qual era lo scopo del genocidio dei musulmani: favorire l'integralismo musulmano con una santa alleanza per poter combattere i paesi europei occidentali e le loro Costituzioni. Prima si distruggevano le spinte laiche nei paesi musulmani, che erano l'anello debole dell'integralismo religioso monoteista, e poi si distruggevano le Costituzioni occidentali in nome del dio padrone. Intanto i buddhisti avrebbero messo a ferro e fuoco il Tibet.

Per il lavoro, le citazioni sono tratte da:

Karl von Clausewitz, Pensieri sulla guerra estratto del Della Guerra, ed. BIT 1995

Marghera, 16 giugno 2014

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La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.