Giuseppe Ferrari (1811 - 1876)

Costituzione e diritti umani nell'idea positivista

Riflessioni sulle idee di Ferrari.

di Claudio Simeoni

 

Cod. ISBN 9788891185785

Teoria della Filosofia Aperta - Volume due

 

I diritti umani di Giuseppe Ferrari dall'unità d'Italia ad oggi

La questione dei diritti degli uomini fu una questione sollevata da Robespierre prima, durante e dopo, la rivoluzione francese, come sviluppo della filosofia illuminista.

Al centro della questione dei diritti ci sono i rapporti fra i cittadini, i cittadini e lo stato, i cittadini e il dio padrone cristiano e i rapporti fra lo Stato e il dio padrone cristiano.

Questo complesso di relazioni fu considerato durante la Rivoluzione Francese dall'Assemblea Costituente che per la prima volta nella storia ha elaborato quella Costituzione che sarà alla base delle Costituzioni moderne.

Ferrari salta a piè pari l'esperienza della Rivoluzione Francese e le sue dichiarazioni sui diritti dell'uomo.

Vedi discorso di Robespierre:

http://www.federazionepagana.it/costituzionerobespierre.html

Ferrari non considera l'uomo come individuo, come cittadino, il soggetto da cui partire per costruire il sistema di diritti e di doveri di una società. Ferrari considera l'uomo l'oggetto a cui si impone un sistema di doveri entro i quali si individuano dei diritti.

Il sistema mentale di Giuseppe Ferrari è in linea con le idee della nobiltà francese che metteva sé stessa, emanazione di dio, al centro del sistema sociale e imponeva doveri ad ogni altra classe. Una volta assodato che il sistema di doveri era emanato da un centro sociale individuato, di volta in volta, nel dio padrone, nella nobiltà, nella borghesia, nel re, nel tiranno, ecc. al di fuori di tale cerchia viene applicato in maniera più o meno benevola a seconda delle necessità d'uso delle persone in quella società. Giuseppe Ferrari procede da questo, dal padrone sociale, per pensare i diritti umani baipassando il meccanismo di rivendicazione sociale nei confronti del dio padrone instaurato dalla Rivoluzione Francese e fatto proprio dagli illuministi nel cui pensiero il cittadino è l'elemento di riferimento del ragionamento sociale. Il cittadino è metro e misura dell'idea di uguaglianza, per quanto è possibile applicarla nella pratica, dei diritti-doveri propri del modello giuridico del sistema sociale pensato dagli illuministi giacobini.

Il modello dei diritti di Ferrari nasce dal dibattito sui diritti dell'uomo fatto da nobili, per i propri diritti, prima della rivoluzione francese. Quando alcuni "nobili" illuminati dalla paura di masse inferocite pensavano che forse, qualche diritto concesso alle masse, poteva in qualche modo mettere al sicuro il loro dominio. Tali "nobili", fra i quali troviamo Saint Simon, si riferiscono più alla visione del dio padrone della Costituzione americana, di tradizione massonica, che a quella illuminista della rivoluzione francese e auspicata da Romagnosi. Il dio dei massoni è l'Uno di Plotino, non il macellaio di Sodoma e Gomorra dei cattolici. Il dio di Plotino è il dio dell'intelligenza creatrice, non il despota padrone che ordina di ammazzare chiunque non si metta in ginocchio.

Questa idea del padrone buono derivata dall'Uno di Plotino, con Marsilio Ficino e altri, era entrata da oltre quattrocento anni nella storia dell'uomo.

Ferrari si avvicina ai sansimoniani ritenendo tale ideologia una religione capace di modificare la storia con una nuova passione religiosa. Come Comte costituisce la religione positivista che consiste in un cristianesimo con la sua morale sotto il dio "scienza", così i sansimoniani con le idee sul "nuovo cristianesimo" (incompiuto 1825) vogliono riformare il cristianesimo con un nuovo tipo di "eresia". Come il cristianesimo di Lutero illuse i contadini, così il cristianesimo dei sansimoniani illuse i cristiani con un'idea di cristianesimo diverso. Ferrari, in sintonia con Proudhon, critica la chiesa cattolica come una gerarchia residuale del mondo feudale. Come se finito il mondo feudale dovesse finire anche il dominio della chiesa cattolica.

Quando parliamo della carta dei diritti umani auspicata da Ferrari, dobbiamo tener presente che la sua idea era quella della dittatura contro i cittadini. Ferrari auspica che i cittadini facciano una rivoluzione, ma per Ferrari tali cittadini sono coloro che si accollano le sofferenze e le fatiche della rivoluzione, in funzione di questo o quel potere, senza beneficiare del diritto di dettare le regole sociali. Ferrari è convinto che è la forza (intesa come violenza del più forte sul più debole) che regna sovrana e l'ineguaglianza è la condizione umana.

Partendo da queste considerazioni iniziamo a riflettere sulla qualità del capitolo relativo alla dichiarazione dei diritti dell'uomo auspicata dal "rivoluzionario" Ferrari.

Ferrari, per sottolineare la necessità dei diritti dell'uomo, chi cita? Un nobile padrone, primo ministro francese.

Scrive Giuseppe Ferrari:

Capitolo secondo

LA DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO

Dimentichiamo gli uomini, gli eventi, le vicissitudini accidentali; seguiamo solo i principj della rivoluzione; vedremo che essa vuol recare in atto i due principj dell'irreligione e della legge agraria. La prima iniziazione rivoluzionaria comincia colla Costituente sta tutta nell'idea di pubblicare una dichiarazione dei diritti dell'uomo. "Noi abbiamo pensato come voi," dice Necker all'assemblea costituente, "che la costituzione doveva essere preceduta da una dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino; non perché tale dichiarazione avesse lo scopo di dare ai primi diritti la forza, la quale essi traggono solo dalla morale e dalla ragione, ma perché essi fossero sempre presenti agli occhi ed al pensiero." Secondo Meunier il relatore: "Ogni governo deve " proporsi lo scopo di conservare i diritti dell'uomo ... la costituzione deve cominciare dalla dichiarazione dei nostri diritti naturali e imprescrittibili. - La natura ci ha fatti liberi ed eguali il principio di ogni sovranità risiede nella nazione; il governo non deve mettere al libero esercizio delle umane facoltà altri limiti che quelli evidentemente necessari per assicurarne l'esercizio ad ogni cittadino. Giusta Durand de Maillane la dichiarazione "doveva essere affissa nelle municipalità, ne' tribunali, nelle chiese. "

Proprio perché sta parlando un nobile padrone: che cosa sono per lui diritti dell'uomo?

La rivoluzione francese ha aperto la strada per la rivendicazione dei diritti dell'uomo, ma l'uomo che li rivendicava era stato educato all'interno della dualità padrone-denaro, possesso-potere, dio-obbedienza. Era dio che concedeva i diritti. Era il padrone che deteneva il denaro e il possesso determinava il potere e, conseguentemente in quella società, giungere al possesso determinava la libertà dall'oppressione del potere e il diritto ad accedere ad un club esclusivo, via via sempre più ristretto e prestigioso di padroni emergendo, comunque, a mano a mano che la ricchezza del possesso aumentava, da una condizione di miseria e sottomissione angosciante mediante un accrescimento di prestigio. Il ricco e il povero si inginocchiano davanti al dio padrone, ma il povero si inginocchia anche davanti al ricco che, davanti a lui, rappresenta il dio padrone.

Tutti i modi con cui i cristiani indicano la libertà come la formazione della ricchezza, la partecipazione al potere, indicano alle masse ciò che determina la vita e la felicità dell'uomo, fallivano uno dopo l'altro perché le loro indicazioni erano affermazioni formali che nascondevano l'attività di manipolazione dell'infanzia dei singoli individui. Quando la rivoluzione francese decretò, nel II anno, la limitazione del diritto di proprietà per l'organizzazione ai diritti del lavoro, dell'assistenza e dell'istruzione, fu una dichiarazione che si scontrò con gli adattamenti soggettivi degli individui educati dall'assolutismo cristiano. Quei diritti annunciati erano destinati a non durare perché entravano in conflitto con i processi adattativi degli individui nella società schiavista in cui erano cresciuti. Faceva perdere, ai bottegai e agli artigiani, la prospettiva di poter riuscire a diventare degli schiavisti, perdendo il controllo sui loro futuri schiavi. Tali principi, oggi normali, allora erano destinati a non durare. L'opposizione non era solo fra i liberisti e i dirigisti, ma anche fra gli artigiani, i bottegai e gli operai specializzati che vedevano nella proprietà e nello sfruttamento del lavoro altrui la loro promozione sociale. Infatti, dopo la spinta di liberazione sociale del II anno della rivoluzione, non essendo un periodo sufficientemente lungo per educare nuove generazioni a veicolare in maniera diversa le loro strategie esistenziali, il fallimento democratico era inevitabile. Il rifiuto della democrazia fu generalizzato. La partecipazione alla vita politica, inizialmente aperto alle masse popolari, si restrinse finendo per scacciarle limitando la gestione del potere alla gerarchia dei possidenti. (fonte: Soboul La rivoluzione francese ed. Newton 1988)

Secondo l'idea di Ferrari è il padrone che concede i diritti ai sudditi purché tali sudditi continuino ad essere sottomessi, sia pur con più "diritti", al padrone. Dove i diritti emanati come voleva Necker erano i diritti del dominatore. Anche il dominatore è un uomo e dunque, il dominatore accede ai diritti dell'uomo. Solo che la sua attività è quella di dominare e per farlo deve violare, attraverso le interpretazioni, quegli stessi diritti quando vengono rivendicati dai dominati.

Jacques Necker (1732-1804) fu l'ultimo dei primi ministri del re di Francia. Banchiere, direttore delle finanze del re di Francia fu cacciato dal suo ruolo dalla politica e richiamato dal re di Francia subito dopo la presa della Bastiglia. Per lui, come direttore della finanza francese, era importante che i bifolchi di Francia gli riconoscessero i diritti come uomo. Fino al 1790 tentò fino all'ultimo ad opporsi alla confisca dei beni del clero proprio perché riteneva che i diritti dell'uomo fossero determinati dal diritto del possesso dei beni e dall'accumulo della ricchezza del clero. Nel 1790 decise di ritirarsi in Svizzera. Ferrari non vuole cogliere il senso dei diritti dell'uomo proposto da Necker né la necessità di Meunier o da dove nascevano le necessità di Durand de Maillane (altro fanatico cristiano).

Ferrari non rileva come qualcuno abbia dei doveri. Quando Meunier dice che ogni governo deve preservare i diritti, intende i "... nostri diritti naturali e imprescrittibili". I suoi diritti naturali, non quelli dei cittadini a cui il governo deve obbedienza. Non si tratta di un "governo dei cittadini", ma di "sudditi che ricevono benevolenza da un governo" .

Per le scelte ideologiche, a Ferrari sfugge la relazione fra Costituzione e diritti dell'uomo; fra governo e governati; finendo per fornire supporto ideologico a chi, nominalmente, voleva combattere.

Scrive Giuseppe Ferrari:

Tutti gli uomini della rivoluzione erano unanimi sul punto di partenza; trattavasi di aprire una nuova èra nella storia del genere umano. Alla volta sua l'antico regime era unanime nel respingere la dichiarazione: essa è inutile, dicevasi; essa è pericolosa, metafisica; essa incoraggia la ribellione. - " No," replicava Castellane; "è utile perché i diritti sono disconosciuti nel mondo, perché la storia del governo francese, da Carlomagno in poi, è la storia della violazione. dei diritti dell'uomo. La dichiarazione è necessaria ", concludeva Mirabeau, "per la ragione che l'ignoranza e il disprezzo dei diritti naturali sono l'unica causa delle pubbliche sventure e della corruzione de'i governi. La dichiarazione fu variamente discussa, poi modificata .in altre costituzioni; ma stiamo all'idea sola di dichiarare i nostri diritti: questa imponeva di attuare i due principj supremi nella misura permessa dagli eventi e tutte le leggi rivoluzionarie ne furono le conseguenze ragionate. In primo luogo, la dichiarazione legalizza Voltaire e Rousseau, li riassume, li impone: senza la dottrina de' due capi, a che dichiarare i diritti dell'uomo? Tanto valeva ascoltare Mirabeau il maggiore, che consigliava di sostituirle il decalogo; tanto valeva seguire il vescovo di Chartres, che proponeva di surrogarla con alcuni pensieri religiosi nobilmente espressi. In secondo luogo la dichiarazione dirige tutti i colpi della rivoluzione contro il feudalismo. Quando si sopprimono le servitù rurali, il diritto di primogenitura, le distinzioni onorifiche, i titoli di nobiltà, le genealogie, si dichiara che si sacrificano ai diritti dell'uomo violati dalla feudalità. Più tardi, si abbattono gli ordini monastici per due ragioni, perché inutili e perché contrari alla legge naturale: di fatto la natura, il lavoro, la libertà proscrivevano i tre voti di castità, di povertà e di òbbedienza. La costituzione civile del clero è anch'essa una conseguenza della dichiarazione dei diritti dell'uomo. Lo si dice espressamente: il sacerdote si reputa più di un mortale; si pretende delegato dall'Altissimo, si vanta superiore al popolo, non riconosce eguali: che subisca adunque la legge dell'eguaglianza, si assicuri la società contro le sue pretensioni. La sovranità del popolo sorge dalla sovranità umana; arma tutti i cittadini, e la nazione armata travasi superiore al governo, che diventa responsabile: diviene impossibile il potere regio; tosto o tardi la nazione deve giudicarlo, e lo giudica in forza della dichiarazione che scopre l'uomo celato sotto la vetusta e mostruosa finzione del sovrano. La dichiarazione sottrae ogni popolo al dominio dei re: quando si tratta della Spagna, si proclama che il patto de' Pirenei non è un patto nazionale, e che le liti dei re non possono più essere quelle dei popoli. Avignone sfugge al pontefice, e si riunisce alla Francia, pure a nome della dichiarazione dei diritti dell'uomo. "Appena dichiaraste voi, " dicevano i deputati avignonesi, "che tutti gli uomini sono liberi, abbiamo voluto divenirlo noi pure. Forse il tempo non è lontano in cui il popolo francese detterà leggi all'universo, in cui tutte le nazioni vorranno riunirsi ad esso per fare di tutti gli uomini tanti amici, tanti fratelli. Il popolo avignonese ha voluto essere il primo. Intanto la Francia si solleva contro l'Europa perché "lo scopo dei re," dice Brissot, "è d'impedire "che si propali questa dichiarazione che minaccia tutti i troni. Ma " noi possiamo lottare, " soggiunge egli, " perché la libertà non fallisce contro l'oro e con essa torremo ai re gli eserciti e i popoli. "

Tutti gli uomini che hanno agito durante la rivoluzione francese erano attraversati dalla necessità di aprirsi ad un possibile futuro agendo in un presente che trovavano angosciante.

Ci sono uomini che appartengono all'antico regime che li hanno combattuti e ci sono uomini che volevano fare quella rivoluzione, ma ne hanno combattuto l'apertura verso un futuro proponendo una diversa applicazione dei medesimi principi sociali dell'antico regime travestiti con una nuova veste. Era da questi che doveva guardarsi la Rivoluzione Francese. Alcuni ci provarono, infatti, Brissot fu ghigliottinato.

Mentre la gente fece la rivoluzione francese, alcuni stavano lavorando sul come avrebbero usato la rivoluzione francese per ripristinare il proprio dominio e i propri privilegi.

Le ragioni adotte da Mirabeau sono relative al disprezzo dei diritti umani attraverso la loro circoscrizione in "diritti naturali". Come il diritto naturale del dio padrone o il diritto naturale del re di Francia.

Honoré Gabriel Riqueti conte di Mirabeau (1749 - 1791) l'oratore del popolo che intratteneva corrispondenza segreta con i nobili di Londra per distruggere i principi sociali della Rivoluzione Francese. Ancor oggi, nonostante si sia trovata la corrispondenza dei suoi reali intendimenti, i restauratori della proprietà dell'uomo sull'uomo lo indicano come un modello di rivoluzionario. I suoi discorsi infiammavano, le decisioni e le azioni distruggevano le prospettive dei suoi ascoltatori.

Tutti gli uomini sono unanimi, durante le tensioni e le contraddizioni della vita, nel dichiarare che si aprono nuove prospettive sociali. In fondo è il desiderio che sta alla base del messianesimo e del millenarismo: l'aspettativa di un'epoca angosciante che si chiude e di un'epoca dell'oro che si apre.

Il nuovo assetto sociale viene immaginato dalle persone che desiderano e viene condannato dall'educazione, dalla fissazione emotiva nel presente, che teme di perdere i suoi punti sociali di riferimento. Sul timore del nuovo, imposta alle persone mediante l'educazione sociale, si fonda la conservazione dello stato sociale presente; sull'immaginazione di un futuro di libertà e di maggiori possibilità, si fonda la spinta sociale che modifica il presente. Fra paura di perdere la condizione presente e fuoco messianico di un futuro immaginato ci sono gli uomini che progettano la modificazione del presente progettando un futuro possibile forte di migliori condizioni d'esistenza.

Per questo il conservatorismo nel presente usa la paura e il timore per organizzare le masse e usa il fuoco messianico contro coloro che progettano il nuovo sociale e che non si fanno travolgere dalla manipolazione di una esplosione emotiva desiderante.

Honoré Gabriel Riqueti conte di Mirabeau giocava esattamente su questo: fuoco messianico di nuove prospettive esistenziali da vendere agli illusi e trattativa con il conservatorismo monarchico per costruire un proprio potere personale. Lo stesso gioco con cui Silvio Berlusconi e Umberto Bossi hanno distrutto l'Italia. I meccanismi d'azione emotiva nella società sono sempre gli stessi, veicolati in condizioni culturali diverse. Si esprimono fra tragedie e farse in cui le masse fungono da greggi manovrate da questo o quel padrone: come l'educazione cattolica ha imposto loro.

Nella rivoluzione francese si alza potente solo la voce di Robespierre. Ma Robespierre, per quelli come Giuseppe Ferrari, è colui che dà il via al "terrore". E' colui che dà ai nobili la stessa medicina, sia pur in dosi ridotte, che loro dettero al terzo e al quarto Stato con massacri, genocidio, miseria, prevaricazioni e odio sociale. E' la miseria che i cristiani, i nobili, imposero ai cittadini di Francia il vero terrore, ma l'educazione cattolica impone rispetto per il padrone e disprezzo per le persone che "non piegano il ginocchio davanti al padrone Gesù". Così la giustizia di Robespierre viene spacciata per "terrore" e il terrore dei re di Francia e dei nobili viene cancellato dalla cronaca per salvaguardare l'immagine del dio padrone con cui i ricchi, i padroni, i nobili, si identificano.

In questo stride il discorso sulla Costituzione fatto da Giuseppe Ferrari: una Costituzione non è fatta per dare diritti ai cittadini, ma per imporre doveri allo Stato, al dio padrone, a chi si identifica come dio padrone rispetto ai cittadini che sono il soggetto costituzionale. Il cittadino Giorgio Napolitano è il soggetto a cui si riferiscono i diritti costituzionali; il Presidente Giorgio Napolitano è il soggetto che ha dei doveri nei confronti dei cittadini, che si deve sottopone al giudizio morale ed etico dei cittadini, che deve rispondere dei suoi atti e delle sue parole ad ogni singolo cittadino, che ha la responsabilità morale, etica e costituzionale di ogni atto delittuoso commesso dalla polizia di Stato, Magistrato, funzionario Statale, esercito nei confronti del singolo cittadino. E' il dio padrone, il macellaio di Sodoma e Gomorra, che deve rispondere dei suoi atti contro i cittadini e deve risponderne non solo per gli atti fatti, ma per i sospetti che i cittadini possono avere delle sue azioni e delle sue intenzioni. Il Presidente della Repubblica Italiana deve essere trasparente rispondendo anche all'ultimo accattone della Repubblica e se l'ultimo accattone ha dei sospetti sul suo operato, il Presidente della Repubblica deve giustificarsi con lui. E' più facile per il Presidente della Repubblica insultare il cittadino torturato dalla Polizia di Stato che non procedere per capire cos'è successo e sottoporre a processo coloro che non hanno rispettato i diritti dei cittadini perché la Polizia di Stato ha agito nascostamente. La Polizia di Stato è colpevole quando esiste solo il sospetto di un qualche comportamento illegale e deve essere chiarito. Perché il sospetto genera terrore fra i cittadini e costoro non sanno come e quando aver fiducia in coloro che dovrebbero difendere la Costituzione.

Mentre il cattolico afferma "bisogna concedere i diritti"; il cittadino afferma "dobbiamo imporre i doveri allo Stato".

Le affermazioni di Castellane, che Ferrari usa, dimostrano una distorsione mentale di stampo cristiano. I diritti non sono violati perché non esistono diritti là dove vige il libero arbitrio del dio padrone e di chi si identifica in lui.

Quali furono i diritti riconosciuti agli abitanti di Sodoma e Gomorra da parte del dio padrone dei cristiani che nel racconto disponeva di un potere assoluto? Il dio padrone cristiano si vanta di averli macellati come bestiame per il suo divertimento.

Mentre Robespierre era consapevole che i doveri vanno imposti all'autorità e tagliò la testa al re, Ferrari e Castellane pensano che i diritti vanno elemosinati tendendo la mano per una piccola moneta concessa dal dio padrone.

Non è l'ignoranza e il disprezzo che nega i diritti, ma l'arbitrio delle persone che agiscono nello Stato identificandosi col dio padrone.

E' un problema che ha già chiarito Romagnosi ma che Ferrari vuole ignorare. Questo problema di distorsione nella definizione del diritto Costituzionale introdotta da Ferrari, anche contro le idee di Romagnosi, sarà una questione che impedisce anche oggi la fruizione dei diritti Costituzionali ai cittadini Italiani.

"Dichiarare i nostri diritti" è una distorsione dell'ottica sociale. I nostri diritti non sono i diritti dei cittadini e i diritti dei cittadini non sono i diritti repressivi dello Stato o degli individui che agiscono nello Stato per sancire i propri diritti. Il Presidente Giorgio Napolitano esercita i suoi diritti, ma la sua funzione Istituzionale è quella di essere il garante dei diritti dei cittadini, non il garante delle persone che violano i diritti dei cittadini per riaffermare un proprio diritto a violare le leggi mettendo in atto prevaricazione nei confronti dei cittadini.

Citare Volterre e Rousseau nel contesto in cui lo fa Ferrari significa offendere Voltaire e Rousseau. Infatti, significa approvare il regime esistente ai tempi di Voltaire e Rousseau per poter chiedere le stesse cose di Voltaire e Rousseau. Il regime è cambiato, alcune libertà sono state acquisite se non altro nell'immaginario delle persone e dare solo per possibile ascoltare chi propone di riproporre i comandamenti del dio padrone, è un insulto ad ogni libertà umana.

Un'altra cosa che Ferrari non vuole vedere è che la questione non è portare la lotta al feudalesimo, ma portare la lotta contro ogni forma che tenda a sancire la proprietà dell'uomo sull'uomo. Sia nel feudalesimo che nella società industriale o imperialista. Il feudalesimo è una veicolazione formale della proprietà dell'uomo sull'uomo voluta dal cristianesimo e dalla bibbia degli ebrei, non è la forma della proprietà sull'uomo. Sconfitta una veicolazione di come i cristiani sanciscono la proprietà dell'uomo trasformato in bestiame del proprio gregge, i cristiani provvedono a costruire altre veicolazioni in cui imporre la proprietà sull'uomo. Dai regimi industriali ai regimi fascisti, colonialisti, nazisti o clerico-democraticistici.

In questa distorsione dell'idea costituzionale di Ferrari, rientra anche l'abbattimento degli ordini monastici. Che siano contrari alla legge naturale dell'uomo come attore nella società civile è un dato di fatto, tuttavia si sono fissati nella società e abbatterli significa rafforzare i principi ideologici che vi stanno a fondamento. E' necessario abbattere i principi ideologici con cui il dio padrone pretende la proprietà dell'uomo prima che la fisicità degli uomini che pretendono di legittimare tale proprietà identificando sé stessi con il dio padrone. Di fatto, l'anticlericalismo di Ferrari è stato sconfitto dall'operazione dell'apparizione della madonna nel 1830 e dall'operazione Lourdes che sarà seguita da altre apparizioni, come quella di Fatima nel 1917 contro la rivoluzione sovietica, e ogni volta che la chiesa cattolica dovrà riaffermare il proprio potere coinvolgendo le persone in deliri mistici in qualche parte del mondo apparirà la madonna per catalizzare i deliri mistici. Se non si affronta e si distruggono gli elementi ideologici in cui i deliri mistici si veicolano, abbattere i monasteri o ammazzare i preti perché profittatori immorali, non è solo inutile per l'obbiettivo di liberare la società dal clericalismo, ma ottiene gli effetti contrari riaffermando la validità degli elementi ideologici in cui i disperati veicolano i loro deliri mistici facendo pressione nella società per legittimare i fondamenti mistici dei loro deliri: ricostruendo monasteri o altri preti padroni.

Armare i cittadini, è una cosa intelligente, ma è necessario discutere con quali armi vanno armati i cittadini quando ci riferiamo all'ambito Costituzionale.

Gli USA hanno come riferimento Costituzionale il dio padrone. Per questo armano i loro cittadini di fucili e pistole affinché i loro cittadini si comportino, col resto del mondo, come il dio padrone si comporta con Sodoma e Gomorra. Questo innesta una mentalità sociale per cui gli USA ad ogni problema mondiale rispondono con le armi, i missili e i massacri. Dal momento che in quest'ottica si riempiono di armi e missili hanno la necessità di provocare abitualmente delle situazioni internazionali nelle quali possono impiegare e distruggere parte del loro arsenale: dall'invasione del Viet-Nam alla distruzione dell'Iraq, della Serbia, dell'Afganistan, della Libia, del Nicaragua, di Panama ecc. Gli USA finanziano Osama Bin Laden; gli USA distruggono per arrestare Osama Bin Laden. Gli USA addestrano e usano Noriega; gli USA distruggono Panama per catturare Noriega. Per bombardare la Libia gli USA si inventano le armi chimiche; per distruggere l'Iraq gli USA si inventano le armi di distruzione di massa. E poi il colpo di stato in Cile in quell'11 settembre o nel finanziamento di Israele affinché massacri tutti i Palestinesi. Il concetto di armi da fornire ai cittadini degli USA parte dal presupposto che l'uomo è creato ad immagine e somiglianza di un dio pazzo e cretino che impone la fede mediante il massacro e il genocidio. Poi arriva la Cina che combatte con le armi economiche e finisce per acquistare il debito pubblico USA e tiene gli Stati Uniti per le palle. Contro le armi economiche gli USA non hanno difese e il loro fallimento, qualora la Cina lo volesse, farebbe crollare l'economia mondiale e azzererebbe tutta la ricchezza degli USA.

Quali armi la Costituzione deve fornire ai cittadini?

Non siamo di fronte al nemico che sta tentando di invadere il paese, siamo davanti alla necessità di riaffermare continuamente i principi Costituzionali affinché tali principi rientrino nell'ordinamento naturale e quotidiano dell'attività degli uomini.

Le armi che devono essere date ai cittadini sono la conoscenza giuridica, la conoscenza emotiva, la conoscenza dei loro diritti inviolabili e incontrattabili, la conoscenza di come veicolare tali diritti e di come imporre tali diritti ad individui dello Stato che agiscono contro di loro. Dare ai cittadini armi intese come mezzi con cui ricorrere ad organi superiori e fermare l'attività di terrorismo nei confronti della Costituzione da parte della Polizia di Stato, dei Magistrati, degli amministratori locali o centrali che attraverso la loro posizione istituzionale vogliono assicurarsi ingiusto profitto. Difendersi dalle attività di omissione di doveri Costituzionali dal Presidente della Repubblica fino alle prevaricazioni del vigile urbano che si identifica nel dio padrone che macella gli abitanti a Sodoma e Gomorra. Dare ai cittadini mezzi per difendersi da organizzazioni criminali come l'Ordine dei Giornalisti, l'Ordine degli Avvocati che usano la conoscenza delle leggi per intimidire, ricattare, calunniare i cittadini al fine di assicurarsi un ingiusto profitto inteso come privazione del cittadino dei diritti Costituzionali.

Queste sono le armi che una Costituzione deve garantire ai cittadini. Se uno Stato che deve obbedire ad una Costituzione fornisce ai suoi cittadini fucili e pistole e nello stesso tempo costringe i bambini in ginocchio davanti ad un crocifisso non farà altro che imporre delirio di onnipotenza a quei bambini che, una volta adulti, riterranno che sparare e ammazzare sia un modo naturale con cui risolvere i loro problemi.

Scrive Giuseppe Ferrari:

La guerra della rivoluzione ha il suo programma, che pure riceve dalla dichiarazione dei diritti dell'uomo contro la cristianità. In qual modo hanno si a governare i generali della repubblica ne' paesi conquistati? "Lo scopo della guerra," dice Chambon, "è la distruzione di tutti i privilegi; guerra ai palazzi, pace ai tuguri. Tutto "ciò che è privilegiato, tutto ciò che sente di tirannia, dev'essere trattato da nemico. La Francia si dichiara potere rivoluzionario nei paesi conquistati; quindi la Convenzione decreta: 1° che nei "paesi conquistati le decime, i diritti feudali sono aboliti; 2° la "sovranità del popolo è proclamata con la convocazione delle assemblee primarie, da cui sono esclusi i preti e i nobili; 3° per la prima volta gli agenti del cessato potere rimangono pure esclusi dall'assemblea nazionale e da ogni officio politico; 4° tutte le pubbliche ricchezze sono poste sotto la salvaguardia della repubblica francese; 5° i commissari della repubblica cessano da ogni officio nell'atto stesso in cui il governo è definitivamente costituito." Cosi la Francia, trasfigurata dalla dichiarazione dei diritti dell'uomo, era condannata ad essere la nazione liberatrice. I primi lesi dal nuovo diritto sono il papa in Avignone, l'imperatore nel Belgio; poi il trono e l'altare trovansi minacciati in ogni Stato, poi la lega europea riunisce contro la Francia tutti i principi, tutti i sacerdozi dell'Europa. Da una parte la rivoluzione combatte ogni religione armata; dall'altra distrugge ogni privilegio: che cos'è essa adunque, se non la guerra dell'irreligione e dell'eguaglianza? Lottando per la giustizia presagita da Campanella, essa atterra il pontefice, l'imperatore, Cristo e Cesare, le quattro tirannie che Machiavelli aveva additate all'odio dell'Italia.

Una rivoluzione non ha un suo programma. Sono i cristiani che dicono che chi vuole fare una rivoluzione ha un programma rivoluzionario. Idee demenziali e criminali che hanno insanguinato anche l'Italia per l'attività immorale di individui come Pietro Calogero, Carlo Mastelloni, Caselli, Violante e altri che hanno tentato di trasformare la difesa di cittadini della Costituzione contro il tentativo di colpo di stato, di cui l'attentato a Piazza Fontana e il sequestro Valpreda furono l'inizio, attraverso dei processi farsa, come quello di insurrezione armata contro i poteri dello Stato come se il possesso di 10 o 100 mitra, potesse mettere in pericolo lo Stato con quasi un milione di uomini armati in un "attacco alle Istituzioni democratiche". Furono commessi atti criminali, ma furono commessi in difesa di una Costituzione in pericolo e in obbedienza all'articolo 52 della Costituzione. La Costituzione dice che "La difesa della Patria è un sacro dovere del cittadino" e lo sapeva molto bene chi per difendere i propri interessi di golpista ha posto il segreto di Stato a vicende per le quali non vuole essere accusato. Ma quando nei cittadini c'è la percezione di una Patria in pericolo è loro dovere difenderla mentre, dovere delle Istituzioni è quello di intervenire rimuovendo quanto nei cittadini suscita apprensione. Quando le Istituzioni, per difendere l'attività di strage, girano l'armadio della vergogna con le porte contro il muro fingendo di dimenticarsi dei documenti delle stragi naziste, significa che tali Istituzioni sono oggettivamente complici di tali stragi. Per quelle Istituzioni e per quei politici che hanno taciuto, o tollerato ciò, va applicata la correità e la complicità nelle stragi: per loro, i cittadini, erano esattamente quello che erano gli abitanti di Sodoma e Gomorra per il dio padrone di ebrei e cristiani. Individui da macellare "ogni volta che vorrete".

Claude-Joseph Gauderique Jerome Chambon è un funzionario dello Stato, qualunque sia lo Stato, nato nel 1757 arruolato nell'esercito nel 1793 e congedatosi per la pensione nel 1816 (dopo il Trattato di Vienna nel 1815). Dunque, un militare. Come militare abituato a giustificare la guerra che sta facendo: il nemico ha le armi di distruzione di massa, il nemico talebano mette il velo alle donne, il nemico vietcong vuole fare il comunismo (qualunque sia il significato che avessero in testa), Noriega spaccia droga, ecc. ecc. Pertanto, si rimane sempre perplessi quando un filosofo cita un militare per giustificare una guerra. Fare le guerre per imporre la democrazia è un ossimoro tutto militarista. Come può pensare Ferrari che un militare pensi di distruggere i privilegi? E i suoi? Come può pensare Ferrari che un militare pensi al benessere dei tuguri quando i tuguri sono l'obbiettivo della distruzione delle sue armi?

Dice Chambon citato da Ferrari e attualizzato al giorno d'oggi:

1) Nei paesi conquistati i diritti feudali sono aboliti: non dice con cosa sostituirli... pertanto è solo propaganda senza sostanza sociale (come per il velo alle donne afgane propagandato dagli USA e dall'Italia);

2) La sovranità del popolo è proclamata proclamando libere elezioni. Elezioni di chi ha vissuto in un regime monarchico e assolutista e non ha messo in moto azioni ritenendo tale regime un'oppressione? Vedi Afganistan, Iraq, Egitto, Tunisia, Libia, ecc.

3) Gli agenti del passato potere rimangono esclusi da ogni ufficio. E chi lo ha detto? Gli USA si preoccuparono di non rimuovere i funzionari fascisti in Italia perché funzionali al loro progetto di destabilizzazione in Italia costringendo la nazione dal 1945 al 1990 a vivere in continua tensione da colpi di Stato fascisti in un regime clericale.

4) Tutte le ricchezze sono sottoposte alla salvaguardia della Repubblica; e quando mai? Hai mai provato a mettere sotto controllo il fondo monetario internazionale? O le banche legate al clericalismo vaticano?

5) I funzionari cessano ogni servizio quando il governo è costituito: quando mai si destituiscono dei funzionari alla costituzione di un governo? Semmai sono i funzionari che si trasformano in governo.

Quando in uno Stato, un paese, i cittadini si fanno dettare le motivazioni da Istituzioni, come quelle militari, di polizia, giudiziarie, per dirigere le decisioni dello Stato, significa che i loro diritti sono compromessi e Giuseppe Ferrari nell'accogliere le motivazioni enunciate da Chambon non ha fatto altro che precedere le motivazioni per le quali l'esercito USA e molti eserciti europei stanno macellando altri cittadini in giro per il mondo.

Non è un caso che Chambon sia un funzionario militare sopravvissuto ad ogni cambio di regime. Dalla monarchia francese, sotto la quale ha iniziato la carriera, è passato attraverso la rivoluzione francese, il periodo bonapartista, il ritorno dei 100 giorni e la caduta definitiva di Napoleone.

Quando i funzionari dello Stato attentano ai principi Costituzionali non ottemperando ai loro doveri, loro possono sopravvivere ma i cittadini vivono in grave sofferenza. Una sofferenza che diventa acuta quanto più sono consapevoli delle loro prerogative come cittadini e la violazione sistematica di tali prerogative da parte di funzionari dello Stato. Come avvenne per la strage di Piazza Fontana e il sequestro seguito dalla morte di Pinelli.

Quando al primo processo quelli delle Brigate Rosse chiesero di difendersi usando i documenti che erano stati sequestrati loro durante le perquisizioni per dimostrare che la loro reazione era in risposta ad un tentativo di un colpo di Stato contro la Repubblica, i magistrati, probabilmente coinvolti o contigui all'attività di colpo di Stato o quanto meno irretiti da coloro (servizi segreti e altri) che quel tentativo di colpo di Stato contro la Costituzione volevano tenere segreto, impedirono loro la difesa e alle proteste li fecero massacrare di botte. Quelli delle Brigate Rosse decisero di chiudersi nel silenzio avendo di fronte non magistrati terzi, ma soggetti attivi che disarticolavano la Costituzione e la società civile. Se fallì il tentativo di distruggere la Costituzione mediante la grecizzazione (colonnelli greci e cileni) dell'Italia, si aprì la strada alla disarticolazione della Costituzione messa in atto dalla P2 nonostante l'opposizione messa in atto da Tina Anselmi (vedi la compressione incostituzionale, come violazione dell'art. 1 della Costituzione, delle norme a tutela del lavoro fra il 1990 e il 2013 che portano verso forme di schiavitù del lavoro). Così la Costituzione della Repubblica Italiana da una Costituzione è diventata, mediante l'interpretazione soggettiva delle norme, una specie di pseudo-costituzione che non guida le azioni degli individui, ma che viene interpretata a seconda degli interessi degli individui.

http://www.stregoneriapagana.it/romagnosi_giandomenico_pseudo_costituzioni.html

Un po' come il Presidente Giorgio Napolitano che, fingendo di ignorare il principio di uguaglianza imposto dalla Costituzione, firma e certifica il "Lodo Alfano" sottraendo un individuo all'uguaglianza davanti alla legge (e anche sé stesso) nel tentativo di iniziare l'Italia alla monarchia. Solo la Corte Costituzionale per ora ha fermato questo tentativo.

Sbaglia Giuseppe Ferrari. La Francia non era obbligata a portare la democrazia nel mondo esattamente come gli USA non sono tenuti a portare la sottomissione al dio padrone, che loro chiamano democrazia, con i missili e le bombe nel mondo.

Le pistole, i fucili e le mitragliatrici in mano ad un popolo disperato non atterrano il papa cattolico, l'imperatore, cristo o "Cesare". Preservano i privilegi dell'imperatore per un altro che rappresenta gli interessi che rappresentava l'imperatore abbattuto. Non atterrano un papa cattolico in quanto non hanno modificato i principi emotivi con cui le masse cattoliche veicolano le emozioni nel mondo né hanno messo in discussione la questione dell'infanzia di cui il papa cattolico si serve come un'arma di distruzione sociale. Non atterrano il cristo perché non hanno dimostrato come il cristo sia il male assoluto le cui idee aggrediscono e distruggono il divenire dell'uomo. I fucili e i mitra possono uccidere "Cesare", ma non possono uccidere gli interessi delle lobbies mafiose che usano "Cesare" per i loro interessi... altri "Cesare" sono pronti.

Pensare alla Costituzione significa pensare ad una modificazione continua del presente. Tale modificazione viene pensata e messa in atto per chi vuole trasformare i cittadini in sudditi con l'appoggio delle persone disperate e bisognose di sostentamento nella società. I diritti vengono contratti e negati attraverso la propaganda di "stato di necessità" esattamente come alla caduta di Napoleone l'assolutismo Monarchico riprese il controllo delle società trasformando i cittadini in sudditi fino alle reazioni violente del 1848 e quelle politiche che seguirono.

E' necessario che i cittadini sappiano che una Costituzione si può modificare per favorire gli interessi dell'intera società e non quelli di uomini padroni di uomini.

Un esempio senza pretese:

http://www.stregoneriapagana.it/costituzione_italiana_futura.html

E' responsabilità anche di Giuseppe Ferrari se in Italia sono scoppiate molte rivolte di disperati che pensavano di cambiare il loro mondo a colpi di fucile e, invece, hanno distrutto le forze migliori e maggiormente appassionate della loro società.

Una Costituzione è importante solo se i cittadini sanno salvaguardarne i principi nella loro quotidianità.

NOTA: Le citazioni di Giuseppe Ferrari sono tratte da Filosofia della Rivoluzione (1851) Marzorati Editore Milano 1970 da pag. 437 a pag. 440

 

Teoria della Filosofia Aperta - Volume due

 

vai indice del sito

Quando un percorso sociale fallisce o esaurisce la sua spinta propulsiva, è bene tornare alle origini. Là dove il pensiero sociale è iniziato, analizzare le incongruenze del passato alla luce dell'esperienza e abbattere i piedistalli che furono posti a fondamento del percorso sociale esaurito.

Vai all'indice della Filosofia Aperta

Marghera, 15 settembre 2013

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.