Hamilton, Sir William (1788 - 1856)

Hamilton e la scuola scozzese

Riflessioni sulle idee di Hamilton.

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185778 per chi vuole ordinare il libro

Indice Teoria della Filosofia Aperta

La filosofia della Religione Pagana.

Scrive il Bignami di filosofia (ed.1984):

1) Ogni fenomeno può essere immaginato solo in connessione con altri fenomeni, dai quali è condizionato o limitato. "Pensare è condizionare", perciò ogni conoscenza è relativa (principio del condizionato).

2) D'altro canto lo spirito umano possiede una percezione immediata degli oggetti esterni.

3) Proprio per la relatività della conoscenza, l'assoluto è inconcepibile. Ciò non vuol dire che esso non possa esistere: "l'infinito posto al di là del pensiero, e, può essere un oggetto di fede, ma non di conoscenza".

Non è lo "spirito umano" ad avere una percezione immediata degli oggetti esterni, ma il corpo umano. Il corpo umano, nel suo abitare il mondo, appartiene ad un mondo che conosce, anche se non viene pensato dal soggetto che tale mondo abita.

Esistere è condizionare l'esistente mediante le necessità della propria esistenza. Il soggetto si muove nel mondo che è "altro da sé", pur essendo essenziale per sé. Il soggetto non è estraneo al mondo, che abita mediante il corpo, ma dal mondo viene condizionato e condiziona i processi adattativi del mondo mediante le sue necessità d'esistenza.

Nel mio agire nel mondo, io non penso all'azione. Io agisco per necessità e il mio pensiero si adatta all'azione spiegandola in una costruzione razionale che può essere comunicata. L'azione che mettono in atto è fenomeno che perturba la percezione e stimola i processi di adattamento di coloro in cui il fenomeno interviene. I processi di adattamento e risposta non sono "pensati", ma attuati e il pensiero interviene dopo che i processi adattativi sono stati messi in atto.

Hamilton è prigioniero del verbo, del logos, con cui il dio padrone cristiano ha creato il mondo e non è in grado di uscire dall'attività creatrice dell'azione ad opera del pensiero-logos. In questa condizione contribuirà a sviluppare alcuni elementi di logica.

La scuola scozzese, di cui Hamilton è considerato un esponente, considerava la conoscenza come un carattere oggettivo e non frutto della trasformazione soggettiva e considerava il "senso comune" elemento oggettivo della conoscenza. Per la scuola scozzese la percezione non è fonte di conoscenza e di elaborazione di idee, ma è in rapporto diretto con gli oggetti che sono la causa della percezione. Ogni idea comune ha per fonte un oggetto proprio della realtà.

Partendo da questo, la scuola scozzese difendeva le idee tradizionali religiose in quanto, il fatto stesso di esistere, erano necessariamente il prodotto di un oggetto proprio della realtà. In sostanza l'immaginato dimostrava la realtà immaginata perché, altrimenti, non poteva esistere di poterla immaginare.

Praticamente, il condizionamento educazionale subito dall'individuo non condizionava la percezione dell'individuo immaginando la realtà in cui viveva fantasticando su di essa, ma la realtà immaginata era reale in quanto tale realtà era pensata diventando credenza comune e tradizione religiosa.

Hamilton tentò di introdurre una serie di variabili in questo modo di pensare il mondo e la realtà. In particolare, prendendo dalla filosofia kantiana affermò che soggetto ed oggetto, in una relazione, non sono conoscibili in sé, ma solo attraverso i fenomeni con cui modificano i sensi. L'altro, secondo Hamilton, è conosciuto soltanto dalle sue azioni, dai fenomeni che il suo agire produce e dalla modificazione dei miei sensi con cui definisco la percezione.

Questo vale per tutto ciò che noi incontriamo. Una parte del mondo la percepiamo mediante i fenomeni, ma, anziché fermarci al fenomeno percepito e definire il percepito in sé, rivestiamo il percepito mediante l'immaginazione, l'esperienza o l'immaginazione desiderante. Una condizione che porta Hamilton a dividere i fenomeni mentali in tre classi: di conoscenza, di sentimento e di desiderio.

Per questo motivo, un conto è il fenomeno (in particolare il fenomeno sociale o religioso), e un altro conto è l'elaborazione soggettiva del fenomeno che facciamo usando la conoscenza, oppure, usando il sentimento o il desiderio. Sul fenomeno percepito proiettiamo un'interpretazione soggettiva del fenomeno che spesso ci inganna rispetto alla reale natura del fenomeno.

E'quello che avviene per Hamilton in campo religioso. Come Kant afferma che l'assoluto, il dio padrone dei cristiani, è inconcepibile. Nel suo saggio sulla filosofia dell'incondizionato, nel 1829, sostenne che il dio padrone, del quale, secondo lui, la mente umana non può negare la realtà oggettiva, non è oggetto di conoscenza e non è pensabile. L'assoluto, il dio padrone, si rivela all'uomo solo nella fede: nella patologia psichiatrica. Per questo motivo sostenne che la fede, la patologia psichiatrica di dipendenza dall'immaginazione dell'assurdo, è superiore alla ragione.

Hamilton, di professione avvocato, contribuisce allo sviluppo della logica introducendo la necessità di definire quantitativamente le affermazioni inerenti al predicato. Si tratta di quantificare il valore dell'aggettivo con cui viene definito il soggetto a cui è rivolto il discorso. In "soldoni", non posso dire di una persona "è un criminale", ma devo quantificare il suo crimine e tanto più lo preciso tanto più la definizione del soggetto di cui parlo è precisa.

Le tesi di Hamilton, portate negli USA, contribuirono alla nascita del pragmatismo per opera di Peirce.

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Quando un percorso sociale fallisce o esaurisce la sua spinta propulsiva, è bene tornare alle origini. Là dove il pensiero sociale è iniziato, analizzare le incongruenze del passato alla luce dell'esperienza e abbattere i piedistalli che furono posti a fondamento del percorso sociale esaurito.

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Marghera, 20 dicembre 2012

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.