Dal terrore di Gesù all'amicizia di Harry Potter

Quattordicesimo commento ai principi dell'Enciclica Lumen Fidei

Joseph Ratzinger (Benedetto XVI) (1927 - -)

Mario Bergoglio (Francesco) (1936 - -)

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185815

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Enciclica Lumen Fidei quattordicesima parte

Dal terrore di Gesù all'amicizia di Harry Potter

Nella Lumen Fidei una delle operazioni di devastazione dottrinale-teologica è il tentativo di Ratzinger e di Bergoglio di far passare la relazione schiavo-padrone dei vangeli, imposta da Gesù ai suoi servi, come una relazione di amicizia.

Né Ratzinger né Bergoglio intendono essere amici dei loro schiavi, ma vogliono che i loro schiavi accettino la loro condizione di schiavitù pensando che, invece, sia una condizione di amicizia: il miliardario, il padrone del mondo, che attraverso le pacche di benevolenza sulle spalle dei suoi schiavi si assicura la loro fedeltà.

“Se farete quello che vi dico – dice Gesù ai suoi schiavi – non vi chiamerò più schiavi, ma amici!”.

C'è sempre stato il tentativo, da parte della chiesa cattolica, di spacciare il padrone violento Gesù come l'amico dei bambini sottoposti a violenza da parte dei preti cattolici. I preti, che secondo la chiesa cattolica sono "Gesù in terra", fanno violenza ai bambini (qualche volta anche fisica) per costringere i bambini a confidare nell'intervento salvifico di Gesù.

Fin dal suo insediamento Ratzinger ha messo in atto questa eresia teologica, per mascherare l’ideologia schiavista propria dell’ideologia cristiana, con una parvenza di democrazia in cui un padrone “buono” si compiace della sottomissione dei suoi schiavi e li gratifica chiamandoli amici (ma non modificando la loro condizione giuridica di “SUOI schiavi”).

Da dove Ratzinger e Bergoglio hanno preso la descrizione comportamentale con cui giustificare la nuova strategia teologica?

Ma è semplice: da uno dei romanzi più in voga degli ultimi anni “Harry Potter e i doni della morte”.

Come lo spaccio del Gesù padrone è stato veicolato attraverso l’immagine del Che Guevara in un’operazione di propaganda sociale che non ha mai chiarito se il successo dell’immagine del Che fosse dovuta alla somiglianza col cristo dei cristiani o se il cristo dei cristiani, finalmente, dopo la morte di Guevara, ha avuto un esempio concreto di “sacrificio” a cui riferire il senso della morte di Gesù nei vangeli; così i “Doni della morte” di Rowling diventa, nelle mani di Ratzinger e di Bergoglio, la rivelazione del meccanismo di relazione per cui Gesù muore e resuscita.

Come Dante, prendendo a modello uno dei vangeli apocrifi di Paolo, spiega ai teologi cristiani come devono spacciare il modello del loro inferno, così la Rowling spiega ai teologi cattolici come devono spiegare la morte e la resurrezione del loro padrone Gesù.

Scrive Rowling in Harry Potter e i doni della morte:

“Il tradimento di Silente era quasi nulla. Era ovvio che esisteva un piano più grande; Harry era stato troppo stupido per non vederlo, ormai lo capiva. Non aveva mai messo in dubbio l’idea che Silente lo volesse vivo. Ora sapeva che la durata della sua vita era sempre stata determinata da quanto tempo sarebbe servito per eliminare tutti gli Horcrux. Silente aveva passato a lui il compito di distruggerli e lui, obbediente, aveva tagliato uno dopo l’altro i legami che univano non solo Voldemort, ma se stesso, alla vita! Che finezza, che eleganza, non sprecare altre vite, ma affidare il pericoloso compito al ragazzo che era già destinato al macello, la cui morte non sarebbe stata una calamità, ma un altro colpo sferrato a Voldemort. E Silente sapeva che Harry non si sarebbe sottratto, che avrebbe continuato siano alla fine, anche se era la sua fine, perché si era preso il disturbo di imparare a conoscerlo. Silente sapeva, come Voldemort, che Harry non avrebbe permesso a nessun altro di morire per lui, una volta che avesse scoperto che era in suo potere impedirlo.”

Tratto da: Harry Potter e i doni della morte di J. K. Rowling Adriano Salani editore 2008

Effettivamente Herry Potter accetta di sacrificare la propria vita per i suoi amici, ma Gesù non muore per i suoi amici, muore per la gloria del padrone suo padre e solo perché, così facendo, secondo i vangeli, diventa il padrone degli uomini. Gesù muore per il suo delirio di onnipotenza al quale vuole sottomettere gli uomini. Davanti ai giudici Gesù non dice: “Mi sacrifico per i miei amici”, ma bestemmia contro i magistrati affermando:

“Di nuovo il principe dei sacerdoti lo interrogava e gli dice: “Tu sei il cristo, il figlio del benedetto?” Gesù rispose: “Io lo sono, e vedrete il figlio dell’uomo sedersi alla destra della potenza e venire con le nubi dal cielo”.” Marco 14, 61-62 (anche in Matteo 26, 63-64)

Affermano Ratzinger e Bergoglio nella Lumen Fidei:

16. La prova massima dell’affidabilità dell’amore di Cristo si trova nella sua morte per l’uomo. Se dare la vita per gli amici è la massima prova di amore (cfr Gv 15,13), Gesù ha offerto la sua per tutti, anche per coloro che erano nemici, per trasformare il cuore.

Dioniso trasforma l’acqua in vino per dissetare i suoi nemici (vedi Nonno di Panopoli Le Dionisiache). Trasforma l’acqua in vino senza trarne un beneficio, anzi, rafforzando i suoi nemici e senza avere come fine quello di impedire loro di combatterlo. Gesù, come dice Ratzinger e Bergoglio, accumula carboni ardenti sui suoi nemici per poterli bruciare vivi (vedi Paolo di Tarso e Proverbi).

Lo scopo di Gesù non è l’amicizia, ma squallidi trucchi per impedire alle persone di uscire, o di sottrarsi, alla schiavitù che lui impone. Di chi può essere amico colui che dichiara:

“Ogni cosa è stata data a me dal padre mio e nessuno conosce il figlio, se non il padre; né alcuno conosce il padre se non il figlio e colui al quale il figlio vorrà rivelarlo”

Matteo 11, 27

Il possesso delle cose e di ogni cosa, caratterizza le pretese di onnipotenza di Gesù e spaccia questa onnipotenza in cambio di sottomissione. Come può un individuo di questo genere essere “amico” di qualcuno quando l’amicizia presuppone uguaglianza fra gli amici e reciproci interessi? Chi può essere uguale a Gesù dal momento che egli ritiene di essere il figlio del dio padrone e padrone lui stesso?

Solo in Harry Potter si trova la conferma dell’affidabilità di Harry Potter e della sua missione contro Voldemort al momento in cui Harry Potter viene ucciso per mano di Voldemort. Potter è convinto di doversi sacrificare per i suoi amici e lo fa pur affrontando un risultato molto diverso nel disegno di Silente.

Gesù non muore per l’uomo, ma per il suo delirio di onnipotenza. Potter muore per i suoi amici esattamente come Pietro Micca muore per la propria società.

Gesù, e noi possiamo solo riferirci alla letteratura dei vangeli, muore per rivendicare il proprio diritto ad essere il padrone degli uomini. Gesù è un malvagio e un codardo, ma Ratzinger e Bergoglio vogliono spacciare il significato delle azioni di Gesù con lo stesso significato morale che hanno le azioni di Harry Potter.

Lo sfruttamento da parte delle gerarchie cattoliche dei motivi letterari per riaffermare il loro diritto al dominio sull’uomo, è una vecchia tradizione che inizia fin da quando la chiesa cattolica impediva alle persone di analizzare bibbia e vangeli per impedire che le persone si identificassero nei macellati del diluvio universale, nei macellati di Sodoma e Gomorra, nei macellati da Gesù che è venuto a portare la spada e a organizzare il genocidio delle persone oltre che a violentare i bambini per imporre la fede cristiana.

Affermano Ratzinger e Bergoglio nella Lumen Fidei:

Ecco perché gli evangelisti hanno situato nell’ora della Croce il momento culminante dello sguardo di fede, perché in quell’ora risplende l’altezza e l’ampiezza dell’amore divino. San Giovanni collocherà qui la sua testimonianza solenne quando, insieme alla Madre di Gesù, contemplò Colui che hanno trafitto (cfr Gv 19,37): « Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate » (Gv 19,35).

Il momento della crocifissione è il momento in cui gli evangelisti manifestano il massimo disprezzo nei confronti delle persone. Proprio da quel momento nascerà un genocidio degli ebrei continuato 2000 anni e il genocidio di tutti coloro il cui “ginocchio non si pieghi al padrone Gesù”. In quella rappresentazione gli evangelisti manifestano il massimo disprezzo per l’uomo. Gli evangelisti criminalizzano l’uomo per costringerlo in un insieme di sensi di colpa che imporranno con la violenza ai bambini costringendoli a diventare adulti incompleti, dubbiosi e bisognosi. Giovanni mentiva come mentiva Quadrato che scriveva lettere all’imperatore Adriano sostenendo che individui resuscitati da Gesù vivevano ancora alla sua epoca a Gerusalemme.

Ratzinger e Bergoglio mentono sapendo di mentire. Stuprano la citazione di Giovanni 19, 37 per adattarla ai loro desideri squallidi, perversi e sovversivi.

La citazione di Giovanni dice:

“E ancora un’altra scrittura dice: “Guarderanno a colui che hanno trafitto”.”

Giovanni 19, 37

Giovanni, in sostanza, cita una presunta “profezia” che Ratzinger e Bergoglio, nella loro violenza e nella loro perfidia, trasformano in testimonianza diretta. Già il vangelo di Giovanni è inattendibile, come del resto gli altri, in quanto fonte di testimonianza sulla realtà storica, specialmente per il fatto che il criminale Gesù non è mai esistito (è come dire che esiste il dio padrone che quel Gesù afferma essere suo padre), ma Ratzinger e Bergoglio dimostrano la loro doppiezza e la loro perfidia storpiando anche le citazioni dei loro stessi testi sacri. Pratica vile e violenta che abbiamo già visto fare a Ratzinger nella stesura dell’Enciclica Spe Salvi.

La seconda citazione di Giovanni fatta da Ratzinger e Bergoglio dice:

“Quando però furono da Gesù, vedendolo già morto, non gli spezzarono le gambe, ma un soldato con la lancia gli squarciò il costato e subito uscì sangue ed acqua. Chi ha visto l’ha testimoniato, e la sua testimonianza è vera ed egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate (diventate schiavi di questa creduloneria).”

Giovanni 19, 33-35

L’uso di questa citazione, estratta dal contesto del vangelo, serve a riprendere e giustificare il modello della situazione ripresa da Harry Potter e i doni della morte che Ratzinger e Bergoglio usano per sovrapporla allo squallore della situazione della morte di Gesù:

“Tu” fece Voldemort e si udirono un’esplosione e un piccolo strillo di dolore. “Controlla. Dimmi se è morto”. Harry non sapeva a chi si era rivolto. Non poteva far altro che restare lì disteso, col cuore che martellava, traditore, e aspettare di essere esaminato, ma nello stesso tempo capiva, per quanto gli fosse di magra consolazione, che Voldemort non si azzardava ad avvicinarsi, sospettando che non tutto fosse secondo i piani… Mani più delicate di quanto si aspettasse gli toccarono la faccia, gli aprirono una palpebra, s’insinuarono sotto la camicia fino al petto, a sentirgli il cuore. Udì il respiro affannoso della donna, i suoi lunghi capelli gli solleticarono il viso. Sapeva che aveva sentito il battito regolare della vita contro le sue costole. “Draco è vivo? E’ nel castello?” Il sussurro era appena percettibile; le labbra di lei erano ad un centimetro dal suo orecchio, il capo abbassato così che i lunghi capelli nascondevano il volto di Harry ai presenti. “Si” bisbigliò lui in risposta. Sentì la mano di lei contrarsi sul suo petto e le unghie conficcarsi nella pelle. Poi la mano fu ritratta. Narcissa Malfoy si rimise a sedere. “E’ morto!” annunciò. E adesso urlarono trionfanti, e pestarono i piedi, e attraverso le palpebre Harry vide volare schizzi di luce rossa e d’argento per celebrare l’evento. Continuò a fingersi morto e capì. Narcissa sapeva che il solo modo per entrare a Hogwarts e trovare suo figlio era insieme all’esercito vittorioso. Non le importava più che Voldemort trionfasse.”

Tratto da: Harry Potter e i doni della morte di J. K. Rowling Adriano Salani editore 2008

La situazione che Ratzinger e Bergoglio vogliono attestare è esattamente la stessa. Usano il meccanismo di Harry Potter per coprire una lacuna dei vangeli. Introducendo questo schema letterario (come con quello relativo al sacrificio per l’amico) Ratzinger e Bergoglio vorrebbero dare nuovo smalto all’asfittica e ingloriosa morte del loro padrone Gesù.

Ratzinger e Bergoglio si guardano bene dal citare Harry Potter. E poi, quale teologo o quale filosofo potrebbe scoprire che hanno preso i meccanismi letterari da un libro di un mago popolare?

Pensavano di non essere scoperti!

Dirottare l’attenzione su uno scrittore russo, non cambia la situazione. Anche con Dostoevskij siamo nel campo del fantasy o della finzione letteraria con cui si alimenta l’immaginazione del lettore per suscitare emozioni. Il principe che delira, educato a delirare dall’educazione cristiana, osserva una rappresentazione atroce che non ha riferimenti nei vangeli (ben più violente saranno le torture che gli adoratori di Gesù infliggeranno a chi non piega il ginocchio davanti al loro padrone) come non ha riferimento la violenza cruda rappresentata nel film fantasy Passion di Mel Gibson.

Affermano Ratzinger e Bergoglio nella Lumen Fidei:

F. M. Dostoevskij, nella sua opera L’Idiota, fa dire al protagonista, il principe Myskin, alla vista del dipinto di Cristo morto nel sepolcro, opera di Hans Holbein il Giovane: « Quel quadro potrebbe anche far perdere la fede a qualcuno ».[14] Il dipinto rappresenta infatti, in modo molto crudo, gli effetti distruttivi della morte sul corpo di Cristo. E tuttavia, è proprio nella contemplazione della morte di Gesù che la fede si rafforza e riceve una luce sfolgorante, quando essa si rivela come fede nel suo amore incrollabile per noi, che è capace di entrare nella morte per salvarci.

Con le teatrate, con il coinvolgimento dell’infanzia e la violenza messa in atto da Ratzinger e Bergoglio, la fede dei bambini indifesi costretti a piangere per un criminale arrestato mentre fa violenza ad un bambino nudo (non si capirebbe perché, altrimenti, mettere il bambino nudo nel vangelo di Marco al momento dell’arresto) Ratzinger e Bergoglio alimentano la fede nel padrone. Quando gli americani videro tornare le bare dei soldati USA dal Viet-Nam chiesero di mettere fine alla guerra; Bush, durante il massacro iracheno proibì ai media di riprendere le bare che tornavano da quel fronte.

Con quanta miseria morale Ratzinger e Bergoglio propagandano la loro fede. Venivano tenuti nascosti gli stermini nei campi nazisti e venivano tenuti nascosti i prigionieri torturati e buttati dagli aerei dagli amici di Bergoglio.

Ratzinger e Bergoglio tengono nascosta la morte di centinaia di milioni di uomini macellati e torturati da quel Gesù che ordina di scannare chi non si mette in ginocchio davanti a lui.

Affermano Ratzinger e Bergoglio nella Lumen Fidei:

In questo amore, che non si è sottratto alla morte per manifestare quanto mi ama, è possibile credere; la sua totalità vince ogni sospetto e ci permette di affidarci pienamente a Cristo.

Il delirio di Gesù è tutto. Pazzia, delirio, farneticazione, odio per la società, disprezzo per le persone. Nella sua azione non esiste un frammento di partecipazione agli uomini e alla società in cui viveva.

Gesù viene messo a morte per delitto e quando viene interrogato dispiega tutto il suo odio per gli uomini e per la società che non ha voluto mettersi in ginocchio davanti a lui come padrone in quanto figlio del dio padrone:

“Di nuovo il principe dei sacerdoti lo interrogava e gli dice: “Tu sei il cristo, il figlio del benedetto?” Gesù rispose: “Io lo sono, e vedrete il figlio dell’uomo sedersi alla destra della potenza e venire con le nubi dal cielo”.”

Marco 14, 61-62 (anche in Matteo 26, 63-64)

Esaltazione delirante!

E’ indubbio che ogni imputato vorrebbe rivolgersi in questo modo ai suoi magistrati. Tanto più se sente il processo come una violenza o un’ingiustizia. Una società non può tollerare il disprezzo aprioristico del magistrato. Può tollerare la critica e la condanna del magistrato che ha agito contro il codice penale o il codice di procedura penale. Può tollerare la critica ai magistrati che venendo meno ai loro doveri civili non hanno sollecitato un’approfondita conoscenza delle leggi e delle norme da parte dei cittadini, ma l’insulto del magistrato attraverso il delirio di onnipotenza per sottrarsi al giudizio è inaccettabile, esecrabile e condannabile senza appello.

In questa esaltazione delirante solo Ratzinger e Bergoglio, nel loro delirio di essere i padroni del mondo trovano, nell’identificazione con il Gesù che delira, un’unità di intenti che chiamano: amore…

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un testo di filosofia cattolica contemporanea

Marghera, 10 agosto 2013

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell’Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.