David Ricardo (1772 - 1823)

Le teorie economiche di Ricardo e la funzione del sistema bancario

Riflessioni sulle idee di Ricardo.

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185778 per chi vuole ordinare il libro

Indice Teoria della Filosofia Aperta

La filosofia della Religione Pagana.

Scrive il Bignami di filosofia (ed.1984):

1) Il valore dei prodotti dipende normalmente "dalla quantità di valore necessario per ottenerli" (equazione valore-lavoro): perciò il profitto è determinato o dal mancato pagamento di tutto il lavoro o dalla vendita ad un prezzo superiore (in caso di scarsità del prodotto rispetto alla sua richiesta, dovuta all'utilità, anche tale scarsità contribuisce a creare il valore di scambio; equazione valore-utilità);

Le teorie di Ricardo appartengono all'ambito del positivismo. Quell'idea secondo cui gli oggetti razionali determinano la realtà e la realtà è il prodotto delle relazioni di oggetti razionali fisicamente misurabili.

Ricardo, cristiano-ebreo e banchiere, va alla ricerca delle leggi razionali con cui definire le relazioni economiche. Secondo Ricardo, prima di lui Adam Smith, queste leggi, sono misurabili ed oggettive. E' importante partire da questo punto perché, se nel 1700 il nobile guardava il mondo e ringraziava il dio padrone per averlo reso ricco e degno di ricchezze e potere, la borghesia industriale è alla ricerca di ragioni "oggettive" per le quali lei è ricca e ha il potere. Non cerca le spiegazioni nella volontà del dio padrone, ma cerca le spiegazioni nei meccanismi razionali e scientifici del proprio successo e del proprio potere.

Qual è il valore delle merci prodotte?

Mentre Adam Smith afferma che il grano ha sempre lo stesso valore in quanto diventa sempre cibo attraverso cui sfamare gli uomini, Ricardo afferma che il valore del grano è determinato dalla quantità di lavoro necessario per produrlo calcolata sul terreno meno favorevole per la sua produzione.

Mentre in Adam Smith il valore del prodotto è una costante data dall'uso del prodotto, in Ricardo l'uso del prodotto non determina il valore del prodotto in sé (semmai il guadagno del proprietario), ma il valore del prodotto è determinato dal lavoro necessario per la sua produzione.

Tutte le soluzioni economiche nella formazione della ricchezza del banchiere Ricardo consistono nel costruire la miseria nella società al fine di assicurarsi i profitti: o non pagare i produttori o creare scarsità di prodotti al fine di aumentarne il valore. E' sufficiente nascondere il valore oggettivo della merce dato dal valore del lavoro, diretto ed indiretto, per produrla per assicurare i guadagni anche costringendo i consumatori a chiedere un prodotto inadeguato ai propri reali bisogni.

La teoria economica di Ricardo è una teoria asociale e una vera e propria strategia di guerra finalizzata sia al profitto che al controllo economico della società. In sostanza, Ricardo scende in guerra contro la società. Per farlo, sul modello degli stati sociali francesi, divide la società in classi. In questa divisione i produttori, intesi come i salariati che producono merci, diventano il "nemico" che va costretto a vivere nell'angoscia e nell'incertezza e i consumatori viene imposta l'angoscia e la paura di non poter accedere ai prodotti di cui necessitano.

Per Ricardo la quantità di lavoro determina il valore del prodotto, ma l'aumento o la diminuzione dei salari non determina una variazione del valore del prodotto. Pertanto, scopo del capitalista è quello di ridurre i salari al fine di incamerare un maggior guadagno dato dalla minor parte di valore del prodotto distribuito ai salariati.

Ne seguirà, nel tempo, la costruzione di prodotti finanziari il cui valore, in termini di lavoro, è zero e sui quali verrà investita la ricchezza prodotta dal lavoro effettivo... in sostanza, nelle strategie economiche di Ricardo ci sono gli elementi che, applicati dai banchieri USA e Inglesi porteranno alla crisi economica che, iniziata nel 2008 vede, ancor oggi alle soglie del 2013 il saccheggio delle condizioni di vita in tutti i paesi occidentali.

Scrive il Bignami di filosofia (ed.1984):

2) Il conflitto fra il profitto capitalistico e il salario è inevitabile, perché stanno tra loro in proporzione inversa. Il salario tende ad abbassarsi ai limiti di sopravvivenza del lavoratore e della sua famiglia (salario naturale), con relativo aumento dei profitti capitalistici. Tuttavia i salari devono essere lasciati alla libera concorrenza del mercato senza intervento dello stato;

Tutta la visione di Saint Simon della collaborazione fra produttori, salariati e capitalisti, viene vista da Ricardo come antagonista al profitto delle banche che si apprestano a prendere il controllo dei produttori e dei capitalisti in particolare. A Ricardo interessa il conflitto. Il conflitto permette al detentore dei mezzi di produzione di impedire al salariato di uscire dalla dipendenza assoluta dalla sua condizione di salariato. Deve dipendere, angosciato, dal detentore dei mezzi di produzione.

Saint Simon coniò il termine "proletario", derivandolo da condizioni giuridiche di Roma Antica che designavano coloro che, non avendo ricchezza, potevano concorrere alla società solo con la prole. Saint Simon volle il termine "proletario" in sostituzione del termine "popolo" e del termine "plebe" che suonavano dispregiativi rispetto all'oggetto indicato, e in contrapposizione al termine "cittadino" della Rivoluzione Francese, che non distingueva al suo interno le classi di potere e di controllo sociale. Questa scelta di Saint Simon finì per assumere, in Ricardo, la stessa connotazione di "bestiame umano" propria dell'ideologia religiosa dell'ebraismo e del cristianesimo. Il proletario, nella visione economica di Ricardo, è colui la cui unica ricchezza sono i figli. I figli, ridotti a bestiame posseduti dal padre padrone ad immagine del dio padrone cristiano, vengono depersonalizzati in quanto oggetti posseduti e privati di ogni diritto in modo che siano pronti per diventare, a loro volta, individui angosciati dipendenti da chi controlla i mezzi di produzione e di distribuzione della ricchezza.

Sarà Marx a definire in maniera diversa il termine "proletario" in un'ottica di liberazione dell'uomo dalla sottomissione, dall'angoscia e dall'impotenza sociale.

In quest'ottica di conflitto, dopo varie vicende storiche in cui i protagonisti tentano di sopraffarsi a vicenda, si crea una nuova alleanza fra coloro che controllano i mezzi di produzione, capitalisti e banchieri, e le organizzazioni cristiane che, all'interno del progetto militare, addomesticano il bestiame umano al fine di consentire ai detentori di mezzi di produzione, capitalisti e banchieri, di accumulare profitti.

La variabile è lo Stato.

Nell'attività per creare la miseria umana, Ricardo dice allo Stato: "Stanne fuori". La costruzione della miseria umana deve essere lasciata al "libero mercato". E qui interviene il concetto di libertà del mercato di Ricardo che non è altro che la riproposizione del concetto di libertà del dio padrone dei cristiani che, per loro, deve essere lasciato libero di fare quello che vuole anche se vuole macellare l'umanità col diluvio universale.

L'alleanza clero-possessori mezzi di produzione per il controllo della società si trasforma in alleanza politica di controllo dello Stato che agirà in funzione del clero cristiano e dei possessori dei mezzi di produzione. I possessori dei mezzi di produzione spingeranno per le guerre coloniali, al fine di favorire lo sviluppo della loro ricchezza. Il clero spingerà per le guerre coloniali per disporre di un esercito da affiancare ai propri missionari. Medesimi fini, medesimi mezzi, giustificazioni propagandistiche diverse.

Banchieri e clero sono i proprietari di terre e di finanze, l'agricoltore, l'industriale e i salariati sono il terzo attore. Questo è lo schema di guerra costruito da David Ricardo: a pag. 537 di Principi di Economia Politica e dell'Imposta editore Mondadori 2009:

Tra le cause dell'aumento della rendita, Malthus nomina "un aumento della popolazione tale da abbassare i salari del lavoro". Ma se, quando i salari diminuiscono, aumentano i profitti del capitale e salari e profitti insieme hanno sempre lo stesso valore, nessuna diminuzione dei salari può far aumentare la rendita, perché non farà diminuire la porzione, né il valore della porzione, di prodotto che verrà destinata all'agricoltore e al lavoratore insieme; e quindi al proprietario non rimarrà né una porzione maggiore né una di maggior valore. Quanto meno viene appropriato a titolo di salari, tanto più viene appropriato a titolo di profitto, e viceversa. Questa ripartizione sarà stabilita dall'agricoltore e dai suoi dipendenti senza interferenza del proprietario; e in verità è cosa in cui egli non ha alcun interesse, se non per il fatto che una ripartizione può essere più favorevole di un'altra a nuove accumulazioni e a un'ulteriore domanda di terra. Se i salari diminuissero aumenterebbero i profitti, non la rendita. Se i salari aumentassero diminuirebbero i profitti, non la rendita. Aumento della rendita e dei salari e diminuzione dei profitti sono generalmente effetti inevitabili della stessa causa - la crescente domanda di viveri, l'accresciuta quantità di lavoro necessario a soddisfarla, e conseguentemente il loro elevato prezzo.

Questa distinzione dei ruoli in cui Ricardo inserisce i banchieri come "proprietario" sia di terre che di capitali, per accumulare i profitti, devono essere indifferenti allo scontro fra "agricoltori e industriali" da un lato e salariati dall'altro che si contendono una porzione maggiore di valore del prodotto.

La visione ricardiana della libera concorrenza porterà da un lato a costringere le classi subalterne ad agire per sopravvivere e dall'altro lato a una serie di guerre coloniali, due guerre mondiali, vari conflitti locali e la crisi di trasformazione degli equilibri economici mondiali che l'occidente sta vivendo dal 2008 ad oggi.

Ciò che nella Rivoluzione Francese era "Viva la Nazione" come corpo sociale, Ricardo divide la società in classi subalterne ai banchieri e al clero. I nemici sono le classi sociali e le sottoclassi. I nemici sono i "poveri" che anziché essere una ricchezza per la nazione, seguendo le teorie di Malthus, vanno macellati periodicamente.

Scrive il Bignami di filosofia (ed.1984):

3) La rendita fondiaria è il "reddito non guadagnato" dei proprietari dei terreni più fertili; infatti il prezzo dei prodotti della terra viene fissato in base al costo di produzione dei terreni meno fertili, che è il più elevato. Tale profitto aumenta col peggiorare delle condizioni della società.

La teoria economica di Ricardo viene elaborata in relazione alle teorie sociali di Malthus. I poveri fanno schifo. Vanno macellati e annientati periodicamente perché fanno troppi figli e i ricchi non possono mantenere i figli dei poveri.

Non è il salariato che crea ricchezza all'industriale e alla banca, ma è la banca e il proprietario che mantengono il salariato. L'idea che le persone siano un costo e non una ricchezza è proprio dell'ideologia ebrea e cristiana in cui gli uomini rappresentano "un costo" per il loro dio padrone. Si tratta di una distorsione patologica delirante della realtà sociale ed economica fatta propria dal razionalismo malato dei positivisti.

Il discorso sulla rendita fondiaria di Ricardo è un discorso che serve a velare il discorso reale che è quello della relazione fra finanza ed industria. Dice Ricardo che il valore del prodotto agricolo è dato dal valore del lavoro messo in atto nel terreno meno produttivo. Il che significa che i terreni più produttivi, essendo minore la quantità di lavoro necessario, danno un guadagno maggiore all'agricoltore. Questo non cambia la rendita fondiaria del terreno per il proprietario. Una volta stabilito il "prezzo d'affitto" del terreno che l'agricoltore deve pagare al proprietario (la sua rendita fondiaria), il guadagno dell'agricoltore è tanto maggiore quanto minori sono le paghe che l'agricoltore dovrà pagare ai suoi salariati. Lo stesso schema vale per i "terreni finanziari" e per l'attività dei banchieri.

Dice David Ricardo: a pag. 491-493 di Principi di Economia Politica e dell'Imposta editore Mondadori 2009:

In un'altra parte di quest'opera ho cercato di mostrare che il valore reale di una merce non è regolato dai vantaggi accidentali di cui possono godere alcuni produttori, ma dalle reali difficoltà che incontra il produttore meno favorito. Questo vale anche per l'interesse monetario. Esso non è regolato dall'interesse al quale la Banca darà a prestito, sia esso il 5, il 4 o il 3 per cento, ma dal saggio di profitto che si può ottenere con l'impiego del capitale, e che è assolutamente indipendente dalla quantità o dal valore della moneta. Sia che la Banca presti un milione, dieci milioni o cento milioni, questi prestiti non modificano in modo permanente il saggio d'interesse di mercato; essi modificano soltanto il valore della moneta emessa. In un caso per esercitare la stessa attività può essere necessaria una quantità di moneta 10 o 20 volte maggiore di quella necessaria in un caso diverso. Le richieste di moneta rivolte alla Banca dipendono quindi dal confronto fra il saggio di profitto che può essere ottenuto impiegando il prestito e il saggio al quale la Banca è disposta a concederlo. Se la Banca chiede un saggio d'interesse inferiore a quello di mercato, non vi è limite alla quantità di moneta che essa potrà prestare; se chiede un saggio d'interesse superiore, solo i dissipatori e i prodighi le domanderanno prestiti. Di conseguenza troviamo che quando il saggio d'interesse di mercato supera il 5 per cento, saggio al quale la Banca concede i suoi mutui, l'ufficio sconti è assediato da gente che richiede moneta; quando il saggio di mercato è anche temporaneamente al di sotto del 5 per cento, gli impiegati di quell'ufficio non hanno niente da fare.

Si dice che negli ultimi venti anni la Banca abbia aiutato grandemente il commercio concedendo prestiti agli operatori; questo si dice perché durante tutto questo periodo ha prestato denaro al di sotto del saggio d'interesse di mercato, cioè al di sotto del saggio al quale i commercianti avrebbero potuto prendere a prestito altrove; ma confesso che questa mi sembra più una ragione contro che a favore della Banca.

Che diremmo di un'istituzione che fornisse regolarmente a metà dei fabbricanti di stoffe la lana a un prezzo inferiore a quello di mercato? Che vantaggio ne avrebbe la collettività? Non ne sarebbe ampliato il commercio, perché la lana sarebbe stata ugualmente acquistata se avesse avuto il prezzo di mercato. Non ne verrebbe abbassato il prezzo della stoffa al consumo, perché il prezzo, come ho detto prima, sarebbe regolato dal costo di produzione dei produttori meno favoriti. L'unico effetto quindi sarebbe di gonfiare i profitti di una parte dei fabbricanti di stoffe oltre il saggio ordinario e generale. L'istituzione sarebbe privata dei suoi giusti profitti per un ammontare di cui si avvantaggerebbe un'altra parte della collettività. Ora questo è esattamente ciò che fanno i nostri istituti bancari; la legge fissa un saggio d'interesse inferiore a quello a cui si ottengono prestiti sul mercato, e a questo saggio la Banca è tenuta a concedere prestiti o a non concederne affatto. Per loro natura queste istituzioni hanno ingenti fondi di cui possono disporre soltanto in questo modo; e parte dei commercianti del paese gode di un vantaggio ingiusto che non dà profitto al paese, in quanto hanno la possibilità di provvedersi di uno strumento di commercio a un prezzo inferiore a quello praticato a coloro che devono accettare il prezzo di mercato.

La funzione della banca è il controllo del mercato. Ma un controllo del mercato, dice Ricardo, può essere fatto solo mediante l'usura e lo strozzinaggio e non come partecipazione alle dinamiche della società civile.

Sono convinto che la mafia, l''ndrangheta e la camorra, anche senza studiare Ricardo, lo hanno applicato perfettamente.

Nella visione di Ricardo la banca non ha la stessa funzione che ha la banca nella visione di Proudhon. In Proudhon la banca ha la funzione di finanziare le imprese dell'economia reale sul territorio, in Ricardo la banca ha la funzione dello strozzinaggio che le consenta, prestando denaro, di appropriarsi di beni reali non finanziari.

Strozzare i commercianti e gli imprenditori prestando denaro a tassi molto alti, consente al banchiere di ottenere i giusti profitti di cui, secondo Ricardo, si avvantaggerebbe una parte della società (clero, mafia, camorra, ecc.). In questo modo, i commercianti e gli imprenditori industriali che non siano in grado di ripagare i prestiti con gli interessi fatti dai proprietari di banche, si vedrebbero costretti al fallimento e alla perdita delle strutture dell'economia reale con cui hanno operato. Le banche, attraverso lo strozzinaggio, si impadroniscono delle aziende e dei terreni di coloro che non hanno pagato i tassi ad usura imposti dalle banche.

Lo strozzinaggio degli imprenditori da parte delle banche comporta la chiusura dell'impresa e il conseguente immiserimento dei salariati di quell'impresa. Salariati che a loro volta sono esposti alla banca per prestiti che non possono onorare e che, a loro volta, vengono pignorati: è la creazione della miseria sociale.

Su questa miseria sociale interviene la carità cristiana il cui compito è quello di impedire a chi è stato ridotto in miseria dalle banche, di uscire dalla miseria stessa. Organizzazioni religiose cristiane e sistema finanziario, controllando lo Stato, impediscono gli interventi dello Stato nel sociale. Quando qualche intervento non è procrastinabile, allora viene fatto filtrare attraverso le organizzazioni di controllo sociale religiose cristiane. Così, tali organizzazioni, gestendo gli interventi dello Stato, aumentano la loro capacità di controllo sugli schiavi permettendo alle banche di continuare il loro lavoro di strozzinaggio.

Fino ad un punto di rottura violento della società. Questo è stato messo in conto da Ricardo e da Malthus che incitando scontri violenti e massacri vogliono ridurre la popolazione povera mediante il genocidio: come il dio dei cristiani riduce la popolazione umana col diluvio universale.

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Quando un percorso sociale fallisce o esaurisce la sua spinta propulsiva, è bene tornare alle origini. Là dove il pensiero sociale è iniziato, analizzare le incongruenze del passato alla luce dell'esperienza e abbattere i piedistalli che furono posti a fondamento del percorso sociale esaurito.

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Marghera, 26 ottobre 2012

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.