L'idolatria e il feticismo espresso nel salmo 115 (113bis) della bibbia

Enciclica Lumen Fidei
decima parte

Joseph Ratzinger (Benedetto XVI) (1927 - -)

Mario Bergoglio (Francesco) (1936 - -)

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185815

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Enciclica Lumen Fidei decima parte

L'idolatria espressa nel salmo 115 (113bis) della bibbia

Il discorso sull'idolatria è un discorso che Ratzinger e Bergoglio fanno per legittimare la loro guerra di religione. In tutta la bibbia voi non trovate i seguaci di Baal che macellano i seguaci del dio padrone di ebrei e cristiani, ma trovate i seguaci del dio padrone di ebrei e cristiani che macellano i sacerdoti di Baal, e altri, ingiuriandoli come "idolatri".

Ho voluto approfondire il discorso sull'idolatria partendo dalla citazione del Salmo 115 fatta da Ratzinger e Bergoglio con cui mettono a confronto la concezione del loro dio, Jahve, e quella che credono sia la concezione degli Dèi delle altre religioni.

Che cosa intendono Ratzinger e Bergoglio per "idolo" nell'enciclica Lumen Fidei?

Scrivono Ratzinger e Bergoglio nell'enciclica Lumen Fidei:

Martin Buber citava questa definizione dell'idolatria offerta dal rabbino di Kock: vi è idolatria « quando un volto si rivolge riverente a un volto che non è un volto ».[10] Invece della fede in Dio si preferisce adorare l'idolo, il cui volto si può fissare, la cui origine è nota perché fatto da noi. Davanti all'idolo non si rischia la possibilità di una chiamata che faccia uscire dalle proprie sicurezze, perché gli idoli « hanno bocca e non parlano » (Sal 115,5).

Il Salmo 115 ci permette di mettere a confronto gli idoli e l'idolatria degli ebrei con l'attività degli uomini.

Il Salmo 115 divide le persone fra "noi", che abbiamo l'idolo, e "loro", che hanno l'idolo, ma l'idolo di "loro" è pensato nella stessa natura e per i medesimi scopi per i quali "noi" abbiamo l'idolo.

L'idolo Jahve sta "nel cielo", nascosto in un empireo. Da quell'empireo agisce sui suoi fedeli come se questi non avessero una volontà propria, se non lodare Jahve, e non fossero in grado di affrontare la loro esistenza. Coloro che hanno Jahve come idolo, confidano nell'intervento di Jahve, confidano nel suo amore, confidano nella sua gloria.

In tutto il Salmo 115 l'idolo Jahve viene glorificato in funzione di un'attesa di una provvidenza materiale che sembra tardare ad arrivare tanto che l'estensore del Salmo 115 si preoccupa di dire quanto sono buoni e bravi gli adoratori di Jahve che attendono l'azione di Jahve.

Per contro, gli idoli "di loro" stanno davanti a loro e sono fatti d'argento e oro e hanno la forma dell'uomo.

Da un lato c'è il feticcio psichico, Jahve, nascosto nei cieli e del quale si attende l'azione; dall'altro lato c'è l'idolo di "loro" che si presenta in forma fisica.

La domanda da porsi è: "LORO" che hanno idoli d'oro, d'argento, di pietra o di cemento, SI ATTENDONO AZIONE DAL LORO IDOLO FATTO DI MATERIA?

Se loro si attendono azione dal loro idolo fatto di materia, come l'oro o la pietra: che azione si attendono?

Sappiamo che gli adoratori dell'idolo Jahve non fanno nessuna azione in quanto, ogni azione che fanno, è opera di Jahve. Jahve è il mandante, Jahve l'esecutore, Jahve la gloria. Jahve è l'idolo nel quale riversano ogni attimo del loro vivere perché ogni attimo del loro vivere appartiene a Jahve.

Chi pensa al proprio feticcio Jahve in questo modo, può pensare che esista un altro modo per pensare l'idolo fatto d'oro, d'argento o di pietra?

Questo modo di impostare la discussione fatto da Ratzingr e Bergoglio è un atto criminale in quanto si inquadra nelle stesse modalità per le quali le donne, chiamate streghe, venivano bruciate vive. E' il metodo di ragionare dei criminali dei campi di sterminio: l'altro doveva rientrare nei propri modelli.

Il mio legame religioso col mondo è rappresentato in una statua. IO non mi attendo che quella statua o quella rappresentazione giunga in mio soccorso, io non devo aver bisogno di soccorso perché pratico la PIETAS nel mondo in cui vivo e affronto i problemi con coraggio. Io, da quella statua, mi attendo che custodisca in simboli la visione religiosa che permetta di attrezzare mio figlio affinché possa agire nel proprio futuro.

Il discorso sta fra il feticcio Jahve, da cui tu attendi soccorso, e l'idolo, ad. es. Baal, che indica a mio figlio che per soddisfare i propri bisogni, costruire la consocenza e giungere alla consapevolezza del presente praticando l'intento nella propria vita è necessario modificare gli equilibri del presente perché sempre, nella propria vita, c'è il fuoco del presente da attraversare:

"Non offrirai alcuno dei tuoi figli per passarli a Moloc, così non profanerai il nome del tuo padrone. Io sono Jahve."

Citazione bibbia da Levitico 18, 21

Il che significa: non insegnerai a tuo figlio a vivere coraggiosamente e responsabilmente la sua esistenza perché io, Jahve sono il tuo padrone e tu dovrai insegnare a tuo figlio a pregare me e ad attendere la mia provvidenza.

"Egli non agì rettamente agli occhi di Jahve, suo dio padrone, come suo padre David, ma seguì la condotta dei re d'Israele; anzi, fece passare per il fuoco suo figlio, secondo gli usi abominevoli delle genti che Jahve aveva scacciato di fronte ai figli d'Israele. Sacrificava e offriva incensi sulle alture e sulle colline e sotto gli alberi verdeggianti."

Citazione bibbia da II Re 16, 2-4

Cosa ha fatto arrabbiare Jahve? Il fatto che quell'individuo insegnasse il coraggio e la responsabilità a suo figlio facendolo passare per il fuoco. Ora, non è più bestiame che possa essere costretto in ginocchio davanti al dio padrone. Non poter mettere in ginocchio le persone per Jahve è "abominio agli occhi del padrone". Solo che, mettere in ginocchio le persone privandole del coraggio con cui affrontare la loro vita perché si è agito sull'infanzia, è "abominio nei confronti della vita". E' "abominio nei confronti di Baal".

Dice nel Salmo 115 citato da Ratzinger e Bergoglio:

SALMO 115 (113 bis)

"Il nostro Dio è nei cieli!"
Non a noi, o Jahve, non a noi,
ma al tuo nome rendi gloria,
per amore della tua grazia,
Non a noi, o Jahve, non a noi,
ma al tuo nome tendi gloria,
per amore della tua grazia,
per amore della tua fedeltà!
Perché gridano le genti:
«Ma il loro Dio dov'è?»
Il nostro Dio è nei cieli,
tutto quanto ha voluto, ha creato!
I loro idoli sono argento e oro;
scultura di mani di uomo:
hanno bocca e non parlano,
occhi e non vedono,
orecchi e non odono,
naso e non odorano,
mani e non toccano,
piedi e non camminano:
non senti una voce nelle loro gole!
Siano simili a loro
quelli che li fabbricano,
quelli che confidano in loro!
Ma la casa d'Israele
ha fede in Jahve:
è la sua potenza e il suo aiuto.
La casa di Aronne
ha fede in Jahve:
è la sua potenza e il suo scudo.
Quelli che temono Jahve
hanno fede in Jahve;
è la loro potenza e il loro scudo.
Jahve si ricorda di noi
e ci benedice:
benedirà la casa d'Israele,
benedirà la casa di Aronne,
benedirà quelli che temono Jahve,
piccoli e grandi.
Jahve moltiplichi
voi e i vostri figli.
Oh, siate benedetti da Jahve,
che ha creato i cieli e la terra.
cieli sono i cieli di Jahve,
la terra ha dato ai figli di Adamo.
Non i morti lodano Jahve, né chi discende allo Sheol!
Ma noi benediciamo Jahve,
ora e per tutti i secoli!

Per considerare Jahve il creatore del mondo, significa aver costruito un feticcio sul quale trasferire i problemi psichici delle persone rese incapaci ad affrontare le condizioni e le contraddizioni della vita.

Un feticcio, un idolo, non è solo un oggetto, ma anche un'immagine mentale pur non essendo rappresentata da un oggetto visibile.

E' feticismo quando questa immagine mentale, come un oggetto, sia legata all'angoscia del soggetto che si manifesta come "angoscia di castrazione". Angoscia di castrazione intesa come angoscia di incapacità del soggetto di agire nella vita quotidiana (castrazione). A differenza di quanto detto da Freud, la castrazione si manifesta come angoscia nel bambino al passaggio fra le relazioni strettamente parentali, nelle quali ha costruito sé stesso, alle relazioni interpersonali sociali nelle quali veicola le trasformazioni psico-emotive che ha costruito nelle relazioni parentali. Quando le relazioni interpersonali gli dimostrano, dalle risposte che ottiene, che la crescita ottenuta mediante il processo adattativo e la fagocitazione dei segnali sociali parentali sono inadeguati, l'individuo adotta il feticcio per difendersi dall'angoscia che l'incapacità provoca. Il feticcio è l'insieme psichico di risposte soggettive alle inadeguatezze sociali presentate. Il bambino sceglie e si aggrappa ad un'immagine creata prima dell'esperienza traumatica verso la quale esprime sentimenti di tenerezza e di ostilità. Tenerezza per il ruolo nel giustificare le sue inadeguatezze, ostilità perché percepisce lo stridere fra ciò che potrebbe fare nella società e ciò che l'immagine fissata, il feticcio, gli impone di fare. Il feticcio, Jahve, che il bambino carica di significato sovrannaturale (il nostro dio è nei cieli) non altera la capacità del soggetto di percepire la realtà, ma lo costringe a ripudiarla, selezionarla, in funzione di una continua riaffermazione del ruolo del feticcio, Jahve, nella propria vita.

Il seguace di Jahve, incapace di affrontare la realtà quotidiana senza riferirla al proprio feticcio Jahve, nel costruirsi l'immagine del feticcio Jahve:

Il feticismo, come osserva Valeri, non è dunque un'allucinazione perché non altera la rappresentazione, ma ne ripudia la realtà: «Nel conflitto fra l'importanza della percezione indesiderata e la forza del controdesiderio [col feticcio] egli è giunto a un compromesso» (1927a, p. 493). Per diverse che siano, queste interpretazioni hanno in comune la concezione del feticcio come un oggetto costituito da un rapporto contraddittorio con la realtà che però non impedisce, ma rende possibile e sopportabile, una rappresentazione vera nonostante la realtà sottostante sia inquietante, incontrollata o indesiderata.

Dall'Enciclopedia di Psicologia di Umberto Galimberti edizione Garzanti 2001 voce Feticcio

Baal non è un idolo ma è la rappresentazione di aspetti divini della realtà vissuta che vengono trasmessi di generazione in generazione.

Mentre l'idea di Jahve è un feticcio in cui l'individuo risolve la sua angoscia che traspare in tutti i Salmi della bibbia, la statua di Baal è un "libro sacro" che racchiudendo i simboli religiosi parla alla parte emotiva dell'uomo.

Per questo mentre il cristiano angosciato supplica il suo dio padrone, il seguace di Baal costruirà quelle città che Jahve dovrà rubare e saccheggiare per apparire provvidenziale al bestiame umano che chiama "popolo eletto".

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considerando la Lumen Fidei
un testo di filosofia cattolica contemporanea

Marghera, 25 luglio 2013

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell’Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.