Soren Aabye Kierkegaard (1813 – 1855)

Le tre alternative di Kierkegaard, malattia psichiatrica e l'imposizione della fede cristiana origine della malattia psichiatrica

(5^ parte)

Riflessioni sulle idee di Kierkegaard.

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185778 per chi vuole ordinare il libro

Indice Teoria della Filosofia Aperta

La filosofia della Religione Pagana.

In Kierkegaard le tre "alternative" appaiono come delle scelte individuali in cui l'esistenzialismo individua nell'uomo e nella vita il soggetto del suo disquisire.

Dal punto di vista psico-educazionale Kierkegaard altro non fa che tentare di legittimare la manipolazione mentale ricevuta di dipendenza dall'idea del dio padrone. La legittima per imporla come modello di riferimento agli uomini della società in cui vive.

La fonte della legittimazione della manipolazione mentale subita da Kierkegaard sono i vangeli cristiani: origine militare-ideologica della manipolazione. La manipolazione mentale cristiana ha la caratteristica di rendere cieca la persona davanti al mondo. Gli impedisce di cogliere le "possibilità" del proprio ragionamento. Nella condizione di fede e di credenza cristiana, ferocemente imposta fin dall'infanzia, la struttura emotiva dell'individuo costringe la sua ragione a muoversi entro le mura della sua fede ignorando l'immenso che sta fuori dal rigore della sua dottrina.

Chi vive una condizione di condizionamento educazionale cristiano meno ossessiva, ogni tanto, per una qualche questione, cerca di guardare oltre il muro della fede. Ma colui che trasforma in modello comportamentale il condizionamento educazionale cristiano impostogli fin dall'infanzia, non solo non è in grado di guardare oltre il muro della fede, ma pretende che ne sia ignorata l'esistenza condannando a morte chiunque ne accenni la possibilità.

Da qui l'ascetismo di Kierkegaard che costruisce una feroce separazione emotiva fra sé e la società nella quale vive rinchiudendosi in un mentalismo patologico che lo porta all'autodistruzione.

E' una condizione patologica della fede che non è figlia della cultura del tempo, ma è espressione della malattia psichiatrica che ha nella fede la sua giustificazione. Una malattia che induce a negare la realtà oggettiva vissuta dall'uomo. Attraverso la dipendenza con dio giustifica la condizione morale con cui rinchiudere la struttura psichica dell'uomo entro quella patologia. Da quella patologia, l'individuo immagina. La sua immaginazione diventa certezza che egli comunica ai suoi simili affinché venga accettata mediante una discussione "pacata" che non deve avvenire sulla relazione fra la sua immaginazione e la realtà dei suoi interlocutori, in quanto per l'individuo patologico la sua immaginazione è la sua realtà, ma sulla ragionevolezza degli elementi immaginati in cui egli circoscrive la realtà oggettiva che devono diventare argomenti di opinione: estetici.

Non si tratta della "cultura del tempo di Kierkegaard" che, per quanto rinchiusa nell'ambito della fede cristiana, appartiene al dibattito culturale. Si tratta di una "manifestazione patologica" che viene spacciata come filosofia. La veicolazione razionalizzata di condizioni patologiche psichiatriche non hanno tempo, cultura o epoca. Sono espressioni di una condizione specifica della struttura emotiva dell'individuo che può esprimersi solo in quel tipo di immaginazione, con quei meccanismi, al di là dei contenuti culturali in cui quell'immaginazione e quei meccanismi si esprimono.

L'uomo coercito nella morale assolutista di dipendenza dal dio padrone, che ha fatto di quella dipendenza una condizione emotivamente desiderabile, non può pensare al mondo in termini diversi dalla conferma della desiderabilità della sua condizione. Coloro che non vivono della medesima condizione di dipendenza, vengono disprezzati. Su di loro il fedele cristiano proietta la propria sensazione di inadeguatezza attribuendo loro tutti quegli elementi di malvagità che il fedele cristiano immagina.

Per Kierkegaard la vita estetica è la vita animale in contrapposizione alla vita religiosa che egli pratica. Chi pratica, secondo Kierkegaard, la vita estetica, non pratica la vita religiosa. Ma è partendo dalla sua idea di vita religiosa che Kierkegaard pensa come potrebbe essere e in che cosa potrebbe consistere la "vita estetica" nella quale inserisce tutti coloro che non seguono la sua medesima tipologia di "vita religiosa".

Dice Kierkegaard in Aut-aut:

Quando un individuo considera se stesso esteticamente, diventa cosciente di questo «sé» come di una molteplice concretezza determinata in sé in vari modi. Ma, nonostante tutte le diversità interiori, questo molteplice costituisce il suo essere e ha uguale diritto di venire avanti, uguale diritto di farsi valere. La sua anima è come una terra dalla quale germoglia ogni genere di erbe, tutte con uguali esigenze di sviluppo; il suo io sta in questa molteplicità, ed egli non possiede nessun altro io che stia più in alto. Se egli ha quello di cui tu parli tanto spesso, della serietà estetica e un po' di conoscenza della vita, vedrà che è impossibile che tutto si sviluppi in modo uguale; allora sceglierà, e quello che determina la scelta sarà un più o un meno, cioè una differenza relativa. Se si potesse immaginare un uomo che viva senza venir a contatto coll' etica, egli potrebbe dire: ho disposizione per diventare un Don Giovanni, un Faust, un capitano di briganti; voglio educare queste mie disposizioni, poiché la serietà estetica esige che io diventi qualche cosa di determinato, che io faccia sviluppare in me, nella sua integrità, ciò di cui è stato posto in me il seme. Una concezione siffatta della personalità e del suo sviluppo sarebbe esteticamente giustissima.

Soren Kierkegaard, Aut-aut ed. Mondadori 1956

Questo modello di "proiezione del male" su ciò che non appartiene alla categoria della sottomissione nella fede, è un motivo ricorrente espresso dalla patologia psichiatrica da dipendenza propria della chiesa cattolica e dell'imposizione della fede religiosa nei ragazzi. La fede religiosa ha la caratteristica psicologica di limitare il ventaglio delle possibilità entro le quali il soggetto colloca i fenomeni comportamentali a cui assiste. La sua ragione spiega i fenomeni entro, e solo entro, le categorie religiose che ha fagocitato.

Nella necessità della chiesa cattolica di serrare i ranghi dei fedeli, nel 1955 viene edito da parte dell'Editrice Scuola Apostolica di Vicenza un manuale missionario che riproduce gli stessi meccanismi con cui Kierkegaard in Aut-aut censura il comportamento estetico:

Per questo non dobbiamo meravigliarci se tanti sono gli affanni che ci opprimono. L'uomo si scaglia contro il cielo, e il cielo risponde da par suo. Ecco le pagine della storia: Faraone bestemmia iddio, e finisce col suo esercito nel mar rosso. Il gigante Golia bestemmia dio, e David fanciullo gli fracassa il cranio con una pietra. Oloferne bestemmia il cielo, e una giovane donna gli recide la testa. Antioco bestemmia il cielo, e muore corroso dai vermi. Giuliano l'apostata bestemmia dio e la sua madre santissima, e muore d'un colpo mentre sghignazza sulla pubblica via alla testa dei suoi aderenti. Nestorio bestemmia dio, e, dopo una vita infelice, muore in esilio. Lutero bestemmia dio e stacca dal seno della chiesa cattolica mezza Europa, e dio lo colpisce proprio al cuore e lo fa crepare di arteriosclerosi cardiaca. Voltaire, Renan, Harnak... bestemmiatori di dio, hanno fatto una misera fine! Tutti i bestemmiatori impenitenti son destinati a perire miseramente! Anche oggi?... (consiglio riportare qui alcuni fatti del momento, che si possono ricavare da giornali e riviste: son d'un effetto straordinario, e poi concludere), La bestemmia è la pietra scagliata contro il cielo che, ricadendo, colpisce inesorabilmente chi l'ha lanciata! E se così severamente viene punita da dio, ciò vuol dire che è un'iniquità enorme ed inqualificabile.

Tratto da: Il Quaresimale Quotidiano di Ermanno Gaiga ed Editrice Scuola Apostolica Vicenza 1955 pag. 85

Per il fedele cristiano non è importante conoscere se gli elementi oggettivi, su cui si basa il ragionamento, sono veri o falsi. Ciò che conta, per lui, è che la sua sensazione di essere nel "giusto", nell'esprimere le pulsioni della sua patologia da sottomissione e dipendenza, vengano soddisfatte anche se con dati immaginari. L'immaginazione, prodotta dalla patologia psichiatrica nel fedele cristiano, si fissa e si disseta con una realtà immaginata che viene alimentata da affermazioni false ma corrispondenti al bisogno soggettivo di conferma.

La patologia psichiatrica è imposta mediante tutte le azioni che in ambito famigliare e sociale tendono ad imporre al bambino la fede cristiana e la credenza in dio padrone (assonanza con padre dal quale il bambino dipende) e in Gesù.

L'origine ideologica della coercizione, in cui si conchiude questa pulsione, è nei vangeli cristiani.

Gesù impone la dicotomia: o con me o contro di me!

Nella dicotomia, imposta da Gesù, viene negato l'uomo e il ruolo dell'uomo nel mondo in cui vive.

Gesù assume le vesti del padrone e l'uomo, a cui parla, è ridotto al rango del servo che lo deve servire negando il suo ruolo di uomo nella vita e nel mondo.

Questa idea del mondo e delle relazioni "umane" è la stessa idea che Kierkegaard tenta di giustificare nel suo atto d'accusa contro la vita estetica che si contrappone alla vita religiosa del servo che ama il suo padrone Gesù.

Nessun servo può servire a due padroni; infatti, o disprezzerà l'uno e amerà l'altro, o si affezionerà a questo e trascurerà quello. Voi non potete servire a dio e alle ricchezze.

Luca 16, 13

Oppure, in modo più specifico:

Nessuno può servire a due padroni: perché, o disprezzerà l'uno e amerà l'altro, o sarà affezionato ad uno e trascurerà l'altro. Non potete servire a dio e alle ricchezze. Perciò io vi dico: non siate troppo solleciti per la vita vostra, di quel che mangerete, né per il vostro corpo, di quel che vi vestirete. La vita non vale più del cibo, e il corpo più del vestito?

Matteo 6, 24-25

Questa condizione di servo del padrone, viene premiata dal dio padrone che in Matteo dice:

Non vogliate dunque angustiarvi dicendo: "Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Di che ci vestiremo?". Di tutte queste cose, infatti, si danno premura i pagani; or, il padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutto questo. Cercate prima di tutto il regno di dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in giunta."

Matteo 6, 31-33

Che cos'è la ricchezza che Gesù censura? E' l'uomo in sé.

Gesù non censura la dipendenza dell'uomo da oggetti, ma censura l'uomo che sceglie e che vive in funzione di sé stesso, del proprio benessere e del benessere della società in cui vive. Qual è la ricchezza che Gesù censura nei suoi insegnamenti? Ciò che un uomo mangia e ciò che un uomo beve. Per Gesù sono ricchezza ciò che soddisfa i bisogni primari dell'uomo.

Gesù non può concepire l'esistenza di un uomo che non sia un servo. Nel suo ego patologico, delirante da onnipotenza quale figlio del dio padrone, Gesù non è in grado di pensare che un uomo possa vivere per sé o per la società in cui vive. Per Gesù, l'uomo o è un suo servo (lo chiama amico se fa tutto quello che lui vuole) o anela ad essere come Gesù, un padrone di uomini il cui desiderio è accumulare ricchezza materiale per disporre dei servi: come la chiesa cattolica!

Quando Matteo dice "Di tutte queste cose, infatti, si danno premura i pagani;" non fa altro che dire quanto afferma Kierkegaard quando dice in Aut-aut

": ho disposizione per diventare un Don Giovanni, un Faust, un capitano di briganti; voglio educare queste mie disposizioni, poiché la serietà estetica esige che io diventi qualche cosa di determinato, che io faccia sviluppare in me, nella sua integrità, ciò di cui è stato posto in me il seme."

Se non fosse così, Kierkegaard avrebbe potuto dire: "ho disposizione e possibilità per diventare un medico e curare le persone; ho la possibilità di diventare un politico e migliorare le condizioni di vita; ho la possibilità di costruire qualche cosa che alimenti il benessere sociale;". Invece, il fedele cristiano non può pensare all'esistenza dell'uomo che vive nel suo mondo, che abita il mondo, ma può pensare all'uomo come "malvagio" in contrapposizione alla bontà del suo dio che provvede al mondo. Per questo Kierkegaard non può pensare in termini positivi rispetto all'uomo che vive nella società. Può pensare solo in termini negativi perché la sua azione, che svilupperebbe sé stesso, limiterebbe l'arbitrio del suo dio padrone che determina la qualità della società in cui Kierkegaard vive.

Come nel Quaresimale Quotidiano di Ermanno Gaiga in cui, censurando e deridendo gli sforzi dell'uomo per migliorare le condizioni sociali senza attendere la provvidenza del suo dio padrone, Gaiga afferma a pag. 236:

O poveri uomini! Gridate pure: Dio non c'è! Ma ricordatevi che « la rivoluzione protestante non è riuscita ad intaccare il dogma cattolico; l'illuminismo, con l'aiuto di tutta la critica dell'Ottocento, non è riuscito a debellare Cristo; il Deismo non ha tolto ai popoli l'idea di un Dio personale; il Criticismo non ha distrutto il valore degli argomenti probativi dell'esistenza di Dio; il Materialismo e l'Idealismo (i due estremi si toccano!) non sono riusciti a superare lo spiritualismo; le Religioni sfornate a dozzine per sostituire l'antica e camuffare l'irreligione - come quella dell'Umanità, della Scienza, del Progresso, dell'Arte, del Tutto, dell'Uno, della Vita, della Tecnica, dell'Azione, della Razza, del Sangue, dello Stato, del Dovere, del Superuomo, del Popolo ... - sono finite quando nel ridicolo, quando nel sangue, sempre nell'insuccesso»

Per il fedele cristiano, tutti gli sforzi dell'uomo, lontano dal suo dio padrone, sono delle "religioni". Delle fedi e non un comportamento eroico e responsabile nell'abitare il mondo in cui esprimere la pulsione di vita. Quella pulsione che si esprime negli Esseri della Natura fin da quando uscirono dal brodo primordiale. Il dio padrone, frutto di una patologia psichiatrica da dipendenza che si perpetua mediante la violenza sui bambini al fine di imporre la credenza nel dio padrone, nel padrone Gesù, diventa lo strumento con cui il fedele cristiano deride gli sforzi degli Esseri Umani di uscire dalla manipolazione mentale che egli ha operato su di loro nell'infanzia.

Una manipolazione psicologica talmente violenta che nel 1976 porterà Erich Fromm a ripresentare gli stessi principi di Kierkegaard in Aut-aut in una diversa veste. Una veste in cui la vita estetica e la vita religiosa, definite da Kierkegaard, diventano l'Avere e l'Essere di Erich Fromm.

Scrive Erich Fromm in Avere o Essere? nel 1976

La modalità dell'essere può forse essere indicata nella maniera più efficace mediante un simbolo che mi è stato suggerito da Max Hunziger: un vetro azzurro appare tale quando la luce lo attraversa, perché esso assorbe tutti gli altri colori, impedendo loro di passargli attraverso. In altre parole, noi definiamo « azzurro» un vetro proprio perché non trattiene le vibrazioni cromatiche azzurre; la designazione che gli viene data non si riferisce a ciò che il vetro possiede, ma a ciò che emana. Solo nella misura in cui noi limitiamo la modalità dell'avere, vale a dire del non essere (cioè quella che consiste nel cercare sicurezza e identità aggrappandoci a quanto abbiamo, per così dire standogli seduti sopra, avvinghiandoci al nostro io e ai' nostri possessi), la modalità dell'essere può emergere. « Essere» significa rinunciare al proprio egocentrismo ed egoismo, ovvero, per usare le parole che spesso ricorrono nei mistici, nel rendersi « vuoti» e « poveri ». Per la maggior parte di noi, tuttavia, rinunciare all'atteggiamento dell'avere risulta troppo difficile, e ogni tentativo in questo senso ha per effetto di determinare l'insorgere di uno stato di intensa ansia, la sensazione di far gettito della sicurezza, di essere scagliati nell'oceano senza saper nuotare. Chi si trovi in questa condizione ignora che, una volta gettata via la stampella della proprietà, può finalmente cominciare a servirsi delle sue proprie forze, a camminare con le sue gambe. A trattenerlo è l'illusione che non è in grado di camminare da solo, la paura di crollare qualora non sia più sostenuto dalle cose che possiede...

Che cos'è il concetto di essere in Erich Fromm se non il vuoto emotivo e la miseria morale e fisica per cui l'uomo, trovandosi disarmato davanti alla vita, supplica il suo dio padrone sottomettendosi a tutti i suoi dettami morali pur di ottenerne la benevolenza?

Erich Fromm non è in grado di superare il dualismo di Gesù dei vangeli. Avere non è il possesso di ricchezze, l'avere è il possesso di individui. Il possesso di cittadini trasformati, per l'occasione, in schiavi obbedienti. Le ricchezze materiali sono un mezzo indicato da Gesù, applicato dalla chiesa cattolica, per trasformare cittadini in schiavi. Costringerli alla vita religiosa. La contrapposizione che Erich Fromm, come Kierkegaard e Gesù non vogliono vedere, non è fra servire la ricchezza o servire il dio padrone. La contrapposizione è fra essere servi ed essere dei cittadini.

Si può essere cittadini sia se si è economicamente ricchi o se si è economicamente poveri. Non si può servire dio se non si è psicologicamente e moralmente miserabili e si possono far diventare le persone dei miserabili usando la ricchezza economica in funzione del dio padrone o del padrone Gesù: come fecero i missionari in Africa e in America Latina.

La vita estetica che Kierkegaard disprezza è la vita dell'uomo consapevole che vive in funzione del proprio personale futuro. Kierkegaard ha ben presente la necessità di distruggere la capacità dell'uomo di vivere per sé stesso. Lo ha imparato dalla parabola del Figliol Prodigo in cui il padre costruisce nel figlio l'incapacità di affrontare il mondo e di costruirsi il proprio futuro. Una volta che il padre è riuscito a distruggere le possibilità del figlio di costruirsi il proprio futuro, lo può anche riempire di denaro, dargli la sua parte di eredità, tanto è sicuro che il figlio fallirà e lui trionferà su suo figlio. Ha costruito nel figlio un solo concetto di vita estetica che consiste nel disperdere ciò che si ha anziché costruirgli quello stesso concetto relazionale con cui egli ha agito accumulando ricchezze. La vita estetica di Kierkegaard consiste nell'aver costruito questo fallimento e, in questo modo, dopo averlo costruito, lo censura come una vita condannabile in contrapposizione alla vita di obbedienza e sottomissione al dio padrone che soddisfa il suo bisogno di onnipotenza: io e il dio padrone siamo forti!

Lo stesso vale per Ermanno Gaiga nel Quaresimale Quotidiano in cui il lavoro è da condannare nel momento stesso in cui i "cattivi" bolscevichi elevano il lavoro a "dio". Il lavoro come capacità dell'uomo di modificare il presente costruendo delle buone condizioni di vita. Migliori di quelle trovate in precedenza. Gesù, in Matteo, dice che tale attività è "roba da pagani"; Erich Fromm afferma che tale aspirazione appartiene all'avere; Kierkegaard afferma che tale ricerca appartiene al disprezzo che lui usa per la vita estetica.

Col lavoro l'uomo esce dalla miseria sociale. Esce dalla miseria economica. Esce dalla miseria morale. Esce dall'essere un soggetto che cerca l'elemosina e chiede la carità del padrone. Col lavoro l'uomo accede ad un reddito che lo rende partecipe alla ricchezza sociale: non ha bisogno di supplicare la provvidenza del dio padrone; non ha bisogno di supplicare nell'attesa che il figlio del dio padrone, Gesù, venga con grande potenza sulle nubi per liberarlo dalla condizione di miseria sociale; non deve supplicare la vagina vergine della madonna dei cristiani; non deve supplicare l'autorità civile e politica perché tale autorità è sottoposta ad obblighi e doveri; può rivendicare i propri diritti davanti ad ogni "autorità" e, mentre lo fa, rivendica i propri diritti davanti al dio padrone stesso e alla sua pretesa di essere un padrone assoluto.

Scrive Gaiga nel Quaresimale quotidiano di Ermanno Gaiga ed Editrice Scuola Apostolica Vicenza 1955 pag. 235

Bolscevichi

L'ultimo traguardo? Vennero i bolscevichi e dissero: " Dio non c'è! Il lavoro è Dio! Il lavoro è alla base della vita, il lavoro guadagna il pane, il lavoro dà il benessere. E il lavoro è dell'operaio, e l'operaio nel mondo è moltitudine ... Dunque la classe lavoratrice deve dominare il mondo, deve essere Dio ..." E la massa degli operai si mise in moto, e quel moto continua, e quella marcia non si sa dove si fermerà 1... « Dio non c'è! Ma allora non c'è più nemmeno Chiesa, né altare, dai quali scaturisca la forza del sacrificio. Non c'è più Crocefisso, né immagine della Vergine, né Confessione, nè Comunione, nè preghiera nella quale chi soffre possa effondere la propria pena o asciugare le sue lacrime. Dio non c'è! Ma allora non c'è neanche autorità che possa porre delle leggi agli istinti ciechi dell'uomo, e il mondo diventa una caverna di briganti! Dio non c'è! Ma allora non c'è neanche più differenza tra bene e male; allora c'è lo scatenamento di tutte le passioni » (Toth Tihamer - La Fede - Gregoriana - Padova, pago 58-59).

La miseria economica costruisce la miseria sociale e la miseria morale che, a sua volta, crea la dipendenza psichica dell'individuo nei confronti del dio padrone. La miseria, che i cittadini detti "bolscevichi" hanno combattuto affinché la loro società si reggesse sul diritto al lavoro, alla remunerazione del lavoro, alla sicurezza sociale che ne deriva dal benessere che il lavoro produce, è per Gaiga e la chiesa cattolica condizione sociale da esaltare e l'attività che ha sottratto le società alla miseria è oggetto di disprezzo. Lo stesso vale per Kierkegaard che ritiene la miseria in cui si è costretti a veicolare le emozioni nell'adorazione del suo dio padrone, più auspicabile che non il benessere sociale. Un Kierkegaard che ritiene l'assassinio dei figli, ad opera del padre, atto desiderabile e condivisibile in quanto tale atto manifesta la volontà del suo dio padrone.

L'uomo estetico pretende il lavoro. Pratica il lavoro. Mette in atto, mediante il lavoro, la ricerca del benessere sociale. I missionari cristiani distruggono le possibilità di lavoro e le relazioni sociali in Africa per trasformarne i cittadini in soggetti che chiedono la carità. Con la miseria i cittadini africani sono costretti a chiedere aiuto economico ai missionari dopo che i missionari hanno distrutto le società civili e le fonti di reddito che quelle società garantivano ai loro cittadini.

Si tratta di un'altra direttiva di Gesù affinché gli uomini distruggano la loro società civile. Dice Gesù al "ricco":

Gesù gli rispose: "Se vuoi essere perfetto va', vendi quanto hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo: poi vieni e seguimi"

Matteo 16, 21

Che significa: "Distruggi la società civile, trasformala in poveri". Diventa tu stesso un povero così avrai "una poltrona in cielo." Quando i seguaci di Gesù, che lavoravano per diventare ricchi si allarmarono, allora Gesù disse loro: "Al dio padrone tutto è possibile", anche che i ricchi vadano in cielo. In sostanza, Gesù dice che deve far fessi gli imbecilli per costringerli a rinunciare, in suo favore, alle ricchezze affinché egli li possa ricattare con la promessa della vita eterna.

Ma se i bolscevichi costruiscono una società in cui il benessere si costruisce col lavoro, con la cultura, Gesù non può ricattare nessuno e questo rende molto triste il fondamentalista Gaiga, il fondamentalista Kierkegaard e il fondamentalista Erich Fromm.

Diventa triste anche Ratzinger che fa della povertà, della miseria, della struttura di controllo sociale che agisce usando i poveri, gli indigenti, i drogati, i carcerati, gli ospedali contro la società civile, il suo punto di forza per il controllo e il dominio nella società.

Da qui le esternazioni Kierkegaardiane di Ratzinger quando dice (riporto articolo):

Papa: non si possono servire due padroni, Dio e la ricchezza

Citta' del Vaticano, 27 feb. 2011 (Adnkronos) - ''Non si possono servire due padroni, Dio e la ricchezza''. E' questo il messaggio che Benedetto XVI ha voluto proporre questa mattina ai fedeli riunitisi in piazza San Pietro in occasione dell'Angelus domenicale. Benedetto XVI ha preso spunto da un passaggio del Vangelo di Matteo. Nel quale si afferma: ''Non preoccupatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno''.

Tratto da:

http://www.adnkronos.com/Cronaca/Papa-non-si-possono-servire-due-padroni-Dio-e-la-ricchezza

Non si tratta solo di Kierkegaard malato d'angoscia esistenziale che anela ad un rapporto stretto col dio padrone dopo il fallimento del rapporto col padre. Si tratta di una strategia capillare messa in atto dal cristianesimo il cui scopo è l'annientamento delle capacità dell'uomo di assumersi la responsabilità della propria vita nella società per farlo dipendere dalla provvidenza di un dio padrone al quale l'uomo si deve sottomettere.

In sostanza Kierkegaard prende la dualità di Gesù e la trasforma in trinità. Servire la ricchezza viene sdoppiata mediante il servire la via estetica e il servire la via etica. Kierkegaard deve risolvere il problema degli uomini che appaiono, anche alla sua vita religiosa, onesti, seri, impegnati. Per questo, per Kierkegaard, chi pratica la via estetica può diventare solo un bandito, ma chi pratica la via etica ha anche il senso del dovere come l'uomo che pratica la via religiosa che ha il dovere di amare il suo dio padrone.

Il servire dio implica, per Kierkegaard, l'assoluta sottomissione al suo dio padrone anche quando il dio padrone gli ordina di ammazzare suo figlio. Dal momento che la storia manicomiale è piena di malati che sono andati dicendo che sentivano la voce di dio o di Gesù che gli ordinava questo o quel delitto, per Kierkegaard, tutti costoro, praticavano la via religiosa. Come Abramo che porta suo figlio a morire per compiacere il suo dio padrone.

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Nel 1995 (mese più, mese meno) mi sono posto questa domanda: se io dovessi confrontarmi con i filosofi e il pensiero degli ultimi secoli, quali obiezioni e quali argomenti porterei? Parlare dei filosofi degli ultimi secoli, significa prendere una mole di materiale immenso. Allora ho pensato: "Potrei prendere la sintesi delle loro principali idee, per come hanno argomentato e argomentare su come io mi porrei davanti a quelle idee." Presi il Bignami di filosofia per licei classici, il terzo volume, e mi passai filosofo per filosofo e idea per idea. Non è certo un lavoro accademico né ha pretese di confutazione filosofica, però mi ha permesso di sciacquare molte idee generate dalla percezione alterata nel fiume del pensiero umano.

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Marghera, 20 luglio 2012

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.