Metodo di formazione delle idee nel positivismo

Positivismo: 3^ parte

Riflessioni sulle idee del positivismo.

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185778 per chi vuole ordinare il libro

Indice Teoria della Filosofia Aperta

La filosofia della Religione Pagana.

Scrive il Bignami di filosofia (ed.1984):

1) Il positivismo nacque appunto nell'atmosfera culturale che si era creata attorno all'Ecole Polytéchnique.

2) Con il positivismo lo spirito filosofico si estese a tutta la ricerca scientifica, e si ebbe un'esaltazione della scienza, vista come unica manifestazione dell'infinito. Essa venne portata come fondamento e come fattore di organizzazione della vita singola e associata dell'uomo, divenuto soggetto di osservazione.

3) Poiché la vita dell'uomo, singola o sociale, fa parte della realtà della natura, il positivismo innalzò la scienza a unico fattore di conoscenza e di spiegazione dei fatti e dei problemi umani, sia religiosi che politici, sia morali che riguardanti l'esistenza in generale.

"L'amore per principio, l'ordine per fondamento, il progresso per fine."

Si tratta del motto sintetico dei positivisti quando decisero di fondare una religione positiva. Fu scritto sul frontone della chiesa positivista fondata a Porte Alegre in Brasile.

Il motto, al di là delle intenzioni dei positivisti, ha finito col rappresentare l'amore del dio padrone per il possesso degli uomini, l'ordine morale imposto dal dio padrone agli uomini e il progresso nel nome del dio padrone imposto agli uomini.

L'ideale positivista era quello di impossessarsi dell'uomo riducendone le azioni allo schema dell'osservatore. Questo motto positivista divenne il famigerato "legge e ordine" con cui sono stati macellati i poveri e i sottomessi in tutte le società occidentali.

Quando gioco a carte, inizio il gioco mescolando le carte. Mescolando le carte tendo a costruire un ordine casuale nella distribuzione delle carte dal quale si determina, mediante le scelte dei giocatori, l'ordine del gioco che tende ad un risultato finale.

Il positivismo inverte questo tipo di ordine. Data una società in cui i comportamenti sono apparentemente casuali, per il positivista è necessario comprendere le leggi che formano quella casualità al fine di modificarla in funzione del risultato finale: il controllo sociale.

Non sono i giocatori, o gli Esseri Umani, che vivono adattandosi alle condizioni di un'oggettività in essere, ma è l'oggettività in essere che viene adattata da alcuni giocatori affinché tutti gli altri giocatori, gli Esseri Umani, siano costretti a fare scelte obbligate entro regole predeterminate da alcuni.

Questo è il gioco a cui vuole giocare il positivismo: impossessarsi delle condizioni e dettare le regole. Si tratta di una necessità che Comte ha maturato nella sua frequentazione con Saint Simon e che porterà alla rottura fra i due.

In parole povere, il positivismo si assume il ruolo che nell'assolutismo cristiano era quello del dio padrone creatore del mondo e del destino degli uomini. Lo scopo filosofico del positivismo è quello di riuscire ad identificare le leggi che formano il destino degli uomini e appropriarsene. La scienza, solo la scienza che tratta i fatti per dedurne le "leggi naturali".

L'irrompere della scienza nella filosofia ha certamente fatto cambiare direzione alla filosofia, ma nello stesso tempo, limitare la filosofia nell'ambito dello sviluppo scientifico, le ha chiuso ambiti di sviluppo e le ha fatto perdere il suo ruolo di sintesi razionale dell'abitare il mondo dell'uomo.

Il rifiuto dell'assoggettamento dell'Essere Umano al dio padrone, rinchiuso dentro la teologia cristiana, è sicuramente un fatto positivo. Come è un fatto positivo indurre gli uomini a forzare la struttura del pensato della ragione attraverso l'introduzione di nuovi fattori all'interno dei quali pensare ed esercitare il proprio controllo sul mondo circostante. Ciò nonostante, va rilevato come la scienza sia solo uno strumento attraverso il quale la ragione legge l'oggettività, la ordinarla e ne elenca i singoli aspetti. L'individuo non vive la realtà attraverso la ragione, ma vive la realtà attraverso il suo apparato pulsionale. L'oggettività viene elencata attraverso il pensato della ragione e, quest'oggettività elencata, viene pensata assumendo nuovi elementi derivati dalla ricerca scientifica. Ma la ricerca scientifica ha una direzione e questa direzione è l'effetto della manipolazione esercitata sull'individuo nella prima infanzia dal Comando Sociale per mano della religione cristiana. La religione cristiana ha manipolato i bisogni dell'individuo e ha manipolato lo spazio percettivo entro il quale tali bisogni possono essere soddisfatti. Il Comando Sociale determina la direzione della ricerca scientifica che l'individuo può fare.

Nell'ideale positivista apparentemente la filosofia irrompe nella scienza. In realtà è il contrario, è la scienza che chiede di essere avallata dalla filosofia. E' la scienza che struttura la filosofia distruggendola.

La filosofia non può essere una scienza esatta. La filosofia è lo strumento soggettivo con cui l'individuo comunica ad altri individui il proprio abitare il mondo. L'elaborazione della sua percezione soggettiva del mondo. In filosofia, l'individuo non è tenuto a dimostrare l'oggetto mediante i sensi, ma è tenuto ad argomentare. Queste argomentazioni filosofiche stanno nel tempo e nelle culture e cambiano al cambiare del tempo e della cultura. Sono le condizioni di vita degli uomini, in relazione alla qualità del mondo oggettivo, che determinano la filosofia di quel tempo data una storia della filosofia, una storia della cultura e una storia biologica dello stesso pensatore. La dilatazione o l'implosione del singolo soggetto nel proprio mondo, nella propria attività di abitare il mondo in cui è nato, determinano la grandezza o la pochezza del suo discorso filosofico.

Chiudere la filosofia entro l'ambito della scienza, del fatto manifestato, è un atto che nega l'abitare il mondo da parte dell'uomo. Io non posso aspettare che Archimede scopra la formula del galleggiamento dei corpi per poter attraversare un fiume. Attraversavo un fiume da milioni di anni galleggiando, prima che Archimede scoprisse la formula del galleggiamento dei corpi.

La filosofia deve percorrere sentieri propri e la scienza deve seguire il corso del suo sviluppo. Ognuno secondo le proprie peculiarità. L'una e l'altra possono incontrarsi influirsi vicendevolmente in quanto parte di un medesimo ambito culturale, ma la filosofia ha il compito di seguire il sentiero della libertà, la scienza ha il compito di mettere ordine nel pensato della ragione!

vai indice del sito

Nel 1995 (mese più, mese meno) mi sono posto questa domanda: se io dovessi confrontarmi con i filosofi e il pensiero degli ultimi secoli, quali obiezioni e quali argomenti porterei? Parlare dei filosofi degli ultimi secoli, significa prendere una mole di materiale immenso. Allora ho pensato: "Potrei prendere la sintesi delle loro principali idee, per come hanno argomentato e argomentare su come io mi porrei davanti a quelle idee." Presi il Bignami di filosofia per licei classici, il terzo volume, e mi passai filosofo per filosofo e idea per idea. Non è certo un lavoro accademico né ha pretese di confutazione filosofica, però mi ha permesso di sciacquare molte idee generate dalla percezione alterata nel fiume del pensiero umano.

Vai all'indice della Filosofia Aperta

Marghera, 03 settembre 2012

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.