Auguste Comte (1798 – 1857)

La legge dei tre stadi

Riflessioni sulle idee del positivismo.

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185778 per chi vuole ordinare il libro

Indice Teoria della Filosofia Aperta

La filosofia della Religione Pagana.

Scrive il Bignami di filosofia (ed.1984):

1) Comte prende in esame l'umanità nel suo insieme, vista nel suo sviluppo storico e, "analizzando lo svolgersi dell'intelletto umano nelle varie sfere di attività", giunge alla conclusione che ogni speculazione e ogni conoscenza umana passa inevitabilmente attraverso tre successivi stadi teorici.

2) Questi sono "lo stadio teologico o fittizio, lo stadio metafisico o astratto, lo stadio scientifico o positivo" (legge dei tre stadi)

La legge dei tre stadi di Auguste Comte appare come una reazione ad uno dei più famosi libri di storia dell'umanità che dal V° sec. d.c. influisce sulla cultura fino al 19° sec. d.c.: "Le storie contro i pagani" di Orosio. Nessun libro di storia, in occidente, ha avuto tanta persistenza per tanti secoli e tanta influenza sulla costruzione dell'idea della storia. Ha legittimato per secoli l'assolutismo religioso cristiano nella società civile.

Per capire le affermazioni di Comte, relative alla legge dei tre stadi, è forse utile mettere in chiaro da quali concezioni della storia Comte procede per elaborare il suo concetto.

Scrive Orosio in Storie contro i Pagani (il libro è conosciuto col nome di Historiae) nel suo prologo:

Dopo che questo mondo fu creato e adornato, l'uomo, che da Dio era stato fatto giusto e immacolato, e di conseguenza il genere umano, depravato dai vizi, insozzò con i peccati la propria natura; allora una giusta punizione seguì immediatamente all'ingiusta sfrenatezza. . La sentenza di Dio, creatore e giudice, che è stata pronunciata contro l'uomo peccatore e, per colpa di lui, contro la terra, e che durerà finché gli uomini abiteranno la terra, tutti noi, seppure di mala- voglia, o la riconosciamo per vera, nell'atto stesso in cui la rifiutiamo, oppure, ammettendola, la sopportiamo: d'altra parte, è la debolezza stessa dell'uomo ad imprimere la testimonianza di ciò nelle menti ostinate di coloro che la Sacra Scrittura non è riuscita a convincere saldamente. 3. Inoltre, autori sommamente veridici insegnano con molta evidenza < che, quando il mare si riversò su tutta la terra e fu scatenato il diluvio e, ricoperto tutto il mondo dalle acque, cielo e mare divennero una sola cosa, il genere umano fu distrutto, ad eccezione di pochi, i quali per merito della loro fede si salvarono nell'arca, onde potessero conservare la specie. 4. E che casi fosse, lo attestano anche coloro i quali, pur non conoscendo il passato e Dio, autore dei tempi, tuttavia hanno intuito la verità a forza di far congetture sulle prove offerte da quelle pietre che vediamo frequentemente sui monti re- moti incrostate di conchiglie e nicchi e spesso anche incavate dalle acque. 5. E benché possano essere addotte da noi altre prove degne di essere riferite e di sicura credibilità, tutta- via sulla prevaricazione del primo uomo, sulla condanna pronunciata contro la sua generazione e la sua vita, e infine sulla perdizione di tutto il genere umano, bastino questi due argomenti che si possono ritenere fondamentali. 6. Se poi anche gli storici pagani hanno toccato con un certo ordine qualche punto delle vicende che noi esporremo, esse saranno da noi narrate più compiutamente, insieme a tutte le altre, nello stesso ordine cronologico in cui si sono presentate.

Mille e trecento anni prima della fondazione di Roma, Nino, re degli Assiri, che fu il «primo », come vogliono gli storici pagani, per la bramosia di estendere il suo dominio, portò le armi fuori della patria e passò cinquanta anni della sua vita a insanguinare tutta l'Asia con le sue guerre. 2. Egli, insorgendo dal mezzogiorno e dal Mar Rosso, devastò e soggiogò il Ponto Eusino, posto all'estremo settentrione, ed insegnò ai barbari Sciti, ancora imbelli e innocenti, a svegliare la loro sopita crudeltà, a conoscere le loro forze, a bere non più latte di pecora, ma sangue umano, e infine a vincere, mentre egli li vinceva. 3. Infine sconfisse in battaglia e uccise Zoroastro, re della Battriana, e inventore - come si tramanda - dell'arte magica. Dopo qualche tempo Nino morì colpito da una freccia, mentre assediava una città che gli si era ribellata. 4. Alla sua morte gli successe, la moglie Semiramide, che somigliava al marito nell'audacia e al figlio nell'aspetto esteriore; essa per quarantadue anni esercitò con le stragi dei popoli stranieri la sua gente, che ormai era per esperienza avida di sangue. 5. Questa donna, non contenta dei confini ereditati dal marito, che li aveva acquistati guerreggiando da solo per cinquanta anni, domò in guerra l'Etiopia, la inondò di sangue e la aggiunse al suo impero. Guerreggiò anche contro gli Indiani, nelle terre dei quali nessuno mai entrò, all'infuori di lei e Alessandro Magno. 6. In quell'epoca, perseguitare e massacrare popoli che vivevano in pace era delitto più crudele e più grave di quanto non sia ora, perché allora né presso di loro né fuori di loro c'erano ragioni per far divampare le guerre, e all'interno non erano travagliati da bramosie tanto smisurate. 7. Semiramide, infiammata di libidine, asse- tata di sangue, vivendo tra continui stupri e omicidi, fece uccidere, dopo averli dilettati giacendosi con loro, tutti quelli che aveva invitato come regina e con i quali si era comportata come una meretrice. Infine, concepito disonestamente un figlio, dapprima lo fece scelleratamente esporre, e poi ebbe con lui rapporti incestuosi, cercando di nascondere la privata ignominia col pubblico delitto. 8. Infatti ordinò che tra genitori e figli fosse lecito qualunque rapporto piacesse loro, senza avere alcun rispetto per i limiti posti dalla natura ai connubi.

Anche Cornelio Tacito, fra gli altri, narra che mille e centosessanta anni prima della fondazione di Roma quella regione confinante con 1'Arabia, che allora si chiamava Penta- poli, fu completamente arsa da un fuoco celeste. Egli dice così: 2. «Non lontano di lì ci sono le pianure, secondo quanto si tramanda, un tempo fertili e popolate da grandi città, che furono arse dalla caduta dei fulmini; rimangono tracce di questo fatto, e la terra, apparentemente solida, ha perduto ogni capacità produttiva». 3. E a questo punto, come se non ne fosse al corrente, non fa menzione di quelle città che furono arse a causa dei peccati della gente; poco dopo, però, si dimentica del suo proposito, e aggiunge: 4.« lo, come sarei disposto ad ammettere che città un tempo illustri siano state bruciate dal fuoco celeste, così ritengo che la terra sia stata infettata e corrotta dalle esalazioni del lago », 5 . Con queste parole Tacito, benché di malavoglia, ammette di sapere che quelle città furono distrutte dal fuoco (senza alcun dubbio questo accadde in punizione dei peccati dei loro abitanti), rivelando apertamente che non gli faceva difetto una sicura conoscenza dei fatti, quanto, piuttosto, la volontà di dichiararla esplicitamente. Di questo adesso tratterò io con maggiori particolari.

Tratto da "Storie contro i pagani" di Orosio edizione Lorenzo Valla 1993

Questo è in concetto di storia che viene vissuto da Comte. La Rivoluzione Francese mette in discussione questa impostazione della storia e con la legge dei tre stadi, alla presenza della provvidenza del dio padrone nella storia, Comte oppone una trasformazione sociale in cui il dio padrone, pur presente nei tre stadi di sviluppo dell'umanità sotto forma di ente incontestabile e incriticabile, viene tolto dalla centralità dello sviluppo sociale per essere relegato ad oggetto di sfondo.

Mentre Orosio, per ordine di Agostino, elabora una storia in funzione del trionfo della "città di dio" che insanguinerà l'intero medio evo fino alla Rivoluzione Francese; Comte elabora una concezione dello sviluppo umano, con la legge dei tre stadi, che diventa la premessa per il trionfo del capitalismo e della finanza sul feudalesimo.

Mentre in Orosio il dio padrone agisce nella storia mediante la chiesa cattolica, in Comte il dio padrone agisce nella storia mediante il banchiere e il capitalista. Sullo sfondo psichico la chiesa cattolica mette la provvidenza nella quale le persone devono confidare; sullo sfondo psichico Comte mette il progresso nel quale le persone devono confidare. La provvidenza e il progresso, sono gli strumenti con cui, per Orosio e per Comte, il dio padrone opera nella storia del divenire umano.

Come il prete cattolico, per la chiesa cattolica, opera ad imitazione di Gesù figlio del dio padrone, così il capitalista e il banchiere opera ad imitazione del dio padrone della bibbia in un delirio operativo di onnipotenza e di impunità.

Sia Orosio che Comte hanno come inizio, da cui far discendere la storia, la creazione del dio padrone e la cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre. Mentre per Orosio tutto è perversione, sangue e strage nell'attesa dell'avvento di Gesù e del cristianesimo, per Comte si sviluppa un primitivismo esistenziale, in seguito alla cacciata dal paradiso, prologo dell'avvento della società positiva.

Gli stadi di sviluppo dell'umanità che portano all'avvento del capitalismo o positivismo sociologico si possono riassumere in questo modo:

Il primo stadio è lo stato teologico dell'umanità che comprende la costruzione del feticismo e in cui "spontaneamente" le società assumono i caratteri di regimi teologici e militari.

Scrive Comte in Corso di filosofia positiva ed. Mondadori 2009 a pag. 457

Altri filosofi, più vicini, a questo riguardo, all'autentico spirito scientifico, pur ammettendo la progressione evidente e necessaria dal feticismo al poIiteismo e poi al monoteismo, senza la quale lo sviluppo generale dell'umanità sarebbe essenzialmente inintelligibile, sono caduti, a loro volta, in un errore inverso al precedente, il quale, se pure molto meno grave, merita tuttavia di essere sommariamente segnalato al fine di prevenire, per quanto possibile, ogni deviazione da questo termine primordiale, la cui alterazione ricadrebbe naturalmente su tutto il resto della serie sociale. Questo errore secondario consiste nel considerare che il feticismo non abbia strettamente caratterizzato il regime mentale primitivo, nel senso che questo primo stato, per quanto rozzo, sarebbe stato comunque preceduto da un'infanzia ancor più imperfetta, in cui l'uomo, esclusivamente preoccupato della sua troppo difficile conservazione, non presenterebbe che un'esistenza del tutto materiale, senza alcun interesse per le opinioni speculative, perfino ridotte al grado più elementare e più spontaneo: tali sarebbero, per esempio, ancor oggi, gli sfortunati abitanti della terra del Fuoco, di varie parti dell'Oceania, di alcune parti della costa nord-occidentale dell'America, ecc.

Per Comte il primo stadio dello sviluppo umano, altro non è che una propria proiezione soggettiva dell'idea feticistica propria del cristianesimo e del cattolicesimo proiettata in maniera arbitraria su un primitivismo arbitrario nel quale il fideista cristiano immagina, come un novello Orosio, l'assenza di intelligenza nell'abitare il mondo.

In questo stadio di sviluppo dell'uomo per Comte, come per Orosio, nasce l'organizzazione militare per massacrare e macellare i popoli. Feticismo, macello dei popoli, trogloditismo, condizione mentale primitiva manifestata dall'uomo dopo la cacciata dal paradiso terrestre.

La seconda parte del primo stadio è rappresentato dall'avvento del politeismo. In sostanza, per Comte, le società umane passano dal feticismo, totemismo o animismo ad una forma "superiore" di religione qual è il politeismo. Questo metodo becero di considerare la religione, nasce dall'ideologia assolutista cristiana che proietta la sua superstizione come superstizione generale dei popoli dalla creazione ad oggi. I popoli hanno sempre trattato, dice il cristianesimo, gli Dèi come la chiesa cattolica ha trattato il suo dio personale. I popoli erano talmente "beceri" da pensare con le stesse categorie mentali della chiesa cattolica e di giustificare il loro essere soggetti religiosi, con le medesime motivazioni con cui la chiesa cattolica giustifica la sua religione.

Per Comte, come la chiesa cattolica impone la propria religione mediante il terrore e la paura, così i popoli antichi costruirono la loro religione feticistica, animistica o totemica, per la paura della morte e in una ricerca ossessiva dell'eternità. Ciò che crede per fede Comte viene proiettato da Comte come realtà oggettiva di un passato che genera il presente in cui Comte legittima le sue credenze fideistiche.

Il secondo stadio di evoluzione dell'umanità della legge di Comte è lo stadio metafisico delle società umane in cui le sue farneticazioni deliranti raggiungono gradi elevati di allucinazione patologica là dove afferma a pag.700-701:

Nello stesso modo abbiamo riconosciuto, per ciò che riguarda la questione temporale, che, per quanto potente possa sembrare l'attività militare del medioevo, paragonandola a quella di epoche successive, nel passaggio dallo stato romano a quello feudale, lo spirito guerriero aveva dovuto subire un cambiamento fondamentale nella sua influenza politica e morale il cui primitivo potere sarebbe ormai diminuito rapidamente, sia a causa dei continui ostacoli posti necessariamente dalla natura generale del sistema monoteista, sia perché l'importanza dello scopo difensivo, l'unico che gli restava, appariva temporanea e gradualmente decrescente. è dunque solamente nell'antichità che bisogna porre la reale durata del pieno ascendente o del libero sforzo della filosofia puramente teologica, e dell'attività francamente militare, allo sviluppo delle quali tutto allora naturalmente concorreva: ambedue, infatti, ricevettero durante tutto il medioevo, gravi attacchi che sarebbero stati seguiti ben presto da un'inevitabile decadenza. Noi abbiamo perfino constatato, nel capitolo precedente, che la valutazione totale più esatta del regime monoteista, proprio a questa fase transitoria dell'evoluzione sociale, consiste dopo tutto nel concepirlo come il risultato di un primo, grande tentativo dell'umanità di costruire direttamente e generalmente un sistema razionale e pacifico. Sebbene tale tentativo troppo prematuro abbia essenzialmente fallito il suo scopo principale, sia a causa di una situazione ancora molto sfavorevole, sia, soprattutto, in séguito alla totale insufficienza della sola filosofia che avrebbe potuto condurre allora una simile operazione, esso ha tuttavia guidato felicemente la parte migliore dell'umanità nella sua grande trasformazione finale, sia affrettando la disgregazione naturale del sistema teologico e militare, sia assecondando il sorgere spontaneo dei principali elementi di un nuovo sistema; in modo da permettere, infine, l'immediata e riuscita ripresa dell'opera immensa della riorganizzazione fondamentale, quando questi due preparativi fossero stati completati in modo conveniente, come possiamo chiaramente constatare che comincia a verificarsi oggi, tra i popoli più responsabili. Partendo dal punto veramente notevole al quale è giunta ormai la nostra valutazione storica, lo studio generale di una tale trasformazione deve ora costituire l'oggetto essenziale di ogni ulteriore analisi, al fine di giudicare con esattezza, sotto tutti e due gli aspetti, le diverse ed inevitabili conseguenze degli impulsi scaturiti naturalmente, durante il medioevo, dall'insieme del regime cattolico e feudale, e diretti alla rigenerazione totale delle civiltà umane.

Tratto da Comte in Corso di filosofia positiva ed. Mondadori 2009 a pag. 700-701

Comte sta seguendo il filo della storia raccontato da Orosio estendendolo al medioevo senza nessuna distinzione fra il proprio desiderio e i fatti reali. Questo diventerà il metodo della sociologia che non consisterà nello studio delle società, ma nello studio con cui ci si appropria, si distrugge o si orienta una società.

L'esaltazione del cristianesimo gli serve per esaltare il capitalismo. Quella forma di "progresso" che elabora partendo da Saint Simon. L'aspirazione alla pace come sistema in cui perpetrare lo sfruttamento degli uomini senza che nessuno si ribelli, è l'ideale supremo del capitalismo come era l'ideale supremo del cristianesimo la pace degli uomini sottomessi all'odio del loro dio padrone. La disgregazione del cristianesimo avviene per "invidia" e Comte nella lezione LV, del Corso di Filosofia Positiva, fa una fantasiosa ricostruzione del processo storico che porta a disgregare il controllo sociale della chiesa cattolica fino alla Rivoluzione Francese. Alcune farneticazioni comtiane sono talmente aberranti e slegate dalla realtà storica da essere relegate in confini da patologia psichiatrica. Dove le conclusioni del corso di filosofia positiva di Comte dimostrano il vicolo cieco in cui la sua "costruzione positivistica" si è infilata quando avrebbe dovuto, almeno in parte, dimostrare i principi di una fase scientifica o positiva a cui l'umanità sarebbe pervenuta nel superamento dello stadio metafisico.

Dice Comte pag. 1360 – 1361 riprendendo le idee degli enciclopedisti nelle quali ripiega per cercare il proprio fallimento positivista:

Dopo essere dapprima passati alla scienza dell'animalità, se si affrontano infine le più alte speculazioni positive, elevandosi direttamente fino alle funzioni morali e intellettuali dell'apparato mentale, non si tarda affatto a sentire l'inevitabile irrazionalità di tale costruzione scientifica. Infatti, il caso più decisivo, soprattutto da questo punto di vista, non potrebbe essere convenientemente trattato che subordinandone lo studio alla scienza successiva dello sviluppo sociale, secondo i motivi già indicati in questo capitolo per dimostrare l'impossibilità completa di una soddisfacente valutazione della nostra natura intellettuale finché si resta dal punto di vista individuale, essenzialmente sterile, in qualsiasi modo possa essere istituito. L'evoluzione fondamentale del metodo positivo è dunque necessariamente incompleta finché essa non si estenda sufficiente- mente al solo studio veramente finale, lo studio dell'umanità, nei confronti del quale tutti gli altri, anche quelli dell'uomo propriamente detto, potrebbero costituire solo indispensabili preliminari, e che è spontaneamente destinato ad esercitare su questi un'universale preponderanza, tanto logica quanto scientifica, come abbiamo già riconosciuto. Anzitutto, è unicamente così che il senso generale delle leggi naturali può acquistare uno sviluppo decisivo, applicandosi infine ai casi in cui l'irrevocabile eliminazione delle volontà arbitrarie e delle entità chimeriche presenta la massima importanza e insieme la massima difficoltà. Nello stesso tempo, nulla potrebbe essere adatto ad estinguere interamente l'antico assoluto filosofico quanto uno studio direttamente istituito per rivelare le leggi generali della variazione continua delle opinioni umane. Abbiamo spesso constatato che tale scienza comporta più di qualsiasi altra l'impiego capitale, tanto legittimo quanto esteso, delle considerazioni a priori, sia in base alla sua vera posizione enciclopedica che la fa dipendere da tutte le scienze preliminari, sia in virtù della perfetta unità che caratterizza naturalmente il suo oggetto, sia a causa della completezza dei suoi mezzi logici.

Di tutte le premesse sfavillanti del pensiero positivista comtiano non rimane nulla.

La scienza si svilupperà massicciamente,ma la scienza non sostituisce né l'abitare il mondo né la volontà con cui gli individui trasformano continuamente la loro esistenza. La scienza descrive mentre l'uomo, anche in mancanza di descrizione scientifica, pur confondendo la realtà relegandone la descrizione in forme patologiche o illusorie, risponde alle sollecitazioni del mondo e nel mondo immette le proprie azioni che si trasformano in fenomeni sociali.

Rimane il delirio di onnipotenza del dio padrone di Comte. Come il dio della bibbia macella gli uomini per il suo divertimento; come la chiesa cattolica macella gli uomini per riaffermare che "ogni ginocchio si pieghi a cristo", così il dio padrone capitalista e banchiere si riterranno in diritto di macellare l'umanità trasformando le persone in uomini-merce. Sia nelle miniere che nelle fabbriche, nella devastazione del territorio e nell'inquinamento, nelle guerre per la supremazia al fine di commerciare armi e all'impunità del mondo finanziario al traffico di eroina e cocaina ai giorni nostri.

Il delirio pseudo evoluzionistico di Comte ha legittimato solo il genocidio. Ha cambiato l'agente a cui spetta il diritto di macellare l'umanità, ma non il concetto secondo cui l'umanità può essere macellata. Ha cambiato le finalità per cui macellare l'umanità, ma il macello dell'umanità è, comunque, l'elemento centrale nella filosofia positivista.

E' in quest'ottica che il positivismo manipolerà la storia, legittimando il genocidio, fino ai giorni nostri. Il diverso sarà rinchiuso nei manicomi, i colonialisti macelleranno i popoli "primitivi", il nazionalismo li porterà alla guerra e gli interessi capitalistici e finanziari si preoccuperanno che la conflittualità porti loro del profitto sotto forma di potere di controllo dei popoli. Lo stesso profitto che pretendeva il dio della bibbia è il profitto che viene imposto come finalità del progresso comtiano. Come il dio della bibbia e il Gesù dei cristiani volevano accumulare ricchezza sotto forma di uomini sottomessi ed obbediente, così, la struttura finanziaria e imprenditoriale, trae profitto dalla quantità di uomini sottomessi ed obbedienti.

In fondo, non esiste nessuna differenza fra l'impostazione ideologica di Orosio e quella di Comte. Ci sono solo milletrecento anni di storia del bisogno umano di libertà a cui Comte, come Orosio nel suo tempo, impone il sigillo filosofico della schiavitù contro i principi di uguaglianza, libertà e fraternità della Rivoluzione Francese.

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Nel 1995 (mese più, mese meno) mi sono posto questa domanda: se io dovessi confrontarmi con i filosofi e il pensiero degli ultimi secoli, quali obiezioni e quali argomenti porterei? Parlare dei filosofi degli ultimi secoli, significa prendere una mole di materiale immenso. Allora ho pensato: "Potrei prendere la sintesi delle loro principali idee, per come hanno argomentato e argomentare su come io mi porrei davanti a quelle idee." Presi il Bignami di filosofia per licei classici, il terzo volume, e mi passai filosofo per filosofo e idea per idea. Non è certo un lavoro accademico né ha pretese di confutazione filosofica, però mi ha permesso di sciacquare molte idee generate dalla percezione alterata nel fiume del pensiero umano.

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Marghera, 08 settembre 2012

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.