Schizofrenia, paranoia e nevrosi come modello della fede cristiana

Enciclica Lumen Fidei
quindicesima parte

Joseph Ratzinger (Benedetto XVI) (1927 - -)

Mario Bergoglio (Francesco) (1936 - -)

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185815

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Enciclica Lumen Fidei quindicesima parte

Schizofrenia, paranoia e nevrosi sono i modelli della fede cristiana

Nell'enciclica Lumen Fidei Ratzinger e Bergoglio adottano il metodo dell'enfasi delirante come metodo per affermare un vuoto emotivo assoluto che viene colmato con manifestazione di certezze che sono ben riconosciute in psichiatria.

Già abbiamo visto questo delirio psichiatrico da malattia schizofrenica, nevrotica e paranoica espressa nell'enciclica Spe Salvi.

Vedi, ad esempio:

http://www.stregoneriapagana.it/spesalvi02.html

Il malato paranoico o schizofrenico è molto attivo nel suo tentativo di dimostrare che le sue certezze, idee manifestate mediante la sua malattia, siano certezze oggettive a cui l'ascoltatore deve adeguarsi e riconoscere come dati di realtà.

Scrivono Ratzinger e Bergoglio nell'enciclica Lumen Fidei:

17. Ora, la morte di Cristo svela l'affidabilità totale dell'amore di Dio alla luce della sua Risurrezione. In quanto risorto, Cristo è testimone affidabile, degno di fede (cfr Ap 1,5; Eb 2,17), appoggio solido per la nostra fede. « Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede », afferma san Paolo (1 Cor 15,17). Se l'amore del Padre non avesse fatto risorgere Gesù dai morti, se non avesse potuto ridare vita al suo corpo, allora non sarebbe un amore pienamente affidabile, capace di illuminare anche le tenebre della morte. Quando san Paolo parla della sua nuova vita in Cristo, si riferisce alla « fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me » (Gal 2,20). Questa "fede del Figlio di Dio" è certamente la fede dell'Apostolo delle genti in Gesù, ma suppone anche l'affidabilità di Gesù, che si fonda, sì, nel suo amore fino alla morte, ma anche nel suo essere Figlio di Dio. Proprio perché Gesù è il Figlio, perché è radicato in modo assoluto nel Padre, ha potuto vincere la morte e far risplendere in pienezza la vita. La nostra cultura ha perso la percezione di questa presenza concreta di Dio, della sua azione nel mondo. Pensiamo che Dio si trovi solo al di là, in un altro livello di realtà, separato dai nostri rapporti concreti. Ma se fosse così, se Dio fosse incapace di agire nel mondo, il suo amore non sarebbe veramente potente, veramente reale, e non sarebbe quindi neanche vero amore, capace di compiere quella felicità che promette. Credere o non credere in Lui sarebbe allora del tutto indifferente. I cristiani, invece, confessano l'amore concreto e potente di Dio, che opera veramente nella storia e ne determina il destino finale, amore che si è fatto incontrabile, che si è rivelato in pienezza nella Passione, Morte e Risurrezione di Cristo.

Orfeo va negli inferi: Orfeo ci racconta una realtà oggettiva?

Ercole discende negli inferi: Ercole ci racconta di una realtà oggettiva?

Ulisse va negli inferi: Ulisse ci racconta di una realtà oggettiva?

Esculapio fa risorgere i morti: Esculapio ci racconta di una realtà oggettiva?

"E Tu ci salvasti in eterno con il sangue versato... " (Scritta nel Mitreo di Santa Prisca relativa all'uccisione del Toro da parte di Mitra da cui è tratto il "mito" salvifico del criminale Gesù dei cristiani).

E' forse una realtà oggettiva?

Infatti: se Ulisse non è emerso nel ritorno dagli inferi, vana è la fede dei cristiani, ma come faccio io a sapere se davvero Ulisse è emerso dagli inferi? Pertanto, come faccio a sapere quanto vana sia la mia fede in chi proclama che il criminale Gesù è emerso dagli inferi come affermano i cristiani attraverso la farneticazione dell'Apocalisse citata da Ratzinger e Bergoglio:

"Giovanni alle sette chiese dell'Asia: grazie a voi e pace da parte di colui che è e che era e che viene, e da parte dei sette Spiriti che sono davanti al trono di lui, e da parte di Gesù cristo, il testimone fedele, il primogenito fra i morti, il principe dei re della terra."

Apocalisse 1, 5-6

Oppure, ancora, nella farneticazione demenziale di Paolo di Tarso, citato da Ratzinger e Bergoglio:

"...perché egli doveva dunque essere fatto simile in tutto ai suoi fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e fedele nelle cose che spettano a dio, affinché fossero espiate le colpe del popolo, poiché per avere egli sofferto ed essere stato provato, per questo può venire in aiuto a coloro che sono nella prova."

Paolo di Tarso, lettera agli Ebrei 2, 17-18

Da cui si deduce la truffa proposta da Paolo di Tarso al fine di criminalizzare e colpevolizzare le persone che non credendo mettono in dubbio le affermazioni demenziali di Paolo di Tarso. Lo scrive Paolo di Tarso, nella prima lettera ai Corinti citata da Ratzinger e Bergoglio:

"Che se cristo non è risorto, è vana la vostra fede, e voi siete ancora nei vostri peccati; e anche coloro che si sono addormentati nel cristo, sono dunque perduti. Che se speriamo nel cristo, solamente per questa vita, siamo i più miserevoli di tutti gli uomini."

Paolo di Tarso, 1^ lettera Corinti 15, 17-19

Mentre il disperato educato alla paranoia, alla schizofrenia, alla nevrosi e ai deliri del cristianesimo afferma come Ratzinger e Bergoglio:

"..Se l'amore del Padre non avesse fatto risorgere Gesù dai morti, se non avesse potuto ridare vita al suo corpo, allora non sarebbe un amore pienamente affidabile, capace di illuminare anche le tenebre della morte..."

Zeus, padre della vita nella Natura, fulmina Asclepio. Asclepio aveva fatto rinascere Capaneo, Licurgo, Glauco, Ippolito, ecc., eppure, Zeus fulmina Asclepio. Perché? Perché tutte queste persone avevano fatto tanta fatica per trasformarsi in un dio che, riportarle alla vita fisica, comportava uccidere il dio che avevano costruito con tanta fatica. Uccidere l'immortale che erano diventati per ricondurli alla mortalità. Al contrario, i cristiani, la cui vita di sottomissione e fede porta a distruggere la loro possibilità ci costruire il dio dentro di loro, anelano a ritornare nella carne per avere una seconda opportunità mentre agiscono assecondando la loro autodistruzione.

E' necessario partire dalla disperazione che il cristiano, attraverso la propria vita, ha costruito per capire il suo desiderio di risorgere nella carne e avere un'altra possibilità. Gli uomini che hanno costruito il loro corpo luminoso nel corso della loro vita, desiderano morire quando ritengono che non possono più aggiungere nulla alle loro trasformazioni emotive. Desiderano morire come desidera morire il feto: per nascere in una condizione diversa.

Questa disperazione è ben documentata anche nella citazione che Ratzinger e Bergoglio traggono da Paolo di Tarso nella sua lettera ai Galati:

"Vivo ma non più io, bensì è cristo che vive in me. Che se adesso vivo nella carne, vivo però nella fede del figlio di dio che mi ha amato e per me ha donato se stesso. Io non rigetto come cosa vana la grazia di dio: se infatti la giustizia si ottiene mediante la legge, allora cristo è morto invano".

Paolo di Tarso, lettera ai Galati 2, 20-21

Che dimostra come la disperazione di Paolo di Tarso diventa alibi e "autoritas" che giustifica la disperazione di Ratzinger e Bergoglio.

La fede che suppone l'affidabilità di Gesù è il meccanismo del truffatore professionista: come può il truffatore truffare la preda di turno se la preda di turno diffida del truffatore? E' necessario che la preda abbia fede nel truffatore e dopo una vita, in cui la preda è stata truffata dal truffatore della vita stessa, la disperazione del fallimento esistenziale si trasforma in disperazione speranzosa che forse non tutto era una truffa: qualcosa di vero ci doveva essere! E quando il truffato, come fa Ratzinger e Bergoglio, deve supporre che il truffatore che gli ha derubato la vita sia affidabile, allora la truffa ha raggiunto la sua gloria e la sua apoteosi: si è impossessata della vita del fedele derubandolo dell'intera esistenza.

Ammalati di onnipotenza, Ratzinger e Bergoglio si pensano il dio che agisce e nell'agire devono trovare il loro dio padrone dietro ad ogni azione che avviene nel mondo privando il mondo e gli "oggetti" che lo compongono della loro intelligenza, della loro volontà, della loro consapevolezza che li induce all'azione in una continua modificazione del presente. Ratzinger e Bergoglio devono privare gli "oggetti" del mondo di tutte le loro qualità che riconosciamo ad ogni singolo dio per ridurre il mondo ad un becero materialismo creazionista in cui la materia, madre e datrice di vita che costituisce ogni vivente, viene offesa e ingiuriata.

Scrive lo psichiatra Silvano Arieti:

Se noi chiediamo a degli schizofrenici gravi di spiegare perché credono alle loro strane idee nonostante la mancanza di prove, essi non cercano di dimostrare la validità delle loro idee [NOTA MIA: come ad esempio fa Ratzinger e Bergoglio sul suo dio padrone, su Gesù padrone, sul suo concetto di padre o sulla truffa mascherata col termine "amore"]. Essi non ricorrono alla paleologica, come fanno i pazienti meno regrediti. Quasi invariabilmente essi danno la risposta seguente: "Io so", intendendo: "Io so che è così". L'opinione del paziente è ben più di una convinzione tenace; essa è una certezza. Una cosa che egli sa o una cosa su cui ha delle idee è per lui equivalente a qualcosa che esiste, quasi come se egli volesse realizzare gli assunti dell'idealismo filosofico."

Tratto da: Silvano Arieti "Il sé intrapsichico" editore Boringhieri 1969 a pag. 296

La descrizione che fa lo psichiatra Arieti si adatta al passaggio della Lumen Fidei in cui Ratzinger e Bergoglio appaiono spacciare la schizofrenia come la manifestazione della realtà del suo dio padrone.

La malattia mentale, come patologia da curare, era già stata sottolineata come elemento caratterizzante dell'enciclica di Ratzinger Spe Salvi nel 2007. Vedi: http://www.stregoneriapagana.it/spesalvi05.html

E ancora era stata sottolineata in:

http://www.stregoneriapagana.it/spesalvi02.html

Questo anche se tutta l'enciclica Spe Salvi del 2007 era focalizzata sulla giustificazione della malattia mentale dell'onnipotenza ratzingersiana che sottolineava la sua disperazione esistenziale.

Vedi il commento all'enciclica Spe Salvi:

http://www.stregoneriapagana.it/ratzinger_enciclica_spe_salvi.html

Scrivono Ratzinger e Bergoglio nell'enciclica Lumen Fidei:

18. La pienezza cui Gesù porta la fede ha un altro aspetto decisivo. Nella fede, Cristo non è soltanto Colui in cui crediamo, la manifestazione massima dell'amore di Dio, ma anche Colui al quale ci uniamo per poter credere. La fede, non solo guarda a Gesù, ma guarda dal punto di vista di Gesù, con i suoi occhi: è una partecipazione al suo modo di vedere. In tanti ambiti della vita ci affidiamo ad altre persone che conoscono le cose meglio di noi. Abbiamo fiducia nell'architetto che costruisce la nostra casa, nel farmacista che ci offre il medicamento per la guarigione, nell'avvocato che ci difende in tribunale. Abbiamo anche bisogno di qualcuno che sia affidabile ed esperto nelle cose di Dio. Gesù, suo Figlio, si presenta come Colui che ci spiega Dio (cfr Gv 1,18).La vita di Cristo - il suo modo di conoscere il Padre, di vivere totalmente nella relazione con Lui - apre uno spazio nuovo all'esperienza umana e noi vi possiamo entrare. San Giovanni ha espresso l'importanza del rapporto personale con Gesù per la nostra fede attraverso vari usi del verbo credere. Insieme al "credere che" è vero ciò che Gesù ci dice (cfr Gv 14,10; 20,31), Giovanni usa anche le locuzioni "credere a" Gesù e "credere in" Gesù. "Crediamo a" Gesù, quando accettiamo la sua Parola, la sua testimonianza, perché egli è veritiero (cfr Gv 6,30). "Crediamo in" Gesù, quando lo accogliamo personalmente nella nostra vita e ci affidiamo a Lui, aderendo a Lui nell'amore e seguendolo lungo la strada (cfr Gv 2,11; 6,47; 12,44).

Per permetterci di conoscerlo, accoglierlo e seguirlo, il Figlio di Dio ha assunto la nostra carne, e così la sua visione del Padre è avvenuta anche in modo umano, attraverso un cammino e un percorso nel tempo. La fede cristiana è fede nell'Incarnazione del Verbo e nella sua Risurrezione nella carne; è fede in un Dio che si è fatto così vicino da entrare nella nostra storia. La fede nel Figlio di Dio fatto uomo in Gesù di Nazaret non ci separa dalla realtà, ma ci permette di cogliere il suo significato più profondo, di scoprire quanto Dio ama questo mondo e lo orienta incessantemente verso di Sé; e questo porta il cristiano a impegnarsi, a vivere in modo ancora più intenso il cammino sulla terra.

Ho certamente fiducia nell'architetto che progetta un ponte, ma tale fiducia la verifico verificando l'efficienza dell'opera. Come per il Ponte Calatrava o Ponte della Costituzione di Venezia. Si è posta fiducia nell'ingegnere Calatrava, ma tale fiducia si è rivelata mal riposta.

A differenza della fede nel dio padrone o nel Gesù padrone, l'opera dell'architetto Calatrava rientrava sotto i sensi e la verifica era nell'ambito dei sensi. Al contrario, Ratzinger e Bergoglio affermano qualche cosa che deve, secondo loro, ricadere sotto i sensi (l'azione dell'uomo come risposta alle affermazioni di Gesù) mentre la verifica è spostata fuori dai sensi e in condizioni che non solo non appartengono all'uomo, ma peggio, appartengono a condizioni in cui tali affermazioni non sono state fatte.

Io sono esperto nelle cose del dio padrone. Sono esperto perché conosco come questo criminale costruisce la schiavitù fra gli uomini. Conosco come questo criminale distrugga il divenire nell'infinito dei mutamenti dell'uomo (affinché non colga dall'albero della vita ne mangi e diventi un DIO - Genesi...). Sono esperto e il mio essere esperto viene verificato dalle stragi messe in atto nella storia dalle farneticazioni di chi si identifica con l'onnipotenza del dio padrone.

Dice Ratzinger e Bergoglio:

Abbiamo anche bisogno di qualcuno che sia affidabile ed esperto nelle cose di Dio.

A questo risponde Silvano Arieti:

Il paranoico è qualcuno che dapprima è in preda a un desiderio inconscio, o più che a un desiderio, a un bisogno impellente, di credere in qualcosa che non è sostenuto dalla logica abituale. Ciò in cui egli deve credere è per lui di grande importanza, poiché questa fede ridà un significato alla sua vita altrimenti caratterizzata da ciò che egli vuole negare: vuoto, mancanza di affermazioni nonostante le aspettative, colpa, crudeltà, e insuccesso nell'avere e nel ricambiare amore e affetto. Ciò in cui il paziente ora crede può riguardare un grande amore che deve realizzare, o una grande missione che deve portare a termine, o un grande odio che deve giustificare e tradurre in atto. Può darsi che questa sua fede abbia a che fare con qualche sofferenza ingiusta che egli deve vendicare, oppure con la propria persecuzione che egli deve scoprire e denunciare apertamente. Questi nuclei di concetti-sentimenti diventano dominanti e vengono trasformati in certezze, nonostante che esse sembrino agli altri prive di prove a loro conferma. Il paziente non ricorre a fenomeni regressivi evidenti per dimostrare a sé stesso e agli altri che quanto egli crede è vero. Egli non vive l'intuizione psicotica dello schizofrenico paranoide: quell'illuminazione improvvisa che è il risultato dell'accettazione di forme paleologiche. Il paranoico comincia con l'accettare come verità innegabili alcune premesse. Queste verità, tuttavia, devono essere difese scoprendo dei nessi nascosti e svelando un piano, un complotto o una struttura che non era visibile. Il paziente si dà a raccogliere il materiale che proverà le sue affermazioni. Egli si abbandona a investigazioni prolungate ed elaborate, e poco per volta stabilisce dei nessi tra le cose, fino a creare un sistema ben strutturato che consiste, in realtà, in interpretazioni errate e in deformazioni.

Queste deformazioni sono razionalizzate così bene da dare al profano, e talvolta anche allo psichiatra, l'impressione che il paziente sia perfettamente sano. Egli anzi sembra una persona molto intelligente che è riuscita a trovare dei rapporti tra cose e fatti che alle persone più ingenue sembravano slegati. Come riesce il paziente a trovare questi rapporti? Come si è già detto, egli non ricorre alla paleologica, o a una confusione tra l'identità e la somiglianza. Diversamente dallo schizofrenico, egli segue soltanto dei meccanismi basati sul processo secondario. Nell'esaminare le varie possibilità che potrebbero spiegare un determinato fatto, egli seleziona e accetta come vere quelle che si adattano al suo sistema complessivo o alla sua opinione preconcetta. Egli può vedere degli indizi e delle possibilità come prove sicure, così che ciò che dovrebbe restare un'ipotesi diventa un fatto, se si adatta alla nozione preconcetta. In tal modo il desiderio inconscio e il bisogno impellente di credere ricevono l'appoggio di uno schema cognitivo.

Nota mia : il termine "paleologico" è un termine usato da Arieti per definire quello che lui considera il linguaggio primitivo all'interno della sua visione di creazionismo cristiano (per cui primitivismo post-creazione divina) proprio della filosofia positivista in cui ha articolato il suo pensiero. In questo stanno i limiti del pensiero di Silvano Arieti.

Tratto da: Silvano Arieti "Il sé intrapsichico" editore Boringhieri 1969 da pag. 302 a pag. 303

In questa condizione di malattia psichiatrica Ratzinger e Bergoglio traggono le certezze della loro fede che altro non è che una manifestazione della loro malattia. Malattia psichiatrica costruita mediante l'educazione cristiana che, una volta fissata ideologicamente, viene diffusa ed imposta ai bambini per renderli dipendenti da forme di malattia psichiatrica come quelle che attraversano Ratzinger e Bergoglio.

La conferma che le affermazioni di Ratzinger e Bergoglio sono il prodotto di una malattia psichiatrica è desunto anche dalla citazione che nell'enciclica Lumen Fidei è proposta da Ratzinger e Bergoglio.

Essi citano il Vangelo di Giovanni 1, 18 che dice letteralmente:

"Il dio padrone nessuno l'ha mai visto; il dio padrone unigenito, che è nel seno del padre, egli lo rivelò."

Dunque, in cambio dell'accettazione della fede che condiziona la vita degli uomini rendendola "uno schifo" che ricade sotto i sensi, Ratzinger e Bergoglio propongono una farneticazione supportata da una farneticazione di Giovanni le cui elucubrazioni appartengono al regno della fantasia quale prodotto di stati psichiatrici individuati nella paranoia, nella schizofrenia e nelle nevrosi.

Ciò che non c'è, perché nessuno lo ha mai visto, deve essere posto a fondamento di ciò che c'è come condizione alla vita dell'uomo. Non siamo nel campo delle ipotesi, siamo nel campo della violenza psicologica che quando è imposta all'infanzia vede la Polizia di Stato omettere i propri doveri di protezione dei cittadini più fragili.

Anche le altre citazioni dal vangelo di Giovanni usate da Ratzinger e da Bergoglio manifestano un tentativo di legittimare il loro delirio. Usano Giovanni come se fosse un'autorità in materia e non un ammalato loro consimile. Il fatto che un individuo fosse psicologicamente malato 2000 anni or sono non cambia i termini con cui la medesima malattia si esprime.

"Non credi che io sono nel padre [dio padrone] e il padre [dio padrone] in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me, ma il padre [dio padrone] fa le sue opere dimorando in me. Credete a me che io sono nel padre [dio padrone] e il padre [dio padrone] in me; se no, credetelo per le opere stesse."

Vangelo Giovanni 14, 10-11

E' manifestazione del delirio di onnipotenza in cui il paziente schizofrenico dice allo psichiatra: "Non credi che io sono nel dio padrone e che il dio padrone è in me?". Abbiamo osservato spesso come nella società civile attuale molti omicidi vengono messi in essere da persone malate di schizofrenia a cui il dio padrone o il demonio ha detto loro di agire e come agire. Questi delitti avvengono perché la psichiatria non ha mai messo sotto processo psichiatrico le affermazioni di Gesù permettendo ai cristiani di diffondere tale malattia fra i bambini che, una volta adulti, trovano del tutto normale commettere delitti per ordine del loro dio padrone.

Le farneticazioni a cui Ratzinger e Bergoglio fanno riferimento continuano:

"veramente Gesù, davanti ai suoi discepoli, fece molti altri prodigi che non sono scritti in questo libro. E questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il cristo, il figlio di dio [dio padrone], e credendo abbiate la vita nel suo nome."

Vangelo di Giovanni 20, 30-31

A Giovanni interessa attizzare la fantasia del lettore che immagina infiniti prodigi. Come le farneticazioni che Quadrato scrisse all'imperatore Adriano asserendo che persone resuscitate da Gesù vivevano ancora a Gerusalemme.

E ancora citano Ratzinger e Bergoglio:

"Gli dissero: "E che prodigio fai tu, perché noi posiamo vedere e credere a te? che opere fai? I nostri padri mangiarono la manna nel deserto come sta scritto: "diede loro a mangiare un pane venuto dal cielo"."

Vangelo di Giovanni 6, 30-31

E i prodigi millantati da Giovanni si traducono in trucchi sofistici conchiusi nella retorica del truffatore e dell'imbonitore da quattro soldi (se non fosse per il terrore e la violenza con cui ha insanguinato la storia dell'uomo).

"In verità, in verità vi dico..." e così inizia la truffa del truffatore, che continua:

"Io sono il pane della vita: chi viene a me non avrà più fame, e chi crede in me non avrà più sete."

Vangelo di Giovanni 6, 35

Serve un "prodigio" riconosciuto dalle masse. Un'azione che prima di lui fu compiuta da Dioniso. Un vero prodigio. Trasformare l'acqua in vino. E l'imbonitore truffatore diventa "autoritas" per Ratzinger e Bergoglio che citano a conferma della loro fede:

"Così a Cana in Galilea, Gesù diede inizio ai suoi prodigi e manifestò la sua gloria. E i suoi discepoli credettero in lui."

Vangelo di Giovanni 2, 11

L'acqua in vino e la moltiplicazione dei pani e dei pesci che nell'immaginario popolare diventeranno "montagne di polenta e mari di tocio" servono ad alimentare la strategia cristiana per ridurre le persone alla povertà, alla miseria e all'indigenza: strategia di distruzione sociale che verrà fatta propria da gesuiti e frati francescani.

Per costruire la miseria sociale, la povertà, che sarà beatificata dal miliardario dio padrone dei cristiani, Ratzinger e Bergoglio citano:

"In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna."

Vangelo di Giovanni 6, 47

Il che significa esattamente: "Signori e signori al vostro stupore vi offro due piatti al prezzo di tre piatti. Non perdete questa occasione che quattro piatti pagate e un piatto io vi offro. Sei piatti signora? Aggiudicato alla signora che paga sei piatti per averne uno. Lei signora ha vinto un premio avendo fede in questa promozione...."

E come il piazzista che deve vendere il proprio prodotto avariato, Ratzinger e Bergoglio, citando Giovanni affermano:

"Ma Gesù gridò: "Chi crede in me non crede in me, ma in colui che mi ha mandato; e chi vede in me, vede in colui che mi ha mandato. Io sono venuto come luce nel mondo, perché chiunque crede in me non resti nelle tenebre. E se uno ascolta le mie parole e non le custodisce, non sono io a giudicarlo, perché non sono venuto a giudicare il mondo, ma a salvare il mondo. Chi mi rifiuta e non riceve le mie parole ha chi lo giudica; la parola che ho detto sarà essa a giudicarlo nell'ultimo giorno. perché io non ho parlato per mio conto, ma per il padre [dio padrone] che mi ha mandato, lui mi ha comandato che cosa dire e cosa annunciare. E io so che il suo comando è vita eterna. Perché le cose che annuncio io, le annuncio così come me le ha dette il padre [dio padrone]."

Vangelo di Giovanni 12, 44-50

Il farneticante che urla la propria collocazione onnipotente in un mondo che non si sottomette alla farneticazione ma che, generazione dopo generazione, ne sarà la vittima per opera dei Ratzinger e dei Bergoglio di quel tempo.

A queste farneticazioni, che se trasferite sull'educazione dell'infanzia assumono il carattere di crimini contro l'umanità, Silvano Arieti risponderebbe:

Ciò in cui il paziente ora crede può riguardare un grande amore che deve realizzare, o una grande missione che deve portare a termine, o un grande odio che deve giustificare e tradurre in atto. Può darsi che questa sua fede abbia a che fare con qualche sofferenza ingiusta che egli deve vendicare, oppure con la propria persecuzione che egli deve scoprire e denunciare apertamente. Questi nuclei di concetti-sentimenti diventano dominanti e vengono trasformati in certezze, nonostante che esse sembrino agli altri prive di prove a loro conferma.

L'essenza stessa della fede manifestata da Ratzinger e Bergoglio nell'enciclica Lumen Fidei è solo un atto criminale con cui Ratzinger e Bergoglio cercano di impossessarsi della società civile con la complicità di politici pavidi e paurosi che hanno a disprezzo la Costituzione della Repubblica Italiana.

Costringere i bambini alla nevrosi, alla paranoia e alla schizofrenia maniacale è il progetto di Ratzinger e Bergoglio auspicato da Giorgio Napolitano nelle sue frequentazioni con il Vaticano e l'ideologia della monarchia assoluta che il Vaticano rappresenta.

Le posizioni del Vaticano relative alla devastazione della società italiana erano già state chiarite nell'enciclica Spe Salvi scritta da Ratzinger nel 1997 e Giorgio Napolitano ne era a conoscenza e, dal momento che non ha fermato quel progetto eversivo, è perfettamente coerente pensare che lo condividesse consegnando i bambini affinché fossero violentati e minacciati attraverso l'uso del crocifisso. Esattamente come gli imputati nei processi vengono minacciati di morte, qualora si difendano dalle accuse, dai magistrati attraverso l'esposizione del crocifisso nelle aule di tribunale. "O fai quello che voglio io o io ti ammazzo!" dice il magistrato all'imputato se osa difendersi dalle accuse farneticanti di criminale della Procura della Repubblica. Minacce di morte che sono tanto più efficaci e attuate quanto più l'imputato non ha mezzi economici per difendersi.

In questa attività di terrore generalizzata, certamente Bergoglio dovrà esaltare la sua attività per costruire miseria nella società civile italiana con la complicità di Giorgio Napolitano. Costruire una società miserevole attraverso l'esaltazione dei poveri come oggetto di possesso del suo dio padrone.

"Beati i poveri" dice il criminale Gesù, "perché i poveri sono l'oggetto che possiedo e con cui devasto il mondo.".

Così fece il colonialismo che nella sua visione razzista della vita distrusse i popoli dell'Africa, dell'Asia e dell'America Latina per glorificare le farneticazioni di un Gesù padrone. Se oggi troviamo quelle farneticazioni relegate nell'ambito della psichiatria, purtroppo abbiamo vecchi che stanno aspettando di morire, come Giorgio Napolitano, che anziché difendere la Costituzione della Repubblica sono disposti a costruire miseria nell'Italia per la gloria del suo dio padrone contro la Costituzione della Repubblica.

I poveri, dice Ratzinger e Bergoglio, sono lo strumento con cui il dio padrone costruisce il proprio potere e la diffusione della schizofrenia, della paranoia e delle nevrosi sono un modo per impedire alle persone di organizzarsi e di arricchire la propria società.

I poveri, dice il criminale Gesù, li avrete [interpreta: li dovrete avere] sempre con voi e potrete far loro del "bene" ogni volta che vorrete: così potete distruggere la società. E volete che qualcuno vi attacchi facendo del male ai poveri che voi usate? Con i poveri potete ricattare la società civile. Facendovi scudo dei poveri potete impedire ogni richiesta di giustizia nei vostri confronti. Per Gesù, tanto più numerosi sono i poveri e gli emarginati in una società, tanto maggiori sono le protezioni che i terroristi come Gesù, costruttori della miseria sociale, avranno nei confronti di chi chiede giustizia contro di loro.

Dice Gesù: "Beati i poveri!" perché questo permetterà a Gesù di distruggere le società civili che non si rendono conto che la ricchezza sociale è un patrimonio irrinunciabile di tutti i cittadini.

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Marghera, 29 agosto 2013

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell’Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.