L’Enciclica Spe Salvi

di Joseph Aloisius Ratzinger

Commento al quinto paragrafo

“Il cristianesimo è ideologia psichiatrica;

Psicosi, nevrosi e depressione giustificano il

Delirio di onnipotenza”

di Claudio Simeoni




Cod. ISBN 9788891185815

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Scrive Ratzinger nel quarto paragrafo dell’enciclica Spe Salvi:

5. Dobbiamo aggiungere ancora un altro punto di vista. La Prima Lettera ai Corinzi (1,18-31) ci

mostra che una grande parte dei primi cristiani apparteneva ai ceti sociali bassi e, proprio per

questo, era disponibile all'esperienza della nuova speranza, come l'abbiamo incontrata nell'esempio

di Bakhita. Tuttavia fin dall'inizio c'erano anche conversioni nei ceti aristocratici e colti. Poiché

proprio anche loro vivevano « senza speranza e senza Dio nel mondo ». Il mito aveva perso la sua

credibilità; la religione di Stato romana si era sclerotizzata in semplice cerimoniale, che veniva

eseguito scrupolosamente, ma ridotto ormai appunto solo ad una « religione politica ». Il

razionalismo filosofico aveva confinato gli dèi nel campo dell'irreale. Il Divino veniva visto in vari

modi nelle forze cosmiche, ma un Dio che si potesse pregare non esisteva. Paolo illustra la

problematica essenziale della religione di allora in modo assolutamente appropriato, quando

contrappone alla vita « secondo Cristo » una vita sotto la signoria degli « elementi del cosmo » (Col

2,8). In questa prospettiva un testo di san Gregorio Nazianzeno può essere illuminante. Egli dice

che nel momento in cui i magi guidati dalla stella adorarono il nuovo re Cristo, giunse la fine

dell'astrologia, perché ormai le stelle girano secondo l'orbita determinata da Cristo. Di fatto, in

questa scena è capovolta la concezione del mondo di allora che, in modo diverso, è nuovamente in

auge anche oggi. Non sono gli elementi del cosmo, le leggi della materia che in definitiva

governano il mondo e l'uomo, ma un Dio personale governa le stelle, cioè l'universo; non le leggi

della materia e dell'evoluzione sono l'ultima istanza, ma ragione, volontà, amore – una Persona. E se

conosciamo questa Persona e Lei conosce noi, allora veramente l'inesorabile potere degli elementi

materiali non è più l'ultima istanza; allora non siamo schiavi dell'universo e delle sue leggi, allora

siamo liberi. Una tale consapevolezza ha determinato nell'antichità gli spiriti schietti in ricerca. Il

cielo non è vuoto. La vita non è un semplice prodotto delle leggi e della casualità della materia, ma

in tutto e contemporaneamente al di sopra di tutto c'è una volontà personale, c'è uno Spirito che in

Gesù si è rivelato come Amore.

 

Il quinto paragrafo viene impiegato da Ratzinger per giustificare  le modalità attraverso le quali il cristianesimo è sorto.

Il cristianesimo, dice Ratzinger, sorge nei ceti sociali più bassi.

E questo è un altro inganno. Il cristianesimo può svilupparsi SOLO in ciò che allora erano i ceti sociali “bassi” e per bassi non si intendono solo coloro che economicamente erano bassi, ma anche quelle persone che pur avendo una cultura non avevano una “capacità d’uso” di tale cultura. Scrive Paolo di Tarso nella citazione fatta da Ratzinger:

 

“Considerate o fratelli, la vostra chiamata: tra voi non ci sono né molti sapienti secondo la carne, né molti nobili. Ma dio ha scelto ciò che è senza sapienza nel mondo, per confondere i sapienti; e le cose deboli ha scelto dio, per confondere le forti; e le cose umili del mondo e le disprezzate ha scelto dio, e quelle che non sono nulla per ridurre a nulla quelle che sono; affinché nessuno si possa vantare davanti a dio. Orbene è per mezzo di lui che voi siete in cristo Gesù, il quale da parte di dio è diventato per noi sapienza e giustizia e santificazione e redenzione, affinché, come sta scritto: “Chi si gloria, si glori del signore”.” Corinti 1, 18-31

 

Non siamo davanti alla miseria economica, come Ratzinger vuol far credere, ma siamo davanti alla miseria psichico-emotiva che impedendo alle persone di affrontare il loro presente chiude le loro emozioni dentro sé stesse. Il quadro clinico della psicosi ci chiarisce i soggetti, gli individui, che recepivano la “predicazione” di Paolo. Non si trattava di persone “culturalmente basse”, ma di persone psicologicamente incapaci di affrontare la realtà in cui vivevano:

 

“Il quadro clinico della psicosi prevede: a) un’alterazione profonda nella percezione della realtà esterna, spesso deformata, con mancanza totale o parziale di rapporto cognitivo con la medesima: ne deriva un comportamento rigido, insicuro o contraddittorio; b) disgregazione a livelli profondi della personalità con conseguente difficoltà a selezionare i propri pensieri, a controllare la propria immaginazione e i propri sentimenti che ora sembrano assenti e ora eccessivi per ipertrofia dell’affettività, spesso accompagnata da regressione a comportamenti primitivi; c) riduzione o smarrimento della distinzione tra appartenenza ed estraneità per cui vengono meno i conflitti tra il proprio corpo e il mondo esterno, così come l’inviolabilità dei propri pensieri, della propria immaginazione, dei propri sentimenti, separati da quegli degli altri; d) allucinazioni e deliri conseguenti all’indistinzione fra sé e il proprio corpo, tra sé e il mondo esterno, tra il proprio corpo e il mondo esterno; a tutto ciò si accompagna una grave alterazione del pensiero logico e della capacità linguistica e non linguistica di comunicare; e) grave disadattamento sociale dovuto a mancanza di “comprensività”, nel senso jaspersiano del termine, dei sintomi, di cui spesso lo stesso psicotico, a differenza del nevrotico, non è consapevole. Queste caratteristiche, che nel loro insieme tentano di delineare il quadro psicotico, possono manifestarsi in modo acuto e poi sparire senza lasciare residui, o permanere in modo cronico con frammenti di lucidità che non garantiscono però alcuna continuità della propria esperienza. Si dà anche il caso di un’alternanza di momenti in cui il soggetto vive in armonia con la continuità della propria esistenza e con le forze elementari della vita sociale, e momenti in cui questo equilibrio si spezza.”

 

Il quadro clinico dei psicotici delinea un tipo di personaggio “appetibile” da Paolo di Tarso. Se a quel quadro clinico aggiungiamo i quadri clinici misti con l’aggiunta di stati depressivi, stati nevrotici, e l’attività per imporre i sensi di colpa, individuiamo quella serie di personaggi che comunemente vengono definiti come “caratteri diversi” ma in realtà vivono una forma di emarginazione sociale proprio per il fatto di essere incapaci di interagire con la società in cui vivono. Quello stesso tipo di personaggi, spesso fragili, altre volte violenti, che noi incontriamo oggi nei vari centri psichiatrici e spesso fra i gruppi di “guaritori” che finiscono sui giornali per violenza e truffa. Un personale che non è drammaticamente debilitato fisicamente e psicologicamente da essere un reietto, ma vive uno stato di profonda sofferenza in quanto incapace di interagire col mondo che lo circonda.

Per comprendere quello che dico, posto un’e-mail che fu postata su un NG pubblico (un gruppo di discussione in internet free.religioni.cristianesimo) in data 04 dicembre 2007 e rintracciabile

(news:4754f0dc$0$17952$4fafbaef@reader1.news.tin.it... finché sarà possibile) ... in cui una persona cattolica esponeva le sue considerazioni in relazione alle critiche che su tale gruppo di discussione io muovevo, e tutt’ora muovo, al cristianesimo.

“Poiché sono convinta che un filo conduttore delle tue *teorie* ci deve essere tento di comprendere. Non a caso ti venni a cercare, e ancora cerco di andare al di là di ciò che scrivi per cercarvi l'input vergine. Mi sorgono dei pensieri che, se permetti vorrei condividere con te, essere umano come me, alla fine dei conti, correggimi se sbaglio nell'interpretazione. Tu vedi nel *cristianesimo* una sorta di *plagio* che conduce l'essere umano ad essere schiavo di un *illusione* che diviene *arma* per renderlo *burattino* nelle mani del potere e quindi *plasmabile* a fini della manipolazione *disonesta* della sua mente, Ciò, stando al tuo pensiero, genera la cosiddetta malattia del *cristiano* che, schiavo di questo plagio, trasmette il *virus* tramite la diffusione del suo credo, e intrappola nello stesso cerchio di patologia altre vite, distruggendole.

Tu ti basi su una concezione *errata* della diffusione del cristianesimo, della quale purtroppo causa, lo sono quelle persone che non diffondono la *salvezza* ma *regole* che non generano salvezza. Secondo il Vangelo Gesù salva proprio dalla cosiddetta *legge* , legge data da Dio (secondo chi crede)... ma una *legge* che serve solo l'amore. Un cristiano non deve imporre *regole* non è questo il suo compito...al contrario Egli deve diffondere un messaggio di liberazione!

Al bambino non si insegna che Dio è un padrone, ma che è un *Padre Buono*, non gli si insegna a punirsi se sbaglia, ma gli si insegna che il suo amico Gesù ha insegnato a perdonare. Ma non ci si limita a dire *tu devi* gli si spiega il perchè è giusto così :-)

Purtroppo non posso darti torto, esistono ancora persone che predicano il Vangelo enumerando una serie di regole e pratiche come espiazione dei peccati.

Non funziona così però...Io Elena so di essere peccatrice, ma andiamo a vedere cos'è il peccato. Hai presente quando si dice *peccato potevo fare quella cosa, invece ho sbagliato, ho commesso un errore e non ho potuto farla* (esempio banale)... Il peccato è una sorta di *autolesionismo*...Gesù insegna che il pungiglione della morte* è il peccato...

Il peccato non si espia *flagellandosi* o digiunando...il peccato sono i limiti umani, quegli stessi limiti che non ci permettono di passare al prossimo... e di volergli bene. Quando una persona prende coscienza che Dio veramente è un Padre che ama.. si affida a lui, come un bambino fa col genitore...e scopre, nel cammino che se soffre, se si sente solo, se e se...

Forse non è solo colpa degli altri, che hanno i suoi stessi limiti, e impara a non giudicare...(dovrebbe imparare)...e così via....

Il cammino che insegna Gesù non è quello dell'autoflagellazione, ma quello della *crescita* sull'amore...

Non c'è nessun padrone... c'è un Padre che ama.

Nessuno impone digiuni o pratiche si sacrificio.. questa è una religiosità antica, basata sul *se Ti do o Dio* allora tu mi dai.... Non funziona così:-) ma in quest'altro modo: "Tu mi offri Te Stesso o Dio d'amore* io m'innamoro di Te.. del Tuo amore e mi lascio amare e tento di restituire quello stesso amore al mio prossimo....

E in questo cammino non  c'è stupro, non c'è coercizione... è solo un dialogo d'amore che conduce all'amore ...”

 

Chi scrive questa e-mail non comprende come io non possa comprendere il suo amore. Il suo amore per il suo dio è espressione della sua struttura patologica. Il dio che ella ama è solo nella sua testa proiettato nella sua patologia e costruisce quella relazione che la rassicura e le da sicurezza nelle relazioni con il mondo. Non sono importanti i giudizi delle persone su di lei, lei è amata dal dio che immagina e questo le dà protezione. Così, quando incontra uno come me che mette non solo in discussione la realtà oggettiva del suo dio, ma la sua stessa difesa da ansia lei non comprende come io possa manifestare atteggiamenti e azioni che lei non reputa “malvagi” pur non aderendo a quell’immagine di malvagio che sta nella sua testa. Se lei lascia l’immagine del dio padrone che la ama è disarmata davanti alla vita. Le sue emozioni sono scoperte e prima che lei impari ad usare strumenti propositivi deve passare moto dolore psicologico. Questa è l’arma usata da Paolo di Tarso per imporre il cristianesimo alle persone che “convertiva”.

Tutta l’e-mail traspare quel bisogno che il mondo sia ciò che il soggetto vuole che sia e debba essere in funzione alla propria immaginazione. Un mondo che non può essere accettato, vissuto o penetrato per quello che è, ma la persona vive uno stato angoscioso perché il mondo non è ciò che il soggetto vorrebbe che sia. Il mondo non si adegua al modello che sta nella fantasia dell’individuo e per questo motivo l’individuo vive angosciato manifestando un’attività frenetica per chiedere al mondo di adeguarsi. Il soggetto non si adegua al mondo, non costruisce delle relazioni con il mondo, non agisce in funzione del futuro suo e del mondo, ma al mondo impone il suo modello psicologico a cui chiede di adeguarsi e tutto, per lui, diventa incomprensibile. La persona che scrive quest’e-mail non è un’emarginata sociale, ha studiato, scrive, ha un lavoro e ha delle relazioni. In pratica è un soggetto la cui patologia può essere presa a modello dei “primi cristiani” considerati da Ratzinger nella citazione di Paolo di Tarso: non si tratta di “ceti sociali bassi” in senso economico, ma di un vero insieme di individui psicotici (o con patologie complesse e sovrapposte) che proiettano il loro modello psichico sul mondo chiedendo al mondo di adeguarsi.

Ed è esattamente ciò che dice Paolo di Tarso nella citazione presa in esame. Non essendoci allora il concetto di analisi psicologica dell’individuo Paolo di Tarso può dire:

 

“Ma dio ha scelto ciò che è senza sapienza nel mondo, per confondere i sapienti; e le cose deboli ha scelto dio, per confondere le forti; e le cose umili del mondo e le disprezzate ha scelto dio, e quelle che non sono nulla per ridurre a nulla quelle che sono; affinché nessuno si possa vantare davanti a dio.”

 

Tutto il mondo, per loro, si annulla. Non discutono di Platone, di Lucrezio, di Cicerone  o di quant’altro, né producono osservazioni utili alla società. Proiettano sul mondo il loro bisogno patologico e vogliono che il mondo accetti il loro patrimonio patologico come quell’assoluto di cui si ritengono seguaci. E’ questo che sconcerta i saggi, i forti, i sapienti. Costoro mancano di cognizione dell’evidenza tanto sono chiusi nel loro bisogno patologico che scambiano come realtà oggettiva, separati dalla realtà, dal mondo e dalle sue emozioni.

 

Questo meccanismo psicotico individuale viene rafforzato quando si trasforma in opinione di gruppo. Da qui la costruzione delle prime comunità il cui scopo era quello di preservare lo stato psicotico dell’individuo per impedirgli che, confrontandosi col mondo, l’individuo superi quello stato e rientri nella società. “Voi morite perché peccate!” dice Paolo di Tarso che prometteva che non sarebbero morti ma che sarebbero saliti al cielo col loro corpo.

 

“In ambito cognitivista L. Festinger mostrò che il singolo è privo di difese di fronte alle opinioni condivise ed è portato a credere che l’errore è sempre individuale, mentre la verità è sociale, donde il bisogno di affidarsi agli altri. Le ricerche di psicologia sociale hanno infine dimostrato che il gruppo tende ad espellere chi non raccoglie i valori condivisi, e a dividersi in maggioranza e minoranza quando il consenso non è unanime.”

 

Afferma Ratzinger parlando della situazione religiosa di allora:

 

Il mito aveva perso la sua credibilità; la religione di Stato romana si era sclerotizzata in semplice cerimoniale, che veniva eseguito scrupolosamente, ma ridotto ormai appunto solo ad una « religione politica ». Il razionalismo filosofico aveva confinato gli dèi nel campo dell'irreale. Il Divino veniva visto in vari modi nelle forze cosmiche, ma un Dio che si potesse pregare non esisteva.”

 

Appiattire la storia per giustificare la patologia!

Le Antiche Religioni non erano religioni che imponevano una verità, ma fornivano strumenti con cui gli Esseri Umani si relazionavano con il mondo nel quale riconoscevano la manifestazione del divino. Il divino dello Stato Romano non era il divino del singolo Romano e il divino del singolo Romano di città non era il divino del singolo Romano della campagna. Il divino di chi seguiva i culti misterici non era il divino di chi alzava inni a Vesta. Cibele era onorata in maniera diversa da Giove Capitolino.

La libertà religiosa non era “tolleranza”, ma libertà religiosa. Una libertà religiosa in cui lo stato era colui che garantiva la libertà religiosa ad ogni cittadino che fosse stato attento affinché lo stato, in quanto unità della nazione, non fosse messo in pericolo. Questo vale anche per la filosofia. Tre filosofi andarono a Roma mandati da Atene, sia Stoici che Scettici. Si scannavano fra di loro, ma lo scannamento era sulle e nelle idee. La patologia psichiatrica di Paolo di Tarso alzerà i roghi contro gli eretici.

Il razionalismo filosofico aveva allontanato gli Dèi “personali”, non gli Dèi in quanto soggetti del reale. Il problema di allora era che non consideravano i bisogni patologici psichiatrici né gli Antichi pensavano che gli idioti avrebbero trovato un’unità militare nella patologia tanto da aggredire le civiltà e produrre quell’oscurantismo che per quasi duemila anni ha stuprato l’umanità.

 

Quando Ratzinger afferma:

 

Paolo illustra la problematica essenziale della religione di allora in modo assolutamente appropriato, quando contrappone alla vita « secondo Cristo » una vita sotto la signoria degli « elementi del cosmo » (Col 2,8).”

 

Si sta dimenticando che Paolo di Tarso dice:

 

“State attenti che nessuno vi faccia una preda con sottili ragionamenti filosofici e con varie astuzie basate sulle tradizioni degli uomini o sugli elementi del mondo, ma non su cristo; perchè è in lui che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, ed è in lui che voi siete ripieni, essendo egli capo di ogni Principato e Podestà.”Clossesi 2, 8-9

 

Una difesa dello stato patologico ad ogni costo. Contro la filosofia che spiega il reale quotidiano; le tradizioni che legano gli uomini; l’analisi dell’essenza del mondo che produce le idee relazionali delle persone. Difendere la patologia nella sua manifestazione da onnipotenza ad ogni costo: voi siete onnipotenti perché riempiti dell’onnipotenza del cristo che è onnipotente in quanto capo di tutti i capi. Il delirio di onnipotenza che caratterizzerà il cristiano nelle sue relazioni con il mondo. E sarà quel delirio a distruggere il mondo nel tentativo ossessivo di placare la sete di onnipotenza. L’altro, per il cristiano, deve sottomettersi al suo delirio, alla sua fede, altrimenti va “convertito” a forza  o ammazzato perché, anche lui, deve riconoscere la “vera fede”. Piegheranno le società civili al loro delirio di onnipotenza; ne distruggeranno le difese; distruggeranno le biblioteche; distruggeranno le scuole e la cultura; macelleranno filosofi e l’arte. Con l’avvento del cristianesimo, per la prima volta nella sua storia, Roma avrà dei capi, degli Imperatori, completamente analfabeti che imporranno deferenza per l’analfabetismo.

 

Ratzinger stesso non esita a sottolineare quest’aspetto:

 

In questa prospettiva un testo di san Gregorio Nazianzeno può essere illuminante. Egli dice che nel momento in cui i magi guidati dalla stella adorarono il nuovo re Cristo, giunse la fine dell'astrologia, perché ormai le stelle girano secondo l'orbita determinata da Cristo.  Di fatto, in questa scena è capovolta la concezione del mondo di allora che, in modo diverso, è  nuovamente in auge anche oggi. Non sono gli elementi del cosmo, le leggi della materia che in definitiva governano il mondo e l'uomo, ma un Dio personale governa le stelle, cioè l'universo; non le leggi della materia e dell'evoluzione sono l'ultima istanza, ma ragione, volontà, amore – una Persona. E se conosciamo questa Persona e Lei conosce noi, allora veramente l'inesorabile potere degli elementi materiali non è più l'ultima istanza; allora non siamo schiavi dell'universo e delle sue leggi, allora siamo liberi.”

 

I cristiani si possono confrontare soltanto con la superstizione e trasformare la superstizione in fede. Nazianzeno può elaborare delle congetture fantastiche, ma queste sono prive di sostrato reale e hanno la loro rappresentazione in una fantasia patologica alla quale si impone deferenza agli individui. L’immagine appaga la patologia, ma i magi non sono mai venuti, il cristo non è mai nato e l’astrologia da studio degli astri è diventata rassicurazione per i timori con cui affrontare il domani. I cristiani, invece, con quel che dice Ratzinger, hanno trasformato l’astrologia in un oggetto reale della loro fede religiosa (proprio in quel modo attraverserà il medioevo e giungerà fino ai giorni nostri) in quanto rappresentazione dell’attività del dio personale, del loro cristo, nel cosmo e nella materia. Il cosmo come libro in cui leggere il destino che il dio dei cristiani riserva all’uomo: cristianesimo e superstizione come complessi di credenze finalizzati ad impedire agli Esseri Umani di agire nel loro quotidiano per fondare il loro futuro. Atti di speranza nella fede con cui fissare nella verità la psiche dell’individuo.

 

Gli Antichi veneravano gli Dèi anche nel loro quotidiano. Gli Dèi erano parte della loro vita senza dover sottomettersi a verità che ne impedivano la vita. Un esempio può essere preso da Tertulliano in Apologia del Cristianesimo mentre tenta di deridere e offendere le antiche religioni. In realtà offende quegli Esseri Umani che non si mettono in ginocchio:

 

“Ma anche le invenzioni degli attori di pantomime mettono in mostra tutta la turpitudine dei vostri Dèi. Il Sole piange perché il proprio figlio è caduto dal cielo, e voi ridete; Cibele sospira perché un pastore la sdegna, e voi non arrossite; e sopportate anche che si snocciolino i trascorsi di Giove, e che Giunone, Venere e Minerva siano giudicate da un pastore. Quando la maschera del vostro dio copre la testa di persona ignominiosa e infame, quando un corpo impuro e allenato a questo genere di arte per mezzo dell’effeminatezza rappresenta una Minerva o un Ercole, non violate voi la maestà e insozzate la divinità con i vostri applausi?”

 

Gli Antichi avrebbero detto: la risposta è no!

Perché gli Dèi sono dentro e fuori di noi; sono l’oggettività in cui noi viviamo e sono la soggettività che noi stessi manifestiamo proprio per costruire il dio che cresce dentro di noi e diventare uno di loro! Gli Dèi hanno le nostre debolezze e la nostra gloria. Si sono trasformati con la nostra specie e con tutte le specie della Natura fin da quando eravamo nel brodo primordiale; perché, dunque, non posiamo usare la nostra personale concezione degli Dèi per ridere di noi stessi e degli Dèi che costruiscono ciò che siamo? Nessun dio rappresentato si offende, perché nessun dio si pensa il padrone e signore degli Esseri Umani né di ogni altra specie della Natura.

 

I cristiani si confrontano con la superstizione, non con la filosofia dalla quale fuggono finché non gli imporranno i loro apriori. Di questa lacuna i cristiani diventano consapevoli: Paolo di Tarso era una persona sessualmente impotente e tutte le sue epistole altro non sono che giustificazione e glorificazione della sua impotenza sessuale. I cristiani si pongono allora il quesito: che fare? Così dal 304 al 313 viene costruito un falso nel quale si finge un carteggio fra Seneca e Paolo di Tarso. Quando si costruisce una dottrina che giustifica la patologia e tale dottrina patologica è abbastanza diffusa, diventa necessario costruire un sostrato culturale che giustifichi la patologia. Questo carteggio “Epistolario fra Seneca e Paolo di Tarso” viene elaborato dai cristiani per tentare di appropriarsi della morale di Seneca, estranea al cristianesimo, che verrà fatta propria dai cristiani dopo che avranno finito di macellare stoici e neoplatonici come velo morale che ricopre la loro ideologia patologica.

 

La vita non è un semplice prodotto delle leggi e della casualità della materia, ma in tutto e contemporaneamente al di sopra di tutto c'è una volontà personale, c'è uno Spirito che in Gesù si è rivelato come Amore.”

 

Tutto il mondo non è il prodotto delle trasformazioni del mondo, secondo Ratzinger, ma della volontà di Gesù. “Io, dice Ratzinger, che sono la volontà di Gesù, affermo che il mondo si muove per volontà di Gesù!” Dimostrare, prego!

Come, chiedi a Gesù di dimostrati che è il figlio del dio padrone e padrone lui stesso? Generazione ingrata, di questo non avrai prova!

La patologia psichiatrica si cortocircuita su sé stessa.

Il mondo viene privato dei suoi attributi divini, così come il mondo può essere saccheggiato perché è manifestazione del dio padrone e non divinità artefice di divinità, così gli Esseri Umani possono essere macellati perché non sono manifestazione del mondo, ma il prodotto del dio padrone che ne può disporre a volontà e piacimento. E, allora, perché condannare i campi di sterminio nazisti?

Qualcuno ha notato che nella Spe Salvi non c’è nessuna censura del nazismo: potrebbe Ratzinger condannare il delirio di onnipotenza del dio della bibbia? Del suo stesso dio padrone?

Marghera, 04 dicembre 2007

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

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e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

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