Ludwig Büchner - 1824- 1899

Immortalità della materia
in Forza e Materia

Il materialismo positivista

Riflessioni sulle idee di Büchner.

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185808 per il cartaceo della filosofia aperta

Indice Teoria della Filosofia Aperta

La filosofia della Religione Pagana

Forza e materia, studi popolari di filosofia e storia naturale 1855

I materialisti meccanicisti e la loro relazione con la vita.
Capitolo 2, Immortalità della materia

La materia è immortale.

Ci sono dibattiti che appartengono all'ottocento quando la scienza si scontrava con la fede cristiana che sosteneva che ogni cosa veniva creata dal suo dio padrone e la materia era sempre nuova perché creata ex-nihilo. La scienza sosteneva con Antoine-Laurent Lavoisier, un aristocratico ghigliottinato l'8 marzo 1794 per crimini contro l'umanità, che in natura nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.

Oggi questa affermazione di Büchner lascia un po' sgomenti.

Gli atomi di cui sono fatto sono immortali, ma la struttura che tali atomi costruiscono è mortale.

C'è una sottile confusione fra la materia di cui è fatto il mio corpo e la coscienza, la mia coscienza, e il problema del suo persistere al decadere del corpo e della forma.

La materia può essere considerata immortale se pensiamo che si trasforma in energia e l'energia, a sua volta, si trasforma in materia.

Gli idealisti e i cristiani possono accettare il concetto che la materia sia immortale, pronta per costruire sempre nuovi corpi, ma la materia, la materia del "io sono", non è semplicemente un agglomerato di atomi, ma è la formazione di una coscienza che non è immortale, ma che dispone solo del tempo di vita.

In natura nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. La domanda è: in cosa?

Scrive Büchner:

Il nostro spirito nemmeno col pensiero potrebbe togliere o aggiungere il più piccolo atomo, senza al tempo stesso accordare che il mondo rientrerebbe nel caos, che le leggi della gravitazione sarebbero alterate, e distrutto l'equilibrio necessario e inalterabile della materia. Alla chimica di questi ultimi tempi, noi dobbiamo questo grande risultato; fu essa che ci ha mostrato colla maggiore evidenza come la metamorfosi continua degli esseri che noi vediamo, il farsi e il disfarsi delle forme e delle formazioni, sì organiche che inorganiche, non sono il prodotto di una materia nuova e non mai esistita, come altre volte comunemente si credeva, ma la semplice e non mai interrotta circolazione degli stessi elementi la di cui massa e qualità sempre e invariabilmente rimangono le stesse. Col soccorso della bilancia.... [segue esempi di trasformazione della materia]

Büchner sta discutendo se la distruzione della forma implica la distruzione della materia che la compone o se la nascita di una forma implica la nascita di una materia che prima di allora non era mai esistita.

Dio sta creando quella forma dal nulla o sta usando materiale riciclato? Ai tempi di Büchner probabilmente il dibattito era in atto. La chiesa cattolica e i cristiani hanno sempre modificato il loro modo di presentare l'intervento del loro dio a seconda della cultura e delle possibilità di imporlo alle persone.

Siamo in una condizione psicologica molto particolare. Mentre al non cristiano che contesta aspetti del cristianesimo viene imposto di dimostrare quanto afferma sotto la minaccia del rogo e della tortura, al cristiano si consente di proclamare dio, il dio padrone, senza che ci si senta in dovere di chiedergli di dimostrarlo sotto la minaccia del rogo e di uguali torture.

La polemica che coinvolge Büchner fra dio che crea i corpi e i corpi che sono composti di "materia riciclata", da un lato porta i materialisti meccanicisti a dimostrare ciò che oggi ci appare come ovvietà, dall'altro lato spinge gli idealisti a riaffermare il loro dio padrone allontanandolo un po', ma solo un po', dal controllo della materia.

Scrive Büchner:

Con queste profonde parole, il gran Shakspeare, 300 anni or sono, proclamava una verità che, malgrado la sua chiarezza, la semplicità sua e la sua evidenza, ancor sembra essere generalmente dai naturalisti incompresa. La materia è immortale, indistruttibile; niun atomo di polve, per piccolo che esso sia, può perdersi nell' universo, nessuno può aggiunger visi. Il nostro spirito nemmeno col pensiero potrebbe togliere od aggiungere il più piccolo atomo, senza al tempo stesso accordare che il mondo rientrerebbe nel caos, che le leggi della gravitazione sarebbero alterate, e distrutto l'equilibrio necessario ed inalterabile della materia. Alla chimica di questi ultimi tempi. noi dobbiamo questo grande risultato; fu essa che ci ha mostrato colla maggiore evidenza come la metamorfosi continua degli esseri che giornalmente noi vediamo il farsi e il disfarsi delle forme e delle formazioni, sia organiche che inorganiche, non sono il produtto di una materia nuova e non mai esistita, come altre volte comunemente si credeva, ma la semplice e non mai interrotta circolazione degli stessi elementi la di cui massa e qualità sempre e invariabilmente rimangono le stesse. Col soccorso della bilancia, si è seguita la materia nelle sue numerose e complicate vie, e in tutte le combinazioni la si è sempre veduta uscire nella stessa quantità in cui era entrata. I calcoli che d'allora furono basati, su questa legge, si verificarono esatti in ogni parte. Se noi abbruciamo un pezzo di legno, sembra, a prima vista, che le parti di cui esso si componeva siano state consumate dal fuoco e dal fumo. Ma la bilancia del chimico invece prova che, non soltanto nulla ha perduto del suo peso, ma che anzi l' ha aumentato; prova che i produtti raccolti e pesati contengono, non solo esattamente tutte le materie di cui il legno si componeva, ma eziandio altre che la combustione ha assorbite dall'aria. In una parola che il peso del legno non è diminuito, ma aumentato. Il carbonio che era nel legno, dice Vogt, è tanto eterno e indistruttibile, quanto l'idrogeno e l'ossigeno coi quali nel legno stesso si combinava. Questa combinazione e la forma nella quale cambia nella morte, ma nella vita eziandio, come ognuno può accertarsene coll'esperienza giornaliera; tuttavia può dirsi immortale in un senso più assoluto, poichè nessuna delle particule che lo compongono può essere annientata.

Quando lo "scontro" avviene sulla spiegazione della realtà in essere, i termini dello scontro possono essere spostati. Il prete dice alla donna che "dio ha creato suo figlio". La scienza dimostra che la donna ha generato suo figlio, il prete sposta l'intervento di dio "un po' più in là". Non è dio che ha creato suo figlio, ma dio ha permesso che lei lo generasse. Il figlio è un dono di dio.

I materialisti meccanicisti non riuscivano a capire che la descrizione del mondo dei cristiani non è volta a spiegare il mondo, ma a sottomettere le persone, controllarle e renderle schiave attraverso la spiegazione del mondo che loro davano. Dal momento che i materialisti meccanicisti non mettevano le condizioni dell'uomo al centro delle loro riflessioni, ma solo la veicolazione con cui i cristiani descrivevano il mondo, non erano in grado di distinguere la questione prima dell'ideologia dalla forma con cui tale ideologia veniva presentata. Scambiavano la rappresentazione cristiana con i fini e gli scopi della rappresentazione stessa. Quando i materialisti meccanicisti contestano la spiegazione del mondo agli idealisti e dimostrano che la realtà si compone di cose materiali, gli idealisti rimodellano la spiegazione del mondo in modo da rinnovare la sottomissione dell'uomo.

Per i cristiani e la filosofia idealista, lo scopo non è la "ricerca del vero", ma è la ricerca del miglior metodo, date le condizioni culturali, con cui ridurre in schiavitù del loro dio padrone sugli Esseri Umani.

Scrive Büchner:

Le espressioni: corpo mortale e anima immortale, oggidì sono diventate banali e noiose. Una riflessione più esatta che facesse cambiare il posto agli aggettivi, li renderebbe più veri. Senza dubbio, il corpo nella sua forma individuale è mortale; ma tale non è negli elementi. Non solo esso cambia nella morte, ma nella vita eziandio. come ognuno può accertarsene con l'esperienza giornaliera; tuttavia può dirsi immortale in un senso più assoluto, poiché nessuna delle particule che lo compongono può essere annientata. Col deperimento della composizione materiale ed individuale noi vediamo, al contrario, scomparire, affievolirsi gradatamente anche l'anima; fenomeno nel quale una mente spregiudicata non vede altro che l'interruzione di un effetto prodotto dalla concorrenza di molte molecole dotate di forza, effetto che naturalmente deve essere insieme alla causa produttrice.

Questo è il motivo per cui noi oggi sentiamo come superata questa polemica, quasi ridicola. Gli atomi del corpo immortali e, ciò che si attribuisce all'anima, caduco e mortale. Dà il senso di un modo con cui guardare il mondo, ma rimane fuori l'uomo, la sua coscienza, il suo essere soggetto attivo nel mondo. L'uomo identifica la sua coscienza con la sua anima e mentre nell'idea di immortalità dell'anima vede una speranza di ricominciare a vivere dopo un fallimento esistenziale, nell'idea dell'anima mortale vede il suo fallimento esistenziale realizzarsi in una prospettiva di vuoto che la ragione reputa ripugnante.

Anteporre l'uomo che vive all'oggettività descritta da una scienza che reputa la sua descrizione un assoluto, pur consapevole di dover scoprire ancora cose nuove, non è diverso dal sottomettere l'uomo alla verità morale imposta dal dio padrone: c'è sempre un padrone che si sostituisce al sistema pulsionale dell'uomo e che ordina all'uomo come vivere perché questa, le scoperte della scienza o la morale del dio padrone, è la verità. Il sistema pulsionale emotivo dell'uomo viene offeso. Anche se può apparire che le ragioni del dio padrone o della scienza padrona si impongano sull'uomo, il sistema pulsionale umano, costretto all'obbedienza, accumula una tale quantità di tensioni che si ribella al controllo del padrone, sia esso il dio padrone cristiano o la scienza padrona.

Si tratta dello stesso problema affrontato da Engels nell'Antidühring. La critica di Engels al modello sociale che veniva imposto sull'uomo e che chiedeva all'uomo di adeguarsi fatta da Dühring contro i desideri di vita dell'uomo. Un modello assolutista che Duhring chiamava "socialismo". Nell'Antidühring è chiara la contrapposizione fra materialisti meccanicisti e materialisti dialettici.

Scrive Büchner:

Col deperimento della composizione materiale ed individuale noi vediamo, al contrario, scomparire, affievolirsi gradatamente anche l'anima; fenomeno nel quale una mente spregiudicata non vede altro che. l'interruzione di un effetto produtto dalla concorrenza di molte molecole dotate di forza, effetto che naturalmente deve cessare insieme alla causa produttrice. Se noi non siamo annientati dalla morte, dice Fechner, il modo della nostra esistenza attuale non potrà tuttavia rimanere illeso nella morte. Visibilmente noi ritorniamo nella polvere di cui siamo fatti; ma mentre noi ci trasformiamo, la terra rimane, e senza posa si sviluppa; essa, e con essa gli astri, sono esseri immortali.

Io nasco per morire, tuttavia, fra il nascere e il morire c'è lo spazio della mia vita, delle mie disquisizioni filosofiche ed esistenziali.

Büchner, come i materialisti meccanicisti, staccatisi dalla condizioni della vita quotidiana si appartano in una ricerca scientifica che nel loro intimo si trasforma in una droga che li separa dalle concioni sociali. Il dio della scienza detta le condizioni della realtà all'uomo sostituendosi al dio dei cristiani. Per Büchner: "l'uomo deve fare così!". Büchner è cosciente che molto resta da scoprire, ma, intanto, fintanto che non viene scoperto, l'uomo stia fermo e adegui la propria vita alle interpretazioni di quanto è stato scoperto. Quando l'uomo protesta e dice: "Io ho un cervello nello stomaco che mi invia dei segnali!"; il materialista meccanicista dice: "Tu non hai il cervello nello stomaco perché noi non lo abbiamo ancora scoperto!". Quando l'uomo protesta e dice: "Io ricevo quelle sollecitazioni che mi creano malessere se io non rispondo in maniera adeguata!". Il materialista meccanicista dice: "Tu sei malato perché l'organo di quelle sollecitazioni non esiste!". Il cristiano va da quell'uomo e gli dice: "Quelle sollecitazioni provengono da dio!". Il cristiano ha lo scopo di sottomettermi all'idea di dio però non nega le sollecitazioni in essere ma, anche se lui non le percepisce, le probabilizza come manifestazione della volontà del suo dio in me. Il materialista meccanicista nega le sollecitazioni in quanto non ne ha scoperto l'origine e, con questo, nega la mia stessa necessità d'esistenza.

A me sta bene che Liebig, come materialista meccanicista, inventi il dado per il brodo, ma se dopo aver inventato il dado per il brodo pretende di dirmi come io devo vivere in funzione del suo dado, appare evidente che, al di là dell'utile economico della scoperta, esiste il tentativo di trasformare tale scoperta in un sostituto del dio padrone da imporre sull'uomo.

Scrive Büchner:

L'immortalità della materia è oggi un fatto definitivamente stabilito dalla scienza. Nondimeno, conforta il sapere che alcuni filosofi dei tempi scorsi hanno conosciuta questa verità di incalcolabili conseguenze, quantunque la scienza allora non ne avesse ancora provata la verità e benchè essi non avessero avuto che idee vaghe, quasi direi presentimenti. La prova positiva non poteva essere data che dalle nostre bilance e dai nostri lambicchi. Sebastiano Franck, dotto alemanno che viveva nel 1528, scriveva: "La materia nel principio è stata in Dio, perciò essa è eterna ed infinita. La terra, la polve, ogni cosa creata passa; ma non si può dire che egualmente passi ciò di cui essa è stata creata. La sustanza rimane eterna, l'essere cade in polve, ma su di esso un altro essere surge. La terra è, come dice Plinio, una fenice, ed esisterà sempre per tutta l'eternità, Se la fenice invecchia, si ridurrà in ceneri, d'onde n'uscirà un' altra, che però sarà ancora la fenice precedente, quantunque ringiovanita."

p. 57

Il "dotto alemanno" non sta parlando della materia in quanto materia come trattata da Büchner, ma sta parlando riproponendo l'idea della resurrezione della carne del cristianesimo. La resurrezione dei corpi è l'idea del così detto "dotto alemanno" che sta ripetendo la lezione di catechismo che ha soggettivato.

La fenice è intesa come unità di coscienza, non come atomi inconsapevoli che formano la coscienza della fenice. Gli atomi ricostituiscono un altro corpo, un'altra coscienza, ma che ne è della coscienza bruciata? La fenice rappresenta un'immagine di ricostruzione della rinascita nella carne (ha anche altri simboli) in quanto la fenice indicata è "un'unità pensante" che come "unità pensante" rinasce dalle ceneri mantenendo la propria "unità pensante" il cui sviluppo avviene in un'altra vita. L'atomo non è inteso come unità consapevole, ma come elemento costitutivo di un insieme che può o non può essere consapevole.

Scrive Büchner:

Pari idea, ma esposta con maggiore chiarezza, fu, pure quella di alcuni filosofi italiani del medio evo. Bernardo Telesio (1508) dice: "La sustanza , corporale è la stessa in tutte le cose e tale resta; eternamente; la cupa e inerte materia non può essere né aumentata, né diminuita. E Giordano Bruno (riformatore abbruciato a Roma nel 1600): "Ciò che fu seme diventa erba, poi spìca, poi pane, succo nutritivo, sangue, sperma, embrione, uomo, cadavere; poi terra, pietra od altro corpo solido, e così di seguito. Per questo fatto noi dobbiamo riconoscere qualche cosa che si trasforma in, tutti questi esseri, pur sempre restando la cosa atessa, In questa maniera nessuna cosa sembra costante, eterna e degna d'essere chiamata col nome di principio, all'infuori della sola materia. Essa, nel senso assoluto, in sé contiene tutte le forme e tutte, le dimensioni; né toglie a prestito da un altro essere qualunque, od anche semplicemente fuori di sé, l'infinità delle forme nelle quali ci si presenta; ma tutte le elabora nel proprio seno, le genera, le fa uscire da sé stessa. Allorquando noi diciamo che qualche cosa muore, non esprimiamo altro che il passaggio ad altra esistenza, una decomposizione della combinazione preesistente, e nello stesso tempo il principio di una esistenza nuova."

P. 57-58

Büchner si trova ad avallare teorie cristiane mediante l'idea di immortalità della materia. Parlando dell'immortalità della materia conclude il suo capitolo con l'immortalità di dio e l'immortalità dell'anima che si reincarna nel passaggio da un'esistenza ad un'altra.

Che senso ha parlare dell'immortalità degli atomi quando, citando Telesio, si certifica che "la cupa e inerte materia non può aumentare né diminuire" e poi, citando Giordano Bruno si afferma che "quando qualche cosa muore, non esprimiamo altro che il passaggio ad altra esistenza..." quando non si è mai parlando di coscienza di sé della materia, ma solo di atomi inconsapevoli (materia cupa)?

Questi fraintendimenti in Büchner non sono fraintendimenti secondari. Sono fraintendimenti che nascono dallo stridere fra la sua educazione cristiana e l'idea di contrapporre la scienza al dio padrone. Come gli uomini non conoscono il dio padrone se non nelle azioni distruttive che i suoi seguaci hanno fatto nella società umana, così gli uomini, secondo Büchner, devono adeguarsi alla scienza che gli uomini non conoscono né conosceranno mai in quanto ad ogni scoperta corrisponde un universo sconosciuto di possibili altre scoperte. A cosa devono adeguarsi gli uomini? Alla soggettività di dio o alla soggettività della scienza. Questo adeguarsi si chiama: SCHIAVITU'!

Il dio padrone cristiano è immortale ed eterno; l'atomo di carbonio è immortale ed eterno; e l'uomo?

In Büchner l'uomo appare schiavo dell'eternità del dio padrone e dell'eternità dell'atomo di carbonio!

Per il lavoro, le citazioni sono tratte da:

Büchner Ludwig, Forza e materia, studi popolari di filosofia e storia naturale, tradotto da Stefanoni Luigi, 1868 ed.Gaetano Brigola
Citazioni dal capitolo secondo "L'immortalità della materia" da pag. 51 a pag. 58.

Ottenuto dal servizio Google

http://books.google.it/books/about/Forza_e_materia_studi_popolari_di_filoso.html?

Marghera, 16 maggio 2014

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Claudio Simeoni

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La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.