Conoscenza della verità e amore

Diciannovesimo commento all'Enciclica Lumen Fidei

Joseph Ratzinger (Benedetto XVI) (1927 - -)

Mario Bergoglio (Francesco) (1936 - -)

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185815

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Enciclica Lumen Fidei diciannovesima parte

Conoscenza della verità e amore: legittimazione della violenza sull'infanzia!

Conoscere la verità del padrone e amare il padrone sottomettendosi alla schiavitù della sua verità.

Questo è l’argomento trattato nel capitolo “Conoscenza della verità e amore” nell’Enciclica Luman Fidei da Ratzinger e da Bergoglio.

Dal momento che la verità, per la chiesa cattolica, è il suo dio e la sua parola manifestata nella bibbia, ne consegue che la conoscenza della verità consiste nella conoscenza delle direttive, sociali e morali, impartite dal dio mediante la sacra scrittura. Da questo, si deduce che l’amore, inteso da Ratzinger e da Bergoglio, è l’accettazione passiva fino all’esaltazione dell’ordine di dio che da un lato manifesta l’amore del fedele per il suo dio e dall’altro sollecita il dio padrone a compiacere il fedele.

Quando un individuo viene distrutto nella sua ricerca del vero è perché la sua struttura psichica è stata circoscritta, ingabbiata, imprigionata in una forma mentale dalla quale non può prescindere e che chiama “verità”. L’adesione a tale verità avviene mediante la coercizione della struttura emotiva dell’individuo.

Non avviene mediante la ragione.

La ragione è solo un riflesso dell’individuo desiderante che attraverso la sua struttura emotiva elabora le giustificazioni di scelte dalle quali la ragione è separata.

Non esiste nessun motivo razionale per cui un uomo o una donna si innamorino. I motivi razionali arrivano dopo. Sono giustificazioni dell’azione di coinvolgimento che l’individuo ha fatto.

A differenza dell’innamoramento dell’uomo e della donna, l’uno per l’altro, non esiste nessuna ragione emotiva, di cuore, per cui un uomo o una donna si innamorino di una verità espressa dal dio padrone di Ratzinger e di Bergoglio. Non avviene perché l’uomo si innamora di una “verità”, ma avviene perché l’uomo si sottomette alla violenza subita accettando quella verità. L’accettazione di quella verità è una difesa dall’angoscia, dal dolore che gli è stato provocato nella prima infanzia e dal quale egli intende difendersi dimostrando che egli crede in quella verità e che lui ama il suo padrone che quella verità gli manifesta perché teme il terrore che gli adoratori di quel dio padrone gli possono infliggere come già gli hanno inflitto.

Quando Ratzinger e Bergoglio affermano:

26. In questa situazione, può la fede cristiana offrire un servizio al bene comune circa il modo giusto di intendere la verità? Per rispondere è necessario riflettere sul tipo di conoscenza proprio della fede. Può aiutarci un’espressione di san Paolo, quando afferma: « Con il cuore si crede » (Rm 10,10). Il cuore, nella Bibbia, è il centro dell’uomo, dove s’intrecciano tutte le sue dimensioni: il corpo e lo spirito; l’interiorità della persona e la sua apertura al mondo e agli altri; l’intelletto, il volere, l’affettività. Ebbene, se il cuore è capace di tenere insieme queste dimensioni, è perché esso è il luogo dove ci apriamo alla verità e all’amore e lasciamo che ci tocchino e ci trasformino nel profondo. La fede trasforma la persona intera, appunto in quanto essa si apre all’amore. è in questo intreccio della fede con l’amore che si comprende la forma di conoscenza propria della fede, la sua forza di convinzione, la sua capacità di illuminare i nostri passi. La fede conosce in quanto è legata all’amore, in quanto l’amore stesso porta una luce. La comprensione della fede è quella che nasce quando riceviamo il grande amore di Dio che ci trasforma interiormente e ci dona occhi nuovi per vedere la realtà.

Separano il passato in cui hanno messo in atto la violenza sul bambino, dall’uomo che crede ora nella loro verità perché è avvolto nell’angoscia e nella paura di dover subire ulteriormente violenza.

Come descritto nelle pagine:

http://www.stregoneriapagana.it/catechismobambini.html

http://www.stregoneriapagana.it/educazionecristiana.html

http://www.federazionepagana.it/bibbiaplagia.html

Tecniche messe a punto da ebrei e cristiani per manipolare la psiche dei bambini e delle bambine come imposto dal loro dio:

“E questi comandamenti che oggi ti dono rimangano ben impressi nel tuo cuore, insegnali inculcali ai tuoi figli, parlane loro e quando te ne stai in casa tua, e quando cammini per via, e quando ti corichi, e quando ti alzi. Legali come segnale alla tua mano e ti siano come frontali tra i tuoi occhi; scrivili sugli stipiti della tua casa e sopra le tue porte.” Deuteronomio 6, 6-9

In sostanza, il dio padrone della verità di Ratzinger e di Bergoglio ordina ai “padri” di fare violenza ai loro figli affinché si sottomettano con tutto il loro cuore e la loro anima alla sua verità. Il padre cristiano non è colui che attrezza il figlio affinché affronti il futuro, ma è l’aguzzino, il poliziotto torturatore, di suo figlio per adattarlo alla verità imposta.

La violenza fatta durante l’infanzia ai bambini è il cuore dell’amore che viene imposto per il dio padrone al bambino. Il terrore nei confronti dei bambini viene giustificato in tutti i modi possibili, come nell’articolo con cui Lauredana Marsiglia nell’articolo de Il Gazzettino del 21 agosto del 2004 con cui tentò di giustificare, minimizzando i fatti, le suore aguzzine dei bambini dell’asilo Sanguinazzi di Feltre per legittimare. Ci volle l’intervento della Corte di Cassazione per affermare che quelle suore erano delle criminali aguzzine che mettevano in atto violenza nella forma di maltrattamenti contro i bambini dell’asilo.

L’articolo scritto da Lauredana Marsiglia mette in rilievo le frasi della difesa delle suore aguzzine tentando di creare sospetto contro chi denuncia la violenza nell’asilo:

“Abbiamo ragione di ritenere – spiega Prade – che le accuse mosse contro le cinque suore siano del tutto infondate e che presto si arriverà ad un chiarimento con l’assoluzione delle stesse da ogni accusa con la rinnovata conferma che l’asilo Sanguinazzi continua a rimanere un modello di educazione dell’infanzia come dimostra il sempre rilevante numero di genitori che affidano le cure dei propri bambini al medesimo.”

Mentre la Corte di Cassazione nella sentenza definitiva, molti anni dopo, chiedendo un aggravio della pena per violenza delle suore aguzzine del Sanguinazzi scrive:

“... la violenza fisica “anche se utilizzato con scopo emendativo, non rientra neppure nella previsione dell’articolo 571 del codice penale, ma integra, a seconda degli effetti che produce, altre ipotesi incriminatrici.”

Lauredana Marsiglia, col suo articolo, e il tribunale di primo grado di Belluno, minimizzando l’attività delle suore cattoliche e assolvendo, in primo grado, le suore dalle loro attività criminali, giustificarono il terrorismo con cui era imposta la fede nel dio padrone, la sottomissione dei bambini all’ordine imposto dai cristiani. La violenza di quelle suore cattoliche è tutt’ora in essere perché il danno fatto alla struttura psichica dei bambini si ripercuote, come disagio sociale, in età adulta. La violenza fatta all’infanzia produce i suoi effetti nel tempo.

Il terrorismo di Ratzinger e di Bergoglio (come rappresentanti della loro associazione sia come organizzazione giuridica che come organizzazione morale che si riconosce nella bibbia e nei vangeli) nei confronti dei bambini, si presenta sempre in aspetti diversi (sia per la gravità degli atti di violenza che per la qualità in cui viene veicolata la violenza) che tendono a distinguersi nelle responsabilità sociali o giuridiche. Le diverse violenze nei confronti dell’infanzia hanno la loro unità nell’intento di violentare la psiche dei bambini legittimando quello “stupro del cuore” che costringe il bambino alla resa psicologica davanti al dio padrone. Lo costringono ad amare la verità del dio padrone. Amarla e difenderla per paura che giornalisti, padri, preti cattolici, cattolici che occupano le istituzioni, gli rinnovino il dolore con altra violenza.

La violenza sui bambini, lo stupro dell’infanzia, una volta dimenticato in età adulta, diventa l’affettività con cui si impone la dipendenza da un dio padrone sul quale l’adulto, perenne infante a cui è stata negata la crescita psico-emotiva, proietta sé stesso delirando un’identificazione in un assoluto col quale dominare i problemi sociali che non è in grado di gestire (la violenza in famiglia è un problema sociale risolto con l’identificazione nell’assoluto dio padrone).

Non esiste conoscenza nella fede, ma soltanto accettazione acritica di un assurdo imposto mediante la violenza e lo stupro della struttura emotiva degli individui fin dalla prima infanzia. La fede non illumina i passi, ma i passi fatti nella fede imposta salvano l’individuo dall’angoscia della riproduzione del terrore che i fedeli gli hanno già fatto provare.

La fede conosce perché riconosce lo stato soggettivo di malattia mentale e non entra in conflitto con la struttura emotiva dell’individuo che è stata violentata nella prima infanzia.

Ratzinger e Bergoglio rivendicano il diritto di violentare l’infanzia. Rivendicano il diritto di riconoscere il valore legittimo della loro violenza costringendo la società civile a riconoscere la fede cristiana attraverso la quale reiterare la violenza sull’infanzia.

Questo, per Ratzinger e Bergoglio nella Lumen Fidei, si chiama “conoscenza della verità”. Per Ratzinger e Bergoglio l’accettazione della violenza da parte dei torturati si chiama: amore!

Scrivono Ratzinger e Bergoglio:

27. è noto il modo in cui il filosofo Ludwig Wittgenstein ha spiegato la connessione tra la fede e la certezza. Credere sarebbe simile, secondo lui, all’esperienza dell’innamoramento, concepita come qualcosa di soggettivo, improponibile come verità valida per tutti. All’uomo moderno sembra, infatti, che la questione dell’amore non abbia a che fare con il vero. L’amore risulta oggi un’esperienza legata al mondo dei sentimenti incostanti e non più alla verità. Davvero questa è una descrizione adeguata dell’amore? In realtà, l’amore non si può ridurre a un sentimento che va e viene. Esso tocca, sì, la nostra affettività, ma per aprirla alla persona amata e iniziare così un cammino, che è un uscire dalla chiusura nel proprio io e andare verso l’altra persona, per edificare un rapporto duraturo; l’amore mira all’unione con la persona amata. Si rivela allora in che senso l’amore ha bisogno di verità. Solo in quanto è fondato sulla verità l’amore può perdurare nel tempo, superare l’istante effimero e rimanere saldo per sostenere un cammino comune. Se l’amore non ha rapporto con la verità, è soggetto al mutare dei sentimenti e non supera la prova del tempo. L’amore vero invece unifica tutti gli elementi della nostra persona e diventa una luce nuova verso una vita grande e piena. Senza verità l’amore non può offrire un vincolo solido, non riesce a portare l’”io” al di là del suo isolamento, né a liberarlo dall’istante fugace per edificare la vita e portare frutto.

Ratzinger e Bergoglio trovano del tutto naturale usare il “filosofo della tortura” Ludwig Wittgenstein in cui il credere è manifestazione emotiva di uno stato d’essere dell’individuo torturato. Non percorre i meccanismi della tortura e della separazione dell’infanzia dalla vita che costringe l’individuo a sottomettersi in una situazione emotiva col proprio padrone rinunciando alla propria determinazione nel mondo in una soggettivazione “assoluta” alla morale imposta dal padrone che diventa strumento soggettivo con cui farsi accettare dal padrone reale o immaginario educazionalmente imposto. Per Wittgenstein la realtà è quello che è, non ciò che le azioni del mondo la portano a diventare: l’odio creazionista per l’uomo diventa oggetto in cui discutere basta non metterlo in discussione.

I sintomi della schizofrenia possono essere attenuati dalla somministrazione di psicofarmaci, così come i sintomi della fede possono esser attenuati da condizioni sociali che rispondono negativamente alle manifestazioni di fede chiedendo agli uomini di agire positivamente nella società. Le due cose vanno di pari passo. Fede e schizofrenia descrivono delle realtà immaginarie. Realtà di carattere soggettivo che portano il soggetto ad entrare in conflitto con la dimensione sociale relegandolo ai margini. Quando schizofrenia o fede vengono veicolate con metodi sufficientemente violenti per imporre i propri modelli soggettivi e farli approvare alla società, si dice che tali comportamenti deviati vengono oggettivati diventando modello in cui costringere le nuove generazioni. Dal momento che non esistono adattamenti soggettivi attivati naturalmente da quei modelli, in quanto quei modelli non sono utili alla vita dell’uomo entrando in conflitto con la realtà percepita e vissuta, è necessaria la violenza sociale sull’infanzia per violentare la struttura emotiva e costringerla entro quei modelli. Tali modelli, socialmente imposti, diventano, per Ratzinger e Bergoglio: il senso della verità dell’amore.

L’“io” isolato dello schizofrenico, del nevrotico e del fedele non supera la dimensione soggettiva se non viene oggettivato, trasformato in modelli da imporre con la violenza a tutta la società. Lo schizofrenico e il fedele vengono isolati. Allora si armano di violenza per imporre la loro soggettività. Il cristiano macella l’umanità per imporre il proprio modello di fede scaturito dalla violenza subita: col genocidio il cristiano porta il frutto dei sacrifici umani al proprio dio padrone per mostrargli quanto gli è fedele.

Scrivono Ratzinger e Bergoglio nella Lumen Fidei:

Se l’amore ha bisogno della verità, anche la verità ha bisogno dell’amore. Amore e verità non si possono separare. Senza amore, la verità diventa fredda, impersonale, oppressiva per la vita concreta della persona. La verità che cerchiamo, quella che offre significato ai nostri passi, ci illumina quando siamo toccati dall’amore. Chi ama capisce che l’amore è esperienza di verità, che esso stesso apre i nostri occhi per vedere tutta la realtà in modo nuovo, in unione con la persona amata. In questo senso, san Gregorio Magno ha scritto che « amor ipse notitia est », l’amore stesso è una conoscenza, porta con sé una logica nuova. Si tratta di un modo relazionale di guardare il mondo, che diventa conoscenza condivisa, visione nella visione dell’altro e visione comune su tutte le cose. Guglielmo di Saint Thierry, nel Medioevo, segue questa tradizione quando commenta un versetto del Cantico dei Cantici in cui l’amato dice all’amata: I tuoi occhi sono occhi di colomba. Questi due occhi, spiega Guglielmo, sono la ragione credente e l’amore, che diventano un solo occhio per giungere a contemplare Dio, quando l’intelletto si fa « intelletto di un amore illuminato ».

La malattia mentale va riconosciuta, non vissuta con con-partecipazione.

E’ il conflitto che Ratzinger e Bergoglio stanno proponendo alla società: vivere con con-partecipazione la malattia mentale dell’individuo riconoscendo che la malattia mentale dell’individuo è il suo modo di essere nella società. Un modo di essere condivisibile al quale si può sottomettere altre persone affinché lo possano, a loro volta, condividere.

La malattia mentale è conoscenza di sé stessa in quanto è negazione della realtà vissuta dal soggetto. Nega i fenomeni e le loro cause attribuendo fenomeni e cause all’oggetto della fede. Così Galileo è stato condannato perché ha sottratto un fenomeno e la sua causa alla fede, nell’azione del dio padrone, a cui i cristiani piegano con la violenza le credenze dell’infanzia. Se i fenomeni e le cause non sono manifestazione del soggetto a cui si costringe il fedele, la violenza del costringere diventa una violenza a sé, in sé e per sé.

Viene riconosciuta come una violenza che danneggia la società al punto tale che è stato necessario aspettare Galileo per riconoscere una realtà, fino ad allora, negata.

In questo contesto diventa eticamente e moralmente squallida la citazione fatta da Ratzinger e di Bergoglio di Guglielmo di Saint Thierry che trasforma “l’amata” in oggetto di possesso. Cosa del resto che la chiesa cattolica ha sempre fatto esaltando quella sottomissione della donna che oggi sta alla base della violenza domestica.

Il frutto dell’educazione cattolica porta l’individuo nella dimensione del possesso-posseduto che lo porta a separarsi dalla dimensione dell’abitare il mondo. L’individuo, violentato dal cattolicesimo, può solo ragionare in termini di possesso e non in termini di abitare e di vivere le relazioni: d’amore, compreso.

Scrivono Ratzinger e Bergoglio nella Lumen Fidei:

28. Questa scoperta dell’amore come fonte di conoscenza, che appartiene all’esperienza originaria di ogni uomo, trova espressione autorevole nella concezione biblica della fede. Gustando l’amore con cui Dio lo ha scelto e lo ha generato come popolo, Israele arriva a comprendere l’unità del disegno divino, dall’origine al compimento. La conoscenza della fede, per il fatto di nascere dall’amore di Dio che stabilisce l’Alleanza, è conoscenza che illumina un cammino nella storia. è per questo, inoltre, che, nella Bibbia, verità e fedeltà vanno insieme: il Dio vero è il Dio fedele, Colui che mantiene le sue promesse e permette, nel tempo, di comprendere il suo disegno. Attraverso l’esperienza dei profeti, nel dolore dell’esilio e nella speranza di un ritorno definitivo alla città santa, Israele ha intuito che questa verità di Dio si estendeva oltre la propria storia, per abbracciare la storia intera del mondo, a cominciare dalla creazione. La conoscenza della fede illumina non solo il percorso particolare di un popolo, ma il corso intero del mondo creato, dalla sua origine alla sua consumazione.

La scoperta della patologia psichiatrica, educazionalmente imposta mediante lo stupro dei meccanismi adattativi del bambino nel mondo, appartiene all’esperienza dell’imposizione della violenza da parte dell’ebraismo prima e del cristianesimo poi. E’ una scoperta originaria, propria dell’ebraismo e del cristianesimo, che si innesta nell’ideologia platonica e neoplatonica. Platonismo e neoplatonismo rivestono l’idea del padrone, il macellaio di Sodoma e Gomorra, l’assassino dell’umanità, il criminale che ordina ad Abramo di ammazzare, per il suo divertimento, suo figlio (e con esso il suo futuro), con l’immagine estetica dell’Uno buono che emana il mondo e che riporta a sé il mondo.

Per Ratzinger e Bergoglio, i bambini egiziani, macellati per puro divertimento dal loro dio, sono l’immagine attraverso la quale Israele arriva a comprendere il disegno del suo dio padrone. Macellando i primogeniti egiziani il dio padrone degli ebrei stabilisce l’alleanza che genera terrore e morte. Lo sterminio, il genocidio è nel lessico corrente del dio padrone degli ebrei e dei cristiani:

“Quando il signore, tuo padrone, avrà sterminato davanti a te le genti del paese in cui stati per entrare in possesso, allorché tu lo occuperai e lo abiterai, guardati bene dal cadere nel laccio: non farti loro seguace dopo che quelle saranno state annientate davanti a te; non cercare i loro Dèi, dicendo: “In che modo queste genti servivano i loro Dèi? Anch’io posso fare lo stesso!” Non agire così verso il signore, il tuo padrone, perché quelle genti hanno fatto verso i loro Dèi tutto ciò che è abominevole agli occhi del tuo padrone e che egli detesta [e a questo punto segue la menzogna del dio padrone cristiano per giustificare la sua malvagità, in realtà si tratta dell’iniziazione religiosa Fenicia di attraversare i fuochi, rito che ancora oggi i Pagani celebrano. Nota mia]: sono giunte perfino a bruciare nel fuoco i loro figli e le loro figlie alle loro divinità.”

Deuteronomio 12, 29-31

Questa è la sostanza dell’amore del dio padrone propagandata da Ratzinger e Bergoglio.

Bergoglio e Ratzinger propagandano la fede come sottomissione al macellaio di Sodoma e Gomorra o a quel criminale che ha attraversato la storia negli ultimi duemila anni affermando di aver macellato, e di poterlo ancora fare in ogni momento, l’umanità col diluvio universale per il suo divertimento. Questo assassino è il dio padrone che mediante il meccanismo della sindrome di Stoccolma, mediante la violenza, viene imposto ai bambini come padrone da cui far dipendere la loro struttura emotiva.

Se, anziché essere davanti al dio assassino di Ratzinger e di Bergoglio fossimo davanti al dio di Plotino e dei neoplatonici, allora sentiremmo, nei loro testi filosofici parole come queste:

“La natura del Bene ci è comunque apparsa semplice e prima, poiché ciò che non è primo non è mai semplice; nulla essa contiene in sé, ma è una realtà una e la natura del così detto Uno [il dio dei neoplatonici: nota mia] è identica a se stessa. Esso non è prima un’altra cosa, e poi un Uno; nemmeno è prima una cosa e Bene soltanto in seguito. Quando diciamo l’Uno o il Bene, dobbiamo pensare ad una stessa natura: dire che essa è una, non è attribuirle un predicato ma un renderla chiara a noi stessi per quanto è possibile. Essa è perciò il Primo, perché è semplicissima, è ciò che basta a sé stesso, poiché non consiste di diverse cose, perché allora dipenderebbe dagli elementi di cui è formata; è ciò che non è in altro, poiché ciò che è in altro deriva sempre da altro.”

Plotino, Enneadi II, 9, 1 Contro gli gnostici pag. 287 di Plotino, Enneadi a cura di Roberto Faggin Editore Bompiani edizione 2000

Quando parliamo del dio di Plotino o dei neoplatonici, non parliamo del macellaio di Sodoma e Gomorra propagandati da Ratzinger e Bergoglio che con la violenza sull’infanzia impongono la fede in un assassino. Con Plotino parliamo di un’idea all’origine del mondo sulla quale Plotino proietta la sua idea di buono e di intelligenza. Solo che l’idea del dio buono di Plotino non si impone mediante la violenza sull’infanzia come l’idea del macellaio di Sodoma e Gomorra viene imposta dalla chiesa cattolica.

Diventa pertanto attività di truffa, finalizzata al genocidio, le affermazioni di Ratzinger e di Bergoglio che pretendono di attribuire al macellaio di Sodoma e Gomorra e all’assassino dei bambini egiziani o dei popoli che non si mettono in ginocchio davanti a lui, gli attributi morali e filosofici con cui Plotino identifica la propria idea di Uno. Si tratta di un insulto a tutti i Neoplatonici che i cristiani hanno torturato e ammazzato in nome del macellaio di Sodoma e Gomorra: il loro dio padrone!

Infatti, il macellaio di Sodoma e Gomorra illumina la storia di Israele che, armato di bomba atomica, minaccia di distruzione e annientamento ogni popolo limitrofo a maggior gloria del proprio dio padrone.

Di tutto il discorso di Ratzinger e di Bergoglio relativo alla conoscenza della verità e amore, rimane la feroce violenza sull’infanzia che nascondono chiamandola “amore” del loro dio padrone esattamente come i preti cattolici che stuprano i bambini chiamano la loro attività di violenza: “amore”.

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considerando la Lumen Fidei
un testo di filosofia cattolica contemporanea

Marghera, 03 dicembre 2013

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell’Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.