Vincenzo Gioberti (1801 - 1852)

L'ente crea l'esistente

Riflessioni sulle idee di Gioberti.

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185778 per chi vuole ordinare il libro

Indice Teoria della Filosofia Aperta

La filosofia della Religione Pagana.

L'ideologia di Vincenzo Gioberti

Prima parte

Cosa dimostra l'affermazione di Gioberti secondo cui "l'ente crea l'esistente"?

Gioberti se ne guarda bene dall'affrontare questo argomento. Affermare che "l'ente è necessariamente" significa che un individuo, Gioberti, afferma che "l'ente è necessariamente". Affermare che "il dio creatore e padrone esiste necessariamente" significa che un individuo, Gioberti, ha la necessità di affermare che "il dio creatore e padrone esiste necessariamente". Non dimostra la realtà dell'oggetto affermato, ma solo la realtà dell'affermazione fatta dal soggetto. Dimostra il bisogno di un padrone da parte di Gioberti, ma non l'esistenza e la qualità di quel padrone che Gioberti vorrebbe imporre all'Italia.

Dire che "gli asini volano", non significa che gli asini volano, significa solo che qualcuno ha affermato che gli asini volano. Se poi a qualcuno fa piacere pensare che gli asini volano, può assecondare l'affermazione, ma non si è dimostrato che gli asini volano. Si è dimostrato solo che lo si è affermato.

Gioberti esalta l'unione "mirabile" dell'idea, creata dal suo dio padrone, con la parola dell'uomo che descrive l'idea creata dal dio padrone. In questa idea della relazione fra l'uomo e dio, il dio che si fa maschio e penetra l'uomo mediante l'idea da lui creata, sta tutta la relazione fra il dio padrone e il suo popolo formato da schiavi eletti a servire il dio padrone stesso. Se dio penetra l'uomo mediante l'idea, quale sua creazione, che cosa resta all'uomo se non la forma passiva che consiste nell'usare le parole per descrivere la creazione di dio? La follia, l'illusione, gli effetti della paranoia, le allucinazioni, gli effetti di piante psicotrope, appaiono tutti come idee della creazione di dio che giungono all'uomo e che l'uomo riversa nella società mediante l'uso delle parole. La donna malata di sesso, travolta dalle allucinazioni prodotte dal suo desiderio, immagina di vedere la madonna. E che cos'è questa visione se non l'idea della creazione del dio di Gioberti che quella donna esalta con le parole proclamandone la sua realtà? Quella donna proclama l'idea che l'attività creatrice di dio gli ha mandato.

Mentre la Stregoneria, per affrontare la realtà vissuta e le idee che emergono nelle persone sollecitate dal vivere sospende il giudizio, Gioberti fa del giudizio necessario il potere con cui la ragione distrugge il divenire dell'uomo nella vita.

Scrive Gioberti nell'Introduzione allo studio della filosofia:

Chiamo formola ideale una proposizione, che esprime l'Idea in modo chiaro, semplice e preciso, mediante un giudizio. Siccome l'uomo non può pensare, senza giudicare, non gli è dato di pensar l'Idea senza fare un giudizio, la cui significazione è la formola ideale. La quale deve constare di due termini congiunti insieme da un terzo, conforme alla natura di ogni giudizio; e non dee peccare per difetto né per eccesso. Peccherebbe per difetto, se non contenesse tutti gli elementi integrali dell'Idea; che è quanto dire, se tutte le nozioni, che cadono nello spirito dell'uomo, non si potessero sinteticamente ridurre a qualcuno degli elementi di quella. Fallirebbe per eccesso, se contenesse esplicitamente qualche cosa di più, che gli elementi integrali, e se dei vari concetti, che ci vengono significati, l'uno nell'altro si ritrovasse.

E' vero, l'uomo pensando giudica. L'uomo pensando si separa dalla vita e si erge al di fuori essa. L'uomo, pensando, cessa di vivere e giudica chi vive. Giudicando chi vive egli proietta su coloro che vivono, la sua interpretazione, il suo giudizio, sul senso, significato e morale della loro attività. Giudicando, l'uomo non partecipa alle scelte, ma giudica le scelte.

L'agire dell'uomo comporta una "sospensione del giudizio" e, per conseguenza, la sospensione del dialogo interno e dell'ossessione con cui le parole offuscano l'azione dell'individuo in relazione ai suoi bisogni e alle sue necessità. Solo la sospensione del giudizio e del dialogo interno, messo in atto nel momento dell'agire dell'uomo in cui volontà dirige il suo coraggio e le sue scelte, consentono all'uomo di accumulare conoscenza ulteriore e produrre nuovi e diversi giudizi, ma, soprattutto, prepararsi per altre e nuove azioni capaci di modificare la sua conoscenza del mondo.

Il giudizio che l'uomo fa, secondo Gioberti, contiene il dio padrone come idea emanata dal dio padrone.

Quando l'uomo proclama: "L'ente crea l'esistente", secondo Gioberti non sta facendo un'affermazione assolutamente demenziale, in quanto priva di ogni riscontro oggettivo, ma l'uomo proclama "un'idea" dell'ente, il dio padrone.

Scrive Gioberti nell'Introduzione allo studio della filosofia:

La vera formola ideale, suprema base di tutto lo scibile, della quale andavamo in traccia, può dunque essere enunciata nei seguenti termini: l'Ente crea le esistenze. In questa proposizione l'Idea è espressa dalla nozione di Ente creante, la quale inchiude i concetti di esistenza e di creazione .

In questa logica non si capisce bene perché l'affermazione secondo cui: "Nessuno crea l'esistente" non debba essere assunta da Gioberti come un'idea emanata dall'ente, il suo dio padrone.

Quando si afferma che un'affermazione ha la dignità di "idea" che proviene dal dio padrone, o vale anche per il suo opposto o non vale per nessuna affermazione a meno che non fissiamo dei termini per discriminare le condizioni per le quali possiamo affermare che quest'affermazione esprime un'idea mentre, quest'altra affermazione, è un'illazione.

Affermare che "l'ente crea le esistenze", è affermare una stupidaggine che sfocia nell'atto criminale quando tale stupidaggine viene imposta come elemento aprioristico dal quale si costringono le persone a far discendere la loro logica esistenziale.

Si tratta di venir meno alle responsabilità che ogni uomo ha nell'assumersi le responsabilità delle affermazioni che fa e di dare loro una sostanza di realtà se non di verità.

L'ente, inteso come dio padrone e creatore, NON ESISTE.

Questo è un dato di fatto.

Sta a chi ne afferma l'esistenza dimostrarne l'esistenza o argomentare in modo tale da dimostrare che tale esistenza è funzionale e coerente con la vita dell'uomo. Fintanto che persone come Gioberti, Ratzinger o Bergoglio affermano che "o credi nell'ente creatore o ti brucio vivo", la paura di essere bruciati vivi (e di tutta la camma di ricatti e minacce che comporta) fa dire alle persone che "L'ente crea l'esistente", però siamo sempre nell'ambito della farneticazione in cui ci stanno bene anche gli "asini che volano" pur di non salire sul rogo.

Scrive Gioberti nell'Introduzione allo studio della filosofia:

Che se il volgo e i filosofi stessi non se ne accorgono, ciò non prova altro, se non che l'analisi, che fanno del loro intuito, potrebbe essere migliore; il che non è meraviglia; giacché l'analisi dell'intuito non è opera dell'intuito, ma della riflessione; la quale è sempre capace di maggiore squisitezza e perfezione ... Che vogliamo dunque dire affermando l'uomo essere spettatore della creazione? .. Vogliamo dire che si apprende l'esistenza come opera dell'Ente, e che si contempla esso Ente, come principio e ragione delle sue fatture.

Gioberti esprime un'altra perla del suo farneticare che vuole spacciare per filosofia.

Afferma, dal momento che il volgo e i filosofi non si accorgono che "gli asini volano" ciò non prova che gli asini non volano, ma che volgo e filosofi potrebbero migliorare l'analisi del loro intuito. E' come se lo schizofrenico accusasse lo psichiatra di scarso acume nelle sue allucinazioni perché non condivide l'interpretazione dello schizofrenico.

Non c'è da meravigliarsi che il delirio porti Gioberti a farneticare in queste condizioni dal momento che, egli sostiene, l'analisi dell'intuito deve essere fatta dalla ragione, dalle parole.

In questo delirio giobertiano assistiamo all'uomo come "spettatore della creazione". Per Gioberti l'uomo non è attore nella Natura nella quale si è trasformato per milioni di anni, ma è lo spettatore pagante dell'opera di un padrone che gli impone il ruolo di spettatore allienandolo dal mondo della Natura.

La riflessione giobertiana imprigiona l'uomo nel delirio esistenziale. Un delirio in cui l'uomo contempla il suo dio padrone. Un uomo cacciato dalla Natura nella quale la sua specie ha costruito le sue strategie esistenziali per centinaia di milioni di anni.

Non meraviglia che questi deliri siano stati fatti propri da un Giuseppe Mazzini lontano dai bisogni dell'uomo e vicino ai bisogni di un padrone al quale voleva sacrificare i cittadini italiani trasformati in popolo sottomesso.

NOTA: citazioni da

1) Il Problema Pedagogico di Vincenzo Gioberti a cura di Vincenzo Portale Ed. Signorelli 1970

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Marghera, 07 gennaio 2014

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.