Sulla Pratica

Sul rapporto fra la conoscenza e la pratica,
fra il sapere e l'azione

Settima parte

Mao Zedong (1893 - 1976)

di Claudio Simeoni

La Teoria della Filosofia Aperta

La formazione della conoscenza

La conoscenza nasce dalla relazione.

Fin da quando eravamo nell'ipotetico brodo primordiale; non c'era bisogno di conoscenza se non c'era relazione.

Mentre la coscienza viene in essere quando il soggetto si separa dal mondo in cui vive e dichiara "Io sono", la conoscenza si forma dall'agire dei soggetti e l'agire dei soggetti modifica i soggetti che entrano in relazione. In sostanza, la conoscenza altro non è che modificazione dei soggetti che entrano in relazione. E' modificazione della relazione in sé e del mondo in cui i soggetti si relazionano.

Dal momento che la conoscenza ha modificato la coscienza producendo la diversificazione delle specie fino a quello che siamo oggi, va da sé che, essendo l'uomo un essere sociale, la conoscenza per essere sviluppata e per consentirgli di modificare la sua coscienza, deve essere veicolata nel mondo e nella vita in generale.

Senza la veicolazione nel mondo della conoscenza soggettiva non solo non esiste la verifica della propria conoscenza, ma non esiste nemmeno la possibilità di chiamarla conoscenza perché priva delle relazioni che la conoscenza necessita per alimentare la trasformazione del soggetto nel mondo.

Il concetto di pratica in Mao Zedong è il concetto di relazione. Il soggetto che ha un'idea del mondo, una teoria del mondo, deve veicolare nel mondo tale teoria, tale idea e sottoporla a verifica e condivisione perché nella verifica e nella condivisione quella teoria, quell'idea, ritorna modificata al soggetto che modifica o conferma la sua teoria, la sua idea o la sua visione del mondo. Scrive Mao Zedong:

Se si possiede una giusta teoria, ma ci si limita a farne oggetto di vuote dissertazioni, la si tiene in archivio e non la si applica nella pratica, allora questa teoria, per quanto buona, non serve a nulla. La conoscenza comincia con la pratica, e la conoscenza teorica acquisita attraverso la pratica deve tornare nuovamente alla pratica. Il ruolo attivo della conoscenza non si manifesta solo nel salto attivo dalla conoscenza percettiva a quella razionale, ma anche, e questo ha un'importanza maggiore, nel salto dalla conoscenza razionale alla pratica rivoluzionaria. La conoscenza che ha afferrato le leggi del mondo deve essere di nuovo diretta verso la pratica che trasforma il mondo, deve essere applicata nella pratica della produzione, della lotta rivoluzionaria di classe, della lotta rivoluzionaria nazionale, e anche nella pratica della sperimentazione scientifica. Questo è il processo di verifica e di sviluppo della teoria, la continuazione di tutto il processo della conoscenza. Il problema di sapere se una teoria corrisponda alla verità oggettiva non è e non può essere risolto completamente nel movimento dalla conoscenza percettiva alla conoscenza razionale di cui abbiamo già parlato. L'unico modo per risolvere completamente questo problema è quello di dirigere ancora la conoscenza razionale verso la pratica sociale, di applicare la teoria alla pratica e vedere se si può arrivare ai risultati previsti. Molte teorie delle scienze naturali sono riconosciute vere non solo perché furono considerate tali quando vennero elaborate dagli scienziati, ma anche perché hanno trovato conferma nella successiva pratica scientifica.

Il movimento della conoscenza si individua nella modificazione che ha messo in atto il soggetto che quella conoscenza manifesta. Una conoscenza è una verità solo per il soggetto che la esprime. Quando quella conoscenza viene veicolata e diventa oggetto d'azione o oggetto di dibattito, le trasformazioni dei partecipanti al dibattito o i risultati dell'azione confermano o smentiscono la validità di quella teoria.

La conoscenza è l'oggetto mediante il quale trasformiamo la realtà in cui viviamo e la necessità di trasformare la realtà in cui viviamo è la forza che ci induce a costruire la nostra conoscenza che, una volta fagocitata, diventa parte di noi stessi e interviene a modificare ciò che siamo affinché quella conoscenza diventi parte attiva nell'attivare o sopire l'insorgenza delle nostre emozioni.

Solo chi ci inganna proclama la verità di una teoria o di un'idea. Solo chi afferma: "In verità, in verità ti dico….", sta ingannando il suo interlocutore. Il vero non proclama sé stesso, è insito in sé stesso. Non dico: "In verità, in verità ti dico che se tu fai un altro passo cadi nel burrone….", dico "Stai cadendo nel burrone…." L'affermazione è vera o falsa in sé e la sua veridicità è immediatamente percepita dall'individuo. Ma se io dico: "in verità, in verità di dico… altrimenti cadi in un burrone…" Molto probabilmente si tratta di "burroni simbolici o ipotetici" che a me servono per intimidirti e impedirti di verificare le mie affermazioni bloccando con l'affermazione "In verità, in verità…" ogni tua possibilità di analisi.

La successiva verifica scientifica conferma o smentisce una teoria sociale o una teoria sull'uomo. Se si afferma che l'uomo è creato o non è creato da dio, la ricerca scientifica che cosa fa? La ricerca scientifica può confermare o smentire l'una o l'altra tesi. In fondo, la ricerca scientifica altro non è che la ricerca della spiegazione e descrizione dei meccanismi della realtà in cui stiamo vivendo. Se io ho una teoria che dice: sento gli oggetti considerati cibo con lo stomaco; con lo stomaco ho la percezione di una realtà del mondo. Se io lo affermo, lo si può smentire solo se ne vanto degli effetti, non se lo affermo come una sensazione soggettiva, non è possibile negarla. Poi, la scienza mi dice che nello stomaco dell'uomo c'è un cervello e allora io capisco o, comunque, posso pensare l'origine e la realtà di quelle sensazioni. Le sensazioni che io avevo hanno una spiegazione. Ma io le avevo prima della possibile spiegazione scientifica e le ho dopo la spiegazione scientifica.

La scienza conferma o smentisce. Il dio dei cristiani afferma che il sole gira attorno alla terra, la scienza dice che il dio dei cristiani ha mentito.

La verifica di una teoria è essenziale.

Il mondo è creato da un dio padrone o è divenuto per trasformazione e se è divenuto per trasformazione, che cosa devo considerare affinché le trasformazioni continuino continuando il divenire del mondo? Cosa trasmetto nella pratica dell'affermazione teorica secondo cui il mondo è creato da un dio padrone? Ed io che subisco l'idea della creazione e che a quell'idea mi si chiede di aderire, aderendo, che cosa rinuncio? Che cosa guadagno? E la società come si organizza data quell'idea?

La situazione pratica della società mi dimostra la qualità della teoria, dell'idea. L'idea, la teoria, una volta veicolata nella società produce tutta una serie di adattamenti soggettivi che vanno dall'attività del singolo individuo a quella di grandi strati della popolazione che a quell'idea si adattano o reagiscono modificando gli equilibri della società in cui viviamo.

Una teoria, un'idea, una volta manifestata nel mondo non è priva di conseguenze né per chi l'ha manifestata e nemmeno per il mondo che a quell'idea ha messo in atto i propri processi adattativi.

Scrive Mao Zedong:

Nello stesso modo, il marxismo-leninismo è riconosciuto come verità non solo perché fu ritenuto tale quando venne scientificamente elaborato da Marx, Engels, Lenin e Stalin, ma anche perché è stato confermato dalla susseguente pratica della lotta rivoluzionaria di classe e della lotta rivoluzionaria nazionale. Il materialismo dialettico è una verità universale perché nessuno, nella pratica, può sfuggire al suo dominio. La storia della conoscenza umana ci dimostra che la verità di numerose teorie era incompleta e che solo la verifica nella pratica ha permesso di completarla. Molte teorie erano sbagliate, ma dopo la verifica nella pratica i loro errori sono stati corretti. Ecco perché la pratica è il criterio della verità, e "il punto di vista della vita, della pratica, deve essere il punto di vista primo e fondamentale della teoria della conoscenza'". Stalin ha giustamente detto: " ... la teoria diventa priva di oggetto se non viene collegata con la pratica rivoluzionaria, esattamente allo stesso modo che la pratica diventa cieca se non si rischiara la strada con la teoria rivoluzionaria".

Al di là delle convinzioni di Mao Zedong, la dialettica come relazione che trasforma il presente è un dato di fatto. Semmai è come si pensa la dialettica fra gli oggetti e come si colloca nelle relazioni sociali e nel mondo che la definizione di dialettica non è scontata. La storia ha manifestato molte teorie sbagliate. Ma non errano sbagliate: erano volutamente ingannatrici.

Si usa il termine sbagliato per riferirsi a qualcuno che crede o che agisce per fede in oggetti che non rientrano sotto i sensi. Ma quando si parla di una teoria che manifesta oggetti che vengono spacciati come oggetti di fede, come può essere l'ideologia della bibbia, dei vangeli, del corano o del buddismo, non parliamo di teorie sbagliate, ma di truffe mediante le quali costruire inganni e illazioni nelle persone per costringerli ad agire per fede e in funzione di una fede che prescinda le loro capacità di analisi. Quando parliamo di Platone non parliamo di teorie sbagliate, ma di un volgare truffatore che spaccia una realtà indimostrabile e che circuisce le persone privandole della loro capacità di criticare il loro presente.

Una teoria è tale solo se si innesta in un presente teorico.

Quando noi viviamo in una società, viviamo in una teoria del presente. Tutto ciò che ci viene trasmesso e che riteniamo naturale è in realtà espressione di un insieme ideologico che si innesta al momento della nostra nascita e che ci induce a pensarlo come naturale.

Di naturale esiste solo la nostra vita, non il contesto complessivo di ideologia in cui la nostra vita, esprimendosi, è costretta a pensarlo come "naturale". Quando qualcuno vi dice che quanto dite "è ideologico", è solo perché sta cercando di fermare la vostra riflessione e salvaguardare il dominio in atto di un'ideologia data.

Un'ideologia, una teoria, un'idea è sempre una perturbazione del presente. E' sempre il prodotto dell'insorgenza di un'emozione dentro all'individuo che si manifesta per delle necessità soggettive trasformate in necessità ideali che devono essere trasferite nella pratica, nella quotidianità modificando, di fatto, la realtà in cui il soggetto vive,

In questo modo per quattro miliardi di anni l'insorgenza delle idee nella struttura di pensiero dell'uomo ha portato alla diversificazione delle specie e alla nascita della Natura che è figlia e manifestazione dei viventi. Così le società sono divenute per manifestazione di idee, sempre nuove e sempre necessarie, manifestate dagli uomini al di là di come gli uomini hanno veicolato le loro insorgenze emotive nella quotidianità del loro vissuto.

La rivoluzione è un atto della Natura. La rivoluzione è l'atto con cui i soggetti hanno diversificato le specie fin da quando erano nel brodo primordiale. E' l'insorgenza emotiva, la necessità d'esistenza, che fece nascere i pluricellulari, i bisessuati, e le infinite forme di cui si compone la natura. E' la rivoluzione di teorie d'esistenza che hanno modificato la realtà nella quale gli Esseri Umani vivevano qualunque forma gli Esseri Umani avessero avuto nelle numerose ere del divenuto della Natura.

E così è per le società. La teoria, come effetto dell'insorgenza emotiva dell'uomo, si riversa nella società e modifica il divenuto ideale della società ponendo nuovi problemi e nuove questioni da affrontare e sulle quali adattarsi.

Scrive Mao Zedong:

A questo punto, è concluso il movimento della conoscenza? Rispondiamo: Sì, è concluso, ma tuttavia non lo è. Quando nella società l'uomo s'impegna nella pratica che modifica un determinato processo oggettivo (naturale o sociale) a un certo stadio del suo sviluppo passa, grazie al riflesso del processo oggettivo nella sua mente e alla sua attività soggettiva, dalla conoscenza percettiva alla conoscenza razionale ed elabora idee, teorie, piani o progetti che in generale corrispondono alle leggi del processo oggettivo; in seguito applica queste idee, teorie, piani o progetti nella pratica dello stesso processo oggettivo, e se raggiunge lo scopo prefisso, vale a dire se riesce, nella pratica di questo processo, a trasformare in una realtà concreta, almeno nelle linee generali, le idee, le teorie, i piani o i progetti precedentemente elaborati, allora il movimento della conoscenza di questo processo si può considerare compiuto. Per esempio, la realizzazione di un piano di costruzione, la conferma di un'ipotesi scientifica, la creazione di un congegno, il raccolto di un prodotto agricolo nel processo di trasformazione della natura, oppure il successo di uno sciopero, la vittoria in una guerra, la realizzazione di un programma d'insegnamento nel processo di trasformazione della società - tutto questo può essere considerato raggiungimento degli obiettivi prestabiliti. Tuttavia, parlando in generale, nella pratica per trasformare la natura o la società accade di rado che le idee, le teorie, i piani o i progetti elaborati dagli uomini vengano realizzati senza subire alcun cambiamento. Questo avviene perché gli uomini impegnati a modificare la realtà sono spesso sottoposti a numerose limitazioni: sono frequentemente vincolati non sono dalle condizioni scientifiche e tecniche, ma anche dallo sviluppo e dal grado di manifestazione del processo oggettivo (gli aspetti e l'essenza del processo oggettivo non sono stati ancora messi completamente in evidenza). In tale situazione, per la scoperta nella pratica di circostanze impreviste, le idee, le teorie, i piani o i progetti subiscono spesso cambiamenti parziali e, a volte, addirittura totali. Cioè, succede che le idee, le teorie, i piani o i progetti prestabiliti non corrispondano, in parte o del tutto, alla realtà, siano parzialmente o totalmente sbagliati. In molti casi, solo dopo ripetuti fallimenti si riesce a correggere gli errori, a raggiungere la corrispondenza con le leggi del processo oggettivo e a trasformare così il soggettivo in oggettivo, cioè ad arrivare, nella pratica, ai risultati previsti. A questo punto, comunque, il movimento della conoscenza umana di un determinato processo oggettivo, a un dato stadio del suo sviluppo, può ritenersi concluso.

Una teoria non è formulata nella testa e resta costante. Una teoria, un'idea, un'ipotesi di lavoro va applicata nella pratica e dalla pratica ritornano idee e modificazioni dell'ipotesi di lavoro su cui procedere.

Provate a pensare a "teorie" pseudo scientifiche, come la "Teoria delle stringhe". Formulala come ipotesi scientifica della realtà dell'universo. Attizzò le emozioni degli "scienziati" cristiani ipotizzando una "teoria del tutto" che per analogia potesse confermare il loro dio come il tutto esistente. Solo che cercare il dio padrone nella realtà è un desiderio patologico e non il prodotto dell'analisi critica del reale. E dopo un secolo di lavoro e di verifica, la "teoria delle stringhe" è trattata per ciò che è: un fallimento ideologico come altri fallimenti.

Come l'origine del monoteismo che Freud fece risalire, attraverso un inesistente Mosè, ad Akhenaton o all'inconscio considerato un magazzino di ricordi razionali rimossi. O alla teoria delle Idee di Platone. Teorie fallimentari perché il loro intento non era quello di liberare l'uomo dal presente vissuto, ma ingabbiare l'uomo in una dimensione preconcettuale. La dimensione preconcettuale, avulsa dalla realtà, può attizzare il desiderio emotivo dell'uomo e produrre molto consenso, ma quel consenso sparisce quando quella teoria cozza con i dati di realtà. Tutti vorrebbero il miracolo che gratuitamente risolva i loro problemi. Alimentano per questo la loro fantasia. Solo che i problemi restano ed è necessario il lavoro e l'impegno per superare gli ostacoli che i problemi pongono nella nostra esistenza.

Quando si fa nascere una teoria, delle idee, queste entrano nel mondo e il mondo reagisce a quelle teorie e a quelle idee. Spesso le teorie e le idee nascono dal momento contingente, ma poi, una volta che vengono veicolate nella società, gli obbiettivi e i risultati sperati sono diversi perché la realtà si muove in maniera diversa ponendo nuovi problemi e nuove idee.

Un esempio è il femminismo italiano degli anni '60 e '70. Le istanze di libertà divennero una teoria, la teoria fu veicolata nella società, ma la liberazione della donna dagli ostacoli vissuti non produsse quanto i teorici del femminismo avevano ipotizzato, ma produsse nuovi e diversi modelli perché, a quelle istanze teoriche di libertà, altre istanze teoriche di libertà si sovrapposero e si liberarono. Nello stesso tempo altre istanze per riportare la donna in stato di sottomissione furono formulate e da quelle nuove istanze teoriche, nacquero altre istanze di libertà.

Tutto è in perenne e costante modificazione e se qualcuno intende partecipare al gioco della vita non deve mai cessare di modificare sé stesso in un insieme ideologico di perenne modificazione della propria conoscenza.

Pensate come veniva giustificato il dio creatore dei cristiani duemila anni or sono e a mano a mano che gli uomini sviluppavano teorie che dimostravano la falsità di quelle giustificazioni, i cristiani sviluppavano nuove e diverse giustificazioni della realtà del loro dio rinnovando continuamente la schiavitù dell'uomo.

La sconfitta delle giustificazioni della realtà del loro dio padrone portava i cristiani a riformulare altre giustificazioni sulla realtà del loro dio padrone in attesa che gli uomini agissero ulteriormente per dimostrare la falsità delle loro giustificazioni. La costante era la sottomissione degli uomini; la costante era il dominio degli uomini da parte dei cristiani. La costante era il tentativo dei cristiani di giustificare la distruzione del divenire degli uomini costringerli sulla pira in cui Abramo intendeva bruciare il proprio futuro, Isacco, per la gloria del suo dio padrone.

Scrive Mao Zedong:

Tuttavia, se si considera il processo nel suo sviluppo, il movimento della conoscenza umana non si conclude qui. Ogni processo, sia che si verifichi nella natura che nella società, progredisce e si sviluppa a causa delle sue contraddizioni e lotte interne, e il movimento della conoscenza umana deve progredire e svilupparsi di conseguenza. Se si tratta di un movimento sociale, i dirigenti veramente rivoluzionari non solo devono sapere correggere le loro idee, teorie, piani o progetti quando vengono scoperti degli errori, come si è detto sopra, ma quando un processo oggettivo progredisce e passa da uno stadio del suo sviluppo a un altro, devono essere anche capaci di seguire essi stessi, nella loro conoscenza soggettiva, questo sviluppo e questo passaggio, e di farli seguire a tutti i partecipanti alla rivoluzione; devono, cioè, fare in modo che i nuovi compiti rivoluzionari e i nuovi piani di lavoro corrispondano ai nuovi cambiamenti intervenuti nella situazione. In un periodo rivoluzionario la situazione cambia rapidamente, e se i rivoluzionari non modificano rapidamente la propria conoscenza per uniformarla alla nuova situazione, non potranno condurre la rivoluzione alla vittoria.

Accade spesso che le idee non vadano al passo con la realtà; e questo avviene perché numerose condizioni sociali pongono un limite alla conoscenza umana. Noi lottiamo contro i testardi nei ranghi rivoluzionari perché le loro idee non seguono il ritmo delle modificazioni nella situazione oggettiva, e storicamente si manifestano sotto forma di opportunismo di destra. Costoro non vedono che la lotta degli opposti ha già fatto avanzare il processo oggettivo, mentre la loro conoscenza è ancora ferma al vecchio stadio. Questo caratterizza le idee di tutti i testardi. Le loro idee sono staccate dalla pratica sociale; essi non sono capaci di precedere e guidare il carro della società, ma si trascinano dietro di esso brontolando perché corre troppo, e tentano di farlo indietreggiare o di indirizzarlo nella direzione opposta.

Tutto ciò che avviene come trasformazione del presente è considerato da Mao Zedong un progresso. Le teorie di schiavitù non sono teorie che Mao Zedong prende in considerazione in quanto sono l'oggettività del suo vissuto in cui formula teorie di modificazione del vissuto stesso.

Ad un'idea di libertà altri rispondono con una nuova formulazione di un'idea di schiavitù e di sottomissione che propagandano come un'idea di libertà di sottomettere o di imporre. La contraddizione in cui si sviluppa la libertà sociale è fatta da questo tipo di contraddizioni. Le persone non percepiscono solo il loro interesse emotivo, ma l'insorgenza della pulsione emotiva spesso viene soddisfatta da una situazione di dominio e quel dominio diventa elaborazione teorica. Solo che, una volta che una pulsione emotiva viene veicolata in una teoria del dominio, quando quella teoria del dominio diventa patrimonio sociale, non è detto che chi l'ha formulata domini. Spesso avviene che la vittima del dominio sia chi ha formulato la teoria del dominio. E' accaduto per gli ebrei che hanno elaborato la teoria assoluta del dio padrone che domina il mondo indicando sé stessi come popolo eletto e finendo, da parte di altri popoli eletti, nei forni crematori. E' successo alle donne afgane a cui parve una buona idea inventare il burka e il burka è diventato il simbolo della loro sottomissione.

I progetti esistenziali devono essere continuamente aggiornati date le diverse condizioni oggettive che si presentano. Nulla è uguale all'inizio del cammino e ogni cammino, ogni percorso di modificazione della realtà, modifica chi lo percorre perché la realtà modificata impone nuove e diverse condizioni.

Gli uomini si muovono in un mondo vivente fatto di volontà che si esprimono per condizioni e contraddizioni e ogni volta che una condizione è modificata o una contraddizione risolta, nulla è più come prima né nell'uomo che ha progettato, né nella realtà in cui ha agito, né nelle condizioni che sta affrontando. Tutto è diverso, tutto cambia e le sue emozioni devono continuamente agire come motore per costringere i soggetti a cambiare e adattarsi continuamente.

A differenza di quanto dice Mao Zedong, le idee vanno sempre al passo con la realtà. Perché la realtà non è solo ciò che è, ma è ciò che i singoli uomini percepiscono e ciò che i singoli uomini intendono e in cui veicolare le loro emozioni. Le fantasie degli uomini. Le loro costruzioni virtuali e la loro immaginazione anche se forgiata con la violenza nella prima infanzia, è parte della realtà nella quale viviamo. Noi non possiamo costruire una teoria dell'esistenza e della modificazione dell'esistenza senza tener conto della stupidità, della virtualità o della malattia mentale presente nella società in cui viviamo. La realtà non è ciò che noi immaginiamo o che consideriamo, ma è un insieme di fattori che si concretizzano mediante azioni e adattamenti ad ogni sollecitazione che in quella società si presenta.

Il concetto espresso da Mao Zedong che definisce "l'opportunismo di destra" è un'idea soggettiva che spesso si esprime in quelle che sono le necessità di modificazioni del presente. C'è chi modifica il presente affermando che una modificazione del presente è possibile solo se permangono fattori ideologici del presente vissuto. In sostanza, come accade, si può modificare un mondo che è sottomesso al dio padrone della bibbia soltanto se all'idea del dio padrone della bibbia si sostituisce l'idea del dio padrone di Plotino o dei neoplatonici. E' indubbio che la modificazione della realtà dal dio padrone assolutista della bibbia al dio padrone, più "liberale", di Plotino soddisfa un po' le emozioni costrette dei cristiani, ma lascia il tempo che trova. Oggi soddisfi un po' di libertà del cristiano sottomesso e dolorante, ma subito dopo, l'immagine del dio padrone di Plotino, sostituisce il dio padrone della bibbia ed elabora teorie di sottomissione e di possesso degli uomini imponendo loro dei comportamenti obbligati. Un po' come è successo per i musulmani. La ribellione agli ebrei e ai cristiani degli arabi ha portato gli arabi a sostituire ad una forma di dio padrone un'altra forma di dio padrone che è diventata, col tempo, un assoluto che li ha imprigionati. Questo è l'effetto di quello che Mao Zedong chiama "idee di destra nella trasformazione del presente".

Sulle idee, nella teoria, non esistono mediazioni con gli opposti. Le idee, le teorie sono sempre "radicali" nel senso che non ammettono mediazioni con altre teorie. Altrimenti non sarebbero idee o teorie, ma derivati di altre idee e altre teorie. Derivazioni di altre idee e altre teorie tali da conservare l'insieme di altre idee e altre teorie da cui derivano senza modificare la qualità delle idee e delle teorie precedenti. Nell'ideologia cristiana, questo movimento di idee e di teorie è definito con la parola di "eretico". Nelle teorie "marxiste", quando il movimento riporta al vecchio è definito come "revisionismo", quando porta al nuovo "estremismo".

Scrive Mao Zedong:

Noi lottiamo ugualmente contro i parolai di "sinistra". Le loro idee vanno al di là di una determinata fase di sviluppo del processo oggettivo; alcuni di essi considerano come verità i parti della loro fantasia, altri cercano di realizzare nel presente ideali raggiungibili soltanto nel futuro; le loro idee, staccate dalla pratica corrente della maggioranza degli uomini, staccate dalla realtà attuale, si traducono, nell'azione, in avventurismo.

L'idealismo e il materialismo meccanicistico, l'opportunismo e l'avventurismo sono tutti caratterizzati dalla frattura fra il soggettivo e l'oggettivo, dal distacco della conoscenza dalla pratica. La teoria marxista-leninista della conoscenza, caratterizzata dalla pratica sociale, scientifica, non può non combattere con decisione queste ideologie erronee. I marxisti riconoscono che nel processo generale, assoluto, di sviluppo dell'universo, lo sviluppo di ogni processo particolare è relativo; perciò, nel grande fiume della verità assoluta, la conoscenza umana di un processo particolare in ogni determinata fase di sviluppo, è soltanto una verità relativa. Dalla somma delle innumerevoli verità relative risulta la verità assoluta," Lo sviluppo di un processo oggettivo è pieno di contraddizioni e di lotte, e lo sviluppo del movimento della conoscenza umana è anch'esso pieno di contraddizioni e di lotte. Ogni movimento dialettico del mondo oggettivo troverà, prima o poi. il suo riflesso nella conoscenza umana. Nella pratica sociale il processo di nascita, sviluppo e fine non ha termine, e non ha termine neppure il processo di nascita, sviluppo e fine nella conoscenza umana. Come la pratica, la quale modifica la realtà oggettiva secondo idee, teorie, piani o progetti determinati, progredisce costantemente, così anche la conoscenza umana della realtà oggettiva si approfondisce sempre più. Il movimento di modificazione del mondo reale oggettivo non ha mai fine, e non ha mai fine neppure la conoscenza della verità che l'uomo acquista attraverso la pratica. Il marxismo-leninismo non esaurisce la verità ma, al contrario, nel processo della pratica apre continuamente la strada alla conoscenza della verità.

Quelli che Mao Zedong considera "parolai di sinistra" sono in realtà le deformazioni idealistiche e desideranti anteposte all'analisi della realtà in cui si agisce. Parolai di sinistra sono Platone con il suo ideale di Atlantide, Agostino con la sua "Città di dio", Tommaso Campanella con la sua "Città del Sole", Gesù con la sua venuta sulle nubi con grande potenza, Tommaso Moro con la sua Utopia e tutti coloro che paventano futuri composti da "montagne de polenta e mari de tocio".

Questi personaggi hanno lo scopo preciso di sostituire all'analisi che rimuove gli ostacoli dell'uomo nel presente, aspettative immaginifiche entro le quali uccidere la capacità di analisi del presente dell'uomo.

Mao Zedong li chiama "parolai" perché la parola, fatta di vuota retorica, imprigiona le emozioni degli uomini impedendo loro di veicolarsi nel mondo e imprigionandole nell'attesa di un evento salvifico.

Costoro, anziché stimolare le emozioni dell'uomo in vista di un obbiettivo pratico (per esempio, la conquista del suffragio universale) le inchiodano nell'attesa del dio buono che risolve i loro problemi. Poi, come le religioni del cargo, distruggono il presente degli uomini relegandoli nella miseria. E' da questo tipo di azioni che le richieste di libertà e di benessere delle persone si trasformano in assolutismo nazista o cristiano portando la distruzione nelle società.

Mentre le persone lavorano ad una teoria o a delle idee che modificano il presente suscitando l'aspettativa di un presente che cambia, i "parolai" indicano la meta del cambiamento. Suscitano aspettative distruggendo la possibilità di cambiare il presente in cui gli uomini vivono. Con questa tecnica, mentre qualcuno sviluppa una teoria per rimuovere il macellaio di Sodoma e Gomorra come modello della società degli uomini, i "parolai" intervengono con l'idea dell'assoluto Uno dei neoplatonici che costruirebbe una diversa religione distruggendo ogni percorso di uscita dall'orrore imposto dal modello del macellaio di Sodoma e Gomorra.

Mao Zedong indica quattro comportamenti ideologici che impediscono all'uomo di applicare la sua capacità critica modificando il presente: l'idealismo, il materialismo meccanicistico, l'opportunismo, l'avventurismo.

L'idealismo consiste nell'imporre alla realtà vissuta idee preconcette nate nella patologia psichiatrica desiderante del soggetto con credenze e convinzioni in oggetti estranei alla realtà in cui vive. Il materialismo meccanicistico consiste nel pensare la realtà per la forma che la realtà presenta al soggetto e la necessità del soggetto di fantasticare su ciò che non conosce o di negarlo aprioristicamente. L'opportunismo consiste nello sfruttare il momento presente, le idee del presente, per favorire il tornaconto personale. L'avventurismo consiste nel propagandare avventi salvifici o catastrofici che di fatto producono le catastrofi sociali.

Non si tratta di "idee" o comportamenti ideologici avulsi dalla società in cui viviamo. Si tratta di elementi propri e parte integranti del mondo in cui viviamo. Le persone sono educate, con la violenza, a veicolare in questo modo le loro emozioni e non ne possono fare a meno. L'idealismo, il meccanicismo, l'opportunismo e l'avventurismo sono modi nei quali veicolare le pulsioni emotive delle persone nella società in cui viviamo e una teoria della trasformazione sociale deve tener conto che incontrerà anche questo tipo di comportamenti. Deve comprenderli e deve sapere che questi comportamenti altro non sono che risposte soggettive a sollecitazioni sociali imposte fin dall'infanzia.

Ciò che un soggetto vive in questo momento è parte di un immenso dal quale quel soggetto ha selezionato la propria parte. L'individuo sociale elabora la propria teoria dell'esistenza nel suo ambiente sociale che è in relazioni ad altri ambienti sociali che è in relazioni con tutte e parti del pianeta, del Sistema Solare, dell'Universo nel suo insieme.

La vita è relativa, circoscritta, e in questa vita, nella sua vita, il soggetto elabora la propria teoria d'esistenza che misura nella pratica delle proprie relazioni sociali. Una frazione della propria verità soggettiva che diventa espressione della propria libertà in un universo di Esseri e di coscienze che elaborano la loro teoria d'esistenza modificando, di fatto, il presente di ogni Essere.

Il nostro movimento, la nostra trasformazione, è parte di un tutto di soggetti che si muovono e si trasformano continuamente ponendoci nuovi problemi.

Scrive Mao Zedong:

Scoprire la verità mediante la pratica, e mediante la pratica confermare e sviluppare la verità. Partire dalla conoscenza percettiva e svilupparla attivamente in conoscenza razionale, e poi partire dalla conoscenza razionale e dirigere attivamente la pratica rivoluzionaria in modo da trasformare il mondo soggettivo e oggettivo. Pratica, conoscenza, di nuovo pratica e di nuovo conoscenza; questa formula nella sua ripetizione ciclica è infinita, e il contenuto della pratica e della conoscenza, a ogni ciclo, si eleva a uno stadio più alto. Questa è, nel suo complesso, la teoria della conoscenza del materialismo dialettico, questa è la concezione dell'unità del sapere e del fare, propria del materialismo dialettico.

L'attività pratica nella manifestazione delle idee è per Mao Zedong l'elemento discriminante fra una teoria sociale che può essere confermata e una teoria sociale frutto di malattia mentale. Sui lettini degli psichiatri del mondo, centinaia di teorie dell'esistenza sono esposte dai pazienti, ma i pazienti non escono dagli ospedali psichiatrici per affrontare la quotidianità sociale. Rimangono nei reparti anche se di tanto in tanto qualche malato è esaltato come "artista" o "poeta". Anche se ogni tanto, qualche teoria della schiavitù e della sottomissione dell'uomo viene esaltata come buona e giusta. Come l'ideologia ebraica, l'ideologia cristiana, l'ideologia musulmana o l'ideologia buddista. E' sufficiente che alla malattia psichiatrica di chi la proclama si affianchino eserciti pronti a macellare chi mette in discussione quella teoria.

Quando si elabora una struttura di idee o una teoria o un complesso ideologico, si parte sempre dalla percezione di un reale che viene soggettivamente interpretato. Si percepisce una realtà e si manifesta la necessità di intervenire in quella realtà. La necessità di intervenire in quella realtà alimenta la costruzione di un complesso di idee, di una teoria che, intervenendo in quella realtà, tende a modificarla. La realtà, a sua volta, formata da un complesso di teorie, ideologie ed idee, interviene su quella teoria o su quelle idee e tende a sua volta a modificarle. Dopo di che, sia la realtà che i singoli soggetti di quella realtà non sono più gli stessi. Hanno fatto dei progressi dalla relazione fra teorie e idee diverse.

Questo movimento viene chiamato da Mao Zedong il movimento della formazione della conoscenza, del progresso. La teoria della conoscenza e del materialismo storico e dialettico.

In fondo, è il movimento della vita fin da quando i primi Esseri si mossero nel brodo primordiale. Ricordarcelo ci consente di continuare quel movimento che da quattro miliardi di anni ha portato ad oggi e ci consente di continuare le trasformazioni superando ogni ideologia di verità che vorrebbe risolvere in essa il divenire dell'uomo e della vita su questo pianeta.

Marghera, 02 aprile 2017

NOTA: Le citazioni del "Sulla Pratica" sono tratte da Mao Tse Tung "Opere scelte" Vol 1 Casa Editrice in lingue estere - Pechino 1969

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Claudio Simeoni

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La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.