Valore d'uso e valore di scambio
nel lavoro sociale per produrre l'uomo-merce

Karl Heinrich Marx – 1818-1883

Riflessioni sulle idee di Marx.

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185808 per chi vuole ordinare il libro

Indice Teoria della Filosofia Aperta

La filosofia della Religione Pagana.

La società come fabbrica che mediante il lavoro manipola la struttura psico-emotiva dell'uomo trasformandolo in uomo-merce per soddisfare i bisogni del dio padrone.

L'uomo, ogni uomo e ogni donna della società, sono il prodotto del lavoro della società in cui nascono. La società è la "fabbrica" dei suoi uomini e delle sue donne.

Il fine del lavoro sociale è la trasformazione di ogni uomo e ogni donna in "valore d'uso" che, come un prodotto frutto del lavoro, viene consumato per soddisfare i bisogni di un soggetto-consumatore messo a fondamento della società.

Prima che ogni uomo e ogni donna vengano consumati come valore d'uso, nella società funzionano come "valori di scambio" formando il meccanismo della fabbrica sociale attraverso il cui lavoro vengono prodotti gli individui sociali, gli uomini-merce, che, al di là del ruolo e della funzione che occupano nella società, fanno funzionare la fabbrica sociale mediante il lavoro producendo uomini che, come valore d'uso, soddisfano i bisogni del soggetto posto a fondamento dell'organizzazione sociale stessa.

Scrive Marx nel primo tema del primo capitolo del Capitale:

CAPITOLO PRIMO

LA MERCE

I due fattori della merce: valore d'uso e valore (sostanza di valore, grandezza di valore).

La ricchezza delle società nelle quali predomina il modo di produzione capitalistico si presenta come una " immane raccolta di merci" e la merce singola si presenta come sua forma elementare. Perciò la nostra indagine comincia con l'analisi della merce. La merce è in primo luogo un oggetto esterno, una cosa che mediante le sue qualità soddisfa bisogni umani di un qualsiasi tipo. La natura di questi bisogni, p. es. il fatto che essi provengano dallo stomaco o che provengano dalla fantasia non cambia nulla. Qui non si tratta neppure del modo in cui la cosa soddisfa il bisogno umano: se immediatamente, come mezzo di sussistenza, cioè come oggetto di godimento o per via indiretta, come mezzo di produzione. Ogni cosa utile, come il ferro, la carta, ecc., dev'essere considerata da un duplice punto di vista secondo la qualità e secondo la quantità Ognuna di tali cose è un complesso di molte qualità e quindi può essere utile da diversi lati. E'pera della storia scoprire questi diversi lati e quindi i molteplici modi di usare delle cose. Cosi pure il ritrovamento di misure sociali per la quantità delle cose utili. La differenza nelle misure delle merci sorge in parte dalla differente natura degli oggetti da misurare, in parte da convenzioni.

Per leggere il Capitale di Marx e il concetto di merce in Marx è necessario sostituire alla parola "merci" la parola "uomini". Marx inizia affermando "la ricchezza delle società nelle quali predomina il modo di produzione capitalistico...." presuppone la società, l'uomo che forma le società. Se le società hanno varie strutture organizzative e pertanto possono essere pensate come sistemi umani in evoluzione o in progresso, a seconda dei punti di vista, l'elemento statico aprioristico nella visione marxiana rimane l'uomo che viene pensato in quanto produttore e consumatore di merci trasformate in prodotti atti a soddisfare il bisogno umano.

Questo presuppone, al di là del modo di distribuzione delle merci, dei prodotti e la formazione del valore e del capitale, che la costante sia l'uomo al di là di come si colloca nella gerarchia e nelle funzioni sociali.

Per Marx l'uomo è la costante, soggetto e fine della produzione e del consumo, che stimola la produzione di merci e la formazione della ricchezza passa attraverso i bisogni umani. I bisogni umani determinano la qualità e la quantità di merci prodotte, sia che si tratti di bisogni determinati dallo stomaco o dalla fantasia. L'uomo è inteso come insieme di bisogni e non come oggetto del lavoro atto a soddisfare bisogni diversi dall'uomo stesso.

Con l'avvento del cristianesimo, le cose nella storia sono cambiate. Marx non avverte questo tipo di cambiamento perché è immerso in questo cambiamento e non si avvede che l'unica merce, dalla quale dobbiamo iniziare a parlare per la formazione del valore sociale, della produzione, dell'accumulo e distribuzione di ricchezza, è l'uomo stesso che nell'ideologia cristiana è la merce per eccellenza.

Con l'avvento del cristianesimo, l'uomo diventa "la merce da lavorare" per adattare la sua struttura psico-emotiva in funzione dei bisogni del dio padrone rappresentato dal complesso teologico-morale dell'ideologia cristiana. L'uomo cessa di essere il soggetto sociale per diventare l'oggetto al servizio di dio che è l'unico soggetto che assume il nome di "persona" che determina le leggi e la morale sociale. Tutta la società ha al suo centro dio e l'uomo diventa l'oggetto di consumo, il valore d'uso, dei bisogni di possesso del dio padrone.

Con la nascita dell'ideologia religiosa ebraica prima e del cristianesimo poi, l'uomo cessa di essere il soggetto sociale, colui che agisce nella società e che struttura la società per sé stesso (al di là del sé stesso a cui vogliamo riferirci), per diventare oggetto di possesso della società che riconosce nel dio padrone l'unico soggetto di diritto nella società.

Con l'ebraismo prima e col cristianesimo poi, l'uomo diventa merce che il lavoro trasforma in prodotto atto a soddisfare i bisogni del dio padrone.

La ricchezza di una società in cui predomina il cristianesimo si presenta come un'enorme raccolta di uomini-merce e il singolo uomo-merce si presenta come "materia grezza in forma elementare".

Nella società cristiana, partorire uomini e donne, costruire grandi sacche di povertà, miseria, indigenza ed emarginazione serve da magazzino di uomini-merce dai quali attinge il dio padrone per soddisfare i propri bisogni. Bisogni di piacere che si soddisfano con il dolore umano. Dal momento che il dolore umano trasforma la merce-uomo in un prodotto fruibile dal dio cristiano per soddisfare i suoi bisogni, la nostra indagine sul Capitale inizia con l'analisi della merce che forma il capitale del dio padrone: l'uomo-merce.

L'uomo-merce è in primo luogo un oggetto esterno al dio padrone. Nella società cristiana l'uomo-merce soddisfa i bisogni del dio padrone e come merce non ha nessuna voce nella società.

Questo errore fondamentale di Marx fatto nell'aprire il Capitale, ha compromesso l'intero svolgimento della sua critica economica.

La natura dei bisogni del dio padrone provengono dal piacere del dominio per il piacere del dominio. Non si tratta del modo con cui la merce-uomo soddisfa il dio padrone, se immediatamente con la sua sofferenza o se indirettamente provocando sofferenza e dolore nella società.

Ogni cosa utile a provocare dolore, bloccando i bisogni dell'uomo-merce in funzione dei bisogni del dio padrone, rappresenta un complesso di azioni, un lavoro, che modificano la struttura psico-fisica-emotiva dell'uomo lo trasforma in uomo-merce. Tale lavoro varia nei metodi usati nelle varie fasi storiche come varia nelle diverse società e nelle diverse culture. Il fine è la costante del lavoro sociale che deve essere funzionale in quella società e in quella cultura per produrre uomini-merce.

Scrive Marx:

L'utilità di una cosa ne fa un valore d'uso. Ma questa utilità non aleggia nell'aria. E' un portato delle qualità del corpo della merce e non esiste senza di esso. Il corpo della merce stesso, come il ferro, il grano, il diamante, ecc., è quindi un valore d'uso, ossia un bene. Questo suo carattere non dipende dal fatto che l'appropriazione delle sue qualità utili costi all'uomo molto o poco lavoro. Quando si considerano i valori d'uso si presuppone che siano determinati quantitativamente, come una dozzina di orologi, un braccio di tela di lino, una tonnellata di ferro, ecc. I valori d'uso delle merci forniscono il materiale di una particolare disciplina d'insegnamento, la merceologia. Il valore d'uso si realizza soltanto nell'uso, ossia nel consumo. I valori d'uso costituiscono il contenuto materiale della ricchezza, qualunque sia la forma sociale di questa. Nella forma di società che noi dobbiamo considerare i valori d'uso costituiscono insieme i depositari materiali del valore di scambio.

Il valore di scambio si presenta in un primo momento come il rapporto quantitativo, la proporzione nella quale valori d'uso d'un tipo sono scambiati con valori d'uso di altro tipo; tale rapporto cambia continuamente coi tempi e coi luoghi. Perciò si presenta come qualcosa di casuale e puramente relative, come un valore di scambio interno, immanente alla merce (valeur intrinsèque), dunque come una contradictio in adjecto.

La struttura psico-emotiva dell'uomo non vive senza il corpo e il corpo, il suo abitare il mondo, non esiste senza la struttura psico-emotiva che lo qualifica come corpo (altrimenti è un cadavere).

La merce-uomo viene lavorata in modo da diventare un prodotto fruibile dal dio padrone che domina le società e diventa, per il dio padrone, un valore d'uso.

L'utilità della merce-uomo non aleggia nell'aria, è portato dalle qualità coercitive applicate al corpo dell'uomo-merce e tale qualità, fruibile dal dio padrone, non esiste senza il corpo.

Il corpo della merce è sempre il corpo dell'uomo e della donna che assumono qualità diverse rispetto al dio padrone a seconda della lavorazione sociale e dell'uso e dei bisogni che quei corpi-merce soddisfano all'interno della società per produrre altri uomini-merce.

Queste qualità non dipendono dalla quantità di bisogno soddisfatto al dio padrone, dipendono solo dal corpo della merce. L'uomo-merce necessita di essere lavorato, prodotto, per essere presentato come oggetto di consumo da parte del dio padrone e usato dalla gerarchia che lo rappresenta.

L'uomo-merce viene consumato dal dio padrone. Afferma Gesù in Matteo:

Matteo 25,14-30

Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.

Bibbia CEI, Matteo 25, 14-30

L'uomo-merce soddisfa i bisogni del dio padrone mediante il suo valore di merce che nell'uso del dio padrone diventa il suo valore d'uso. L'uomo-merce assume il suo valore come prodotto soltanto nel momento del consumo da parte del dio padrone. Il valore d'uso determina il contenuto materiale dell'uomo-merce all'uso che ne fa il dio padrone che viene valutato soltanto nel momento del consumo: nella distruzione dell'uomo-merce nel piacere del dio padrone.

Questo elemento è ben descritto nella parabola di Matteo e di Luca. Gli uomini non hanno valore in sé per il dio padrone, ma hanno valore solo in quanto uomini-merce che egli consuma.

L'uomo-merce non è il servo del padrone; l'uomo-merce è il valore d'uso consumato dal dio padrone. Come la pecora non serve il pastore, ma è il valore d'uso che il pastore cucina e si mangia.

Il lavoro per trasformare i possibili uomini in valori d'uso, uomini-merce, sono l'oggetto di una particolare disciplina di insegnamento: la costrizione all'obbedienza che trasforma l'uomo in merce per essere consumato come prodotto.

Come nella parabola dei talenti in Matteo e in quella delle Mine di Luca, il valore d'uso dell'uomo-merce si realizza nell'uso dell'uomo-merce. Non è importante quanto i singoli uomini-merce hanno fatto fruttare il talento o la mina data dal dio padrone. Il valore d'uso dell'uomo-merce è determinato dal fatto che l'abbia fatta fruttare. Non è la quantità del ricavato che determina il loro specifico valore d'uso come uomini-merce, ma l'azione con cui hanno tentato di far fruttare il denaro. L'azione, dettata dall'intenzione, determina il valore d'uso dell'uomo-merce, non la quantità di profitto ottenuto.

Il bisogno del padrone è soddisfatto dall'azione dell'uomo-merce, non dal profitto che l'uomo-merce ottiene trasformando altri uomini in uomini-merce. Questo è il prodotto della fabbrica sociale nel suo insieme, non il risultato del singolo individuo i cui sforzi, nella produzione di uomini-merce, si sommano a quella di altri uomini nella società e, spesso, gli sforzi sono indistinguibili nell'insieme sociale.

L'insieme degli uomini-merce costituiscono l'insieme del valore di scambio posseduto dal dio padrone.

Il valore di scambio si presenta in un primo momento come un rapporto quantitativo "Io, dice quel dio padrone, ho una quantità di uomini-merce superiore alla tua e avendo un maggior numero di uomini-merce, massacro quelli che ritengo siano "tuoi" uomini che sono sicuramente uomini-merce."

Valori d'uso del dio padrone che si soddisfa mediante i suoi uomini-merce vengono prodotti da una fabbrica sociale dinamica in cui questi valori d'uso vengono trattati, e si autotrattano, come valori di scambio fra tipologie di merce composte da uomini-merce la cui qualità è rappresentata dal padrone che li qualifica. Il dio padrone cristiano e il dio padrone ebreo, musulmano o buddista mettono in competizione fra loro le fabbriche sociali che producono uomini-merce per impedire l'uscita dell'uomo dal processo di produzione come uomo-merce. La qualità dell'uomo-merce è, in questo caso, determinata dal padrone che usa quella merce per soddisfare i propri bisogni personali. Il valore di scambio nella qualità di uomini-merce cambia a seconda dei rapporti di forza con cui gli uomini-merce rappresentano il loro padrone creando due dinamiche di valore di scambio. Una dinamica interna in cui la qualità degli uomini-merce riproduce sé stessa sui propri figli "proletari" trasformando i loro figli in nuovi uomini-merce in funzione del proprio padrone e della sua qualità, e un valore di scambio verso l'esterno in cui le relazioni con altri insiemi di uomini-merce tendono a trasferire la merce, intesa come uomini-merce, dal dominio di una morale al dominio di una diversa morale che qualifica il padrone degli uomini-merce.

Scrive Marx:

Consideriamo la cosa più da vicino. Una certa merce, p. es. un quarter di grano, si scambia con x lucido da stivali, o con y seta, o con z oro ecc.: in breve, si scambia con altre merci m differentissime proporzioni. Quindi il grano ha molteplici valori di scambio invece di averne uno solo. Ma poichè x lucido da stivali, e così y seta, e così z oro, ecc. è il valore di scambio di un quarter di grano, x lucido da stivali, y seta, z oro, ecc. debbono essere valori di scambio sostituibili l'un con l'altro o di grandezza eguale fra loro. Perciò ne consegue: in primo luogo, che i valori di scambio validi della stessa merce esprimono la stessa cosa. Ma, in secondo luogo: il valore di scambio può essere in generale solo il modo di espressione, la "forma fenomenica" di un contenuto distinguibile da esso. Prendiamo poi due merci: p. es. grano e ferro. Quale che sia il loro rapporto di scambio, esso è sempre rappresentabile in una equazione, nella quale una quantità data di grano è posta come eguale a una data quantità di ferro, p. es. un quarter di grano = un quintale di ferro. Che cosa ci dice questa equazione? Che in due cose differenti, in un quarter di grano come pure in un quintale di ferro, esiste un qualcosa di comune e della stessa grandezza. Dunque l'uno e l'altro sono eguali a una terza cosa, che in sè e per sè non è nè l'uno né l'altro. Ognuno di essi, in quanto valore di scambio, dev'essere dunque riducibile a questo terzo. Un semplice esempio geometrico ci servirà per dare un'idea di ciò. Per determinare e per confrontare la superficie di tutte le figure rettilinee, le risolviamo in triangoli. Poi riduciamo il triangolo ad una espressione del tutto differente dalla sua figura visibile, al semiprodotto della base per l'altezza. Allo stesso modo i valori di scambio delle merci sono riducibili a qualcosa di comune, di cui rappresentano un'aggiunta o una diminuzione. Questo qualcosa di comune non può essere una qualità geometrica, fisica, chimica o altra qualità naturale delle merci. Le loro proprietà corporee si considerano, in genere, soltanto in quanto le rendono utilizzabili, cioè le rendono valori d'uso.

Consideriamo più da vicino. Una società che ha costruito un uomo-merce lo può scambiare con un uomo-merce di una qualità differente senza tuttavia trarre un vantaggio in un corrispondente valore di uomo-merce. Il missionario Gesuita cerca di appropriarsi dell'uomo-merce che definisce animista per modificare, mediante il lavoro, la sua struttura morale e farlo diventare un uomo-merce a disposizione d'uso del suo dio padrone. L'operazione fu fatta dagli uomini-merce cristiani nelle terre del fuoco. Gli uomini-merce cristiani manipolarono le condizioni morali ed esistenziali degli abitanti della Terra del Fuoco potandoli alla completa estinzione in quanto le condizioni morali degli uomini-merce cristiani erano incompatibili con le condizioni esistenziali degli abitanti della Terra del Fuoco. L'aver operato per trasformare in uomini-merce, come valore d'uso per il dio dei cristiani, gli abitanti della Terra del Fuoco, gli uomini-merce cristiani hanno dovuto constatare che quel materiale non era adatto alla trasformazione per soddisfare i bisogni del loro dio padrone. Il materiale umano trasformato non riproduceva più sé stesso.

L'uomo ha molteplici valori. Il lavoro cristiano trasforma l'uomo in un'unica merce per un unico valore d'uso nel quale non esiste lo scambio, ma solo il consumo nell'uso di tale merce.

Trasformare l'uomo in merce non consente di stabilire un valore di scambio in quanto uno solo è l'utilizzatore di tale merce anche se nella trasformazione dell'uomo-merce molti sono gli utilizzatori di quella merce che tendono a trarne un profitto mediante il valore di scambio che sposta di funzione l'uomo-merce all'interno della società produttrice di uomini-merce. Sia l'uomo-merce che costituisce il valore di scambio, sia l'uomo-merce che trae profitto da un altro uomo-merce, sono entrambi dei valori d'uso per il medesimo consumatore: il dio padrone.

Sia che si tratti di lucido per stivali, seta o orza, l'uomo-merce non è scambiabile se non da utilizzatori intermedi mediante il valore di scambio. Gli utilizzatori intermedi dell'uomo-merce si scambiano gli uomini-merce a seconda delle loro necessità di uomini-merce. L'industriale della seta necessita di operai che lavorano la seta. Per farlo usa uomini-merce che alimentano il loro essere uomini-merce nella relazione di sudditanza mentre lavorano la seta. Nello stesso tempo necessita di uomini-merce che controllino gli operai della seta e gli serve uomini-merce che pur producendo seta riproducano sé stessi e nello stesso tempo consumino seta per poter utilizzare e produrre uomini-merce per il proprio dio padrone.

Il dio padrone diventa l'utilizzatore finale degli uomini-merce, qualunque sia il valore di scambio che gli uomini-merce mettono in atto per collocarsi come merce nella fabbrica, chiamata società, che produce uomini-merce in funzione dell'utilizzatore: il dio padrone.

La fabbrica e il "posto di lavoro" è l'ambiente in cui gli uomini-merce devono rinunciare ad essere cittadini fruitori dei diritti Costituzionali in cambio della sopravvivenza come uomini-merce in funzione della trasformazione di sé stessi in uomini-merce. Il "diritto alla salute" sul posto di lavoro non è un diritto dell'individuo in quanto non di individui si tratta, ma di uomini-merce che devono sottostare ai dettami imposti. La salute è oggetto di contrattazione con gli uomini-merce che gestiscono uomini-merce nella fabbrica. Il diritto penale non interviene della fabbrica o nell'azienda, ma è sospeso in funzione di un diritto speciale che è il diritto del lavoro in cui i principi del diritto penale sono sospesi. Questo vale anche per altri ambienti circoscritti. E' sospeso il diritto penale in famiglia (questo ha portato a molti omicidi e molti delitti per violenza in famiglia); è sospeso il diritto penale nelle prigioni, nelle caserme, nei centri di accoglienza, nei centri di recupero per tossici, negli asili, nelle scuole e, in generale, negli ambienti circoscritti salvo per salvaguardare il diritto dei guardiani ad esercitare impunemente la violenza.

L'uomo-merce non deve sapere che cosa sta lavorando in fabbrica o qual è la pericolosità del prodotto che sta maneggiando in quanto, tale conoscenza lo porterebbe a contrattare una diversa condizione di lavoro e l'uomo-merce che gestisce la fabbrica deve occultare il prodotto che sta lavorando per avere un migliore controllo dell'uomo-merce.

Il valore di scambio è in funzione del valore d'uso. Il valore di scambio è solo il modo di esprimere " la forma fenomenica" di un contenuto sociale in cui si rappresentano in valori diversi gli uomini-merce che compongono una data società.

Prendiamo ad esempio due uomini-merce. Qualunque sia il valore di scambio sono sempre riconducibili al medesimo valore d'uso come pari quantità di prodotto consumato dal dio padrone.

Il presidente della Banca Unicredito e il consumatore di eroina che vive di espedienti. Qualunque sia il loro valore di scambio determinato dal sistema sociale in cui vivono, la quantità del valore d'uso di entrambi è esattamente uguale in quanto merce di consumo per il dio padrone. Varia il loro valore di scambio all'interno della società. Mentre il Presidente della Banca Unicredito ha un valore di scambio determinato dalla quantità delle azioni messe in atto per alimentare una produzione di uomini-merce molto elevata, il Consumatore di Eroina che vive di Espedienti ha un valore di scambio più basso in quanto le sue azioni messe in atto per alimentare la produzione di uomini-merce è più immediata, agisce meno sulle condizioni oggettive sociali ed è maggiormente deteriorabile in quanto sacrificabile in funzione di altre azioni più efficaci nel produrre uomini-merce. Il valore dei due uomini-merce è uguale nell'utilizzatore finale quale consumatore di uomini-merce (valore d'uso), ma è diversa nel valore di scambio nel sistema sociale.

In un insieme sociale, una società, i valori di scambio dei singoli uomini-merce sono riconducibili a un qualcosa di comune, il loro uguale valore d'uso nel consumo come prodotto atto a soddisfare i bisogni di dominio e di possesso del dio padrone, del cui nutrimento rappresentano un'aggiunta continua. Le proprietà corporee che hanno fagocitato il dio padrone manipolando la struttura psico-fisica che ha trasformato le possibilità umane in uomini-merce vengono considerate soltanto in quanto li rendono fruibili come uomini-merce ad opera del dio padrone: cioè rendono gli uomini-merce dei valori d'uso.

Scrive Marx:

Ma d'altra parte è proprio tale astrarre dai loro valori d'uso che caratterizza con evidenza il rapporto di scambio delle merci. Entro tale rapporto, un valore di scambio è valido quanto un altro, purchè ve ne sia in proporzione sufficiente. Ossia, come dice il vecchio Barbon: "Un genere di merci è buono quanto un altro, se il loro valore di scambio è di eguale grandezza. Non esiste nessuna differenza o distinguibilità fra cose che abbiano valore di scambio di egual grandezza". Come valori d'uso le merci sono soprattutto di qualità differente, come valori di scambio possono essere soltanto di quantità differente, cioè non contengono nemmeno un atomo di valore d'uso. Ma, se si prescinde dal valore d'uso dei corpi delle merci, rimane loro soltanto una qualità, quella di essere prodotti del lavoro. Eppure anche il prodotto del lavoro ci si trasforma non appena lo abbiamo in mano. Se noi facciamo astrazione dal suo valore d'uso, facciamo astrazione anche dalle parti costitutive e forme corporee che lo rendono valore d'uso. Non è più tavola, nè casa, nè filo nè altra cosa utile. Tutte le sue qualità sensibili sono cancellate. E non è più nemmeno il prodotto del lavoro di falegnameria o del lavoro edilizio o del lavoro di filatura o di altro lavoro produttivo determinato. Col carattere di utilità dei prodotti del lavoro scompare il carattere di utilità dei lavori rappresentati in essi, scompaiono dunque anche le diverse forme concrete di questi lavori, le quali non si distinguono più, ma sono ridotte tutte insieme a lavoro umano eguale, lavoro umano in astratto. Consideriamo ora il residuo dei prodotti del lavoro. Non è rimasto nulla di questi all'infuori di una medesima spettrale oggettività, d'una semplice concezione di lavoro umano indistinto, cioè di dispendio di forza lavorativa umana senza riguardo alla forma del suo dispendio. Queste cose rappresentano ormai soltanto il fatto che nella loro produzione è stata spesa forza-lavoro umana, è accumulato lavoro umano. Come cristalli di questa sostanza sociale ad esse comune, esse sono valori, valori di merci.

E' il valore d'uso, come progetto dell'uomo-merce, che caratterizza nella produzione dell'uomo-merce i vari valori di scambio. Il valore della finalità del prodotto qualifica i valori intermedi, i valori di scambio, attraverso i quali si determina il valore d'uso dell'uomo-merce.

Ai tre uomini-merce a cui l'utilizzatore finale ha dato cinque, due e un talento viene commisurata la gratitudine in base all'attività mediante la quale vengono prodotti altri uomini-merce senza modificare il loro stato di uomini-merce. Il valore di scambio fra l'uomo-merce a cui sono stati dati cinque talenti è uguale all'uomo-merce al quale sono stati dati due talenti.

Un genere di uomo-merce è buono quanto un altro purché nello scambio ve ne sia una proporzione sufficiente. Il senza tetto è uguale all'operaio, al poliziotto o al magistrato purché la proporzione del ruolo di uomini-merce che operano sia mantenuta costante. Qualora il valore di scambio non sia proporzionale, una parte di operai dovranno diventare poliziotti e una parte di senza tetto dovranno diventare operai o magistrati. Non esiste distinzione o distinguibilità fra uomini-merce nel valore di scambio purché le proporzioni nella società siano mantenute in funzione della produzione del valore d'uso degli uomini-merce. Come valori di scambio gli uomini-merci possono essere di quantità differenti a seconda del ruolo che occupano socialmente, ma come valore d'uso per il dio padrone sono della medesima qualità e della medesima fruibilità.

Nella costruzione dell'uomo-merce non si può prescindere dal suo valore d'uso. La qualità dell'uomo-merce obbedisce al valore di scambio che assume nel contesto sociale per il ruolo che riveste nella produzione di uomini-merce, tuttavia il valore dell'uomo-merce ha la caratteristica di essere un prodotto del lavoro.

L'uomo si trasforma non appena forma la propria coscienza e la sua trasformazione in uomo-merce inizia non appena l'uomo diventa oggetto del lavoro sociale. Plasmare quel corpo e quella psiche è l'attività del dio padrone che, attraverso le dinamiche sociali asservite, lo trasformano in un valore d'uso atto a soddisfare i suoi bisogni.

Non è più uomo, soggetto della Natura, ma attraverso il lavoro è diventato altro da sé: valore d'uso. Il valore d'uso dell'oggetto del lavoro passa attraverso il valore di scambio in cui l'uomo-merce assume un valore sociale come operaio, impiegato, poliziotto, funzionario, militare, ingegnere, insegnante, magistrato, politico, ecc.

Nella società scompare il militare, scompare l'operaio, scompare il poliziotto, scompare il magistrato, scompare il funzionario, scompare l'insegnante, scompare l'artigiano, scompare il politico. Scompaiono tutte le diverse forme di valori di scambio perché nel lavoro finito della produzione dell'uomo-merce diventano lavoro atto a produrre un valore d'uso per il dio padrone che ne è l'utilizzatore finale.

Il lavoro diventa l'attività sociale atta a produrre uomini-merce. Gli uomini-merce sono l'intento e il fine del lavoro come attività sociale. Del lavoro della società non rimane nulla se non l'uomo-merce che viene consumato come valore d'uso da parte del dio padrone. Il lavoro che ha prodotto l'uomo-merce diventa un lavoro indistinto, parcellizzato, offuscato nella possibilità di definirlo in quanto il risultato prodotto è l'insieme di un infinito numero di azioni e di un infinito numero di scelte volte alla trasformazione della coscienza dell'uomo in uomo-merce. In questo lavoro di produzione è stata spesa tutta la forza lavoro che una società, nel suo insieme, è in grado di esprimere. In questo modo chi ha ricevuto due o cinque talenti da parte del padrone può presentare al padrone gli uomini-merce che ha prodotto con la moltiplicazione dei talenti mediante il lavoro della società.

Scrive Marx:

Nel rapporto di scambio delle merci stesse il loro valore di scambio ci è apparso come una cosa completamente indipendente dai loro valori d'uso. Ma se si fa realmente astrazione del valore d'uso dei prodotti del lavoro, si ottiene il loro valore come è stato or ora determinato. Dunque quell'elemento comune che si manifesta 'nel rapporto di scambio o nel valore di scambio della merce, è il valore della merce stessa. Il progredire dell'indagine ci ricondurrà al valore di scambio come modo di espressione necessario o forma fenomenica del valore, il quale tuttavia in un primo momento è da considerarsi indipendentemente da quella forma. Dunque, un valore d'uso o bene ha valore soltanto perchè in esso viene oggettivato, o materializzato, lavoro astrattamente umano. E come misurare ora la grandezza del suo valore? Mediante la quantità della "sostanza valorificante", cioè del lavoro, in esso contenuta. La quantità del lavoro a sua volta si misura con la sua durata temporale, e il tempo di lavoro ha a sua volta la sua misura in parti determinate di tempo, come l'ora, il giorno, ecc. Potrebbe sembrare che, se il valore di una merce è determinato dalla quantità di lavoro spesa durante la produzione di essa, quanto più pigro o quanto meno abile fosse un uomo, tanto più di valore dovrebbe essere la sua merce, poichè egli avrebbe bisogno di tanto più tempo per finirla. Però il lavoro che forma la sostanza dei valori è lavoro umano eguale, dispendio della medesima forza-lavoro umana. La forza-lavoro complessiva della società che si presenta nei valori del mondo delle merci, vale qui come unica e identica forza-lavoro umana, benchè consista di innumerevoli forze-lavoro individuali. Ognuna di queste forze-lavoro individuali è una forza-lavoro umana identica alle altre, in quanto possiede il carattere di una forza-lavoro sociale media e in quanto opera come tale forza-lavoro sociale media, e dunque abbisogna, nella produzione di una merce, soltanto del tempo di lavoro necessario in media, ossia socialmente necessario. Tempo di lavoro socialmente necessario è il tempo di lavoro richiesto per rappresentare un qualsiasi valore d'uso nelle esistenti condizioni di produzione socialmente normali, e col grado sociale medio di abilità e intensità di lavoro. P. es., dopo l'introduzione del telaio a vapore in Inghilterra, è bastata forse la metà del tempo prima necessario per trasformare in tessuto una data quantità di filato. Il tessitore inglese al telaio a mano aveva di fatto bisogno dello stesso tempo di lavoro, prima e dopo, per questa trasformazione: ma il prodotto della sua ora lavorativa individuale rappresentava ormai, dopo l'introduzione del telaio meccanico, soltanto una mezza ora lavorativa sociale, e quindi scese alla metà del suo valore precedente.

Il valore di scambio degli uomini-merce appare come un valore indipendente dal valore d'uso degli uomini-merce stessi. Il valore sociale degli uomini-merce dipende dalla capacità di contrattazione di uomini-merce rispetto ad altri uomini-merce che può, quasi sempre, inserirsi nei rapporti militari, rapporti di forza, fra gruppi di uomini-merce impegnati a costruire altri uomini-merce più vicini alla propria funzione di uomini-merce. Se si fa un'astrazione dell'uomo-merce, al di là dell'estetica della sua rappresentazione sociale, il valore effettivo dell'uomo-merce è quello del prodotto consumato dal dio padrone. Dato il tempo di vita media dell'uomo-merce, diciamo ottanta anni, il valore di scambio sociale è di ottanta anni di lavoro mentre il valore d'uso dell'uomo-merce rimane uno al di là di quanti uomini-merce la sua funzione sociale ha contribuito a costruire mediante il suo lavoro.

Nel sistema sociale sussiste il valore di scambio in cui uomini-merce di una certa categoria si trasformano in uomini-merce in una diversa categoria allo scopo di soddisfare le esigenze di lavoro sociali nella produzione di uomini-merce. Servono un numero di insegnanti adeguati per coprire l'istruzione di uomini-merce. Ci sono due modi per far aumentare o diminuire il numero di insegnanti secondo le esigenze del lavoro sociale nella produzione di uomini-merce: aumentando o diminuendo il prestigio della funzione mediante aumento o diminuzione di stipendio o di privilegi cui quella categoria di uomini-merce, che producono altri uomini-merce, può accedere.

Se dal punto di vista del sistema sociale il valore dei propri uomini-merce dipende dal lavoro impiegato per produrli, dal punto di vista dell'utilizzatore finale non si tratta di qualità di produzione, ma di unità prodotta. Dove la qualità dell'uomo-merce determina il valore di scambio all'interno della società in quanto la società sarà variamente articolata nella produzione dell'uomo-merce che diventa un prodotto specifico di quella società.

L'uomo-merce prodotto dal lavoro di una società ha una forma psico-emotiva diversa dall'uomo-merce prodotto da una diversa società articolata al suo interno attraverso diversi valori di scambio.

La qualità del prodotto dell'uomo-merce come valore di scambio sociale varia da società a società, da tipologia diversa di lavoro sociale, ma non dagli intenti e dai fini che sono quelli di produrre uomini-merce per sfamare il dio padrone quale utilizzatore finale.

L'uomo-merce ha un valore d'uso per il dio padrone solo perché esso è il risultato del lavoro umano che lo costringe ad adattarsi all'insieme di norme, regole e leggi che costituiscono il dio padrone. L'uomo-merce ha valore per il dio padrone solo perché ha soggettivato la sottomissione e ha riprodotto il suo essere un uomo-merce in altri uomini che sono diventati, a loro volta e per il suo lavoro, uomini-merce.

Il terzo uomo, quello a cui il dio padrone dà un solo talento, non partecipa alla costruzione di uomini-merce. Si astiene dal lavoro sociale che deve produrre valore d'uso sottraendosi dall'essere egli stesso un uomo-merce.

Afferma Gesà:

Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.

Bibbia CEI, Matteo 25, 24-30

L'uomo che non ha partecipato a costruire uomini-merce che costituiscono il valore d'uso per il dio padrone diventa il paria della società che, attraverso la costruzione di uomini-merce, può far circolare uomini mediante il valore di scambio e continuare nella produzione continua di uomini-merce.

Il valore d'uso per il dio padrone è tale solo perché in esso si riassume il lavoro umano di trasformazione dell'uomo in uomo-merce.

Come si misura il valore di un uomo-merce in una società che lo usa come valore di scambio per posizionarlo al meglio per produrre altri uomini-merce? Dal lavoro sociale che è necessario per produrre l'uomo-merce nella funzione e nel posto necessario alla società. Per produrre un uomo-merce magistrato non è necessario che l'uomo-merce magistrato conosca la legge, ma è necessario plasmare l'uomo affinché nell'interpretazione della legge l'uomo-merce magistrato sia funzionale alla costruzione dell'uomo-merce che sta giudicando. Non deve applicare la legge nello spirito con cui le relazioni sociali hanno determinato quella legge, ma deve interpretarla affinché nessuno possa giustificare le proprie azioni con quella legge. Solo lui, come uomo-merce magistrato e tutti coloro che appartengono al contesto del lavoro per la produzione degli uomini-merce, possono usare quella legge che deve favorire la produzione dell'uomo-merce e non deve costituire "pretesto" per sottrarsi dall'azione che trasforma l'uomo in uomo-merce.

Il valore di scambio è determinato dal tempo di lavoro socialmente necessario a produrre un uomo-merce nella funzione sociale in cui è funzionale a produrre altri uomini-merce. Per questo motivo l'industriale o il banchiere hanno un alto valore di scambio a differenza di un operaio o di un poliziotto la cui funzione, nella produzione di uomini-merce, è più ristretta. Mentre l'industriale e il banchiere agiscono sull'oggettività che costruisce le condizioni costrittive nelle quali avviene l'azione sociale generale nella produzione di uomini-merce, il singolo operaio e il singolo poliziotto agiscono in ambiti ristretti pur partecipando al medesimo disegno alla creazione dell'uomo-merce. Uomini-merci essi stessi, la cui aspettativa di durata di vita si aggira sempre attorno agli ottanta anni, pur avendo un valore di scambio molto alto nella società, di fatto il loro valore d'uso da parte del dio padrone è sempre uno in quanto, un corpo sottomesso ha sempre il valore di uno.

Potrebbe sembrare che se il valore di scambio di un uomo-merce è determinato dalla quantità di lavoro speso durante la produzione del suo essere merce in quel ruolo sociale atto alla produzione di uomini-merce, quanto più pigri siano stati gli uomini-merce addetti alla produzione di quello specifico uomo-merce, tanto maggiore dovrebbe essere il valore di scambio di quell'uomo-merce. Non è così. Tanto più i produttori uomini-merce sono inattivi, analfabeti, senza cultura rispetto ai problemi del mondo e tanto più questi uomini-merce contageranno di inattività, mancanza di cultura e impotenza gli uomini –merce che dovranno produrre finendo per ottenere il risultato di produrre uomini-merce con una quantità di lavoro inferiore in quanto tale lavoro si impone sull'uomo-merce fin dal primo giorno di nascita. Inoltre, la produzione degli uomini-merce è un lavoro complessivo, di tutta la società, e non può essere distinto il lavoro del singolo uomo-merce dall'insieme degli uomini-merce che agiscono anche sul singolo uomo-merce da produrre.

La produzione dell'uomo-merce da parte dell'uomo-merce prete cattolico non è distinta dall'azione degli uomini-merce genitori che hanno imposto l'imprinting al nuovo nato. Le due cose lavorano in continuità per produrre l'uomo-merce. Diverso è quando l'uomo-merce prete cattolico deve produrre uomini-merce partendo da situazioni culturali che non comprendono il tipo di sottomissione al dio padrone concepito dal prete cattolico. Un conto è il prete cattolico che va a produrre uomini-merce partendo da un'educazione musulmana e un altro conto è il prete cattolico che va a produrre quel tipo di uomini-merce in ambito Cecoslovacco in cui si è operato uno sradicamento della sottomissione caratteristica dell'uomo-merce cattolico. I livelli di violenza messi in atto dal prete cattolico (salvo la limitazione alla sua violenza da parte delle leggi civili) è infinitamente più alta in Cecoslovacchia che non con il musulmano che, comunque, ha subito un atto di produzione nella sottomissione di uomo-merce da parte dell'ambiente parentale molto simile a quella cattolica.

Tanto più una società agisce come insieme per trasformare gli individui in uomini-merce e tanto minore è la quantità di impegno richiesto al singolo uomo-merce per produrre altri uomini-merce riproducendo la struttura sociale che produce uomini-merce.

Il lavoro che forma la sostanza dei valori imposti agli individui per trasformarli in uomini-merce è lavoro umano uguale e dipende dalla medesima forza lavoro della società nel suo complesso. La forza lavoro complessiva della società si presenta nei valori che vengono imposti per trasformare gli uomini in uomini-merce. La società d'insieme vale come unica forza lavoro umana anche se, una volta scomposta nei singoli uomini-merce (individui) risulta composta di innumerevoli forze lavoro che agiscono, anche per propria iniziativa, per raggiungere il medesimo scopo della società nel suo complesso.

Ognuna di queste forze-lavoro individuali è un uomo-merce e come tale è identico agli altri uomini-merce che sono altrettante forze lavoro individuali. Possiede il carattere e l'intento di ogni altra forza lavoro media della società e produce uomini-merce rispettando, comunque, un tempo di lavoro medio della società. Un tempo di lavoro medio che consiste nella produzione di uomini-merce come valori d'uso da parte del dio padrone nell'arco di circa 80 anni di vita.

Il tempo di lavoro socialmente necessario è il tempo di lavoro richiesto dal dio padrone per rappresentargli un qualsiasi valore d'uso nelle condizioni di produzione di uomini-merce in quella società e in quel tempo.

Per esempio, l'introduzione della diffusione di massa nello spaccio dell'eroina ha dimezzato la quantità di lavoro necessario alla società per la produzione di uomini-merce allontanando dal contesto sociale quelle persone che per un'eccessiva sensibilità avrebbero preferito nascondere il talento sotto la terra piuttosto che partecipare alla costruzione di uomini-merce in funzione del dio padrone.

Attraverso lo spaccio delle droghe pesanti e la proibizione delle droghe leggere, la cui proibizione ha stimolato l'uso delle droghe pesanti, si è tolto dalla circolazione sociale elementi di disturbo che costringevano gli uomini-merce a quantità eccessive di lavoro per riprodurre uomini-merce. Se queste persone non fossero state tolte dalla società mediante lo spaccio dell'eroina la società avrebbe avuto a disposizione una quantità di persone sensibili che avrebbero opposto una maggiore resistenza alla trasformazione in uomini-merce.

Scrive Marx:

Quindi è soltanto la quantità di lavoro socialmente necessario, cioè il tempo di lavoro socialmente necessario per fornire un valore d'uso che determina la sua grandezza di valore. Qui la singola merce vale in generale come esemplare medio del suo genere. Merci nelle quali sono contenute eguali quantità di lavoro, ossia merci che possono venir prodotte nello stesso tempo di lavoro, hanno quindi la stessa grandezza di valore. Il valore di una merce sta al valore di ogni altra merce come il tempo di lavoro necessario per la produzione dell'una sta al tempo di lavoro necessario per la produzione dell'altra. "Come valori, tutte le merci sono soltanto misure determinate di tempo di lavoro coagulato". La grandezza di valore di una merce rimarrebbe quindi costante se il tempo di lavoro richiesto per la sua produzione fosse costante. Ma esso cambia con ogni cambiamento della forza produttiva del lavoro. La forza produttiva del lavoro è determinata da molteplici circostanze, e, fra le altre, dal grado medio di abilità dell'operaio, dal grado di sviluppo e di applicabilità tecnologica della scienza, dalla combi- nazione sociale del processo di produzione, dall'entità e dalla capacità operativa dei mezzi di produzione e da situazioni naturali. P. es. la stessa quantità di lavoro si presenta in una stagione favorevole con 8 bushel di grano, in una situazione sfavorevole solo con quattro. La stessa quantità di lavoro fornisce più metallo in miniere ricche che in miniere povere, ecc. I diamanti si trovano di rado sulla crosta terrestre, quindi il loro reperimento costa in media molto tempo di lavoro. Di conseguenza, essi rappresentano molto lavoro in poco volume. Lo Jacob dubita che l'oro abbia mai pagato il suo pieno valore. Questo vale ancor più per il diamante. Secondo l'Eschwege, nel 1823, il bottino complessivo ottantennale delle miniere diamantifere brasiliane non aveva ancor raggiunto il prezzo del prodotto medio di diciotto mesi delle piantagioni brasiliane di zucchero e caffè, benchè rappresentasse molto più lavoro, cioè molto più valore. Se si avessero miniere più ricche, la stessa quantità di lavoro si rappresenterebbe in una maggiore quantità di diamanti, e il valore di questi scenderebbe. Se si riesce a trasformare il carbone in diamante con poco lavoro, il valore del diamante può scendere al di sotto di quello dei mattoni. In generale: quanto maggiore la forza produttiva del lavoro, tanto minore il tempo di lavoro richiesto per la produzione di un articolo, tanto minore la massa di lavoro in esso cristallizzata, e tanto minore il suo valore. Viceversa, tanto minore la forza produttiva del lavoro, tanto maggiore il tempo di lavoro necessario per la produzione di un articolo, e tanto maggiore il suo valore. La grandezza di valore di una merce varia dunque direttamente col variare della quantità e inversamente col variare della forza produttiva del lavoro in essa realizzantesi.

Il tempo di lavoro necessario per produrre l'uomo-merce varia da cultura a cultura, da società a società, da epoca a epoca. Se cento anni fa per produrre un uomo-merce erano necessari circa 40 anni, salvo eccezioni di classi nobili e grazie alle agiate condizioni di vita raggiungevano i 60-70 anni, oggi sono necessari circa 80 anni. Tanto più una società composta da uomini-merce è dinamica, esposta a tensioni esterne, e tanto più le tensioni interne della società costringono le strategie per la produzione degli uomini-merce ad adattarsi e a modificarsi per poter produrre altri uomini-merce e perpetuare sé stessa come produttrice di uomini-merce.

Qui il singolo uomo-merce vale come esemplare medio degli uomini-merce che compongono la società. Ogni uomo-merce contiene l'attività di lavoro dell'intera società che lo ha trasformato e contiene il tempo medio di lavoro della trasformazione che l'uomo-merce ha subito per diventare un valore d'uso per il consumo dal suo dio padrone. Ogni uomo-merce di quella società ha la medesima grandezza e il medesimo valore per il dio padrone che li consuma come valore d'uso prodotto.

Capire che il valore d'uso di un uomo-merce è uguale al valore d'uso di ogni altro uomo-merce può essere complesso per l'industriale, il banchiere, lo statista che avendo nella società un alto valore di scambio non sono in grado di pensarsi come valore d'uso alla stregua del senzatetto, del netta-cessi o del barbone che tende la mano all'angolo della strada. Pur tuttavia l'alto valore di scambio del banchiere, dell'industriale o dello statista è determinato dal basso valore di scambio dei senza tetto, dei netta-cessi o dei barboni che tendono la mano. In mancanza di questi la società sarebbe costretta a modificare il valore di scambio di industriali, di statisti e di banchieri abbassandola per compensare la mancanza della massa dalla quale trarre il proprio valore di scambio.

Il valore dell'intera società rimane una costante; variano gli equilibri dei valori di scambio al suo interno per mantenere costante la produzione di uomini-merce e le condizioni ottimali atte a produrli.

Il valore di uomini-merce sta al valore di scambio di ogni altro gruppo di uomini-merce le cui differenze di valore variano a seconda dell'investimento di tempo di lavoro messo in atto per far funzionare gli uomini-merce nella funzione sociale determinata per costruire altri uomini-merce. Gli uomini-merce in una società altro non sono che valore di tempo di lavoro coagulato nella loro struttura psico-emotiva.

Quanto tempo lavoro serve per costruire i vari gruppi di uomini-merce?

Non è possibile determinare un tempo o un obbiettivo in cui si conclude il lavoro affinché gli individui siano trasformati in uomini-merce. Si può osservare che questo lavoro non cessa mai e la penetrazione della società nella struttura psico-emotiva degli individui, affinché continuino ad alimentare il loro essere uomini-merce, continua fino all'ultimo giorno di vita. Dal ruolo passivo della primissima infanzia l'uomo-merce alimenta il suo essere uomo-merce come parte attiva di una società che costruisce uomini-merce. Tanto più è vasto il circuito su cui gli uomini-merce si appoggiano per veder approvata la loro azione e tanto maggiore è il loro successo nella costruzione di uomini-merce o nell'allontanamento e nell'emarginazione chi non diventa parte attiva per costruire altri uomini-merce.

Il tempo necessario per trasformare l'uomo-merce in valore d'uso in funzione della soddisfazione dei bisogni del dio padrone è determinato dal tempo di vita della singola persona che qualifica il suo essere uomo-merce nell'attività costante di costruzione di altri uomini-merce.

Esistono situazioni favorevoli alla costruzione degli uomini-merce. Per esempio, durante le catastrofi naturali i sopravvissuti si sentono impotenti e i soccorritori scambiano gli aiuti per la situazione immediata con la sottomissione ad un processo di sottomissione dei disgraziati affinché diventino uomini-merce. Gli aiuti vengono distribuiti in maniera ricattatoria, e il pagamento per quelli aiuti viene fatto dai "bisognosi" con la rinuncia a rivendicare diritti sociali e l'accettazione dell'elemosina come elargizione del padrone. Sono costretti a considerare quanto ricevono come un dono e non come un aiuto che la società dà a sé stessa per ripristinare la struttura sociale e produttiva compromessa. La burocrazia fa sì che la ricostruzione sia rallentata. Fa in modo di compromettere definitivamente il tessuto sociale in modo da alimentare la miseria che consente una situazione agevolata nella costruzione di uomini-merce.

Quando esplose la fabbrica di Bopal e migliaia di persone furono ammazzate, arrivarono i missionari cristiani che scabiarono gli aiuti con l'impunità per l'industria che provocò la strage. La situazione era eccellente per costringere i sopravvissuti a diventare uomini-merce vincendo molte delle resistenze religiose che fino ad allora c'erano state.

Il tempo di lavoro della società per la costruzione degli uomini-merce non concorre a formare il valore d'uso di quella merce perché il tempo di lavoro è considerato il tempo stesso della vita e dell'esistenza di quella società. Gli uomini-merce diventano valore d'uso solo per il dio padrone. Alla fine della loro vita. Il valore di scambio interviene soltanto nel determinare il valore del ruolo che l'individuo ricopre all'interno di quella società e dei rapporti di forza fra il ruolo che ricopre e tutti gli altri ruoli ricoperti.

Il valore di scambio è l'unico valore in cui interviene il fattore tempo: il valore di scambio del tempo per costruire un analista economico è maggiore del tempo di impiegato per costruire un accattone. Dal momento che il valore del tempo è misurato in compenso per il ruolo socialmente svolto e non per il tempo impiegato a svolgere quel ruolo, il valore di scambio nominale fra un magistrato e un accattone, all'interno della società è diverso.

Scrive marx:

Una cosa può essere valore d'uso senza essere valore. Il caso si verifica quando la sua utilità per l'uomo non è ottenuta mediante il lavoro: aria, terreno vergine, praterie naturali, legna di boschi incolti, ecc. Una cosa può essere utile e può essere prodotto di lavoro umano senza essere merce. Chi soddisfa con la propria produzione il proprio bisogno, crea sì valore d'uso, ma non merce. Per produrre merce, deve produrre non solo valore d'uso, ma valore d'uso per altri, valore d'uso sociale. E non solo per altri semplicemente. Il contadino medioevale produceva il grano d'obbligo per il signore feudale, il grano della decima per il prete. Ma nè il grano d'obbligo nè il grano della decima diventavano merce per il fatto d'essere prodotti per altri. Per divenire merce il prodotto deve essere trasmesso all'altro, a cui serve come valore d'uso, mediante lo scambio. E, in fine, nessuna cosa può essere valore, senza essere oggetto d'uso. Se è inutile, anche il lavoro contenuto in essa è inutile, non conta come lavoro e non costituisce quindi valore.

Delle cose non hanno un valore d'uso e sono ciò che compongono l'ambiente oggettivo nel quale nasciamo. Non sono valore d'uso perché il dio padrone non si ciba dell'ambiente dell'uomo, ma solo della trasformazione dell'uomo in uomo-merce.

Queste cose non sono oggetto di valore d'uso, anche se nella società possono essere un valore di scambio per il controllo del territorio, dell'aria o dell'acqua.

Una società organizzata per costruire uomini-merce per soddisfare i bisogni del dio padrone, non può annientare sé stessa in funzione del dio padrone. Necessariamente devono esserci al suo interno soggetti, uomini e donne, che non diventano uomini-merce. Uomini che non concorrono a trasformare altri uomini in uomini-merce come valore d'uso in funzione del dio padrone.

Il padrone dà cinque talenti al primo servo, due talenti al secondo servo e un talento al terzo servo. A differenza dei primi due, il terzo servo non concorre alla produzione di uomini-merce. Prende il talento e lo nasconde. Non opera col talento, non lo investe, non costringe altri uomini a diventare uomini-merce per il consumo come valore d'uso da parte del dio padrone. Quest'uomo non scambia il talento ricevuto con l'attività di costruire uomini-merce. L'uomo che soddisfa il proprio bisogno per sé stesso non crea valore d'uso o uomini-merce per qualcun altro.

L'uomo-merce prodotto dalla società diventa un valore di scambio all'interno della società e valore d'uso per il dio padrone.

L'uomo-merce, prodotto dalla società, viene trasmesso al dio padrone dopo che la società lo ha usato per costruire le condizioni affinché possa continuare la produzione di uomini-merce.

Fintanto che il dio padrone consuma gli uomini-merce per i suoi bisogni, gli uomini-merce rappresentano il valore d'uso. Quando il dio padrone non è in grado di consumare gli uomini perché questi non sono diventati uomini-merce, ma hanno vissuto per diventare essi stessi degli Dèi, allora il dio padrone, il Gesù, ordina ai costruttori di uomini-merce:

E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.

Bibbia CEI, Matteo 25, 30

Per il dio padrone è un servo inutile perché Gesù non può servirsene come valore d'uso in quanto non ha operato per costruire altri uomini-merce. Per il dio padrone è inutile anche il lavoro sociale che ha agito nei confronti di quest'uomo: non conta come lavoro sociale in quanto non ha prodotto il valore d'uso che il dio padrone può consumare.

Nota

Le citazioni di Marx sono tratte, anche quando specificato, da:

Karl Marx, Il Capitale Vol. 1° da pag. 67 a pag. 73 Editori Riuniti 1994

La citazione del vangelo di Matteo, per brevità, è stata recuperata in internet.

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Marghera 25 marzo 2014

Claudio Simeoni

Meccanico

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Guardiano dell'Anticristo

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e-mail: claudiosimeoni@libero.it

La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.