Johann Friedrich Herbart (1776 - 1841)

La scienza dell’estimazione dei valori (4^ parte)

Riflessioni sulle idee di Herbart.

di Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891185778 per chi vuole ordinare il libro

Indice Teoria della Filosofia Aperta

La filosofia della Religione Pagana.

Scrive il Bignami di filosofia (ed.1984):

1) Secondo Herbart, esiste, del tutto indipendente dalla metafisica, una scienza dell'"estimazioni dei valori", che è detta anche estetica generale e che comprende sia l'estetica in senso tradizionale che l'etica.

2) Tale scienza porta a giudizi di approvazione o di disapprovazione nei riguardi di oggetti o di comportamenti.

3) Queste valutazioni non possono essere ricondotte ad unità, perché "il segno caratteristico universale dell'estetica, che esso piace o dispiace oggettivamente e involontariamente, si trova in oggetti così diversi, che astraendo da tutta questa diversità non ne rimane nulla di oggettivo".

4) Inoltre l'estetica si applica non ai reali, ma alle loro relazioni, "perché ciò che è assolutamente semplice è indifferente, cioè non è né piacevole né spiacevole".

La scienza non è un oggetto in sé, ma è il metodo con cui gli Esseri Umani espandono la loro ragione come capacità di descrivere il mondo in cui vivono. La scienza è quell’attività umana di ricerca razionale del nuovo oltre ai confini del conosciuto della ragione. C’era la scienza al tempo di Aristotele, c’era la scienza al tempo di Galilei; c’era la scienza al tempo di Darwin; c’è la scienza oggi con l’astrofisica e la scienza neuronale. In ogni periodo citato ci sono scienze diverse, ma gli Esseri Umani rispondevano agli stessi fenomeni del mondo e ad essi si adattavano sempre nello stesso modo usando le medesime tensioni psichiche e la medesima volontà. La scienza cambia la descrizione del mondo degli Esseri Umani, ma interviene solo in seconda battuta nell’attività umana di abitare il mondo e di vivere. Il problema per Herbart è quello di fornirsi di uno strumento attraverso il quale emettere dei giudizio che abbiano un alone di oggettività e che possano essere condivisi. Come egli chiama quello che lui cerca, è poco importante. Egli vuole in pratica costruire un sistema di giudizio che, includendo etica ed estetica, gli consenta di oggettivarlo. In realtà i giudizi sono sempre e solo di carattere soggettivo, al di là che obbediscano ai bisogni del singolo individuo o che vengano estesi alla Specie, alla Natura o a una parte dell'universo. Sono sempre giudizi soggettivi, pertanto opinabili al variare dell'oggettività in cui si esprimono; al variare dei fattori o della soggettività che gli esprime. Trasformare la soggettività in oggettività è un'operazione di controllo dell’altro che non può a sua volta trasformare il suo giudizio soggettivo in oggettività. Il soggetto può far propria l'oggettività, con la quale si identifica, ma non può assolutamente pretendere di costringere l'oggettività ad assumere il suo punto di vista come punto di vista oggettivo.

Costringere a oggettivare una visione soggettiva significa instaurare una dittatura, come gli ebrei e i cristiani attraverso la loro religione. Una dittatura di una soggettività che si regge su due tipologie di articolazione idealizzanti: l’etica e l’estetica. Dove l’etica è l’oggettivazione sociale della morale imposta al singolo individuo e l’estetica è la formulazione di principi ideali su una rappresentazione di crimini contro l’umanità. Crimini che, attraverso l’estetica, vengono idealizzati come atti eroici o atti divini. Come il diluvio universale col quale un dio assassino si vanta di macellare l’umanità e che, anziché cogliere l’aspetto criminale si inducono le persone a cogliere l’aspetto estetico come il “dio terribile” al quale si deve sottomissione. Un Sistema Sociale retto da una dittatura, da un Imperatore, da un Papa cristiano o dal terrore dell'Islam. Oggettivare una soggettività significa piegare un'oggettività al volere di una soggettività; significa costringere l'oggettività a chiudere la propria espansione davanti al giudizio di un singolo individuo. “Io sono la verità” dice il Gesù dei cristiani. Non dovete cercarla perché sono io. E’ davanti a me che voi dovete sottomettervi perché io sono la verità (e voi siete delle merde...).

Il voler trasformare la formazione del giudizio in scienza ha questo risultato.

Herbart afferma che i giudizi vanno riferiti ad oggetti o a comportamenti e questo è sintomatico dell'appiattimento dell'oggetto o del comportamento. E' come l'introduzione del modello all'interno del concetto di Bello. Il modello chiude la capacità di espansione del concetto stesso. Il concetto si esaurisce nel modello. Così un Comando Sociale deve imporre il proprio modello sia etico che estetico onde salvaguardare sé stesso e la sua immobilità. Il fatto stesso che Herbart non vuole ricondurre queste valutazioni ad unità significa che la sua unità viene ricondotta all'interno dei bisogni del Comando Sociale. Là si risolvono le contraddizioni di etica e di estetica: nel volere del Comando Sociale. Nel volere del Gesù che i cristiani ritengono esente da critica.

Al Comando Sociale non interessano i reali perché ciò che è semplice lo lascia indifferente. Dunque tutto ciò che è a fondamento dell'oggettività non deve essere intaccato In particolar modo la struttura dell'oggettività stessa: eterna e immutabile volta alla propria autodifesa. Il giudizio dell'oggettività va focalizzato sul comportamento degli individui che devono attenersi all'etica e formulare i loro giudizi in base ad una visione estetica. Certo che se anche l'anima fosse costretta a seguire un'etica per fondare il proprio sviluppo e fosse costretta a praticare un giudizio estetico fra i reali onde fondare il proprio divenire eterno, che ne è dello schema di Herbart?

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Nel 1995 (mese più, mese meno) mi sono posto questa domanda: se io dovessi confrontarmi con i filosofi e il pensiero degli ultimi secoli, quali obiezioni e quali argomenti porterei? Parlare dei filosofi degli ultimi secoli, significa prendere una mole di materiale immenso. Allora ho pensato: "Potrei prendere la sintesi delle loro principali idee, per come hanno argomentato e argomentare su come io mi porrei davanti a quelle idee." Presi il Bignami di filosofia per licei classici, il terzo volume, e mi passai filosofo per filosofo e idea per idea. Non è certo un lavoro accademico né ha pretese di confutazione filosofica, però mi ha permesso di sciacquare molte idee generate dalla percezione alterata nel fiume del pensiero umano.

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Marghera, 06 giugno 2012

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell’Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

La Teoria della Filosofia Aperta

Le idee si presentano alla ragione come dei lampi intuitivi. Illuminano per un attimo la ragione e poi tendono a sparire annullate da una ragione che tende a riprendere il controllo sull'individuo. Le idee sono un'emozione che insorge con violenza dentro di noi e modifica la nostra descrizione del mondo, una descrizione che la ragione tende a ripristinare ma che l'emozione ha definitivamente compromesso. Una nuova descrizione, una nuova filosofia emerge dentro di noi e noi, qualunque sia il nostro grado di cultura, dobbiamo comunque confrontarla con la cultura del mondo in cui viviamo.