Torturati e torturatori
I giornalisti di RAI e Mediaset
La distruzione nella
formazione delle idee
nella società civile.
Il terrorismo è un’attività il cui scopo è scindere la percezione dell’individuo
dal mondo in cui vive per costringerlo a percepire un mondo irreale fatto
esclusivamente dalla descrizione imposta da un soggetto terzo.
E’ il caso del torturatore.
Il torturatore costringe il torturato ad aderire alla sua realtà,
visione e descrizione, del mondo. Il torturatore continua la sua attività nei
confronti del torturato fintanto che il torturato non aderisce alla realtà
pensata dal torturatore e non si adegua.
La realtà pensata, vissuta e percepita dal torturato non è presa
in considerazione dal torturatore il quale, se ciò avvenisse, non potrebbe
torturare, ma dovrebbe analizzare la realtà che il torturato gli presenta.
La relazione fra torturato e torturatore è la relazione che esiste
in una società nazi-fascista anche quando tale
società è praticata all’interno di una società democratica. La democrazia
impone che le diverse visioni del mondo vengano a confronto e analizzate da
“parte terza”, tipo il magistrato, che soppesa le diverse realtà
soggettivamente manifestate e ricerca l’equilibrio fra le diverse
rappresentazioni con i limiti della Costituzione che garantisce ad ogni parte
il proprio spazio di espressione.
Nella relazione fra torturato e torturatore, l’altro, il più
debole fisicamente, viene trasformato in oggetto che non deve manifestare una
propria autonoma percettiva, ma deve essere costretto ad aderire al modello
impostogli dal torturatore.
La relazione torturato e torturatore è il modello che viene
imposto nell’attuale informazione giornalistica radio televisiva. Sia dalla RAI
che da Mediaset.
La realtà che questi giornalisti descrivono è quella che conviene
al torturatore. Dove, il torturato, in questo caso, è la società civile nel suo
diritto all’informazione che viene negato al fine di indurre un’opinione pubblica
ad adeguarsi al modello imposto dal torturatore attraverso i suoi aguzzini, in
questo caso i giornalisti Rai e Madiaset, che
agiscono in funzione di una realtà immaginata che devono imporre mediante la
violenza alla società civile. Una violenza che nega il diritto all’informazione
attraverso tecniche varie, come le notizie taciute, le notizie date in maniera
superficiale, le notizie socialmente importanti coperte da fatti di cronaca, da
stimolazioni percettive date da notizie sportive e fatte con tecniche che
manipolano l’attenzione dello spettatore come la tecnica del panino o della
censura (nella tecnica del panino si fa parlare l’avversario politico fra due
politici favorevoli in modo che l’avversario sparisca dall’attenzione degli
spettatori; nella tecnica della censura, si da un uguale spazio ai contendenti,
ma nelle registrazioni all’avversario politico si taglia ogni discorso
importante mandando in onda battute inefficaci, discorsi decontestualizzati
od eventuali papere; si fa in modo da creare un’impressione sfavorevole!).
Ne consegue che, mentre la società civile manifesta una
moltitudine di informazioni empatiche della realtà
oggettiva che la circonda, l’informazione RAI e Madiaset
stuprano questa percezione della realtà per affermare una propria descrizione
ed ottenere delle risposte psicologiche che sono il frutto di una violenza
immane. Una violenza che tende a negare la percezione empatica
delle persone per imporre una versione razionale degli avvenimenti che altro
non è che un atto di tortura capace di indurre rabbia e disprezzo negli
spettatori.
Rabbia, distacco ed indifferenza, sono tre forme di reazione del
torturato alla violenza del suo torturatore.
La reazione di rabbia è una reazione partecipativa. Il torturato
si chiede: “Com’è possibile che questo non capisca?” La rabbia, al di là di
come viene veicolata, implica sempre una ricerca di dialogo. Quando subentra la
fase del distacco, la rabbia sparisce. Il torturato è altro dal torturatore.
Non sono più all’interno dell’insieme sociale, ma sono in due mondi separati.
In quel momento, qualunque sia il risultato a cui il torturatore mira, può
avere delle risposte formali, ma la separazione intima, emotiva è totale. Il
torturato è indifferente ai progetti del torturatore. Viaggia su un altro piano
percettivo.
Durante l’inquisizione cristiana, la situazione di distacco del
torturato veniva risolta mediante il rogo del torturato in modo che il
torturatore annullasse il mondo psichico in cui il torturato si era rifugiato
e che diventava un mondo inaccessibile
per il torturatore. Il torturatore era terrorizzato dal mondo in cui il
torturato si era rifugiato, perché le sue emozioni ne erano scacciate e la sua
intelligenza non era in grado né di concepire né, tanto meno, padroneggiare
quel mondo: doveva, dunque, essere bruciato. Lui e il suo mondo.
La terza fase è la fase dell’indifferenza. Sono i torturatori che
hanno bisogno dei torturati, non viceversa.
Il torturatore pratica l’attività di tortura perché non ha altro
mezzo per incidere sulla realtà nella quale vive. Senza i torturati il
torturatore deve misurarsi con la realtà senza poter mascherare, mediante la
violenza della tortura, le sue non soluzioni. Israele maschera con la guerra e
la tortura la sua incapacità di costruire delle relazioni normali con i propri
vicini. Senza la guerra Israele imploderebbe su sé stesso e sulle
contraddizioni sociali che si manifesterebbero e che uno stato di guerra ed
emergenza continua impedisce loro di radicarsi: il “bene supremo” al quale
Abramo sacrifica suo figlio inteso come i bisogni dei cittadini.
L’indifferenza è il distacco dei torturati dal torturatore.
L’impossibilità del torturatore di usare i torturati per mascherare i suoi fini
e la sua vuotezza.
E’ il meccanismo che si è espresso nella prigione di Guantanamo. Gli USA hanno torturato, torturato (anche in
altre prigioni). Con le torture cercavano piani segreti e reti di
organizzazioni che sembrassero società segrete. Sicuramente hanno raccolto
elenchi di nomi e macellato un po’ di persone. I torturati non era solo i
singoli individui, ma tutti i popoli che con le loro torture volevano
sottomettere. E che hanno ottenuto? Solo un odio viscerale. Per gli USA e per i
torturatori Israeliani. Hanno separato sé stessi dai paesi arabi e da ogni
eventuale relazione con le popolazioni.
Hanno creato la fobia del terrorista senza chiedersi quali fossero
le ragioni di colui che indicavano come “terrorista”.
Indubbiamente ci sono “governi amici” degli USA anche nei paesi
arabi, ma è un’amicizia che devono comperare col denaro e sono amicizie sempre
più instabili. L’amicizia degli USA con Osama Bin Laden lo ha dimostrato. A Guantanamo gli USA hanno torturato persone solo per il
gusto di torturare: perché non aderivano allo schema imposto dai torturatori.
Alcuni li hanno ammazzati. Qualche volta suicidati. Alcuni li
hanno rilasciati quando sono giunti davanti ad un tribunale.
Questo meccanismo si mette in moto nelle relazioni fra
informazione, Rai e Madiaset che torturano i
cittadini sottraendo loro il diritto di informazione e costruendo quello
stridere emotivo fra la loro percezione della realtà, e la descrizione della
realtà che Rai e Madiaset impongono con la violenza
della feroce tortura.
E’ lo stesso meccanismo di tortura dei cittadini. RAI e Madiaset non usano ferri roventi, ma la loro violenza
aggredisce direttamente l’amigdala e la parte profonda della formazione emotiva
dell’individuo. Dunque, infinitamente più grave dei ferri roventi con cui la
chiesa cattolica torturava gli eretici.
Le persone vengono torturate dalla RAI e da Mediaset
imponendo ai cittadini una rappresentazione irreale e fantasiosa della realtà.
Una realtà fantasiosa alla quale obbligano i cittadini ad aderire, pena la
criminalizzazione dei cittadini.
Ad esempio, la RAI si è soffermata a lungo sulla israeliana che
piangeva per un razzo caduto vicino alla sua abitazione, mentre non ha
trasmesso nessuna immagine degli oltre 900 morti palestinesi e delle migliaia
di feriti. Non ha trasmesso immagini sugli effetti del fosforo sulla
popolazione palestinese.
L’israeliana è una persona con un nome, cognome e un volto, le
persone palestinesi solo dei numeri. Non persone e dunque fa passare il
messaggio, torturando i cittadini, che sia lecito macellarli. Non sono
cittadini palestinesi, ma militanti, seguaci. Soggetti che si possono macellare
dentro al campo di sterminio.
Tutto questo dolore è percepito dai cittadini Italiani. E’
percepito attraverso l’empatia che lega le persone all’intera specie umana.
Esistono cittadini più sensibili ed esistono cittadini empaticamente
meno sensibili. All’interno di queste sfumature di sensibilità, esistono
cittadini che hanno interesse a tifare per le stragi di Israele ed esistono
cittadini che non hanno interessi nello stragismo di Israele.
L’interesse economico può bloccare la percezione empatica mediante le aspettative psicologiche o i progetti
che il tifo prospetta. A questo tipo di tifo la RAI e Mediaset
forniscono “ragioni” per continuare ad esprimersi. Ma le stesse ragioni che RAI
e Mediaset forniscono ai loro tifosi, sono atti di
tortura nei confronti della struttura emotiva dei cittadini; sono una truffa
nei confronti dei loro tifosi (in quanto i dati forniti sono irreali come
irreali spesso sono le loro aspettative emotive costruite su aspettative
economiche); sono dei reati in violazione della Costituzione come negazione del
diritto all’informazione.
Questa attività di tortura della RAI e di Mediaset
costringe i cittadini a reazioni emotive. Di vario grado e genere a seconda
delle condizioni in cui i cittadini vivono. Reazioni violente da parte della
classe medio bassa, ma intellettualmente attiva; reazioni di indignazione
verbale da parte degli immigrati; reazioni di indignazione da parte dei
cittadini, più o meno rabbiose, a seconda delle condizioni in cui vivono. La
tortura della RAI e di Mediaset è una tortura che
agisce sulla struttura emotiva delle persone nel tentativo di sottometterle
alla propria descrizione della realtà.
Una tortura che attraverso l’informazione manipola l’opinione
delle persone per fini NON LORO.
Recentemente sono apparse scritte sui muri contro il genocidio
israeliano alle quali la stampa ha reagito con le stesse modalità, urgenza e
gravità, di quando fu ucciso Aldo Moro. La RAI e Mediaset
hanno tentato di criminalizzare le richieste di giustizia dei cittadini
violentati e torturati dalla RAI e da Mediaset. La
RAI e Mediaset hanno tentato di rendere legittime le
stragi, il genocidio, la tortura per fame dei palestinesi ad opera degli ebrei,
quasi che qualcuno abbia un diritto di farlo e criminalizza le persone che,
rispondendo alla morale della Costituzione e delle norme della società civile,
si indignano per le torture che essi stessi subiscono alla loro struttura
emotiva ad opera della RAI e di Mediaset. RAI e Mediaset, che vogliono legittimare le stragi e il
genocidio, agiscono massacrando la società civile come se l’articolo 11 della
Costituzione della Repubblica, per la RAI e Mediaset,
sia solo un pezzo di carta igienica con cui pulirsi il culo.
La RAI, attraverso i suoi giornalisti dei Telegiornali, e Mediaset, attraverso i suoi giornalisti, offendono la
Costituzione della Repubblica torturando i cittadini. Cittadini a cui non è
consentito nessun diritto di replica, nessuna difesa, nessuna possibilità di esporre
le loro ragioni con l’urgenza della loro percezione, ma vengono ricattati per
impedire loro di esprimere il loro pensiero attraverso l’articolo 21 della
Costituzione.
La RAI e Mediaset torturano i cittadini italiani.
Inevitabilmente, davanti al terrorismo praticato dai giornalisti di RAI e di Mediaset, esiste il diritto alla legittima difesa dei
cittadini. Difesa della loro struttura empatica che
li costringe a percepire un mondo reale diverso dalle farneticazioni dei
giornalisti di RAI e di Mediaset.
La fase della rabbia (che comunque le fasi non sono mai
attribuibili meccanicamente alle masse, ma solo ai singoli cittadini, ogni
singolo soggetto, che assume l’apparenza di “massa” solo quando i suoi bisogni
specifici hanno assonanza con i bisogni specifici di un numero consistente di
cittadini) è la fase del dialogo. Solo nella fase della rabbia il cittadino
riconosce al suo interlocutore un atto di buonafede nel torturarlo: il
torturatore si sbaglia! Dice il cittadino! Solo quando il cittadino si rende
conto, attraverso l’esperienza in cui coinvolge la sua rabbia, che il suo
torturatore non intende capire, ma stuprarlo per costringere il suo pensiero ad
aderire a quello che il torturatore vuole, allora subentra la seconda fase: il
distacco.
Il distacco è la fase nella quale il cittadino non riconosce alle
Istituzioni o, nel nostro caso ai torturatori della RAI o do Mediaset, il diritto alla tortura o non riconosce un’
“autorità” (o una credibilità) attraverso la quale descrivere la realtà
oggettiva nella quale vive. Il cittadino considera sé stesso diverso dalla
realtà descritta dalla RAI o da Mediaset. La RAI e Mediaset, come torturatori sociali, assumono il ruolo di un
corpo estraneo rispetto ai cittadini.
A questo punto subentrano le condizioni di vita economiche dei
cittadini. Il distacco è una situazione sufficiente? Il distacco separa
l’attività di costrizione e di violenza di RAI
e di Mediaset dal contesto sociale senza che
il cittadino sia costretto ad esporsi o abbia da soffrirne nelle sue condizioni
di vita.
L’indifferenza è l’ultima fase della separazione del cittadino dai
suoi torturatori. Dopo che i torturatori hanno agito per costringere il
cittadino ad aderire al modello che RAI e Madiaset
imponevano, subentra l’indifferenza. Il cittadino mette in atto le proprie
strategie di sopravvivenza psico-emotiva
estraniandosi dalle torture della RAi e di Mediaset.
Al cittadino non interessano più. L’adesione ai modelli imposti
dalla RAI o da Mediaset avviene soltanto quando il
cittadino è costretto da ricatti economici, ma la tortura di RAI e Mediaset non sono più in grado di condizionarne le prese di
posizione. Nell’indifferenza sorge l’avversione. Non è rabbia, ma indifferenza.
Una indifferenza distruttiva che passa attraverso la sottrazione del torturato
ai modelli imposti dal torturatore. Un sottrarsi nell’indifferenza che, di
fatto, diventa un’attività intensa di distruzione dell’oggetto al quale è
indifferente. Il torturatore ha perso la sua legittimità; ha perso la
possibilità di costringere il torturato ad aderire al modello imposto. Lo
stesso modello che veniva imposto dal torturatore perde di senso in quanto,
quel modello funzionava soltanto se quel modello esprimeva potere e controllo
sulle persone. Ma il modello imposto dal torturatore aveva un senso fintanto
che quel modello avariato si imponeva in soggetti che avevano una dipendenza psico-economica dal torturatore. E il torturatore, la RAI e
Mediaset, non agiscono in funzione di un futuro, ma
al fine di sottomettere il presente. Il presente come viene pensato da RAi e da Mediaset, non come si
trasforma nel tempo. Ora il torturatore si è fatto prendere dal delirio di
onnipotenza e non media più il suo modello fra desiderio di imporlo in una
realtà oggettiva che, comunque, riconosceva. Ora è il modello l’unica realtà
oggettiva alla quale il torturato deve obbedire. Ma il mondo si è modificato.
Rispetto a quel modello, il torturato è indifferente. E’ già arrivato ad un
diverso piano di percezione. (Tremonti invita i
Comuni a spalmare i debiti sui derivati; qualcuno nei derivati ha fatto la
truffa del secolo; Tremonti ha messo in moto un
meccanismo di cui non conosce le conseguenze!)
L’indifferenza priva RAI e Mediaset del
loro senso nella società.
Ogni cosa che propongono diventa solo azione fastidiosa del
torturatore che chiede al torturato di sottostare alle torture.
Ogni notizia che viene data dalla RAI e da Mediaset
non sono notizie, ma sono torture il cui scopo è tentare di costruire
un’opinione pubblica attorno a dei progetti estranei esterni e spesso ostili a
chi dovrebbe essere opinione pubblica. Ogni notizia data dalla RAI e da Mediaset sono fonte di inganno. Imbroglio. Non solo per le
notizie date, ma per le notizie taciute. Per la luce in cui vengono messe le
notizie; per l’enfasi che le notizie assumono o per la mancanza di senso con
cui le notizie vengono date.
Ore e ore di presenza televisiva di Ratzinger non fa altro che
generare distacco e indifferenza.
Ore e ore di presenza televisiva non toglie a Ratzinger la sua
responsabilità nello stupro di minori.
Si tratta di torture.
Ogni volta che RAI o Mediaset danno
delle notizie, altro non fanno che torturare i cittadini forti
dell’indifferenza di magistrati che dovrebbero assicurare ai cittadini non solo
il diritto all’informazione, ma anche e soprattutto il diritto all’indignazione
che viene loro negato.
Così si tace che la Social Card di Tremonti
altro non fu che un finanziamento occulto alla chiesa cattolica dal momento che
a beneficiarne furono frati e suore. Si tace che Berlusconi
ha regalato un miliardo di euro in più alla Libia (più di quanto gli accordi
con Prodi prevedevano); si tace che Berlusconi ha
sottratto tre miliardi di euro agli Italiani con la truffa Alitalia.
Si tace che Berlusconi e Tremonti
hanno alimentato il debito pubblico italiano aggravando le condizioni di vita
dei cittadini: “ROMA - È nuovo record per il debito pubblico italiano: a
ottobre - secondo quanto risulta dal supplemento al Bollettino Statistico di Bankitalia - si è attestato a 1.670,6 miliardi. A settembre
si era registrata invece una contrazione (1.648,6 miliardi) dopo il record
raggiunto in agosto (a 1.666,6 miliardi).”
Si tace! Ma non si è taciuto, si è detto! Certo, facendola passare
come una notizia superficiale impedendo ai cittadini di conoscere le
conseguenze della finanza allegra di Berlusconi e Tremonti.
I cittadini invisibili aumentano. L’invisibilità è una relazione
fra dignità personale e cancellazione delle strutture sociali pubbliche.
L’invisibile diventa tale quando il meccanismo sociale a cui partecipava o col
quale costruiva le relazioni sociali viene cancellato. Sia dalle Istituzioni
che dalla prassi di vita delle persone. Quando negli anni ’70 furono aggravate
le condizioni di lavoro, la risposta delle persone fu dapprima la rabbia e poi
il distacco e l’indifferenza che si espresse nel rifiuto di fare figli. Più le
Istituzioni aggravarono appesantendo la struttura sociale, più le persona si
distaccarono. Quando poi il precariato sul lavoro fu istituzionalizzato il
distacco dalle Istituzioni aumentò e mentre le Istituzioni consegnavano sempre
di più la società civile alla chiesa cattolica venendo meno a quel patto
Costituzionale che è alla base della civile convivenza. Così nelle grandi città
molti cittadini sparirono inghiottiti da un precariato sempre più instabile e
dall’isolamento psico-fisico messo in atto da RAI e Mediaset.
Più i lustrini e il divertimento era rappresentato in RAI e Mediaset
e maggiore era il numero dei cittadini con cui le Istituzioni perdevano il
contatto. L’attuale crisi economica non fa che aggravare l’attuale situazione.
La tortura della RAI e di Mediaset hanno
fatto in modo che i cittadini italiani fossero indotti alla paura nei confronti
dei cittadini immigrati pur non essendocene ragioni sufficienti e, dopo aver
vinto le elezioni, fra febbraio e maggio del 2008, ecco la paura sparire dai
telegiornali RAI e Mediaset.
Una tortura che violenta la percezione emotiva dei cittadini e che
la feroce propaganda della RAI e di Mediaset non
fanno altro che alimentare.
L’intuizione degli individui è limitata all’oggetto che
affrontano; la percezione empatica è uno stato
d’animo di apertura spaziale nei confronti dei soggetti del mondo, in particolare
della specie umana, sia pur circoscritta ad un numero particolare di oggetti
che sviluppa nella psicologia dell’individuo una particolare sensibilità a note
di sofferenza o di giubilo all’interno della dimensione temporale del mutamento
della vita.
Sempre, a fronte delle imposizione razionalistiche
dell’informazione prevale sempre la tensione empatica
degli individui perché la tensione empatica è il
motore che spinge le persone a veicolare le loro emozioni nella società in cui
vivono.
Per questo motivo RAI e Mediaset
praticano la tortura nei confronti dei cittadini.
Marghera, 13 gennaio 2009
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