MANIPOLAZIONE MENTALE E
GESTIONE DELLE MASSE
MEDIANTE L’ILLUSIONE.
RESISTENZE
IL
FONDAMENTALISMO GIUSTIFICATO DAL FONDAMENTALISMO;
CREARE
LE OPPORTUNITA’ PER
VINCERE
LE RESISTENZE IDEOLOGICHE
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Cosa dice Howard Gardner a proposito delle resistenze come tecnica per
far cambiare idea?
“Tutti
e sei i fattori fin qui identificati possono dare un contributo positivo al tentativo di produrre un cambiamento mentale.
Non sarebbe tuttavia realistico pensare che esistono
solo fattori agevolanti. nel terzo capitolo intendo
infatti presentare il grave paradosso con cui si scontra la possibilità di
cambiamento: mentre nei primi anni di vita risulta facile e naturale cambiare
orientamento, col passare degli anni il cambiamento di idee diventa sempre più
difficile perché, con l’andare del tempo, nell’uomo si sviluppano concezioni
robuste e opinioni radicate che oppongono resistenza alle modifiche . Ogni
tentativo di capire il fenomeno del cambiamento mentale non può trascurare la
forza delle varie resistenze.”
A
questo proposito, scrive Gardner:
“Descriverei
l’atteggiamento mentale del fondamentalista come
segue: l’adepto decide spontaneamente di chiudersi a qualunque significativo cambiamento di idea. All’interno del gruppo fondamentalista tutti gli sforzi sono volti a puntellare il
sistema di credenze vigenti e a respingere le idee estranee alla dottrina.
Oserei perfino sostenere che il fondamentalista
sospende volontariamente l’immaginazione: perché, come Chambers
ci rammenta della decisione di mettersi a leggere libri anticomunisti, una
volta che si sia immaginato che i fatti o le credenze potrebbero essere
diversi, si è già sulla strada dell’eresia. David Hartman,
filosofo religioso che vive in Israele, esprime l’idea in questi termini: “Una
struttura monolitica non crea una mente critica. [...] Dove esiste soltanto
un’unica verità rivelata, mai nulla viene messo in
discussione, non si genera mai uno spazio di creatività”. E’ difficile sfuggire
ad un ambiente così totalizzante. Eppure in ogni setta c’è sempre un numero significativo di persona – forse addirittura la metà – cresciuti
negli ambienti fondamentalisti, che ad un certo punto
si distacca da quel modo di pensare. I più inclini ad abbandonare sono di gran lunga gli adolescenti. A differenza dei bambini, che
sono prigionieri della realtà materiale in cui si trovano, gli adolescenti
imparano ad usare sistemi interpretativi diversi, mutuati dalla politica, dalla
scienza, o dalla religione, e molti diventano consapevoli che quello che si
presenta come un inno altro non era che uno dei molteplici modi di dare un senso alla realtà. Comprendono inoltre che quel modo di
pensare li esclude da alcuni degli aspetti
più vivi, eccitanti e significativi
dell’esperienza, isolandoli dai più brillanti dei loro pari. Quasi tutti abbiamo bisogno di mantenere un nucleo fondamentale di convinzioni.
Ci distinguiamo gli uni dagli altri per il grado di coerenza che esigiamo da esse e la misura della nostra disponibilità a modificarle.
E’ chiaro che un insieme di convinzioni coeso, e condiviso
da tutto l’ambiente che si frequenta, esercita un richiamo molto forte; ma,
specie in una società pluralistica, i costi derivanti dalla scelta di
escludersi da ogni altra prospettiva sono evidenti. Nel dilemma riguardante
l’adesione ad un’idea entrano dunque in gioco le
spinte contrastanti del raziocinio, delle resistenze, della risonanza, delle
realtà dell’esperienza quotidiana. E’ del tutto plausibile che l’affascinante
descrizione di un’alettante prospettiva di vita eserciti una
forte influenza nel decidere una persona ad adottare e mantenere una
visione fondamentalista.”
Il
problema che Gardner si pone è quello di distruggere
le resistenze in merito all’adesione delle persone alle idee imposte.
Il
nodo adolescenziale è stato brillantemente risolto con la diffusione
dell’eroina e delle droghe fin dalla fine degli anni ’60 in Italia dopo essere
stato sperimentato nei primi anni ’60 negli USA contro
le rivendicazioni delle persone di colore.
La
resistenza dei gruppi della popolazione alla diffusione delle droghe e
dell’eroina in particolare è avvenuta attraverso i vari gruppi “fondamentalisti” che a differenza degli individui massa
avevano la capacità di fissare gli intenti del gruppo su obbiettivi
rendendo il gruppo poco permeabile alle sollecitazioni e ai richiami esterni.
Gardner usa il termine “fondamentalista”
per definire un integralismo ideologico chiuso alla società esterna. Parte dal presupposto che la società esterna, a differenza del
gruppo fondamentalista, manifesti una mentalità
aperta a contributi diversi. NULLA DI PIU’
FALSO. In questo, infatti, sta l’inganno di Gardner.
Un sistema sociale, anche quando retto da norme giuridiche democratiche, è
sempre un SISTEMA SOCIALE INTEGRALISTA E FONDAMENTALISTA. Un sistema fondamentalista e ideologicamente integralista ha la caratteristiche di imporre il comportamento “democratico”
agli altri. Impone il “comportamento democratico” ai più deboli affinché i più
deboli non rivendichino diritti e doveri nei suoi confronti, ma il sistema
stesso manifesta un integralismo e un fondamentalismo
volto a salvaguardare il proprio dominio sia sui membri della società che nei
confronti dei gruppi interni od esterni. Non si tratta di fondamentalismo
“democratico”, ma di fondamentalismo “fascista”
giustificato mediante la forma democratica al fine di garantire l’impunità delle
Istituzioni o dei membri che gestiscono le Istituzioni dalla violazione delle
leggi. Una società è sempre fondamentalista; solo che
non tollera idee diverse dall’idea sociale dominante e le persegue chiamandole fondamentaliste. Una società cristiana è disposta ad avere
idee diverse su dio, ma non è disposta a tollerare la condanna di dio in quanto tale. In una società cristiana il fondamentalismo da combattere non è “pensare dio in maniera
diversa”, ma negare dio e il suo diritto al dominio sul mondo. Solo che pensare dio e il suo diritto sul mondo è un’idea fondamentalista; la stessa che Bush
aveva a fondamento del suo pensiero e che ha sempre dovuto soffocare. Bush si sentiva dio padrone; si sentiva il fondamentalista spinto alla causa del dio padrone, solo che
le condizioni internazionali lo
costringevano a soffocare questo suo delirio da onnipotenza. Ci dice Gardner:
“E
neppure mostrava un grande potenziale di cambiamento
sulle questioni politiche più urgenti: si dava l’impressione che si accontentasse
di seguire i consigli della sua cerchia ristretta, ricorrendo, in caso di
dubbio, a suo padre, sempre bene informato e campione di moderazione. Tuttavia, nei mesi successivi all’11 settembre, gli osservatori si
resero conto che Bush era cambiato. Quando tornò alla Casa Bianca, più tardi in quella stessa
giornata, si sentiva investito da una missione: ora egli era il Presidente
degli Stati Uniti, e avrebbe fatto tutto ciò che occorreva per distruggere le
reti terroristiche e impedire che tali atti si ripetessero. Quel giorno disse
ai suoi collaboratori: “Siamo in guerra ragazzi. E’ per
questo che ci pagano”. Era teso e determinato. Divenne molto più
informato in fatto di politica estera. Sviluppò rapporti personali con leader i
cui nomi fino a quel momento erano stati sconosciuti. I suoi critici
capovolsero i precedenti giudizi.”
Bush era sempre lo stesso. Ma ora il suo delirio di onnipotenza
poteva dispiegarsi. Non era più trattenuto dalla politica e dalla necessità
delle relazioni internazionali. Ora poteva sequestrare le
persone senza rendere conto a nessuno; bombardare indiscriminatamente;
torturare chi voleva giustificando con la sicurezza dal terrorismo. Ora
poteva vestire i panni della vittima che macellava il mondo perché aveva subito
un torto. Era l’inviato del dio padrone; lui era il dio padrone. Al di sopra e al di là delle leggi e delle regole civili. Chi si opponeva
poteva accusarlo di fiancheggiare i terroristi; chi lo criticava diventava a
sua volta un terrorista. Si tratta dell’essenza stessa dell’atteggiamento del fondamentalista. L’integralista che Gardner esalta.
Già, perché, al di là della propaganda con la quale si vendono ragioni e
verità confezionate alle masse che devono votare; il fondamentalismo
USA ferito dal fondamentalismo di Al Qaeda ha macellato centinaia di migliaia di Iracheni in un
delirio assolutista che ha visto la violazione di ogni norma democratica o
sociale. Per macellare gli Iracheni Bush mise in
piedi una propaganda martellante sulle “armi di distruzione di massa” che
sarebbero state possedute da Saddam. Una grande menzogna al fine di coprire il suo desiderio di
genocidio. Una menzogna alla quale le nazioni non seppero
rispondere; né vollero rispondere. E così Howard
Gardner tesse gli elogi al delirio di
onnipotenza di Bush:
“Bush dedicò le sue energie a costruire lo stesso tipo di coalizione che aveva assistito suo padre dieci anni prima
nella Guerra del Golfo; condusse una guerra vittoriosa in Afganistan
per scacciare dal potere i talebani; continuò a
combattere Al Qaeda con tutti i messi – economici,
militari e investigativi – a disposizione; dichiarò all’Iraq una guerra
multinazionale (benché da ultimo gli si siano opposte diverse importanti
nazioni e gran parte della popolazione mondiale); e infine si rivolse all’ONU
nei rischiosi mesi dopo la guerra.”
Si
tratta del solito delirio di onnipotenza in cui un
individuo si crede il dio padrone o inviato dal dio padrone per portare la
“pace nel mondo” mediante la guerra e lo sterminio. Ci sono voci molto
insistenti che circolano secondo le quali l’attacco alle torri gemelle sia
stato organizzato da ambienti USA. Non sono convinto di questo, ma penso che
gli USA avessero bisogno di un’azione simile per
giustificare la loro aggressione al mondo. E’ facile supporre che i servizi
segreti USA sapessero di azioni di terrorismo sul loro
suolo, ma pensassero ad azioni più ridotte da utilizzare come giustificazione a
ritorsioni. Molto probabilmente qualcuno ha deciso di “chiudere un occhio”. Ma, poi, l’azione è sfuggita loro di mano.
Bush appartiene ai fondamentalisti cristiani
rinati. Un delirio cristiano che sta attraversando gli USA non più mediato da istanze laiche e che trova la sua espressione nel delirio
assoluto di onnipotenza. Un delirio che se da un lato vessa e opprime i suoi stessi cittadini, dall’altro lato pretende che ogni società
si apra al suo fondamentalismo permettendo, in essa,
l’espressione del suo delirio di onnipotenza.
Così
gli USA mentre organizzano manifestazioni contro la Cina
giustificandole con l’appoggio all’integralismo fondamentalista
monarchico del Dalai Lama, dall’altro lato
costringono i loro stessi cittadini a soggettivare il
fonamentalismo cristiano:
Dal
giornale La Repubblica del 13 agosto 2008:
“Uccide il figlio, non
diceva “amen”
New York – Aveva lasciato
morire di fame e di sete il figlio di 21 mesi perché non diceva “amen” dopo i
pasti. E’ successo a Baltimora nel 2006, ma solo ora Ria Ramkissoon,
una giovane madre di 21 anni, è stata incriminata con l’accusa di omicidio. La tragedia si è consumata nel periodo in cui
la donna apparteneva ad una setta religiosa conosciuta con il nome di One Mind Ministries.
Oltre a lei, anche altri quattro membri sono stati accusati dell’omicidio del
bambino.”
Se questo può essere un caso estremo, deve far paura la normalità della
manipolazione mentale che i bambini subiscono per condizionare le loro idee sul
mondo e sulla vita. Perché stupirsi se il delirio di onnipotenza
del fondamentalista cristiano Bush
si è dispiegato all’interno del proprio ruolo di leader della maggior potenza
mondiale?
Non
si tratta di un’azione dall’esterno che ha fatto cambiare loro delle idee nei
confronti del mondo, ma una volontà di veicolare le
idee che avevano giustificandola con delle azioni che il mondo faceva nei loro
confronti. Ed è la lezione di Gardner
ai politici. Una lezione che i politici conoscono molto bene:
fare delle azioni per condizionare il modo di vedere il mondo di milioni di
potenziali elettori. Quando in Italia si stava organizzando i colpi di stato qualcuno organizzò la bomba di Piazza Fontana e subito
si indirizzarono le indagini contro gli anarchici ammazzando Pinelli e perseguitando per anni Valpreda
con un martellamento mediatico ossessivo che mirava a
costruire predisposizioni emotive favorevoli ad un eventuale colpo di stato e,
in seconda battuta, ad impedire la realizzazione della Carta Costituzionale. Ci
furono reazioni popolari che impedirono i colpi di stato che venivano
pensati ed organizzati per molti anni in Italia. La stampa provvide
a creare nell’opinione pubblica la convinzione che le reazioni in difesa
della Costituzione fossero atti di terrorismo! Dopo allora la diffusione
dell’eroina e delle droghe raggiunse una tale
popolarità coinvolgendo masse sempre maggiori di giovani. Coinvolsero le
persone empaticamente più sensibili alle tensioni
sociali finendo per distruggere la capacità critica e ideale delle masse
popolari stesse.
Non
solo venivano manipolati gli avvenimenti con i quali
le persone misuravano le loro idee sul mondo, ma veniva manipolata la
percezione che degli avvenimenti ne avevano le persone in modo da indirizzare
la formazione delle loro idee. Con la droga si giunse a manipolare la capacità
di risposta delle persone alle tensioni che si generavano nella società.
Nel
film “L’uomo di Paglia” si raccontava dell’uomo vessato, offeso, denigrato. Un
uomo umiliato che non reagisce mai alle offese che gli vengono
fatte. Un giorno succede un avvenimento esterno: viene
offeso, vessato e umiliato un altro uomo. E lui, per
la prima volta, reagisce. Succede in un film. In una storia inventata. Non
succede nella realtà. Non si cambia atteggiamento perché si assiste ad un
avvenimento; un avvenimento che ci colpisce fa emergere quelle idee che già
c’erano dentro di noi e che tenevamo assopite anche se nutrivamo di tensioni e di informazioni. Ma se non c’era entro di noi, nessun
avvenimento esterno può far nascere idee diverse né noi possiamo veicolare in un diverso atteggiamento nessuna idea.
Così
il fondamentalista Bush ha veicolato il fondamentalismo.
Come
per Gardner in questo suo libro.
Howard Gardner scrive un libro che ritiene “furbo”. “Cambiare idee; l’arte e la scienza della persuasione” in cui
l’altro, sia come individuo che come massa, è un puro oggetto; senza
intelligenza, personalità, progetto o scopo. E’
l’altro che deve cambiare; è l’altro che deve essere convinto; è l’altro
l’oggetto della nostra azione dimenticando, in toto,
che l’altro sta agendo. L’altro ha delle idee, l’altro giustifica quello
che fa e quello che dice. Howard Gardner
è solo un partigiano del fascismo che dimentica di vivere in una società
articolata tesa verso un futuro che non appartiene agli individui che stanno
vivendo ora, ma ai loro figli. A Gardner interessa il
dominio della società e ha omesso che il dominio delle idee si ottiene, oggi
come oggi, costruendo l’emarginazione delle persone al fine di ottenere
l’emarginazione delle loro idee seguendo il principio cristiano: distruggi la
persona e avrai distrutto le sue idee. Distruggi la persone
a sarai riuscito ad impedire che la società comprenda il valore delle sue idee.
Sottolinea i comportamenti incoerenti o immorali della
persona e nessuno le presterà ascolto anche se questa persona dovesse essere il
novello Socrate, Voltaire, Freud, Marx, Spinosa o Aristotele.
Tutto
il libro di Gardner è un’esaltazione del superuomo
nazista. Colui che impone le sue idee usando il
raziocinio (come se l’altro non ne avesse); usando la ricerca (come se l’altro
o gli individui massa non ne facessero); sfruttando la risonanza (come se le
emozioni e la percezione emotiva non fosse un patrimonio delle persone);
ridefinendo le immagini mentali (come se le persone non ridefinissero
continuamente le immagini mentali); l’uso di risorse e ricompense volte ad
acquistare le persone e costringerle a cambiare idea (come se non venisse fatto
anche con l’uso della tortura); la gestione della realtà esterna e delle
resistenze fatte dal superuomo nazista per gestire le masse, le loro idee e
guidarle verso il luminoso avvenire o il campo di sterminio.
Il
libro è stato scritto da un uomo che non ha mai vissuto. Un uomo che non ha mai dovuto sciacquare le sue idee nel mare della vita e
degli avvenimenti quotidiani e, da bravo fondamentalista,
è convinto che l’uomo sia creato ad immagine e somiglianza del suo dio padrone.
Come
già scriveva Gustave Le Bon
in “Psicologia delle folle”:
“Ma
se analizziamo questi cambiamenti, in apparenza così profondi, che cosa
vediamo? In realtà tutto ciò che è contrario alle credenze generali e ai
sentimenti della razza non ha che una duratura
effimera e il fiume deviato riprende ben presto il suo corso. Le opinioni che
non si ricollegano a nessuna credenza generale o ad alcun sentimento di razza,
e che dunque non hanno stabilità, sono alla mercé del caso, o meglio, alla
mercé dei minimi mutamenti dell’ambiente.
Formatesi con l’aiuto della suggestione e del contagio, queste opinioni
sono sempre passeggere e nascono e spariscono
a volte con la stessa rapidità delle dune di sabbia formate dal vento sulla riva del mare. Ai
giorni nostri, la somma delle opinioni mutevoli delle folle è più elevata che
mai, e per tre ragioni diverse. La prima è che le antiche credenze,
indebolendosi progressivamente, non orientano più come un tempo le opinioni
passeggere. lo svanire di opinioni generali lascia il
posto ad una folla di opinioni particolari senza passato né avvenire. La
seconda ragione è che le folle, incontrando opposizioni sempre minori grazie al
loro crescente potere, possono liberamente manifestare una estrema
mobilità di idee. La terza ragione sta nella recente diffusione della stampa
che senza sosta fa conoscere le opinioni più disparate. Le suggestioni generate
da ciascuna di esse sono presto distrutte da
suggestioni opposte. Nessuna opinione riesce insomma a radicarsi, e tutte sono
votate ad un’esistenza effimera.”
Questo
scriveva Gustave Le Bon nel
1895 individuando la relazione fra il credere emotivo e l’opinione come
espressione contingente. Ciò che Le Bon non colse fu
che proprio in questa frammentarietà di opinioni stava il segreto della
costruzione delle opinioni. La stampa, vissuta da Le
Bon come struttura indipendente che doveva far conoscere le opinioni di tutti,
divenne la struttura censoria che proprio facendo conoscere quelle opinioni e
solo quelle o tutte le opinioni inserendo l’informazione in contesti opportuni,
manipolava le masse in funzione degli intendimenti dei loro padroni.
Ci fu
un tempo in cui i giornalisti documentavano gli accadimenti. La stampa era come
la Croce Rossa. Poi si iniziò ad usare la Croce Rossa
come copertura per azioni di guerra e i giornalisti divennero coloro che
costruivano le opinioni favorevoli o sfavorevoli in funzione delle necessità
della guerra. Furono arruolati per destabilizzare l’opinione
pubblica ed usati come spie. Come le Organizzazioni
non governative che operano nei teatri dei conflitti internazionali.
Sono stati arruolati come militari a tutti gli effetti e come i militari
combattono la loro guerra nel ruolo che si sono scelti. Fanno piangere o
minimizzano a seconda delle necessità del potente che
li paga attraverso il giornale che li ha assunti e selezionati per i suoi
bisogni. Nel 1895 Gustave Le Bon
pensava ancora a giornalisti e a stampa indipendente; non sapeva che sarebbero
stati reclutati come un reparto speciale dal potente di turno.
I media diventavano le nuove catene emotive con le quali i padroni
legavano i loro schiavi, determinavano le loro idee e le loro opinioni in
funzione della riaffermazione del loro potere e del loro dominio.
Cosa che Howard Gardner
ha ampiamente dimostrato con i suoi esempi.
Marghera 20.08.2008
Altri capitoli:
MANIPOLAZIONE MENTALE E GESTIONE DELLE
MASSE MEDIANTE L'ILLUSIONE;
analisi di Howard
Gardner "Cambiare idea"
1) Premessa e considerazioni generali su
come Gardner si pone davanti alla vita!
2) IL RAZIOCINCIO; logica e raziocinio nella
manipolazione delle masse elettorali!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
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