MANIPOLAZIONE MENTALE E
GESTIONE DELLE MASSE
MEDIANTE L’ILLUSIONE.
RAZIOCINIO
LOGICA
E RAZIOCINIO NELLA MANIPOLAZIONE
DELLE
MASSE ELETTORALI
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Il
Raziocinio è la prima tecnica che Gardner prende in considerazione.
Del
Raziocinio Gardner afferma:
“L’approccio
razionale comporta l’individuazione dei fattori pertinenti che saranno
soppesati uno ad uno per giungere ad una valutazione complessiva. Il Raziocinio
può implicare l’uso della pura logica, delle analogie o la creazione di
tassonomie.”
Col
termine raziocinio Gardner si riferisce al razionale; alla possibilità da parte
del soggetto di pensare al proprio obbiettivo e mettere in ordine tutti gli
elementi razionali, pensabili, che portano a quell’obbiettivo. La possibilità
di padroneggiare razionalmente gli oggetti che concorrono a raggiungere il suo obbiettivo
pone il soggetto nella condizione di padroneggiare l’obbiettivo (idea) e i mezzi
per giungervi. L’individuo che usa il raziocinio rende la sua esposizione nei
confronti delle persone perfettamente razionale. L’individuo usa la pura
logica; usa le analogie, per VISUALIZZARE nel suo interlocutore il concetto, e
usa le tassonomie per inserire la sua idea in classificazioni condivise con il
suo interlocutore.
L’oggetto di sé
L’oggetto
in sé è l’idea! Nel caso del politico è necessario separare l’idea di fondo
sulla quale concentra la sua azione dallo sviluppo razionale con cui presenta
l’idea. Si tratta di considerare l’idea in sé da cui il politico fa seguire il
suo discorso logico. La razionalità logica presenta l’idea: non è l’idea.
L’idea è ciò che fa muovere la giustificazione logica con cui il politico la
giustifica e la sostiene. Ma la giustificazione e le ragioni che la sostengono
non sono l’idea: sono le giustificazioni.
L’idea,
come oggetto in sé, si materializza nell’azione. L’azione materializza l’idea
del politico. L’azione svela l’idea del politico al di là di come lui la
proclama o la giustificava. Per azioni possiamo considerare tute quelle
esposizioni personali del politico che si concretizzano in atti giuridici.
Il
raziocinio usato dal politico per vendere un’idea. Per farlo deve conoscere
tutto quello che riguarda quell’idea e come, quell’idea va mascherata e
spacciata qualora non sia in grado di incontrare l’approvazione della massa.
UN ESEMPIO DI RAZIOCINIO
VOLTO A CREARE INGANNO ED ILLUSIONE
Il 16 aprile 2007, La
Repubblica scriveva a proposito dello stato della trattativa su Alitalia:
“Si scoprono le carte per Alitalia.
Oggi le tre cordate ancora in lizza dovranno presentare le loro offerte non
vincolanti per acquisire il controllo della compagnia di bandiera. L' Ap
holding di Carlo Toto, gli italo-russi di Aeroflot e Unicredit e la cordata
tutta finanziaria tra Mediobanca e i fondi di private equity Tpg e Matlin
Paterson consegneranno all' advisor del ministero del Tesoro, Merrill Lynch, un
progetto completo di piano industriale, impegno finanziario ed anche un primo
prezzo indicativo. Il prezzo non sarà quello finale, ma il governo ha più volte
sottolineato che questo particolare peserà molto meno dei programmi di
rilancio, nella scelta del vincitore, ecco perché il passaggio di oggi potrebbe
essere quello decisivo nel definire le possibilità dei tre pretendenti. Dalle
offerte non vincolanti si capirà quanto ogni candidato "faccia sul
serio". L' impegno complessivo, tra costi di acquisto e di rilancio, è di
3 miliardi di euro almeno secondo le stime del ministro dei Trasporti,
Alessandro Bianchi. Se le offerte fossero in questo ordine di grandezza il
governo potrà avviarsi alla trattativa finale con un certo potere contrattuale.
Invece c' è il pericolo che ci si trovi di fronte valutazioni troppo basse o
piani incompleti.”
Il 22 Marzo 2008, la stampa
scriveva:
“22 mar. - 'O si fa Alitalia o si
muore'. Silvio Berlusconi, nuovo Garibaldi, per salvare la compagnia di
bandiera sembra essere disposto a tutto. E proprio la sua discesa in campo e'
la garanzia, assicura, che alla fine la cordata italiana la spuntera' sui
francesi: ''Ormai mi sono impegnato io, quindi si fa'', rassicura.
Romano Prodi preferisce non intervenire, e cosi' oggi il botta e
risposta e' con Walter Veltroni.
Il leader del Pd non chiude la porta a
un'alternativa ma lancia un ultimatum: se c'e' una cordata si deve fare
viva entro 48 ore. Una tempistica ''assurda'', e' la replica: ''Servono
3, 4 settimane''.
La campagna di Berlusconi ruota intorno
ad alcune certezze: le condizioni di Air France sono inaccettabili;
Intesa Sanpaolo non si e' ritirata; ci sono imprenditori italiani interessati
al salvataggio di Alitalia che ''si sono dichiarati disponibili e che ora si
stanno parlando''. Sono ''nomi grossi - spiega - e tutti in contatto con
Toto''.
Suona il tasto dell'orgoglio l'ex
premier e spiega che consegnare Alitalia a Parigi sarebbe un po' come essere
colonizzati. L'Italia sarebbe svilita, basta considerare che anche ''la Grecia
e il Portogallo hanno una compagnia di bandiera''.
Quindi bisogna ribellarsi,
rimboccarsi le maniche e trovare una nuova soluzione. Lui, dice sornione, ha
atteso di conoscere le carte di Af; dopo averle viste ha pero' capito che il
piano francese non si poteva mandare giu' e si e' quindi fatto avanti. A questo
punto se la prende con il governo, che negli ultimi sei mesi ha tenuto i conti
di Alitalia nascosti ai piu'.
E ora e' arrivato il momento che tiri
fuori il dossier - e' la richiesta - per permettere anche a altri di mettere
insieme una proposta. Air One dice di aver bisogno di tre settimane circa, lo
stesso timing indicato da Berlusconi. La tesi del governo e' invece che di
tempo ve ne sia davvero poco, la scadenza resta fissata al 31 marzo.
Di fronte a un incontenibile Cavaliere,
che rilascia dichiarazioni su dichiarazioni, Romano Prodi si trincera pero'
dietro a una risposta laconica: ''Non parlo. E' ora di essere seri...''.
A
nche Walter Veltroni invita a evitare
che una vicenda cosi' delicata finisca nel tritacarne elettorale. ''Non
vorrei - aggiunge il leader del Pd - che ci sia una cordata che dopo le
elezioni non c'e' piu''' perche' questo significherebbe portare Alitalia
sull'orlo del fallimento''.
Su questo almeno i due candidati premier
sono d'accordo. Al loft di Santa Anastasia si deve registrare un certo
nervosismo se il numero due del Pd Dario Franceschini a sera sceglie toni
ancora piu' duri di quelli del leader: lo scopo di Berlusconi, afferma Dario
Franceschini, e' scavalcare il 13 aprile. Francesco Rutelli invece punta il
dito contro l'ipotesi che Marina e Pier Silvio Berlusconi possano offrire
soccorso: ''Berlusconi vuole regalare Alitalia ai figli, solo che il
lupo perde il pelo ma non il vizio e vuole i soldi dello Stato''. Il piu' duro
e' pero' il ministro Antonio Di Pietro: l'accusa e' addirittura di insider
trading. Attacchi ''isterici'' che altro non sono che la cartina
tornasole del fatto, commenta Maurizio Lupi, che ''hanno la coscienza sporca''.
L'affondo al vetriolo pero' arriva dall'ex alleato Pier Ferdinando Casini: ''Dopo
quattro anni sempre le stesse cose su Alitalia'', dice il leader dell'Udc
citando una dichiarazione di Berlusconi del 17 febbraio del 2004 (''Per fortuna
di Alitalia, c'e' il signor Silvio Berlusconi che impieghera' tutto il suo
talento per risolvere un problema che altri non hanno saputo risolvere'').
Schermaglie che a sentire il Pdl sono
destinate a finire nel vuoto: ''Ora che si conosce qual e' il piano di Air
France - afferma il governatore della Lombardia Roberto Formigoni - anche altri
possono uscire perche' la cosa era pronta da tempo e Silvio Berlusconi si e'
mosso benissimo''.
AIR ONE, PER OFFERTA DUE
DILIGENCE DI 3 SETTIMANE
Ap Holding, la società di Carlo Toto
che controlla Air One, ribadisce così la sua posizione sull'interesse a tornare
in corsa per la privatizzazione di Alitalia. "Per presentare una
proposta vincolante - spiega un comunicato della società - è essenziale
effettuare una due diligence, ovvero una verifica sui dati e sullo stato di
salute della Compagnia. A dicembre avevamo presentato un piano forte
di risanamento e di rilancio per Alitalia, ma siamo stati esclusi dalla fase di
due diligence che è stata concessa, per tre mesi, solo ad Air France-Klm".
(ANSA)
Tratto da:
http://www.clandestinoweb.com/index2.php?option=com_content&task=view&id=7424&pop=1&page=0&Itemid=1
Il 23 aprile 2008, La
Repubblica scriveva:
“ROMA - Un'altra giornata di
colpi di scena e polemiche, sul fronte Alitalia. Con Silvio Berlusconi
protagonista di un duro attacco ai sindacati, che replicano duramente (poi però
il futuro premier si autorettifica). E con l'imprenditore milanese Salvatore
Ligresti che assicura: "La cordata italiana si farà, e ci saremo anche
noi".
Lo scontro coi sindacati. "Air France si è ritirata in primo luogo per i
veti dei sindacati". Queste le parole pronunciate da Silvio Berlusconi.
Durissima la replica dei rappresentanti dei lavoratori: per Guglielmo Epifani
(Cgil) il suo è uno "scarico di responsabilità che non fa onore". Per
Raffaele Bonanni (Cisl) la sua dichiarazione "è una barzelletta". Ma
poi il Cavaliere, com'è spesso nel suo stile, corregge il tiro, si
autosmentisce: spiega che sulla vicenda "i sindacati hanno fatto il loro
mestiere, e magari hanno avuto anche ragione. La verità è che le condizioni
poste erano impossibili da accogliere".
"Dolorosi tagli di
personale". Li annuncia il
leader Pdl, che spiega: "Bisogna escludere innanzitutto il
commissariamento. Il governo ha dato i mezzi alla compagnia per sopravvivere
per i prossimi mesi, che saranno impiegati da una compagine di imprenditori
italiani, banche e compagnie aeree, per guardare i conti di Alitalia".
"Dopo la due diligence di 3-4-5 settimane - continua - questa compagine
dovrà presentare un'offerta impegnativa, che comporterà dolorosi tagli di
personale". Ai lavoratori "giustamente preoccupati", Berlusconi
assicura che "ci saranno meccanismi di assistenza da parte dello Stato per
chi perderà il lavoro".
Cordata italiana, Ligresti si fa
avantii. Ma l'ipotesi di una cordata
italiana è davvero realistica? Secondo il presidente di Pirelli e
vicepresidente di Confindustria, Marco Tronchetti Provera, "di fronte a
una proposta trasparente dove esista chiarezza di numeri e trasparenza"
questo tipo di iniziativa imprenditoriale "è possibile". Per Giorgio
Fossa, past president di Confindustria ed ex presidente della Sea, "se si
espongono Bruno Ermolli e Gianni Letta c'è la possibilità che qualcosa di serio
ci sia". Ma chi si spinge più avanti di tutti è Salvatore Ligresti,
secondo il quale "la cordata italiana si farà". "Le cose si
fanno in silenzio - dice, interpellato dai cronisti - e penso che si fanno".
Ai giornalisti che gli chiedevano se il suo gruppo sarà coinvolto, Ligresti
replica che "penso ci sarà modo di essere coinvolti. Una mano bisogna
darla, penso sia giusto e doveroso nei confronti del paese, della compagnia,
dei lavoratori e del turismo".”
Il 24 luglio 2008
(AGI) - Roma, 24 lug. - 'Berlusconi: 'Alitalia fara' dei sacrifici'' titola La
Stampa, sottolineando che secondo il premier la soluzione per risolvere la
crisi dell' ex compagnia di bandiera si sta avvicinando. 'Mentre l' advisor
Intesa Sanpaolo mette a punto gli ultimi dettagli del piano industriale -
prosegue il quotidiano di Torino - il presidente del Consiglio, incontrando i
senatori del suo partito, preme per una soluzione rapida'. Anche Repubblica
dedica ampio spazio alla vicenda Alitalia, evidenziando come 'i piloti'
potrebbero andare 'allo scontro' se verranno confermati 'i tagli al personale'.
Sara' quindi 'un cammino di lacrime e sangue - sottolinea ancora il quotidiano
diretto da Ezio Mauro - e i sindacati sono pronti ad alzare le barricate, a
cominciare dall' Anpac, l' associazione dei piloti, contraria a una cessione ai
privati del settore cargo e a tagli non accompagnati da un serio rilancio del
vettore'. Sul salvataggio della compagnia di bandiera il Sole 24 Ore titola:
'Alitalia, stretta finale per Intesa Sanpaolo. Police ricevuto a Palazzo Chigi'
scrive il quotidiano economico, evidenziando che gia' 'sabato il Consiglio
potrebbe esaminare il piano'.”
Tratto da:
FINE ESEMPIO DI
RAZIOCINIO
Razionalità ed inganno
Le
ragioni razionali con cui si sostiene un’idea non manifestano l’idea, ma
possono (e spesso avviene) nascondere l’idea sotto a delle rappresentazioni e a
degli intendimenti i cui scopi servono a confondere le masse o l’interlocutore.
Nascondere l’idea trasmettendo segnali attraverso ragionamenti che allontanano
l’attenzione dell’interlocutore dalla “vera” idea di chi la manifesta. La
razionalità è la dimensione nella quale maggiormente viene costruito l’inganno.
Noi parliamo di logica, ma la logica è uno sviluppo razionale di presupposti
accettati dall’interlocutore. Così le analogie. Quando chi espone le proprie
idee usa delle analogie, queste analogie devono essere comprese dalla “massa”
che intende far funzionare per l’applicazione delle sue idee. In un ambiente
cristiano dire “Agiremo schiacciando la testa al serpente” è un’analogia
compresa, come è compresa la risposta all’augurio “In bocca al lupo” come
“Crepi il lupo”. Una massa che consideri il simbolo del serpente positivo ( o
positivo il ruolo del serpente nella struttura della vita della natura);
schiacciare la testa del serpente o invocare la morte del lupo sono segnali
negativi. Così le analogie verranno scelte con cura per far accettare l’idea.
Scegliere con cura le analogie in base al pubblico è già un mascherare l’idea
in quanto l’analogia diventa il messaggio di veicolazione dell’idea non in
funzione della spiegazione dell’idea, ma in funzione dell’accettazione
aprioristica dell’idea da parte del pubblico. Il pubblico viene distratto dall’analisi
dell’idea dall’analogia dell’idea che l’analogia dovrebbe comunicare.
E’ un
po’ come fa Gardner nella scelta dei personaggi che vuole usare come esempio:
Mandela, Ghandi, Clinton, Reagan, Thatcer, Shapiro, Freedman. Appare evidente
l’inganno perpetrato da Gardner che ha evitato di analizzare Hitler e Mussolini
i quali hanno usato la loro razionalità per ingannare sulla realtà delle loro
idee. Hanno ingannato elettorati estremamente vasti. Ben più vasti di Thatcer,
Shapiro o gli altri. Il pubblico comprende immediatamente come le adunate
oceaniche di Mussolini o Hitler erano degli inganni; comprende con minor
facilità gli inganni di Ghandi, Reagan o Thatcer.
L’oggetto dell’altro
Nell’uso
della razionalità per trasmettere le idee è necessario tener conto dell’altro.
L’altro come interlocutore o come massa. Uno degli errori fondamentali fatti da
Umberto Galimberti, nel suo “L’Ospite inquietante – Il nichilismo dei giovani”,
analizzando il vuoto comunicativo dei ragazzi che buttavano le pietre dai
cavalcavia era la riduzione della loro capacità comunicativa delle proprie
categorie. Umberto Bossi ha lo stesso livello intellettuale dei ragazzi che
gettano le pietre dai cavalcavia; eppure viene votato! Questo perché il
linguaggio razionale non è quello che io considero e voglio che sia il
linguaggio razionale, ma è quello che viene recepito dal mio interlocutore o
dalla massa che ho di fronte. Un giornalista si stupì perché Massimo Cacciari
non conosceva un cantante famoso e Cacciari gli rispose (più o meno): “Non è
mica Socrate!”. Umberto Bossi e Massimo Cacciari vivono in un sistema sociale
in cui una testa vale un voto! Se la massa fosse fatta da altrettanti Socrate,
Cacciari avrebbe delle ragioni da sostenere. Invece, la massa è fatta da
altrettanti Borghezio, Calderoli o Bitonci che conoscono il cantante o l’isola
dei famosi, ma non conoscono né Socrate né nessun altro. Umberto Bossi, dicendo
stupidaggini, comunica razionalmente il suo pensiero; Veltroni o Cacciari o
Bettin, non sanno comunicare razionalmente il loro pensiero. Sono persone
assolutamente irrazionali ed illogiche. Indubbiamente alla lunga l’elettorato
di Umberto Bossi comprenderà l’inganno o comunque lo subirà, ma ha i voti!
L’altro
è fondamentale nella comunicazione. Né Bossi né Berlusconi hanno studiato
l’altro; la massa. Essi sono la massa; il loro comportamento è assolutamente
naturale in sintonia con la massa in quanto da quella massa provengono e da
quella massa intendono ottenere i profitti. Come stupirsi dell’ignoranza di
Gentilini, ex sindaco di Treviso? Treviso è come Gentilini! Il livello
intellettuale degli abitanti di Treviso, della massa degli abitanti di Treviso,
E’ COME GENTILINI!
Così,
impegni importanti o idee complesse devono essere esposte con un linguaggio che
non guardi al futuro (perché gli abitanti di Treviso non sanno nemmeno che cosa
sia; per loro l’idea della trasformazione temporale del presente è illogica ed
inesistente), ma agisca nell’immediato anche se l’idea tende alla
trasformazione del presente. Deve essere esposta con un linguaggio che
coinvolga la persona-massa nell’immediato; che paventi soluzione vicine e nello
stesso tempo che accusi l’altro (quale altro? L’avversario, il demonio di
turno) per ogni ritardo di realizzazione della promessa con cui si vuole veicolare
l’idea.
L’oggetto che l’altro immagina
La
realtà è sempre immaginata dalle masse. La massa di persone sono ancora ferme a
sognare “mari de tocio e monti de polenta” vivendo in una sorta di fame
insaziabile di benessere che si disseta solo là dove incontra una promessa. Una
promessa che venga fatta col loro linguaggio. Solo il loro linguaggio è
razionale. Anche se quel linguaggio è fatto di luoghi comuni o di leggende
metropolitane spacciate per vere. Per loro solo ciò che procede da questo è
logico. Tutto il resto è illogico, folle, irrazionale. E’ assolutamente logico
e comprensibile che Berlusconi voglia fare i soldi; ognuno di loro lo vuole. E’
assolutamente logico che Berlusconi metta in atto delle azioni illegali per
fare i soldi; ognuno di loro ritiene che le azioni illegali per fare i soldi
siano assolutamente legittime in quanto, voler fare i soldi, legittima ogni
comportamento illegale. Pertanto diventa assolutamente logico che Berlusconi
accusi i magistrati di complotto. Infatti, per la massa, le ragioni di
giustizia non sono ragioni logiche, ma ragioni di un folle. E i magistrati sono
dei folli perché non riescono a capire la concretezza di Berlusconi nel voler
fare i soldi. E’ legittimo fare i soldi; è illegittimo fare giustizia.
Dal
momento che una testa è un voto, appare logico, per questa massa, dare il voto
a Berlusconi. Berlusconi parla coerentemente il linguaggio della massa che lo
ascolta. Fu così anche con Mussolini e con Hitler. E’ sufficiente conoscere ciò
che vuole la massa, l’altro, paventarlo, e la massa è pronta, ad accettare
quell’idea perché di quell’idea non gli frega assolutamente nulla ferma com’è
nell’attesa della realizzazione delle sue aspettative.
L’uso delle tassomanie
L’uso
delle tassomanie implica la conoscenza di chi espone le proprie idee delle
categorie di pensiero della massa alla quale espone le proprie idee. Le idee
esposte hanno una maggiore possibilità di essere accettate qualora rientrino
nelle categorie positive della massa che le recepisce. Solo che l’idea, al di
là della sua qualità e del suo fine, non è mai estranea alla massa. Estranea
alla massa sono le categorie che vengono usate per esporre quell’idea. Quando
Padoa Schioppa dice: “Queste sono le condizioni e gli obbiettivi che ci
prefiggiamo; facciamo in modo di gravare il meno possibile sulla tassazione!”
La massa, nelle sue categorie, non recepisce gli obbiettivi, ma solo
l’aggravamento delle tasse. Per contro, quando Tremonti dice: “Mettiamo la
Robin Tax sui petrolieri!” La massa non recepisce l’aggravamento delle tasse,
ma si immagina che sia l’industriale a pagare le tasse. Non pensa che
l’industriale, ogni soldo che intasca, lo intasca vendendo le proprie merci e
ogni soldo di tassa che paga è perché quel soldo lo ha ricevuto da chi compra
le sue merci. Pertanto, c’è un aggravamento della tassazione, ma la massa
immagina che non ci sia. Poi, se ne accorge quando va alla pompa di benzina, ma
non è in grado di collegare quei due o tre centesimi in più alla “Robin Tax” di
Tremonti. Robin Hood è una categoria, una tassomania, fatta propria dalla
massa. La massa applica quella tassomania non all’idea o all’oggetto che viene
esposto, ma al richiamo della tassomania stessa. Tremonti dice: “Facciamo come
Robin Hood!” e la massa dice: “Bene! Finalmente!” e non analizza il fare di
Tremonti e le sue conseguenze.
Le
tassomanie vanno tenute presenti quando si comunica un’idea. Sia Padoa Schioppa
che Tremonti aumentano le tasse ai cittadini. Mentre Padoa Schioppa rende
chiari i motivi e le necessità, Tremonti occulta motivi e necessità usando
tassomanie opportune. Così, Padoa Schippa ha delle reazioni di massa ostili,
mentre Tremonti ha una non belligeranza se non un’approvazione.
Si
tratta di giocare sull’immaginazione: la massa immagina di essere vessata dalle
tasse e non conosce il valore dei servizi che ha a disposizione. Così, giocando
sulla tassomania delle tasse si possono privare le masse dei servizi anche se
poi, per avere lo stesso servizio, le masse saranno costrette a pagarlo tre
volte tanto.
L’immaginazione
è il contrario della conoscenza. Ciò che non si conosce e non si interiorizza,
si immagina. Le persone che immaginano sono pronte ad accettare ogni
svolgimento logico-razionale purché confermi la loro immaginazione. Salvo, poi,
ad avere delle reazioni violente quando la realtà quotidiana dimostra che ciò
che si immaginava, e sul quale si è organizzata la propria vita, era falso e ci
si scopre inadeguati ad affrontare i problemi. In quel momento, l’immaginazione
che concretizzava un’idea di speranza, viene condannata dall’individuo-massa.
Solo che l’individuo-massa non ha più strumenti per agire in quanto, convinto
della realtà della sua immaginazione, non si è posto il problema di analizzare
le relazioni e le cose. Pertanto, quest’individuo, per risolvere i suoi problemi
è costretto a diventare un soggetto di carità. Un supplice pronto a cercare la
raccomandazione, il favore e a restituire i favori: cessa di essere un
cittadino e si trasforma in servo. Appunto: massa!
Marghera 01.08.2008
Altri capitoli:
MANIPOLAZIONE MENTALE E GESTIONE DELLE
MASSE MEDIANTE L'ILLUSIONE;
analisi di Howard
Gardner "Cambiare idea"
1) Premessa e considerazioni generali su
come Gardner si pone davanti alla vita!
2) IL RAZIOCINCIO; logica e raziocinio nella
manipolazione delle masse elettorali!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
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