MANIPOLAZIONE MENTALE E
GESTIONE DELLE MASSE
MEDIANTE L’ILLUSIONE.
REMINESCENZA
EMOTIVA
LE
IDEE GENERATE DALLE EMOZIONI
LE
ILLUSIONI DELLA RAGIONE
ENERGIA
LIBIDICA E CRITICA SOCIALE
Vai all'indice dei testi sui problemi cristiani nella società civile.
Howard Gardner
in “Cambiare idee – L’arte e la scienza della persuasione” inizia
affermando:
“Spesso
si sente dire che una persona “ha cambiato idea”. Il significato di questo
comunissimo modo di dire sembra abbastanza chiaro: una mente pensa in un modo,
quand’ecco che ad opera di un qualche fattore, si trova improvvisamente
orientata diversamente. Per quanto questa figura del discorso possa apparire
semplice a un esame superficiale, il fenomeno del cambiamento d’idea è tra i
meno indagati e direi, anzi, tra i meno compresi della comune esperienza
umana.”
Gardner non si chiede come si forma un’idea, ma come un individuo
cambia l’idea. Per Gardner l’idea che un individuo ha
in relazione alla vita, al mondo, alla religione o alla politica, è un’idea
naturale. Un’idea ovvia che poi, ad un certo momento della sua vita, la cambia.
Gardner vuole ignorare che le idee sono degli adattamenti sociali e
culturali manifestate da un individuo adulto per adattarsi all’insieme sociale
in cui vive. Gardner ignora che la formazione delle
idee altro non è che un adattamento razionale delle pulsioni emotive che un
individuo esprime. Ogni persona educata nelle società dei paesi occidentali
ritiene che “i poveri fanno schifo!”. E’ un’idea emotiva impressa dai genitori
che viene veicolata in maniera diversa a seconda della collocazione sociale
dell’individuo. L’individuo povero la veicola esattamente come l’individuo
ricco e mentre cercherà nel ricco una complicità di razza, di lingua, di
religione, avrà schifo di persone di religione diversa, razza diversa o lingua
diversa. Per contro, l’individuo povero nasconderà quella stessa pulsione se
sarà costretto a ricorrere alla solidarietà di individui poveri o di diversa
religione, etnia o lingua.
Ora,
qual è l’idea di quell’individuo? Quella che
manifesta razionalmente o quella che gli suggerisce la sua struttura emotiva?
Il
bandito italiano che spaccia droga col bandito albanese; l’operaio italiano che
lavora con l’operaio albanese; il poliziotto italiano che collabora col
poliziotto albanese; veicolano un’idea razionale di uguaglianza solo fintanto
che l’uno ha bisogno dell’altro. Ma il bandito italiano disprezzerà il bandito
albanese quando si contenderanno la piazza. Non solo come un concorrente, ma
con tutto il disprezzo di razzismo. E la stessa cosa avverrà nell’operaio e nel
poliziotto quando le funzioni diventano concorrenti se non conflittuali.
La
REMINESCENZA EMOTIVA è quel fondo di adesione psico-emotiva
a forme razionali in cui le emozioni non sono costrette al conflitto.
Dentro
ad ogni individuo si articola un conflitto fra l’idea che vogliamo o dobbiamo
avere per essere approvati nell’ambiente sociale in cui viviamo e l’idea che
vorremmo avere nella quale dar sfogo alle tensioni libido-emotive del nostro
divenuto come individui.
E’ il
conflitto fra ciò che vorremmo essere e ciò che dobbiamo essere. Da questo
conflitto le persone sviluppano le loro idee. A volte preferiamo essere
indecisi per evitare che le idee di ciò che noi vorremmo essere danneggino i
nostri rapporti sociali. Perché, se è vero che nessuno deve essere perseguitato
per le proprie idee, è altrettanto vero che la persecuzione, l’emarginazione,
sociale degli individui avviene SEMPRE in base alle idee che gli individui
esprimono.
Vale
la pena, a questo proposito, considerare un articolo apparso su La Nuova
Venezia a firma di Aldo Comello il 23 agosto 2008:
“INDECISI GUIDATI DALLA MENTE INVISIBILE
Rivelazione di uno studio di due padovani sulla base USA di Vicenza
Padova – Lo studio di due padovani, il professor Luciano Arcuri, psicologo sociale, Silvia Galdi,
giovane ricercatrice e del canadese Bertram Gawronski, pubblicato sulla prestigiosa rivista “Science” in questi giorni, ha già avuto risonanza
internazionale ed è destinato a provocare un effetto domino sui sondaggi
d’opinione sui cui risultati si proietta una spessa lista d’ombra, l’ombra
dell’incertezza, dell’impredicibilità. Sì, perché
dentro ognuno di noi c’è una mente invisibile, nascosta sotto la prima pelle
dell’inconscio, capace di scelte automatiche di cui non siamo consapevoli.
L’indagine ha dato spessore scientifico ad un tema su cui il gruppo padovano
sta facendo ricerche da anni: l’“implicito”. L’analisi di “Science”
riguarda oltre un centinaio di cittadini di Vicenza e l’oggetto è il “sì” o il
“no” all’espansione della base americana
in quella città. “Abbiamo trovato molti contrari e molti favorevoli –
dice Arcuri – ma a noi interessava la zona grigia
degli indecisi o meglio di coloro che pensavano di esserlo perché, in realtà la
loro mente invisibile, non percepibile a loro stessi, una decisione l’aveva già
presa”. Qui è il rigore del metodo che dà spessore scientifico all’esperimento:
la rapidità delle associazioni mentali tra immagini visive della base americana
e aggettivi positivi o negativi da scegliere in una lista succinta (metti
amore, successo, piacere o sangue, dolore, vomito). Per gli indecisi è molto
alta la correlazione tra la rapidità dei loro tempi di risposta nelle
associazioni mentali, misurati una settimana prima e la loro scelta consapevole
dichiarata una settimana dopo.
A questo punto è necessaria la banalizzazione del concetto di
“implicito” e di quello di pregiudizio più o meno consapevole. “Ci sono persone
dichiaratamente antirazziste – dice il professore – che però di fronte ad una
scelta come, per esempio, il diritto di voto amministrativo agli stranieri
residenti, ai neri in particolare, risultano incerti e alla fine contrari
quando si esplicita la mente invisibile. Difficile dire da che cosa dipenda:
relazioni che emergono dal subconscio? Convinzioni passate radicate e poi
razionalmente superate a livello di consapevolezza? Mi vengono in mente le
barzellette di un tempo sulla Settimana Enigmistica: il negro con il padellone, il negro antropofago che metteva in pentola
l’esploratore bianco. Queste immagini, per quanto risibili, hanno lasciatoil segno? Questa equivocità di atteggiamento si
estende alle minoranze e alle diversità. Un esperimento che abbiamo condotto
riguarda il modo di porsi nei confronti degli omosessuali: persone che si erano
dichiarate assolutamente prive di pregiudizi nei confronti dei gay, messe a
colloquio con omosessuali (hic Rhodus,
hic salta, adesso vediamo se sei omofobo
o no) hanno fatto rilevare perfino nei gesti un’aura di difesa e di distacco
molto accentuata”. “di solito si pensa – dice Arcuri
– che quando le persone decidono fra due alternative lo facciano sulla base di
argomentazioni filtrate dalla consapevolezza. Ma i nostri dati dimostrano
invece che le associazioni mentali che si accendono automaticamente e incoscientemente
da parte di coloro che sono indecisi riescono ad influenzare in modo
tendenzioso le scelte che saranno fatte e queste scelte finiranno per
riflettere le valutazioni espresse precedentemente in modo automatico”.
Insomma, è il trionfo dell’“implicito”, di quell’io
sconosciuto che sta dentro l’io cosciente, di pregiudizi che pensavamo
superati, imbrigliati dalla forza della ragione, ma che persistono ad annidarsi
nel nostro “implicito”. Siamo in piena campagna elettorale per l’elezione del
presidente degli Stati Uniti. Per questa come per tutte le elezioni, sappiamo
che al di là dei militanti, dei fans, delle ragazze pon-pon, delle passionarie
innamorate di Obama o di Berlusconi,
di D’Alema o di Castelli, alla fine magari tutto si
gioca su un gruppo di incerti dell’ultima ora. Di questi, alcuni fingeranno di
essere indecisi quando hanno già deciso, altri, indecisi davvero, decideranno
con la parte invisibile della loro mente. E poi, andatevi a fidare degli exit poll!”
Si
tratta della Reminescenza emotiva che non è un’idea razionale, ma una veicolazione di tensioni libidiche
attraverso le idee che vengono espresse nel mondo in cui viviamo. Una veicolazione che, come nel caso del razzismo, viene
disapprovata dalla cultura sociale italiana, ma che può avere oggi libero sfogo
grazie alla copertura che alcuni
istituzioni danno contro i Rom. Così la donna rumena che accarezzò il bambino
impedendogli di precipitarsi nella strada viene linciata dai passanti accusata
di voler rapire il bambino. Così la ragazza Rom viene linciata da chi vuole dar
fuoco al campo Rom per edificare il terreno su cui sorge il campo. Così il
guardia sala del museo di Venezia che insulta in modo razzista la donna velata
impedendogli l’accesso alla visita, viene giustificato da individui nelle
Istituzioni sia del governo nazionale (Giovanardi)
che di quello locale (Gentilini). Il guardia sala,
razzista, non avrebbe mai veicolato le sue tensioni di odio sociale se aspetti
consistenti della società non facessero del razzismo metodo di relazione
interpersonale.
Questo
perché le emozioni libidiche degli individui si
dispiegano felici quando qualcuno viene vessato. Perché, vessare qualcuno,
allontana il pericolo di essere vessato a propria volta.
Come
il Rom, così l’omosessuale è l’emarginato sociale. Come un tempo lo era
l’ebreo, oggi lo è l’extracomunitario. Soggetti che la società civile spinge ad
un’emarginazione ulteriore costringendoli a comportamenti di sopravvivenza che
sembrano giustificare un’ulteriore vessazione nei loro confronti.
Già
nel 2002 l’università della Georgia aveva messo in luce l’esistenza di una
reminescenza emotiva alla base delle idee delle persone.
Scriveva
il 17 ottobre 2002 Salute di Repubblica:
“Macho Sospetto
CONFERMATA con un semplice quanto efficace esperimento la vecchia
interpretazione psicoanalitica secondo cui i maschi più ostili verso gli
omosessuali sono così proprio per reprimere i propri desideri omosessuali.
Usando lo strumento che misura l’erezione del pene, ricercatori dell’università
della Georgia hanno registrato le reazioni spontanee a filmati erotici
eterosessuali, omosessuali maschili e femminili. Spettatori, un gruppo di
maschi eterosessuali di cui 29 si dichiarava a proprio agio di fronte ad
omosessuali maschi e 35 che manifestavano segni di disagio di varia intensità,
dall’imbarazzo all’ostilità. Identiche le reazioni di eccitamento alle scene
eterosessuali e omosessuali femminili.
Ma durante le scene omosessuali maschili hanno avuto un maggior afflusso
di sangue al pene il 20 per cento dei non ostili contro il 66 per cento degli
ostili all’omosessualità.”
Le
idee razionali e la reminescenza emotiva entrano in conflitto generando delle
idee razionali in conflitto con i desideri profondi dell’individuo date le
condizioni socio culturali in cui l’individuo vive e veicola, attraverso la sua
percezione del mondo, le sue tensioni. Non si tratta di cambiare delle idee, ma
di formare delle idee che poi, condizioni più favorevoli, permettono di
modificare permettendo un’adesione migliore alla veicolazione
della libido repressa.
Così,
Salute di Repubblica del 28 febbraio 2008 in un articolo a firma di Francesco Cro, afferma che:
“....la coscienza è strettamente legata all’attenzione e alla
quantità limitata di informazioni (generate da percezioni, immaginazione o
memoria) che siamo in grado di gestire simultaneamente. La percezione, la
memoria, le emozioni e le interazioni sociali sono tutti processi che si
svolgono per lo più in modo inconscio; nonostante ciò influenzano profondamente
i nostri sentimenti e possono emergere improvvisamente nella nostra mente. La
coscienza ci permette di collegare tra loro questi processi e di modificarli
intenzionalmente , superando le reazioni automatiche e riflesse e introducendo
un elemento di libertà nei nostri comportamenti.”
Ciò
che sfugge a Cro è che quella modificazione che si
ottiene mediante la coscienza altro non è che la repressione della veicolazione libidica che avviene
forzando i collegamenti fra i processi di percezione, formazione delle idee e
loro veicolazione nell’ambiente. Una repressione
percepita dall’individuo come “dolore
necessario” dal quale si libera non appena l’ambiente gli consente una diversa veicolazione delle idee che esprime in linea con le sue
aspettative emotive.
Un
po’ come quegli operai che militavano in partiti politici ritenuti atei, ma che
in realtà erano fervidi credenti cattolici. Si trattenevano perché l’ambiente
li costringeva ad una veicolazione ideale in
contrasto con le loro pulsioni emotive. Pulsioni che una volta liberate dai
vincoli politici hanno potuto, finalmente, esprimere quell’amore
per il loro dio che tanto hanno represso.
Due
modi di usare la coscienza ideale che, come continua nell’articolo Cro:
“La coscienza è quindi soprattutto una sintonizzazione di emozione
e stati mentali, che rende possibile un armonico sviluppo psicologico, e non
può essere identificata con il solo pensiero: l’affermazione cartesiana “penso
dunque esisto” andrebbe sostituita con “Provo delle emozioni, dunque esisto”.”
Emozioni
che sono il reale fondamento del sostrato da cui germinano le nostre idee in
sintonia con il mondo e le condizioni che percepiamo del mondo nel quale
andiamo a veicolarle. Tant’è che la nostra coscienza,
quando si tratta fra ciò che ci emoziona nel profondo e ciò che noi vogliamo
razionalmente, è disposta ad ingannarci. Questo ci racconta un piccolo articolo
del giornale La Repubblica del 05 gennaio 2008:
“COSI’ DAVANTI ALLE VETRINE IL CERVELLO INGANNA SE’
STESSO
MILANO – I segreti di un saldo di successo partono dalla testa. Hai
voglia di ridurre i prezzi, curare il lay-out della merce, puntare sulla
qualità dei capi in vetrina. Il trucco – come dimostrano gli studi di Brian Knutson della Stanford University
– è stimolare i circuiti cerebrali giusti: attivando il nucleo accumbens del corpo striato – nel lobo frontale - e tenendo in sonno la micidiale insulina,
quel pezzo di materia grigia incaricato di elaborare le sensazioni viscerali
negative (leggi prezzo), vero incubo di queste ore dei commercianti di tutta
Italia.
L’assalto ai negozi – come molti già sospettavano – è
(scientificamente parlando) una questione neurologica. “E’ il frutto di due
meccanismi psicologici molto precisi che legano a filo doppio i saldi al nostro
cervello – spiega Matteo Motterlini, docente di neuroeconomia all’Università San Raffaele e autore del
libro “Economia emotiva” (Rizzoli) – Il primo è che
risparmiare denaro provoca piacere, vista che l’ipotesi di guadagno attiva
proprio il corpo striato, centro del piacere cerebrale anche per il buon cibo,
il sesso e alcune droghe. Poi, c’è l’effetto incorniciamento,
secondo cui diversi modi di descrivere la stessa cosa determinano scelte
diverse. Quello, per cui tanto per intenderci valutiamo diversamente gli euro
di stipendio a dicembre (che ci teniamo ben stretti) e quelli della
tredicesima, che spendiamo più facilmente”.
E cosa c’entra questo con i saldi?
“Semplice. Le promozioni fanno leva su entrambi questi meccanismi:
incorniciano una perdita in termini di guadagno. Ci tolgono soldi, ma ce li
codificano nel cervello come un risparmio. “Esco per fare affari”, pensiamo, e
il corpo striato immagazzina una spesa (dolorosa in sé) come un piacere
(l’affare)”.
Sono sensazioni governabili?
“Il cervello può essere distorcente in modo prevedibile proprio
perché è sistematico. Una volta smascherati i processi mentali è possibile
evitare di cascarci. Sia le illusioni visive che quelle cognitive sono indotte
da meccanismi automatici attraverso i quali decodifichiamo la realtà in maniera
rapida ed intuitiva, ma anche approssimativa e fuorviante. Di fronte ad uno
stesso problema può così accadere che si prendano decisioni diametralmente
opposte a seconda di come ce le rappresentiamo o di come, magari
strumentalmente, ci viene rappresentato. Altrimenti perché preferiremmo uno
yogurt magro al 95% invece che uno col 5% di grassi, o un maglione all’80% puro
cachemire invece che uno 20% misto lana visto che sono tutti la stessa cosa?”
E quindi che consigli dà il neuroeconomista
a chi sta per partire all’assalto di negozi?
“L’unico modo per cercare di comportarsi razionalmente è prendere
atto dei limiti della nostra razionalità. Un po’ come Ulisse che si incatena
all’albero della nave per non cedere al canto delle sirene. Noi però non
possiamo vivere incatenati. Quindi occorre fare due cose: primo, cercare di
conoscere in anticipo i contesti in cui cadiamo nella tentazione
dell’irresistibile melodia (in questo caso i saldi; [ma vale per altri
contesti]). Secondo, essere consapevoli che quel canto, quando si presenterà
sarà effettivamente irresistibile. Fuor di metafora, si tratta di conoscere
tanto i meccanismi quanto noi stessi; i meccanismi che presiedono alle nostre
decisioni in condizioni di incertezza e i trabocchetti nei quali cadiamo più
facilmente”. (e. l.)”
Il
meccanismo emotivo è il più difficile da usare. Un po’ perché ne neghiamo la
presenza in un’esaltazione patologica della razionalità e un po’ perché viene
stuprato al fine di sottometterlo ad una morale estranea che lo costringerà a
manifestarsi nel mondo nella maniera più verversa
possibile. Quel “più perversa possibile” è imposto e “compreso” dalla società
in quanto, proprio su quelle “perversioni”, la società impone agli individui i
“sensi di colpa” con cui chiudere la loro azione verso il futuro.
C’è
un sistema sociale specializzato per trasformarci in bestiame che segue il
gregge mentre lo porta al macello e, quando le pecore devieranno dalla strada
del macello, subito i guardiani bastoneranno più forte. Questo “essere pecore
del gregge” non è una condizione razionale, ma è una condizione psico-emotiva che viene imposta alle persone. Una
condizione psico-emotiva che può essere rimossa
soltanto se le persone caricano la loro critica sociale di energia e di
passione. Senza la critica sociale ci sarà solo l’opinione che si lamenta e che
soffre come riflesso di emozioni che non trovano spazio per veicolare sé stesse
nel contesto sociale. Una sofferenza che viene idealizzata in una sorta di
vittimismo patologico ben gestibile dai costruttori di opinioni sociali.
Gli
studi sulle implicazioni della struttura emotiva nella formazione delle idee si
moltiplicano. Grazie alle neuroscienze vengono
scoperte sempre nuove relazioni in cui appare, in maniera sempre più evidente,
la sussidiarietà della ragione alle forze psico-emotive che attraversano l’uomo.
Come
in questo estratto di articolo.
“I trucchi della mente
NEUROSCIENZE nuove ricerche indagano sul ruolo dell’inconscio nelle
decisioni di ogni giorno: dallo schopping al partner
giusto, nelle nostre scelte c’è molto di più di ciò che pensiamo
di Marianne Szegedy-Mszak
Per capire noi stessi e il nostro comportamento è necessario
riconoscere che un semplice battito di palpebre può avere lo stesso valore di
mesi di analisi razionale". consapevolezza cinque per cento Secondo i neuroscienziati siamo consapevoli solo del 5% della nostra
attività cognitiva ed è per questo che la maggior parte delle nostre decisioni,
azioni, emozioni e comportamenti dipende per il 95% dall'attività cerebrale che
va al di là della nostra coscienza. Dal battito cardiaco alla gimcana del
carrello della spesa per scansare gli ostacoli, per qualsiasi azione dipendiamo
da quello che viene definito "inconscio adattivo",
in pratica tutti i modi con cui il nostro cervello recepisce il mondo che la
mente e il corpo devono poi negoziare. L'inconscio adattivo
ci permette, per esempio, di compiere una curva in auto senza dover effettuare
complicati calcoli per determinare l'angolazione esatta della svolta, la
velocità dell'auto e il raggio sterzante delle ruote. È anche quello che ci
permette di comprendere l'esatto significato di una affermazione come "le
prostitute si rivolgono al Papa" senza pensare a una vita dissoluta del
sommo pontefice. Pensieri consumistici Gerald Zaltman usa esempi di questo tipo in molte delle sue
conferenze. È un emerito professore dell'Harvard
Business School, ma usa i procedimenti di un neuroscienziato. È anche uno dei soci fondatori della Olson Zaltman Associates,
società di consulenza per le aziende che vogliono avere una conoscenza più
approfondita delle menti dei consumatori. Come professore di marketing, Zaltman è ovviamente molto interessato a stabilire che cosa
spinga le persone a comperare una cosa piuttosto che un'altra. Cercando di
sondare la mente dei consumatori, Zaltman si è
chiesto se non ci fosse un modo per andare oltre i focus
group, spesso poco attendibili, per coglierne i
desideri più autentici, liberi da altri rumori di fondo, in modo da portare a
vendite più consistenti e ad azioni di marketing più efficaci. La sua soluzione
è diventata il Brevetto U.S. No. 5.436.830, conosciuto anche come "Zaltman Metaphor Elicitation Technique"
(Tecnica della Scoperta della Metafora di Zaltman),
che, recita il brevetto, consiste in una "tecnica per scoprire i costrutti
interconnessi che influenzano il pensiero e il comportamento". Dai
biglietti di auguri alle commedie di Broadway, dagli
snack al design per il nuovo ospedale pediatrico di Pittsburgh, la Zmet è stata utilizzata per scoprire come inviare un
messaggio al quale i consumatori rispondano con quell'importante
95% del loro cervello che determina molte delle scelte. In che modo? Mediante
l'accesso alle metafore profonde che le persone, anche senza saperlo, associano
a un particolare prodotto, ma anche a una sensazione o a un luogo. Il
linguaggio è limitato, sostiene Zaltman, "e non
può essere confuso con il pensiero". Le immagini si avvicinano un po' di
più all'obiettivo di catturare i frammenti delle ricche e contraddittorie aree
delle sensazioni inconsce. I partecipanti agli studi di Zaltman
vengono quindi invitati a ritagliare immagini che rappresentano i loro pensieri
e le loro sensazioni su un particolare argomento, anche se non sanno spiegare
il perché. Zaltman ha scoperto che facendolo le
persone scoprono spesso "una metafora profonda e fondamentale, al tempo
stessa radicata in un'ambientazione unica". Grazie al suo lavoro in giro
per il mondo, Zaltman si è convinto che il menù di
queste metafore inconsce sia limitato e al tempo stesso universale, esattamente
come le emozioni umane. E che anche le metafore più grandiose hanno
un'applicazione pratica. Lo studio di architettura Astorino e l'azienda di
design Fathom, per esempio, hanno chiesto l'aiuto di Zaltman per progettare un nuovo ospedale pediatrico che
rendesse più piacevole un'esperienza comunque difficile per i piccoli pazienti,
i loro genitori e il personale che vi lavora. Con la classica tecnica Zmet, bambini, genitori e membri dello staff hanno
ritagliato immagini che in qualche modo associavano all'ospedale e le hanno poi
discusse per quasi due ore, scandagliando pensieri, sensazioni e associazioni
che ne derivavano. Nel corso delle conversazioni è emerso un flusso di
metafore. Una bambina ha ritagliato l'immagine di un cagnolino dall'aria triste
che ha poi dipinto di blu, "perché mi sembra triste, come mi sento io quando
devo stare nell'Unità di Cura Intensiva e non posso uscire dalla mia
camera". Fatto questo, le immagini sono state scannerizzate
e un altro intervistatore si è seduto accanto al genitore, al bambino o
all'infermiere per realizzare al computer un collage, una sorta di personale
test di Rorschach con le immagini scelte.”
Come
si può notare, tutte le nostre idee sociali, politiche, economiche fin dalle
decisioni che si prendono nel quotidiano, sono in realtà una mediazione fra la
nostra struttura emotiva e le modalità (idee) nelle quali riteniamo di poter venicolare le nostre emozioni.
Un
conflitto. Un conflitto continuo vissuto dall’individuo fra sé e il mondo. Un
conflitto che può portare al dolore più feroce o alla felicità più piena, ma
che normalmente si inserisce in una grande zona grigia della mediazione
possibile.
Il
cambio di idea è possibile all’interno di questo conflitto. Un conflitto che
chi ha i mezzi di informazione può gestire a piacimento come Le Bon ha compreso
oltre un secolo fa.
Come
può il singolo individuo modificare le idee che il coinvolgimento emotivo
nell’educazione lo ha costretto ad avere? Caricando di libido le nuove idee. Le
idee devono dare piacere. Devono coinvolgere le proprie pulsioni emotive in
relazione ad un intento che assorbe l’attenzione dell’individuo.
Gli
individui vivono sempre il conflitto fra sé stessi e le esigenze della società
e dei suoi padroni. Padroni che hanno catene molto robuste forgiate sia dal
controllo economico che dal controllo emotivo delle persone.
Se le
catene fossero fatte di anelli d’acciaio, conosceremmo il modo per tagliarle o
almeno, avremmo delle idee per farlo. Ma l’umanità non ha idea che esistono
catene emotive con cui condizionare i suoi comportamenti. Catene feroci e
altrettanto robuste che le catene d’acciaio delle quali, però, non conosce
nemmeno l’esistenza salvo reagire con furore improvviso quando dei limiti del
controllo sulle persone vengono superati.
Le
idee non nascono dalla ragione; le idee sono il frutto delle nostre emozioni legate
alle nostre credenze. La ragione si limita a giustificarle. La ragione
giustifica le idee dell’individuo anche contro ogni dimostrazione di realtà.
Pensate solo al creazionismo. Si tratta di un’idea in
cui pensare il mondo frutto di perversione e malattia psichica. Eppure milioni
di persone la giustificano ignorando l’ovvio e ogni dimostrazione razionale. Un
giorno, poi, pur di continuare a coltivare l’idea creazionista,
sono pronti a pensare al “disegno intelligente”. In altre parole, mettono in
essere “una furbata retorica” spacciandola per
qualche cosa di serio consapevoli che i critici, coloro che hanno cercato
conferme o smentite dell’evoluzione, non li prenderanno a “calci in culo”, ma discuteranno e argomenteranno: come se si potesse
discutere e argomentare con le allucinazioni soggettive prodotte dalla malattia
psichiatrica.
La
reminescenza emotiva è il potere che le persone hanno di modificare il proprio
atteggiamento nei confronti del mondo evitando di essere bestiame del gregge.
Quando
si dice:
“Il cervello può essere distorcente in modo prevedibile proprio
perché è sistematico. Una volta smascherati i processi mentali è possibile
evitare di cascarci. Sia le illusioni visive che quelle cognitive sono indotte
da meccanismi automatici attraverso i quali decodifichiamo la realtà in maniera
rapida ed intuitiva, ma anche approssimativa e fuorviante. Di fronte ad uno
stesso problema può così accadere che si prendano decisioni diametralmente
opposte a seconda di come ce le rappresentiamo o di come, magari
strumentalmente, ci viene rappresentato. Altrimenti perché preferiremmo uno
yogurt magro al 95% invece che uno col 5% di grassi, o un maglione all’80% puro
cachemire invece che uno 20% misto lana visto che sono tutti la stessa cosa?”
Si
dice anche che il piacere consiste nel mangiare lo yogurt o nell’uso di un
maglione. Il piacere, caricato di energia libidica,
ci permette l’analisi critica della proposta del commerciante. Come della
proposta politica. Come della proposta sociale. Come della proposta religiosa.
Significa separare la rappresentazione razionale nella quale veicoliamo le
nostre emozioni dall’intento che ci prefiggiamo che è la vera essenza in cui si
manifesta il piacere. Mentre nella rappresentazione fornita dal commerciante (o
dal politico o dal religioso) il piacere viene stimolato come attesa,
nell’intento da percepire il piacere è oggetto in essere per il quale
organizziamo le nostre azioni.
Di
questo Howard Gardner in “Cambiare idee – L’arte e la scienza della
persuasione” non può parlarne perché è
ciò che egli vuole occultare: l’individuo come soggetto agente nella vita e
nella natura.
La
reminescenza emotiva altro non è che la tensione emotiva di un soggetto verso
il proprio intento. Sia quando si tratta di intento sociale, che politico o
commerciale. Cambiare idea in relazione all’intento da raggiungere e cambiare
intento quando l’organizzazione soggettiva che si è messa in atto dimostra che quell’intento non è l’intento che si voleva raggiungere.
Questo
in Howard Gardner in “Cambiare idee – L’arte e la scienza della
persuasione” non lo trovate. Perché Howard Gardner, quando scrive il suo libro, lo scrive
immedesimandosi nel dio padrone e giudice. Un dio padrone e giudice che non
necessita di cambiare idee, ma che necessita di spiegare agli altri come e
perché devono cambiare idea.
Marghera 29.08.2008
Altri capitoli:
MANIPOLAZIONE MENTALE E GESTIONE DELLE
MASSE MEDIANTE L'ILLUSIONE;
analisi di Howard
Gardner "Cambiare idea"
1) Premessa e considerazioni generali su
come Gardner si pone davanti alla vita!
2) IL RAZIOCINCIO; logica e raziocinio nella
manipolazione delle masse elettorali!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
tel. 041933185
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
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