MANIPOLAZIONE
MENTALE E
GESTIONE DELLE MASSE
MEDIANTE L’ILLUSIONE.
RICERCA
LA
RICERCA, SUPPORTO ALL’IDEA E
MANIPOLAZIONE DELLE MASSE CHE PRATICANO
RICERCA
PER
RAZIONALIZZARE LA LORO ILLUSIONE.
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Dice
Gardner a proposito della ricerca come elemento per costruire consenso:
“Le
persone dotate di una formazione scientifica procederanno probabilmente in modo
sistematico, avvalendosi anche di dati statistici per accreditare – o mettere
in discussione – le tendenze più promettenti. Ma la ricerca non deve essere
necessariamente formale; implica solo l’identificazione di casi pertinenti e la valutazione del giudizio se essi
rappresentano una base sufficientemente sicura per un cambiamento
d’idea.”
Questa
è l’idea che l’ambiente culturale ha dell’uso della ricerca. E’ indubbio che in
un ambiente universitario se non dimostri le tue idee con una ricerca che possa
supportarne la credibilità o la fattibilità, le idee esposte vengono scartate o
classificate fra le ipotesi.
Nella
nostra ricerca dobbiamo individuare il soggetto che ha delle idee e che deve
imporre quelle idee ad un insieme che definiamo massa. La massa che quelle idee
deve seguire o potrebbe seguire. Io devo supportare le idee che sto esprimendo
mediante una ricerca scientifica o con delle argomentazioni sufficienti. Solo
che le mie idee non sono finalizzate a gestire una massa, ma hanno l’obiettivo
di individuare dei meccanismi. Pertanto, non mi pongo il problema dell’altro
che deve far proprie le mie idee.
Chi
vuole far cambiare idee alla massa deve centrare la sua ricerca non solo sulla
ricerca di dati o argomentazioni sufficienti per supportare le proprie idee, ma
deve concentrare la sua ricerca sulla capacità della massa che ha di fronte di recepire
quei dati e quelle argomentazioni in modo tale da far accettare le sue idee.
Umberto
Eco e Umberto Bossi espongono le proprie idee a due masse diverse. Usano
linguaggi diversi e argomentano in maniera diversa. Il linguaggio di Umberto
Eco non può essere recepito dalla massa che palude ad Umberto Bossi. Per
contro, la massa che plaude Umberto Eco, riempirebbe di pernacchie Umberto
Bossi. La ricerca di Umberto Bossi e la ricerca di Umberto Eco seguono vie ed
intenti diversi e il linguaggio scientifico è argomentato in modo tale che le
rispettive masse ne comprendano i significati. Umberto Bossi è ministro, mentre
Umberto Eco è un professore universitario. In caso di elezioni, Umberto Bossi
batterebbe Umberto Eco almeno per 5 a 1. Questo perché la massa che comprende
le argomentazioni di Umberto Bossi è almeno cinque volte maggiore della massa
che comprende Umberto Eco. Inoltre, è da tener presente, la massa che comprende
Umberto Eco ha una capacità critica di almeno dieci volte superiore alla massa
che plaude ad Umberto Bossi. Così, anche se io comprendo o ritengo di
comprendere Umberto Eco, preferendolo ad Umberto Bossi, difficilmente darei il
mio appoggio ad Umberto Eco.
Se
Umberto Eco volesse che le sue idee fossero comprese dalla massa che plaude ad
Umberto Bossi, dovrebbe mettere in atto una ricerca il cui scopo è individuare
bisogni, linguaggio, tipologia di comunicazione e percezione della realtà, che
caratterizzano la massa che plaude a Umberto Bossi. Poi, dovrebbe veicolare le
sue idee e i suoi progetti all’interno di quei bisogni, con quella forma di
linguaggio, con quella tipologia di comunicazione e in quella realtà che viene
percepita da quella massa. Per contro, se Umberto Bossi dovesse conquistarsi la
massa che plaude a Umberto Eco dovrebbe costruirsi e ricercare il linguaggio
accademico, i bisogni accademici, la percezione della realtà in cinque
dimensioni diverse (spazio, tempo, cultura, azione ed emoziona) . E tutto
questo, a differenza del suo attuale comportamento estremamente istintuale
immediato e privo di considerazioni per le eventuali conseguenze, dovrebbe
essere razionalizzato e pensato.
L’oggetto di sé
La
ricerca è un’attività che si chiude attorno all’individuo che la mette in atto.
La ricerca conferma o trasforma le idee iniziali della persona.
Data
un’idea di partenza la persona cerca i riscontri, le conferme, le ragioni
razionali, lo sviluppo logico. La ricerca ha lo scopo di rafforzare l’idea nel
suo impatto con l’oggettività o, se vogliamo, con la massa che la dovrebbe
accettare. Quando un’idea parte da un soggetto e viene condivisa da una certa
massa significa che il soggetto ha saputo supportare tale idea con argomenti
convincenti. Argomenti convincenti per quella massa che l’ha accettata. Non è
importante se la razionalità è oggettivamente sufficiente o meno. E’
oggettivamente sufficiente per quella massa. E’ un po’ come per le idee
filosofiche. Un’idea filosofica non è oggettivamente vera, ma è oggettivamente
vera in quel circuito culturale. Se fosse oggettivamente vera al di fuori di
quel contesto culturale, sarebbe un’idea scientificamente vera e non
filosoficamente vera. L’idea di dio creatore non ha nulla di scientifico. Si
tratta di un’idea oggettivamente vera soltanto in un contesto in cui gli
individui credono nell’esistenza di un dio creatore. Si tratta di un’idea filosofica,
non scientifica. Quando, tale idea, approda in un contesto culturale che non
“crede” nell’esistenza di un dio creatore, quell’idea è oggettivamente falsa.
La
ricerca è un “oggetto in sé” che ha la capacità di confermare o trasformare il
ricercatore rispetto all’idea da cui il ricercatore è partito per la sua
impresa. Quando il ricercatore trasmette la sua idea affinché diventi un
patrimonio di massa, la sua ricerca deve essere conclusa. Almeno per quanto
riguarda quella massa e quel contesto. La trasformazione del soggetto che
trasmette quell’idea deve essere già conclusa. Se la massa, a cui lui vuole
imporre quell’idea, riesce a sviluppare qualche elemento di critica al quale
egli non riesce ad opporre una difesa soddisfacente, quella massa non farà mai
propria quell’idea.
Per
questo motivo la ricerca ha lo scopo di eliminare tutte le incongruenze attorno
all’idea che si vuole manifestare e rendere quell’idea “sufficiente in sé”.
Capace cioè di soddisfare le aspettative della massa a cui quell’idea viene
imposta.
La “ricerca” per evitare l’inganno
C’è
un racconto spiritoso capace di chiarire il punto di vista che ho esposto. Il
racconto spiritoso andrebbe accompagnato dai gesti, ma anche raccontandolo
permette di comprendere la relazione fra idea e la massa che quell’idea deve
recepire.
Siamo
in epoca medioevale e un convento di Domenicani vuole impadronirsi di un
terreno di proprietà di un contadino. Come è nelle tradizioni dei Dominicani,
questi mettono in atto dei sotterfugi di natura giuridica in modo da
rivendicare davanti al tribunale la proprietà del terreno. Il magistrato è
propenso a dare ragione ai Domenicani, ma non volendo inimicarsi il popolo
decide di risolvere la questione con una disputa teologica. Il magistrato,
sicuro della maggiore preparazione dei Domenicani, finge di favorire il
contadino e le sue difficoltà a parlare imponendo che la disputa teologica sia
fatta solo con i gesti. Così, davanti ad un’arena di spettatori, si trovano
faccia a faccia il Priore dei Domenicani e il contadino. Il Priore dei
Domenicani alza la sua mano destra chiusa a pugno e, con gesto deciso, solleva
l’indice verso l’alto. Visto il gesto del Priore Domenicano, il contadino, a
sua volta, alza il pugno e solleva verso l’alto il dito indice e il dito medio.
Il Priore Domenicano con una smorfia di stupore risolleva la sua mano destra e
punta verso l’alto il dito indice, medio e anulare. A quella vista, il
contadino, stupito, a sua volta alza la mano destra, chiude su sé stesse tutte
le dita a becco e fa oscillare la mano sul polso. Il Priore Domenicano lascia
cadere le sue braccia lungo i fianchi e riconosce che il contadino ha vinto la
sfida teologica. Così la terra rimase al contadino. Una volta tornato al
convento i frati Domenicani chiesero al Priore perché aveva perso e lui,
sconsolato, spiegò: “Io ho detto che Dio è uno; ma il contadino mi ha risposto
che da dio si genera sia il bene che il male; allora io ho detto che Dio è una
trinità, ma il contadino mi ha fatto il gesto indicando che tutto viene
ricondotto all’unità, a Dio; così ho perso la sfida!” Il contadino, quando
tornò a casa fu abbracciato dalla moglie contenta che la terra fosse ancora
loro e volle sapere com’era andata. Così il contadino spiegò: “Il frate disse
che voleva mettermi un dito nell’occhio; e allora io gli ho detto che glieli
avrei cecati tutti e due; quell’ignorante mi ha detto che mi avrebbe cecato tre
occhi e io gli ho detto: “ma che cavolate stai dicendo?” Ha capito d’aver detto
delle stupidaggini e si è arreso.”
Le
persone che non fanno ricerca tendono ad interpretare appiattendo sull’altro
ciò che esse pensano. Il loro pensato diventa realtà oggettiva che riconoscono
nei gesti degli altri. I gesti degli altri sono interpretati e significati
attraverso il loro pensato. Così, la ricerca del leader che vuole
l’approvazione di una massa dalla quale vuole i voti, deve fare una ricerca di
come la massa interpreta simboli (i suoi totem e i suoi tabù) e come lui,
comunicando usando i simboli della massa, può far sì che la massa faccia
proprie e desideri quelle idee perché solo le idee di quel leader rispondono ai
bisogni della massa. La ricerca è sì supporto culturale delle proprie idee, ma consiste
nell’individuare la possibilità di veicolare le proprie idee col linguaggio
proprio della massa. Non è la massa da gestire che si deve elevare al leader,
ma è il leader che deve agire in modo da essere desiderato dalla massa il suo “uomo
del destino”.
All’interno
del lavoro sull’identificazione della manipolazione delle masse e della loro
gestione mediante l’illusione (sia in campo politico che religioso) un ruolo
importante viene attribuito da Howard
Gardner al concetto di “ricerca” come
attività del soggetto finalizzata a supportare le sue idee alle quali deve
piegare la masse. Il leader o manipolatore di massa, è il soggetto che si è
“elevato” al di sopra delle masse. Per contro, tale soggetto si deve misurare
con altri soggetti che, pur non essendosi “elevati” al di sopra delle masse, si
contrappongono al leader. Sono leader essi stessi. A volte tendono a costruirsi
o a ritagliare una propria massa personale. Altre volte, anziché essere al di sopra
della massa, sono dei soggetti critici nella massa. Più tesi a modificare le
idee preconcette della massa che non a dominare le masse.
La
ricerca non è solo messa in atto dal leader nel tentativo di manipolare
costantemente le masse (sembra importante l’esempio di un’affermazione fatta da
Berlusconi relativa, vado a memoria, della vivibilità a Napoli, che Berlusconi
è riuscito a smentire meno di un’ora dopo per non rispondere ad una giornalista
di Repubblica in una conferenza stampa), ma è un atto che ogni massa mette in
atto costantemente e che ogni leader, sia il dominatore che il soggetto
critico, devono conoscere. La massa deve sempre confrontarsi con un’oggettività
che spesso la costringe a modificare la sua percezione soggettiva e, come
conseguenza, le illusioni che proietta per le proprie aspettative.
La ricerca come oggetto dell’altro (degli individui massa o delle
masse)
Dal
racconto che ho fatto si deduce che, l’interlocutore (il contadino) o la massa
(di cui il contadino è parte), ha fatto una ricerca. Quella ricerca è l’oggetto
con cui ogni singolo individuo della massa conferma la propria idea del mondo e
considera tale idea del mondo quella Naturale. L’idea del mondo delle masse non
è un’idea vissuta pacificamente, ma è un’idea del mondo, della vita, della
politica, vissuta sempre con tensioni conflittuali la cui funzione è quella di
riaffermare continuamente quell’idea naturale che critiche diverse tendono a
mettere in discussione. La tensione verso il gioco del calcio è alimentata
nella massa dalle discussioni critiche e partigiane dei vari tifosi. Le
critiche e gli scontri fra tifoserie alimentano e confermano le predilezioni di
quella massa per il gioco del calcio. Nessuna critica è “contro il calcio”;
tutte le critiche sono “nel calcio”. Per la massa, il vero leader non è colui
che rinnova il presente o colui che indica
“un luminoso avvenire”, ma è colui che conserva il presente rimuovendo
la paura di turbative al presente. Per la massa il “luminoso avvenire” è la
conferma di un presente modificato in base alle aspettative che gli
uomini-massa pensano all’interno di quel presente che diventa contenitore
oggettivo. Salvo quando la situazione è critica, le condizioni di vita
disastrose e le persone iniziano, in massa, a sognare “mari de tocio e montagne
de polenta”. Il leader è colui che conserva il presente indicando in ogni
perturbativa dell’ordine presente un pericolo da combattere con armi assolute.
In questo caso non ci sono più principi sociali, valori morali o ragioni
politiche che possano fermare le paure di masse di veder peggiorate o messe in
pericolo le loro condizioni di vita. Dal momento che, comunque, le loro
condizioni di vita saranno irrimediabilmente peggiorate, il leader allontana il
sospetto sulle sue responsabilità evocando percoli sociali o allarmi sociali
provocate da minoranze sufficientemente deboli da poter essere represse
ricreando il consenso attorno alla sua gestione. L’esempio delle leggi razziali
vale per il passato, l’allarme sociale per gli immigrati clandestini e per i
Rom, vale per il presente. La ricerca della massa, che si riduce quasi sempre
alla costruzione di convinzioni per fede, credenza o superstizione, viene usata
dal leader per farla agire in funzione di sé stesso evocando dei pericoli o
attenuandoli a seconda della situazione che maggiormente gli conviene. In tutti
i paesi del mondo si nega alle masse la ricerca culturale. Le masse non devono
aver cultura e la cultura che gli si fornisce è prettamente tecnica per trasformarli
in lavoratori, ma assolutamente incapaci di : 1) chiedersi il perché delle
cose; 2) comprendere l’effetto di una decisione nei suoi effetti sociali,
giuridici o politici; 3) comprendere gli effetti di un’azione nel tempo e nelle
trasformazioni (le sue implicazioni).
Ciò
che spesso sfugge ai leaders è che la massa mette in atto una ricerca continua
per confermare le sue idee sul mondo. Una massa allevata nel catechismo cattolico
è pronta ad eleggere il proprio leader quando questi, tirando fuori dalla
naftalina la prova ontologica di Anselmo sull’esistenza di dio, fa loro capire
che non sono stati ingannati, ma dio esiste. La massa si sente rassicurata. La
massa è pronta per essere ingannata partendo dalle idee preconcette e vecchie
(spesso quelle dei loro padri) nelle quali individuano una qualche forma di
saggezza. Una saggezza che sta solo nella loro immaginazione. Solo che di
quella immaginazione sono degli schiavi. Una schiavitù emotiva a concetti
aprioristici che viene sfruttata dal leader per far funzionare la massa. Il
leader che trasmette delle idee alla massa che vuole far funzionare, deve
sempre tener presente che la massa è un soggetto dinamico. I modi di vedere il
mondo e di percepire il mondo sono sempre dei preconcetti generati dalla
veicolazione dei bisogni soggettivi in base alla cultura minima entro la quale
la massa è costretta a veicolare i propri bisogni. La globalizzazione del
territorio fisico, per gli individui massa, non implica anche la
globalizzazione della manifestazione della struttura emotiva. Al contrario.
L’individuo massa ha globalizzato le proprie paure aumentando la gamma di
opportunità per un leader di gestire le loro angosce e veicolarle là dove egli
trova più opportuno. Inoltre, proprio la globalizzazzione ha consentito a tutta
una serie di enti di diffondere la paura non più solo entro i limiti nazionali,
ma di globalizzarla. Prendiamo ad esempio la crisi dei mutui americani: il
disastro economico è stato spalmato su tutti i risparmiatori del mondo
portandone molti ala rovina; come per i bond argentini, per il fallimento della
Cirio, della Parmalat e di quanto si appresta a fallire a breve. Le paure delle
masse sono un’opportunità per un leader e sono elementi da considerare e da
elencare per il leader che in quelle paure trova degli ostacoli. E’ proprio di
un leader implicato nel fallimento della Parmalat o della Cirio che ha
costruito insicurezza fra migliaia di cittadini dirottare le loro paure sul
pericolo del “complotto mondiale degli ebrei” o dei Rom. Per contro, un
eventuale leader che dovesse essere minacciato dal dirottamento delle paure e
dal passaggio in secondo piano del fallimento della Parmalat dovrebbe agire per
diffondere non tanto la paura per altre parmalat, ma il possibile susseguirsi
dei fallimenti a raffica. E questo, tale leader, lo dovrebbe fare nel momento
stesso in cui il leader avversario tenta di fomentare la caccia agli “ebrei”,
ai “massoni” ai “satanisti”, agli “zingari”. Se non agisce nel momento stesso
in cui il leader avversario inizia a lanciare l’allarme, l’allarme
dell’avversario veicolerà le paure delle masse e faranno convergere su di lui
il consenso detronizzandolo.
L’oggetto che l’altro immagina
Anche
la ricerca, la ricerca delle masse, agisce all’interno di bisogno nel presente
e immaginazione di realizzazione del desiderio. E’ una ricerca della
realizzazione dell’immaginazione. L’immaginazione di un oggetto o di una
prospettiva che confermino psicologicamente le masse nella naturalità del loro
pensiero. E’ Socrate, Darwin, Marx, i pazzi. Non loro che attendono la
realizzazione della promessa. Quale promessa? Quel fantastico cui aspirano. Non
esiste la razionalità nelle masse o negli individui massa, ma solo bisogni che
vengono espressi nel collettivo attraverso la cultura imposta. Esiste una
cultura completa che coinvolge l’individuo-massa e lo imprigiona entro a delle
categorie di giudizio che trovano nell’altro, nel proprio vicino, la conferma
della loro validità. E’ proprio questa ricerca di conferma nell’altro che fa
dell’individuo un individuo-massa. La conferma nell’altro è essenzialmente
conflittuale ed ha lo scopo di manipolare costantemente le proprie emozioni
nella relazione confermatrice. Il conflitto che si genera fra tifosi delle
opposte squadre di calcio ha lo scopo di confermare la propria visione del
mondo con un’opposizione che chiude le emozioni dei soggetti all’interno dei
limiti del conflitto calcistico. Poi, le persone che partecipano a questi
conflitti calcistici, esportano il conflitto nella società, Il loro comune
denominatore rimane la “tifoseria calcistica” anche se l’insieme delle
tifoserie incide pesantemente nella società come momento di rivendicazione fine
a sé stesso. Ciò che sfugge agli analisti è la relazione causale dei
comportamenti. Esistono delle cause oggettive a cui il soggetto-massa
attribuisce i suoi comportamenti; ma i suoi comportamenti non sono relativi
alle cause oggettive descritte. Il disagio di una società è veicolazione
emotiva del disagio esistenziale che si genera dall’impossibilità di un
individuo di gestire la propria vita in maniera lineare e razionalmente
coerente. Le difficoltà imposte agli individui nella società dalle Istituzioni,
dalle associazioni di potere come la Confindustria e le continue modificazioni
delle relazioni fra individuo-massa e le necessità di controllo e di dominio
dello Stato, provocano un “disfacimento” della struttura emotiva di massa
inducendo molti settori a comportamenti autodistruttivi. I comportamenti
autodistuttivi diventano un bisogno intimo dell’individuo. Un bisogno intimo
che si trasforma in necessità di distruzione di un presente ossessivo. Questo
presente ossessivo viene, prima di tutto, distrutto nella capacità del soggetto
di relazionarsi col e nel mondo in cui vive. La distruzione appare come la
chiusura dell’individuo rispetto alla società in cui vive e alle complicazioni
che tale società impone alla persona. Dall’assunzione di droghe, al suicidio,
al bullismo, alla criminalità spiccia, al tifo violento, alla caccia
all’immigrato; sono tutti comportamenti autodistruttivi il cui scopo è la
distruzione di uno dei soggetti (in questo caso sé stesso) nella relazione con
l’oggettività.
L’individuo
massa, in quel momento cerca la distruzione di un altro, partecipante alla
relazione che gli possa, in qualche modo, aprire una prospettiva futura: quella
speranza tanto cara a Ratzinger e che ha il suo naturale sbocco nelle camere a
gas dei campi di sterminio. Anche non arrivando ai campi di sterminio,
l’incendio dei campi Rom con le molotov di qualche mese fa, sono dei surrogati.
L’individuo-massa è pronto anche a costruire campi di sterminio se questo gli
permette di veicolare nella distruzione altrui la distruzione che gli si
prospetta. La chiusura verso il futuro porta l’individuo-massa a garantire sé
stesso in quel presente e la garanzia in quel presente è l’oggetto della sua
ricerca con cui alimenta la sua immaginazione.
Il
leader che vuole trasmettere delle idee sulle quali far funzionare la massa
deve veicolare le sue idee nella forma dell’immaginazione della massa. Far si
che la massa trasferisca le proprie aspettative sulla veicolazione che egli
propone anche quando la veicolazione è inganno nei confronti della massa dei
reali obbiettivi delle proprie idee. Per contro, il leader che ha delle idee
critiche rispetto alle aspettative immaginate dalla massa, deve usare la
critica rispetto a chi manipola la massa all’interno dell’immaginazione delle
speranze della massa. Deve allineare la sua critica nell’immaginazione della
massa e non contrapporsi all’immaginazione di massa. Se la ricerca della massa
è concentrata sulla ricerca della giustificazione delle sue aspettative e dei
metodi per realizzarle; il leader critico deve far delle aspettative lo
strumento sul quale articolare la sua critica. Non critica le aspettative, ma
indica le incongruenze fra aspettativa e mezzo indicando mezzi e percorsi
diversi. Una testa, un voto: la maggioranza dei voti determina le condizioni
oggettive e la qualità del futuro in cui si vive.
Marghera 02.08.2008
Altri capitoli:
MANIPOLAZIONE MENTALE E GESTIONE DELLE
MASSE MEDIANTE L'ILLUSIONE;
analisi di Howard
Gardner "Cambiare idea"
1) Premessa e considerazioni generali su
come Gardner si pone davanti alla vita!
2) IL RAZIOCINCIO; logica e raziocinio nella
manipolazione delle masse elettorali!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
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